

Dopo ben tre gestioni sperimentali oggi il ristorante ha finalmente trovato un assetto equilibrato e gustoso, e propone piatti tipici della zona nord del Mozambico.
Prato Feliz apre i battenti già alle 8 di mattina con l’arrivo di Fernando, un giovane che si occupa della gestione generale del ristorante, e di Genna donna mozambicana di origini indiane che, aiutata dalla mitica mamà Irene, fin dalle prime ora inizia a cucinare. La preparazione dei piatti ha dei tempi molto più lunghi di quelli a cui si è abituati in Italia. La preparazione di un piatto a base di gallina, ad esempio, inizia con l’acquisto dell’animale vivo al mercato! E perciò il tempo di preparazione consta di tutte le fasi a partire dall’uccisione della gallina, allo spennamento, alla sua preparazione. Questo di regola accade in tutti i piccoli ristoranti del Paese.

Il menù è costituito principalmente dai piatti del giorno, piatti di cucina locale con un prezzo decisamente abbordabile: il cosiddetto pranzo del lavoratore.
Di sabato è prevista carne di capra alla griglia, martedì pesce con riso al cocco, mercoledì pollo fritto e pomodoro… Ma non c’è mai un prezzo fisso poiché il cliente può scegliere quantità e contorni, e perciò il piatto diventa componibile e il prezzo varia.
E poi il ristorante, come parte integrante del Centro Ohajkallala, è sempre luogo di incontri ed eventi diversi. Spesso compaiono i fiori sui tavoli, poesie appese qui e là e, il sabato sera, ospita ogni volta uno spettacolo diverso. Il cliente del ristorante può insomma gustarsi tranquillamente una birra gelata, mangiare qualcosa e assistere agli spettacoli, sempre gratuiti.
Insomma un po’ quella che era da noi il bocciodromo, struttura polivalente, per il popolo e fatto dal popolo.
Il ristorante Prato Feliz, come il resto del Centro, è stato inaugurato lo scorso 17 aprile con la cerimonia tradizionale celebrata dai regoli, veri e propri detentori di un potere tradizionale che, in Mozambico, hanno ancora una forza equiparabile a quella delle autorità istituzionali.
La cerimonia tradizionale comprende diverse azioni che vanno dalle preghiere alle offerte agli spiriti, dal banchetto gratuito (importante offrire in questo caso) per tutti gli invitati.
In questa occasione io stesso mi sono trovato in ginocchio sotto l’albero più antico ornato di incenso, candele e teli bianchi, a parlare nel mio dialetto (quello di Como!) e ad augurare una prosperità al luogo, invocando gli spiriti dei miei antenati.
Partecipare attivamente, e con coinvolgimento, a un'usanza tradizionale insieme ai locali ha dato un senso alla nostra Ong (e a me come rappresentante di ProgettoMondo nel Paese) che va oltre l’inaugurazione di un ristorante.
Stefano Fontana
capoprogetto Diritti in carcere
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