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giovedì 7 agosto 2014

Lo Splendore di Nampula

Nampula, città di 471.717 abitanti, conosciuta come la capitale del Nord del Mozambico, ha registrato negli ultimi decenni un improvviso sviluppo, tanto demografico, quanto economico, commerciale e sociale.
Città dal clima tipicamente tropicale, dove la cultura dominante, quella Makhuwa, convive con altrettante peculiarità tradizionali; è stata di recente teatro di importanti svolte politiche.
Le elezioni municipali dello scorso anno hanno infatti visto il successo del Movimento Democratico del Mozambico (Mdm), che ha preso il posto del Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo), al governo della provincia dal 1998.
Tra le iniziative avviate dalla nuova amministrazione c’è “Wayra wa Wamhula”, ovvero “Lo Splendore di Nampula”; proposta direttamente dal Presidente del Consiglio Municipale, Mahamudo Amurane. Suo obiettivo è garantire dignità e salute ai cittadini grazie a piani di raccolta dei rifiuti, che risaltino l’importanza di una città pulita e decorosa.
Il Presidente ha inoltre esortato tutti i 22 municipi della provincia ad aderire al programma, grazie a grandi campagne di propaganda dalle forti tinte patriottiche. “Tutti i cittadini sanno che Nampula – afferma Amurane – è la città più attraente ed attiva del paese dal punto di vista economico, perché ricca di risorse naturali e culturali che la rendono una meta interessante per i grandi investimenti”. Ha sollecitato quindi anche la popolazione a contribuire volontariamente versando 100 meticais (2,5 euro) in favore della causa e raccomandando ad ognuno di collaborare secondo le proprie possibilità (consigliando ad esempio agli imprenditori facoltosi di deporre una somma congrua).
La sua richiesta si appoggia su due punti: considerati il deplorevole stato di igiene e pulizia della città e l’elevato debito ereditato dal precedente Consiglio Municipale, secondo Makhuwa, è compito ora di tutti i cittadini risolvere il problema.
Si può allora pensare che il nuovo Presidente stia stimolando nei cittadini una forma molto sentita di cittadinanza attiva? Forse sì, ma non sono pochi i mozambicani che invece sono in disaccordo, in particolare in merito alle richieste di contributi volontari. Per capire questa loro posizione è necessario sapere che in Mozambico all’interno della bolletta della luce – pagata tra l’altro con un “contratto a pagamento anticipato” – sono automaticamente aggiunte due tasse: il canone della radio e la tassa per i rifiuti (che quindi viene già versata).
Considerato inoltre che si tratta di un Paese dove in una famiglia si possono trovare in genere dai 3 agli 8 figli, dove il lavoro non è né facile da trovare, né particolarmente remunerativo (con un Pil procapite nominale di 634$ nel 2012), si sente spesso chiedersi: “Come posso dare un contributo in denaro al governo? Loro di certo ne dispongono facilmente, non noi che lottiamo ogni giorno per la nostra sopravvivenza!”.
Da questa osservazione si può dedurre che, sebbene questa iniziativa abbia il merito di smuovere le coscienze della popolazione sui problemi dell’inquinamento urbano e ambientale, dall’altro si pone in modo chiaramente poco efficace di fronte ad una cittadinanza alla quale questo tipo di problemi giungono meno impellenti, certo meno di quelli quotidiani di guadagnarsi del cibo ed un tetto.
Restiamo in attesa di vedere se l’amministrazione di Nampula sarà capace di cogliere queste critiche e di riformulare dunque le proprie strategie.

Cristina Danna
Casco Bianco a Nampula
ProgettoMondo Mozambico

venerdì 6 giugno 2014

Quanto pesa la spazzatura?

Quanto pesa la spazzatura sul nostro pianeta? La settimana scorsa con i ragazzi di terza media del Centro Monte Cristo in Guatemala, abbiamo scoperto che anche in una piccola comunità come questa può avere un peso rilevante: partendo infatti dalla strada su cui si affaccia la scuola, abbiamo raccolto 41,8kg di plastica, 0,8kg di vetro e 8,5kg di carta, per un totale di 51,11kg di spazzatura.
L’iniziativa, proposta da noi ragazze del Servizio Civile con il progetto Edad de Oro Monte Cristo, in collaborazione con Don Gonzalo, che promuove un corso di agricoltura per gli studenti, è partita da una semplice chiacchierata su come coinvolgere i ragazzi sui “grandi temi” della sostenibilità ambientale e su come trasmettere l’interesse in maniera attiva e divertente.
Una chiacchiera tira un’idea e dall’idea è nato “Limpiamos Nuestro Mundo”, un’iniziativa che vede coinvolti tutti i ragazzi della scuola che, divisi per corso, si impegnano a rendere un po’ più bello il luogo in cui vivono.
Durante l’attività civile, tra gli argomenti di discussione si è deciso di inserire la Giornata Internazionale dell’Ambiente. Con un gruppo di ragazzi di terza media quindi abbiamo dato vita ad un piccolo teatro di mimi che ha inscenato il deterioramento della Terra, dovuto ai comportamenti irresponsabili dell’uomo come l’inquinamento delle risorse idriche, la deforestazione e la produzione indiscriminata di rifiuti che non vengono poi smaltiti. Al termine dello spettacolo, uno degli attori ha lanciato la nostra proposta concreta all’inevitabile domanda: come possiamo fare noi a trasformare lo slogan “Un Mondo Migliore” in una buona pratica quotidiana? Nel nostro piccolo, quel che abbiamo pensato è che un’azione alla portata di tutti, come evitare di buttare rifiuti a terra e pulire se possibile da quelli già buttati dagli altri, potesse essere la risposta.
Armati di sacchetti dell’immondizia e di improvvisazione, la settimana scorsa siamo così andati per le vie di Monte Cristo e, sotto gli sguardi curiosi degli abitanti, abbiamo raccolto plastica, vetro e cartacce, ottenendo un risultato più positivo di quanto ci aspettassimo: i ragazzi si sono sentiti molto coinvolti sulla tematica e hanno lavorato duro, sorprendendosi per primi della quantità di rifiuti raccolta.
Potremmo fare mille riflessioni sulla riuscita dell’iniziativa, ma credo che si possano riassumere tutte nelle semplici parole di Sergio che, intento a raccogliere i singoli pezzettini di plastica e carta che tappezzavano le strade del suo paese, di fronte al mio complimento su come lavorasse bene, mi ha guardato sorridente e mi ha detto: “Qui io ci vivo. È più bello pulito e se posso contribuire, beh, lo faccio!”.
Un ragionamento che fila, in effetti... Ed è grazie a ragazzi come Sergio che si può realizzare ciò che altrimenti rischierebbe di rimanere soltanto uno slogan. La settimana prossima si continuerà la pulizia anche con gli studenti di prima e di seconda media... vi terremmo aggiornati su quanto peso avremo tolto dal mondo.
 
Elisabetta Caglioni
Servizio Civile Edad de Oro
ProgettoMondo Mlal Guatemala

martedì 27 maggio 2014

Cercansi giovani creativi e interessati

Chiamare i giovani a rispondere alle sfide dello sviluppo sostenibile con iniziative concrete e pubbliche, costruite a partire dalla loro creatività e con modalità innovative. Questo è l'ambizioso obiettivo del progetto europeo “A possible world” di ProgettoMondo Mlal che già oggi coinvolge giovani dai 15 ai 24 anni di 4 città europee: Verona, Czestochowa, Osijek e Stoccarda.
Sono state perciò programmate due giornate di workshop, venerdì 30 maggio all’Arsenale di Verona e sabato 31 all’Auditorium di Villafranca, dalle 9 alle 14, durante le quali verranno raccolte le istanze dei ragazzi presenti e individuati i criteri utili a rendere più appetibili le proposte di volontariato nel territorio veronese.
Successivamente, con le associazioni interessate e i giovani che si saranno dimostrati più disponibili, si procederà a costruire, sulla base di questi criteri, alcune nuove offerte di impegno. Si tratta sicuramente una sfida per le stesse associazioni promotrici, ma è anche una occasione per rinnovare l’offerta attuale e renderla più efficace.
Dopo una prima fase di sensibilizzazione e di promozione, durante la quale è stato fatto conoscere il progetto e contattato centinaia di ragazzi, si è ora arrivati a una svolta cruciale per il successo dell'iniziativa: individuare nuove proposte di volontariato che siano appetibili per i giovani. Proposte diverse per durata, tipologia, quantità e qualità di impegno richiesto. Proposte che spazino su tutto l'arco dei temi riconducibili alla sostenibilità: ambiente, economia sostenibile, solidarietà sociale, cooperazione internazionale. Per fare questo si vogliono mettere a confronto le esigenze dei giovani con le opportunità offerte dal variegato mondo dell'associazionismo.
Il catalogo dei servizi offerti dalle associazioni a quei giovani che vogliono impegnarsi è già molto vario, ma non sempre le esigenze organizzative incontrano la disponibilità e i desideri dei ragazzi. Con “A possible world” si vogliono quindi costruire delle proposte di volontariato che, da una parte, soddisfino le aspettative dei giovani e dall'altra i bisogni delle associazioni.

info: apossibleworld@mlal.org – www.progettomondomlal.org

 

martedì 25 marzo 2014

Giovani, attivismo e sviluppo sostenibile

Sono aperte le iscrizioni fino al 31 marzo 2014 per il corso di formazione in progettazione partecipata per 13 aspiranti facilitatori tra i 18 e i 28 anni, che hanno voglia di mettersi in gioco nei progetti europeiA Possible World e Youth4Earth, per contribuire allo sviluppo sostenibile della propria città e del villaggio globale di cui tutti siamo parte.
Il corso è diviso in due fasi: la prima, che si terrà il 12 e 13 aprile 2014 nella Casa Mater Divinae Sapientiae in Loc. Fontanafredda (Valeggio sul Mincio), formerà i partecipanti nelle tecniche di Open Space Technology (OST) – una modalità innovativa di programmazione di eventi basati sul coinvolgimento, la creatività e la condivisione di proposte – con l’obiettivo di progettare insieme durante il corso l’Open Book Workshop di A Possible World e Youth4Earth, previsto per maggio 2014.
La seconda fase, ovvero la formazione “on the job”, consisterà proprio nell’animazione e nella facilitazione dell’Open Book Workshop sul territorio di Verona e Vicenza, dove si potranno raccogliere le idee e i desideri dei giovani per progettare assieme nuove forme di volontariato e attivismo locale.
La formazione sarà gestita dal docente responsabile Gerardo de Luzenberger, facilitatore professionista con un’esperienza decennale nel campo e fondatore della Scuola Superiore di Facilitazione e della Genius Loci, nonché da esperti che forniranno contributi specifici sulle tematiche del 7° Obiettivo del Millennio e dello sviluppo sostenibile.
L’offerta formativa è gratuita ed è compreso il pernottamento per la notte tra il 12 e il 13 aprile con colazione, due pranzi e una cena. Al termine della formazione on the job sarà consegnato a tutti i partecipanti un attestato rilasciato dalla Scuola Superiore di Facilitazione.

MODULO D’ISCRIZIONE da inviare all’indirizzo apossibleworld2013@gmail.com, entro il 31 marzo 2014.

venerdì 14 febbraio 2014

Un Campus in Burkina per la sostenibilità ambientale

“A possible world: be aware, be active, start the change!”. Con questo slogan è stato offerto ai giovani tra i 18 e i 24 anni di Verona, Cestokowa (Polonia), Stoccarda (Germania) e Osjek (Croazia) di impegnarsi in prima persona nelle proprie città, scuole, comunità e quartieri per approfondire i temi ambientali e dello sviluppo sostenibile a livello locale e globale, così da creare una rete di coetanei sensibilizzati e altrettanto attivi e poi, insieme, promuovere, come società civile, quei cambiamenti nello stile di vita che possano valorizzare nuove opportunità educative e contribuire a una nuova progettazione per la sostenibilità ambientale a livello europeo. Tra i tanti che hanno risposto positivamente all’appello, sono stati poi selezionati 10 ragazzi per partecipare a un campus internazionale in Burkina Faso dal 22 febbraio all’8 marzo.
Tra i giovani selezionati (3 polacchi, 3 tedeschi, 2 croati e 2 italiani), ci sono anche due veronesi: Sara Fortini di Caldiero e Filippo Mazzi di Bussolengo. Entrambi di 24 anni, partiranno per il Burkina Faso sabato prossimo con ProgettoMondo Mlal, ong veronese che da quasi 50 anni coopera allo sviluppo di America latina e Africa, ma mai dimenticando che –come fa notare Gianni Cappellotto, coordinatore del Campus per ProgettoMondo Mlal- quando si affronta il 7° Obiettivo del Millennio, “i problemi sono comuni: accesso e qualità dell’acqua, smaltimento dei rifiuti, desertificazione, sostenibilità ambientale, riscaldamento del pianeta, fanno parte del nostro quotidiano in tutto il pianeta. E mai come oggi l’interdipendenza tra regioni e Paesi anche geograficamente distanti, ci obbliga a pensare a soluzioni efficaci in larga scala”.
I 10 partecipanti al campus in Burkina Faso di “A possible world” vivranno esperienze e incontri unici, a confronto con i problemi della desertificazione, denutrizione, produzione, smaltimento dei rifiuti. Approfondiranno da vicino le cause che sono a monte di tutto questo, così come verificheranno sul campo progetti concreti contro la malnutrizione e per l’accesso all’acqua. Sperimenteranno dunque di persona idee di sviluppo sostenibile e il contesto socioculturale in cui sono state messe in atto. Infine scambieranno esperienze e idee con i protagonisti di tutto questo in Burkina Faso. Così da farsi portavoce, al loro rientro nelle rispettive città e Paesi, di un nuovo concetto di impegno, ricco di testimonianze, nuove relazioni ed esperienze concrete.
E proprio su questi 10 ragazzi il progetto europeo “A possible world” conta per raggiungere il proprio obiettivo: aumentare linformazione sulle sfide ambientali, aumentare i servizi educativi per i giovani, aumentare gli strumenti per le nuove generazioni, aumentare la partecipazione a un futuro sostenibile. Per tutti. (www.apossibleworld.eu)

venerdì 31 gennaio 2014

Cattura e tosatura della vigogna: il vello d'oro delle comunità boliviane

Tra ottobre e novembre avviene la cattura e tosatura della vigogna. Sono le Associazioni Regionali che, insieme alle comunità, stabiliscono le date dell’operazione e, essendo la vigogna una specie protetta e appartenente allo Stato (le comunità ne sono custodi), sono obbligati a rispettare un calendario di cattura regolato dal Ministero del Medio Ambiente e Acqua.
Il Progetto Qutapiqiña ha così dotato le 18 comunità di strumenti che facilitassero l’operazione. Ha acquistato e distribuito reti per la cattura, pali, forbici adatte alle tosatura e kit sanitari per curare le malattie.
La fibra della vigogna, considerata tra le più fini e pregiate al mondo, può raggiungere il prezzo di 450 $ al chilo di materia grezza. Naturale dunque che questa opportunità economica animi le comunità ad organizzarsi al meglio affinchè riescano a catturare più animali possibili.
I preparativi sono rigorosi per la buona riuscita. Ogni comunità deve radunare il maggior numero di persone per il giorno programmato. Al mattino il “responsabile cattura” impartisce le regole necessarie a cui tutti devono attenersi, un camion trasporterà reti, pali, forbici, kit sanitario, sacchi per la raccolta della fibra e altri strumenti utili all’operazione.
Ci sono due tipi di catture, quelle che si svolgono nei pianori altiplanici e quelle che si svolgono sulle pendici dei monti, a volte ad altezze vicino ai 5.000 metri.
Per rastrellare le vigogne nel territorio assegnato alla comunità, e stringerle in cerchio, vengono utilizzate anche dalle 20 alle 50 motociclette.
L’operazione è preceduta dal rito dedicato alla Pachamama. In una suggestiva cerimonia, che consiste nella masticazione delle foglie di coca di tutti gli astanti e l’offerta di alcool alla terra da parte delle massime autorità, si chiede a lei (Terra) il permesso di iniziare il lavoro.
Quindi le 100 e più persone iniziano a piantare i pali e a sistemarvi le reti formando una specie di lungo recinto (con ragione lo chiamano “manga” manica”) su cui confluiranno le vigogne sospinte da moto e persone che senza spaventarle le sospingono nel recinto predisposto.
A questo punto ci si dedica alla tosatura che richiede dai 10 ai 15 minuti. Il manto di fibra ottenuto, 200 grammi circa, verrà catalogato da sapienti mani di donne secondo criteri di qualità (lunghezza, purezza, uniformità di colore ect..), mentre gli incaricati compilano le schede che verrano consegnate al Ministero e all’Associazione Nazionale dei “vicuñeros”. Da questa documentazione, a cui si aggiungerà il peso del vello, dipenderà la somma che la comunità riceverà quando sarà stata venduta al miglior offerente.
Al termine dell’operazione che può durare 5 o 6 ore, tutte le vigogne catturate verranno liberate e con il trotto caratteristico raggiungeranno un’altra volta gli spazi sconfinati del loro habitat, dopo aver lasciato in mano alle popolazioni locali il loro preziosissimo contributo.

Anna Alliod
ProgettoMondo Mlal Bolivia


Guarda qui sotto il video sulla cattura:




venerdì 29 novembre 2013

Va in scena "Un mondo possibile". Sulla relazione tra uomo e ambiente

Dal Burkina Faso a Verona per metterci in guardia sulle possibili conseguenze che sul nostro ambiente può avere una cattiva gestione delle risorse comuni da parte dell’uomo. Suleimane Koumare e Olivier Some, dell’Associazione Siraba di Bobo Dioulasso, sono infatti protagonisti della piece “Un monde possible”, che porta in scena la relazione tra uomo e ambiente.
Lo spettacolo, a ingresso gratuito, verrà rappresentato a Verona, al circolo Cañara giovedì 5 dicembre alle 20,30, e al Binario 0 (ex sala d’aspetto della stazione FFSS) di Villafranca venerdì 6 dicembre alle 20,45.
L’avvio è da commedia e racconta la creazione del mondo ma poi, quando con la creazione dell’uomo, il tono si fa meno comico per arrivare a un finale che consegna agli spettatori la responsabilità di evitare la tragedia di un mondo futuro, ostile e invivibile, a causa della nostra indifferenza riguardo ai temi dell’ambiente.
Una messa in scena apparentemente semplice e diretta, dunque, ma che raggiunge lo spettatore con musiche e immagini ideate in uno dei Paesi più vivaci e interessanti del panorama culturale africano, portandolo a riflettere sulla necessità di cambiare il proprio atteggiamento, sia a livello personale che sociale, verso l’ambiente e le risorse naturali del pianeta.
Lo spettacolo viene promosso da ProgettoMondo Mlal che in Burkina Faso sta realizzando diversi progetti di cooperazione legati alla risorsa acqua, alla lotta contro alla malnutrizione di mamme e bambini, e al recupero dei bambini di strada. Nello specifico lo spettacolo rientra nelle attività del progetto europeo “A possible world” che, grazie al coinvolgimento di scuole e associazioni, ha come obiettivo la sensibilizzazione e la mobilitazione soprattutto dei giovani in piccole azioni di cittadinanza attiva per salvaguardare e migliorare l’ambiente. Le iniziative del progetto si svolgono contemporaneamente anche a Osijek (Croazia), Stoccarda (Germania) e Czestokowa (Polonia).
Per info: apossibleworld@mlal.org

martedì 26 novembre 2013

FOCSIV e CIDSE: strada difficile per la giustizia climatica dopo la Conferenza Onu sul Clima di Varsavia


FOCSIV e CIDSE, l’associazione internazionale di 17 organizzazioni allo sviluppo di origine cattolica, continuano a chiedere giustizia climatica alla chiusura della Conferenza Onu sul Clima di Varsavia (COP19).
Tutti i paesi devono lavorare insieme in uno spirito di solidarietà per indirizzare il mondo sulla giusta strada: che è quella verso società decarbonizzate che garantiscano giustizia climatica per tutti. Purtroppo a Varsavia gli Stati non hanno optato per un’ambiziosa strada verso un accordo globale nel 2015. E’ necessario fare molto di più in vista prossimo vertice COP21 a Parigi. Parlando alla fine della Conferenza, Bernd Nilles, segretario generale della CIDSE, ha deplorato la mancanza di decisioni ambiziose.
“Varsavia doveva essere il COP finanza che doveva muovere i primi passi verso lo stanziamento di 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 per sostenere gli sforzi di adattamento e mitigazione dell’impatto ambientale delle politiche dei paesi in via di sviluppo. Invece non sono stati compiuti abbastanza progressi verso il raggiungimento di tale obiettivo” ha detto Nilles. “Alcuni impegni sono stati presi per salvare il fondo di adattamento, altri in materia di combustibili fossili come ad esempio quello del governo del Regno Unito di cessare l’utilizzo di denaro pubblico per finanziare le centrali a carbone all'estero; ma in generale non c'è chiarezza sui soldi a disposizione da qui al 2020 per proteggere le persone più vulnerabili che già soffrono impatti climatici violenti”, ha concluso il Segretario Generale CIDSE.
Varsavia è stato anche un momento cruciale per i paesi per concordare una road-map per raggiungere un accordo soddisfacente a Parigi nel 2015, inclusi i primi passi chiave per la progettazione di impegni post-2020 e di indicatori adeguati a garantire che l'accordo sia equo per tutti i paesi. La tabella di marcia che esce da Varsavia, purtroppo, non fornisce elementi per costruire solide basi per questo accordo globale. E’ stata solo concordata la struttura di un meccanismo per affrontare i danni climatici, ma deve essere riempita di contenuti, ed è stata ritardata la data perché le parti si impegnino concretamente da un punto di vista finanziario.
Con risultati del COP di Varsavia così magri, FOCSIV e CIDSE rivolgono ora la loro attenzione ai prossimi passi (COP20 in Perù e COP21 a Parigi) ricordando all'Unione Europea il suo compito storico. C’è infatti bisogno di ambiziosi impegni dell’UE per il 2030 volti a fissare almeno intorno al 55 % la riduzione delle emissioni, e a stabilire forti obiettivi vincolanti per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili.

venerdì 15 novembre 2013

Sostenibilità e Ambiente in Fiera a Verona

Sostenibilità, energia, ambiente. Queste le tematiche che saranno protagoniste nello stand di ProgettoMondo Mlal che sarà allestito dal 21 al 23 novembre alla Fiera di Verona (padiglione 7, posto 114).
L'occasione arriva dalla 23esima edizione della mostra convegno nazionale Job&Orienta dedicata all'orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro.
Nei giorni di esposizione, quindi, dalle 9 alle 18 e a ingresso libero per tutti, la nostra organizzazione, tramite la presentazione e messa in pratica del progetto “A possibile World”, proporrà una serie di curiose attività e installazioni multimediali.
I giovani potranno misurare la propria sostenibilità con specifici quiz interattivi, e avranno anche la possibilità di lasciare impressi video messaggi personali dichiarando apertamente il proprio impegno verso l'ambiente.
L'appuntamento offrirà inoltre l'occasione di iscriversi al camp internazionale di 15 giorni in Burkina Faso, ideato come primo passo di un percorso che, partendo dalla conoscenza e la riflessione, si concretizza alla fine con l’impegno personale per il miglioramento dell’ambiente.
Il Camp si svolgerà tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo e richiede un unico contributo spese di 100 euro a testimonianza della seria intenzione di partecipare all'opportunità.
Nello spazio fieristico che sarà allestito da ProgettoMondo Mlal, infine, avranno voce le video testimonianze dei giovani caschi bianchi in giro per il mondo con la nostra ong. Sabato mattina, alle 11, un ex protagonista del servizio civile in Marocco, Antonino Ferrara, racconterà personalmente la propria esperienza, per dialogare su sostenibilità ed energia.

sabato 12 ottobre 2013

Camp internazionale in Burkina Faso sulla sostenibilità ambientale


SEI SENSIBILE AI TEMI DELL’AMBIENTE? SEI GIA’ ATTIVO O SEI DISPOSTO AD ATTIVARTI SUL TUO TERRITORIO CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI SUI TEMI AMBIENTALI? HAI VOGLIA DI CONOSCERE LA REALTA’ AMBIENTALE, SOCIALE E CULTURALE DI UN PAESE AFRICANO ASSIEME A TUOI COETANEI PROVENIENTI DA POLONIA, CROAZIA E GERMANIA?

Allora ecco l’opportunità che fa per te! UN CAMP INTERNAZIONALE IN BURKINA FASO SUI TEMI DELLA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE e del 7° OBIETTIVO DEL MILLENNIO!

Il Camp internazionale è organizzato da ProgettoMondo Mlal nell’ambito del progetto co-finanziato dall’Unione Europea “A POSSIBLE WORLD, che dà voce e spazi ai giovani europei per diventare protagonisti nella costruzione di un mondo possibile. Nei prossimi due anni, A Possible World ti darà la possibilità di partecipare attivamente sul territorio veronese a laboratori, momenti di formazione, progettazione di micro-azioni di cittadinanza attiva, creazione di comunità locali di giovani attivisti per il 7° Obiettivo del Millennio, partecipazione ad una rete europea con altre communities create nelle altre città partecipanti al progetto.

Stiamo quindi cercando 2 giovani attivi ed entusiasti che ci possano dare una mano a realizzare tutto ciò, e in cambio, offriamo la possibilità di partecipare a un camp internazionale di 15 giorni in Burkina Faso. Il camp, durante il quale si conoscerà direttamente la realtà di un paese del Sud del mondo, vuole essere il primo passo di un percorso che, partendo dalla conoscenza e la riflessione, si concretizza alla fine con l’impegno personale, insieme alla propria comunità, per il miglioramento dell’ambiente.

Il Camp si svolgerà a fine febbraio- inizio marzo. Il Camp è GRATUITO. Non dovrai sostenere spese, salvo un contributo di 100 euro che ti chiediamo di versare per provarci la tua seria intenzione di partecipare a questa opportunità.

Per candidarti al Camp devi:
  • Abitare a Verona o provincia
  • Avere tra i 18 e i 25 anni
  • Avere una conoscenza base della lingua francese
  • Essere disponibile a versare un contributo di partecipazione di 100€
  • Prendere attivamente parte, al tuo ritorno, alle attività del progetto “A POSSIBLE WORLD” sul tuo territorio
Se hai questi requisiti inviaci una tua breve presentazione, tutti i tuoi contatti e le principali motivazioni per cui vorresti partecipare al Camp all'indirizzo mail apossibleworld2013@gmail.com entro e non oltre il 13 dicembre 2013.

Se sarai tra i preselezionati, ti contatteremo entro il 20 dicembre.

lunedì 2 settembre 2013

A possible World. Due appuntamenti per i giovani protagonisti della sostenibilità del pianeta

Il 6 al Vrban di Verona
e il 7 alla Notte bianca di Villafranca


I ragazzi di 4 Paesi d’Europa si mettono in gioco per un nuovo Mondo possibile. Si fanno cioè essi stessi protagonisti e provano a rispondere con le proprie testimonianze ed esperienze alla sfida posta dal Settimo Obiettivo del Millennio: la sostenibilità del pianeta è alla nostra portata?
La prima occasione utile per i giovani veronesi che vogliano partecipare, o semplicemente informarsi, sarà l'ottava edizione del Vrban Festival, in programma ai Bastioni dal 5 all'8 settembre.
Venerdì 6 (dalle 20 in poi), tra tanta musica e grazie a un’affascinante installazione multimediale, le associazioni ProgettoMondo Mlal ed Hermete offrono l’opportunità di misurarsi nei test e dire la propria sul tema della sostenibilità, vedere i video o dialogare a distanza con una decina di giovani volontari in collegamento via internet.
Si replica il giorno dopo, sabato 7, a Villafranca nell’ambito della Notte Bianca. A partire dalle 18, i giovani potranno trovare l’installazione multimediale di ProgettoMondo Mlal ed Hermete in Corso Vittorio Emanuele, e così connettersi con il resto del mondo per partecipare in prima persona alla sfida ambientalista.
Per avere una risposta –seppure parziale- alla domanda del secolo bisognerà attendere la fine del Progetto “A Possible world”, promosso dall’ong veronese ProgettoMondo Mlal insieme alle Ong Kate (Germania), Czart (Polonia), Breza (Croazia), in partenariato con l’associazione africana AN KA HERE SO (Burkina Faso), e grazie all’appoggio e finanziamento dell’Unione Europea. Nel frattempo però c’è moltissimo da lavorare. La prima condizione sine qua non per la riuscita del progetto è infatti che alla sfida aderiscano e scelgano di partecipare molti altri ragazzi (dai 15 ai 24 anni).
Le modalità sono tante e a misura di ciascuno: si può semplicemente partecipare al dibattito su Facebook (a possible world –Italy) con idee, consigli e materiali di approfondimento e postandoli a propria volta ad amici e conoscenti; ma si può anche diventare protagonisti del progetto e, in prima persona, contribuire alla denuncia, discussione e anche alla progettazione di nuove proposte; si può intervenire nei tanti eventi pubblici in programma in altrettante piazze d’Europa misurandosi con provocazioni e approfondimenti proposti dalla apposite installazioni multimediali ideate dal Progetto e da giovani di Haiti e Burkina Faso; si può e si deve registrare la propria voce perché risuoni alta e chiara in molte altre piazze di ragazzi dichiarando un proprio impegno concreto; si può crescere grazie alle esperienze di volontario cittadino co-progettate da ragazzi ed educatori per una città sostenibile e amica dell’ambiente, e si possono coinvolgere i propri amici nella pianificazione di iniziative civiche (flash mobs, piccoli eventi..) per diventare attivisti per il 7° Obiettivo del Millennio!
Si può infine fare parte del gruppo di 12 ragazzi che andranno a conoscere la realtà del Burkina Faso e saranno ponte ideale tra Europa e continente africano in nome di un Possible World per tutti.
Pionieri del primo evento europeo di A Possible world sono stati, nelle settimane scorse, i ragazzi tedeschi di Stoccarda che partecipando all’annuale Festa della Cultura, hanno testato le proposte multimediali e affidato le loro opinioni ora pubblicate sul web. Il prossimo appuntamento è già per il 2 agosto di nuovo a Stoccarda e successivamente in Croazia e in Polonia.
Oltre agli eventi di questo fine settimana, sono previsti altri eventi a Verona in ottobre (al Palazzetto dello Sport) e in novembre in Fiera (alla manifestazione Job&Orienta).
Sfondo e strumento del progetto è l’omonimo video pubblicato su youtube in 5 lingue che con immagini spettacolari racconta i tanti habitat del nostro pianeta.
Riscoprendo in un’unica veloce carrellata i deserti, le pianure incontaminate, le cime immacolate, le campagne rigogliose, i mari, i laghi e i fiumi, e anche le città, i villaggi, gli animali, le piante e i fiori che ancora rendono unico e sempre diverso il nostro pianeta sarà forse un po’ più difficile, anche per i più giovani, continuare a delegare al mondo degli adulti la custodia del nostro pianeta e, forse, verrà spontaneamente più facile provare a rispondere alla domanda di partenza con un primo concreto contributo: “Questo è il mio mondo possibile, My Possible world!”.

Qui sotto lo spot del video

giovedì 25 luglio 2013

JUSTIÇA NOS TRILHOS Un workshop di fotografia sociale in Brasile

(Di Chaim Waibel) - Il nostro compito era documentare la vita, le persone e i contesti coinvolti nelle azioni del Movimento Sem Terra (MST), da anni impegnato in tutto il Brasile nella lotta per la giustizia sociale e per una vita dignitosa attraverso la redistribuzione della proprietà della terra (riforma agraria), l'esproprio dei latifondi improduttivi e l'occupazione delle terre incolte.
Riportare poi questa esperienza nei nostri contesti locali e nazionali, così come promuovere mostre o vendita di foto, attraverso cui raccogliere fondi da inviare al Movimento, oltre che occuparsi di diffondere informazioni e attività di sensibilizzazione, erano considerati a tutti gli effetti parte del compito.
Il mio percorso di avvicinamento alla fotografia sociale è pertanto iniziato con un forte senso di responsabilità rispetto a ciò che saremmo andati a fare.
Fresco di laurea triennale, il mio desiderio di nuove esperienze e conoscenze si è incrociato con la proposta di un viaggio nel Nordest del Brasile, negli stati di Pará e Maranhão, sotto la guida del fotografo Giulio di Meo. L’idea era potere approcciare insieme la fotografia e la cooperazione internazionale.
Justiça nos Trilhos è un progetto che da anni segue le comunità che vivono lungo i binari del treno della Vale, appartenenti anche al MST, che nel tempo hanno dato il via alla crescita e alla diffusione di una serie di attività industriali associate a questa multinazionale.
E questo era anche il titolo del workshop organizzato dall’ARCS (Arci Cultura e Sviluppo) e delle successive esposizioni fotografiche presentate in Italia. Il motivo del treno – e della Vale – e degli abitanti MST sono le direttrici lungo cui si è basato il nostro approccio alla fotografia sociale.
Quando si partecipa a un workshop l’intento è migliorare le proprie abilità e competenze. Ma nel caso della fotografia sociale la partecipazione a un workshop porta con sé un significato che va al di là dell’insegnamento, teorico e tecnico, di un normale corso di fotografia.
La fotografia sociale, in altre parole, non si limita alle metodologie dello scatto, a regole e pratiche inerenti all’occhio e alla macchina, ma costituisce un approccio alla fotografia più libero, diverso e unico rispetto ad altri generi, con un contatto tra chi scatta la foto e il soggetto, e che non si limita dunque alla fotografia in sé.
L'avventura era già cominciata alcune settimane prima della partenza, con un seminario a Roma durante il quale abbiamo avuto modo di conoscerci e di conoscere i partecipanti al nostro workshop.
Fin da principio era stato messo in chiaro che la partecipazione era intesa come una esperienza attiva di volontariato, ovvero un’esperienza meno consueta di un viaggio convenzionale ma importante per la crescita personale e culturale: un'esperienza da vivere come un vero e proprio lavoro.
Nel corso di questo viaggio abbiamo potuto conoscere la situazione del MST, ma ci siamo anche avvicinati alla problematica della Vale, entrando in contatto diretto con gli effetti devastanti della presenza indiscussa delle multinazionali, il cui potere sulla vita delle persone e dell'ambiente si intreccia, qui come altrove, con gli interessi locali e nazionali dei poteri forti.
Si è trattato di un viaggio intenso e a tratti faticoso, non tanto per gli spostamenti quanto per il continuo cambiamento di contesti, di persone e di esperienze. Un viaggio sicuramente da rifare per approfondire e meglio comprendere una situazione di per sé complessa e contradditoria, che questo primo viaggio ha già in qualche modo contribuito a farci conoscere.
Quella del “potere” è una chiave di lettura utile a comprendere il duplice percorso che questo workshop ha voluto offrire ai partecipanti. Il “potere” dei fazenderos deriva dalla mancanza in Brasile di una riforma agraria che tuteli i lavoratori agricoli e provveda a un'equa distribuzione della terra.
È stato calcolato che in Brasile ci sono circa 800 milioni di ettari di terra (600 milioni sono le terre coltivabili) e di queste solo 200 milioni sono pubblici
, il resto è in mano ai privati, ovvero circa l’1% dei proprietari terrieri possiede 1/3 del territorio disponibile nel Paese. Privati che mantengono queste terre a fini speculativi e congelano i fondi mantenendoli improduttivi, privati che abitano in Florida o California, multinazionali che con l’agricoltura hanno poco a che fare. Ciò significa che, a discapito dei quasi 4 milioni di persone, oggi prive di terra e di forme di sussistenza, il Brasile, pur di non perdere l’aureola di potenza economica emergente, non è disposto a concedere una riforma agraria che metta al primo posto le necessità vitali delle persone e non il potere e il denaro.
Il MST si pone nel solco della denuncia di Paulo Freire sulla “cultura del silenzio” che condiziona gli oppressi rendendoli involontariamente complici dei loro oppressori, ed evidenzia l’importanza di una loro coscientizzazione attraverso l'educazione popolare e l'impegno politico. Insieme ai Missionari Comboniani, gli attivisti dell’MST si spostano tra i villaggi per informare, coinvolgere e rendere coscienti dei loro diritti popolazioni che per anni hanno dovuto subire il potere dei fazenderos con l'accondiscendente complicità delle forze dell'ordine e delle istanze politico-istituzionali del Paese.
Il compito del Movimento Sem Terra è appunto rivendicare i diritti di queste persone, lavorando all’interno stesso della comunità, per arrivare alle mobilitazioni e ai tentativi di dialogo con i poteri istituzionali.
Un dialogo spesso reso macchinoso proprio da quelle istanze pubbliche che più dovrebbero difendere gli interessi dei più deboli.
Se la mancanza di una riforma agraria ha dato il via al movimento sociale dell’MST, e su questo aspetto si è focalizzato il workshop, il nostro itinerario seguiva però anche un’altra direzione, ovvero quella legata al fenomeno dell’inurbamento per conto della multinazionale la Vale (Companhia Vale do Rio Doce) di aree un tempo ricoperte dalla foresta Amazzonica.
Negli Stati che abbiamo visitato, nel 1985 questa compagnia ha dato inizio ai suoi interventi con l’esplorazione delle miniere del Carajás nello Stato del Pará. La necessità di esportare il ferro via mare nel resto del mondo ha fatto sì che venisse costruita una ferrovia, che da quello che era il cuore della foresta Amazzonica arrivasse a São Luís, capitale del Maranhão: 892 chilometri, 3.2 chilometri di vagoni per un totale di 340 vagoni, fanno di questo treno una minaccia costante alla vita di tutte quelle migliaia di persone che si sono trasferite negli anni per cercare lavoro nella miniera.
Si è verificato perciò uno spostamento di popolazioni dalla capitale São Luís verso l’interno del Brasile con la prospettiva di lavoro e speranza per decine di migliaia di persone. Utilizzando lo stesso "treno del ferro", queste persone hanno iniziato a spostarsi in massa, superando l’offerta di lavoro della miniera che nel frattempo aveva già accolto circa 8.000 persone. È successo quindi che persone che avevano impegnato gli ultimi risparmi per prendere quel treno si siano ritrovate senza alcuna risorsa e nella necessità di ricominciare una vita dal nulla.
Lungo i binari del treno sono così sorte piccole comunità di famiglie che hanno iniziato a coltivare la terra, la stessa terra di proprietà di quell'1% sopra menzionato.
Quello che è cambiato nel tempo è stato l’ambiente naturale. Con l’espansione della multinazionale Vale e della relativa produzione di ferro e di altri minerali, sono sorte in Pará come in Maranhão moltissime carbonerie, segherie e altre industrie ai margini degli stessi binari lungo i quali si sono sviluppati gli acampamenti. Per non parlare delle nuove piantagioni di eucalipto, che hanno sostituito le primordiali foreste allo scopo di velocizzare la produzione di carbone. Le popolazioni senza terra si trovano così a vivere in agglomerati industriali pur trovandosi “nel cuore della foresta Amazzonica”.
Violenza e sangue hanno accompagnato la nascita e la vita di questi accampamenti, minacciati costantemente dai fazenderos e dalla loro milizia armata. Il massacro di Eldorado dos Carajás del 1996 in cui la polizia ha risposto alla richiesta di un fazendero di intervenire contro i Sem Terra, è ricordato ancora oggi come una delle più gravi violazioni dei diritti umani in America Latina negli ultimi anni: 19 lavoratori senza terra morirono e altri 69 rimasero feriti.
Ferrovia e MST, miniera e accampamenti, sono stati quindi i due fili conduttori del nostro viaggio.
Abbiamo così appurato che sussiste una profonda diversità nel funzionamento e nell’operatività del Movimento, a seconda che si consideri il Nordest o il Sud del Paese. Il fattore economico sembra aver assunto particolare rilievo, tanto che è stato spiegato come le mobilitazioni, i programmi e l’organizzazione stessa del Movimento dipendano molto dalle risorse finanziarie, e in Maranhão, per esempio, a quanto sembra queste risorse mancano. Ed è triste pensare come un movimento sociale, che negli anni ha conosciuto moltissimi successi, aiutando decine di migliaia di famiglie, si sia poi dovuto confrontare con un declino così veloce. Qui l’MST sembra aver perso infatti il carattere originario di attivismo condiviso tra i membri dei villaggi.
A São Luís abbiamo parlato con Zaira Sabry, responsabile del Movimento per il Maranhão. Quello che ci ha rivelato è che qui il MST ha raggiunto una fase in cui ha più urgenza di gestire con le risorse residue quanto già fatto che non sostenere l’attivismo e l’appoggio agli ideali del movimento stesso. In mancanza di fondi il Movimento è costretto a tagliare tanto sui progetti quanto sul personale. E se anche le mobilitazioni nei luoghi pubblici, rappresentano sicuramente uno dei maggiori fattori di visibilità per un movimento per definizione sociale, la loro organizzazione richiede risorse finanziarie non facili da reperire.
La gestione di realtà urbane disperse in territori vastissimi e differenti dal punto di vista geografico, ambientale e sociale, rende necessaria un’amministrazione molto complessa, ma dal momento che a questa si rendono di fatto disponibili poche persone, una effettiva e capillare rete organizzativa risulta difficile se non impossibile.
Nel centro MST di São Luís abbiamo conosciuto il vertice organizzativo del Movimento per il Maranhão, 6 persone in tutto, ciascuna responsabile di territori immensi da amministrare, al cui interno si contano moltissimi acampamenti o assentamenti. Seguire gli sviluppi dei singoli contesti urbani è pertanto affidato a singole assemblee che amministrano in maniera il più possibile autosufficiente le diverse realtà, rinunciando sempre di più alle risorse economiche centrali del Movimento.
I Padri Comboniani continuano a sostenere la vita degli accampamenti con la loro spola quotidiana tra i villaggi. Questo il compito per esempio di Padre Dario, Padre Comboniano di Varese, la cui missione – ci ha spiegato- è ascoltare i bisogni delle persone e rispondere alle esigenze organizzative di ciascun accampamento e assentamento, con riunioni che si svolgono nelle chiese de villaggi.
La povertà incontrastata unita alla rassegnazione è elemento che caratterizza la situazione degli abitanti di un accampamento, per anni e anni costretti a vivere in condizioni precarie dal punto di vista sanitario, alimentare e lavorativo. Lentamente si sono raggiunti degli obiettivi, ma la possibilità di andare oltre si scontra, oltre che con la carenza di risorse finanziarie, anche con la difficoltà di coinvolgimento delle persone, necessaria per la compattezza di un movimento sociale. E' importante che i membri di un movimento vi si riconoscano, anche attraverso i simboli e le iniziative che lo connotano, un inno, una bandiera o le forme di educazione proposte. Ma in Maranhão come in Pará le cose stanno cambiando.
Nel primo caso la ricerca per un lavoro, infatti, ruota intorno a due grandi centri abitati, quali la capitale São Luís e Parauapebas, quest’ultima nata per i primi minatori del progetto “Projeto Ferro Carajás” e che oggi conta più di ventimila persone. La povertà inizialmente ha spinto la gente a lasciare la capitale in cerca di lavoro presso questa miniera, oggi la seconda al mondo per produzione.
Il progetto Justiça nos Trilhos va a proteggere proprio questa situazione, in cui i Sem Terra sono costretti a vivere tra il treno e la carboneria, tra il treno e la piantagione di eucalipto, e come non bastasse a unire il tutto ci può anche essere un laghetto tossico. Li dove fino a dieci anni fa si estendeva incontaminata la foresta Amazzonica, oggi lo sguardo si perde tra le praterie fino all’orizzonte, in un paesaggio surreale che ricorda più la pianura Padana che il Brasile, non fosse che per le sporadiche palme. Tra i momenti di contatto con le persone, uno su tutti mi ha colpito particolarmente: la situazione di un assentamento nei pressi di Açailandia. Il contesto geografico è esattamente quello del laghetto, il treno che passa alto sopra le teste degli abitanti diciotto volte al giorno, il fragore della carboneria che non deve aspettare la notte per essere spento.
La gente ha occupato parte del terreno di un fazendero ancora più di trent’anni fa, quando tutt’intorno era ancora foresta Amazzonica, e prima che la Vale iniziasse a sconvolgere le loro vite, partendo dalla salute. Nel momento in cui tutto quello che possiedi è la stessa baracca, che dà rifugio nella foresta è diventata un cumulo polveroso al ciglio della strada, capisci che l’unica salvezza sarebbe spostarsi, ma, non avendo altro, ciò non è possibile. Un’immagine che non ho dovuto scattare per imprimerla nella mia mente, è l’interno di una baracca, il cui cortiletto, spoglio e nero, confina con il muro attraverso il quale è possibile scorgere la carboneria.
Inquinamento e morte a parte, immaginare queste persone vivere nello stesso posto da così tanti anni è davvero inquietante. Quelli che se ne sono andati hanno venduto la loro casa e la loro rosa, il loro campo, per una cifra che può sembrare allettante per un lavoratore abituato a 12 euro di compenso giornaliero ma che la vita in città velocemente cancella.
Si verificano infatti due situazioni che vanno ad influenzare il senso stesso del Movimento negli assentamenti, e a caricare di ulteriore lavoro i membri dell’MST a São Luís.
Se da una parte coloro che hanno scelto la città si sono ritrovati senza più né un soldo, né una casa dopo poco tempo, la loro situazione di Sem Tetto viene comunque supervisionata dall’MST che si reca nei villaggi sorti nella prossimità della capitale e sui cui sono nati ulteriori contesti di povertà e inquinamento.
All’inizio di questo viaggio la prima tappa è stata osservare proprio come queste persone abbiano trovato riparo nella zona di São Luís, su cui oggi si estende la proprietà della Vale, e a cui arriva e riparte tutto il materiale estratto e lavorato per il resto del Mondo. Qui abitano persone che hanno perso tutto, trasferendosi qui perché precedentemente arrivate per cercare senza successo un lavoro, perché in confronto una realtà migliore di quella in cui vivevano, e perché espropriati delle loro terre dalla Vale non hanno più potuto vivere nel territorio a loro destinato.
È il caso di un villaggio pressoché fantasma nella periferia di São Luís in cui lentamente si stanno ritrasferendo le persone che, ancora dieci anni fa, erano state costrette a spostarsi in una sorta di conca dove, alla prima alluvione, hanno perso tutto e sono tornate nelle case che avevano lasciato, ma che oggi si trovano in terreno proprietà della Vale. Questo per quel che riguarda il Maranhão.
In Pará la situazione è diversa, e sembra che la fertilità del terreno sia uno degli elementi che permette alla gente dei villaggi di godere di un tenore di vita migliore rispetto ai vicini del Maranhão. Di conseguenza, un contadino il cui terreno dà più frutti, permette a quest’ultimo di dedicarsi anche ad altre attività come l’educazione e il piccolo artigianato, come ad esempio produzione di stoffe e altre mansioni secondarie che vanno ad arricchire le entrate della rosa. Nel caso di contadini giunti successivamente al momento dell’occupazione, la fertilità di questi terreni concede lavoro anche a loro, che andranno a lavorare nelle rosa dei Sem Terra già presenti da più tempo.
Di conseguenza il movimento stesso può esercitare la sua funzione di collante sociale con maggiore libertà attraverso iniziative di coinvolgimento della popolazione, come ad esempio l’educazione. Questo è emerso particolarmente da una visita in un acampamento (Helenira Rezende) di recente origine in cui l’aria di movimento sociale è ancora presente e condivisa. Non si tratta solo dell’esposizione di bandiere del movimento, oppure del momento rituale dell’inno, quanto piuttosto del ruolo che l’assemblea degli abitanti ricopre effettivamente nella gestione quotidiana del villaggio stesso. All’interno del villaggio l’appartenenza a un movimento sociale era tangibile in ogni situazione con cui ci siamo confrontati.
Ed è stato quasi un conforto scoprire questo attaccamento al MST dopo le diverse esperienze vissute in Maranhão.
L’aver visitato diversi accampamenti e assentamenti sia in Maranhão che in Pará ci ha permesso di capire come varia il tenore di vita delle persone e gli ideali del Movimento Sem Terra siano ancora appoggiati e condivisi con gradi di partecipazione differente.
Com’è emerso dal viaggio, sussistono grandi divergenze anche tra stati geograficamente vicini, che per motivi economici e produttivi legati alla rendita dei terreni presentano stili di vita diversi che influiscono sullo sviluppo degli accampamenti, ovvero dei primi insediamenti di quelle famiglie che fanno comunità sotto l’MST nelle terre occupate, e degli assentamenti, ovvero quegli accampamenti riconosciuti dallo stato dai quali poi si sviluppano vere e proprie città.
Se a livello fotografico rimanere più a lungo in un villaggio permette di scattare più foto e quindi di avere una scelta maggiore per la selezione, dal punto di vista umano il fattore tempo fa sì che non si possa instaurare un vero rapporto con le persone, che non si limiti a una generica informazione sulle loro vite. Il fatto di doversi spostare lungo distanze impegnative fa sì che il tempo per visitare le comunità rurali debba essere utilizzato al meglio.
L’utilizzo della fotografia per documentare alcune realtà del Movimento Sem Terra è stato sicuramente utile ed efficace, soprattutto perché è stato possibile utilizzare le foto sia come strumento che come fine. Se lo scopo del viaggio era documentare una realtà di difficile esistenza per moltissime persone costrette a vivere in accampamenti anche per più di cinque anni, in un regime di sopravvivenza sempre in bilico tra l’avere un proprio terreno e la paura di venirne espropriati perché privi di un riconoscimento legale, il contatto con le popolazioni, necessario per poi procedere alla documentazione fotografica, richiedeva comunque un coinvolgimento personale, nella forma della coabitazione e della convivenza quotidiana, che ha consentito di conoscere più in profondità le realtà di vita di queste persone, le loro storie e i loro problemi.