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martedì 30 novembre 2010

Prostituzione, traffico e abusi nella Rio che si avvicina ai mondiali

Bambini che si prostituiscono per una dose di crack, piccole ladruncole disposte a svendere i loro corpi per pochi reais o un cellulare nuovo, molte vittime di abusi e una miriade di ragazzini che fanno gola ai trafficanti di essere umani. E ancora forme di prostituzione di rapido consumo nei palazzi del centro: 1,99 reais per 10 minuti di prestazioni, molti travestiti anche minorenni e un’impennata della prostituzione maschile.
Questa la Rio che si prepara a ospitare le prossime olimpiadi del 2016, e l’ancora più imminente coppa del mondo del 2014. “Già con il tipico Carnevale le strade di Rio si affollano di nuovi corpi in vendita anche dalla Bolivia e dai Paesi limitrofi – riferisce la nostra cooperante a Rio de Janeiro, Francesca Menegon - . Una migrazione che spaventa, insieme a tutto il resto, e per cui la città ha già iniziato a essere riformata”. Basti come esempio la torre di sicurezza per il controllo che verrà posizionata a Praça Onze (tra il quartiere Cidade Nova e il centro vero e proprio di Rio) costringendo allo sgombero il circo sociale dell’ong Crescer e Viver.
A preoccupare sono soprattutto le olimpiadi, mal percepite dagli stessi brasiliani e in vista delle quali lo stesso Ministero del Turismo ha messo in campo 4 miloni di reais per le associazioni che lavorano sul turismo sessuale minorile e la prostituzione, nell’ottica di tutelare bambini e donne dall’ondata di clienti e fruitori in arrivo dal mondo per l’evento sportivo.
“A Rio sono pochissime le ong impegnate contro lo sfruttamento sessuale – continua Francesca -. Tra queste ci siamo anche noi, a fianco del nostro partner locale Projeto Legal”.
ProgettoMondo Mlal, con il programma “La strada delle bambine”, non svolge un lavoro a contatto diretto con le ragazzine prostitute ma, tra le varie attività di sensibilizzazione che porta avanti, ha occasione di incontrarle e parlarci.
Si tratta di un universo composto da varie sfaccettature, a seconda delle zone e dei luoghi di provenienza, e anche in conseguenza di dinamiche interne alle faveals. Oggi infatti molti tra ragazzini e ragazzine che si prostituiscono per il crack (la cosiddetta droga dei mendicanti) vivono di stenti sui binari dei treni a Rio. Prima stavano nelle favelas, ma con il fatto che attirano l’attenzione della polizia creando problemi ai trafficanti, sono stati emarginati. Tra loro ci sono bambini anche di 6 o 7 anni. Altri invece vivono ancora nelle favelas e si occupano di imbustare il crack e smistarlo in sacchettini pronti alla vendita. Sono adolescenti che vengono pagati tra i 50 e gli 80 reais al giorno per questo servizio svolto giorno e notte (2,30 reais equivalgono a circa 1 euro).
Una realtà che si rispecchia nel mondo della scuola, in cui è davvero difficile lavorare, tra professori impauriti e sotto pagati, e alunni spesso assenti o ancor peggio violenti. Se l’università brasiliana è molto buona, le scuole pubbliche sono un disastro.
A Caxias – dove ProgettoMondo Mlal entra nelle scuole insieme a Projeto Legal - le sparatorie sono ormai una prassi. Ed è qui, a circa 40 chilometri da Rio, che si svolgono i corsi di formazione destinati a 200 professori in 3 anni proprio nell’ottica della sensibilizzazione e per renderli più consapevoli della realtà del traffico e degli abusi.
Un altro corso, questa volta a Rio, è destinato invece ai professionisti dell’area della salute: sono 100 gli studenti di infermieristica che il progetto mira a rendere più consapevoli su come riconoscere episodi di abusi e diffondere la consapevolezza e conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili.
Una terza sessione di corsi è invece riservata alla formazione di giovani ragazze tra i 18 e i 30 anni, che già vivono nelle comunità e sono quindi ben conosciute dall’associazione di donne nere, “Criola”, che con loro lavora sull’autostima e una conoscenza più approfondita del mondo del lavoro, offrendo loro la possibilità di stage tramite un corso di 3 mesi e una borsa di 100 reais.
Oltre ai corsi e all’impegno nella formazione, buona fetta del progetto avviato a Rio dalla nostra organizzazione si svolge poi direttamente sulle strade. Grazie a tre educatori brasiliani, 3 persone ben conosciute e che a loro volta ben conoscono la vita notturna di Rio e dintorni, le attività di sensibilizzazione raggiungono quindi le donne, i travestiti, e in generale chi offre prestazioni sessuali per le strade di Rio e dintorni.
A loro vengono distribuiti preservativi, con loro si parla e si è presenti e in generale si cerca di mantenere monitorata la situazione. Le ragazze minorenni si prostituiscono più ai margini, alla fine di Copacabana, lontane dalle donne adulte che altrimenti rischiano di essere arrestate per favoreggiamento alla prostituzione (prostituirsi è legale in Brasile, ma non per chi è minorenne). Anche tra i travestiti molti non hanno ancora raggiunto i 18 anni. Si trovano soprattutto a Lapa e Duque de Caxias e, nonostante la legge locale sia aperta e pronta ad accettarli, il clima generale che si respira nelle società è però di emarginazione e sprezzo, caratterizzato da un forte maschilismo.
Per tutti loro e per offrire un sostegno e una presenza continua, ogni notte scendono in strada Wanderley, Joao e Monica, i tre educatori al nostro fianco per arginare lo sfruttamento della prostituzione minorile e prevenire le malattie sessuali. Anche, e soprattutto, adesso che Rio si appresta a diventare meta di un’invasione di turisti di portata mondiale.

martedì 7 settembre 2010

In classe tra abusi, violenza e voglia di riscatto

La scuola è una colata di cemento armato. Spenta e grigia, ma non lugubre. Ci accolgono un centinaio di facce diverse a rappresentare la mista composizione del Brasile.
Tutti in divisa guardano come siamo vestite…Quanto è bianca e bionda Francesca? E chi è quella tipa con gli occhiali??
Nei corridoi l’atmosfera è un po’ cupa, ma ci sono piccoli particolari che riportano colore e allegria, come il cartellone dei compleanni con tutti i nomi dei ragazzi da festeggiare questo mese. C’è stato un disguido, e la preside non era a conoscenza del nostro arrivo. Non c’è un’aula disponibile… per un attimo si scatena il panico.
Ma in fin dei conti ci troviamo in Brasile, “tudo vai dar certo” (tutto si sistemerà) uno spazio si trova sempre con un “jeitinho” (seguendo l’abilità brasiliana di cavarsela sempre, in un modo o nell’altro).
E così compare un’aula, si prepara il classico buffet e siamo pronti a incontrare i professori. Intimiditi gli insegnanti mi scioccano: corpi stanchi, martoriati, privi di linfa vitale, dallo sguardo spento. A un occhio inesperto e straniero può sembrare assurdo. Queste persone sono quelle che dovrebbero incanalare i ragazzi verso un futuro ricco di curiosità, fornendo loro gli strumenti per affrontare la vita.
Si comincia a chiacchierare in gruppo e il quadro diventa chiaro.
Le storie che hanno da raccontare sono durissime. Abusi intrafamiliari ed extrafamiliari, minacce, droga, solitudine, impotenza, violenza da parte della polizia, omicidi, e per alunni trafficanti di droga che in classe seminano il terrore e dettano legge.
Una paga da fame e quasi nessuna prospettiva di miglioramento. Questo è il loro mondo. Il loro quotidiano.
Ma questi stessi insegnanti si sono interessati molto al corso avviato dal progetto La Strada delle Bambine, per la prevenzione e la lotta allo sfruttamento sessuale di bambini adolescenti.
Sono coraggiosi, vogliono partecipare al cambiamento, al miglioramento della vita dei loro ragazzi perché, malgrado gli occhi stanchi, li amano e ci tengono a offrire loro una prospettiva differente. È la cooperazione di cui ha bisogno il Brasile in questo momento: formazione partecipata. L’attenzione particolare che ricevono le favelas della zona sud di Rio de Janeiro, con la realizzazione dei tipici centri di animazione per i ragazzi, non bastano. C’è bisogno di collaborare anche con queste persone e accompagnarle e sostenerle affinchè i giovani possano sentire voci di positività, ottimismo e alternative possibili. Loro ce la stanno mettendo tutta.
Chi, come quegli insegnanti, andrebbe a vivere nel distretto di Duque de Caxias, dimenticato dallo Stato e lontano dalle luci della zona sud di Rio de Janeiro? Non per un mese di volontariato, non per sporadiche visite durante il servizio civile, non un paio d’anni ma… per una vita??!
Il Brasile ha ancora bisogno di aiuto, nonostante la testarda volontà del governo di trasmettere esclusivamente un’immagine di grande e prospera potenza economico-politica.
Sono ormai pochissimi i fondi erogati in quanto la situazione del Paese viene classificata come “non prioritaria”.
Ma il Brasile ha ancora bisogno di aiuto, nonostante gli enti finanziatori la pensino diversamente.

Sarah Reggianini,
casco bianco ProgettoMondo Mlal in Brasile

giovedì 12 agosto 2010

A Rio tra favelas, grattacieli e traffico di persone

Oggi è il giorno del rientro dal Brasile per i tre giovani piacentini che hanno aderito al progetto Kamlalaf, accompagnati dalla nostra volontaria Danila Pancotti, e dall’assessore al Futuro Giovanni Castagnetti. Ma prima di rimettere piede sul suolo italiano, da uno di loro, Filippo Ambrosini, arriva un’ultima riflessione sulla realtà di Rio: una città dai forti contrasti e dove i fenomeni di sfruttamento sono all’ordine del giorno.
“A Rio de Janeiro, la montagna è a ridosso del mare e la povertà della favela si alterna al benessere dei grattacieli. Ciò che colpisce, al primo impatto, è l’estremità degli opposti. Francesca e Sarah, volontarie di ProgettoMondo Mlal, sono le nostre guide nella scoperta della città e dei progetti sociali di cui si occupano (all’interno del programma “La strada delle bambine”, ndr).
La mattina del primo giorno l’abbiamo dedicata al consorzio “Trama”, nato nel 2004 da una cooperazione tra enti, che ha l’obiettivo di combattere la tratta di persone (minori e donne) a Rio. Grazie a Francesca e Sarah, abbiamo conosciuto alcuni degli operatori che lavorano per questo progetto, tra cui tre educatori impegnati in strada e nelle favelas, dove i fenomeni di sfruttamento sono all’ordine del giorno. Seduti in un’aula della loro sede, ci hanno spiegato come il traffico di persone coinvolga il turismo e lo sfruttamento sessuale (attività molto diffusa a Rio), ma anche il commercio di ragazzini calciatori, il traffico di organi, la "schiavitù" di lavoratori e i matrimoni forzati.
“Trama” opera in vari modi: gli operatori monitorano il fenomeno, stando vicino ai ragazzi e ragazze delle favelas che possono rivolgersi a loro se subiscono una forma di sfruttamento, ma avviano anche corsi di sensibilizzazione e informazione rivolti a insegnanti, infermieri e ai giovani stessi, cercando di far loro conoscere i propri diritti e di spingerli a lottare per la propria dignità. Gli educatori ci hanno anche parlato del problema droga nelle favelas, dove addirittura già i bambini di 7 o 8 anni fanno uso di crack, droga poco costosa che porta alla dipendenza sin dalla prima volta: anche questo va a vantaggio dei trafficanti di persone, che sono facilitati nelle loro azioni di sfruttamento dallo stato psicofisico dei ragazzi.
Per comprendere a fondo le problematiche cui gli operatori del progetto “Trama” ci hanno posto di fronte, bisogna capire le tematiche sociali di Rio de Janeiro e del Brasile, che sono completamente diverse dalle nostre. Questo ci ha portato a sottoporli a tantissime domande, ma il tempo corre ed è arrivato il momento di visitare una favela nei pressi di Rio.
Il solo camminare per la città, fra le sue disuguaglianze sociali e strutturali, mi ha dato emozioni forti e ne sono rimasto affascinato. Una volta giunti nella favela l´impatto é stato forte: misere case di mattoni arroccate l’una sull’altra, rifiuti ovunque e le fogne che strabordano quando piove, peggiorando ulteriormente le condizioni igieniche. Ci fa da guida un abitante della favela stessa, e mentre avanziamo incrociamo sguardi di persone e bambini dal cui viso traspare tutto il loro sentirsi abbandonati e arresi al ruolo di emarginati dalla società. È una sensazione che fa male.
Entriamo in una casetta che é sede dell´associazione dei moradores (abitanti), un gruppo di persone composto da alcuni dei residenti, che ha l’obiettivo di migliorare la situazione nella favela stando vicino alle famiglie, ma anche confrontandosi con le autorità locali affinché onorino i propri doveri e rispettino i diritti della comunità. Conosciamo tre dei dieci rappresentanti di questa associazione, che ci spiegano come si accollino i problemi dell´intera favela (più di 20mila persone), nonostante gli aderenti e associati siano poco più di una trentina.
Ci hanno illustrato la situazione attuale, ed é facile cogliere il loro sconforto per come le autorità locali stiano intervenendo con una serie di progetti inerenti le infrastrutture, imponendoli, senza consultare prima gli abitanti per capire quali siano gli effettivi bisogni primari della comunità. Nonostante ciò non si arrendono e questo ci trasmette speranza: vedere pochi prendersi sulle spalle i diritti di tanti, non per interesse personale ma per il bene della comunità è così raro oggi che quasi ci commuove. Dopo esserci complimentati per il loro lavoro, torniamo a Rio toccati nell´animo.
Questo primo giorno nella grande città, cui ne seguiranno altri allo stesso modo intensi e indimenticabili, ha lo stesso denominatore delle due settimane precedenti: la speranza. Grazie a questo viaggio in Brasile ho conosciuto tante persone che dedicano la loro vita all’impegno per migliorare il mondo, nonostante le mille difficoltà quotidiane. Questo mi carica di forza, per poterci provare pure io”.

Filippo Ambrosini

lunedì 21 giugno 2010

Sport e diritti umani, il Brasile si prepara al 2014

Rio de Janeiro - Nei prossimi sei anni, il Brasile ospiterà due dei più importanti eventi sportivi mondiali: la Coppa del Mondo di Calcio nel 2014 e le Olimpiadi e Paraolimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016.
Secondo le stime del Ministero del Turismo, la Coppa del Mondo porterà in Brasile tra i 500 ed i 600 mila turisti. Le Olimpiadi di Rio il 15% in più.
Dietro a tanta euforia, però, c’è una seria preoccupazione del governo e delle organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dell’infanzia per quanto l’immenso movimento finanziario, e la grande concentrazione di persone nel Paese, possano costituire un nuovo rischio per i bambini e gli adolescenti in situazioni di vulnerabilità. Preoccupazione che, peraltro, ha motivo d’essere, visto che le precedenti edizioni dei 2 eventi mondiali hanno registrato un preoccupante aumento di casi di violazioni dei diritti dell’infanzia. L’Unicef, ad esempio, calcola in circa 38 mila bambini e adolescenti le potenziali vittime dei diversi tipi di violenza e abuso: dal lavoro minorile allo sfruttamento sessuale.
La Coppa del Mondo 2010, in svolgimento in questi giorni, rappresenta in questo senso un banco di prova fondamentale. Il Brasile può infatti imparare molto dall’esperienza del Sud Africa, soprattutto in tema di sfruttamento sessuale e di traffico di persone. Importante ed esemplare si è rivelato il caso delle circa 200 donne mozambicane, trafficate e ridotte in schiavitù, vittime proprio delle dinamiche venutesi a creare a ridosso dell’evento sportivo.
Ora basti pensare che, fino al 2014, ben 12 capitali brasiliane, saranno protagoniste di grandi opere: Belo Horizonte, Brasília, Cuiabá, Curitiba, Fortaleza, Manaus, Natal, Porto Alegre, Recife, Rio de Janeiro, Salvador e São Paolo. E che, tradizionalmente i cantieri - dato il grande flusso di mano d’opera maschile - diventano centri attrattivi per l’industria del sesso. Così, anche se questo fenomeno è più comune in città di piccole e medie dimensioni, è imprescindibile considerare il rischio che questa situazione può rappresentare per bambini ed adolescenti anche nelle grandi città.
In questi mesi, a Rio, si moltiplicano gli appuntamenti di approfondimento su questi temi, come per il Seminario, dedicato allo scambio di esperienze sulle Olimpiadi e sulla promozione internazionale, tenutosi il 6 maggio scorso.
Per queste ragioni, nell’ambito del Programma Nazionale di Lotta alla Violenza Sessuale contro Bambini e Adolescenti, il governo sta elaborando un vero e proprio Piano di prevenzione, assegnando la realizzazione di studi e mobilitando le reti locali del “Programma di Azioni Integrate e Referenziali di Lotta allo Sfruttamento Sessuale sul Territorio Brasiliano” (Pair).
Naturalmente, queste iniziative, devono essere varate e riportate nella vita di ogni giorno, al più presto. Perché valore ed efficacia di queste misure preventive sono necessariamente legate alla partecipazione attiva della società civile, e soprattutto del settore privato.
Un passo in questa direzione può esser costituito dallo sviluppo di un vero e proprio “patto di cooperazione” tra governo e le imprese già incaricate della realizzazione delle grandi opere.
Un’altra proposta è rappresentata dalla creazione, all’interno delle imprese, di Commissioni “ad hoc” per la tutela e il monitoraggio dei diritti umani e con il compito di elaborare un codice interno di condotta etica.
L’iniziativa di maggior rilievo, fino ad ora, appare quella messa in campo dal Progetto di formazione “Turismo e Prevenzione allo Sfruttamento Sessuale di Bambini ed Adolescenti“, presentato lo scorso 30 marzo, e nato da una collaborazione tra Ministero del Turismo e Università di Brasilia. Il Ministero investirà 3,7 milioni di reais (circa 1.600.000 €) per sensibilizzare, attraverso 480 professionisti del settore turistico, la popolazione di 17 stati, nel tentativo di incentivare attenzione e denuncia rispetto ai casi di sfruttamento.
Da parte delle istituzioni, e della popolazione in generale, è palpabile la volontà di giocarsi queste due grandi opportunità sportive, per cancellare nell’opinione pubblica internazionale l’immagine di Paese arretrato, meta di turismo sessuale, lavoro minorile e violenza urbana.
La buona attività di comunicazione è risultata decisiva nella scelta del Brasile come sede dei due eventi. Vinta perciò la prima tappa, nella quale si è saputo approfittare delle condizioni storiche, politiche ed economiche per esaltare, convincere e vendere il Paese come luogo “ideale”, ecco adesso delinearsi una sfida ben più grande: sapere affrontare tutte le prossime questioni sociali, urbanistiche, ambientali e politiche, e saperne approfittare per realizzare, in un lasso di tempo relativamente ridotto, cambiamenti monumentali in tema di infrastrutture, trasporto, sicurezza e servizi. Sempre nella speranza –s’intende- che, queste mutazioni, sopravvivano alla Coppa del Mondo e alle Olimpiadi. Per contribuire davvero a quando recita lo slogan della Campagna 2010 del governo federale, ovvero a “un Brasile migliore per tutti”.

Sarah Reggianini
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Brasile

venerdì 19 marzo 2010

Brasile: braccialetto del sesso e il gioco ha inizio

Una nuova moda imperversa tra gli adolescenti brasiliani: le “pulseiras do sexo” (letteralmente “braccialetti del sesso”).
Le “pulseiras do sexo”, o Snap, è un gioco che ha preso piede negli ultimi anni in Inghilterra e che ora è arrivato a contagiare il Brasile attraverso internet.
Ragazzi e ragazze, dopo aver comprato diversi braccialetti a loro scelta, si riuniscono principalmente durante l’intervallo a scuola: e il gioco ha inizio.
Una volta in cerchio, lo scopo consiste nel cercare, a turno, di strappare un braccialetto dal polso di un’altra persona. Ad ogni colore corrisponde un’azione e una volta rotta una “pulseira”, in base al colore di questa, si porta a termine quello che risulta essere uno strano incrocio tra un desiderio e una penitenza.
Giallo significa un abbraccio, rosa il ragazzo deve mostrare il petto alla ragazza, arancione impone di dare un morsicotto, viola un bacio con la lingua o un rapporto sessuale, rosso ballare una lapdance, verde la ragazza pratica sesso orale al ragazzo, bianco la scelta è rimandata alla ragazza, azzurro il ragazzo pratica sesso orale alla ragazza e nero significa un rapporto sessuale completo nella posizione del missionario.
Il “gioco”, per ovvi motivi, ha sollevato un vivace dibattito.
In rete i blog sono pieni di commenti di genitori preoccupati, pedagogisti e psicologi che cercano di fornire risposte ai ragazzi che cercano di acquistare nuovo “braccialetti del sesso” online.
Le istituzioni locali di diverse città brasiliane hanno già proposto progetti-legge per proibire ai giovani di indossare i braccialetti in ambienti scolastici.
Ma il tema principale continua a essere trascurato, un tabù offuscato dietro l’ombra di un gioco: il sesso tra adolescenti.
Lo stesso Ministero della Salute ha dichiarato che il numero di giovani sessualmente attivi è aumentato radicalmente negli ultimi 10 anni.
Uno studio al riguardo, pubblicato nel 1998, evidenziava come tra i giovani tra i 16 e i 19 anni il 56,5% dei ragazzi e il 41,4% delle ragazze fosse sessualmente attivo. Questi dati possono essere paragonati ai risultati di un simile studio pubblicato nel 2005 da cui risulta che la percentuale dei ragazzi è aumentata fino ad arrivare al 78,4% e quella delle ragazze al 68,5%.
Cifre che rendono impellenti nuove capillari diffusioni di programmi di educazione sessuale, oltre al rafforzamento di quelle già esistenti.
Le istituzioni scolastiche dovrebbero rendersi principali protagoniste di questo dialogo con i giovani, tenendo conto del fatto che il numero di ragazzi che hanno rapporti sessuali a scuola è elevatissimo, e il gioco che si cela dietro le “pulseiras do sexo” ne è solo un esempio.
Bisognerebbe implementare programmi di salute, gruppi di discussione con una partecipazione effettiva e quotidiana di professionisti della salute, affinché gli adolescenti possano avere risposte per quello che riguarda gli aspetti che riguardano la salute riproduttiva.
I poliambulatori e consultori pubblici devono essere preparati ad accogliere la popolazione adolescente di questo paese per riuscire a rendere effettivi i programmi di prevenzione, sia per quanto riguarda la contraccezione e la pianificazione familiare per arrivare a diminuire il numero di gravidanze indesiderate (in Brasile l’aborto è tutt’ora illegale), sia per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
Le istituzioni scolastiche delle realtà locali, invece, si preoccupano di nascondere il tema e di preservare il buon costume dei municipi locali.
Un assessore del comune di Navengantes (nello stato di Santa Catarina), in seguito all’approvazione di un progetto-legge che proibisce l’uso dei braccialetti nelle scuole della rete municipale, durante una conferenza stampa ha fatto vergognosamente rimbalzare la responsabilità su un’altra istituzione, certamente spesso debole e carente: la famiglia.
Sono gli stessi genitori degli alunni che dovrebbero parlare con i loro figli in casa. Speriamo che questa legge termini l’ esposizione dei rapporti sessuali degli adolescenti nel municipio.
Se l’importante è non “esporre” il fatto che gli adolescenti abbiano precoci e promiscui rapporti sessuali, allora il tabù rimane intatto in un Brasile in cui le donne sono vittime di aborto clandestino, gravidanze adolescenziali e a rischio di contagio di AIDS (uno studio realizzato nel 2007 ha dimostrato che su un campione di 820 giovani tra i 13 e 19 anni, il 2% risulta essere sieropositivo).
Ma la richiesta di un maggiore dialogo può essere accettabile solo se inserita in un quadro generale di cooperazione e alleanza tra le varie istituzioni per la tutela della risorsa più grande che il Brasile ha a disposizione: i giovani.

Sarah Reggianini, casco bianco ProgettoMondo Mlal in Brasile nel progetto “La strada delle bambine

martedì 16 marzo 2010

Nuovi educatori per "La strada delle bambine"

João, educatore e studente di scienze infermieristiche, e Monica, educatrice con anni di esperienza in realtà molto dure, si sono ora uniti a Wanderley, Rodrigo e Francesca (la nostra cooperante ProgettoMondo Mlal), già educatori del progetto "La strada delle bambine". Entrambi avevano partecipato al corso di formazione per educatori di strada conclusosi lo scorso 25 febbraio e organizzato da Consorzio Trama, partner locale di ProgettoMondo Mlal nel progetto.
L’entrata di Monica e Joao costituisce fonte di rinnovate energie per la squadra degli educatori di strada che potranno così dedicare più tempo alle zone di loro competenza permettendogli di instaurare relazioni più forti con il pubblico a cui si rivolge “La strada delle bambine”: bambini e adolescenti nella lotta allo sfruttamento sessuale di minori, professionisti del sesso (donne adulte prostitute, travestiti e transessuali) per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e al traffico di persone.
Monica, João, Rodrigo, Wanderley e Francesca saranno dunque presenti nei quartieri di Barra da Tijuca, Central do Brasil, Campo de Santana, Lapa, Quinto de Boa vista e Copacabana di Rio de Janeiro, inoltre nella città di Duque de Caxias, dove ha sede il Projeto Legal.
Con l'inizio del 2010 era infatti stato avviato uno studio minuzioso del territorio per far sì che i potenziali educatori potessero essere presenti nelle zone di massima emergenza per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale di minori e il traffico di persone.
Le aree di Barra da Tijuca e Copacabana sono ad esempio molto conosciute soprattutto per l'alto numero di turisti sessuali, e da anni Wanderley sensibilizza le giovani prostitute e i travestiti sul tema del traffico; la Central do Brasil e Quinto da Boa Vista sono zone invece frequentate da moradores de rua (senza fissa dimora) e ragazzine dipendenti da droghe, che si prostituiscono per pochi reais.
Campo de Santana è il quartiere informalmente dedicato alle prostitute più anziane e Lapa, famosa a livello internazionale per la vita notturna, è luogo esclusivo dei travestiti e transessuali.
A Duque de Caxias, infine, è stata constatata l'importanza di rafforzare le attività per raggiungere tutti e quattro i distretti della città, in quanto Consorzio Trama riconosce l'assoluta importanza di mantenere una forte presenza in un'area della Grande Rio afflitta da povertà estrema, degrado sociale e mancanza di opportunità per i giovani che nascono e crescono in favelas.

Sarah Reggianini, Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Brasile

lunedì 15 febbraio 2010

A Rio contro lo sfruttamento sessuale: prevenzione e formazione

Bambini arrestati senza ragione e senza difesa legale. Morti o portati via dalla strada solo perché poveri, neri e per questo considerati senza diritti. Ma anche bambini vittime di tratta e di sfruttamento sessuale, oltre che del traffico di organi o di quello delle adozioni. È il triste scenario che fa da sfondo ogni giorno alla realtà brasiliana e che, per essere fermato, ha bisogno di una presa di responsabilità prima di tutto da parte dello Stato.
Almeno è quanto pensa Projeto Legal, un'organizzazione non governativa che dal 1993 sviluppa progetti sociali nel campo della difesa, della sicurezza e la promozione dei diritti umani, in particolare di bambini e adolescenti: meno assistenzialismo quindi e più difesa dei dritti umani.
L'organizzazione è partner di ProgettoMondo Mlal nel programma “La strada delle bambine”, nato proprio per arginare lo sfruttamento della prostituzione minorile e prevenire le malattie sessuali.
L'ottica è di muoversi in una prospettiva più qualitativa che quantitativa, nella consapevolezza che i problemi che emergono sono la punta di un iceberg che rivela una serie di responsabilità nascoste.
Da qui l'impegno a lavorare soprattutto nella formazione (sia di insegnanti che di bambini e ragazzi) attraverso professionisti della salute ma persino la polizia stessa, per sensibilizzare e promuovere un controllo sociale, visto come maggiore vigilanza e partecipazione oltre che realizzazione di politiche sociali nuove.
Il direttore esecutivo dell'organizzazione è anche il presidente del consiglio di difesa di bambini e adolescenti dello stato di Rio, considerato il secondo Stato per denunce di abusi e sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti. È qui che si trovano le 3 sedi di Projeto Legal, sia in città che nella periferia a nord dove, soprattutto a Duque De Caxias, mancano servizi e infrastrutture, e le condizioni di vita assomigliano a quelle di una favela.
Proprio in questa zona ProgettoMondo Mlal sta rafforzando il lavoro di mappatura dello sfruttamento sessuale, insieme a quello di formazione sia degli insegnanti che dei giovani, meglio agganciabili proprio tramite il canale della scuola.
Ma il lavoro si fa anche fuori, sulla strada. Per esempio con la campagna promossa sempre da Projeto Legal nei punti di sosta dei camionisti, come i distributori di benzina, là dove l'incontro con le piccole prostitute minorenni è all'ordine del giorno.
In questo senso si cerca di arrivare direttamente all'utenza, per far capire, in questo caso ai camionisti, che andare con una minorenne significa commettere un crimine. Che anche se, come succede, le piccole prostitute pur di guadagnarsi qualcosa da mangiare, li provocano nella loro virilità accusandoli di non essere veri uomini se non accettano un rapporto con loro, si tratta appunto di provocazioni dettate dalla disperazione a cui bisogna saper rispondere con un no fermo.
Il lavoro, certamente, va fatto anche con le famiglie e le comunità locali, parlando di educazione e salute. Perché non accadano episodi in cui le stesse madri svendano le proprie figlie per un bicchiere di birra o per pagare debiti, per esempio, per questioni di droga.
Ma le denunce sono poche, meno del 2%, e per questo è necessario più che mai un lavoro di prevenzione e mappatura del fenomeno.

lunedì 9 novembre 2009

La strada delle bambine. Se ne parla a Piacenza

I diritti dei minori contro tratta e prostituzione. Questo il tema dell'incontro che si svolgerà giovedì 12 novembre a Piacenza, nel Centro Spazio di via Manzoni 21.

La serata, con inizio alle 21, offrirà l'occasione di approfondire il tema della prostituzione minorile, affrontato a Rio de Janeiro da ProgettoMondo Mlal, con il programma “La strada delle Bambine”.
Ma a Rio ProgettoMondo non è solo. Ecco allora che la serata del 12 darà voce alla testimonianza diretta di due protagoniste della lotta al traffico di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione minorile: Rosimere De Souza e Graziela Contessoto-Sereno, entrambe di Projecto Legal, partner di ProgettoMondo e una delle associazioni più attive nell’ambito della denuncia e dell’assistenza legale nella grande periferia di Rio de Janeiro.
A presentarle la nostra vicepresidente, Ivana Borsotto, e Danila Pancotti di ProgettoMondo Mlal Piacenza.

Per saperne di più www.progettomondomlal.org

lunedì 2 novembre 2009

Brasile: bambine offrono sesso per scarpe, vestiti e cellulari

Secondo una recente ricerca realizzata in Brasile sul profilo di bambine e adolescenti vittime di sfruttamento sessuale, il 65% di loro usa il denaro ricevuto in cambio di sesso per comprare oggetti come cellulari, scarpe o vestiti alla moda. Inoltre, ogni dieci bambine, tre hanno dichiarato di vendere il proprio corpo perché dipendenti da droga. Il valore medio ricevuto per ogni relazione sessuale varia da circa R$ 37 a R$ 10.
Questi risultati sono stati presentati dall'istituto WCF-Brasil (Childhood), un’entità internazionale che lotta contro lo sfruttamento infantile. Alcune istituzioni specializzate in violenza contro i minori hanno eseguito la ricerca con l’appoggio di psicologi, studiando 66 casi contro bambine e 3 casi di bambini dai 10 ai 17 anni.

Il coordinatore dello studio e psicologo dell’Università Federale di Sergipe Elder Cerqueira Santos, ha dichiarato che "la ricerca, diversamente da quello che si immagina, dimostra che non si tratta di bambine in situazione di miseria assoluta, al punto da avere relazioni sessuale in cambio di cibo. La motivazione principale sono invece i beni di consumo”. Questa situazione esiste in tutti gli otto Stati in cui si è svolta la ricerca: Parà, Sergipe, Rio Grande do Norte, Piauí, Bahia, São Paulo, Mato Grosso e Rio Grande do Sul.
Un altro dato che compone il quadro di sfruttamento è l'uso di sostanze chimiche. Gli indici di uso tra le ragazze accompagnate dai ricercatori sono più alti dei padroni di consumo della popolazione della stessa età (4%): ben l´88% afferma di usare alcool e il 36% marijuana.
Più della metà delle bambine coinvolte nel mercato dello sfruttamento sessuale infantile (52%), ha affermato che avere relazioni sessuali in cambio di soldi è stata una possibilità “presentata” da amiche. Solo il 38% ha citato lo sfruttatore come una persona al di fuori del gruppo di amicizie e l’ 88% ha una famiglia anche se destrutturata.
Fonte delle notizie: giornale “O Estado de S. Paulo

FRANCESCA MENEGON, cooperante ProgettoMondo Mlal in Brasile per il progetto "La strada delle bambine"

mercoledì 26 agosto 2009

Circo sociale a Rio: un antidoto alla violenza di tutti i giorni

“Lavoriamo in parti del Brasile che contribuiscono a sostenere tristi statistiche. Con giovani il cui profilo socioeconomico è uguale o simile a quello della popolazione carceraria, in maggioranza formata da neri, poveri, con bassa scolarizzazione e un'età compresa tra i 18 e i 25 anni. Lavoriamo in contesti che confermano i numeri della PNAD (ricerca realizzata annualmente dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica) e l’indice di sviluppo giovanile dell’Unesco, che collocano lo Stato di Rio de Janeiro in cima alla classifica delle unità federali con il maggior numero di giovani morti per cause esterne (come assassini con armi da fuoco) e dove il 21% dei giovani di un’età compresa tra i 15 e i 24 anni non studia”. A pronunciare queste parole è Junior Perim, coordinatore dell'ong Crescer e Viver, impegnata a Rio de Janeiro in un progetto di circo sociale.
Ilaria Bessone si trova a Rio come casco bianco di ProgettoMondo Mlal nel progetto “La Strada della Bambine”, nato per arginare lo sfruttamento della prostituzione minorile e prevenire le malattie sessuali. Ha voluto saperne di più su una realtà che fin dal 2000 offre un'alternativa e un futuro dignitoso ad alcuni ragazzi brasiliani che vivono in situazioni a rischio.
Spiega ancora Perim: “Il maggiore contributo che un progetto sociale può dare è la formazione di soggetti. Un progetto sociale non muta effettivamente la realtà. Può promuovere cambiamenti superficiali, ma in Brasile è necessario cambiare la concezione di società, costruire una visione dello Stato diversa. Un progetto sociale forma soggetti che abbiano questa coscienza”.
A Rio de Janeiro il numero di giovani in situazione a rischio sociale è altissimo. Praça Onze (situata tra il quartiere Cidade Nova e il Centro vero e proprio di Rio) è un luogo piuttosto degradato e considerato pericoloso. Qui il tendone ha occupato parzialmente il grande parcheggio di macchine dove traffico di droga, prostituzione e furti a mano armata erano all'ordine del giorno. Inoltre, nonostante la presenza nelle immediate vicinanze di diversi centri istituzionali (tra cui la sede della prefettura, tre università, il tribunale dell’infanzia e dell’adolescenza), di edifici commerciali e culturali (il celeberrimo Sambodromo è a pochi metri), accanto alla piazza è cresciuta una favela, espandendosi sulla vicina collina.
La presenza quotidiana della violenza (che si realizzi o resti una minaccia sempre presente) nella vita degli abitanti di Rio, e in particolare in quella delle comunidades povere, fa si che la vita umana perda gran parte del suo valore.
Renata ha 19 anni e abita a São Gonçalo, il secondo municipio più popoloso dello Stato di Rio de Janeiro, conosciuto come la più grande città-dormitorio del Brasile, dove servizi e infrastrutture sono generalmente carenti. Renata percorre tutti i giorni il lungo ponte di Niteroi per arrivare a Rio: “Mi sveglio al mattino e vado a scuola, poi vengo ad allenarmi o dare lezione. Alle 6 parto per andare a casa, studio, e vado a dormire. Sono qui da quando avevo 12 anni. Il circo mi ha insegnato a convivere con le persone”.
È molto importante imparare a rispettare e prendersi cura del proprio corpo, a relazionarsi con esso in modo sano e positivo, soprattutto in un contesto in cui moltissime ragazze rimangono incinte tra i 15 e i 19 anni, e i bambini passano la maggior parte del tempo in strada, luogo più avventuroso (e talvolta più piacevole) dello spazio domestico, ma dove spesso violenza e abuso di droga sono all’ordine del giorno.
Barbara, 18 anni, abitava nella vicina comunidade. “Ho cominciato nel 2004 – spiega - perché non avevo niente da fare. Eravamo 10 amiche e sono rimasta solo io. Una mia amica veniva solo per i soldi (ci davano una borsa), le altre sono uscite per lavorare, studiare, alcune sono rimaste incinte”. Oggi Barbara ha trasformato completamente la sua vita. “Facendo circo ho imparato a essere più umile, a parlare con le persone e a non trattarle male. La convivenza mi ha insegnato ad avere un altro comportamento. Qui le persone sono diverse, sempre unite”.
Barbara si rivede in molti dei bambini che oggi frequentano i suoi laboratori. Continua: “Molti bambini si comportano come mi comportavo io: è terribile e mi viene molta rabbia ma ricordo che le persone avevano pazienza con me. Il problema maggiore in Brasile è la violenza di tutti i giorni, da parte di persone, polizia, criminali”.

mercoledì 19 agosto 2009

Traffico di persone: le leggi sono inefficaci

Fermati, guarda, ascolta. Queste le tre parole chiave della campagna dell’Alleanza Globale contro il Traffico di Persone (GAATW) che mira a promuovere urgentemente un meccanismo di revisione del Protocollo di Palermo, il “Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini”. Si tratta di uno dei tre documenti addizionali alla Convenzione contro il Crimine Transnazionale Organizzato: adottato nel 2000 ed entrato in vigore nel dicembre del 2003, finora è stato ratificato da 130 stati. Oltre ad essere il primo strumento internazionale a contenere una definizione condivisa di “traffico di persone” e a riconoscerne i vari tipi, anche a scopi diversi dallo sfruttamento sessuale, il protocollo intende spronare la cooperazione internazionale perché si attivi nelle indagini e nei processi riguardanti casi di traffico di persone, e informi le legislazioni nazionali in materia, nel pieno rispetto dei diritti umani delle persone trafficate.
Secondo la GAATW e le organizzazioni membro (tra cui anche Projeto Trama, partner di Progetto Mondo Mlal a Rio de Janeiro nel programma “La strada delle bambine”) non sempre questo avviene. Spesso i diritti delle persone trafficate sono violati e i governi utilizzano il Protocollo per soddisfare i propri obiettivi politici: la lotta al traffico di persone diventa una scusa per chiudere le frontiere, reprimere l’immigrazione clandestina e ridurre quella regolare. Il documento “Danno Collaterale” della GAATW denuncia l’inefficacia delle leggi contro il traffico di persone che non sono riuscite a contenere il fenomeno, né a migliorare la situazione per le persone trafficate. Le violazioni più gravi riguardano l’impossibilità di accedere alla giustizia in modo effettivo e tutelato, le condizioni igienico-sanitarie inadeguate e le scarse informazioni ricevute circa i propri diritti politici e civili.
Per istituire un meccanismo di revisione imparziale e trasparente, gli stati dovrebbero appunto “fermarsi, guardare e ascoltare”: chiedersi cosa sia stato realmente fatto finora per fermare il traffico delle persone; riflettere sui progressi realizzati e le lacune ancora esistenti; valutare le leggi e le politiche volte a combattere il traffico di persone; prestare attenzione alle voci delle persone trafficate e della società civile, implementando un meccanismo di consulta e tenendo conto delle opinioni non governative.
Dal 28 al 30 settembre i rappresentanti di alcuni governi chiave si riuniranno a Vienna per decidere se un meccanismo di revisione della Convenzione contro il Crimine Transnazionale Organizzato è effettivamente necessario. Si tratta di un’occasione fondamentale per far sentire la propria voce.
Per firmare la petizione diretta ai paesi che hanno ratificato il Protocollo di Palermo: http://www.gopetition.com/online/28934.html

ILARIA BESSONE, casco bianco nel progetto “La strada delle bambine

lunedì 10 agosto 2009

Gli adolescenti brasiliani e le morti per omicidio, un nuovo indice

Gli omicidi, spesso con armi da fuoco, rappresentano il 46% delle cause di morte per i giovani brasiliani tra i 12 e i 18 anni. È quanto risulta dalle ricerche realizzate nell’ambito del programma Riduzione della Violenza Letale contro Adolescenti e Giovani, coordinato dall’Observatório de Favelas e realizzato in collaborazione con l’Unicef, la Segreteria Speciale di Diritti Umani della Presidenza della Repubblica (SEDH/PR) e il Laboratorio di Analisi della Violenza dell’Università dello Stato di Rio de Janeiro (LAV-Uerj). Il Programma di Riduzione della Violenza Letale punta alla promozione di azioni di sensibilizzazione, articolazione politica e monitoraggio, in modo da garantire priorità al tema nell’agenda governativa.
L’Indice di Omicidi nell’Adolescenza (Índice de Homicídios na Adolescência, IHA) sviluppato per misurare l’impatto della violenza sugli adolescenti brasiliani e divulgato lo scorso 21 luglio, rappresenta il rischio di essere vittima di omicidio in 267 città con più di 100.000 abitanti. Il panorama è allarmante: si stima che, se la situazione non cambia radicalmente, tra il 2006 e il 2012 il numero di adolescenti assassinati potrebbe superare le 33 mila unità.
Genere, razza, età e territorio costituiscono fattori che aumentano le probabilità di essere vittima di omicidio. I maschi sono circa 12 volte più vulnerabili delle femmine, i neri tre volte in più rispetto ai bianchi. Venti i municipi in cui si registrano 5 o più omicidi per 1000 adolescenti. Tra questi, al settimo posto, con un IHA pari a 6,1 nel 2006, il municipio di Duque de Caxias, nella Baixada Fluminense contigua a Rio de Janeiro: qui ProgettoMondo Mlal sta portando avanti il progetto “La strada delle bambine”, per arginare lo sfruttamento della prostituzione minorile e prevenire le malattie sessuali.
Secondo le istituzioni partecipanti, lo studio non fa che sottolineare la necessità di implementare ed ampliare i programmi e le azioni a favore della promozione dei diritti umani di bambini e adolescenti in tutto il paese.

ILARIA BESSONE, casco bianco in Brasile con ProgettoMondo Mlal

giovedì 18 giugno 2009

Da Rio: alcuni dati sulla violenza sessuale sui minori

A Rio de Janeiro e nella circostante regione metropolitana si registrano molti più casi di abusi rispetto a quelli di sfruttamento sessuale, che hanno una minore visibilità e raramente vengono denunciati. Ilaria Bessone, casco bianco di ProgettoMondo Mlal a Rio, ha partecipato a una serie di incontri finalizzati a divulgare i risultati del Diagnostico Rapido Partecipativo (DRP) e a formulare il Piano Operativo Locale. Il DRP è stato realizzato intervistando - tra l'ottobre del 2008 e il maggio del 2009 - entità già esistenti sul territorio, che offrono servizi di prevenzione e/o assistenza nei casi di violenza sessuale (ong, Consigli Tutelari municipali, centri di salute, polizia).
Dai dati raccolti, è emerso che il tipo prevalente di violenza sessuale a São João è costituito da abusi, nel 55% dei casi consumati all’interno della famiglia su bambine molto giovani, tra 0 e 6 anni. Solo il 13% delle violenze sessuali sarebbe invece riconducibile a sfruttamento che, nel 71% dei casi, riguarda adolescenti tra i 13 e i 17 anni. Anche i dati relativi a Duque de Caxias rivelano una bassa visibilità dello sfruttamento sessuale (solo il 2% dei casi registrati), rispetto ai casi di abuso interno alla famiglia (64%) e esterno (34%). Carlos Nicodemos, presidente di Projeto Legal che è partner di ProgettoMondo Mlal nel progetto “La strada delle bambine”, ha evidenziato l’importanza di un intervento in un contesto in cui le denunce registrate dal numero telefonico disque 100 sono aumentate del 65% tra il primo semestre del 2008 e il primo del 2009. Se da un lato questo può essere visto come un “buon” segno (sono in aumento le persone che denunciano le violenze), dall’altro si tratta di un dato piuttosto allarmante. Per questo il nuovo progetto intende affermare i diritti dei bambini e delle bambine non solo come vittime ma come cittadini e protagonisti attivi della loro storia e della lotta alla violenza, e mobilitare l’intera società per una maggiore protezione di bambini e adolescenti. “La strada delle bambine” potrebbe contribuire in modo significativo a una fase decisiva per la lotta alla violenza e allo sfruttamento sessuale nella regione metropolitana di Rio de Janeiro.

giovedì 28 maggio 2009

Brasile: triplicare il fondo per l'infanzia

L'Ordine degli Avvocati del Brasile di Rio de Janeiro (OAB-RJ) ha assunto la presidenza del Consiglio Statale di Difesa del Bambino e dell'Adolescente (CEDCA) per il biennio 2009-2010. Per la prima volta nel Consiglio, l'OAB-RJ sarà rappresentato dall'avvocato Carlos Nicodemos del consorzio Projeto Trama, nuovo partner di ProgettoMondo Mlal nel progetto “As estradas das meninas”, nato per arginare lo sfruttamento della prostituzione minorile e prevenire le malattie sessuali. Il CEDCA è responsabile per la fiscalizzazione e la deliberazione di politiche per l'infanzia nello Stato, e include rappresentanti del settore pubblico e privato. “Nel discorso di insediamento del 29 aprile – riporta Ilaria Bessone, casco bianco a Rio de Janeiro per ProgettoMondo Mlal - Carlos Nicodemos ha sottolineato l'importanza del dialogo con la società e con il secondo settore per la costruzione e l'implementazione di politiche pubbliche a favore di bambini e adolescenti. Inoltre, ha annunciato l'obiettivo di triplicare il fondo per l'infanzia e l'adolescenza del CEDCA, attualmente pari a circa un milione e mezzo di Reais”.

sabato 23 maggio 2009

Più garanzia per i diritti umani

Garantire i diritti e l'accesso alla giustizia a lavoratori, migranti, e persone trafficate. È su queste tematiche che, dal 4 al 7 maggio, si è tenuto a Rio de Janeiro l'incontro internazionale della Rete America Latina contro il Traffico delle Persone (REDLAC-GAATW).
Gaatw (Global Alliance Against Traffic in Women) unisce più di 90 Ong in tutto il mondo, tra cui organizzazioni per i diritti dei migranti, organizzazioni anti-traffico, gruppi auto-organizzati di lavoratori emigrati, lavoratrici domestiche, sopravvissuti da esperienze di traffico e professioniste del sesso, organizzazioni di diritti umani e di diritti delle donne, e fornitori diretti di servizi. La visione di GAATW sul traffico umano è strettamente connessa al tema delle migrazioni di forza lavoro. Per questo promuove e difende i diritti umani di tutti i migranti e delle loro famiglie contro la minaccia di un mercato del lavoro sempre più globalizzato, e rivendica standard di sicurezza per i lavoratori migranti, durante il processo di migrazione come all'interno dei settori di lavoro formali e informali. La REDLAC riunisce le 16 organizzazioni dell'America Latina e dei Caraibi membri di GAATW. Le Ong brasiliane appartenenti all'alleanza sono 7: tra queste anche Projeto Trama, partner di ProgettoMondo Mlal a Rio, per il progetto “La strada delle bambine”.
All'incontro di inizio maggio era presente anche Ilaria Bessone, in servizio civile con ProgettoMondo Mlal proprio per seguire questo progetto finalizzato ad arginare lo sfruttamento della prostituzione minorile e prevenire le malattie sessuali. Scrive del convegno: “Il recente interesse della comunità internazionale per il tema del traffico di esseri umani e l'implementazione degli strumenti giuridici formulati (primo fra tutti il Protocollo di Palermo) è risultato spesso in politiche repressive nei confronti di prostituzione e immigrazione. La GAATW auspicherebbe, al contrario, politiche più focalizzate sulla garanzia dei diritti umani. In questo senso, il 6 maggio è stata realizzata un'azione per attirare l'attenzione del pubblico: i circa 40 partecipanti all'incontro sono saliti sul Pao de Açucar, simbolo di Rio, mostrando messaggi di rivendicazione dipinti su teli bianchi”.

lunedì 18 maggio 2009

Una mappa delle situazioni di sfruttamento sessuale infantile in Brasile

Rafforzare l'articolazione di autorità pubbliche e società civile nei diversi municipi, puntando a stimolare dialoghi e a promuovere la mobilitazione delle forze locali attraverso la mappatura delle situazioni di sfruttamento sessuale. È questo lo scopo del PAIR, Programma di Azioni Integrate e di Riferimento per la Lotta alla Violenza Sessuale Infantile e Giovanile in Brasile che, nello Stato di Rio de Janeiro, è rappresentato dall'Associazione Brasiliana Terra dos Homens. Il 13 e 14 maggio il PAIR ha realizzato il primo seminario nel Municipio di Sao Joao de Meriti, nella Baixada Fluminense vicina a Rio. Nella stessa area e nella capitale saranno realizzati altri seminari a maggio e giugno, per divulgare i dati raccolti durante la mappatura in ogni municipio e a elaborare un piano operativo locale che risponda ai problemi identificati. Inoltre il programma intende sensibilizzare e mobilizzare i diversi settori della società, governativi e dei media per incentivare l'opinione pubblica a denunciare le situazioni di violenza sessuale e premere per l'implementazione di politiche pubbliche. Maggio è un mese importante in questo senso: il 18, in Brasile, è la data riconosciuta nazionalmente come Giorno della Lotta all'Abuso e allo Sfruttamento Sessuale Infantile e Giovanile. Ilaria Bessone, casco bianco per ProgettoMondo Mlal a Rio de Janeiro, segue con attenzione le attività del Pair, in quanto impegnata nel progetto "La strada delle bambine", la cui finalità è proprio quella di contenere i fenomeni di emarginazione e prostituzione giovanile, anche attraverso una campagna di prevenzione su Aids e altre malattie sessuali.