Visualizzazione post con etichetta turismo responsabile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta turismo responsabile. Mostra tutti i post

martedì 9 agosto 2016

SOLPAYKI PERU!


Il primo paese con cui entriamo in contatto arrivati sull'altopiano andino è Sicuani. Qui, nei due giorni di permanenza, i componenti del GIES Canchis ci accompagnano a visitare alcune realtà che fanno parte della loro associazione. Così, come per le cooperative di cafetaleros, anche in questo caso ci viene spiegato come la cooperativa sia una struttura solidale che si pone l'obiettivo di fortificare le capacità dei produttori per fare sì che il loro lavoro sia fonte di un'economia sostenibile. 
Abbiamo l'onore di partecipare anche a una “Huatya”, evento della comunità in cui le donne ci permettono di condividere con loro un momento importante della tradizione rurale, quale è il pranzo che si fa nei campi durante la stagione della raccolta. 
Il giorno seguente partecipiamo alla "feria" che, in accordo con il Comune, l'organizzazione propone mensilmente per promuovere le produzioni delle associazioni aderenti al GIES. Questi momenti rappresentano un’occasione importante, non solo da un punto di vista economico di vendita, ma anche e soprattutto un momento di condivisione col tessuto sociale di appartenenza. 
Dopo Sicuani, ci spostiamo ad Ayaviri dove conosciamo l'associazione CEPAS Puno. E’ un'associazione locale, sempre di matrice solidale, che ha l'obiettivo di accompagnare i gruppi di donne e le comunità con attività di sostegno quali il microcredito e la commercializzazione dei prodotti, curandone anche la qualità e la provenienza biologica
Ultimamente, alcuni giovani del CEPAS hanno dato vita ad una nuova cooperativa, Tarpuy, con l'obiettivo di promuovere una cultura diversa rispetto a quella che propone la Tv peruviana. A questo proposito organizzano, con l'ausilio di dispositivi audiovideo, cineforum e attività culturali nelle scuole. 
GIES Canchis e CEPAS Puno sono tra le associazioni locali con cui collabora l’ong ProgettoMondo Mlal nel progetto biennale “Economia solidale”, iniziativa di cooperazione per il potenziamento della rete di economia solidale e dell’equità di genere delle popolazioni rurali, cofinanziato dal Fondo Italo-Peruviano (Fip). 
Come ultima tappa del nostro viaggio visitiamo l'isola di Amantani, sul lago Titicaca. Sotto un cielo con così tante stelle come non ne ho mai viste, arriva per me il momento di ringraziare chi ha reso possibile tutto questo: ProgettoMondo Mlal che mi ha permesso di visitare e vivere il Perù "dalla parte giusta"; i compañeros con cui ho condiviso questa esperienza, quelli partiti con me dall'Italia e quelli che ho conosciuto qui, sia italiani che peruviani, che hanno saputo giorno per giorno mostrarci luoghi incantevoli, quanto a volte ostici, come la Selva e l'altopiano andino; il Comune di Piacenza, lo SVEP e il progetto “Kamlalaf in viaggio con Erodoto” con la speranza che possano continuare ad offrire ai giovani l'opportunità di vedere il mondo da un altro punto di vista
Il Perù è un luogo meraviglioso, che in certe zone, lontano dalle grandi città, soprattutto là dove si è svolto il nostro viaggio, chiede alla sua gente un prezzo alto in termini di fatica e di adattabilità. Abbiamo conosciuto persone, soprattutto donne, che rispondono però quotidianamente a questa richiesta con grande umiltà, dignità e rispetto profondo per la Pachamama (Madre Terra). 
Solpayki Peru (grazie Perù)!

Federica Nembi
Kamlalaf - ProgettoMondo Mlal Perù 2016


lunedì 1 agosto 2016

..TRA I BAMBINI LAVORATORI, I CAFETALEROS E LE ROVINE INCA..

L’edizione 2016 di Kamlalaf, un progetto di turismo responsabile del Comune di Piacenza, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni per promuovere l’incontro e la solidarietà tra Nord e Sud del mondo, ha portato in Perù un gruppo di piacentini che, con la nostra Danila Pancotti  fino al 6 agosto visiteranno i programmi di cooperazione di ProgettoMondo Mlal.
Ecco il racconto di Federica Nembi:
"Dopo un’intensa giornata con i bambini lavoratori nel centro educativo del “Movimiento de Adolescentes y Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos – MANTHOC”, abbiamo potuto comprendere bene le parole di Alejandro Cussianovich quando, nell’incontro che abbiamo avuto prima con lui, ci diceva: “la solidaridad es la ternura de los pueblos”.
Infatti i ragazzi ci hanno preso per mano, facendoci osservare con orgoglio, attraverso le vie di Yerbateros, il lavoro dei loro genitori, a cui quotidianamente partecipano, al mercato e, districandosi nei vicoli, ci hanno aperto la porta di casa. Qui il Centro educativo svolge un ruolo importante per lo sviluppo educativo di questi ragazzi, offrendo il servizio di una mensa, organizzando attivitá di dopo scuola e accompagnando la promozione di iniziative per incentivare le politiche pubbliche.
Li abbiamo salutati uno a uno e, per ultima, abbiamo salutato Lima... All’indomani, infatti, ci saremmo risvegliati nella Selva.
Qui a Pichanaki abbiamo potuto conoscere le cooperative locali dei “cafetalores” che ci hanno mostrato l’intera filiera produttiva e introdotto alle differenti situazioni di precarietà e povertà, legate alla scarsa copertura di servizi pubblici in zone rurali e al bassissimo livello di copertura previdenziale.
É in questo ambito che si inserisce il progetto Caffè Corretto, iniziativa promossa da ProgettoMondo Mlal in collaborazione con le principali Federazioni Nazionali di produttori di Caffè di Perù e Bolivia.
Il progetto ha come obiettivo quello di contrastare appunto, in 5 zone di produzione di Perù e Bolivia (nelle regioni di Cajamarca, Junin, Puno, La Paz), gli attuali livelli di precarietà che caratterizzano i lavoratori e le lavoratrici delle filiere di caffè, contribuendo al riconoscimento della dignità del lavoro a partire da un migliore accesso ai servizi pubblici e a forme di previdenza sociale adeguata, nel quadro del rafforzamento del modello associativo rurale.
Dopo questa esperienza abbiamo proseguito alla volta di Cusco dove, mentre visitavamo luoghi dal forte richiamo turistico, abbiamo avuto la fortuna di alloggiare presso l’accogliente centro Yanapakusun, che svolge un importante lavoro con le giovani adolescenti in stato di vulnerabilita’ sociale (per informazioni sul centro ed eventuali prenotazioni in caso di viaggio a Cusco potete aprire il sito www.yanapanakusun.it).
E’ arrivata l’ora di salutare anche Cusco ed entrare nell’altipiano andino peruano!
Tupananchiskama!

Federica Nembi
Kamlalaf – ProgettoMondo Mlal Perú 2016

martedì 11 novembre 2014

La ruta del Che

Il viaggio di Alberto e Dimitri è ormai giunto a metà percorso per una tappa importante di cui anche noi vogliamo condividere il racconto: è il passaggio per la ruta del Che, la strada da percorrere per raggiungere il luogo in cui nel '67 fu ucciso Ernesto Guevara.
Il loro viaggio continua e con esso anche l'impegno solidale e la raccolta fondi per sostenere i progetti che hanno visitato e visiteranno. Vi invitiamo quindi a fare un giro sul loro blog per seguire la loro coraggiosa impresa e magari a contribuire con una donazione.
Buona lettura!

 “Nessuno possiede una risposta onesta, né un’azione coerente che garantisca una reale speranza per i quasi 300 milioni di esseri umani - in gran parte sconsolatamente poveri - che costituiscono la popolazione dell’America Latina; i quali nel giro di 25 anni saranno 600 milioni e hanno diritto a una vita materiale, alla cultura e alla civiltà.

Il silenzio sarebbe, dunque, il comportamento più dignitoso di fronte al gesto del Che e di coloro che caddero con lui per difendere le sue idee con coraggio: perché l’impresa che questo pugno di uomini realizzò, guidato dal nobile ideale di liberare un continente, resterà come la prova più grande di quello che la volontà, l’eroismo e la grandezza umana possono conseguire.

Un esempio che illuminerà le coscienze e condurrà la lotta dei popoli dell’America Latina, perché il grido eroico del Che arriverà alle orecchie attente dei poveri e degli sfruttati per i quali diede la sua vita e molte braccia si alzeranno per impugnare le armi e ottenere la definitiva liberazione.”

Fidel Castro
(Prefazione a "Diario del Che in Bolivia")

Un viaggio nel viaggio. Sucre - La Higuera (tragitto più lineare per raggiungere il luogo dove "han matado al Che") sono 600 km, 300 dei quali di sterrato duro, senza cartelli stradali, senza distanze chilometriche, attraverso zone disabitate.
Ci abbiamo messo 15 ore di auto, 5 in più del previsto. Lungo i finestrini scorrono vallate, vallate e vallate con paesaggi da far west e temperature torride. Il pensiero, inconfessabile per entrambi, era: "se ci si ferma la macchina (sul cui stato di manutenzione non potevamo certo garantire) ci ritrovano morti di sete tra una settimana”. Dunque il massimo delle energie era investito nel tifo per la nostra auto, momento per momento, ma ci siamo sforzati anche di goderci questi paesaggi sconfinati dove l'uomo non è ancora "arrivato" del tutto.
Al bivio decisivo, prima di girare per La Higuera, abbiamo proseguito per Pucara perché, in questi casi, tocca fare i conti (e farli con precisione) con i litri di benzina.
A Pucara doveva esserci il rifornimento ma, arrivati in Paese, ci hanno informato che le scorte erano terminate da giorni: ciò significava rimanere lì, per giorni, in attesa dei rifornimenti.
Per fortuna un signore ci ha suggerito di provare con il gommista che probabilmente aveva qualche litro di riserva e per fortuna il gommista ce l'ha venduto.
Torniamo al bivio e prendiamo per La Higuera. Si capisce che si sta cercando di rendere “commerciale” anche il posto della morte del Che: la strada è stata infatti ribattezzata “Ruta del Che”. Ma molti non ce la fanno. Arrivare qui è semplicemente massacrante.
La Higuera è composta da poche case, immerse nel silenzio del frinire delle cicale sotto il sole, in un caldo asfissiante. Così doveva essere quel 9 ottobre del 1967, quando un colpo di pistola ordinato dalla Cia metteva fine alla vita di Ernesto Guevara, detto "El Che", e faceva nascere un mito.
L'angolo della scuola elementare in cui sarebbe avvenuta l'esecuzione appare macchiato di scuro e all’interno dell’edificio c'è fresco. Oggi, anche per la penuria di bambini ormai migrati in città, è diventato un "museo" dove con pochi cartelloni si racconta la sua storia e che raccoglie molte fototessere di quei pochi che vengono fino qui per testimoniare il loro attaccamento al mito del Comandante.
Nessuno ha deposto fiori perché la vegetazione circostante è formata da arbusti e i fiori acquistati in città non reggerebbero il viaggio.
Alberto strappa il frontespizio della sua copia del "Diario del Che in Bolivia" e lo usiamo per scriverci un messaggio con i nomi nostri e di chi ha chiesto di far arrivare fin qui un segno.
Quando è morto, il Che aveva 39 anni. La nostra età. Ci impressiona confrontare le nostre vite alla sua. Ci impressiona anche pensare a un argentino che lascia onori e seguaci per morire insieme a un gruppo di compagni di Paesi diversi qui, in mezzo alle montagne boliviane, cercando di riscattare un continente senza sostegno né solidarietà… Questa la grandezza del Che e del suo manipolo.
Rimaniamo a La Higuera solo 30 minuti, perché il ritorno sarà lunghissimo. Nei 150 km di sterrato e poi negli altri 150 di asfalto diamo passaggi a diversi boliviani che, come da usanza locale, sono sul bordo della strada con il pollice alzato: una mamma con due bambini e la nonna, un campesino di 69 anni, un 25enne.
Nessuno di loro conosce la figura del Che. Nemmeno il 69enne che al tempo c'era, e che da 69 anni guarda alla luna per piantare patate, nemmeno il 25enne che, deposta la vanga, ha trovato impiego in una ditta che costruisce strade.

Alberto Vaona e Dimitri Avesani
Cicloblogger
Pedalande 2014

Leggi il loro blog

mercoledì 8 ottobre 2014

Il mondo a scuola, a scuola del mondo

In moltissime classi delle scuole della provincia di Cuneo vi sono studenti marocchini provenienti da Beni Mellal e dalla vicina Khouribga, spesso accanto ad altri stranieri; la loro vita a scuola è simile a quella dei compagni ma tra essi il ritardo scolastico raggiunge livelli molto alti soprattutto per i maschi. Le ragazze, più determinate, studiano tantissimo ma in modo mnemonico. Apparentemente sono ormai integrati ma le loro famiglie vivono spesso isolate; le madri non vogliono neppure imparare le lingua nell’attesa che i figli si accasino, magari tornando alla casa in Marocco.
Nelle ultime settimane, 30 insegnanti delle 73 scuole della provincia di Cuneo aderenti al progetto “Il mondo a scuola, a scuola del mondo” della Fondazione Crc, hanno partecipato a un viaggio studio in Marocco, realizzato in collaborazione con l'Ong ProgettoMondo Mlal, per conoscere da vicino la regione di Tadla Azilal, l'area da cui proviene la maggior parte della popolazione marocchina presente in provincia di Cuneo.
La Fondazione Crc, che da tre anni promuove il progetto “Il mondo a scuola, a scuola del mondo” sui temi dell’educazione interculturale, e la Giunta di Dirigenti che coordinano le attività, hanno accolto la proposta dell’Ong ProgettoMondo Mlal, che interviene attraverso programmi di sviluppo in America latina e in Africa, prioritariamente orientati ai temi dello sviluppo psicofisico, culturale e sociale di bambini, adolescenti e giovani, appartenenti a fasce sociali vulnerabili. Un viaggio pensato per acquisire elementi di conoscenza dell'antropologia culturale marocchina, al fine di rendere più efficaci i percorsi di inserimento scolastico degli alunni di origine marocchina (e straniera in generale) che frequentano le scuole della provincia di Cuneo, contribuendo alla gestione pedagogica e didattica dei cambiamenti in atto nella scuola e nella società, attraverso lo strumento dello scambio interculturale.
Gli insegnanti hanno conosciuto un mondo pieno di contraddizioni, dove la crescita economica convive con livelli di povertà significativi; lo sviluppo punta sulla scuola e sull’educazione, per non lasciare spazio a estremismi politici, lo Stato fornisce i libri per contrastare l’abbandono, le comunità locali istituiscono le mediateche per accrescere lo spazio scolastico su base volontaria, le politiche educative si interessano a sistemi diversi mettendosi serenamente in discussione. La ragazza col velo
che discute alla pari con i suoi insegnanti, i docenti che lavorano gratuitamente al pomeriggio con studenti motivati ad apprendere sono aspetti significativi di questo Paese d’emigrazione, divenuto recentemente anche di accoglienza. Qui ci si preoccupa seriamente dell’emigrato che torna disorientato e privo di voce, non conosce l’arabo classico, ha dimenticato il marocchino e parla un francese stentato, come razionalmente si esaminano le tendenze all’intolleranza nei confronti della recente immigrazione subsahariana, cercando rimedi efficaci.
Nell’affrontare queste problematiche in sé già note, quello che ha sorpreso e determinato l’entusiasmo degli insegnanti cuneesi è stata la percezione di una fiducia sincera nella scuola, intesa come elemento che fa la differenza, come base anche tradizionale del sistema sociale, nonché la consapevolezza condivisa che il nostro Paese ha avuto un ruolo fondamentale e positivo nell'accoglienza dei bambini e dei ragazzi immigrati, predisponendo attività di vario genere per il loro inserimento, estese, peraltro, anche agli adulti.
Un’insegnante partecipante, a nome dei colleghi di entrambi i gruppi, ha dichiarato con entusiasmo che «Vivere il Marocco, a contatto con la gente e con chi vive la cooperazione, è stata un’esperienza estremamente arricchente sia culturalmente sia umanamente, e ci ha aiutato a non fare ciò che dice un proverbio africano, ossia “l’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce”».

Cuneo, 6 ottobre 2014

lunedì 1 settembre 2014

Il nostro viaggio solidale

Da sinistra: Alberto Vaona e Dimitri Avesani
Alberto Vaona e Dimitri Avesani, due ciclo-viaggiatori veneti, sono in partenza per l'America Latina, dove per tre mesi a una nuova scommessa sportiva affiancheranno un iniziativa di solidarietà, visitando i progetti di sviluppo di alcune associazioni e Ong italiane che operano in Sud America (tra le quali anche la veronese ProgettoMondo).
Invitiamo voi amici e lettori del nostro blog a seguire il loro diario di viaggio su pedalande2014.blogspot.it e a supportare l'impresa sostenendo la raccolta fondi "1 euro per chilometro percorso", il cui ricavato andrà a finanziare i progetti che visiteranno.

Ecco come si presentano loro:

"Il 15 settembre insieme al mio compagno di viaggio, Dimitri Avesani, partiremo per Lima (Perù), da dove in sella alla bicicletta e con le tende in spalla pedaleremo fino a Buenos Aires (Argentina), passando per Perù, Bolivia, Cile e Argentina. Si tratta di un viaggio di oltre 6.000 km - tutto a pedali - che durerà 3 mesi e che ci vedrà soprattutto sulle Ande peruviane e boliviane - oltre 6 km di altezza - in seguito nella Foresta Amazzonica (tra le popolazioni Guaraní), fino a giungere nelle grandi pianure argentine.Nel nostro percorso visiteremo luoghi spettacolari come il Colca Canyon, Macchu Picchu, il Lago Titicaca, il Gran Salár di Uyuni, le miniere del "Tío" (il diavolo) nel Cerro Rico di Potosí. Percorreremo il temibile "Camino de la Muerte" che conduce da La Paz a Coroico e esploreremo la "Sierra de l'Hombre Muerto" nel Nord argentino. Attraverseremo anche il deserto di Atacama, che forse conoscerete grazie ai libri di Sepúlveda, e quello di Lípez con i suoi laghi colorati. Saliremo nel punto più alto del pianeta in cui è possibile arrivare in bici (Vulcano Uturuncu - 6000 metri) e passeremo per i luoghi in cui fu ucciso Ernesto Che Guevara.
Non siamo nuovi a viaggi di questo tipo (vedi qui, qui e qui), ma questa volta gli aspetti sportivi, naturalistici e storici saranno accompagnati da un intento umanitario.
Nei paesi che visiteremo sono attive, infatti, diverse organizzazioni non governative e associazioni veronesi (ProgettoMondo Mlal; Ponti; Amici della Bolivia) e non veronesi (Operazione Mato Grosso, Fondazione Madonna di Monte Berico), che portano avanti progetti di cooperazione allo sviluppo ormai da decenni: progetti di accoglienza, educazione, nutrizione, recupero sociale e di sostegno legale in favore di minori; progetti di cooperazione agricola, veterinaria e di commercio equo/solidale, ma anche, come nel nostro caso, di turismo responsabile e comunitario che rende protagonisti i visitanti e i visitati grazie a un clima di inter scambio culturale.
Come già fatto in passato durante il viaggio terremo un blog,  dove sarà possibile seguire l'avventura in tempo reale, vedere i luoghi che attraverseremo, conoscere i progetti che visiteremo e sostenerli: miriamo, infatti, a raccogliere per ogni chilometro percorso 1 euro da devolvere in favore dei progetti che avremo la fortuna di conoscere.
Il ritorno è previsto per Natale 2014, sperando di non contrarre malattie come malaria, changas o dengue, o di non incappare in altri imprevisti.
Restate quindi aggiornati sul nostro blog e aiutateci a realizzare il nostro sogno!"

Alberto Vaona
Dimitri Avesani


Itinerario di Viaggio


lunedì 4 agosto 2014

Diario dal Guatemala

Anche quest'anno il progetto Kamlalaf, patrocinato dal Comune di Piacenza in collaborazione con ProgettoMondo Mlal, ha permesso ad un gruppo di giovani italiani di vivere un'esperienza di turismo responsabile in America Latina, più precisamente in Guatemala.
Accompagnati da Danila Pancotti di Mlal Piacenza: Giulia Bosi, Alessandro Ferrari, Samuele Verzi e Martina Visalli sono stati ospiti del Cemoc, il Centro Educativo di Montecristo, dove ha avuto inizio il loro percorso di turismo responsabile.
Raccontano così la loro esperienza:
Solo Oceano. Quando le nuvole si diradano, finalmente la città: Ciudad de Guatemala è una massa densa che si dilata e si comprime; di colpo un barranco, una pausa all’interno del mosaico che si stende a perdita d’occhio.
Su un pulmino ha inizio il nostro viaggio verso Chimaltenango. È ora di punta sulla Panamericana e ci fondiamo nella moltitudine di auto che lasciano la capitale: le persone ritornano a casa dentro il cassone di un pick-up, affollati dentro un vecchio autobus americano o semplicemente camminando al bordo della strada.
La nostra attenzione viene catturata da una miriade di cartelli ed insegne pubblicitarie, sempre troppo grandi per i piccoli edifici su cui si affacciano serrati, rubando ogni brandello di spazio libero, come a voler essere ciascuno il primo della fila sulla lunga linea della strada.
Salendo verso nord ovest la città lascia spazio alla foresta, così si snoda tra piccole baraccopoli dove, davanti alle case in lamiera, le donne si arrangiano vendendo una moltitudine di oggetti su banchi di fortuna.
La nostra attenzione cade sulle transenne e sui sacchi di sabbia disposti disordinatamente ai lati della strada e dietro, sulla vedetta dei militari. Il nostro accompagnatore ci spiega che il governo predispone posti di blocco armati per il controllo del narcotraffico, ma che in realtà il presidente militare ottiene, in questo modo, un controllo della popolazione più diffuso sul territorio.
A Chimaltenango ci allontaniamo dalla strada principale e percorriamo la carretera in direzione Montecristo. Il panorama cambia di nuovo: i piccoli villaggi rurali sono intervallati dai campi di mais, la gente si muove lenta in moto, a piedi o a cavallo sulla strada sconnessa che sale fino al villaggio situato tra le montagne.
Arrivati a destinazione ci troviamo di fronte alla porta di una piccola casa, ad accoglierci ci aspettano Stefano, Elisabetta e Consuelo, qui in Servizio Civile per ProgettoMondo. Ci sediamo a tavola con loro, ma le 24 ore passate in viaggio si fanno sentire ed è ora di riposarci. Per fortuna qui c’è silenzio ed è tutto tranquillo.
Il nostro primo giorno al Cemoc inizia di primo mattino in un breve momento di riflessione assieme ai ragazzi che ci porta a discutere di grandi temi quali pace e libertà; qui apprendiamo che i giovani del centro hanno dagli undici ai sedici anni e sono divisi in tre classi, così come accade nelle nostre scuole medie.
In seguito facciamo colazione e ci viene spiegato che è compito del centro educare i ragazzi a una è fondamentale prevenire la malnutrizione. La giornata prosegue quindi con le lezioni: notiamo quindi che le classi sono composte ciascuna da circa una trentina di ragazzi, con un rapporto equo tra maschi e femmine; ci viene spiegato che questo fattore non è scontato, anzi si tratta di una grande conquista che va contro la tendenza generale di escludere le donne dall’ambiente scolastico.
corretta alimentazione, poiché per una crescita realmente sana
Il piano di studi che seguono è altrettanto degno di nota, poiché oltre alle materie tradizionali come spagnolo, matematica, inglese, i ragazzi seguono anche un corso di Kaqchik, la loro lingua locale, e di Maribma, lo strumento musicale tipico guatemalteco: preservare la loro identità e la loro tradizione è considerato fondamentale.
Nel suo piano formativo il centro mette a disposizione anche dei laboratori di falegnameria, sartoria, cucina, agricoltura e lavorazione del ferro, affinché gli studenti abbiano l’opportunità di sperimentare più ambiti lavorativi e possano comprendere in cosa sono più portati, imparando così già un mestiere con cui possono fornire supporto economico alla propria famiglia.
All’interno del centro è presente anche un ambulatorio, dove due volte alla settimana è presente un dottore a disposizione dell’intera comunità.
Lo spirito del Centro si riassume nella frase “Educando en la verdad desde nuestra realidad”, che ci accoglie all’ingresso. La voglia di cambiamento e quella di rinnovamento sono i sentimenti che percepiamo in chi spera in questo progetto educativo, in chi avendo vissuto i tragici eventi storici del Guatemala, spera che la prossima rivoluzione cominci educando i più giovani a ricercare un futuro migliore: “Educare alla verità a partire dalla nostra realtà”.

I ragazzi di Kamlalaf

lunedì 19 maggio 2014

Turismo, opportunità e ricchezza

Un pubblico numeroso e interessato ha partecipato sabato 17 maggio all’incontro organizzato dal Mlal Piacenza e dal Progetto Policoro: “Dalle Ande all’Appennino. Il turismo comunitario come opportunità di sviluppo per il nostro territorio”.
Un incontro che ha presentato l’idea di un turismo diverso, lontano da canoni tradizionali di accoglienza quantitativa, per promuovere invece un’idea di turismo che promuove l’incontro, la riscoperta e la valorizzazione culturale del luogo visitato, l’impatto economico positivo a favore delle comunità. E si è partiti dalle impervie alture andine, dove il turismo comunitario offre ottimi risultati sotto il profilo sociale ed economico, per approdare alle montagne di Piacenza, gioielli grezzi di immenso valore, poco incentivati, in declino demografico e di risorse.
L’idea di proporre in città questo incontro è nata dai giovani che animano il gruppo Mlal Piacenza che, dopo aver visitato nel 2012 i progetti di ProgettoMondo Mlal in Bolivia, hanno continuato il loro impegno all’interno dell’associazione e soprattutto hanno continuato una riflessione che ieri si è tradotta in questo interessante tavolo di confronto con Istituzioni, cooperative e la nostra ong. La domanda da cui si è partiti, tipica di un mondo al rovescio: “Nelle montagne piacentine, il turismo comunitario come quello del modello boliviano può essere un sentiero da percorrere per rivalutare il nostro territorio?”.
Padrone di casa Danila Pancotti, Mlal Picenza e Federica Lugani, animatrice del Progetto Policoro, hanno aperto la riflessione avviata da Gianni Cappellotto, referente per il turismo di ProgettoMondo Mlal, che ha delineato lo sviluppo turistico a livello internazionale, e in Italia, e il ruolo delle ong su questo tema.
Alberto Rossi del Mlal Piacenza, a partire dalle bellissime immagini scattate durante il viaggio in Bolivia, ha fatto emergere l’analogia tra comunità boliviane e piacentine. “Entrambe soffrono problematiche economiche, umane e demografiche, si assiste ad una continua perdita di risorse, di ricchezza e di identità culturale, di fronte a ciò è necessario un riscatto”- ha sottolineato. Una possibile strada da seguire è stata delineata, molto concretamente, dall’intensa testimonianza di Renato Farina, membro della Cooperativa “I Briganti di Cerreto”, il quale ha spiegato come un’idea di turismo di comunità possa essere realizzata, con fatica e difficoltà, specialmente burocratiche, non in Bolivia o Mozambico, ma nell’Appennino di Reggio Emilia, con risultati semplicemente strepitosi. Renato ha presentato dati oggettivi, che lasciavano poco all’immaginazione: fare un turismo rispettoso della cultura locale, realizzato dalla comunità locale e dalle maestranze autoctone porta benefici in termini di riscoperta identitaria, distribuzione di risorse economiche per il bene del territorio e scoperta di tradizioni storico-architettoniche centenarie, prima in decadenza. E i visitatori apprezzano la semplicità di una notte sotto le stelle o di una cantata in un essiccatoio rivitalizzato, senza pretendere chissà quali confort o servizi.
Utopia? Caso isolato? No, I gentili ‘ Briganti’, nell’incontro di ieri, hanno dimostrato che volontà e determinazione, affiancate da valori e principi, possono ricostruire un paese in rovina (quanti ce ne sono nella Provincia di Piacenza!) e farne un centro turistico di eccellenza europeo, con criteri di sostenibilità, semplicità e attaccamento alla propria terra.
La conclusione dell’incontro è stata affidata a Massimo Castelli, presidente dell’Unione Val Trebbia-Val Luretta, che ha spronato le istituzioni a credere in questa progettualità, con prospettive concrete anche per i giovani e per il bene dell’appennino piacentino.
Doverosi i ringraziamenti, che hanno reso possibile questo risultato. “Confcooperative, Unione Commercianti e il fondamentale appoggio della Caritas diocesana, nonché le istituzioni provinciali e comunali, in primis l’Assessore alle Politiche Giovanili Giulia Piroli e i suoi collaboratori, Michela Riboni e Giuseppe Magistrali”.
Quale modo migliore di festeggiare i 10 anni del Mlal Piacenza, che con tenacia continua il suo impegno a fianco dell’ong veronese e ha scelto di dare spazio e voce proprio ai giovani, che, grazie al loro impegno e al loro entusiasmo, hanno voluto portare nella loro città il grande valore che hanno scoperto grazie al viaggio in Bolivia. Largo ai giovani, si direbbe, ma, per chi ha partecipato all’incontro di sabato e ancora crede nel cambiamento, è stato davvero un bel esercizio di cittadinanza! Auguri Mlal Piacenza e auguri ragazzi per la strada che avete iniziato a tracciare!!

Marina Lovato
ProgettoMondo Mlal


mercoledì 14 maggio 2014

Dieci candeline per Mlal Piacenza

Il gruppo Mlal Piacenza si appresta a spegnere 10 candeline! “Sembra ieri, eppure sono già passati dieci anni da quando si è costituito il Mlal Piacenza - spiega Danila Pancotti, cuore centrale del gruppo. Lo definisco un gruppo “mobile”, nel senso che negli anni è stato attraversato da tante persone, da generazioni diverse e che oggi conta su una quindicina di attivisti, alcuni molto giovani, che continuano il loro impegno nella nostra città dopo aver conosciuto ProgettoMondo Mlal grazie all’incontro con i nostri progetti.
Il Mlal è stato presente nel territorio fin dagli anni ’70, grazie ai volontari che partivano e che, al loro ritorno, erano le prime antenne nelle loro città.
A partire dalla fine del ’95, al ritorno dell’esperienza di Danila in Brasile, le attività si fanno più strutturate con la promozione delle prime occasioni di scambio con i bambini di strada di Teresina e le loro attività circensi, con un gruppo teatrale del Nord Est del Brasile e, successivamente, con l’attività educativa “El Ventajo del Tiempo”, che, con l’obiettivo di affrontare il tema di anziani e giovani nel Nord e nel Sud del Mondo, insieme ad altre associazioni del territorio, ha restituito al Palazzo Gotico, cuore della città, il suo ruolo di spazio civico di cittadinanza.
“Nel 2004 è stato anche ufficialmente costituito proprio un gruppo Mlal Piacenza, quando al mio ritorno dall’Ecuador, insieme ad altre 4 persone, durante la Marcia della Pace che si era tenuta a Roma, abbiamo avuto questa idea”- spiega Danila Pancotti. ”Ricordo che i primi anni facevamo tantissimi mercatini e poi, piano piano, abbiamo iniziato a partecipare ai primi spazi di confronto della città: il Coordinamento “Piacenza Città di Pace” (poi Tavolo della Pace) e la Consulta del Comune.
In dieci anni di storia, il Mlal Piacenza si è impegnato nel proporre attività nelle scuole, scambi con testimoni e delegazioni, una presenza costante in tutti i tavoli di riflessione dedicati alla cooperazione internazionale e all’educazione alla cittadinanza, sia istituzionali, con il Comune e con la Provincia, che con il mondo dell’associazionismo, sia nel pregiato e storico appuntamento annuale con il Festival del Diritto. Un impegno, quest’ultimo, che ha portato a Piacenza e nei Comuni della Provincia, i temi e i protagonisti di cui ProgettoMondo Mlal si è sempre fatto portavoce: i diritti umani, il protagonismo dell’infanzia attraverso la voce dai bambini lavoratori, il turismo responsabile, i diritti dell’infanzia, il concetto di cittadinanza.
I giovani che oggi animano il gruppo provengono in gran parte dall’esperienza del progetto Kamlalaf, iniziativa promossa dal Comune con le associazioni locali, per dare l’opportunità ai ragazzi di visitare i progetti di cooperazione di diverse realtà impegnate a Piacenza. Un viaggio organizzato ogni anno che ha portato una ventina di giovani a conoscere i nostri progetti in Brasile, in Bolivia e in Guatemala, e che li ha avvicinati a ProgettoMondo Mlal, in alcuni casi stimolandoli anche a restare accanto alla nostra Ong per proseguire l’impegno nella loro città.
Ed è da qui che si è partiti, per festeggiare i 10 anni del gruppo Mlal Piacenza. Una storia che si intreccia con un’attualità in cui è parso naturale dare spazio alla visione dei giovani e al senso che loro danno alla partecipazione nel gruppo Mlal Piacenza.
Sabato 17 maggio si terrà a Piacenza (dalle 17,30 alle 19,30, presso l’Unione Provinciale Commercianti, Strada Bobbiese, 2), un incontro pubblico dedicato al turismo responsabile “Dagli Appennini alle Ande”, che parte proprio dall’esperienza di viaggio di qualche anno fa vissuto in Bolivia da un gruppo di giovani piacentini che hanno visitato il progetto di turismo comunitario “Bienvenidos”. “E’ un’iniziativa nata direttamente dai nostri giovani- spiega Danila- che hanno conosciuto il nostro modo di lavorare, l’impegno del partner locale TUSOCO e che, da qui, hanno avviato una riflessione parallela sulle nostre montagne che si stanno spopolando. È nata allora l’idea di avviare una riflessione in città per capire se, questa buona pratica avviata in Bolivia, non possa essere seme prezioso per rivalutare e creare nuove occasioni di sviluppo anche nel nostro territorio”. Un mondo che si ribalta, una visione che, come ProgettoMondo Mlal, abbiamo sempre voluto valorizzare: una buona pratica che nasce da un Sud spesso visto solo come vittima, e che invece sa impiantare grandi semi di speranza.
L’incontro pubblico, organizzato in collaborazione con il progetto Policoro, oltre all’intervento di Gianni Cappellotto, operatore di ProgettoMondo Mlal esperto di turismo responsabile, ospiterà la voce de “I Briganti del Cerreto”, bella esperienza italiana di avvio di un progetto di turismo comunitario negli Appennini emiliani, riconosciuto a livello europeo.
“Il traguardo raggiunto in questi 10 anni -conclude Danila Pancotti- credo sia stato quello di aver tenuto insieme le persone, con storie e percorsi diversi e averli accompagnati, a volte anche solo per un breve tratto, nel cammino di impegno di ProgettoMondo Mlal, e l’essere stata, ed esserlo ancora, portavoce con le Istituzioni delle lotte dell’organizzazione, di aver accresciuto queste relazioni, nel segno di un impegno civico che non è mai venuto a mancare”.
Tanti auguri allora al nostro Mlal Piacenza e appuntamento al 17 maggio per un brindisi insieme!!

Marina Lovato
Territori Mlal

mercoledì 30 aprile 2014

I ragazzi di Portogruaro ci raccontano il Marocco

Arrivati a Casablanca, provati dal viaggio e dalla stanchezza, le emozioni che abbiamo vissuto sono state contrastanti. Prima di arrivare, infatti, credevamo di imbatterci in una città molto più spartana; giunti sul luogo, invece, siamo stati piacevolmente sorpresi trovandola viva, caotica e caratterizzata da elementi tipicamente occidentali.
Quando dalla città ci siamo poi spostati nelle zone rurali, abbiamo avuto il piacere di conoscere alcune donne coinvolte nel progetto “La forza delle donne”, che ci hanno accolto con un banchetto ricco di pietanze tipiche marocchine, facendoci sentire i benvenuti con la loro calorosa ospitalità.
Giunti a Meknes siamo stati accolti in una cooperativa di donne e qui abbiamo conosciuto Viera, la referente del progetto che assieme alle altre operatrici ci ha mostrato attraverso un filmato la testimonianza di una donna marocchina vittima di violenze.
A Beni Mellal siamo stati ospiti di un’altra cooperativa dove, in un ambiente molto sobrio, ci è stato presentato il progetto “Bambini in viaggio”, che opera principalmente all’interno delle scuole per promuovere la cultura della migrazione responsabile. In questa occasione abbiamo conosciuto i ragazzi di una scuola di Beni Mellal, che ci hanno intrattenuto con uno spettacolo di loro ideazione, durante il quale abbiamo avvertito il loro forte sentimento religioso e l’impegno e la curiosità con cui i ragazzi hanno dedicato il loro tempo alle attività scolastiche ci ha lasciati fortemente colpiti.
Oltre ad attività di interscambio culturale, questo viaggio ci ha offerto momenti di turismo molto affascinanti: tra essi siamo rimasti impressionati dagli aromi molto forti e dal trambusto incessante che permeava ogni angolo della Medina (città antica) di Fès; un luogo, a nostro parere, molto complesso per chi, come noi, non è abituato a frequentare mercati così affollati.
In conclusione, l’esperienza ci ha lasciato molto sotto ogni aspetto, soprattutto nell’osservare come il lavoro delle operatrici nelle associazioni ha avuto un impatto fondamentale all’interno della società marocchina; cosa che ha lasciato una fonte di ispirazione molto forte per chi di noi ha intenzione di intraprendere nel futuro un percorso nel mondo della cooperazione.

I pensieri dei ragazzi:

Penso che sia un’esperienza talmente forte e unica che dovrebbe essere vissuta da molte più persone. È un viaggio che sarebbe utile a molti occidentali per superare gli stereotipi e i pregiudizi negativi spesso attribuiti all’intero paese, che non permettono il dialogo indispensabile per conoscere persone cordiali che, invece, com’è successo a noi, hanno accolto venti ragazzi che non conoscevano in casa propria senza pensarci due volte.
Paesaggi e tramonti, ricchezza e povertà, sapori e odori. In Marocco c’è tutto. Come ultima cosa, non meno importante, ci tengo a dire che la forza di tutte le donne che abbiamo incontrato è davvero ammirevole.
Debora

Prima di partire per questo viaggio non avevo molte aspettative, ma tornata ho potuto riflettere su un’altra cultura e modi diversi di vivere. Mi ha stupito molto il fatto che nella loro semplicità e sobrietà siano tuttavia una popolazione molto cordiale e ospitale.
Grazie a questo viaggio ho rivalutato una popolazione che, nel pensiero comune, viene spesso fatta oggetto di pregiudizi ingiusti.
Elisa

Prima di partire mi aspettavo un paese molto più arretrato, ma visitandolo ho scoperto un paese molto più “moderno” rispetto a quanto credevo. Soprattutto le città di Rabat e Casablanca.
Ciò che mi ha colpita maggiormente è stata l’ospitalità con cui tutti ci hanno accolto, dalle signore che lavoravano nelle cooperative ai ragazzi della scuola di Beni-Mellal. Sono rimasta sorpresa da tutti i paesaggi stupendi che ho visto.
Questo viaggio mi ha permesso di capire maggiormente questa cultura che, altrimenti, avrei fatto fatica a comprendere.
Mery

Le mie aspettative prima della partenza erano diverse dalle sensazioni che questo viaggio mi ha dato. All’inizio ero solo entusiasta di visitare un paese diverso da quelli che solitamente possiamo vedere, tuttavia ora posso dire che questa esperienza è stata davvero importante perché mi ha permesso di ampliare il mio punto di vista ed eliminare alcuni dei miei pregiudizi.

Cristina

È stata una bella esperienza, anche se prima di partire non avevo molte aspettative. Mi ha sorpreso molto l’ospitalità delle persone e anche la loro gentilezza. E’ stato bello stare a contatto con la cultura marocchina, anche se in alcuni momenti è stata dura, ad esempio durante la visita delle Medine.
Giada

Mi è piaciuta molto questa esperienza ed è stato molto interessante stare a contatto con un’altra cultura totalmente diversa dalla nostra. Il Marocco è un paese molto legato alle sue tradizioni e alla religione che è alla loro base. Stare a contatto con realtà come queste ti aiuta a non avere stereotipi.
Erika

Il viaggio permette di conoscere e di vedere ciò che altrimenti non si riuscirebbe a comprendere. In Marocco la religione è il valore fondamentale che costituisce la loro cultura. Questa esperienza ci ha permesso di rivalutare una popolazione che è spesso oggetto di pregiudizi e stereotipi negativi. Ciò che più mi ha colpito è l’ospitalità con cui siamo stati accolti nelle cooperative e nei vari luoghi visitati, ma anche la forza che le donne ci hanno dimostrato.
Lireta

Durante questo viaggio attraverso le città e la cultura del Marocco ho potuto constatare nei vari luoghi e paesi, che la donna viene spesso messa in un angolo, senza essere presa in considerazione. Io ritengo che siano proprio le donne la vera forza di questo paese, ma esse vengono sempre sottovalutate ed anche maltrattate.
Beatrice

venerdì 28 marzo 2014

Liceali di Portogruaro in Marocco

Dall’8 al 12 aprile 2014 ProgettoMondo Mlal Marocco ospiterà una classe del Liceo per le Scienze Sociali Marco Belli di Portogruaro (Ve) in un itinerario di turismo responsabile. L’Organizzazione di cooperazione allo sviluppo è infatti attiva nel Paese del Maghreb dal 2001 con diversi progetti nei settori dell’educazione non formale, dell’alfabetizzazione, dello sviluppo locale, della promozione della migrazione responsabile tra i giovani, e della difesa e promozione dei diritti dei migranti e delle donne.
Gli studenti veneti visiteranno così i principali le città di Casablanca, Meknès, Fès, Rabat e Beni Mellal ed entreranno in contatto diretto con i progetti di ProgettoMondo Mlal attualmente in corso: "La Forza delle donne" e "Bambini in viaggio".
Questa nuova proposta di turismo responsabile fa parte a pieno titolo delle politiche locali di sviluppo sostenibile promosse da ProgettoMondo Mlal in collaborazione con le realtà locali, per massimizzare i benefici della visita degli studenti e per limitare il più possibile gli effetti negativi del turismo tradizionale.
Allo stesso tempo l’Organizzazione si propone ai ragazzi di Portogruaro come veicolo di scambio tra i popoli, permettendo loro, attraverso l’incontro e la condivisione della quotidianità con la gente del luogo, di entrare realmente in contatto con la realtà e le tradizioni marocchine.

Valentina Carrara
Casco Bianco Rabat
ProgettoMondo Mlal Marocco

venerdì 31 gennaio 2014

Cattura e tosatura della vigogna: il vello d'oro delle comunità boliviane

Tra ottobre e novembre avviene la cattura e tosatura della vigogna. Sono le Associazioni Regionali che, insieme alle comunità, stabiliscono le date dell’operazione e, essendo la vigogna una specie protetta e appartenente allo Stato (le comunità ne sono custodi), sono obbligati a rispettare un calendario di cattura regolato dal Ministero del Medio Ambiente e Acqua.
Il Progetto Qutapiqiña ha così dotato le 18 comunità di strumenti che facilitassero l’operazione. Ha acquistato e distribuito reti per la cattura, pali, forbici adatte alle tosatura e kit sanitari per curare le malattie.
La fibra della vigogna, considerata tra le più fini e pregiate al mondo, può raggiungere il prezzo di 450 $ al chilo di materia grezza. Naturale dunque che questa opportunità economica animi le comunità ad organizzarsi al meglio affinchè riescano a catturare più animali possibili.
I preparativi sono rigorosi per la buona riuscita. Ogni comunità deve radunare il maggior numero di persone per il giorno programmato. Al mattino il “responsabile cattura” impartisce le regole necessarie a cui tutti devono attenersi, un camion trasporterà reti, pali, forbici, kit sanitario, sacchi per la raccolta della fibra e altri strumenti utili all’operazione.
Ci sono due tipi di catture, quelle che si svolgono nei pianori altiplanici e quelle che si svolgono sulle pendici dei monti, a volte ad altezze vicino ai 5.000 metri.
Per rastrellare le vigogne nel territorio assegnato alla comunità, e stringerle in cerchio, vengono utilizzate anche dalle 20 alle 50 motociclette.
L’operazione è preceduta dal rito dedicato alla Pachamama. In una suggestiva cerimonia, che consiste nella masticazione delle foglie di coca di tutti gli astanti e l’offerta di alcool alla terra da parte delle massime autorità, si chiede a lei (Terra) il permesso di iniziare il lavoro.
Quindi le 100 e più persone iniziano a piantare i pali e a sistemarvi le reti formando una specie di lungo recinto (con ragione lo chiamano “manga” manica”) su cui confluiranno le vigogne sospinte da moto e persone che senza spaventarle le sospingono nel recinto predisposto.
A questo punto ci si dedica alla tosatura che richiede dai 10 ai 15 minuti. Il manto di fibra ottenuto, 200 grammi circa, verrà catalogato da sapienti mani di donne secondo criteri di qualità (lunghezza, purezza, uniformità di colore ect..), mentre gli incaricati compilano le schede che verrano consegnate al Ministero e all’Associazione Nazionale dei “vicuñeros”. Da questa documentazione, a cui si aggiungerà il peso del vello, dipenderà la somma che la comunità riceverà quando sarà stata venduta al miglior offerente.
Al termine dell’operazione che può durare 5 o 6 ore, tutte le vigogne catturate verranno liberate e con il trotto caratteristico raggiungeranno un’altra volta gli spazi sconfinati del loro habitat, dopo aver lasciato in mano alle popolazioni locali il loro preziosissimo contributo.

Anna Alliod
ProgettoMondo Mlal Bolivia


Guarda qui sotto il video sulla cattura: