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mercoledì 16 dicembre 2015

Burkina, imparare a nutrirsi per insegnarlo alla comunità

A fine novembre mi sono spostata a Ouessa, un piccolo villaggio del Burkina Faso al confine con il Ghana, per seguire la formazione nell’ambito del progetto di salute comunitaria Sui sentieri della Salute, che mi impegna in quest’anno di servizio civile.
Il progetto, in una prima fase, ha visto la formazione di infermieri incaricati nella divulgazione e promozione di buone pratiche inerenti al campo igienico-sanitario e alimentare.
Contemporaneamente a questa prima fase, si è svolta l’attivazione delle Cellule di Educazione Nutrizionale (CEN), che fungono da collegamento diretto tra il personale medico e gli abitanti del villaggio. Indirettamente ho seguito la difficoltà di questa attività: parte dell’equipe di progetto ha organizzato incontri nei villaggi, inizialmente spiegando il progetto e le sue attività e chiedendo poi disponibilità e volontà di partecipare al progetto. Sono state quindi identificate delle figure che formano “il direttivo” della CEN: presidente e vice-presidente, segretario, tesoriere, responsabile all’organizzazione, responsabile all’informazione e animatori, quest’ultimi chiamati a svolgere un ruolo di “agenti di salute comunitaria”. Sono tante le difficoltà riscontrate a causa dei tabù presenti nei villaggi, ma è tanta anche la forza di volontà della gente locale per migliorare le proprie condizioni di vita.
A Ouessa si è svolta la seconda fase della formazione, quella degli agenti di salute comunitaria (animatori). In queste cinque giornate hanno partecipato i primi trenta animatori dei seicento totali, 4 per ogni villaggio e per un totale di 150 villaggi scelti. Ouessa rappresenta uno dei primi poli formativi per i primi sei villaggi.
Mi immagino lo sforzo di questa gente a spostarsi: ci sono persone che per raggiungere il loro polo formativo devono percorrere anche 10-20 chilometri. Molti preferiscono trovare ospitalità da parenti nel villaggio di Ouessa.
L’appuntamento era alle 8 del mattino. I partecipanti erano tutti lì ad aspettarci. In questi posti la donna non sempre riesce ad affidare il figlio più piccolo ai parenti così, la formazione era accompagnata anche dal pianto di qualche bambino.
Degli animatori presenti alla formazione non tutti sapevano parlare francese, la lingua ufficiale del Paese. Nonostante questo, i partecipanti sono riusciti a creare quella giusta atmosfera di aiuto reciproco alla comprensione: sembrava partecipare a piccoli spettacoli dove gesti e disegni sostituivano le parole e aprivano al sorriso.
Era chiara la forza di volontà di apprendere ciò che veniva mostrato.
“Capiamo la fortuna di poter di partecipare a delle formazioni che possano aiutare noi e gli abitanti dei nostri villaggi a risolvere uno dei tanti problemi che colpisce i nostri figli”, ha detto una delle animatrici presenti alla formazione. Ma è non sempre così. Nei villaggi il consenso a introdurre o rimuovere certe pratiche o abitudini deve superare, attraverso la sensibilizzazione, l’ostacolo dei tabù e delle autorità imposte dai mariti alle donne interpellate.
Per quest’ultimo motivo, nella scelta degli animatori, si è cercato di privilegiare la donna.
“Le animatrici delle CEN sono integrate nei Comitati di Nutrizione del Villaggio e nei Comitati di Sviluppo del Villaggio” spiega Rosalie Midjour, infermiera incaricata di seguire le formazioni del comune di Dano.
Nei primi giorni della formazione si è parlato molto di igiene, della giusta alimentazione e della prevenzione della donna incinta. Non è semplice in questi posti trovare gente che conosca i veri motivi della trasmissione di malattie e dell’importanza dell’igiene del corpo, alimentare e dei luoghi domestici. Non bisogna dare per scontato che siano note le proprietà dei vari cibi: quale alimento contenga le proteine, quale le vitamine quale i grassi. Non bisogna dare per scontato che si conosca il divieto di fumo, di bere alcol e di fare lavori pesanti durante il periodo di maternità.
Ciò che per noi è ovvio, per altri non lo è.
La formazione, negli ultimi due giorni, si è conclusa con delle dimostrazioni pratiche. Si poteva parlare di veri e propri corsi di cucina, dove donne e uomini erano chiamati a mettere in pratica ciò che avevano appreso nei giorni precedenti: pappette fatte da tre farine che costituiscono la base per l’alimentazione infantile, l’aggiunta di proteine, di grassi e di zuccheri nella nutrizione del bambino.
In quest’ottica, oltre al materiale didattico, è stato affidato a ogni Cellula di Educazione Nutrizionale un kit culinario, così da incaricare direttamente gli animatori/abitanti del villaggio nella pratica di promozione e sensibilizzazione, non solo concettuale ma anche pratica.
Questa formazione è stata uno strumento che ha permesso alla gente di ascoltare, scoprire, confrontarsi e infine diventare un mezzo di sviluppo.  

Veronica Brugaletta
Casco Bianco Cvcs-ProgettoMondo Mlal in Burkina Faso

venerdì 6 novembre 2015

La comunita si cura da sé

"Se hai 3 dollari a disposizione per un progetto di salute, investine 2 due nella prevenzione". Sono queste le parole che mi erano state ripetute più volte nel corso della formazione organizzata da ProgettoMondo Mlal prima della partenza, e ora mi accorgo che sono le parole che stanno scandendo le mie prime attività qui a Dano, in Burkina Faso.
Capisco così che non è affatto secondario che il progetto di salute comunitaria, “Sentieri della Salute”, a cui collaborerò in quest’anno di servizio civile, punti soprattutto sulla promozione di una relazione diretta e quotidiana fra l’operatore del servizio sanitario e la popolazione locale, ovvero con gli abitanti dei villaggi rurali. Infatti è proprio su questo primo obiettivo che si concentrano le iniziative di formazione promosse dall’equipe di ProgettoMondo Mlal nei singoli Centri di Salute (Centre de Santé et de Promotion Sociale) rivolte ai promotori di salute (agents de santé). A loro, che saranno chiamati a rapportarsi direttamente con la gente più semplice, viene insegnato prima di tutto a come creare un rapporto di fiducia e di collaborazione con i loro potenziali pazienti: le mamme, le famiglie, gli anziani, i bambini.
La necessità di una reale reciprocità di relazione, in questo caso, va ben oltre l’auspicata interazione paziente-dottore cui siamo abituati noi in Italia: non si tratta infatti di migliorare tanto la qualità del rapporto tra malato e operatore sanitario quanto il potere raccogliere direttamente in seno alla comunità notizie utili su cui poi costruire un adeguato programma di sensibilizzazione, perché la popolazione si senta coinvolta, si accosti con fiducia, partecipazione e interesse al tema della salute. Ancor prima cioè che l’eventuale malattia possa essere acclarata e curata, si riuscirà ad investire sulla prevenzione.
Nell’ambito ad esempio della lotta alla malnutrizione infantile, il progetto ha concreto bisogno del coinvolgimento preliminare della comunità, grazie anche alla creazione di gruppi di educatori nutrizionali che potranno formarsi proprio in base alle esperienze e le storie che esprimerà la popolazione.
In questo modo anche la singola persona del villaggio, prima ancora di rappresentare un potenziale malato, sarà un’indispensabile fonte di informazioni e quindi un prezioso testimonial. Una mamma racconterà per esempio agli animatori quali tabù culturali le impediscono di osservare un determinato comportamento (come quello dell’allattamento al seno). Cosicché, da quel momento, con l'aiuto dei mediatori, lei stessa conoscerà con maggiore facilità l'importanza delle buone pratiche di igiene, di lavarsi le mani e di mantenere pulito l'ambiente famigliare. Quella stessa mamma poi trasmetterà quanto ha appreso ad altre mamme, che la diffonderanno in tutta la comunità, creando una nuova consapevolezza.
Il punto focale dell’idea di cambiamento sta quindi nella capacità o meno di raccogliere, trasmettere e diffondere informazioni, fiducia, sapere, perché soltanto così queste diventeranno patrimonio comune della popolazione e dunque attivare nuovi comportamenti.
Anche nella trasmissione e diffusione delle nuove conoscenze in questo progetto si sta attenti a seguire una logica orizzontale: mai informazioni calate dall’alto o imposte alla popolazione ma, al contrario, conoscenze inserite molto concretamente nel quotidiano, veicolate nel corso di visite al villaggio o mescolate alle chiacchiere tra gli abitanti. L'infermiere  e gli animatori del progetto “Sentieri della salute” si trasformano insomma in accompagnatori, che trasmettono conoscenza su buone pratiche quotidiane, sull'importanza della valutazione degli errori comuni che possono compromettere la salute materna e di riflesso quella infantile.
In questa mia prima esperienza, rispetto all’attività di formazione, mi ha soprattutto colpito la precisione con cui innanzitutto viene trasmesso il corretto comportamento quotidiano da seguire all’interno del proprio ambiente famigliare. Mi riferisco a standard che per noi occidentali potrebbero apparire ovvi, ma che nei villaggi più isolati difficilmente conoscono.
Gli incontri a cui ho partecipato approfondivano ad esempio l'importanza della diversificazione alimentare, nonché l'essenzialità di una dieta equilibrata, sana, tarata su misura della specificità famigliare. Si è dedicata notevole attenzione anche alla reperibilità dei prodotti, e quindi all'importanza di sostituire l’eventuale alimento non disponibile con equivalenti più accessibili, magari provenienti dall'orto comunitario, ad un passo quindi dal focolare domestico.
Sono rimasta infine particolarmente colpita dal senso di coesione del personale sanitario, dalla loro fermezza nel combattere l'ignoranza che spesso colpisce le comunità di contadini e allevatori burkinabé.
Il sentiero da percorrere è ancora lungo, ma si intuisce bene come qui si stiano costruendo le basi di un nuovo processo di crescita comunitaria e di inclusione sociale in cui il fine ultimo è il benessere delle generazioni future.
 Elisa Chiara
Casco Bianco Burkina Faso
ProgettoMondo Mlal

lunedì 22 dicembre 2014

Borsette natalizie equosolidali per lo sviluppo del sud andino

Vivendo e lavorando ormai da un anno in una megalopoli come Lima, sento a volte la necessità di evadere in un luogo tranquillo, lontano dal caos, il rumore e l’inquinamento della capitale peruviana. Recentemente, ho avuto l’opportunità di trascorrere qualche giorno ad Ayaviri, una cittadina di circa 20.000 abitanti nella regione di Puno a sud del Perù. Nonostante l’altezza notevole, siamo a quasi 4.000 metri sul livello del mare, mi sono sentita subito a mio agio.
Il momento del mio arrivo a Ayaviri, dopo aver percorso sull’altipiano andino gli svariati chilometri che collegano Cusco a Puno, è stato davvero speciale: per le festività imminenti, le comunità degli artigiani, che sosteniamo con il nuovo Progetto “Sumaq Llankay”, stavano alacremente lavorando alla preparazione delle cosiddette Bolsitas navideñas, (borsette natalizie solidali), una sorta dei nostri cesti natalizi che pongono in particolare l’accento sul tema della solidarietà e di un'economia solidale, grazie alla proposta dei migliori prodotti delle associazioni di artigiani della zona.
La borsetta solidale, con il marchio del progetto di economia solidale, viene infatti riempita con un formaggio di tipo Paria, prodotto dalla Cooperativa Agroindustriale del villaggio di Santa Rosa COOPAISAR; un formaggio di tipo Andino prodotto dal Consorzio Lácteos di Melgar; un panettone di quinoa, prodotto dall’Associazione Tikariy Pampa Macari e dal Club de Madre Peña Blanca Umachiri di Melgar; una confezione di barrette di Kañinhua, tipico cereale andino, elaborate dal Club de Madres Peña Blanca di Umachiri, Melgar; una confezione di Mate a base di menta e muña, prodotto da APDASA 21 San Pablo, associazione di Canchis; un elemento decorativo a tema natalizio, tessuto a mano dalle artigiane di COOPARTEC, Cooperativa Artigianale Candelaria di Melgar e dal negozio solidale Aynikusunchis di Canchis; e infine una bustina in cotone con impresso il logo del Progetto Sumaq Llankay. Il prezzo di ciascuna di queste borsette natalizie è di 60 soles (17 euro).
Pochi sanno però che Melgar è soprannominata la “Capital ganadera del Perù”, ossia il luogo in cui la produzione di formaggi e latticini è più consistente e, soprattutto, dal sapore migliore. Ciò è dovuto alle migliori condizioni di vita del bestiame e, di conseguenza, alla miglior qualità del latte che producono e che viene poi utilizzato dagli allevatori. Ayaviri è quindi un trionfo di formaggi e yogurt, ma il ricco ventaglio alimentare si completa con la coltivazione di quinoa, cañihua e di numerose erbe medicinali, utilizzate dalla popolazione per curarsi.
Tali peculiarità, di cui gli abitanti vanno fieri, non vengono però valorizzate come dovrebbero; ed è proprio a questo livello che interviene il Progetto.
Sumaq Llankay è un Progetto finanziato dal Fondo Italo Peruano e sviluppato da ProgettoMondo Mlal, ong capofila, in collaborazione con CEPAS Puno, GIES Canchis, Cooperativa de Ahorro y Crédito T’ikariy, Ceas, Fortalecer e Inpet.
Il nome, in lingua quechua, significa “buon lavoro”. E di lavoro ce n’è molto da fare, per realizzare i quattro risultati che il Programma di cooperazione si prefigge di raggiungere nell’arco di due anni.
Dato che si confronta con entità principalmente economiche, il Progetto punta ad accompagnarne lo sviluppo e l’equa distribuzione dei risultati ottenuti ma, socialmente, affronta anche il complesso tema dell’equità di genere e quello dell’identità culturale.
Sumaq Llankay punta a rafforzare anche l’approccio di queste piccole realtà produttive con le istituzioni locali, per diffondere l’applicazione di un corretto modello associativo in funzione di un giusto e utile sviluppo economico, e per accompagnare le stesse comunità coinvolte nella partecipazione più attiva e consapevole a livello di politiche locali.
Infine, il Progetto si impegna anche a promuovere l’agroecologia e la conservazione della biodiversità attraverso la produzione di quinoa, formaggi, medicina alternativa e artigianato tessile.
Il raggiungimento di questi singoli risultati si inserisce nel quadro di un obiettivo più grande, che è quello di contribuire come Organizzazione di cooperazione allo sviluppo alla riduzione degli indici di povertà rurale nelle province di Canchis (regione di Cusco) e di Melgar e Carabaya (regione di Puno) a vantaggio, in maniera particolare, delle donne.
Le realtà coinvolte nel progetto, infatti, possiedono tutte un carattere prettamente rurale, con indici di povertà compresi tra il 68,3 % e il 76,4 %. La percentuale di popolazione femminile rappresenta il 50,4 % del totale. In queste zone la disuguaglianza di genere è, purtroppo, molto accentuata.
I paesaggi che ho visto in questi giorni sono stati meravigliosi, la gentilezza delle persone che ho incontrato altrettanto incredibile. Ma ho avuto l’impressione che tanti non siano consapevoli del grande potenziale di cui sono portatori: quello stesso potenziale che, insieme alla determinazione con cui riaffermano la propria identità andina, potrebbe costituire il punto di svolta e il fattore decisivo per migliorare la qualità della loro vita.

Corinna Lennelli
Volontaria in Servizio civile
ProgettoMondo Mlal Perù

giovedì 30 ottobre 2014

Campagna Io Non mangio da solo 2014 per fermare la malnutrizione materno-infantile

Grazie al programma “Mamma!”, in appena 3 anni, ProgettoMondo è riuscito a dimezzare il tasso di malnutrizione del Burkina Faso (38%). Un risultato rilevante che, con particolare orgoglio, possiamo dire di avere condiviso, prima ancora che con medici e multinazionali dell’Aiuto, direttamente con le mamme, villaggio per villaggio, casa per casa.
ProgettoMondo Mlal dedica perciò la campagna Io non mangio da solo 2014 alle mamme, nutrici per eccellenza. Contrariamente a quanto si dice, infatti, prima ancora che essere “ciò che mangiamo”, noi siamo in realtà “ciò che mangiavano le nostre mamme” quando ancora ci avevano in grembo e poi, ancora, siamo “ciò che le nostre mamme hanno potuto darci” da mangiare fino all’età di 5 anni.
Perché essenzialmente la nostra alimentazione si gioca tutta in questi primi anni di vita. Dei 18 mila bambini che, sotto i 5 anni, muoiono ogni giorno nel mondo, quasi la metà perde la vita per cause legate alla malnutrizione, e 30 milioni dei bambini che nascono ogni anno hanno una crescita già compromessa a causa della malnutrizione delle loro mamme.
Il primissimo bisogno umano è infatti alimentarsi. Prima ancora di venire alla luce, aprire gli occhi, respirare, e toccare, il bambino cresce con e grazie al nutrimento materno. L’alimentazione è il vero e proprio primo scambio mamma-bambino e, come sanno bene tutte le mamme, proprio su questo scambio si costruiranno gran parte di intimità e condivisione di un lungo futuro legame.
Ecco, la campagna “Io non mangio da solo” 2014 vuole coinvolgerci tutte e tutti nella lotta alla malnutrizione materno-infantile, a cominciare da lì dove possiamo davvero incidere e mettere in moto un concreto cambiamento.

Partecipando tutti al progetto “Mamma!” possiamo garantire subito una pappa ipernutriente a 60 mila bambini e seguire e curare 600 mila casi di malnutrizione di mamme e bambini.
Seguici sul gruppo di Facebook "Io non mangio da solo" regalandoci una tua ricetta di pappa, sul blog della campagna, partecipa alle nostre iniziative e condividi con i tuoi amici. Puoi aiutarci acquistando o donando uno dei nostri gadget ma anche con una piccola donazione.

martedì 5 agosto 2014

Agricoltura famigliare

Sono passati ormai più di tre mesi dal mio arrivo in Bolivia, l'acclimatazione all'eterna primavera di Cochabamba è stata rapida e in poco tempo mi sono trovato immerso in tre progetti, nati dalla collaborazione tra ProgettoMondo e la Fundación Agrecol Andes: il mercato biologico Ecoferia, un sistema partecipativo di garanzia del biologico e un piano di supporto per gli orti famigliari sviluppatisi nei quartieri periferici della città.
Il filo che conduce queste iniziative è la promozione dell'agricoltura biologica e sostenibile nelle aree urbane e peri-urbane, con lo scopo di garantire diete più salutari e autosufficienza alimentare alle famiglie produttrici, grazie al progressivo ricongiungimento del ruolo del consumatore con quello del produttore.
Negli ultimi tempi si è sentito parlare molto di agricoltura urbana in Bolivia, come risposta concreta al problema della sicurezza alimentare, con il sostegno tanto di Ong quanto di istituzioni. Secondo i più ottimisti gli orti casalinghi, sviluppatisi più o meno autonomamente, potrebbero contribuire in maniera significativa all’indipendenza alimentare delle famiglie cittadine.
Personalmente, trovo questa visione tuttora un miraggio fuorviante e poco coerente con il vero volto della città, che per definizione è un agglomerato di persone non auto-sufficienti.
Il valore dell'agricoltura urbana, a mio avviso, sta piuttosto nel riportare nelle città, sempre più in cemento e plastica, la semplicità della coltivazione di una pianta; sta nel valore pedagogico (per bambini e adulti) del riavvicinarsi ai cicli stagionali, climatici ed ecologici; del conoscere l’importanza della propria alimentazione, parallelamente alla soddisfazione personale del far crescere e maturare i propri semi.
Un'ulteriore perplessità mi sorge osservando i frequentatori abituali dell'Ecoferia: una buona parte della clientela è costituita da stranieri, cooperanti e volontari di passaggio che si fanno coinvolgere e si impegnano nel progetto, ma generalmente solo per un tempo limitato. I restanti clienti invece sono soprattutto persone di età avanzata, chiaramente appartenenti alla classe medio-alta cochabambina.
Questa situazione non è sorprendente: la coscienza dell'importanza di un'alimentazione salutare e le preoccupazioni ecologiste sono infatti più presenti in Europa e America del Nord, così come tra le persone che vivono in una certa agiatezza e che hanno ricevuto un certo tipo di educazione. Il processo di riavvicinamento tra produttori e consumatori inizia quindi inevitabilmente da questo segmento di popolazione, ma il fulcro deve essere - e qui sta la vera sfida - nel coinvolgimento di un altro tipo di cliente, più locale, giovane e popolare.
Credo sia importante, inoltre, ricordare che in Bolivia il settore biologico è una nicchia di mercato molto limitata che, a parte per prodotti dietetici o molto specifici, non offre al produttore un valore aggiunto interessante. Tant’è che il grosso della produzione biologica boliviana (quinoa, cioccolato, caffè) viene esportato, mentre ciò che resta deve essere venduto pressoché allo stesso prezzo del cibo convenzionale.
All'Ecoferia ci troviamo quindi ad uno stadio iniziale, ideologico e propedeutico, che punta soprattutto ad educare i clienti e i produttori allo sviluppo di una filiera biologica in scala locale e rurale.
Alla fine sarà però fondamentale capire e discutere chiaramente che tipo di obiettivo si sta ricercando: se si intende con agricoltura biologica un semplice cambio tecnico e commerciale, o se si sta cercando di costruire un modello di sviluppo alternativo e sostenibile su ogni piano.

Marco Goldin
Casco Bianco a Cochabamba
ProgettoMondo Bolivia

giovedì 26 giugno 2014

Un business plan per Haiti

In questi ultimi mesi, le donne del Centro di Trasformazione Agricola CESCAL di Grande-Rivière, la terza sezione comunale di Léogâne, hanno preso parte alla realizzazione di un business plan di 3 anni, con l’obiettivo di garantire all’organizzazione una prospettiva di crescita sostenibile.
L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione tra ProgettoMondo Mlal e la prestigiosa organizzazione del Consiglio Nazionale per i Finanziamenti Popolari (in creolo KNFP, Konsèy Nasyonal Finansman Popilè)
Nella prima fase le donne hanno partecipato a 5 giornate di formazione, organizzate dall’Istituto Mobile di Formazione (IMOFOR) del KNFP, alle quali erano invitati anche alcuni membri centro di formazione CEFECACC.
Durante il corso ci si è concentrati inizialmente sullo studio di un piano d’affari, affinché fossero chiari sia l’importanza che esso può avere per un’impresa, sia il metodo da seguire per redigerne uno.
In seguito i partecipanti hanno condiviso le proprie aspettative, con particolare attenzione ai desideri delle socie del CESCAL: rendere il proprio centro di trasformazione dei prodotti agricoli molto più influente a livello nazionale.
Quindi, partendo dal piano più astratto delle aspirazioni, si è passati a quello più concreto dei concetti di missione e obiettivi, che sono stati così sintetizzati: “trasformare i prodotti agricoli per contribuire alla sicurezza alimentare della popolazione e formare agricoltori per migliorare le loro condizioni di vita promuovendo in questo modo la produzione nazionale”; con l’intenzione appunto di aumentare anche gli introiti e la reputazione del Centro.
Nella fase successiva, sono state esaminate le proposte di ristrutturazione dell’organigramma del Cescal, l’analisi dei dati finanziari e l’analisi dei prodotti su cui puntare per migliorare la produzione e le vendite.
Terminata la formazione è stata anche organizzata una giornata aggiuntiva, durante la quale sono stati stabiliti i prezzi per i prodotti in vendita, discutendo poi in maniera partecipativa il business plan, elaborato dai consulenti di IMOFOR/KNFP.
Avere preso attivamente parte ai lavori di gestione del Centro non era assolutamente scontato per le donne del CESCAL, che quindi hanno colto l’opportunità della formazione sia come un’esperienza di vita, che come un primo passo per introdursi nell’ambito manageriale.

Valentina Policarpi
Progetto Haiti Verde
ProgettoMondo Mlal Haiti

giovedì 15 maggio 2014

Diritto al cibo e i 5 sensi

Attraverso l’ascolto e l’uso dei 5 sensi, i bambini trentini tra i 5 e gli 8 anni potranno conoscere una nuova amica, Melita, che dal lontano Guatemala insegnerà loro a fare i conti con il diritto al cibo, diritto universale di tutti ancora oggi non rispettato in molti Paesi del mondo.
L’iniziativa è dell’associazione MLAL Trentino onlus che, a fianco della Biblioteca civica Tartarotti di Rovereto, offrirà sabato 17 maggio (dalle 17.00 alle 18.30) nella sede di Corso Angelo Bettini 43, una lettura animata del fotoracconto “Un giorno con Melita” e un laboratorio ludico in cui i piccoli partecipanti potranno poi immediatamente mettere in pratica quanto imparato da Melita, e dunque piantare semi e piccole speranze per assicurare che davvero in un prossimo futuro tutti possano mangiare bene e a sufficienza.
Questo nuovo appuntamento promosso da MLAL Trentino onlus per i più piccoli fa parte di un più ampio progetto di educazione allo sviluppo, “Conto anch’io”, cofinanziato dalla Provincia Autonoma di Trento, che in questi mesi sta coinvolgendo tutto il mondo della scuola sui temi della sicurezza alimentare e della difesa dell’ambiente. Le prossime occasioni per tornare ad approfondire, in modo dinamico e divertente, gli stessi temi legati allo sviluppo, saranno la Festa del Riuso di Borgo Sacco la Notte Verde di Rovereto (31 maggio), appuntamenti in cui l’associazione MLAL Trentino onlus sarà presente con diversi stand e altre proposte didattiche.

La lettura animata di sabato 17 maggio a Rovereto, tutti possono partecipare, è però necessario prenotarsi (allo 0464.452500).

lunedì 5 maggio 2014

Quinoa, tutta per gli altri

Una delle cose più piacevoli dell'arrivare in un nuovo Paese è scoprire poco a poco la sua cucina, i nomi dei suoi prodotti, nuovi saperi e nuove maniere di mangiare. In nessun posto mangiare è cosa banale: perché alimentarsi è diverso dal semplice nutrirsi, bisogna sempre costruire una relazione con il cibo, scoprire da dove viene e chi lo produce, imparare come si consuma, condividerlo con altre persone.
In Bolivia, poi, la questione alimentare è particolarmente complessa per svariate ragioni storiche, politiche ed economiche. In generale è un Paese che sta vivendo una transizione sociale importante e questo implica enormi conseguenze a livello alimentare.
La questione della quinoa, ad esempio, credo sia emblematica per descrivere questa realtà.
Particolarmente legata al mondo del “biologico” e del “dietetico”, la quinoa è diventata nel giro di una decina d'anni un prodotto popolare e sempre più disponibile sui nostri mercati.
L'anno appena trascorso era stato dichiarato dalla FAO l'anno internazionale della quinoa. A livello globale si sono quindi sprecati i discorsi sui benefici di questa pianta, uno pseudo-cereale perfettamente adattato al clima rigido e al suolo povero degli altipiani andini, base quindi dell'alimentazione della Bolivia pre-ispanica e prodotto con grande potenziale commerciale per l'attualità (La Bolivia ne è il secondo produttore mondiale dopo il Perù e ne rappresenta uno dei principali prodotti di esportazione).
Proprio per questo il governo Morales si è enormemente speso in questa iniziativa, in Bolivia si è fatto un gran parlare della quinoa come soluzione alla “sicurezza” e alla “sovranità alimentare” nazionale attraverso un modello di sviluppo agrario biologico e alternativo, e ugualmente ne è stata osannata la componente identitaria indigena.
Quello che però si osserva in Bolivia mostra, a mio avviso, una realtà totalmente differente: raramente ho infatti visto dei boliviani mangiare quinoa (se non in contesti molto specifici come il mercato biologico in cui lavoro). Questo probabilmente per due motivi: primo, il costo proibitivo per la maggior parte della popolazione (nel supermercato sotto casa un chilo di riso vale 9 pesos bolivianos mentre 300g di quinoa ne valgono 38); secondo, per la sua connotazione ancora negativa e legata a un passato di povertà e marginalizzazione (pensiamo alla nostra polenta, ora rivalutata in chiave tradizionale ma fino a qualche decina di anni fa visto come un cibo povero da sostituire con altri prodotti).
La quinoa si è quindi convertita, nel giro di qualche anno, da "comida de indio" a "comida de gringo"; da cibo dei più poveri e marginali, cioè, a cibo per stranieri: un prodotto “sano”, “dietetico”, “biologico”, “tradizionale” per l'esportazione, e di conseguenza molto caro.
Non è e non è mai stata un alimento popolare per i boliviani, che invece si riconoscono di più nella gastronomia coloniale, o che comunque puntano al modello alimentare occidentale nelle sue varie declinazioni.
Un altro aspetto interessante da sottolineare è quello del grande impatto ambientale e sociale che è conseguito a questa “moda” della quinoa. L'intensificazione agricola sta infatti rompendo il fragile equilibrio ecologico degli altipiani andini, si stanno poi accentuando le disparità tra produttori e comunità a seconda che riescano o meno a produrre un prodotto conforme all'esportazione.
Insomma la contraddizioni si sprecano nel contesto alimentare boliviano. Da una parte il discorso politico, scientifico, mediatico; dall'altro l'immaginario della gente, le convenienze commerciali ed economiche, le necessità produttive. Da un parte la potentissima e ricchissima agro-industria delle pianure tropicali, dall'altra la sussistenza di molte comunità rurali. Da una parte gli sprechi alimentari e la malnutrizione, dall'altra le sacche di denutrizione che rimangono in molte città e zone rurali. In mezzo c'è la realtà, complessa e sfaccettata, probabilmente indescrivibile se non a costo di approssimazioni e semplificazioni.
È chiara quindi la difficoltà dell'operare sul tema questione alimentare senza sbilanciarsi: bisogna rispondere solo alle volontà della popolazione locale? E come fare se questa va contro i criteri di sostenibilità e giustizia del sistema agro-alimentare? Come educare senza imporre un punto di vista? Come dialogare per costruire un'alternativa?
Anche il mondo della cooperazione si confronta a queste domande e sulle risposte a queste costruisce i propri obiettivi e progetti. Basandomi sull'esperienza che mi aspetta durante i prossimi mesi spero anch'io di potere andare oltre delle semplici riflessioni e potere dare qualche risposta in più.

Marco Goldin
Casco Bianco ProgettoMondo
Cochabamba, Bolivia

mercoledì 26 febbraio 2014

Diritto al cibo, al via la campagna che risponde all'appello del Papa

Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro” è il titolo della campagna nazionale di sensibilizzazione e formazione elaborata dagli organismi, dalle associazioni e dai movimenti cattolici italiani per rispondere unitariamente all’appello del Papa «a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo».
«L’importanza di un forte impegno di consapevolezza circa le cause e le conseguenze degli squilibri globali, nazionali e locali, è una tematica ben presente nel Magistero della Chiesa, e nell’azione degli organismi di volontariato che sulla Dottrina sociale della Chiesa poggiano la propria ispirazione – si legge nel documento base della campagna -. Oltrepassare l’attuale crisi è possibile ricostruendo relazioni, strutture, comunità e comportamenti responsabili per il buon vivere a livello locale e globale, esplorando quelle periferie geografiche ed esistenziali di recente evocate da Papa Francesco».
Aspetto centrale della campagna è l’elemento educativo, mentre tre sono i filoni tematici in cui si articola: cibo giusto per tutti, una finanza al servizio dell’uomo, relazioni di pace.
L’iniziativa - che intende coinvolgere organismi, associazioni, gruppi e scuole nell'approfondire la conoscenza delle questioni della fame e della crisi e nel tradurla in impegno sociale e politico nei singoli territori - rappresenta un’occasione di impegno comune a livello nazionale e locale di numerosi enti ed organismi di origine ecclesiale. Insegnanti, educatori ed animatori sono le categorie interpellate innanzitutto dalla campagna, ma anche giovani imprenditori presenti nei diversi settori produttivi, in particolare in ambito alimentare ed in grado di interpretare una dimensione economico-produttiva e finanziaria responsabile e sostenibile.
Nell’ambito della campagna saranno elaborate precise richieste alla politica: a livello internazionale, europeo e italiano.
L’evento di lancio della campagna si terrà il 28 febbraio a Roma, presso Domus Pacis Torre Rossa Park Hotel – Via di Torre Rossa, 94 nell’ambito del seminario di approfondimento organizzato da Caritas Italiana (di seguito invito e programma).
La campagna è promossa da: CARITAS ITALIANA, FEDERAZIONE ORGANISMI CRISTIANI SERVIZIO IINTERNAZIONALE VOLONTARIO, AZIONE CATTOLICA ITALIANA, ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI, ASSOCIAZIONE COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII, ASSOCIAZIONE ITALIANA MAESTRI CATTOLICI, CINECIRCOLI GIOVANILI SOCIOCULTURALI, CENTRO SAVERIANO ANIMAZIONE MISSIONARIA/CENTRO EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ, CENTRO TURISTICO STUDENTESCO E GIOVANILE, FONDAZIONE CAMPAGNA AMICA, MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI, MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI, PAX CHRISTI ITALIA, SALESIANI PER IL SOCIALE/FEDERAZIONE SERVIZI CIVILI E SOCIALI-CENTRO NAZIONALE OPERE SALESIANE, UNIONE CRISTIANA IMPRENDITORI DIRIGENTI. Aderiscono all’iniziativa: CENTRO TURISTICO GIOVANILE, CONFEREDAZIONE COOPERATIVE ITALIANE, COMUNITÀ DI VITA CRISTIANA ITALIANA / LEGA MISSIONARIA STUDENTI, FEDERCASSE, MOVIMENTO GIOVANILE SALESIANO, MOVIMENTO RINASCITA CRISTIANA.
Media partner della campagna sono Famiglia Cristiana, Avvenire, Sir, Tv2000, Radio InBlu.


Roma, venerdì 28 febbraio 2014 – ore 10-13
presso Domus Pacis Torre Rossa Park Hotel, Via di Torre Rossa, 94


Un Seminario per:
– riflettere e condividere i temi portanti della campagna nazionale
elaborata dagli organismi, dalle associazioni e dai movimenti cattolici italiani:
cibo giusto per tutti | una finanza a misura d’uomo | relazioni di pace;
– orientare percorsi di partecipazione attiva, mobilitazione, formazione:
insegnanti, educatori e animatori sono le categorie interpellate,
ma anche giovani imprenditori presenti nei diversi settori produttivi.

PROGRAMMA (pdf) - Indicazioni per arrivare alla sede dell'incontro

Per informazioni e iscrizioni: areainternazionale@caritasitaliana.it – tel. 06 66177 245 / 259 comunicazione@caritasitaliana.it – tel. 06 66177 226 / 502

venerdì 14 febbraio 2014

Un Campus in Burkina per la sostenibilità ambientale

“A possible world: be aware, be active, start the change!”. Con questo slogan è stato offerto ai giovani tra i 18 e i 24 anni di Verona, Cestokowa (Polonia), Stoccarda (Germania) e Osjek (Croazia) di impegnarsi in prima persona nelle proprie città, scuole, comunità e quartieri per approfondire i temi ambientali e dello sviluppo sostenibile a livello locale e globale, così da creare una rete di coetanei sensibilizzati e altrettanto attivi e poi, insieme, promuovere, come società civile, quei cambiamenti nello stile di vita che possano valorizzare nuove opportunità educative e contribuire a una nuova progettazione per la sostenibilità ambientale a livello europeo. Tra i tanti che hanno risposto positivamente all’appello, sono stati poi selezionati 10 ragazzi per partecipare a un campus internazionale in Burkina Faso dal 22 febbraio all’8 marzo.
Tra i giovani selezionati (3 polacchi, 3 tedeschi, 2 croati e 2 italiani), ci sono anche due veronesi: Sara Fortini di Caldiero e Filippo Mazzi di Bussolengo. Entrambi di 24 anni, partiranno per il Burkina Faso sabato prossimo con ProgettoMondo Mlal, ong veronese che da quasi 50 anni coopera allo sviluppo di America latina e Africa, ma mai dimenticando che –come fa notare Gianni Cappellotto, coordinatore del Campus per ProgettoMondo Mlal- quando si affronta il 7° Obiettivo del Millennio, “i problemi sono comuni: accesso e qualità dell’acqua, smaltimento dei rifiuti, desertificazione, sostenibilità ambientale, riscaldamento del pianeta, fanno parte del nostro quotidiano in tutto il pianeta. E mai come oggi l’interdipendenza tra regioni e Paesi anche geograficamente distanti, ci obbliga a pensare a soluzioni efficaci in larga scala”.
I 10 partecipanti al campus in Burkina Faso di “A possible world” vivranno esperienze e incontri unici, a confronto con i problemi della desertificazione, denutrizione, produzione, smaltimento dei rifiuti. Approfondiranno da vicino le cause che sono a monte di tutto questo, così come verificheranno sul campo progetti concreti contro la malnutrizione e per l’accesso all’acqua. Sperimenteranno dunque di persona idee di sviluppo sostenibile e il contesto socioculturale in cui sono state messe in atto. Infine scambieranno esperienze e idee con i protagonisti di tutto questo in Burkina Faso. Così da farsi portavoce, al loro rientro nelle rispettive città e Paesi, di un nuovo concetto di impegno, ricco di testimonianze, nuove relazioni ed esperienze concrete.
E proprio su questi 10 ragazzi il progetto europeo “A possible world” conta per raggiungere il proprio obiettivo: aumentare linformazione sulle sfide ambientali, aumentare i servizi educativi per i giovani, aumentare gli strumenti per le nuove generazioni, aumentare la partecipazione a un futuro sostenibile. Per tutti. (www.apossibleworld.eu)

sabato 1 febbraio 2014

2014: Diritto al cibo no stop

Iniziare l'anno all'insegna della solidarietà con un primo, generoso, gesto. L'occasione arriva da ProgettoMondo che, fino a febbraio, proseguirà il suo impegno nella campagna per il diritto al cibo e la sicurezza alimentare “Io non mangio da solo”.
Nel concreto, il segnale di sostegno per il Sud del mondo può essere offerto accaparrandosi, con un'offerta minima di 15 euro, l'agenda 2014 interamente dedicata ai cereali con notizie utili e curiose, e ben 48 ricette firmate da altrettante foodblogger corredate da immagini e da una grafica accattivante.
Per sostenere i nostri progetti che hanno tutt'ora necessità di finanziamenti, si può anche mettere in pentola il riso vialone nano che la nostra organizzazione propone in colorate confezioni di stoffa del Burkina Faso (offerta di 5 euro), oppure dare uno sguardo ai molti prodotti di artigianato di America Latina e Africa che riempiono gli scaffali della sede veronese di ProgettoMondo in viale Palladio (zona Stadio).
In questo modo il contributo andrà alle donne marocchine del progetto “La Forza delle donne”, o ai ragazzi nicaraguensi che cercano di crescere e specializzarsi nel mondo del lavoro partecipando al programma “Futuro Giovane”. Poi ci sono i piccoli lavoratori di Perù, Bolivia e Colombia, sostenuti da Il Mestiere di Crescere, e ancora i detenuti mozambicani del Progetto Vita Dentro e i giovani haitiani di “Viva Haiti”.
Insomma, la varietà di aiuti è diretta in modo capillare in tutto il globo. Il fatto che riesca ad arrivaci o meno dipende però da tutti noi!

martedì 21 gennaio 2014

Aggiungiamo un posto a tavola! Il 26 gennaio al PalaOlimpia di Verona

Aggiungiamo un posto a tavola!
26 gennaio, ore 17 

ProgettoMondo Mlal al PalaOlimpia di Verona
per sostenere le mamme del Burkina Faso


500 gr di riso vialone nano, offerto dall’Azienda Agricola LaPila (Verona), confezionato in coloratissime stoffe africane, per sostenere circa 50mila madri e i loro piccoli con un piatto sano e nutriente al giorno e garantire il diritto al cibo in Africa, laddove fame e malnutrizione colpiscono ancora milioni di persone.

Questa è la ricetta di ProgettoMondo Mlal che con la campagna “Io non mangio da solo” accompagnerà le mamme e future mamme della regione di Cascades del Burkina Faso nella crescita dei loro figli, perché possano disporre di strumenti e conoscenze utili per nutrirsi e nutrirli con alimenti sani ed equilibrati.

Per aiutarci in questo progetto, l’Ong veronese vi accoglierà con i suoi sacchettini di riso all’ingresso del PalaOlimpia il 26 gennaio, a partire dalle ore 17, in occasione della partita di volley Calzedonia Verona - Altotevere Città di Castello. Con una piccola offerta non solo porterete nelle vostre case un sacchettino di ottimo riso, ma regalerete un posto a tavola a un bambino e alla sua mamma, l’intero ricavato infatti andrà a finanziare il programma “Mamma!”, in Burkina Faso.

Non mangiamo da soli,
sentiamoci tutti un po’ più MAMME!

Per saperne di più, consultate il nostro sito www.progettomondomlal.org, telefonate allo 045 8102105, o scrivete all’Ufficio Solidarietà: sostegno@mlal.org.

martedì 17 dicembre 2013

Prendete nota, le agende sono arrivate!!!

Si dice che i belli si fanno attendere. Che le nostre agende si siano montate la testa?
Forse sì, ma siamo orgogliosi di dire che se lo possono permettere!
Fresche di stampa, sono già sulla nostra scrivania a ricordarci che il 2014 è alle porte e che possiamo farci accompagnare dolcemente assaporando una ad una le tante ricette che voi con il vostro entusiasmo e la vostra creatività anche quest’anno non ci avete fatto mancare!
Insieme a voi abbiamo realizzato un’agenda giornaliera, formato moleskine, interamente dedicata ai cereali con notizie utili e curiose, 48 ricette firmate da altrettante foodblogger corredate da immagini e da una grafica accattivante.
Ulteriore idea regalo per le feste e l’anno che verrà il cui ricavato (offerta da 15 euro) andrà interamente a sostenere i nostri progetti di sicurezza alimentare in America Latina e Africa e le nostre iniziative di sensibilizzazione ed educazione nelle nostre città.
Aiutateci a promuoverla tra i vostri amici e conoscenti sui vostri portali o pagine facebook affinché questo piccolo ma concreto sforzo collettivo dia tutti i suoi frutti alla nostra Campagna “Io non mangio da solo”.

Per ordinarla scrivete a: sostegno@mlal.org



mercoledì 11 dicembre 2013

Nuove giornate di produzione collettiva al Cescal di Haiti

Al Cescal, il Centro di Servizi Comunitari Agricoli di Léogane, è iniziato un nuovo ciclo di formazioni, fatto su misura per coinvolgere un maggior numero di donne alle attività e per diffondere ricette di prodotti locali, contribuendo così a rafforzare la sicurezza alimentare della comunità.
Il centro si è colorato di azzurro, affollato dai nuovi svolazzanti mouchoir, i tipici foulard copricapo haitiani per raccogliere i capelli durante i lavori domestici o di cucina. Una ventina di donne e un giovane di Grande Rivière, la terza sezione comunale di Léogane, hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo, per imparare, per soddisfare le proprie curiosità o per la necessità di scoprire come trasformare e quindi conservare i prodotti locali per le loro famiglie.
La formazione ha esordito con la preparazione di farine di banana e manioca; ma innanzitutto sono state impartite nozioni di igiene: igiene personale, pulizia dell’ambiente e norme da seguire durante la trasformazione. Approfittando del caldo sole leoganese i prodotti da macinare con i mulini del CESCAL, sono stati esposti al sole, coperti da veli trasparenti per proteggerli da mosche e altre insetti.
Il giorno seguente, le donne hanno ricevuto una formazione su due prodotti molto apprezzati dalla popolazione locale: il chanmchanm e la karapinya, a base di arachidi. Per la preparazione dei prodotti le donne sono state divise in gruppi. Indossati grembiuli bianchi, guanti e mascherina per il viso, un gruppo ha iniziato a pulire il mais, un gruppo si è riunito intorno ai fornelli per tostare separatamente chicchi di mais e arachidi e un altro si è concentrato intorno al mulino per poi macinare mais e arachidi tostate aggiungendo zucchero – in Haiti si abbonda sempre con lo zucchero!- per ottenere il tanto desiderato chanmchanm. Ecco pronta una merenda molto apprezzata da bambini e adulti per l’alto valore energetico. Si confeziona in piccoli sacchetti che il Cescal distribuisce nelle scuole di Grande Rivière dove è rivenduto come merenda scolastica.
Una volta messo in moto il meccanismo per la preparazione dello chanmchanm, Madame Matenie, attestata formatrice sulla trasformazione dei prodotti, si è riunita con un altro gruppo di donne per la preparazione della karapinya. Una donna del gruppo precedente ha accennato il gesto di passare la mascherina alla compagna, che stava per preparare la karapinya. Immediatamente Madame Matenie l’ha richiamata: “ricordatevi che l’igiene è alla base: le mascherine sono individuali e non riutilizzabili. E ora tutte a lavarsi le mani”.
Stavolta le arachidi sono state tostate in un pentolone dove ribolliva un impasto a base di acqua, zucchero, sale, cannella e zenzero. Le donne hanno mescolato con gran forza il contenuto del pentolone e poi l’hanno svuotano su un grande tavolo: un’altra leccornia è stata servita! Le donne hanno separato velocemente le arachidi impastate con lo zucchero e le hanno lasciate raffreddare. Qualcuna, con molta discrezione, ha portato alla bocca qualche gustosa nocciolina: è l’altrimenti detto “controllo qualità” sembrava dire con lo sguardo! Insieme le donne hanno preparato sacchetti o barattolini per la vendita.
Per approfittare del grande quantitativo del frutto della passione ancora presente sul mercato, Madame Matenie nei giorni successivi ha insegnato ai suoi nuovi allievi anche la preparazione di confetture di questo frutto, pomodoro e la cremasse, un liquore viscoso, sempre a base di frutto della passione, che non può mancare sulle tavole delle famiglie haitiane per Natale.
Tutti gli allievi di Madame Matenie che hanno partecipato alle giornate formazione hanno poi portato a casa, alla loro famiglie, un piccolo assaggio di ogni prodotto.

Valentina Policarpi
Coordinatrice progetto Haiti Verde a Léogane

martedì 10 dicembre 2013

FOCSIV e ProgettoMondo Mlal al fianco di Caritas Internationalis per il diritto al cibo di tutti e per tutti

“È giunta l’ora di procedere con decisione e creatività a modificare i nostri modelli di consumo e di produzione, favorendo l’agricoltura contadina e la sovranità alimentare delle comunità locali, un commercio equo che agevoli l’accesso al cibo dei più vulnerabili, e la gestione collettiva e democratica dei beni comuni”. A dirlo è il Presidente della FOCSIV Gianfranco Cattai mentre saluta con entusiasmo il lancio della campagna mondiale di Caritas Internationalis Una sola famiglia umana: cibo per tutti e accoglie, con tutti i Soci della Federazione, l’invito del Papa ad unirsi a questo impegno.
“Da oltre 40 anni gli Organismi della FOCSIV si fanno quotidianamente promotori di una autentica cooperazione con i poveri come chiede oggi Francesco – dice Cattai – con un servizio significativo proprio in materia di diritto al cibo e sovranità alimentare. Accogliamo dunque con entusiasmo e totale disponibilità l’invito, già espresso dal Cardinale Madriaga nella lettera di presentazione della campagna, a lottare contro l’egoismo e lo spreco, protestare contro lo sfruttamento dei più vulnerabili e contro la monopolizzazione della terra da parte dei grandi poteri”.
In particolare “come FOCSIV stiamo preparando con Caritas italiana e numerosi altri organismi del mondo ecclesiale italiano una articolazione nazionale della campagna Una sola famiglia umana: cibo per tutti. Lo scopo è promuovere la partecipazione attiva di gruppi giovanili, scuole e parrocchie – aggiunge il Presidente FOCSIV - ma anche agricoltori e imprenditori, perché siamo tutti una sola famiglia e tutti dobbiamo essere responsabili dei nostri comportamenti per creare un mondo nuovo che sappia assicurare il diritto al cibo di tutti e per tutti”.
Come socio di Focsiv, anche ProgettoMondo Mlal partecipa alla campagna per il Diritto al cibo... con la proposta "Io non mangio da solo",  per sensibilizzare sulla necessità di garantire sovranità e sicurezza alimentare a ogni abitante del pianeta.

mercoledì 20 novembre 2013

Quest'anno, a Natale, Un chicco tira l'altro!

Da mettere sotto l’albero oppure direttamente sulla tavola imbandita, le proposte di ProgettoMondo Mlal per il Natale ormai alle porte non si fanno attendere.
Continua infatti la campagna “Io non mangio da solo” che, anche quest’anno, dedica una serie di prodotti e attività alla promozione del diritto al cibo in tutti gli angoli del pianeta.
Se il calendario del 2014, “Un chicco tira l’altro può essere appeso in cucina, oltre che come datario, anche come valido ricettario per succulenti piatti a base di cereali, l’agenda giornaliera propone ogni giorno una notizia sul cereale del mese, corredata da una serie di curiosità e notizie sfiziose davvero imperdibili.
Poi c’è il libro “Buono come il pane, stampato l’anno scorso, nella prima edizione della campagna, e ancora valido per rallegrare pranzetti e cene con una serie di suggerimenti e ricette a base appunto di pane, alimento primordiale e universale di unione tra i popoli.
Tra le novità, da portare a casa insieme alla variopinta shopper in tela africana e a una carrellata di prodotti di artigianato che vanno dai presepi tipici di svariati paesi dell’America Latina e dell’Africa, fino all’artigianato marocchino e alle calde sciarpe boliviane, è spuntato quest’anno anche il sacchetto di riso realizzato in Burkina Faso, riempito di 500 grammi del nutriente e ben noto cereale.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti e palati. Quelli determinati a non mangiare da soli, naturalmente, che intendono condividere un briciolo della loro solidarietà con chi ancora combatte per avere garantita un’alimentazione adeguata.
Clicca qui per dare uno sguardo alle notre proposte!

ProgettoMondo Mlal è impegnato in una serie di programmi in Africa e America Latina che puntano a intervenire per migliorare la nutrizione materno infantile, come in Burkina Faso, o per promuovere ambulatori per la salute e un pasto sicuro ai piccoli del Guatemala. I nostri cooperanti sono inoltre attivi in Bolivia, a fianco dei produttori agricoli comunitari, e in Perù per favorire le mense scolastiche. Ad Haiti, infine, l’organizzazione favorisce la sicurezza alimentare con orti scolastici e l’educazione elementare nelle scuole e a sostegno dei contadini, con i progetti "Scuole Per la Rinascita", "Viva Haiti" e "Nuove Energie".

Per maggiori informazioni o per prenotare il proprio regalo solidale, scrivere a sostegno@mlal.org o telefonare nella sede di ProgettoMondo Mlal allo 045.8102105.

giovedì 31 ottobre 2013

Un 2014 tutto da sgranocchiare!

A ciascun mese il suo chicco da sgranare e assaporare! Il nuovo calendario 2014 di ProgettoMondo Mlal è fresco di stampa e pronto alla distribuzione. A disposizione di chi, sostenendo il diritto al cibo nel mondo, vuole attingere a qualche originale ricetta a base di cereali da mettere in tavola.
Mese dopo mese, infatti, il calendario propone i manicaretti e le delizie che sono stati selezionati tra le 90 ricette che hanno partecipato al contest “Un chicco tiral'altro”, promosso per noi dall'ormai fedele sostenitrice e amica foodblogger del portale “Lo Spilucchino”, Virginia Portioli.
Un'iniziativa che ha dato il “la” alla seconda edizione della campagna “Io non mangio da solo, per sensibilizzare sulla necessità di garantire sovranità e sicurezza alimentare a ogni abitante del pianeta. Non solo con la lotta alla fame nel mondo, ma anche con un forte richiamo alla solidarietà civile.
Quest’anno la campagna, che proseguirà fino al 16 gennaio del 2014, è dedicata ai cereali, prodotti della terra comuni a tutti i popoli.
E sono appunto quest'ultimi i protagonisti del calendario già disponibile nella nostra sede, contattando sostegno@mlal.org.
Le firme di ciascuna ricette sono quelle delle generose foodblogger di tutta Italia, sensibili ad accendere, insieme ai fornelli, tutta la solidarietà necessaria alla lotta contro fame e malnutrizione.
Il tema del Diritto al cibo rientra tra gli Obiettivi del Millennio, ed è dunque di attualità, al Nord come al Sud del mondo. ProgettoMondo Mlal è impegnato in una serie di programmi in Africa e America Latina che puntano a intervenire per migliorare la nutrizione materno infantile, come in Burkina Faso, o per promuovere ambulatori per la salute e un pasto sicuro ai piccoli del Guatemala. I nostri cooperanti sono inoltre attivi in Bolivia, a fianco dei produttori agricoli comunitari, e in Perù per favorire le mense scolastiche. Ad Haiti, infine, l’organizzazione favorisce la sicurezza alimentare con orti scolastici e l’educazione elementare nelle scuole e a sostegno dei contadini.

A ogni vincitrice, con la sua gustosa ricetta, è stato dedicato un mese del nuovo anno alle porte. Le ringraziamo tutte, elencandole qui sotto:

1. Quinoa: Crepes alla quinoa soffiata con salsa di tamarillo all’acqua di cocco di Elisa Caimi de Il rovo di bosco;
2. Riso: Riso rosso con crema di porro e mela caramellata al miele di Stefania Zecca de Le ricette di Pepi;
3. Farro: Bulgur di farro al pompelmo, capperi ed erbe fresche di Edda Onorato di Un dejeuner de soleil;
4. Miglio: Polpette di miglio con verdure e formaggio di Sarah Brunella di Fragola e limone
5. Mais: Torta sbriciolata con fragole e fragoline di Anna Esposto de Il ricettario di Anna;
6. Grano saraceno: Insalata tiepida di grano saraceno con crema di pecorino di Cristina Mariotti di A pen in the kitchen;
7. Frumento: Tabulè dolce di grano e albicocche di Elvira Costantini di Un filo d'erba cipollina;
8. Kamut®: Cake di Kamut con more e semi di papavero di Laura Gioia di Essenza di vaniglia;
9. Segale: Mezzi pici rustici di segale e noccioleai profumi del bosco di Cinzia Martellini Cortella di Cindy Star;
10. Avena: Kokosbollar (palline al cioccolato e avena) di Enrica Panariello di Chiara Passion;
11. Orzo: Zuppa d’orzo e champignons di Marina della Pasqua de La tarte maison;
12. Amaranto: Molleux alla zucca e amaranto soffiato con nocciole di Genny Gallo di Al cibo commestibile

mercoledì 16 ottobre 2013

"Io non mangio da solo". La campagna che combatte la fame nel mondo con la solidarietà

Il diritto al cibo torna al centro dell’attenzione mondiale. E proprio oggi, in occasione della Giornata dell'Alimentazione, ProgettoMondo Mlal lancia la seconda edizione della campagna “Io non mangio da solo”, per fare conoscere l’impegno della storica organizzazione nel Sud Mondo e sensibilizzare sulla necessità di garantire sovranità e sicurezza alimentare a ogni abitante del pianeta. Non solo con la lotta alla fame nel mondo, ma anche con un forte richiamo alla solidarietà civile.
Quest’anno la campagna, che proseguirà per tre mesi, fino al 16 gennaio del 2014, è dedicata ai cereali, prodotti della terra comuni a tutti i popoli.
Per sollecitare l’attenzione di società civile, mondo della scuola, partner e finanziatori sul tema del diritto al cibo, si parte da un primo risultato già portato a casa, con il contest di ricette “Un chicco tira l’altro che si è appena concluso.
Nelle settimane scorse, infatti, la foodblogger Virginia Portioli del portale “Lo Spilucchino", ha lanciato una nuova iniziativa per sostenerci, come già fatto lo scorso anno, coinvolgendo appassionati di fornelli sensibili alla delicata questione della sicurezza alimentare.
Proprio oggi, Virginia annuncia i nomi dei vincitori del contest che, con le loro ricette a base di cereali, sono stati selezionati per ciascuno dei 12 mesi del nuovo calendario della campagna.
I partecipanti sono stati 90, e ancora una volta ad avere la meglio è stata la sensibilità delle generose foodblogger di tutta Italia, insieme alle proposte di nostri soci, cooperanti arrivate da Bolivia, Brasile, Cile, Burkina Faso e svariati angoli del mondo.
Il tema del Diritto al cibo rientra tra gli Obiettivi del Millennio, ed è dunque di attualità, al Nord come al Sud del mondo. ProgettoMondo Mlal è impegnato in una serie di programmi in Africa e America Latina che puntano a intervenire per migliorare la nutrizione materno infantile, come in Burkina Faso, o per promuovere ambulatori per la salute e un pasto sicuro ai piccoli del Guatemala. I nostri cooperanti sono inoltre attivi in Bolivia, a fianco dei produttori agricoli comunitari, e in Perù per favorire le mense scolastiche. Ad Haiti, infine, l’organizzazione favorisce la sicurezza alimentare con orti scolastici e l’educazione elementare nelle scuole e a sostegno dei contadini.
Un piatto caldo non si rifiuta a nessuno”, dice un’antica espressione popolare. Un principio che sta alla base della ricetta di ProgettoMondo Mlal per eradicare la fame, e che offre lo spunto al direttore dell’Ong veronese, Valentino Piazza, per una puntuale riflessione sul tema.

Nella Giornata mondiale dell'Alimentazione, la ricetta di ProgettoMondo Mlal contro la fame

“Un piatto caldo non si rifiuta a nessuno”. Un’espressione popolare antica che esprime, con il calore e la genuinità del linguaggio della gente comune, un principio che le grandi assisi internazionali avrebbero poi, a più riprese, fatto proprio per ribadire un valore universale, comune a tutti i popoli della terra: il diritto al cibo è un diritto fondamentale della persona, un diritto inviolabile, un “punto di non ritorno” la cui violazione getterebbe un’ombra sulla stessa natura umana così come oggi la intendiamo e che metterebbe in discussione il patto fondativo che ci fa sentire tutti parte integrante della società e della civiltà.
Per questo il diritto al cibo, con il suo conseguente inevitabile corollario di lotta alla fame, trova uno spazio così ampio nelle leggi e nei piani di azione promossi dalle istanze del governo internazionale, Organizzazione delle Nazioni Unite per prima.
E a questo tema, appunto, la comunità internazionale, dedica una ricorrenza annuale: la Giornata mondiale dell’alimentazione che si celebra il 16 ottobre.  

Il punto

Diritto al cibo. Un diritto così importante eppure ancora così ampiamente violato. Nel 2000, la comunità internazionale, in uno dei suoi summit più importanti che avrebbe condizionato le politiche internazionali di sviluppo dei decenni successivi, ne aveva fatto la sua bandiera. Il primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio recitava infatti proprio questo: dimezzare la povertà nel mondo e azzerare la povertà assoluta, quella che per l’appunto porta alla fame, entro il 2015.
Oggi le stesse agenzie dell’ONU ci dicono che non ce la faremo: nel 2015 la fame rimarrà una vergogna internazionale che colpirà ancora milioni e milioni di persone in tantissimi paesi.
Proprio l’altro ieri, un’altra importante istituzione internazionale, la Banca Mondiale, prendeva atto di questa situazione e varava la sua più importante ristrutturazione interna dalla data della sua costituzione, con l’obiettivo di attrezzarsi per essere più incisiva sullo “sviluppo di tutti”. In quello stesso incontro, questa istituzione istituiva la nuova road map: azzeramento della fame nel 2020, azzeramento della povertà nel 2030.

Che fare
Se il diritto al cibo è quindi universalmente riconosciuto come pressante, il suo raggiungimento è ancora lontano nel tempo. Paradossalmente tutto questo dà ragione a una Organizzazione come la nostra che, da sempre, sostiene che l’eradicazione della fame non si fa con gli aiuti alimentari ma con lo sviluppo di quelle comunità che dalla fame sono colpite.
A sua volta, lo sviluppo vero non si cala dall’alto, non è pianificato a tavolino dai governi e dai loro tecnici ma consiste nel dar fiducia, strumenti e protagonismo alle donne e agli uomini di quelle comunità. Per questo, noi diciamo che è inutile produrre più alimenti e sperare che poi l’economia e la politica li ridistribuiscano: purtroppo le affidabilissime statistiche internazionali sono inclementi a questo riguardo e certificano come già oggi il cibo prodotto nel mondo sarebbe più che sufficiente per sconfiggere la fame. Sprechi e speculazioni finanziarie distruggono una quota significativa di questo cibo condannando alla fame milioni di persone.
La speculazione si concentra in particolare sui cereali, grano, riso, mais, per quella scellerata idea che dall’inizio degli anni 2000 ha portato a deviare quote sempre più significative della produzione mondiale di cereali verso l’utilizzo industriale come biocombustibili. E i combustibili, si sa, sono quotati in borsa: quando nel 2009 la speculazione ne ha fatto uno dei suoi obiettivi principali, automaticamente il prezzo dei cereali è schizzato alla stelle causando una delle crisi alimentari più gravi della storia recente.

Facciamo la nostra parte
Il nostro impegno quindi va alla promozione della sovranità alimentare, cioè al diritto di ogni comunità, popolo, paese di avere il controllo sulla produzione del cibo di cui necessita. E nella sovranità alimentare, i cereali ricoprono un posto di primo piano.
Nei nostri progetti possiamo trovare tanti esempi di come questo possa diventare realtà!
Nella poverissima regione di Potosì in Bolivia, le famiglie contadine riunite nella associazione locale di produttori di cereali sono oggi proprietarie di un piccolo impianto agroindustriale con cui producono farine arricchite di cereali. Sempre grazie al nostro progetto, questa associazione ha convinto il locale municipio a rinunciare agli aiuti alimentari internazionali e ad utilizzare invece queste farine arricchite nel programma di merenda scolastica di cui beneficiano tutti i bambini delle locali scuole elementari. Il risultato è stato duplice: si è migliorata l’alimentazione dei bambini incentivando allo stesso tempo la frequenza scolastica.
In Burkina Faso, nella regione di Cascades, gruppi auto organizzati di donne preparano pappette nutrizionali utilizzando cereali messi a disposizione dall’intero villaggio per curare i bambini affetti da malnutrizione. Il risultato è che il tasso di malnutrizione in questa regione è sceso dal 15% del 2008 al 6% del 2012.
Ad Haiti, in una terra violentata da un selvaggio disboscamento che ha inaridito i suoli fino a renderli quasi sterili, abbiamo ragionato insieme alle associazioni contadine per trovare possibili soluzioni. Ne è scaturita la decisione di riprendere la cura della terra e dell’ambiente, ripiantando alberi da frutta e da legna, proteggendo i suoli più esposti all’erosione, realizzando opere di contenimento per rallentare la furia delle acque dei torrenti e ridurre i rischi di inondazione dei fiumi.
Come risultato parallelo di questa azione, pochi mesi fa, abbiamo inaugurato un mulino pubblico a cui le famiglie contadine portano il proprio mais per ottenerne farina. Proteggendo l’ambiente quindi, si migliora la produzione di cibo.

Una giornata per loro
A tutti questi piccoli ma grandi protagonisti vogliamo quindi dedicare questo 16 ottobre 2013: grazie al loro impegno e a quello di molti altri protagonisti come loro, un mondo senza fame sarà finalmente possibile!

Valentino Piazza
Direttore ProgettoMondo Mlal

martedì 15 ottobre 2013

Vivere sostenibile è possibile. Una mostra a Verona

Ogni azione conta per migliorare la nostra salute e quella della terra; le abitudini quotidiane, le nostre forme di consumo possono fare la differenza nel ridurre l’impatto sull’ambiente.
Da venerdì 18 a mercoledì 23 ottobre la mostra “Mangiare bene mangiare tutti” di ProgettoMondo Mlal sarà all’Arsenale ospite della rassegna “Vivere in modo sostenibile è possibile: riduci lo spreco, riscopri la natura” promossa dal Comune di Verona con Acli Verona-Progetto Rebus, Banca del Tempo OraXOra 2° circoscrizione, Corpo Forestale dello Stato di Verona, Coldiretti, Università di Verona, Ulss20, Agsm, Amia, Atv, Acque Veronesi, Verona Mercato, Istituto alberghiero Berti, nelle giornate dal 13 al 24 ottobre.
Attraverso varie iniziative programmate in città si potranno trovare spunti interessanti per una maggiore attenzione all’alimentazione e alla riduzione dello spreco, per la salvaguardia dell’ambiente e della natura. In particolare ProgettoMondo Mlal offrirà la propria esperienza in educazione alla globalità portando all’attenzione di ragazzi e scolaresche di Verona e provincia il tema del Diritto al cibo nel mondo.
Per info: educazione@mlal.org

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