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venerdì 28 marzo 2014

Il neoministro della Giustizia visita Qalauma

"Oggi porto via con me un’impressione forte, e per tutto ciò che è di nostra competenza, come ministro di Giustizia, confermo l’impegno a sostegno di questa iniziativa. Mi piacerebbe infatti molto potessimo in futuro contare su altri centri di riabilitazione come questo, in tutte le regioni della Bolivia". Questa la dichiarazione rilasciata ai giornalisti dal ministro Sandra Gutiérrez che, accompagnata dal suo capogabinetto, Cecilia Bolivar, lo scorso 22 febbraio ha visitato il Centro Qalauma ricevuta dal coordinatore Paese di ProgettoMondo Mlal Aurelio Danna e dal responsabile del Programma Qalauma, Roberto Simoncelli. In mattinata, prima della visita vera e propria a padiglioni e attività, c’era stata una breve conferenza organizzata nella biblioteca del carcere a cui partecipavano, oltre ai responsabili della struttura, della polizia e delle attività, anche 6 ragazzi detenuti che, portando all’attenzione del ministro la propria esperienza personale, hanno via via sollevato le questioni più cruciali rispetto al tema della giustizia minorile: l’interminabile detenzione preventiva che, ancora oggi riguarda circa il 90% degli ospiti di Qalauma in attesa di giudizio, le lungaggini burocratiche che impediscono un regolare iter processuale, il continuo passaggio di mano tra giudici e sedi giudiziarie per cui i procedimenti si arenano per mesi e mesi tra i fascicoli. Inoltre, anche se espresso in maniera più diplomatica dai presenti, è emerso come emblematico anche il nodo della formazione degli operatori di polizia che lavorano a Qalauma: "Il continuo ricambio e andrivieni di personale non adeguatamente formato per lavorare a un progetto pilota come quello in atto a Qalauma –è stato detto dal responsabile educativo Javier Enriquez– crea necessariamente disorientamento tra operatori e detenuti che, loro malgrado, si trovano costretti a riadattarsi continuamente a regimi detentivi e metodi rieducativi estremamente diversi".
"Rispetto a un sistema giudiziario ancora molto macchinoso e in grave difficoltà – ha confermato il rappresentante di ProgettoMondo Mlal a Qalauma, Simoncelli – il drammatico sovraffollamento delle strutture (400-500%) e l’aumento della violenza all’interno delle strutture tradizionali, la "mano dura" comunque non paga e, anzi, al contrario, rischia continuamente di interrompere il percorso educativo del giovane trasgressore che viene spedito in carcere per tempi indefiniti in attesa di processo anche per piccoli reati che meriterebbero misure alternative alla privazione di libertá".
Ed è questo il quadro attuale in cui lavora ProgettoMondo Mlal e in cui cominciano ad apprezzarsi i piccoli ma significativi passi avanti. In concerto con tutte le istituzioni governative e pubbliche coinvolte nella vita detentiva e post detentiva, ProgettoMondo Mlal è riuscito a inserire un programma estremamente innovativo per le politiche nazionali, e cioè il concetto di "giustizia riparativa", secondo cui il giovane che ha commesso un crimine instaura con la propria vittima un nuovo rapporto alla cui base c’è la richiesta di perdono e la riparazione del danno.
Lo stesso ministro Guitérrez ne ha dovuto riconoscere l’alto valore sociale e politico: "Forse domina ancora una vecchia mentalità –ha dichiarato ai microfoni– però credo che non sia impossibile: con questi esempi molto positivi, speriamo sul serio che si possa applicare la formula di "giustizia riparativa" con questi giovani e anche con tutti gli altri detenuti".
Infine il ministro ha pubblicamente ringraziato la cooperazione, e dunque ProgettoMondo Mlal che, grazie ai finanziamenti di Ministero degli Affari Esteri italiano, Unione Europea, Cei, Intervida e altri ancora, sta "collaborando e offrendo questi nuovi e buoni esempi".
Proprio nei mesi scorsi, infatti, ProgettoMondo Mlal, forte dell’esperienza pilota di Qalauma, si è visto approvare due nuove iniziative che riguardano il miglioramento dell’assistenza legale ai giovani detenuti, un accompagnamento post-detenzione nel reinserimento sociale e lavorativo e lo studio di misure alternative al carcere per i reati minori, nonchè ha avviato una nuova collaborazione con il Centro di riabilitazione minorile Cenvicruz (Santa Cruz), proprio con l’obiettivo di influire direttamente sulle politiche nazionali e dunque fare adottare dallo stesso governo boliviano, il programma di giustizia riparativa e la metodologia rieducativa basata sulle attività educative e culturali in carcere.
"Sono molto, molto, commossa –ha concluso– per ciò che ho visto di persona e per avere toccato con mano il desiderio di cambiare di questi giovani, la loro voglia di continuare a vivere, e di andare avanti".

Lucia Filippi
Comunicazione ProgettoMondo



venerdì 31 gennaio 2014

Attività del Centro Qalauma, un nuovo anno ricco di novità

A Qalauma, centro di Riabilitazione per Giovani e Adolescenti privati di libertà, il nuovo anno si preannuncia ricco di attività interessanti per i ragazzi.
Gli ultimi mesi del 2013 sono stati infatti importanti per lo svolgimento di molti corsi proposti dal Programma Liber’Arte che si sta svolgendo in collaborazione con ProgettoMondo Mlal. Alcuni giovani reclusi hanno persino avuto la possibilità di uscire dal Centro per presentare le loro abilità artistiche durante due eventi pubblici, in novembre a El Alto e in dicembre nella Piazza San Francisco nel centro di La Paz, in occasione delle celebrazioni per la commemorazione dell’anniversario della dichiarazione dei diritti umani.
I corsi proposti a Qalauma sono stati svariati, oltre a quelli permanenti, di carpenteria, agronomia, cucina e panificio, i ragazzi sono stati coinvolti in corsi bimestrali e trimestrali dal contenuto artistico e culturale. Le lezioni di chitarra tenute da Miguel Gutierrez, per esempio, hanno intrattenuto 15 ragazzi che hanno così appreso le basi per poter suonare: gli insegnamenti teorici su accordi e melodie, si sono combinati con l’insegnamento della pratica, cosicché i partecipanti potranno esercitarsi su una base ben concreta.
Di grande interesse è stato anche il corso tenuto dall’organizzazione artistica COMPA che opera a El Alto. Quest'ultima ha infatti proposto un corso di arte video-visuale, e i ragazzi, circa venti, sono stati accompagnati nella creazione di un cortometraggio, un videoclip in cui sono emerse le loro doti artistiche. L’entusiasmo dei giovani utenti è stato grande, e il prodotto finale di ottima qualità, tanto che gli educatori di COMPA hanno deciso di far partecipare il cortometraggio a un concorso di cinema di El Alto, e il breve filmato si è aggiudicato il premio per la tematica più originale. Certamente l’esperienza si ripeterà quest’anno!
Un’altra attività che ha appassionato i ragazzi tanto da essere rinnovata per altri tre mesi è quella di disegno grafico: nella sala di informatica del Centro i ragazzi hanno imparato a utilizzare programmi come Photoshop per disegnare volantini, cartelloni e copertine per CD.
Oltre a tutto questo si sono succeduti corsi di musico-terapia e teatro, e chiaramente non poteva mancare un torneo di calcio a 5 presso la palestra del Centro; inoltre il gruppo musicale creato dai ragazzi di Qalauma, i Sentencia, ha continuato a provare le cover delle canzoni preferite. Questo gruppo di 7 ragazzi è stato invitato a suonare alla piazza centrale di La Paz, San Francisco, dove si è esibito con entusiasmo davanti a un pubblico folto e interessato.
Anche Angel e Fernando, due giovani che stanno vivendo a Qalauma, hanno avuto la possibilità di esibirsi presentando i loro pezzi hip-hop in un evento pubblico tenutosi in una piazza de El Alto, ottenendo un ottimo successo soprattutto in virtù dei loro testi che ci ricordano come i ragazzi privati di libertà mantengano la voglia e abbiano il coraggio di riscattare questo periodo difficile della loro vita: “voglio uscire da ciò in cui mi sono messo, tornare a vivere, risorgere come la fenice” recita il brano più applaudito del duo.
Visto il successo delle attività svolte nell'anno appena concluso, si respira una grande fiducia per le proposte di questo 2014. Il corso di disegno grafico è già ripreso con la partecipazione di altri 10 ragazzi.
Anche le lezioni di musico-terapia stanno continuando, con l’ambizioso obiettivo di preparare un varietà radiofonico che potrà andare in onda nei prossimi mesi; Pamela e Evelyn, le volontarie che organizzano questo corso, stanno lavorando per dare la possibilità al gruppo Sentencia di incidere un primo album.
A metà gennaio sono poi cominciati altri due corsi di grande interesse: Jhonny, uno dei giovani reclusi, si è coraggiosamente proposto di tenere un suo corso di disegno: sarà affiancato da un educatore e sono già 15 i ragazzi che hanno deciso di partecipare a quest’attività. Inoltre è iniziato anche un corso di letteratura e scrittura creativa, con l’obiettivo di creare un libro di racconti scritti dai ragazzi, lo stesso corso prevede anche la costruzione di maschere con garze di gesso, una maniera per avvicinare i ragazzi al mondo della letteratura distaccandosi da metodi frontali e accademici.
Sempre a gennaio Pawel, un volontario polacco, sta tenendo una serie di incontri per presentare ai ragazzi le tradizioni, la musica, la storia e la geografia del proprio paese: la proposta è stata molto apprezzata dai primi due gruppi di 15 giovani, tanto che l’incontro si ripeterà per gli altri ragazzi.
Naturalmente si attende l’inizio di altre attività, si terrà per esempio un corso di fotografia, uno di marionette, e l’organizzazione COMPA tornerà al centro per proporre la creazione di un nuovo cortometraggio, visto il successo della prima produzione.
Questo fiorire di attività dimostra quanto i giovani di Qalauma sentano la necessità di svolgere una grande varietà di progetti che li possano mettere nella condizione di esprimersi, di sfogarsi, di imparare, di avvicinarsi all’arte o apprendere le basi di una professione; tutto questo con l’entusiasmo proprio dei giovani, e con la consapevolezza che un giorno quello che stanno imparando e conoscendo nel Centro potrà essere una base solida e valida per riprendere la propria esistenza nella società, riscattando così questo periodo difficile della propria vita.
L’impegno di ProgettoMondo e del Programma Liber’Arte si propone costantemente di aiutare i giovani in questa direzione: la presenza di volontari internazionali e di educatori è di un’importanza strategica per i ragazzi privati di libertà, i quali possono contare su persone che hanno la voglia di mettere le proprie conoscenze, abilità e sensibilità a loro disposizione.
Il 2014 è iniziato nel modo migliore sotto questo punto di vista, e le varie attività avranno senz’altro un seguito importante.

Mirko Olivati
Volontario Sve
ProgettoMondo Mlal Bolivia

lunedì 27 gennaio 2014

Vita Dentro, un modello di carcere documentato in un video

Il progetto Vita Dentro è arrivato al capolinea, concludendo così il secondo intervento di ProgettoMondo Mlal nelle carceri di Nampula e provincia. Un percorso iniziato nel 2006 con un primo progetto “Diritti in Carcere” e documentato in un recente video di 20 minuti realizzato dall’equipe tecnica della Kenzi Productions, guidata dalla regista Annamaria Gallone.
Le testimonianze dirette dei reclusi ed ex reclusi, degli operatori e animatori, dei famigliari e dei nuovi datori di lavoro raccolte dalla cinepresa, testimoniano per immagini e parole la straordinaria evoluzione che ha avuto il nostro intervento nelle carceri di Nampula città e provincia. E soprattutto sono testimonianze che parlano anche “oltre” il tema del carcere e/ o della detenzione… perché testimoniano in maniera incontrovertibile come piccole opportunità di cambiamento, se offerte in un quadro e contesto pensati, possono davvero rimettere in moto le vite personali e collettive.
Sono stati anni in cui la nostra organizzazione può elencare una serie di risultati, conseguiti e consolidati, davvero importanti per il contesto locale: dal trasferimento delle detenute in una struttura esclusivamente dedicata a loro a una serie di buone pratiche a partire dal lavoro dei detenuti in carcere e nelle imprese del territorio, fino alla possibilità di fare cultura all’interno della struttura carceraria.
Lasciamo quindi un modello di carcere a tutto il Paese, che prosegue nel progetto binazionale Liber’Arte, avviato nel frattempo a Maputo (e a La Paz). Ha inoltre preso avvio un progetto sulla responsabilità sociale d’impresa –Responsabilidade- con sede a Nampula e come primo partner capofila l’Università Cattolica del Mozambico.
Il Mozambico è un Paese in profonda trasformazione. I 2/3 del bilancio dello Stato è finanziato dell’esterno, con il rischio di far diventare il Paese un artefatto dell’industria dello sviluppo invece che un territorio dotato di una propria sovranità. Infine un dato che conferma quanto appena detto: il Rapporto sullo Sviluppo Umano (ISU) del 2013, compilato dall' Organizzazione delle Nazioni Unite, pone il Mozambico al terzultimo posto su una lista di 186 Paesi.

Guarda il video qui sotto:



mercoledì 11 dicembre 2013

Bolivia: I giovani di Qalauma in piazza per i diritti umani

Dal 2 al 10 dicembre in Bolivia si sono svolte le attività di commemorazione per il 65° Anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani. Le celebrazioni, organizzate congiuntamente dalla Defensoria del Pueblo, la Comunidad de los Derechos Humanos e il Centro Qalauma, sono iniziate lunedì al Prado a La Paz, dove sono stati piantati gli “alberi dei diritti umani”, poi l’evento si è protratto con varie cerimonie e attività fino al 10 dicembre.
Una sorta di inaugurazione di questa importante settimana è andata in scena già venerdì 29 novembre, nella città de El Alto, in piazza Azurduy, dove è stata presentata a un folto pubblico quella la frase guida di questa commemorazione: “Si hay Derechos Humanos no hay violencia”, “Se ci sono i Diritti Umani non c’è violenza”. Un leitmotiv che il Defensor del Pueblo Rolando Villana, massima autorità istituzionale in Bolivia riguardo la difesa dei diritti umani, ha voluto sottolineare più volte nel corso del suo intervento volto a spiegare come l’impegno principale deve essere contro tutti i tipi di violenza, e come l’arma più adatta per questa lotta sia appunto l’applicazione quotidiana dei diritti umani. Per questo motivo gli stand che hanno riempito la piazza erano in parte dedicati ai vari tipi di violenza che vengono protratti, dalla violenza fisica, in particolare quella commessa su donne e bambini, a quella psicologica, alle forme più sottili di violenza economica.
Molti altri, organizzati dalla municipalità de El Alto, consistevano in divertenti giochi organizzati per spiegare al pubblico di tutte le età il senso profondo dei diritti umani. Così bambini e anziani, donne e uomini, hanno potuto apprendere e comprendere questo strumento fondamentale della convivenza umana giocando al Bingo dei Diritti Umani e a varie altre attività ludiche. Nel frattempo sul palco principale si succedevano gli interventi del Defensor del Pueblo con gli altri ospiti, gruppi musicali e teatrali che hanno approfondito dalla loro prospettiva l’importanza dei diritti umani e della loro commemorazione.
Anche il Centro de rehabilitacion por adolescentes y jovanes privados de libertad Qalauma ha partecipato all’evento. Lo stand preparato dagli educatori del primo centro di rieducazione per minori in area penale, nato in Bolivia con ProgettoMondo Mlal, presentava vari prodotti preparati dai ragazzi: prodotti agricoli e alimentari, magliette e sciarpe, oggettistica artigianale frutto del lavoro svolto nei corsi che gli educatori del centro offrono ai giovani durante la loro permanenza a Qalauma, per offrire un riscatto e una riabilitazione sociale che passi dall’apprendimento di capacità e abilità possibilmente utili per il futuro.
Le attività artistiche e culturali proposte a Qalauma dall’associazione Liber’Arte sono state documentate dalla presenza di opere come quadri e cartelloni creati durante corsi di disegno e fotografia, inoltre sono state regalate delle piccole piantine corredate da una bandierina colorata con varie frasi su diversi diritti che dovrebbero essere universali: dal diritto alla vita a quello alla libertà e all’espressione.
All’evento hanno partecipato anche Fernando e Angel, due ragazzi del Centro che sono stati invitati dalla Defensoria del Pueblo a contribuire alla cerimonia con i pezzi hip-hop che hanno composto durante la loro permanenza a Qalauma. Nonostante la comprensibile emozione, i ragazzi hanno offerto un’ottima prova animando la mattinata con il loro entusiasmo e i loro versi che, tra i vari riferimenti affettuosi e appassionati alle loro ragazze, lasciano trapelare chiaramente un messaggio di fondamentale importanza su un diritto che dovrebbe essere considerato fondamentale: quello di avere la possibilità di riscattarsi e reinserirsi positivamente nella società nonostante gli errori commessi.
L’evento è stato nel complesso un successo, un buon auspicio per le prossime celebrazioni per l’Anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani a La Paz. Il pubblico ha potuto apprezzare l’impegno della Defensoria del Pueblo e degli altri organizzatori della giornata nel far passare un messaggio forte riguardo l’importanza dei Diritti Umani come strumento per una vita pacifica e degna, priva di qualsiasi genere di violenza: “Se ci sono i Diritti Umani, non c’è violenza”.

Mirko Olivati,
Volontario Sve
ProgettoMondo Mlal Bolivia

giovedì 28 novembre 2013

Dialogo a La Paz sulla giustizia riparativa per giovani detenuti

Organizzato dal Ministero della Giustizia boliviano, con la partecipazione dell’ong ProgettomondoMlal e dell’organizzazione CDC (Capacitación Y Derechos Ciudadanos), si è svolto a La Paz giovedì 14 novembre un incontro-dialogo sul tema della giustizia penale giovanile riparativa.
Insieme al vice ministro della Giustizia e dei Diritti Fondamentali Érika Chávez, hanno preso parte all'evento anche due esperti italiani, già ospiti il mercoledì precedente al Seminario sulla Giustizia Riparativa a Santa Cruz.
Si tratta del mediatore penale Carlo Riccardi e del criminologo e docente di criminologia Adolfo Ceretti, autore di vari testi sul concetto di giustizia riparativa, entrambi sostenitori di questo modo innovativo di intendere la giustizia penale.
L’obiettivo di questo incontro, come sottolineato nell’introduzione del viceministro Chávez, era quello di proporre la condivisione dell’esperienza di un modello alternativo di giustizia minorile che preveda mezzi alternativi alla semplice proporzionalità della pena consistente il più delle volte nella privazione della libertà. L’importanza del tema trattato si fa particolarmente potente in un Paese come la Bolivia, la cui pena massima per i giovani che hanno superato i 16 anni può arrivare ai 30 anni di carcere e in cui, secondo i dati a disposizione e presentati nel “Plan de acción inmediata para adolescentes y jóvenes en situación de privación de libertad”, i giovani privati di libertà nel 2012 erano 2.034 per la maggior parte ancora in attesa di giudizio definitivo, e, ancora, perlopiù per reati derivati da un malessere socio-economico, come il furto e la rapina.
All’inizio del suo intervento Adolfo Ceretti ha proposto una breve ricostruzione storica sul problema della giustizia minorile in Italia, evidenziando come la nuova legge per la giustizia penale italiana del 1988 sia all’avanguardia in quanto “non accantona le istanze di sicurezza e giustizia senza perciò mortificare la dignità del giovane che compie delitto”. È una legge, questa, che pone l’accento sulla dimensione socio-valoriale della pena, tentando il più possibile di accantonare l’approccio punitivo nei confronti del giovane che ha commesso reato: una visione progettuale con interventi di ampio respiro educativo viene proposta già dalla fase processuale, con l’obiettivo di stimolare la responsabilizzazione del giovane evitando così meccanismi di repressione, deterrenza, neutralizzazione, frequenti in un sistema di giustizia fondato sulla pena intesa come punizione e castigo.
"Gli articoli 28 e 29", commenta Ceretti, "si definiscono come il cuore della norma penale per i giovani in Italia, e prevedono la possibilità della sospensione del processo anche per reati particolarmente gravi e l’affidamento del giovane a un'equipe specializzata". Con il sostegno di quest'ultima, il giovane aderisce a un progetto rieducativo della durata massima di 3 anni, con la relativa possibilità dell’estinzione del reato. In gran parte grazie a questo sistema, nonostante le più di 3.0000 denunce penali nei confronti di giovani tra i 14 e i 18 anni in Italia, sono meno di 500 i ragazzi attualmente privati della libertà.
Una giustizia mite, “capace di riporre la spada e la bilancia e di mettere al centro la persona”, è questa la strada individuata da Ceretti nel concetto di giustizia riparativa. E “la persona” non è solamente colui che ha commesso il reato, infatti la questione che l’esperto criminologo ha voluto porre al centro del suo intervento è quella dell’importanza che dovrebbe arrivare ad assumere la vittima all’interno del percorso di giustizia. La giustizia tradizionale, infatti, tende all’emarginazione della persona offesa dal processo, quando invece dovrebbe essere fondamentale la presenza attiva di quest’ultima. Quello a cui si vuole puntare è un processo di mediazione tra vittima e offensore, nel quale i due soggetti possano partecipare attivamente, coadiuvati da una figura preparata e formata al mestiere di mediatore di conflitti, alla ricerca e all’individuazione della possibile soluzione delle difficoltà derivanti dal reato commesso.
Gli obiettivi che si pone questo tipo di giustizia sono molteplici e notevoli: la riparazione dell’infrazione nella sua dimensione “globale”, e quindi non soltanto materiale ma anche psicologica e sociale; la presa di coscienza da parte dell’autore del delitto della sua responsabilità, con un conseguente rinforzo dei valori morali del reo; la possibilità della partecipazione attiva da parte della società civile all’interno del percorso di giustizia; il contenimento dell’allarme sociale instaurato dal crimine commesso. Tutto questo passa principalmente attraverso il riconoscimento della vittima come persona attiva nel processo penale e la conseguente possibilità di una riconciliazione e di quella che viene chiamata “riparazione simbolica”.
Se il processo riparativo giunge a buon fine, infatti, chi compie il delitto può avere la possibilità di compiere un gesto positivo accordato con la vittima, gesto che, per quanto simbolico, possa dimostrare un cambiamento nella relazione critica tra vittima e oppressore.
Sia alcuni esempi concreti portati da Adolfo Ceretti che, poi, tutto l’intervento di Carlo Riccardi, hanno mostrato bene come l’applicazione di una giustizia riparativa abbia la possibilità di agire anzitutto sul benessere delle parti in causa, riducendo e arrivando ad annullare lo shock psichico-sociale causato dal perpetrarsi di un’azione delittuosa: l’obiettivo non dovrebbe essere più, insomma, una eventuale vendetta o una mera azione punitiva nei confronti del reo, bensì un incontro riparativo che agisca positivamente sui singoli soggetti chiamati in causa e, non ultimo, sulla stabilità delle società civile.
Questo stimolante incontro avvenuto a La Paz, durante il quale c’è stata la possibilità di condividere, tra addetti del settore, esperienze concrete riguardanti la giustizia giovanile, testimonia la volontà di seguire un percorso differente rispetto a un modo meramente punitivo di concepire la giustizia penale. Si pone inoltre un altro tassello in questa direzione in Bolivia, dove, grazie a ProgettoMondo Mlal dal 2011 esiste una struttura, il Centro diRiabilitazione Qalauma, in cui, oltre a proporre percorsi progettualiartistico-culturali-lavorativi ai giovani privati di libertà, si sta tentando di sperimentare l’efficacia di una giustizia dall’approccio riparativo. Se la strada può sembrare, ed essere, ancora lunga, ad oggi i passi in questa direzione non stanno mancando.

Mirko Olivati
Volontario Sve
ProgettoMondo Mlal

martedì 19 novembre 2013

Un nuovo spazio ricreativo al centro Qalauma

Il Centro Qalauma è pronto a garantire arte e cultura agli adolescenti e giovani detenuti.
Grazie a ProgettoMondo Mlal, a ISEAT, all’importante apporto economico dell’Unione Europea e allo sforzo degli stessi ragazzi reclusi, il primo Centro di rieducazione per minori in area penale nella storia della Bolivia è riuscito a convertire un ambiente trascurato in un’ampia infrastruttura ricreativa.
In questo spazio è nato il centro culturale Liber’Arte, attrezzato in un ampio salone dove è stato creato un semplice fondale scenografico con l’affissione di un telone, elaborato e posizionato dai giovani detenuti del laboratorio di carpenteria e sartoria. Si sono arricchite le pareti con tessuti colorati che danno calore all’ambiente e che quindi stimoleranno gli incontri. La trasformazione di spazi buii e freddi in spazi caldi e allegri, dove prima solo gli strumenti musicali davano un po’ di colore, è stato il primo passo per inaugurare un luogo dove i giovani detenuti potranno esprimersi liberamente.
Uno spazio che può contare anche di una stretta equipe di insegnanti di musica che permetterà ai ragazzi di provarsi nell’arte musicale con maggior professionalità. E allo stesso modo, grazie all’aiuto di diverse istituzioni e volontari, si è riusciti a fornire strumenti musicali locali e elettronici perchè i giovani possano avere maggiori possibilità di provare diversi stili musicali, incanalando emozioni e comunicazione positive e propositive.
Per inaugurare il nuovo spazio culturale non poteva mancare un rituale di offerta alla pachamama (madre terra). Alla cerimonia erano presenti le autorità del Regime Penitenziario, del Ministero del Governo e delle istituzioni che hanno dato un appoggio a questo nuovo programma riabilitativo avviato in queso Centro. Subito dopo il rito principale, il talento e l’entusiasmo dei giovani ha sorpreso tutti gli astanti: un gruppo musicale ha aperto il programma seguito dalla narrazione di un racconto da parte di una volontaria e si è concluso con un intervento emozionante dei giovani che con testi poetici hanno fatto riflettere sul peso della realtà da reclusi che vivono e su come ogni giorno loro stessi si puniscano per l'errore che hanno commesso.
Il Progetto LiberArte ha tra i suoi obiettivi proprio quello di favorire l’inclusione delle attività culturali e dell’arte terapia nei programmi di riabilitazione e reinserimento degli adolescenti e giovani detenuti: una proposta avanzata proprio in un periodo in cui l’accesso all’arte e alla cultura sono particolarmente promosse in Bolivia attraverso le politiche pubbliche dello Stato.
Qalauma, del resto, è attento alle politiche del Paese andino, dato che il rapporto di partecipazione dello Stato e della società civile è indispensabile per arrivare agli obiettivi fissati. Questa partecipazione è un processo in continuo sviluppo, che permette agli operatori di andare avanti, di cercare l’implementazione di azioni unite che facilitino l’accesso di sensibilizzazione, formazione e creazione nell’ambito artistico e culturale.
Per dare sostenibilità a queste azioni è fondamentale contare su uno spazio fisico in cui stimolare la creatività dei giovani e facilitare processi di formazione e abilitazione in differenti aree artischiche. Un luogo in cui gli adolescenti e giovani possano districarsi liberatamente nello scambio, analisi e dibattiti sulla cultura e le sue forme d’espressione.
Qalauma, dalla sua aperturta, è attrezzato anche di una biblioteca che, al momento, rappresenta un’estensione dello Spazio Culturale. Attualmente la biblioteca si sta rafforzando per riempire gli scaffali con una quantità di letteratura che permetta ai giovani di ampliare la propria creatività e trascendere la reclusione fisica che soffrono, liberando la mente verso l’orizzonte creativo e chimerico e costruendo così il proprio destino.
Restano altri spazi da riempire, che aspettano solo la creatività dei giovani.
Per questo si deve continuare a muoversi per incidere sulle scelte della politica affinché questa proposta pilota del carcere possa diventare sostenibile e possa essere riproposta in altri luoghi penitenziari. Solo in questo modo si procederà al processo di democratizzazione dell’arte e della cultura tra gli esseri umani in condizione di vulnerabilità.

Peggy A. Martínez B.,
ProgettoMondo Mlal Bolivia

Eppure, Jhaciel, è un miracolo vivo

Vorrei scrivere al Papa Francesco per dirgli di includere nel libro dei santi una ragazza che ho conosciuto in questi ultimi tempi.
Non è una santa uscita da un convento, ma una sediecenne che ha appena messo piede fuori dal carcere maschile di San Pedro a La Paz.
Non è una santa che ha fatto i voti di castità, di obbedianza o di povertà, ma una bambina ormai cresciuta, che a soli 7 anni è stata violata sistematicamente dal cugino e dal padrino.
Non credo che sappia recitare il Padre Nostro o l’Ave Maria, dato che suo padre da quasi 15 anni è in carcere e sua madre l’ha venduta a un cliente adulto per soddisfare i suoi capricci sessuali in cambio di favori.
Non è una santa che ha raccolto migliaia di adesioni, o di devoti, o di ammiratori, dato che molti, tanti stolti l’hanno resa oggetto di divertimento sulla stampa e di morbosità sensazionalistica.
Il suo caso ha messo in ridicolo le autorità giudiziarie, impotenti e incapaci di gestire la violenza all’interno delle carceri.
Non è una santa che a un certo punto della sua vita ha scelto radicalmente di servire Dio, ma un essere umano trasformato dai detenuti in oggetto di scambio e di piacere, al costo di un euro versato al padre che viveva del suo corpo e della sua anima.
Non è una santa che ha preferito il martirio piuttosto di essere violentata, ma che ha assimilato nel suo corpo e nel suo spirito la tortura della violenza degli adulti pur di aggrapparsi alla vita.
Non è una santa vergine, dato che in almeno due occasioni ha dovuto abortire perchè obbligata da chi vuole nascondere il peccato dell’impunità e della codardia.
Eppure Jhaciel è un miracolo vivo.
Il fatto stesso che sia viva dopo quello che ha vissuto è un vero miracolo, sufficiente per metterla sugli altari. La settima scorsa, nella casa famiglia “La Speranza” a El Alto un bambino di 12 anni, che aveva alle spalle una storia simile, si è impiccato al suo letto a castello. Anche lui è un santo.
Jhasiel, mi ha raccontato suo papà in cella una mattina, è cresciuta in carcere da quando aveva un anno e mezzo con la sorellina di pochi mesi, Yaqueline. La mamma sapendo che suo marito doveva restare dietro le sbarre per 30 anni, dopo qualche visita gli ha lasciato due delle tre figlie, per rifarsi una vita con un altro uomo, o meglio con altri uomini.
Nel carcere di San Pedro a tutt’oggi ci sono 187 bambini e bambine che vivono con i padri reclusi.
All’interno della struttura detentiva c’è un asilo nido per i piú piccoli, gestito da un’istituzione italiana. I piú grandicelli, invece, escono al mattino a vanno in una scuola vicina, per rientrare in cella al pomeriggio, proprio come se fosse casa loro.
Quando Jhaciel aveva 10 anni, la mamma, con la complicità del suo amante, l’ha rapita mentre usciva dalla scuola e l’ha portata a Oruro, cittá altipianica e mineraria a circa 230 Km da La Paz. Qui l’ha prestata al suo amante, in cambio di soldi e altri beni materiali, finché, dopo qualche mese, Jhasiel è riuscita a scappare da Oruro e a ritornare da sola La Paz dove, presentandosi alla porta della carcere, ha supplicato la polizia di poter rientrare da suo padre.
Oggi Jhasiel ha 16 anni ed è in custodia nella nostra casa famiglia a El Alto dove, con altre 15 adolescenti, sta cercando di superare il trauma della violenza per entrare nel prato verde della dignità, della libertà, della voglia di vivere e nella sete di esercitare i diritti fondamentali.
Questi sono i veri miracoli che non hanno del senzazionale, come quello di San Gennaro, ma che solo ribadiscono che la vita piena e abbondante è il miracolo più grande e più bello che ci sia.
Ma il miracolo che credo sia ancora più profondo è che la vita di Jhaciel, Maria, Guadalupe, Blanquita, Anabel, Rosa, Paola, Katerin, Clara, Regina, Magalí, Kelia, Juana, Micaela, María, Celena, (sono le 16 adolescenti che in questo momento vivono nella nostra casa familia) stanno cambiando noi operatori: ci sollecitano uscire dal guscio dell’indifferenza per inaugurare una nuova primavera nella nostra vita facendo della solidarietà lo stile del percorso cristiano.
I documenti pastorali dei vescovi latinoamericani di Medellin, Puebla, Santo Domingo e di Aparecida parlano intensamente del volto sofferente di Cristo in mezzo a noi e citano esplicitamente i gruppi di bambini di strada, mamme abbandonate, operai sfruttati, indigeni emarginati, gente che ha perso l’orizzonte e che rappresenta lo spazio privilegiato dell’amore di Dio in mezzo a noi.
Jhasiel è uno di questi volti, che ci interroga, ci scombussola e ci chiama a curare le ferite e a interessarci della sua evoluzione.
Jhasiel, o meglio Santa Jhaciel, non chiede a noi lacrime, non chiede nemmeno una preghiera, nè tantomeno di entrare nel libro dei santi. Ci chiede solo di vivere intensamente la paternità e la maternità.

Riccardo Giavarini
ProgettoMondo Mlal Bolivia

venerdì 15 novembre 2013

Felicità, un ponte tra Baricella e la Bolivia

Felicità è la forza di camminare con le proprie gambe. Questo il messaggio con cui, 8 adolescenti detenuti nel primo carcere minorile della storia boliviana, hanno voluto contribuire al 13° Concorso di poesia e racconti concorso organizzato dal Comune di Baricella (Bologna) e dalla Casa di Riposo Il Corniolo per dare a tutti, senza limite di età, la possibilità di esprimersi su un tema, così centrale nell’arco di tutta la nostra vita, come è quello della felicità.
Quest’anno l’obiettivo del Concorso era mettere a confronto, attraverso la scrittura, le diverse idee di felicità in culture differenti. Dunque, per la prima volta, il concorso ha aperto la competizione anche a partecipanti non direttamente legati al comune di Baricella, e dunque anche a persone non italiane residenti all’estero e che hanno la passione per la scrittura.
Così hanno partecipato persone da USA, Messico, Serbia, Svizzera, Algeria, Iran, Brasile e Bolivia e ogni partecipante ha mandato il suo scritto in lingua originale, poi tradotto in italiano da persone qualificate. La tematica del concorso era la felicità: ogni partecipante doveva comporre un racconto o una poesia sulla felicità intesa come sensazioni, ricordi, emozioni, percezioni.
A quest’iniziativa sono stati invitati a partecipare anche i ragazzi del Centro di rieducazione Qalauma (La Paz- Bolivia): grazie al programma di cooperazione allo sviluppo “LiberArte” promosso da ProgettoMondo Mlal, gli adolescenti qui reclusi stanno riscoprendo le proprie risorse profonde attraverso la musica, il disegno, la corporeità, le arti plastiche, la fotografia, il teatro e la scrittura.
Qalauma è il primo centro dedicato agli adolescenti. Soltanto fino a un paio di anni fa i minori erano costretti a convivere nell’infernale carcere San Pedro di La Paz, a fianco ai detenuti adulti e, troppo spesso, subendone ogni tipo di minaccia, violenza, ricatto. Da qualche mese la loro vita, seppure dietro le sbarre, è enormemente cambiata. Grazie a questo programma cofinanziato dall’Unione Europea, l’arte si sta rivelando un prezioso strumento con il quale iniziare a conoscere se stessi, affrontare il loro passato e l’esperienza artistica, guidati da persone esperte. Tutto ciò sta aiutando i giovani di Qalauma a ri-narrare la loro storia, scoprendone i punti di forza per costruire un presente e pianificare un futuro.
Grazie agli organizzatori del concorso, e a Ester Bianchini, una volontaria bolognese di ProgettoMondo Mlal che a Qalauma ha trascorso un paio di anni di servizio civile e impegno, è stato possibile creare un ponte tra il Comune di Baricella e ProgettoMondo Mlal in Bolivia. All’interno del programma LiberArte è stato così promosso parallelamente un piccolo concorso letterario interno al Centro, al quale hanno partecipato la maggior parte dei 150 giovani ospiti. Attraverso una giuria, composta da educatori e ragazzi, sono stati infine selezionati 8 elaborati che hanno raggiunto Baricella.
Quello che hanno scritto José, Kalef, Angel, Diego Ariel, Lorenzo Rodrigo, Julio Cesar, Gonzalo, José Daniel, ha commosso tutti: hanno parlato di felicità partendo dalle loro storie e dalle loro difficoltà, sottolineando il lato positivo e ciò che li ha rafforzati: la felicità è la forza di camminare con le proprie gambe. Pensano alla felicità come speranza per il loro futuro, e come modo di vivere il presente anche attraverso le opportunità che il Centro Qalauma sta affrendo a loro.
La premiazione si è svolta lo scorso 26 ottobre in Comune. Il sindaco Andrea Bottazzi aveva messo a disposizione l’atrio dove dal 20 al 26 di ottobre sono rimasti esposti gli elaborati così da essere votati dai visitatori dell’esposizione. Alla premiazione, oltre al sindaco e il presidente della casa di riposo il Corniolo, Nicola Sisto, erano presenti anziani, bambini delle scuole, ragazzi, familiari. Vincitrice premiata, un’altra straniera, la pakistana ormai da anni residente a Baricella, Noor Asma. Nell’occasione è stato presentato anche il progetto Qalauma con un ringraziamento particolare per l’ONG ProgettoMondo Mlal per il suo quarantennale impegno a fianco degli ultimi e soprattutto delle giovani generazioni.
Ai ragazzi boliviani verrà inviata una pergamena personalizzata per la loro partecipazione al concorso: sarà un bellissimo regalo di Natale e un augurio che altre iniziative come questa possano segnare di ottimismo e speranza l’anno che verrà.

giovedì 26 settembre 2013

Mirko, in Bolivia con i giovani detenuti

Mirko Olivati, classe 1985, si prepara a raggiungere i giovani detenuti boliviani che popolano il Centro Qalauma.
Il giovane veronese, che ha già alle spalle varie esperienze di insegnamento e di attività educative rivolte ai minori, oltre che doppia laurea in sociologia della letteratura e in letterature comparate, è infatti stato selezionato da ProgettoMondo Mlal per un’esperienza di sei mesi nel paese andino con il Servizio Volontario Europeo.
All’inizio di novembre, Mirko lascerà quindi l’Italia per trasferirsi a La Paz fino al 30 aprile, dove affiancherà la nostra equipe locale nella pianificazione e gestione di workshop artistici con i giovani detenuti e di atelier ludico ricreativi nel primo carcere minorile di tutta la Bolivia,inaugurato da ProgettoMondo Mlal nel febbraio del 2011.
Il volontario, dovrà inoltre promuovere le attività di Qalauma nella comunità boliviana, aggiornando portale web e blog e comunicando quindi il lavoro svolto per il reinserimento nella società, utile all’intera collettività, di chi, non ancora maggiorenne, si è ritrovato a dovere fare i conti con la giustizia.
La Bolivia presenta un Indice di Sviluppo Umani tra i più bassi dell’America Latina. Il 40% della popolazione ha meno di 15 anni. I giovani appartenenti alle classi sociali più vulnerabili sono a forte rischio di emarginazione e la criminalità è vista come una via d'uscita dalla povertà. Ai giovani detenuti viene spesso negato l'accesso a beni sociali primari: istruzione, salute e cultura, compromettendo così le loro capacità di reintegrazione. A fronte di ciò, ProgettoMondo Mlal e ISEAT collaborano alla piena inclusione di attività culturali nel programma di riabilitazione del Centro di recupero giovanile “Qalauma” di La Paz. In questo contesto, il progetto SVE “Giovani per Qalauma” offre a 2 ragazzi europei (uno italiano e uno polacco) la possibilità di essere protagonisti di un’esperienza formativa unica e stimolante.
La prossima opportunità, per i giovani italiani, arriverà nei primi giorni di ottobre, con la pubblicazione del bando per il Servizio civile in Italia e all’estero 2014 (con partenza in febbraio). I posti disponibili per partecipare all’esperienza tramite ProgettoMondo Mlal sono 16 (4 in Italia e 12 all’estero), e le destinazioni senz’altro affascinanti : dal Marocco al Mozambico fino alla Bolivia e al Guatemala. Per informazioni sul bando www.serviziocivile.itwww.progettomondomlal.org.

mercoledì 18 settembre 2013

Minori, il modello Qalauma oggi anche a Santa Cruz

In virtù dell’esperienza pilota realizzata da ProgettoMondo Mlal nel Centro di Qalauma, lo scorso 16 settembre, il ministro Carlos Romero, con il presidente della Regione Autonoma di Santa Cruz e il leader dell’opposizione Ruben Costa, hanno firmato un accordo per la gestione e il funzionamento del nuovo Centro di riabilitazione per adolescenti e giovani di Santa Cruz, ponendo così fine al lungo e acceso braccio di ferro che, a 7 anni dal relativo decreto presidenziale di apertura, aveva di fatto impedito l’avvio della struttura.
Il Centro sarà destinato al recupero di 140 adolescenti e giovani privati di libertà, tra 16 e 25 anni, ed è costato al governo autonomo regionale 2 milioni di euro. Il complesso è costruito su una superficie di 4 ettari e dispone di 400 ettari di terreno fertile utilizzabile per le attività produttive.
Il Centro “Nuova Vita Santa Cruz” nasce, e prende il nome, proprio in memoria della tragica storia della Granja de Espejos. Durante gli anni della dittatura, infatti, nel Centro di “recupero” Granja de Espejos, furono massacrati, e qui sotterrati dalla polizia, i cadaveri di 150 persone.
Su richiesta delle istituzioni nazionali e locali, ProgettoMondo Mlal è dunque da oggi impegnato nel trasferimento delle buone pratiche di riabilitazione e della “metodologia Qalauma” al nuovo Centro di Santa Cruz.
L’inaugurazione del nuovo Centro, a soli 2 anni dell’apertura di quello di Qalauma, costituisce un evento di grande rilevanza per chi, come ProgettoMondo Mlal, ha lavorato in questi ultimi 10 anni in Bolivia per sensibilizzare l'opinione pubblica e le autorità locali sulla sistematica violazione dei diritti umani della popolazione giovanile rinchiusa in carceri per adulti.

Roberto Simoncelli,
coordinatore ProgettoMondo Mlal Centro Qalauma, El Alto, Bolivia
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martedì 3 settembre 2013

Morales: "Nelle prigioni boliviane lo Stato è assente"

Lunedí 2 settembre il presidente della Stato Plurinazionale della Bolivia, Evo Morales, inaugurando l’evento “Riforma del Sistema Penitenziario” a Santa Cruz della Sierra (teatro degli ultimi gravi  incidente avvenuti in carcere, ndr) ha dichiarato che nelle prigioni lo Stato è assente (“sin Dios y leyes”), i prigionieri comandano in tutte le carceri del Paese e che il problema di fondo in un sistema dove l’84% della popolazione carceraria é in attesa di giudizio è il ritardo della giustizia. “Si possono costruire carceri, ma saranno sempre piene”.
Per ultimo Morales ha criticato la presenza di minori nelle carceri.
L’evento ha registrato la partecipazione delle massime autorità del Paese (Presidente della Repubblica, del Senato, Ministro degli Interni, Governatore della regione di Santa Cruz, e rappresentanti dei 3 livelli statali (nazionale, regionale e municipale) e del settore.
Anche ProgettoMondo Mlal era invitato al forum. Nei 3 tavoli tematici (ritardo di giustizia, normativa penitenziaria, infrastruttura e servizi) sono emerse diverse proposte tecniche ed è stata inoltre confermata l'apertura imminente del Centro per adolescenti e giovani CENVICRUZ dove ProgettoMondo Mlal é stato chiamato a collaborare per il trasferimento di buone pratiche in riabilitazione e rinserimento sociale.
Come nota a margine, maggiornanza e opposizione hanno chiesto di non politicizzare il tema e di unificare criteri e sforzi per trovare delle soluzioni condivise.

Roberto Simoncelli,
coordinatore ProgettoMondo Mlal Centro Qalauma, El Alto, Bolivia
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mercoledì 28 agosto 2013

Un giorno nero per la Bolivia

A differenza degli altri 33 corpi carbonizzati, quello di Leonardito era l’unico riconoscibile. Leonardito,  tra le vittime dell’inferno scoppiato nel carcere di Palmasola nella città boliviana di Santa Cruz, è un bambino di appena un anno e mezzo.
Venerdì 23 agosto, alcuni prigionieri della sezione riservata ai condannati considerati ad alta pericolosità (responsabili cioè di omicidi efferati e violenze sessuali) hanno tagliato la rete di ferro che li separava dai detenuti in attesa di giudizio e scatenato un regolamento di conti terminato con 34 vittime e numerosi feriti. La versione ufficiale sostiene che all’origine del massacro ci sia la brutale rivendicazione di molteplici interessi imperanti all’interno del carcere, quali il controllo del traffico di droga e alcool, del pagamento dell’assicurazione sulla vita prevista per i detenuti, la compravendita degli appartamenti, la riscossione del pagamento degli affitti, la guida delle reti di criminalitá esterne. Detto questo, nessuno saprà mai le vere ragioni che hanno scatenato l’inferno.
Il Centro penitenziario Palmasola ospita piú di 5.000 persone fra detenuti, familiari in visita e bambini, e costituisce il vero centro operativo della criminalitá della regione. Se ti rubano l’auto, è probabile che, il giorno dopo, la chiamata per la riscossione di una somma pattuita ti arrivi direttamente dal carcere.
Leonardito era uno dei numerosi bambini che in Bolivia vivono in carcere insieme ai genitori: stava con il papà, morto con lui nel terribile inferno. Si stima che il 10% della popolazione carceraria sia costituito infatti da bambini. E ogni mattina, lunghe file di bambini lasciano le carceri boliviane per andare all’asilo o alle scuole elementari.
Nelle carceri boliviane, bambini, adolescenti e giovani convivono con gli adulti e, anche per questo, sono vittime predestinate di maltrattamenti, violenze psicologiche, fisiche e sessuali, nonché delle condizioni subumane che caratterizzano ancora oggi il sistema carcerario boliviano.
In occasione dell’ultimo Seminario internazionale sulla giustizia penale giovanile secondo un approccio “riparativo”, organizzato dall’Ong ProgettoMondo Mlal, i relatori brasiliani, chiamati a illustrare il metodo APAC (ovvero delle carceri senza polizia), avevano definito il sistema carcerario tradizionale “un sistema carisimo para convertir gente mala en gente peor”!
Il sistema della giustizia boliviano è una bomba a orologeria. Il sovraffollamento, la corruzione, il ritardo della giustizia, la mancanza assoluta di programmi di riabilitazione, la mancata applicazione di misure alternative alla privazione di libertà e l’assenza di un sistema normativo specializzato per adolescenti costituiscono le caratteristiche fondamentali del sistema attualmente in vigore.
Ne è vittima lo stesso Centro Qalauma, realizzato due anni fa nella città di El Alto-La Paz da ProgettoMondo Mlal dopo più di una decina di anni di impegno tra mille difficoltà e grazie a diversi finanziamenti, tra cui quelli fondamentali del governo italiano e della Conferenza episcopale italiana. Anche qui, nel primo Centro nella storia del Paese specificatamente dedicato ai detenuti minori, il 95% degli adolescenti ospitati (160) è in attesa di giudizio; il 70% dei giovani si trova in carcere perché accusato di reati minori. I coetanei di altri Paesi, dove vigono sistemi di giustizia più rispettosi dei diritti umani e dell’interesse superiore dei giovani, stanno scontando misure cautelari alternative alla detenzione in carcere.
Anche in Italia, per i minorenni, la Giustizia prevede processi rapidi (6 mesi), responsabilità penale minore e si ricorre alla detenzione in carcere come ultimo rimedio. Dei 20.500 adolescenti italiani in conflitto con la legge, solo 500 sono in carcere mentre, ad altri 20mila vengono applicate misure alternative.
In questi ultimi due anni, l’esperienza di Qalauma ha notevolmente contribuito a sollecitare l’interesse dell’opinione pubblica sul tema della Giustizia Penale Minorile. Proprio nella città di Santa Cruz ProgettoMondo Mlal sta collaborando per l’apertura di un nuovo Centro per adolescenti e giovani (CenviCruz).
Il governo autonomo di Santa Cruz ha inoltre chiesto a ProgettoMondo Mlal di collaborare per l’organizzazione di un nuovo seminario internazionale sulla tematica per sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità competenti.
L’organismo di cooperazione allo sviluppo ProgettoMondo Mlal, che in Bolivia è impegnato sul tema della giustizia e della giustizia minorile fin dal 2002, è riuscito nell’impresa di costruire e aprire il primo istituto nella storia del Paese andino specializzato nella riabilitazione degli adolescenti e di giovani privati della libertà. Con risoluzione n.032/2012-13, l’Assemblea Legislativa Plurinazionale riunita per l’occasione proprio all’interno dell’istituto Qalauma, ha riconosciuto il Centro realizzato dalla cooperazione italiana “una pietra miliare del reinserimento e del ripristino dei diritti degli adolescenti e dei giovani in conflitto con la legge”.
Come coordinatore dei Progetti “Qalauma” e “Liber’Arte” posso confermare che lavoriamo giorno e notte per cambiare l’attitudine dei giovani e adolescenti privati di libertà, ma è necessario che siano innanzitutto la società e l’opinione pubblica a contribuire al cambiamento di paradigma, affinché non si ripetano simili tragedie!
E per ProgettoMondo Mlal i risultati di questo impegno non mancano. In soli due anni dall’apertura del Centro Qaluama sono stati registrati un abbassamento dall’80% (media nazionale) al 4% del tasso di recidiva e l’elaborazione, con conseguente applicazione, di un nuovo modello socio-educativo riconosciuto formalmente dalla Direzione Nazionale di Regime Penitenziario.
Oggi i 160 adolescenti e giovani, attualmente ospiti del Centro, sono infatti coinvolti in un percorso educativo di valorizzazione dell’essere umano che promuove il rafforzamento dei processi di responsabilizzazione e protagonismo di adolescenti e giovani, attraverso la partecipazione a diverse attività di formazione professionale e di terapia occupazionale (falegnameria, serigrafía, industria alimentare, sartoria, agronomia, artigianato). A fianco di questo ambito, è stato comunque sviluppato anche il settore di formazione umanistica e scolastica. In questo caso, sì è ottenuto il via libera da parte del governo alla creazione di un Istituto Superiore Umanistico e Tecnico a (CEA “Ana Maria Romero de Campero”) proprio all’interno del Centro Qaluama che oggi si avvale di un corpo di 12 docenti. Grazie a uno specifico nuovo progetto cofinanziato dall’Unione europea (Liber’Arte), è stato inoltre avviato uno specifico programma di cultura e arte-terapia per il quale, nell’ultimo anno, sono stati realizzati 20 laboratori artistici (teatro, fotografia e disegno grafico) e diversi eventi aperti al pubblico esterno.
Viene infine considerato forse il risultato più importante, per determinare un reale cambiamento nel sistema di Giustizia boliviano, l’avvenuto coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, della societá civile e della comunitá in programmi di riabilitazione. In questi anni è nata infatti una piattaforma di sostegno costituita da enti locali, nazionali e internazionali (come Comune di Viacha, CDC, Croce Rossa Internazionale, ISEAT, Pastoral Penitenziaria, UNICEF, ONDUC, SENADEP, Associazione di Arte COMPA, Istituto Berlino, RC, la Associazione Tedesca per l’educazione di adulti, Fautapo, Gregoria Apaza, CECASEM, Fondazione Solon, Fondazione Simon Patiño, BID, Università Salesiana, Ministero di Educazione; Defensoria del Peublo, Ministero di Giustizia boliviano, Soboche, F. Arco Iris, e diversi mezzi di informazione).

Roberto Simoncelli,
coordinatore ProgettoMondo Mlal Centro Qalauma, El Alto, Bolivia
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Clicca qui per l'articolo uscito sull'Avvenire

mercoledì 21 agosto 2013

In Bolivia con la proposta SVE di ProgettoMondo Mlal


Questa volta la destinazione è La Paz, al fianco dei giovani detenuti boliviani. Continuano le proposte di ProgettoMondo Mlal per i ragazzi europei alla caccia di nuove esperienze di crescita personale e formativa.
Ancora una volta l’occasione arriva dal Servizio volontario europeo che offre l’opportunità, a chi ha un’età compresa tra i 18 e i 30 anni e non ha già svolto un servizio Sve superiore ai 2 mesi, di volare fino in Bolivia.
La durata del servizio, a cui bisogna candidarsi entro il 13 settembre, è di sei mesi e prevede un’esperienza ad alto contenuto formativo, affiancando gli operatori sul campo nella realizzazione di laboratori artistici e ludico-ricreativi con i giovani detenuti del carcere minorile Qalauma.
In Bolivia il 40% della popolazione ha meno di 15 anni e i giovani delle classi sociali più vulnerabili sono a forte rischio di emarginazione, scambiando la criminalità per una via d'uscita dalla povertà. Una volta che vengono reclusi, sono spesso privati dell’accesso a beni sociali primari, come istruzione, salute e cultura, il che non fa che compromettere le loro capacità di reintegrazione. A fronte di ciò, ProgettoMondo Mlal e ISEAT collaborano alla piena inclusione di attività culturali nel programma di riabilitazione del Centro di recupero giovanile “Qalauma” di La Paz, dove sono attesi due volontari europei: uno italiano e uno polacco.
La partenza è fissata al primo novembre, con ritorno il 30 aprile, e le attività dei ragazzi selezionati, oltre alla pianificazione e all’affiancamento in workshop artistici, prevedono anche la promozione delle attività artistiche e ricreative di Qalauma e la loro visibilità alla comunità, anche tramite aggiornamento del portale web e del blog.
Si tratta della seconda proposta SVE offerta dalla nostra organizzazione, dopo la recente selezione della giovane veronese, Marta Barin, che nei prossimi giorni raggiungerà la Polonia per prestare servizio in un asilo comunale di Czestochowa con attività educative e di pianificazione.

Clicca qui per il link diretto a informazioni e candidatura!

venerdì 28 giugno 2013

Giavarini, un boliviano "de oro"


"...perche Riccardo è una persona sensibile al tema dei detenuti, Riccardo é ..."un boliviano de oro"!!!
Sono queste le parole - uscite dalle bocche dei detenuti di Chonchocoro - che si è sentito urlare giovedì scorso in coro il nostro storico volontario Riccardo Giavarini.
Originario di Bergamo, ma da 35 in Bolivia con ProgettoMondo Mlal, Riccardo - con sua totale sorpresa -  è infatti appena stato nominato boliviano "de oro" dalla tv locale Unitel. A chiamare gli operatori del noto canale andino sono stati i detenuti del carcere di Chonchocoro che Riccardo visita una volta alla settimana.
Ci racconta direttamente il nostro storico volontario:
"Come tutti i giovedí sono andato a Chonchocoro per visitare e appoggiare i prigionieri e giovedí scorso a sorpresa mi sono travato le telecamere davanti. Mi hanno intervistato per offrirmi l'opportunità di parlare dell'importanza di dare solidarietà a chi oggi non è ascoltato. Ho parlato dell'impegno di ProgettoMondo Mlal per i detenuti boliviani, ricordando tutti i protagonisti di questo sforzo, fra cui anche la Diocesi e il tavolo di Giustizia penale giovanile. Poi sono stati intervistati i prigionieri stessi".
Sono stati proprio quest'ultimi, i reclusi di Chonchocoro, a contattare il canale Unitel, e a sorprendere Giavarini.
Ogni settimanta, infatti, l'emittente boliviana dà voce a chi si distingue per il suo impegno sociale e agisce nella solidarietà, per inserirne la testimonianza nel programma "El Boliviano de oro".
El boliviano de oro è una persona che spicca per sensibilità sociale e impegno a favore di chi vive in condizioni di sofferenza o disagio, attento a occuparsi di problematiche solitamente lasciate in disparte.

Nel 2011 Giavarini aveva ricevuto un importante riconoscimento in Italia, ricevendo il premio “Volontario dell’anno Focsiv – Volontari nel mondo”.

mercoledì 29 maggio 2013

Una giustizia riparativa in Bolivia

“Se si vuole misurare la civiltà di un paese, bisogna valutare come tratta i propri bambini, le proprie donne, i propri anziani, i propri malati e i propri prigionieri". Da questa riflessione di Voltaire (scritta nel Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni) ha avuto luogo a La Paz il Seminario Internazionale "Giustizia Restaurativa, i progressi e le prospettive in Bolivia". L'evento (che ha registrato in tre giorni di attività un coinvolgimento di più di 700 persone, tra operatori del settore giudiziario, operatori dei sistemi carcerari e rappresentanti della società civile e della cooperazione internazionale) è stato organizzato dalla ONG italiana ProgettoMondo Mlal, l'Istituto boliviano Capacitacion y Derechos Ciudadanos, la Direzione Generale delle Carceri e il Ministero della Giustizia, con il contributo finanziario della cooperazione italiana.
L'incontro è stato molto importante per analizzare la pratica della giustizia riparativa in Bolivia. Una serie di relatori d’eccezione hanno messo a disposizione dei partecipanti le loro esperienze e conoscenze per un aggiornamento completo sullo stato di tale settore della giustizia in Bolivia, Brasile, Italia, Perù, Cile e Spagna.
Tra i vari interventi, significativa è stata l’esposizione del ministro della Giustizia, Cecilia Ayllon, sulla necessità di investire nella specializzazione del personale di giustizia minorile e in un approccio riparatorio, ovvero in una trasformazione dell’attuale forma e contenuto del sistema di giustizia penale. A differenza della giustizia penale convenzionale di carattere retributivo, la giustizia riparativa non considera il crimine solo come la lesione di una norma giuridica, ma fondamentalmente come un danno contro persone e relazioni interpersonali. E' quindi necessario responsabilizzare l'autore del reato rispetto alle proprie azioni, coinvolgere la vittima e la comunità nel processo, in modo da poter riparare il danno, e così riconciliare e reintegrare. Durante l’incontro, i vari interventi hanno permesso lo sviluppo di un’analisi della possibilità di introdurre questa nuova formula di giustizia, anche considerando che la stessa giustizia tradizionale nel paese (ad esempio quella indigena) integra i principi della giustizia riparatoria.
Per il caso Bolivia, è particolarmente stimolante l’esperienza pilota del centro Qalauma, situata nella comunità Surusaya della città di Viacha. Questa realtà,  fin dalla sua apertura nel mese di agosto 2011, sta ponendo le basi per un’attuazione concreta della giustizia riparatoria per minori in conflitto con la legge. La metodologia proposta a Qalauma, tra le altre cose, sta permettendo l'applicazione di programmi riparatori che lavorano sulla responsabilizzazione del colpevole, sull'incontro con la propria vittima e che, in pratica, si traducono in azioni e comportamenti che il giovane deve rispettare durante la sospensione condizionale della pena.
Di particolare rilevanza è l'ottimo progresso in termini di processi e tecniche di riabilitazione adottate dal centro Qalauma. Si sono riusciti ad applicare metodi di valorizzazione dell’essere umano e del suo potenziale, così come principi della cultura del buon trattamento e di giustizia riparatoria. Altri elementi da evidenziare nel centro sono gli stimoli, la responsabilità e la partecipazione dei giovani al lavoro di gruppo realizzato nei laboratori professionali e di lavoro-terapia (attività di carpenteria, stampa, industria alimentare, cucito e agricoltura), insieme all'istruzione scolastica, grazie alla recente apertura del Centro di Educazione alternativa "Ana Maria Romero de Campero", realizzato con il sostegno finanziario del governo italiano.
Proprio l'esperienza Qalauma ci porta al vicino Brasile, che sta introducendo il metodo di valorizzazione umana APAC (Associazione per la Protezione e la Cura dei Condannati), i cui principi si stanno progressivamente adottando anche tra le mura di Qalauma (per correggere un "costoso sistema che trasforma persone cattive in persone peggiori"). Il metodo APAC che solo nello stato di Minas Gerais conta 2000 condannati in 30 centri, ha dimostrato una reale capacità nella riabilitazione delle persone, con un tasso di recidiva del 10%,  riducendo la spesa pubblica a  4.450 dollari per ogni prigioniero. Guardando più da vicino il caso del Brasile, si rileva che l’amministrazione penitenziaria senza polizia è stata resa possibile da una maggiore e più efficace collaborazione intersettoriale, che ha beneficiato della partecipazione attiva dello stato, di comunità e di mercati, garantendo la sostenibilità economica e sociale del metodo implementato.
Il nocciolo della questione sta quindi nel passare da una sanzione che colpevolizza, punisce e guarda al passato, in cui i protagonisti sono la legge, il giudice, il pubblico ministero e gli avvocati, a una pace sociale che responsabilizza e scommette sulla riparazione, la riconciliazione e il futuro, coinvolgendo le vittime, l’infrattore e la comunità. Proprio questi attori constituiscono gli elementi fondamentali della giustizia riparatoria.
Anche In Italia, dove esiste da oltre 30 anni un sistema giudiziario specializzato per gli adolescenti fino ai 18 anni, ci sono esempi di questa metodologia. La normativa vigente si basa, sull’impossibilità di interrompere il percorso formativo degli adolescenti. Da qui si è sviluppato un sistema specializzato nella giustizia minorile, investendo nella formazione delle risorse umane, assicurando processi giudiziari veloci (sei mesi al massimo) e riconoscendo ai ragazzi con meno di 18 anni una responsabilità penale ridotta. In coerenza con il paradigma adottato, la privazione della libertà è diventata l'ultima risorsa da utilizzare. Inoltre si è lavorato su misure alternative alla privazione della libertà dei minori di 18 anni, coinvolgendo la comunità e i servizi sociali a livello statale e regionale. Il risultato di questo lungo cammino è che, in Italia, con una popolazione di 60 milioni di abitanti, vi sono solo 500 minori detenuti e 20.000 che beneficiano di misure alternative.
Grazie alle competenze sviluppate nel settore, il governo italiano ha deciso di sostenere la prima iniziativa di giustizia minorile con approccio riparatorio in Bolivia, il centro Qalauma appunto, e sta attualmente valutando la possibilità di finanziare un secondo segmento del programma per continuare a lavorare fianco a fianco con il Ministero della Giustizia e il Ministero del Governo dello Stato Plurinazionale della Bolivia, per condividere le migliori pratiche in termini di riabilitazione carceraria (così come in altri settori della cooperazione italiana come la salute), e contribuire allo sviluppo, alla progettazione e al miglioramento delle politiche del settore pubblico.

tradotto per ProgettoMondo Mlal da Giacomo Rotigliano

giovedì 25 aprile 2013

L’Unione Europea premia il Progetto Vita Dentro

Doveva essere una normale visita di monitoraggio al progetto Vita Dentro e invece si è trasformata in un importante riconoscimento per l’impegno di ProgettoMondo Mlal a Nampula, suffragato dalla presenza di ben 18 delegati testimoni tra ambasciatori di vari paesi dell’Unione Europea e capi delegazione.
Qualche giorno prima avevamo saputo dal nostro referente dell’Unione Europea che per la settimana successiva era prevista una visita di monitoraggio al nostro Progetto alla quale avrebbero partecipato 18 persone. Una richiesta così poteva dire due cose: o il nostro progetto aveva fatto notizia e in tanti lo volevano conoscere da vicino, oppure, al contrario, i rimandi istituzionali erano talmente insignificanti (per non dire negativi) che si voleva capire meglio se valesse davvero la pena continuare a investire. Normalmente le delegazioni di questo tipo sono composte da massimo due funzionari che vengono a “fare le pulci” al progetto, ma quando i visitatori sono ambasciatori e capi delegazione, allora significa che qualcosa di “buono” da vedere c’è. Eccome.
Già dal primo momento il Capo Delegazione Unione Europea in Mozambico, Paul Malin, ci ha espresso la sua stima nei confronti di Progetto Mondo Mlal e del partner responsabile delle attività, il SERNAP (Servizio Nazionale Penitenziario), nella Penitenziaria Industriale di Nampula. Ciò che ci viene comunicato è infatti che “Il carcere è ormai un modello a livello nazionale”, grazie alla presenza di “strutture all’avanguardia, divisione dei detenuti in base all’età e alla tipologia di pena, e alla presenza di attività formative ed educative all’interno della struttura penitenziaria”.
Arrivati a bordo di due minivan, i nostri ospiti rappresentano vari Paesi dell’Unione degli stati Europei: Portogallo, Italia, Spagna, Francia, Austria, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia e Finlandia. A guidare il gruppo c’è, come detto, il Capo della Delegazione Mozambicana della UE, Paul Malin, e a condurre la delegazione il João da Silveira, Consigliere Politico della Delegazione.
A riceverli, il direttivo della Penitenziaria con a capo il direttore Chico Alberto Quembo, accompagnato dai responsabili dei vari settori: istruzione, formazione professionale, sezione minorile e sezione adulti e cultura. Per quanto riguarda Progetto Mondo Mlal, a rappresentare l’Ong io (Francesco Margara, coordinatore del progetto Vita Dentro, ndr) con Martina Adami, amministratrice di Vita Dentro, e Marco Fucili, amministratore del nuovo progetto “Responsabilidade”, accompagnati dagli operatori sociali Carolina da Conceição, César dos Santos e Severino Amamo.
Il direttore Quembo si è dimostrato subito un ottimo padrone di casa, facendo gli onori alla Delegazione e avviando la giornata con una breve presentazione del carcere e delle attività svolte insieme a ProgettoMondo Mlal dal 2007 a oggi: sei anni di entusiasmante lavoro tra alti e bassi, come è normale che sia in una relazione così lunga! Anni comunque coronati da una visita, speciale come questa, significa che non sono passati invano.
Dopo l’introduzione fatta da Quembo, è stato dato spazio alle domande degli ospiti che certo non si preoccupavano di porre questioni scomode, come il livello di rispetto dei diritti umani all’interno dell’istituto penitenziario in base alle condizioni di vita, al sovraffollamento e alle condizioni di alimentazione.
A questa prima fase di spiegazioni, è stata la volta della visita alla struttura carceraria: padiglioni per le formazioni professionali, aule per le lezioni della scuola, padiglioni per la produzione di tessuti, la parte separata per i giovani, e infine il Centro culturale nel quale è stato allestito un piccolo spettacolo per i presenti: musica, danza, teatro, tutto fatto e messo in scena dai detenuti, con un pezzo teatrale creato da loro per la fine del progetto in cui gli attori parlano e si preoccupano delle loro sorti nel momento in cui Progetto Mondo Mlal non sarà più lì ad appoggiare le attività.
Nel mezzo, ovviamente, mille altre domande da parte di tutti per capire come siamo riusciti ad ottenere questi risultati. Ma far capire quanti sforzi, e quanta fatica, abbiamo fatto io e i miei predecessori nell’intento di migliorare la struttura penitenziaria, e la mentalità di una parte delle persone con le quali abbiamo lavorato negli ultimi anni, non è compito facile. Come si può infatti sintetizzare in pochi minuti un percorso durato anni? Come si può ridurre a poche parole un lavoro durato mesi, e mesi passati costantemente a preoccuparsi che certe cose venissero fatte e venissero fatte bene? Perché a noi questo importa: ottenere risultati, sì, ma risultati positivi, duraturi e riconoscibili a prima vista.
Nel momento dei saluti, l’ambasciatrice svedese a Maputo, Ulla Andrén, ci ha regalato un complimento breve ma credo significativo: “dopo averne visti tanti in Africa, posso dire che questo sembra una struttura non sembra nemmeno un carcere. Complimenti per il vostro lavoro!
Soddisfazione generale dunque, anche se alla fine eravamo perfino dispiaciuti di non avere avuto modo di mostrare tante altre cose che siamo riusciti a fare in questi anni. Senz’altro però il giudizio positivo espresso dai nostri ospiti, oltre a rappresentare un premio per la nostra Ong ProgettoMondo Mlal, funzionerà da stimolo per continuare a portare avanti le nostre idee con la stessa convinzione di sempre.

Francesco Margara
Coordinatore Progetto Vita Dentro

mercoledì 24 aprile 2013

Si sbaglia e si ripara al danno. Seminario sulla giustizia riparativa in Bolivia

Modelli e metodologie di riabilitazione, e reinserimento sociale per giovani e adolescenti privati della libertà. E' di questo che si parlerà nel Seminario internazionale promosso il 24, 25 e 26 aprile a La Paz. Un appuntamento che si basa sull’esperienza maturata in questi anni nei Progetti “Giovani trasgressori” e "Liber’Arte" realizzati da ProgettoMondo Mlal nel primo Centro per minorenni trasgressori “Qalauma”, grazie al sostegno finanziario del nostro Ministero di Giustizia italiano e dell’Unione Europea.
Da anni ProgettoMondo Mlal lavora sul tema della giustizia e dei minori, proponendo Programmi di cooperazione ma anche sostenendo veri e propri modelli innovativi di recupero e reinserimento dei giovani trasgressori. Basta pensare che da poco ha persino inaugurato il primo Centro di rieducazione per minorenni nella storia della Bolivia. Fino a pochi mesi fa, infatti, ragazzi di 12, 15 anni erano mescolati indifferentemente con adulti reclusi per i più svariati delitti nel terribile Penitenziario San Pedro di La Paz, con conseguenze a livello di violenza, traffico e altri tipi di delinquenza, inenarrabili. E che comunque –va da sé- non hanno niente che assomigli a un lavoro di rieducazione mirato alla delicata età dell’adolescenza, né tantomeno a una qualche prospettiva nell’ottica di un auspicato reinserimento socioprofessionale una volta all’esterno del carcere.
Il seminario “Justicia restaurativa avances y perspectiva en Bolivia” vuole dunque contribuire al dibattito sul processo nazionale di riforma del sistema penitenziario e di riforma della normativa in materia di giustizia penale, con particolare attenzione al tema della difesa e promozione dei diritti dei giovani e degli adolescenti in situazione di conflitto con la legge secondo il nuovo orientamento di Giustizia Riparativa. L’evento viene realizzato con il sostegno organizzativo e istituzionale della Mesa Interinstitucional de Justicia Penal Juvenil, costituita da più organizzazioni della società civile, e dalle istituzioni pubbliche interessate al tema, e presieduta dal Ministero di Giustizia.
In particolare vengono approfonditi 2 temi: l’attuale situazione della giustizia in Bolivia e le prospettive della Giustizia Riparativa.
Come spiega uno dei suoi fondatori, Howard Zehr, la Restorative Justice si distingue dal modello moderno di pena, che tende a considerare il reato come 'violazione di una norma' e la pena come 'conseguenza giuridica' che sanziona tale condotta, contrapponendo piuttosto l’idea secondo cui "il crimine è una violazione delle persone e delle relazioni interpersonali, e dunque le violazioni creano obblighi: il principale è "rimediare ai torti commessi'.
In questo senso, il Ministero di Giustizia boliviana ha dimostrato un grande interesse ad approfondire l’ambito della giustizia riparativa e della possibile applicazione di misure alternative alla mera privazione di libertà.
Insieme a UNDOC, per il Ministero è anche l’occasione per presentare i risultati dello studio fatto sulla prima esperienza pilota nell’ambito della Giustizia Riparativa realizzato appunto nel Centro Qalauma, ideato e fortemente voluto proprio da ProgettoMondo Mlal.
Grazie anche alla partecipazione della rappresentante del Ministero di Giustizia Italiano, Cira Stefanelli, e del magistrato della Corte suprema peruviana Jorge Luis Salas, il programma della giornata si presterà a mettere a confronto, e analizzare, esperienze diverse.
Parteciperanno all’evento rappresentanze della delegazione Ue in Bolivia, come Juan Planas, Ministro Consejero,e  della nostra Ong con la vicepresidente Ivana Borsotto, il coordinatore del Progetto Qalauma e Liber’Arte, Roberto Simoncelli, e naturalmente l’equipe ProgettoMondo Mlal Bolivia al completo.

lunedì 8 aprile 2013

30 immagini di libertà

Ci sono molti modi per capire, vivere ed esprimere la libertà. 15 ragazzi del Centro di reinserimento sociale Qalauma raffigurano, attraverso fotografie del loro quotidiano, ciò che signfica vivere dietro le sbarre ma ugualmente sentirsi liberi.
Dopo aver partecipato a un workshop di fotografia di 20 ore, condotto dal fotografo spagnolo Guillermo Gallego, nel Centro di Qalauma a La Paz in Bolivia, è stato lanciato il concorso Photo Libertad, con l’obiettivo di promuovere il modello socio-educativo che si applica nel quadro del progetto Liber’Arte.
Grazie alla proposta di Liber’Arte i detenuti che arrivano a Qalauma vivono un processo di totale astinenza da droga e alcool al termine del quale, accompagnati da un lavoro in ambito psicologico, hanno accesso a consulenze educative personalizzate e a seminari di formazione finalizzati al reinserimento sociale.
"L'obiettivo del workshop – spiega Gallego - è stato quello di sensibilizzare i giovani nella loro creatività ed espressione artistica attraverso la fotografia, e di coinvolgere la società civile nella realtà che si vive in questo Centro, ma da una prospettiva umana".



"Scattando le foto ritroviamo quella libertà interiore che sentiamo pur essendo rinchiusi. E ciò che vogliamo trasmettere è che non siamo ragazzi 'cattivi e criminali', ma persone che meritano un'altra opportunità", ha detto Kevin, 22 anni, vincitore del primo premio del concorso fotografico.
Durante il workshop si sono affrontati concetti teorici relativi al funzionamento di una macchina fotografica così come i diversi ambiti in cui si utilizza la fotografia come fotogiornalismo, la moda, la pubblicità e i ritratti.
I ragazzi di Qalauma hanno dunque imparato a leggere le immagini, analizzando l'opera di grandi fotografi nel mondo, a capire la composizione dell’immagine e il messaggio implicito.
"Abbiamo visto il lavoro di fotografi famosi che non avevamo mai sentito nominare - dice Cristian, 20 anni, uno dei partecipanti al workshop -  ed è stato una fonte di ispirazione per eseguire la pratica con più conoscenza".
Nella parte pratica hanno poi scattato foto di paesaggi, ritratti, immagini artistiche, statiche e in movimento.
"I ragazzi di Qalauma hanno così trovato nella fotografia un modo per esprimere se stessi, e anche se la vita in prigione è sempre limitante si sono lasciati andare a mostrare come sentono e interpretano la libertà", ha spiegato l'esperto.
Sebbene la maggior parte dei partecipanti, ragazzi tra i 18 ei 23 anni, non avesse mai preso in mano una macchina fotografica, tutti hanno avuto la possibilità di acquisire esperienza con le macchinette usa e getta fornite dagli organizzatori del workshop.
Vestendo i panni di fotografi, i giovani ospiti di Qalauma hanno catturato l'atmosfera interna della prigione, le relazioni interpersonali e familiari, la convivenza con gli educatori e con il personale di sicurezza, la personalità e l'identità dei giovani e le attività educative del programma di reinserimento sociale.
"La gente all’esterno non sempre sa quello che facciamo e il modo in cui viviamo, e anche se reclusi, non siamo privati ​​dei diritti civili. Anche qui all’interno del Centro si fanno grandi amicizie e tante attività. Insomma stiamo cambiando e cambiando per il meglio ", dice Luis Fernando, 20 anni, secondo classificato.
"Tutti i ragazzi hanno mostrato un atteggiamento entusiasta e partecipativo... La cosa più importante è che la società potrà conoscere, tramite le fotografie, l’esperienza di Qalauma, la realtà che vivono", ha concluso il fotografo spagnolo.
Le esperienze di questi giovani sono ora riassunte in 30 immagini che faranno parte di una mostra itinerante che girerà in carceri, centri culturali e spazi pubblici di La Paz e di El Alto.

Giacomo Rotigliano
volontario