Visualizzazione post con etichetta infanzia e adolescenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta infanzia e adolescenza. Mostra tutti i post

mercoledì 1 marzo 2017

Bambini organizzati per l'America Latina!

Avete mai provato a chiedere ad un bambino quali strategie adotterebbe per arginare il problema dell’inquinamento? O quali azioni occorre mettere in atto per migliorare la società? O ancora di riflettere sui propri diritti e responsabilità di cittadini? Al Manthoc questo è il “modus operandi” quotidiano, che raggiunge la sua massima espressione nel corso dell’annuale Assemblea Nazionale, un appuntamento a cui partecipano i delegati regionali e nazionali provenienti dalle 16 “basi” del Movimento, dislocate in tutto il Perù, per valutare l’anno concluso e strutturare le iniziative del nuovo anno.
A febbraio, nella casa del Manthoc intitolata al suo fondatore Alejandro Cussianovich nel distretto di Villa el Salvador (Lima),  è stata inaugurata la 33esima Assemblea Nazionale del Movimento di bambini e adolescenti lavoratori. Madrina dell’evento la parlamentare socialista del partito Frente Amplio Tania Pariona, ex bambina lavoratrice e già delegata nazionale del Manthoc.  
Nel suo discorso introduttivo Pariona ha ricordato i primi passi nelle fila del Manthoc, che hanno fatto nascere in lei un forte senso di protagonismo e di partecipazione alla “cosa pubblica”, tanto da portarla a fare della politica una scelta di vita. Ha inoltre manifestato il suo interesse di fronte ai ragazzini presenti all’Assemblea e ai loro collaboratori adulti, di voler continuare a lottare in Parlamento affinché i diritti dei bambini lavoratori vengano rispettati e tutelati.
Un tema scottante per il Manthoc in questo periodo riguarda una proposta di legge che, se passasse, sanzionerebbe  il lavoro al di sotto dei 16 anni. A uno sguardo europeo la novità potrebbe far tirare un respiro di sollievo, ma immergendosi in un’altra cultura e società con esigenze differenti da quelle del Vecchio Continente, ci si accorge che questa proposta potrebbe ostacolare la vita di molti bambini e ragazzini che intervallano la loro quotidianità tra studio, lavoro e lotta per condizioni lavorative dignitose.
L'intervento ha dato inizio a una settimana di grande impegno.
I 35 ragazzini partecipanti all’incontro, di età compresa tra i 10 e i 17 anni, si sono inizialmente confrontati sul lavoro svolto nel corso del 2016. Le varie basi hanno esposto i progetti e le azione portate avanti nei luoghi di provenienza spesso in collaborazione con gli enti istituzionali, hanno presentato le iniziative di autofinanziamento e le ricorrenze a cui hanno partecipato come la marcia in occasione del primo maggio, festa internazionale dei lavoratori, la festa della mamma e la partecipazione a iniziative contro la violenza sulle donne e sui bambini. Ogni centro ha presentato le attività che porta avanti autonomamente, come il sostegno ai compiti che una collaboratrice di Iquitos (capoluogo della regione di Loreto, nella Selva) offre nel Mercato Centrale della sua città. La mattina la giovane gestisce un banco di frutta e verdura, che nelle ore pomeridiane diventa un tavolo dove i bambini svolgono i loro compiti scolastici.
È seguita una fase di autovalutazione comune e approfondita in cui si sono sottolineati gli aspetti dell’anno passato che hanno funzionato e quelli che occorre revisionare per il 2017.
Un altro momento importante è stato l’incontro con due rappresentanti del gruppo “Familias por la Diversidad Sexual”, un’associazione di Lima di genitori, parenti e amici di persone LGBT(lesbiche, gay, bisessuali e trangender). Quest’occasione ha favorito il confronto su tematiche come l’orientamento e l’identità sessuale e di genere, questioni molto importanti verso le quali il Manthoc sta dirigendo le sue riflessioni, soprattutto per opporsi al movimento sociale peruviano “Con mis hijos no te metas” che lotta contro l’insegnamento dell’educazione sessuale e di genere nelle scuole.
Il mercoledì, per intervallare i ritmi serrati dell’assemblea, i ragazzi hanno trascorso un pomeriggio al mare. Per alcuni di loro, quelli provenienti dalle zone andine e della selva, non ha solo rappresentato passare mezza giornata di svago, ma ha significato vedere il mare per la prima volta nella loro vita.
Giovedì mattina c’è stata l’elezione dei nuovi delegati nazionali del Manthoc, ovvero un gruppo di massimo dieci NATS tra i 12 e i 16 anni che andranno a rappresentare il Movimento a livello internazionale  e che li vedrà in prima linea a interfacciarsi con le istituzioni nazionali e internazionali. I rappresentati uscenti sono stati in carica due o tre anni e da statuto non possono più ricoprire questo ruolo. Con grande serietà sono avvenute le nuove candidature, ogni candidato ha presentato un suo racconto di vita, il luogo d’origine, le sue esperienze lavorative, i primi anni nel Manthoc, la crescita del senso di protagonismo fino alle motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi come delegato nazionale. I componenti delle varie basi, dopo aver seguito questo momento con grande interesse e serietà, hanno espresso i loro voti, adempiendo i propri diritti e responsabilità di cittadini e dando agli adulti lì presenti un alto esempio di democrazia. Tutti e 8 i candidati sono stati eletti perché hanno raggiunto  e superato il minimo di 10 voti favorevoli su 16. La mattinata si è conclusa con un emozionante momento di passaggio di consegne che i delegati uscenti hanno affidato ai nuovi, tra applausi, abbracci, promesse, lacrime e ringraziamenti.
Altri due momenti degni di nota sono stati l’incontro con i fondatore e guida pedagogica del Manthoc Alejandro Cussianovich e il laboratorio “Es mi cuerpo” gestito da Amnesty Internacional. Durante il suo magistrale intervento, Cussianovich ha esortato i NNATS a lottare per i diritti dei bambini lavoratori di tutto il mondo, soprattutto per coloro che non dispongono di dignità lavorativa. Ha posto l’accento sulla necessità di continuare con l’impegno civico per vivere a pieno il ruolo di cittadino ed ostacolare il rischio della retrocessione sociale, politica e normativa. Poi rivolgendosi ai collaboratori, li ha esortati a far conoscere ai NNATS i loro diritti e responsabilità, concetto quest’ultimo che denota una certa orizzontalità nella relazione adulto-bambino, in quanto concepisce quest’ultimo come agente sociale attivo.
L’ultimo pomeriggio i ragazzi hanno partecipato a un laboratorio gestito da Amnesty Internacional con cui il Manthoc sta collaborando da circa un anno alla campagna “Es mi cuerpo” che mira a porre fine al controllo e alla criminalizzazione della sessualità e della riproduzione. Attraverso laboratori diversificati in base all’età, favorisce la conoscenza dei diritti sessuali e riproduttivi a bambini e ragazzi minori di 18 anni, al fine di ostacolare le gravidanze adolescenziali non desiderate e di renderli consapevoli sul loro diritto a decidere del proprio corpo. 

Cristina Porello,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

                                                                                                                                                  
                    

martedì 3 gennaio 2017

La politica fatta dai bambini

Quando si parla di politica, di disegni legge, di proposte e approvazioni spesso si ha la percezione di non avere preso parte al processo decisionale. Non credo che in Perù questa sensazione sia diversa, anche se in questo primo mese di lavoro al Manthoc (Movimiento de Niños, Niñas y Adolescentes Hijos de Obreros Cristianos) di Lima sono venuta a contatto con una realtà di partecipazione politica infantile che accorcia le distanze con la “cosa pubblica” e favorisce la crescita di nuove generazioni impegnate su questo fronte.
In un primo momento l’accostamento tra partecipazione attiva alla vita politica e mondo infantile mi suonava contrastante, quasi un ossimoro, ma osservando da vicino queste dinamiche, mi sono convinta che tale modo di lavorare sia molto produttivo e stimolante per le nuove generazioni e per l’intera società.
Tra le varie iniziative di cittadinanza attiva, ho potuto assistere alle elezioni del CCONNA, organismo al quale il Manthoc partecipa con grande entusiasmo e serietà.
Ma cos’è il CCONNA? A settembre 2009, nel corso del XX Congresso Panamericano di Bambini e Adolescenti (NNA), si è deciso di costituire un Consiglio Consultivo di Bambini e Adolescenti riconosciuto a livello nazionale, sostenuto dalla legge N° 355-2009-MIMP(Ministerio de la Mujer y de la Población Vulnerables) e dal Plan Nacional de Acción por la Infancia y la Adolescencia PNAIA 2021 Ley N° 30362. 
Questo “giovane” apparato politico è composto da ragazzini tra i 9 e i 16 anni che, in tenera età, danno mostra di cosa significhi fare politica, realizzando a pieno il loro diritto e dovere di presentare progetti concreti allo Stato come programmi, idee, azioni e proposte di legge e di vigilare ed esigere l’adempimento delle politiche sull’infanzia in un sistema di dialogo diretto con le principali autorità del Paese.
Inoltre il CCONNA ha il diritto di essere consultato quando lo Stato prende decisioni in tema di bambini e adolescenti, per questo motivo partecipa a 5 commissioni statali. Così facendo il sistema politico nazionale si apre alle generazioni dei più piccoli investendo sulla loro educazione alla cittadinanza attiva e sulla crescita di una società futura consapevole.
La presenza di gruppi regionali di bambini e adolescenti del CCONNA si sta allargando a macchia d’olio in tutto il Perù, tanto che il Movimento ora è attivo in 17 regioni su un totale di 25. La grande sfida dei prossimi anni è di essere presente in tutto il Paese. Ogni gruppo regionale elegge democraticamente un direttivo che rimane in carica due anni e ha il compito di interfacciarsi con le più alte cariche distrettuali, regionali e statali. Uno degli appuntamenti più importanti del calendario 2016 è stato l’incontro, a settembre, con il neo eletto presidente della Repubblica peruviana Pedro Paolo Kuczynsky in occasione del lancio della campagna contro la violenza sui minori dal titolo “Sin pegar ni humiliar es hora de cambiar” (Senza picchiare né umiliare, è ora di cambiare). 
Il 10 dicembre ho partecipato con il Manthoc alle elezioni dei rappresentanti del CCONNA di Lima Metropolitana, ovvero una porzione di territorio che comprende circa 60 distretti territoriali e un numero di abitanti che raggiunge i 10 milioni. Il Manthoc ha partecipato a questo evento con una decina di delegati regionali tra i 10 e i 15 anni. I circa 60 partecipanti alla giornata erano bambini e adolescenti rappresentanti delle principali Organizzazioni e Associazioni del territorio limeño che, disposti in cerchio, hanno intervallato momenti di gioco con momenti di intenso lavoro.
Con grande senso civico i NNA si sono confrontati su temi forti e attuali che toccano e affliggono il territorio e la società in cui vivono, in particolare hanno individuato e riflettuto sulle principali problematiche che toccano i bambini e adolescenti come le violenze fisiche, sessuali e psicologiche, le gravidanze precoci, i furti in strada, la delinquenza e le difficoltà relazionali tra genitori e figli. Di fronte a queste tematiche hanno discusso, elaborato e presentato delle soluzioni e azioni concrete da attuare in ambito socio-educativo. Al termine di questa prima fase di lavoro si è passati alle elezioni della nuova giunta composta dal presidente, dal vice presidente, dal segretario e dai 12 consiglieri del CCONNA di Lima Metropolitana. A turno i vari candidati si sono presentati e hanno proposto un piano di azione, poi tutti i partecipanti hanno votato i loro rappresentanti dando agli adulti presenti un grande esempio di democrazia, di cittadinanza attiva, di partecipazione politica, di maturità e di rispetto delle opinioni altrui. Al termine della mattinata, tra applausi, sorrisi e tanta soddisfazione, è stato proclamato il nuovo gruppo direttivo che starà in carica per due anni e avrà contatti diretti con i sindaci dei distretti di Lima e con i vari Ministeri del Paese. Xenia, una ragazzina di 12 anni del Manthoc di Rimac (distretto di Lima) è stata eletta come consigliera.

Cristina Porello
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

mercoledì 28 dicembre 2016

La pedagogia della tenerezza in Perù

Irene e Simone, volontari di ProgettoMondo Mlal, hanno appena trascorso un periodo di quasi tre mesi a Cajamarca, nel nord del Perú, nella scuola Jesus Trabajador del MANTHOC, movimento peruviano di adolescenti e bambini lavoratori organizzati.
Scrivono della loro esperienza:
Il MANTHOC di Cajamarca è una realtà viva e presente sul territorio, tutt'altro che statica. La formazione dei collaboratori è incentivata e tenuta in grande considerazione e le occasioni di scambio e confronto sono davvero molte.
La scuola è un progetto ventennale estremamente interessante in cui al primo posto viene messo il benessere dei 120 bambini -lavoratori e non- , provenienti da situazioni di forte povertà e spesso anche di disagio.
Qui vengono valorizzati e supportati e nelle aule viene applicata la Pedagogia della tenerezza per sviluppare nel bambino autostima, fiducia in se stesso e capacita relazionali, in parallelo all'apprendimento scolastico. Importantissimo è considerato anche l'insegnamento pratico, concretizzato nei laboratori di falegnameria e pasticceria. Le famiglie vengono inoltre coinvolte nella gestione scolastica, tramite i turni di cucina e pulizia, e si promuove la condivisione delle responsabilita educative ed economiche, per superare la logica assistenzialista.
Anche se breve, la nostra esperienza di volontariato nella scuola è stata formativa e gratificante. 
Ci siamo occupati principalmente del supporto nella scrittura e nella lettura, dell'insegnamento dell'inglese e della biblioteca scolastica. Siamo stati accolti e guidati ma ci è anche stato lasciato un ampio margine di autonomia, idee e progetti nuovi sono sempre ben accolti!
La nostra permanenza qui si sta per concludere e il bilancio è indubbiamente positivo: abbiamo appreso molto e ripartiamo carichi di entusiasmo. Cosa più importante ancora: ci portiamo dietro un po' meno certezze e molti nuovi dubbi, avendo avuto la possibilità di rimetterci in discussione e confrontarci con una realtà così diversa e tanto stimolante.

Irene Cumino e Simone Gallo, 
volontari di ProgettoMondo Mlal

martedì 8 novembre 2016

Si impara dai più piccoli


Chi non ha mai sognato una società dove i bambini e gli adolescenti siano parte integrante della società e prendano voce proponendo soluzioni pratiche a problemi che gli adulti, nonostante le referenze, spesso non riescono a risolvere?
Una risposta concreta a questo sogno arriva dal MANTHOC (Movimiento de Adolescentes y Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos ), un movimento peruviano nato nel 1976 per la tutela dei bambini e adolescenti lavoratori che, con proposte e azioni concrete, mira a sostenere il protagonismo sociale dei più piccoli.
Il 4 novembre, accompagnati dalla responsabile Olga e dal nostro OLP Davide, ci siamo immersi per un giorno nel mondo del Manthoc, con il quale la nostra collega casco bianco, Cristina, collaborerà nel suo anno di Servizio Civile.
Partiti alle 10.30 abbiamo viaggiato circa un’ora in direzione Est di Lima verso il Distretto di San Luis dove si ergono i “serri”, piccole montagne di sabbia e roccia su cui sorgono arroccati interi quartieri.
Il centro MANTHOC di Yerbateros si trova ai piedi di uno di essi e ospita ogni giorno circa 60 bambini che nello specifico usufruiscono del servizio mensa, di supporto compiti e della possibilità di incontrarsi settimanalmente per cooperare, confrontarsi e agire in gruppo. Arriviamo all’ora di pranzo, alcuni bambini hanno già mangiato e si preparano per andare a scuola, mentre quelli andati a scuola la mattina stanno per arrivare facendo sì che il centro sia sempre vivo e pieno di ragazzi.
Dopo il pranzo incontriamo Eliane (15 anni) e Tomy (16 anni) due dei nove delegati nazionali del Manthoc che, con grandi capacità comunicative e coscienza civica, ci parlano di protagonismo sociale dei bambini e adolescenti, di difesa dei loro diritti attraverso azioni concrete e proposte che mirano a trasformare la società. Siamo stati tutti e quattro piacevolmente colpiti dalle parole dei ragazzi, che con grande consapevolezza e capacità d’azione si fanno portavoce di concetti di uguaglianza di genere e parità relazionali tra adulti e bambini citando Cussianovich, fondatore e guida pedagogica del Manthoc.
Al termine di questa giornata nasce in noi la considerazione che a volte è proprio dai più piccoli che si impara, considerazione che abbiamo già sentito molte volte ma che per noi non è mai stata così chiara!

Caterina Grottola, Giulia Mirante, Cristina Porello Stefano Fraccaroli
Caschi Bianco 2016 - ProgettoMondo Mlal Perù



lunedì 18 luglio 2016

Trentini in Perù, tra i bambini lavoratori


Sara Maffei, Michele Sordo e Martina Perghem sono tre ragazzi di Rovereto che hanno deciso di aderire al progetto “giovani solidali 2016” per avvicinarci e approfondire il mondo della solidarietà internazionale. A marzo sono partiti per il Perù con il MLAL Trentino Onlus, dove hanno avuto la possibilità di fare la loro “esperienza sul campo” per tre settimane.
Martina, impegnata al momento in un periodo di tirocinio al MLAL Trentino, racconta l’esperienza.
“Sicuramente il momento più difficile della nostra esperienza è stato il primo impatto: in poche ore ci siamo trovati catapultati in un mondo completamente diverso da quello in cui siamo abituati a vivere. Tuttavia non è stato difficile ambientarsi: siamo stati subito accolti da persone fantastiche, che hanno reso questo momento meno complesso e faticoso.
Sono già trascorsi quattro mesi dal nostro ritorno, ma ricordiamo ancora con nostalgia le persone che ci hanno accompagnati in questa avventura, sopratutto i bambini del Manthoc che hanno reso la nostra esperienza unica, viva di emozioni, storie e racconti. Ognuno di loro, a suo modo, ci ha insegnato qualcosa.
Ricordiamo i colori caldi dei tramonti sull' oceano, dei murales dipinti dai Nnats (niños, niñas y adolescentes trabajadores) di villa El Salvador, della pelle dei bambini, dei vestiti tipici in selva, dei teli al mercatino indios, delle mille sfumature di verde nella foresta amazzonica e del rosso della terra argillosa in sierra.
Un’esperienza intensa, ricca di visite ma sopratutto di incontri, abbracci, sorrisi, carezze e amicizie. Un’esperienza che ci ha permesso di conoscere tutte le sfaccettature del Perù. Abbiamo infatti potuto apprezzare la città, dove abbiamo trascorso la maggior parte del nostro tempo, ma anche posti meno caotici come la Selva, dove per qualche giorno ci siamo immersi nella natura, e ci siamo addentrati in un progetto di ProgettoMondo Mlal, Café Correcto, che si occupa di contrastare gli attuali livelli di precarietà che caratterizzano i lavoratori delle filiere di caffè, contribuendo al riconoscimento di un lavoro dignitoso a questa categoria a partire da un migliore accesso ai servizi pubblici e a forme di previdenza sociale adeguata.
Il progetto che abbiamo maggiormente seguito è stato tuttavia “Il mestiere di crescere”, quello che coinvolge il Manthoc, un movimento di bambini e adolescenti lavoratori, attivo da circa 40 anni, che coniuga tutela dei diritti ed educazione scolastica.
I bambini che aderiscono al movimento hanno la possibilità di richiedere maggiore tutela ai loro datori di lavoro, e di avanzare proposte e progetti alle istituzioni senza l’intermediazione degli adulti. Bimbi e adolescenti si incontrano in strutture dislocate in diversi quartieri di Lima: noi ne abbiamo visitate tre ma abbiamo maggiormente approfondito la realtà della Casa di Yerbateros. Qui i piccoli lavoratori si incontrano per giocare e per seguire diversi laboratori di lingua, informatica, cucina, pittura. Vengono inoltre distribuiti dei pasti completi con un piccolo contributo, solitamente a base di riso e legumi, ai bambini e alle loro famiglie.
Noi abbiamo giocato con i bambini, aiutato nell’organizzazione dei taller (durante uno degli ultimi giorni della nostra permanenza abbiamo organizzato un laboratorio sulla cultura italiana), e aiutato la signora Eva nella preparazione dei piatti. Per una settimana abbiamo poi vissuto con tre diverse famiglie dei piccoli che frequentano il Manthoc: un’esperienza emozionante, irripetibile, preziosa anche se a tratti impegnativa. Ci è stata data l'opportunità di mettere in discussione i nostri valori e modi di vedere, e di comprendere la vita. Il nostro inserimento nel contesto del Manthoc è stato accompagnato da una serie di iniziative che ci hanno permesso di integrarci e meglio comprendere e capire. Interessante e piacevole è stato l'incontro con il Alejandro Cussianovich, coofondatore della teoria della ternuna, alla base del movimento.
È stata un’esperienza indimenticabile, che ci ha permesso di avvicinarci a un mondo nuovo, di aprirci verso nuovi orizzonti con una consapevolezza diversa, ma sopratutto di crescere”.

mercoledì 29 giugno 2016

Voci dalla migrazione

Il futuro è sospeso, non vi è alcuna certezza del domani. Forse per questo moltissime persone, soprattutto ragazzi desiderano o decidono di lasciare il Marocco per una terra vicina, ma allo stesso tempo lontana, carica di promesse e separata da un lembo di mare troppo spesso mortale.
Dalla provincia di Beni Mellal provengono la gran parte degli immigrati marocchini in Italia, una provincia più povera di molte delle sue vicine e trascurata dalla capitale. In questo luogo si possono raccogliere molti racconti: il villaggio che ha perduto un’ intera generazione, di giovani, di ragazzi partiti assieme per cercare una vita migliore, non solo per loro stessi ma per l’intera comunità; l’uomo disperato che è stato espulso dall’Italia in seguito ad un arresto; il ragazzo che, arrivato in Europa, non è riuscito ad ottenere i documenti per il soggiorno perché l’attentato alle Torri gemelle aveva reso più diffidenti tutti quanti; il compagno di viaggio che aggrappato sotto un camion ha perduto tutte le dita di una mano.
Partire, nonostante il rischio non ignoto alle persone che migrano per motivi economici, partire per la spinta intrinseca che ci porta sempre a cercare di migliorare la nostra situazione, perché tentare vale comunque la pena, vale il rischio, vale la disperazione dei padri e delle madri, che in lacrime senza nemmeno i corpi dei figli da seppellire, dicono “hanno fatto bene a provare”.
Perché alla fine quello di partire per trovare un futuro, quello di migrare, è uno dei diritti dell’uomo. Noi non possiamo e non dobbiamo fermare queste persone che vogliono raggiungere un paese come il nostro, che prima di diventare meta di immigrazione era terra di partenza di moltissimi migranti. Possiamo però sensibilizzare ad una migrazione responsabile, dove sono chiari non sono solo i rischi del viaggio ma anche le difficoltà presenti una volta raggiunta la destinazione.
Sempre a Beni Mellal esiste una mediateca dove i ragazzi e le ragazze possono informarsi, confrontarsi e parlare anche di migrazione, molti di loro desiderano partire e colpisce la diversità delle loro storie: dalle spigliate ragazzine in jeans, che in Europa desiderano completare gli studi, alla ragazza che da anni sostiene da sola la famiglia e desidera che le sorelle possano proseguire il percorso scolastico, dal ragazzo che si è specializzato in trucchi di prestigio e sogna di esibirsi per il mondo, a ragazzi che semplicemente desiderano maggiori possibilità. Ragazze che per partire accetterebbero anche il matrimonio bianco, altre che è l’unica cosa che non prenderebbero mai in considerazione. L’unica voce fuori dal coro è quella di una ragazza, evidentemente più benestante, che contraria alla migrazione invoca a restare in Marocco.
La migrazione è un fenomeno complesso e per provare a capirlo noi abbiamo il dovere di ascoltarne le molte voci.

Margherita Garonzi, studentessa del liceo classico Maffei di Verona,
Progetto Alternanza Scuola-Lavoro

Il Diritto di vivere

Vivere e far parte di una società non è sempre semplice se non si conoscono i propri dritti. Così può succedere che ti sia vietato di fare qualcosa senza un motivo valido o di sentirti emarginato solo perché sei donna, e quindi sottomessa e non libera di vivere la tua vita.
Non c’è da stupirsi, poiché si sa che, purtroppo, è una realtà esistente in quei Paesi dei quali nessuno parla, nei quali si pensa che l’unico problema sia la povertà. Quei luoghi così misteriosi, però, devono essere osservati da vicino per vedere con i propri occhi le loro vere necessità. 
Ci sono popoli che vivono di sussistenza e costruiscono le case con dei mattoni, sono fuori da ogni centro abitato e per loro è difficile ricevere le cure mediche adeguate. Proprio per questo molte organizzazioni, tra cui ProgettoMondo Mlal, hanno deciso di aiutare queste popolazioni a crescere, a far loro capire che non devono vivere senza preoccuparsi dei loro diritti, perché questi sono fondamentali per qualsiasi comunità. I diritti umani riguardano tutta la popolazione mondiale, anche coloro che vivono in piccoli paesi sperduti. Sono importanti perché salvaguardano la vita di una persona e la fanno vivere in tranquillità in un mondo che dovrebbe essere aperto a tutte le culture. Questi diritti non cambiano in base alla persona che ci si trova davanti e non cambiano nemmeno in base al colore della pelle.
Un diritto negato nei Paesi africani, per esempio, è l’alfabetizzazione, che grazie a scuole preparatorie sta diminuendo sempre di più. Si stanno infatti aiutando centinaia di bambini ad entrare nelle scuole medie, percorso che poi servirà loro per proseguire con gli studi. Il diritto all’istruzione è indispensabile nella vita di un ragazzo poiché lo aiuta a realizzarsi e ad avere dei progetti per il futuro. È interessante e significativo notare che tutti i bambini del Sud del Mondo alla domanda “Cosa vorresti diventare da grande?” rispondano insegnante o educatore. Portare delle piccole scuole in questi paesini emarginati quindi funziona, e vivendo insieme alla gente locale si può capire anche la felicità e la soddisfazione dei genitori per i propri figli. È un modo per dare loro appoggio e fiducia.
Un fenomeno molto diffuso in questi ultimi anni è l’emigrazione. Molti giovani cercano di scappare da una società in guerra, vogliono rischiare la vita per trovarne una migliore; non importa se rischiano di morire, non hanno nulla da perdere. Molto difficilmente questo modo di agire e di pensare lo si può ritrovare nella vita di un giovane occidentale. Ma i ragazzi africani non vogliono vivere nel radicalismo, vogliono provare a migliorare la loro vita. Questo è un loro diritto, come lo è per coloro che vanno in America a trovare lavoro. Il concetto è sempre lo stesso.
L’istruzione, le cure mediche, la speranza sono i tre elementi principali per tutti gli uomini, li aiutano a crescere, ad avere delle idee proprie, dei progetti propri senza vivere con le imposizioni di qualcuno che si crede superiore. Grazie a questi diritti si crea l’uguaglianza, che molto spesso viene dimenticata. Vivere la propria vita significa essere liberi di pensare e di fare ciò che è meglio per se stessi, conoscendo i propri diritti e principi.   

Demetra Pollinari, studentessa del liceo linguistico Maffei di Verona
Progetto alternanza scuola-lavoro

giovedì 23 giugno 2016

L’impegno di ProgettoMondo Mlal per le comunità peruviane

Il Perù è particolarmente degno d’attenzione nell’operato dell’organizzazione ProgettoMondo Mlal, che opera nel paese andino da oltre quarant’anni.
Questa nazione sudamericana, geograficamente e antropologicamente estremamente diversificata, si estende su un territorio pari a tre volte l’Italia e ospita circa 30 milioni di abitanti.
Paese spesso ritratto in cartolina, convive con luci ed ombre: relativamente democratico sin dal termine delle dittature militari in America latina negli anni ’80, dopo un periodo di crisi attraversa ora un momento di forte crescita economica, basata principalmente sullo sfruttamento delle numerose risorse minerarie. Biologicamente megadiverso e con un grandissimo patrimonio storico-culturale, il Perù è però caratterizzato da una profonda disparità sociale: la popolazione, oltre a essere estremamente giovane, il 50% ha infatti meno di 18 anni, è multietnica e organizzata parallelamente al censo. Ricchissimi, che ostentano il lusso nel centro della capitale, si contrappongono a poverissimi, che spesso abitano le periferie o i centri andini. La maggior parte degli abitanti vive inoltre nella zona costiera, il cui territorio, a natura prevalentemente desertica, viene così sottoposto a uno pesante stress idrico ed ecologico. Anche la capitale Lima, che da sola conta circa 10 milioni di abitanti, non è esente dalla problematica.
ProgettoMondo Mlal è una Ong veronese che sviluppa progetti per la cooperazione allo sviluppo: non opera quindi interventi in emergenza, ma attraverso un’attenta analisi delle problematiche della zona attua un intervento alla radice, coinvolgendo la popolazione locale in progetti che, oltre a portare finanziamenti, includono formazione e sensibilizzazione, arrecando quindi vantaggi duraturi rivolti più alla comunità che al singolo.
Nel paese sudamericano in cui l’organizzazione è presente sin dal ’75, i progetti si adattano ovviamente alle esigenze di questa complessa nazione: progetti come "Café Corecto" o "Economia Solidale" promuovono i diritti dei lavoratori del caffè in aree disagiate e il rafforzo del quadro dell’economia rurale favorendo l’associazionismo e il cooperativismo ed in particolare potenziando il ruolo della donna, fondamentale all’interno della società peruviana. Vengono proposti progetti di formazione sulla migrazione e sul contrasto al traffico delle persone. Storica e fondamentale, all’interno di una società così giovane, è la collaborazione con il Manthoc ed altre organizzazioni nel progetto sul lavoro minorile “Il Mestiere di crescere”. 
Il programma non punta, come nella concezione tradizionale, a mettere fine al lavoro di bambini e adolescenti ma piuttosto, rendendo i ragazzi protagonisti, combatte per la dignità del lavoro, spesso fondamentale per supportare le famiglie, contro lo sfruttamento, per una retribuzione equa e per la loro possibilità di frequentare la scuola. Tramite percorsi formativi e laboratori per questi ragazzi il lavoro da motivo di vergogna diventa fonte di orgoglio.
Numerosi sono i risultati ottenuti nel corso di questa lunga permanenza e numerosi sono ancora gli sforzi da fare.

Margherita Garonzi, studentessa del liceo classico Maffei a Verona
Progetto Alternanza Scuola-Lavoro

Un anno di crescita collettiva


Conoscere una nuova realtà, vivere un’esperienza in tutte le sue sfumature, avere il coraggio di crescere e affrontare le proprie scelte.
Silvia Tizzi
, laureata in pedagogia nel 2014 a Genova è la testimone di questo percorso innovativo e sociale. Una ragazza che ha deciso di vivere un anno in un Paese lontano dal suo, del quale non conosceva niente se non poche informazioni generali, il Perù. La sua scelta è stata personale, appoggiata da amici e parenti sta crescendo professionalmente ma soprattutto umanamente. Il suo sogno di fare un viaggio nell’America del Sud si è realizzato grazie al Servizio Civile di ProgettoMondo Mlal.
È un’esperienza che fa vedere con i propri occhi la vera situazione sociale di una realtà tra le più eterogenee. L’impatto con questo mondo è forte e la curiosità di Silvia le ha fatto notare parecchie differenze culturali rispetto al paese di origine. Una tra le tante è il fatto che in Perù un quarto dei bambini lavora. Questo dato può lasciare basiti, ma bisogna entrare nell’ottica di quella società. I così detti Niños y Adolescientes Trabajadores, infatti, sin da piccoli sono abituati a lavorare in casa o nei mercati per aiutare la famiglia. Ma ormai da 40 anni Manthoc, organizzazione che favorisce il diritto allo studio dei bambini lavoratori, ha aiutato molti ragazzi a valorizzare il loro ruolo all’interno della società. Grazie a un percorso accompagnato infatti, viene loro insegnato che ciò che fanno per la cittadinanza è importante e contributivo. Essi riescono a dire con orgoglio che sono dei lavoratori e sognano di realizzarsi come persone.
Silvia appunto fa parte di questo progetto e si occupa di far visitare ai delegati italiani i diversi centri del Manthoc che sono presenti sul territorio peruviano. Ogni 6 mesi è incaricata di informare la Sede Centrale di ProgettoMondo Mlal di Verona, dei cambiamenti e i progressi che stanno avvenendo all’interno del progetto ‘Il Mestiere di Crescere’.
Grazie a questa sua esperienza che terminerà ad agosto, Silvia ha imparato ad apprezzare altri aspetti di quella che può essere considerata la sua nuova terra. Durante questo anno è riuscita a cogliere una diversa cognizione del tempo: ha imparato a dare la giusta importanza a qualcosa che prima le pareva scontato. Ma nonostante questo possa essere un lato positivo, la non preoccupazione del rispetto del tempo può essere frustrante. Per esempio, per un colloquio di lavoro a Silvia è capitato di aspettare un’ora, e anche nei bar e nei ristoranti, persino un panino può arrivare con tempi biblici.
Tramite l’incontro ravvicinato con i bambini è riuscita anche ad ammirare la maturità con i quale essi affrontano le loro giornate. Sono infatti consapevoli delle loro condizioni familiari e fanno di tutto per cercare di aiutare i genitori. Sono dei piccoli adulti dai quali, secondo Silvia, dovremmo prendere esempio. I bambini occidentali dovrebbero essere informati delle situazioni che esistono nelle altre parti del mondo. Perciò la nostra volontaria al suo ritorno continuerà a diffondere questo interscambio, portando la sua esperienza nelle scuole e nelle associazioni italiane.
Il suo viaggio sta per terminare ma questa esperienza l’ha fatta maturare e si sente orgogliosa di aver intrapreso questo percorso, portando soddisfazione alla sua famiglia, al ProgettoMondo Mlal, ma soprattutto a se stessa.

Demetra Pollinari, studentessa del liceo linguistico Maffei a Verona
Progetto Alternanza Scuola-Lavoro

martedì 21 giugno 2016

Un calcio contro la radicalizzazione



Tutti in campo contro la radicalizzazione. Mercoledi 1° giugno, in occasione della visita dell’ambasciatore dell’Unione europea, Rupert Joy alle attività del progetto “Radicalisme, non merci!” che ProgettoMondo Mlal sta portando avanti a Béni Mellal in Marocco, è andata in campo una partita di calcio con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche della radicalizzazione e sui valori del dialogo, della tolleranza e del rispetto della diversità. All’incontro, a cui ha dato il calcio d’inizio lo stesso ambasciatore, hanno preso parte squadre miste composte da rappresentanti dei diversi organismi della società civile partner del progetto, insegnanti e giovani beneficiari del progetto.
Il progetto “Radicalisme, non merci!”, la cui metodologia di intervento riposa sull’esperienza sviluppata da ProgettoMondo in questi anni, è realizzato in stretta collaborazione con il Ministero dell’Educazione e prevede il coinvolgimento attivo di associazioni locali e realtà sociali, indispensabile per il successo e la durabilità dell’iniziativa.
Lavorare seriamente su una tematica del genere significa, infatti, toccare gli aspetti più sensibili della coesione sociale del paese, significa attribuire responsabilità precise a chi questa coesione dovrebbe
garantirla.
Perché allora non investire soprattutto sugli educatori e sulla psicologia adolescenziale, e provare a impostare una contro-narrazione digitale, diffondendo in rete esempi positivi di personaggi più o meno conosciuti che sono rifuggiti o non hanno ceduto al fascino delle idee jihadiste?
Senz’altro per formare gli educatori, occorre, oltre a un curriculum adeguato (e ProgettoMondo Mlal lavora in Marocco da 15 anni sull’educazione integrale dei giovani), il sostegno di chi definisce le priorità educative del paese.
Sono sufficienti meno di 200 euro per consentire a un insegnante di frequentare il pacchetto di formazione previsto dal progetto “Radicalisme, non merci!”. Un percorso che prevede di dotare il capitale umano degli organismi socio-educativi degli strumenti pedagogici necessari per sostenere i giovani nel loro sviluppo personale , nella formazione di uno spirito critico, nella valorizzazione della pluralità e nella ricerca del benessere individuale e collettivo. Una formazione che si focalizzerà non solo sulle dinamiche psicosociali tipiche dell’adolescenza nelle quali prende forma il fenomeno della radicalizzazione, ma che sarà tesa a far emergere anche i legami tra quest’ultima e le nuove tecnologie. Questa formazione, consentirà agli operatori di affrontare la seconda parte del progetto che prevederà la realizzazione sul campo di percorsi educativi di prevenzione della radicalizzazione.

Marco De Cesari
equipe ProgettoMondo Mlal Marocco