Visualizzazione post con etichetta burkina faso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta burkina faso. Mostra tutti i post

lunedì 11 luglio 2016

L'Africa ti cambia, in meglio

Un anno in Africa contribuisce a sradicare pregiudizi profondi che ci portiamo dentro, perché siamo nati, cresciuti ed educati nella fetta di mondo dove, forse solo apparentemente, tutto va bene. Arrivi in Africa e ti rendi conto che, pur avendo ricevuto un'educazione impeccabile, anni e anni di studio sui libri pensando di diventare una persona migliore non sono serviti a centrare il bersaglio.
Arrivi in Africa e ti scontri con persone con cui senti di non spartire nemmeno il 10% dello stile di vita. I primi tempi fai fatica a inserirti in meccanismi "culturali" cosi differenti dai tuoi. Sgrani gli occhi quando vedi una mamma che si porta il bambino sul dorso ovunque essa vada, che tiene un neonato per 24 ore nella sua boutique col ventilatore rotto, mentre fuori, tutti i commercianti si gridano addosso. E rimani colpito vedendo i bambini con la latta a tracolla che scalzi fanno l'elemosina ai posti di scalo.
Arrivi in Africa e vedi le donne che si caricano sulla schiena chili e chili di legna, questo fino alle dieci o undici di sera, perché qui non ci sono né orari, né sindacati.
E allora inizi a ragionare sulla base del parametro che qualcuno o qualcosa ha contribuito a radicare nella tua forma mentis : i diritti umani. Ti arrabbi, perché tutto un intero sistema sul quale hai costruito la tua vita cozza con "il diverso".
Lo chiamiamo appunto sistema di valori. Ad esempio, io sono cresciuta in una società in cui il principio di laicità è qualcosa che è stato conquistato con il sangue dai nostri predecessori. E' qualcosa che i governanti cercano di difendere a spada tratta, spesso e volentieri contraddicendosi nelle politiche messe in atto. Hanno cercato quindi di renderlo universale, con l'intento di proteggerlo da minacce esterne.
Anche il sistema di informazione è stato manipolato a questo fine. Sfoglio i giornali europei e le sole notizie in rilievo riguardano la minaccia terroristica, il pericolo dell'islam, quanto ricevono i migranti nei centri di accoglienza mentre gli italiani sono disoccupati. Questa falla ha contribuito a renderci tutti un po' più impauriti, intolleranti. Qui in Africa, minacce terroristiche a parte, nessuno si è mai sognato di dirmi di non frequentare i musulmani. In tempo di ramadam mi è stato persino offerto di partecipare a una giornata di digiuno, e riesco a fare cene e feste dove almeno tre religioni differenti siedono allo stesso tavolo.
Qui in Africa ho imparato a conoscere un sistema di valori che mi affascina e mi spiazza allo stesso tempo. Anche qui è pieno di contraddizioni, ma credo fermamente che sia tutto più genuino e autentico rispetto al mondo occidentale.
L'aspetto che più mi affascina sono le relazioni interpersonali. Qui non esiste individualismo, la famiglia è il pilastro su cui si fonda il labirinto sociale; essa è la colonna portante degli individui, che vi si identificano prima di tutto come esseri comunitari.
Ne consegue che in Africa non potrai mai sentirti solo. Forse devo ritenermi una persona privilegiata in quanto di pelle bianca, perché tutti stravedono per me e farebbero l'impossibile pur d'avermi come amica; ma ho visto formidabili esternazioni di solidarietà umana. Una sera per esempio mi trovavo in una boite de nuit, dove un povero disgraziato senza gambe e braccia si è buttato dalla carrozzina per scendere in pista: ballava così energicamente che intorno a lui si è formato un enorme cerchio, con mani che battevano a ritmo e occhi tutti puntati su di lui. Tutti erano lì ad ammirarlo, e lui era felice. Qui in Africa l'uomo è il centro di tutto. Un amico burkinabé ha viaggiato in Italia ed è rimasto colpito dai lavaggi automatici di veicoli. Ha persino fotografato le spazzole automatiche. Mi ha detto scioccato che ci lamentiamo che non c'è lavoro e poi lo diamo a un robot. In Africa il lavoro viene fatto a mani nude, con olio di gomito, e con il sorriso.
Anche l'idea di igiene mi ha spiazzata. Ho visto africani maniaci del pulito, che mangiano con le mani e non si alzano dal tavolo senza una bella toilette, che vivono in case con latrine esterne (nei casi più fortunati) che sono più pulite delle nostre, che si fanno tre o quattro docce al giorno. Ho visto panni stesi luccicare in cortili ordinatissimi, mi sono seduta in salotti profumati.
Gli uomini africani mi hanno insegnato che lo sviluppo parte dall'arte di (re)inventarsi. Qui ci sono ragazzi con la quinta elementare che saprebbero fare di tutto, perché dotati di un grande spirito d'osservazione. Io, che non sono nemmeno capace di piantare un chiodo, mi sono sentita più volte un'inetta. Loro no, riescono a districarsi in qualsiasi situazione, e attraverso la coesione possono fare grandi cose.
Ma evidentemente ai potenti fa comodo non riconoscere tutto questo; e allora spacciamo l'Africa per quel posto del mondo che deve essere rimesso in sesto. Ma ci stiamo provando da 60 anni, e ancora non ci siamo riusciti. Non possiamo dire alle persone come devono vivere. Possiamo piuttosto venire, sederci al loro fianco e proporre loro di ascoltare da dove veniamo, come viviamo; possiamo mettere in moto un meccanismo di confronto, che sarà per forza arricchente, che produrrà da solo un cambiamento da entrambe le parti.
La mia esperienza in Africa ha contribuito veramente a mettere in discussione istituti e meccanismi che hanno regolato i miei primi 30 anni di vita. Sarà considerata debolezza di carattere, ma io voglio vederla come umiltà di sapere fare un passo indietro e accogliere l’idea che tutto è relativo, che ogni percezione cambia in funzione del tempo e del contesto in cui viene ad esistenza.

Elisa Chiara
Casco Bianco Burkina Faso
ProgettoMondo Mlal

venerdì 22 aprile 2016

Un barattolo per sognare

Un barattolo è un recipiente per mangiare, se capovolto può funzionare come cuscino per dormire, portato in spalla diventa poi un comodo zainetto e quando è appoggiato in terra raccoglie la carità dei passanti: il barattolo è l’oggetto milleusi di ogni ragazzo di strada a Ouagadougou in Burkina Faso.
Le situazioni per una tale scelta di vita possono essere molteplici: per lo più maltrattamenti e violenze domestiche insostenibili, che portano il minore a lasciare la casa preferendo così la strada.
Un barattolo che diventa il simbolo di una vita a rischio, simbolo anche del progetto Amici di Keoogo, nato appunto per donare a questi bambini/ragazzi una possibilità: mangiare, studiare e soprattutto uscire da un giro di delinquenza, sfruttamento e in molti casi morte.
Il progetto sostiene per lo più  bambine e adolescenti che sono più alla mercé di violenze, sfruttamento alla prostituzione, gravidanze indesiderate e malattie.
Lunedì 18 aprile ProgettoMondo Mlal, che collabora con il progetto, ha accolto il coordinatore Nazionale dell’associazione Keoogo, Lassina Zampou, e ascoltato  le ultime novità sul programma che dal 2004 persegue l’obiettivo di protezione dei minori di strada in Bukina Faso.
Il progetto di protezione dei minori comprende due diversi ambiti di intervento: uno medico, psicologico pediatrico e di prevenzione di malattie, l’altro invece, attraverso l’offerta di borse di studio e la collaborazione con le istituzioni scolastiche, provvede all’educazione e alfabetizzazione dei bambini.
La scolarizzazione prevede poi che il ragazzo che conclude il corso, possa diventare a sua volta insegnante di nuovi studenti.
Oltre al reinserimento scolastico dei ragazzi di strada, l’equipe di professionisti e volontari di Keoogo lavora molto sulla prevenzione di possibili altri che rischiano di diventare nuovi possibili ragazzi di strada puntando soprattutto sul sostegno alle famiglie a cui verrà offerto un programma di aiuto specifico a cui aderire per il figlio, affinché questo progetto possa essere auto-sostenibile e proseguire nel tempo.
Lassina Zampou ha raccontato con particolare orgoglio l’impegno a cui sta dietro da così tanti anni. La sua voce era calda e coinvolgente, non sembrava aver conosciuto l’inquietudine che sicuramente avrà scorto tante volte negli occhi dei bambine e bambini intrappolati in una vita di strada e senza possibilità.
Ora quei ragazzi la possibilità possono averla, e il loro barattolo sarà solo un ricordo, un portafortuna, un simbolo di liberazione, un’immagine per sognare, proprio come dovrebbe potere fare un bambino.

Sandro Castaldelli
servizio civile 
ProgettoMondo Mlal

venerdì 4 marzo 2016

Al Festival delle maschere

Il Festival internazionale di maschere del Burkina Faso (FESTIMA), che ogni due anni si tiene nella cittadina di Dedougou, quest'anno festeggiava la sua ventesima edizione e anche per me rappresentava senz’altro un’occasione da non perdere! Anche se è stata una grande sfacchinata, culminata in 1.200 kilometri di viaggio in pullman. Sì, perché pur trovandosi a soli 300 chilometri da Dano, in Burkina non sono molti gli itinerari coperti dal pullman. Così devi  arrivare fino in capitale, a Ouaga, e poi da lì farti altri 300 km fino a Dedougou. Risultato: 48 ore di viaggio di cui solo una dozzina utilizzate per godermi il festival. Ma ne è valsa la pena!
Festima è una biennale nata da un'idea dell'Associazione per la Salvaguardia della tradizione delle Maschere Africane (ASAMA) e in poco meno di una settimana attira migliaia di spettatori e figuranti provenienti da Senegal, Togo, Benin, Mali e Burkina Faso.
Ho avuto occasione di partecipare alla cerimonia di apertura, con tanto di parata degli ensemble, e mi sono ritrovata letteralmente immersa in un ambiente molto pittoresco in cui l'idea stessa che avevo di maschera (influenzata in particolare dalla tradizione veneziana) è stata smentita.
Qui le maschere sono completamente diverse rispetto a quelle a cui ero abituata. Niente porcellana, cere o merletti, ma personaggi in carne e ossa che, aiutandosi con due bastoni, ruotano su sè stessi o volteggiano come dervisci, mettendo in moto tutta la massa di frange di paglia di cui sono ricoperti.
Uno degli aspetti più curiosi delle sfilate nelle strade è la continua sfida tra una sorta di servizio d’ordine, costituito da ragazzi con la maglietta dello sponsor Airtel (la compagnia telefonica numero uno in Burkina) che agitavano bastoni di legno contro il pubblico che tentava di avvicinarsi alle maschere. Io stessa ho rischiato di prenderle seriamente almeno un paio di volte!
La kermesse si è poi spostata nello stadio comunale per una parte più istituzionale in cui intervengono le autorità locali e i giornalisti. Quindi, nel tardo pomeriggio, hanno fatto capolino le maschere in tessuto, dei curiosi ominidi di bianco vestiti che, secondo la tradizione africana, escono solo di notte. Le maschere hanno poi continuato a vagare per la cittadina fino a tarda ora, guidate soltanto dalla luce dei falò accessi dai cabaret.
L’idea di spettacolo che sottende l’intero Festival è molto diversa da ciò che ci aspetteremmo in Europa, dove le diverse compagnie di artisti si sarebbero alternate su un palco proponendo le proprie coreografie, cantate e ballate. In Africa lo show è invece considerato un momento di convivivialità in seno allo stesso gruppo di artisti. L'esibizione è cioè fine a se stessa e djembé, tamburi e balafon si fondono in una danza piuttosto improvvisata.
Le coreografie sembrano quasi prive di un filo logico–temporale, eppure non si può che rimanere incantati dalla sinuosità con cui i fisici inconfondibili africani si muovono a ritmo tribale. Tutto sembra essere regolato da entità intangibili.
È stata un'esperienza affascinante e mistica allo stesso tempo, un momento in cui mi sono sentita ancora una volta preda della calamita africana, fatta di tanta e autentica semplicità.
Certe sensazioni che puoi provare solo qui in Burkina ti coinvolgono al punto da privarti di qualsiasi sistema di difesa.

Elisa Chiara
Casco bianco ProgettoMondo Mlal

mercoledì 16 dicembre 2015

Burkina, imparare a nutrirsi per insegnarlo alla comunità

A fine novembre mi sono spostata a Ouessa, un piccolo villaggio del Burkina Faso al confine con il Ghana, per seguire la formazione nell’ambito del progetto di salute comunitaria Sui sentieri della Salute, che mi impegna in quest’anno di servizio civile.
Il progetto, in una prima fase, ha visto la formazione di infermieri incaricati nella divulgazione e promozione di buone pratiche inerenti al campo igienico-sanitario e alimentare.
Contemporaneamente a questa prima fase, si è svolta l’attivazione delle Cellule di Educazione Nutrizionale (CEN), che fungono da collegamento diretto tra il personale medico e gli abitanti del villaggio. Indirettamente ho seguito la difficoltà di questa attività: parte dell’equipe di progetto ha organizzato incontri nei villaggi, inizialmente spiegando il progetto e le sue attività e chiedendo poi disponibilità e volontà di partecipare al progetto. Sono state quindi identificate delle figure che formano “il direttivo” della CEN: presidente e vice-presidente, segretario, tesoriere, responsabile all’organizzazione, responsabile all’informazione e animatori, quest’ultimi chiamati a svolgere un ruolo di “agenti di salute comunitaria”. Sono tante le difficoltà riscontrate a causa dei tabù presenti nei villaggi, ma è tanta anche la forza di volontà della gente locale per migliorare le proprie condizioni di vita.
A Ouessa si è svolta la seconda fase della formazione, quella degli agenti di salute comunitaria (animatori). In queste cinque giornate hanno partecipato i primi trenta animatori dei seicento totali, 4 per ogni villaggio e per un totale di 150 villaggi scelti. Ouessa rappresenta uno dei primi poli formativi per i primi sei villaggi.
Mi immagino lo sforzo di questa gente a spostarsi: ci sono persone che per raggiungere il loro polo formativo devono percorrere anche 10-20 chilometri. Molti preferiscono trovare ospitalità da parenti nel villaggio di Ouessa.
L’appuntamento era alle 8 del mattino. I partecipanti erano tutti lì ad aspettarci. In questi posti la donna non sempre riesce ad affidare il figlio più piccolo ai parenti così, la formazione era accompagnata anche dal pianto di qualche bambino.
Degli animatori presenti alla formazione non tutti sapevano parlare francese, la lingua ufficiale del Paese. Nonostante questo, i partecipanti sono riusciti a creare quella giusta atmosfera di aiuto reciproco alla comprensione: sembrava partecipare a piccoli spettacoli dove gesti e disegni sostituivano le parole e aprivano al sorriso.
Era chiara la forza di volontà di apprendere ciò che veniva mostrato.
“Capiamo la fortuna di poter di partecipare a delle formazioni che possano aiutare noi e gli abitanti dei nostri villaggi a risolvere uno dei tanti problemi che colpisce i nostri figli”, ha detto una delle animatrici presenti alla formazione. Ma è non sempre così. Nei villaggi il consenso a introdurre o rimuovere certe pratiche o abitudini deve superare, attraverso la sensibilizzazione, l’ostacolo dei tabù e delle autorità imposte dai mariti alle donne interpellate.
Per quest’ultimo motivo, nella scelta degli animatori, si è cercato di privilegiare la donna.
“Le animatrici delle CEN sono integrate nei Comitati di Nutrizione del Villaggio e nei Comitati di Sviluppo del Villaggio” spiega Rosalie Midjour, infermiera incaricata di seguire le formazioni del comune di Dano.
Nei primi giorni della formazione si è parlato molto di igiene, della giusta alimentazione e della prevenzione della donna incinta. Non è semplice in questi posti trovare gente che conosca i veri motivi della trasmissione di malattie e dell’importanza dell’igiene del corpo, alimentare e dei luoghi domestici. Non bisogna dare per scontato che siano note le proprietà dei vari cibi: quale alimento contenga le proteine, quale le vitamine quale i grassi. Non bisogna dare per scontato che si conosca il divieto di fumo, di bere alcol e di fare lavori pesanti durante il periodo di maternità.
Ciò che per noi è ovvio, per altri non lo è.
La formazione, negli ultimi due giorni, si è conclusa con delle dimostrazioni pratiche. Si poteva parlare di veri e propri corsi di cucina, dove donne e uomini erano chiamati a mettere in pratica ciò che avevano appreso nei giorni precedenti: pappette fatte da tre farine che costituiscono la base per l’alimentazione infantile, l’aggiunta di proteine, di grassi e di zuccheri nella nutrizione del bambino.
In quest’ottica, oltre al materiale didattico, è stato affidato a ogni Cellula di Educazione Nutrizionale un kit culinario, così da incaricare direttamente gli animatori/abitanti del villaggio nella pratica di promozione e sensibilizzazione, non solo concettuale ma anche pratica.
Questa formazione è stata uno strumento che ha permesso alla gente di ascoltare, scoprire, confrontarsi e infine diventare un mezzo di sviluppo.  

Veronica Brugaletta
Casco Bianco Cvcs-ProgettoMondo Mlal in Burkina Faso

lunedì 14 dicembre 2015

Burkina, mamme coraggio contro la fame

“Non avrei mai creduto che una pappina potesse salvare mio figlio. E soprattutto che avrei potuto farlo io stessa cucinando per lui i prodotti del mio villaggio!”
La storia di mamma Salimata è la prova vivente di un lento ma inesorabile cambiamento culturale e generazionale che ha già come protagoniste centinaia di mamme del Burkina Faso. Così come Salimata, in due anni, altre 200 mila donne hanno infatti imparato a riconoscere la malnutrizione, a prevenirla e a curarla e, quindi, a insegnare ad altrettante donne a fare lo stesso. Non c’è infatti miglior aiuto dell’esempio e non c’è migliore risorsa del coraggio di una mamma.
Il programma di lotta alla fame “Mamma!” che sta portando avanti ProgettoMondo Mlal in Burkina Faso ha creato in 3 anni un piccolo miracolo. Praticamente, scommettendo sull’educazione delle madri e il protagonismo della donna, ha visto crescere un esercito pacifico di mamme che si sono appropriate di informazioni e ricette e hanno ingaggiato una battaglia lunga e silenziosa per fare ciò che non è riuscito al 1° Obiettivo del Millennio: sconfiggere la fame.
Le donne come Salimata non chiedono cibo, denaro o commiserazione. Hanno fame di informazioni, formazione, consigli, ricette perché possano loro stesse farsi carico del problema.
“Quando al nostro villaggio sono arrivate un gruppo di donne a chiederci di visitare i nostri bambini –confessa con naturalezza Salimata- io mi vergognavo di quanto fosse magro e poco vivace mio figlio rispetto agli altri. Poi gli hanno misurato il braccino e mi hanno spiegato che il motivo era che non mangiava bene, e che dovevo integrare, alla mia pappa di farina di miglio, anche dei fagiolini e dello zucchero. E mi hanno fatto vedere come avrei dovuto prepararla. Così mio figlio ha ricominciato a mangiare con gusto e finalmente ha iniziato a camminare…”.
Nelle aree rurali del Burkina Faso si contano ancora 35 mila morti all’anno per malnutrizione, i tassi di malnutrizione infantile cronica sono tra i più alti nel mondo. Eppure negli stessi villaggi si produce cibo a sufficienza, e anche l’accesso a quanto viene prodotto non sarebbe di per sé assolutamente proibitivo.
Le concause sono diverse, ignoranza, carenza di informazioni e di pratiche ormai per noi assodate.
Così, il non sapere quanto sia importante per esempio l’allattamento al seno fino ai 6 mesi, diventa decisivo. La donna, perché lavora o perché ha più figli piccoli, sostituisce troppo presto il latte con una inconsistente tisana di erbe. Non conosce le regole base dello svezzamento o i valori nutrizionali dei vari alimenti; non sa che la dieta giornaliera deve contare anche sulle proteine (che non sono per forza carne ma anche legumi, latte, uova), non conosce altre ricette se non quella a base di cereali che si tramanda da 100 anni di famiglia in famiglia. Senza contare che la donna, priva di un ruolo al di fuori della famiglia, non ha concretamente l’opportunità e l’appoggio dell’uomo e della comunità per cambiare le regole del gioco.
Il coraggio e l’orgoglio femminile possono muovere le montagne. Così, anche nel piccolo villaggio di Mapara, escluso dal programma di formazione dell’Ong italiana, le donne sono andate di persona ad assistere alle dimostrazioni negli altri villaggi. Hanno fatto tesoro di quanto visto e sentito e, da sole, hanno fedelmente replicato nel loro villaggio: “Non sapevamo di quale malattia si trattasse ma – ci dice una di queste donne, Lidiane- non passava mese che non seppellissimo un bambino di meno di 5 anni”. Quando abbiamo capito cos’era (malnutrizione, ndr.), e come evitarla abbiamo fatto in modo che gli agricoltori del villaggio mettessero a disposizione alcuni prodotti della zona e che 3 donne di noi imparassero a preparare delle pappe ipernutrienti.
Da quando si svolgono queste attività, la malnutrizione è praticamente sparita dal villaggio.

Lucia Filippi, ProgettoMondo Mlal

DONAZIONI
Iban IT 07 J 05018 12101 000000511320
Causale “progetto Mamma!”
Intestato a ProgettoMondo Mlal onlus

venerdì 27 novembre 2015

Burkina Faso, la voglia di cambiare

Ultimo fine settimana prima del giorno della verità in Burkina Faso. Il 29 novembre si elegge il nuovo Presidente della Repubblica e il fallito colpo di stato dello scorso 17 settembre sembra avere motivato ancora di più i cittadini nella costruzione del destino del loro Paese.
Girando in queste ore per le strade della cittadina di Dano, mi impressiona la quantità infinita di manifesti elettorali appesi negli uffici, nei bar e persino agli alberi di mango. Anche le più semplici e piccole abitazioni con il tetto in paglia hanno appesi almeno una foto dei candidati o un manifesto elettorale. Curiosa di sapere se si tratti di senso civico vero o presunto, mi dirigo verso il grand marché, alla ricerca di testimonianze da raccogliere.
Entrando nel mercato, il mio sguardo viene subito catturato da una vecchia macchina da cucire all'interno di una bottega su cui è incollata una foto sbiadita di Thomas Sankara, il rivoluzionario che tutti definiscono il “Che Guevara burkinabè”, ucciso da odiosi complotti orditi dall'ex dittatore Blaise Compaoré.
Così mi siedo a bere un tè con il proprietario della sartoria che, senza perdere di vista la precisione del suo cucito, mi ammonisce: “Dopo il colpo di stato del 17 settembre abbiamo capito tutto. E oggi non ci bastono più le parole, vogliamo fatti concreti”.
Ciò nonostante il sarto non sa dirmi chi secondo lui vincerà la sfida. Ma suo figlio è invece molto preparato: Nasef ha appena 12 anni ma mi illustra tutte le posizioni dei vari candidati. Mi dice che sebbene non possa votare, ha una sua idea ben precisa e che non è per niente d'accordo sul candidato che voterà suo padre!
Nasef frequenta il colège e gli piace molto studiare. A bassa voce, senza farsi sentire da suo papà, mi dice che il suo dovere è essere un bravo studente perché, in Burkina Faso, gli studenti bravi vengono mandati a studiare all'estero, e quando tornano sono capitale umano per il Paese. Il sogno di Nasef sono gli Stati Uniti, “il paese migliore al mondo”, dice.
Tornando verso casa noto che la mia giovane vicina ha indosso la maglietta del Balai Citoyen, un movimento politico fondato dal musicista reggae Sams’K Le Jah e dal rapper-attore Serge Bambara nel 2013. Si tratta di un movimento di ispirazione sankarista, e deve il suo nome alla volontà dei suoi fondatori di spazzare via dal Paese la corruzione politica (ispirandosi anche al monito di Sankara di munirsi delle proprie scope come metafora della presa a carico del destino del bene pubblico).
Parlando con la ragazza scopro che in realtà sa poco della storia del Balai Citoyen ma ugualmente nella sua cucina giganteggia un manifesto elettorale di questo movimento. Le chiedo quindi cosa pensa delle elezioni delle prossima domenica e, senza lasciarsi ingannare dalla mia curiosità, mi dice che ciò che si aspetta la popolazione è “un presidente per vivere in pace. Una persona seria –mi spiega- che prenda il potere e che sappia dirigere al meglio il Paese”.
Si fa sera, e davanti a una brakina, la birra burkinabè, un collega mi confessa che non ha più tanta voglia di parlare di politica perché ha sentito troppe promesse e troppe parole gridate al vento. Mi dice però che è sicuro che questa volta qualcosa cambierà veramente perché, “se non cambierà”, “saranno gli stessi cittadini a cacciare ancora una volta il presidente!”. Mi racconta che il Burkina non farà mail la guerra perché sul Paese regna l'anima di Sankara che si è fatto uccidere per il suo popolo e che sempre veglierà sulla sua terra, cacciando i potenti e i malvagi corrotti.
Nei pressi del municipio di Dano stasera c'è un concerto gratuito di supporto a uno dei candidati. Rimango stupita dalla moltitudine di persone che è accorsa per manifestare il sostegno al proprio candidato. Ci sono bambini scalzi, donne incinte, padri di famiglia. I musicisti, prima di esibirsi, spendono qualche parola sull’appuntamento elettorale e la popolazione sembra davvero interessata a capire, informarsi, rendersi partecipe di un cambiamento. Tutti sono qui a reclamare una dignità che troppe volte è mancata al popolo del Burkina.
L'aria profuma davvero di cambiamento vero, che nasce dal basso, dalla polvere.

Elisa Chiara
Casco Bianco Burkina Faso
ProgettoMondo Mlal

venerdì 6 novembre 2015

La comunita si cura da sé

"Se hai 3 dollari a disposizione per un progetto di salute, investine 2 due nella prevenzione". Sono queste le parole che mi erano state ripetute più volte nel corso della formazione organizzata da ProgettoMondo Mlal prima della partenza, e ora mi accorgo che sono le parole che stanno scandendo le mie prime attività qui a Dano, in Burkina Faso.
Capisco così che non è affatto secondario che il progetto di salute comunitaria, “Sentieri della Salute”, a cui collaborerò in quest’anno di servizio civile, punti soprattutto sulla promozione di una relazione diretta e quotidiana fra l’operatore del servizio sanitario e la popolazione locale, ovvero con gli abitanti dei villaggi rurali. Infatti è proprio su questo primo obiettivo che si concentrano le iniziative di formazione promosse dall’equipe di ProgettoMondo Mlal nei singoli Centri di Salute (Centre de Santé et de Promotion Sociale) rivolte ai promotori di salute (agents de santé). A loro, che saranno chiamati a rapportarsi direttamente con la gente più semplice, viene insegnato prima di tutto a come creare un rapporto di fiducia e di collaborazione con i loro potenziali pazienti: le mamme, le famiglie, gli anziani, i bambini.
La necessità di una reale reciprocità di relazione, in questo caso, va ben oltre l’auspicata interazione paziente-dottore cui siamo abituati noi in Italia: non si tratta infatti di migliorare tanto la qualità del rapporto tra malato e operatore sanitario quanto il potere raccogliere direttamente in seno alla comunità notizie utili su cui poi costruire un adeguato programma di sensibilizzazione, perché la popolazione si senta coinvolta, si accosti con fiducia, partecipazione e interesse al tema della salute. Ancor prima cioè che l’eventuale malattia possa essere acclarata e curata, si riuscirà ad investire sulla prevenzione.
Nell’ambito ad esempio della lotta alla malnutrizione infantile, il progetto ha concreto bisogno del coinvolgimento preliminare della comunità, grazie anche alla creazione di gruppi di educatori nutrizionali che potranno formarsi proprio in base alle esperienze e le storie che esprimerà la popolazione.
In questo modo anche la singola persona del villaggio, prima ancora di rappresentare un potenziale malato, sarà un’indispensabile fonte di informazioni e quindi un prezioso testimonial. Una mamma racconterà per esempio agli animatori quali tabù culturali le impediscono di osservare un determinato comportamento (come quello dell’allattamento al seno). Cosicché, da quel momento, con l'aiuto dei mediatori, lei stessa conoscerà con maggiore facilità l'importanza delle buone pratiche di igiene, di lavarsi le mani e di mantenere pulito l'ambiente famigliare. Quella stessa mamma poi trasmetterà quanto ha appreso ad altre mamme, che la diffonderanno in tutta la comunità, creando una nuova consapevolezza.
Il punto focale dell’idea di cambiamento sta quindi nella capacità o meno di raccogliere, trasmettere e diffondere informazioni, fiducia, sapere, perché soltanto così queste diventeranno patrimonio comune della popolazione e dunque attivare nuovi comportamenti.
Anche nella trasmissione e diffusione delle nuove conoscenze in questo progetto si sta attenti a seguire una logica orizzontale: mai informazioni calate dall’alto o imposte alla popolazione ma, al contrario, conoscenze inserite molto concretamente nel quotidiano, veicolate nel corso di visite al villaggio o mescolate alle chiacchiere tra gli abitanti. L'infermiere  e gli animatori del progetto “Sentieri della salute” si trasformano insomma in accompagnatori, che trasmettono conoscenza su buone pratiche quotidiane, sull'importanza della valutazione degli errori comuni che possono compromettere la salute materna e di riflesso quella infantile.
In questa mia prima esperienza, rispetto all’attività di formazione, mi ha soprattutto colpito la precisione con cui innanzitutto viene trasmesso il corretto comportamento quotidiano da seguire all’interno del proprio ambiente famigliare. Mi riferisco a standard che per noi occidentali potrebbero apparire ovvi, ma che nei villaggi più isolati difficilmente conoscono.
Gli incontri a cui ho partecipato approfondivano ad esempio l'importanza della diversificazione alimentare, nonché l'essenzialità di una dieta equilibrata, sana, tarata su misura della specificità famigliare. Si è dedicata notevole attenzione anche alla reperibilità dei prodotti, e quindi all'importanza di sostituire l’eventuale alimento non disponibile con equivalenti più accessibili, magari provenienti dall'orto comunitario, ad un passo quindi dal focolare domestico.
Sono rimasta infine particolarmente colpita dal senso di coesione del personale sanitario, dalla loro fermezza nel combattere l'ignoranza che spesso colpisce le comunità di contadini e allevatori burkinabé.
Il sentiero da percorrere è ancora lungo, ma si intuisce bene come qui si stiano costruendo le basi di un nuovo processo di crescita comunitaria e di inclusione sociale in cui il fine ultimo è il benessere delle generazioni future.
 Elisa Chiara
Casco Bianco Burkina Faso
ProgettoMondo Mlal

venerdì 11 settembre 2015

Un sorriso grande tra pioggia e fango

La mia nuova vita rurale comporta una serie di attività campestri, tra cui l’approvvigionamento di letame per il mio orto. Una ricerca non semplice a Dano, dove rarissimi sono i grandi allevamenti, e spesso si usa per concimare i resti del miglio o del sorgo, i cereali usati per fabbricare la birra locale, il “dolo”. Il mio guardiano/ortolano/tuttofare, Bienvenu, (Benvenuto) mi segnala che un Pastore (di chiesa protestante) vende il mitico e vero letame “animale”. Approfitto della pausa pranzo per caricare la carriola in macchina e fiondarmi ad acquistarlo. Scendo dal 4X4 d’ordinanza e affondo fino a metà polpaccio nel prezioso concime: poco male, c’è subito qualcuno pronto ad aiutarmi a ripulire la scarpa incriminata.
Nel frattempo un acquazzone violentissimo mi costringe a cercare riparo sotto il tetto di una chiesa protestante. Ed è in quel momento che, incurante della pioggia scrosciante, una bambina sorridente mi viene incontro di corsa nel mio “rifugio provvisorio” e mi porge emozionata la mano… Non do troppa importanza al gesto, lì dove sono, con i piedi bagnati, calzino e pantaloni aromatizzati al letame. Ma poi, tornando in ufficio, ci ripenso. Sono quei piccoli gesti spontanei, espressione di interesse, curiosità, amicizia disinteressata, che nella nostra realtà italiana abbiamo completamente perduto. E che, anche qui in Burkina Faso, per un cooperante “di città e ufficio”, potrebbero non accadere mai, o semplicemente non condizionare minimamente il mio tran tran fatto di fogli Excel, rapporti, schede di monitoraggio, e-mail, organigrammi. Ma questa volta il grande sorriso gratuito della bambina, l’aver sfidato pioggia e fango soltanto per toccarmi, per entrare in relazione con me… mi emoziona, mi rimette al mondo. Mi riporta insomma dritto al vero motivo per cui oggi sono qui: la mia continua sete di conoscenza, la mia curiosità e il bisogno di mettermi in gioco, il desiderio di entrare in contatto diretto con l’altro e con realtà così diverse da quelle a cui sono abituato, vite così dure e materialmente molto povere ma che mi stanno dando molto.
A distanza di oltre tre mesi dal mio arrivo, devo dire che non è sempre semplice vivere da queste parti. Sto sperimentando vari malanni: prima la malaria, poi disturbi gastrointestinali, dovuti molto probabilmente a parassiti contratti usando (non bevendo) l’acqua del pozzo in giardino. Vivo in una spartana casa di campagna. Non c’è né acqua corrente, né elettricità. Il primo bisogno si risolve semplicemente aggiungendo pastiglie di cloro all’acqua del pozzo, non ci sono rubinetti ma pentole, gusci di zucche, bicchieri, per versarsi l’acqua. Per ovviare al secondo bisogno, ho contrattato un ingegnere del Benin, che mi ha fatto un impianto elettrico con i pannelli solari. Malgrado alcuni ritocchi (a distanza di oltre un mese non riesco ad usare il frigo per un problema al convertitore), ho la luce in casa e, quando non piove eccessivamente, funzionano anche le prese. Mi piace la mia vita a basso impatto ambientale. Dopo l’orto, Bienvenu mi ha costruito il pollaio, e domenica ho preso quattro polli: un gallo e tre galline. Una vita di campagna, quindi, con un lavoro che però rimane di città.
Tra gli aspetti più belli di questa esperienza professionale, senza dubbio il fatto che mi permette di conoscere questo Paese. Entro in contatto con tanta gente, tantissime realtà: il Burkina-bene, delle autorità amministrative e sanitarie con cui collaboriamo, il Burkina semi-urbano di Bobo-Dioulasso, la città burkinabé dove si vive bene, a detta di tutti, (e a ragione, rispetto all’invivibile capitale), il Burkina dei miei colleghi, Il Burkina contadino di Dano, dove tutti, ma proprio tutti, ne sanno di agricoltura e allevamento: ma devo dire che in questi settori i burkinabé sono forti, sia i cittadini, sia i campagnoli. Tanti Burkina Faso. C’è un Burkina assistenziale che si aspetta la manna dal cielo dalle istituzioni straniere, o dal bianco di turno, e che spesso non si tratta di poveri, ma di persone che occupano posti di rilievo. Mi è capitato, durante un seminario, che un’autorità amministrativa si lamentasse dei nostri tassi di per diem, troppo bassi, non in linea con quelli che elargisce lo Stato… e dire che io ero già allibito dal solo fatto di dover “pagare”, oltre a prevedere pause caffe, pasti e rimborsi chilometrici, i partecipanti a un seminario di presentazione del progetto! Ed è iniziata la negoziazione, tra un boccone di riso al pesce e un sorso d’acqua in sacchetto di plastica…”.
Il Burkina che fa sentire più a mio agio, è il Paese delle persone semplici, sorridenti, che ti salutano e appena possono ti danno la mano, adulti o bambini, uomini e donne. C’è un Burkina che corre dietro, un po’ goffamente a modelli stranieri, visti come “giusti”, da seguire, che si riempie la bocca di parole come “sviluppo”, “progresso”, “modernità”, “civilizzazione”, in continuo confronto con i modelli dei Paesi “ricchi”. Perché poi? Lo sviluppo deve per forza passare per l’emulazione dei modelli dei Paesi occidentali? Mi fa pensare il fatto che non esista una traduzione precisa del termine “sviluppo” in molte lingue locali… perché questo continuo confrontarsi? Viviamo realtà molto diverse. Diverse, ma non abbiamo modelli da imporre. O forse sì? Lo credono quegli stessi burkinabé, che riproducono e anelano alle vite dei bianchi/occidentali, vincitori dello scontro tra civiltà?
Io dal mio villaggione di Dano, tabulati di Excel permettendo, osservo e cerco di riflettere. Di tenere a mente quali sono le motivazioni che mi hanno spinto fin qui. Di non perdere la bussola. Di rendere il miglior servizio possibile a questo mondo che, fin da quando sono adolescente con la presunzione che mi ha sempre caratterizzato, voglio contribuire a cambiare “in meglio”.

Cristiano Bassanini
ProgettoMondo Mlal Burkina Faso

giovedì 16 ottobre 2014

Giornata mondiale dell'alimentazione

Grazie al programma “Mamma!”, in appena 3 anni, ProgettoMondo è riuscito a dimezzare il tasso di malnutrizione del Burkina Faso (38%). Un risultato rilevante che, con particolare orgoglio, possiamo dire di avere condiviso, prima ancora che con medici e multinazionali dell’Aiuto, direttamente con le mamme, villaggio per villaggio, casa per casa.
ProgettoMondo Mlal dedica perciò questa giornata alle mamme, nutrici per eccellenza. Contrariamente a quanto si dice, infatti, prima ancora che essere “ciò che mangiamo”, noi siamo in realtà “ciò che mangiavano le nostre mamme” quando ancora ci avevano in grembo e poi, ancora, siamo “ciò che le nostre mamme hanno potuto darci” da mangiare fino all’età di 5 anni.
Perché essenzialmente la nostra alimentazione si gioca tutta in questi primi anni di vita. Dei 18 mila bambini che, sotto i 5 anni, muoiono ogni giorno nel mondo, quasi la metà perde la vita per cause legate alla malnutrizione, e 30 milioni dei bambini che nascono ogni anno hanno una crescita già compromessa a causa della malnutrizione delle loro mamme.
Il primissimo bisogno umano è infatti alimentarsi. Prima ancora di venire alla luce, aprire gli occhi, respirare, e toccare, il bambino cresce con e grazie al nutrimento materno. L’alimentazione è il vero e proprio primo scambio mamma-bambino e, come sanno bene tutte le mamme, proprio su questo scambio si costruiranno gran parte di intimità e condivisione di un lungo futuro legame.
Ecco, la campagna “Io non mangio da solo” 2014 vuole coinvolgerci tutte e tutti nella lotta alla malnutrizione materno-infantile, a cominciare da lì dove possiamo davvero incidere e mettere in moto un concreto cambiamento.

Partecipando tutti al progetto “Mamma!” possiamo garantire subito una pappa ipernutriente a 60 mila bambini e seguire e curare 600 mila casi di malnutrizione di mamme e bambini.
Seguici sul gruppo di Facebook "Io non mangio da solo", sul blog della campagna e condividi con i tuoi amici. Puoi aiutarci anche con una piccola donazione.

Dona ora!

mercoledì 1 ottobre 2014

Il 5 ottobre corri a Verona per fermare la malnutrizione

Domenica 5 ottobre non correre da solo. Corri con ProgettoMondo Mlal per fermare la malnutrizione in Burkina Faso. La nuova edizione della VeronaMarathon (partenza e arrivo in piazza Bra, dalle ore 9) dà infatti la possibilità ad atleti, maratoneti, runner della domenica e semplici cittadini desiderosi di farsi una passeggiata attraverso il centro storico, di dedicare la propria impresa a un'associazione di volontariato che potrà poi devolvere parte dell’incasso della vendita dei pettorali ai propri progetti o attività.

Scegliendo di acquistare il pettorale di ProgettoMondo si parteciperà dunque ad appoggiare il progetto “Mamma” in Burkina Faso che in tre anni ha già dato risultati più che significativi. In una regione dove maggiore era la malnutrizione materno infantile, il lavoro dell’Ong veronese, in stretta collaborazione con le donne dei villaggi e gli ambulatori pubblici, ha dimezzato il tasso di un fenomeno che è a tutt’oggi concausa di 6,6 milioni di morti all’anno tra i bambini sotto i 5 anni, e ha esteso l’intervento ad altre due regioni. La ricetta di ProgettoMondo pare semplice ma quanto mai efficace. Invece di fermarsi alla distribuzione di preparati alimentari o di medicinali, l’equipe di operatori e medici del Burkina Faso fa leva sull’autosviluppo della popolazione locale. Ha infatti creato e formato dei gruppi di mamme che sono poi diventati essi stessi agenti e moltiplicatori della “cura” e dell’attività di prevenzione grazie alla preparazione di pappe ipernutrienti con ingredienti prodotti nei propri villaggi e dunque facilmente reperibili.

Alla campagna “Io non mangio da solo” di ProgettoMondo Mlal hanno già aderito in molti. Alcuni, come la parlamentare veronese Alessia Rotta e la calciatrice del Brescia Acf Maria J. Karlsson, hanno promosso una sottoscrizione su Facebook per raccogliere ulteriori donazioni tra i propri supporter; due insegnanti del Maffei hanno organizzato un gruppo di studenti che correranno al fianco delle mamme burkinabè; alcuni esercizi commerciali della città hanno promosso l’iniziativa tra i loro clienti creando dei team dedicati; gruppi di mamme con passeggini al seguito correranno per ProgettoMondo a nome delle scuole d’infanzia dei loro piccoli; giornalisti e altri operatori dell’informazione trascineranno in piazza i colleghi delle rispettive redazioni; e naturalmente volontari e simpatizzanti di ProgettoMondo hanno risposto con entusiasmo all’appello.
Per tutti loro l’adesione equivale a dare un doppio valore alla propria corsa di domenica. Iscriversi alla VeronaMarathon e contestualmente aderire alla campagna di ProgettoMondo equivarrà a dire: Io non corro né mangio da solo!

Per aderire all’iniziativa telefona allo 045 8102105 o rivolgiti allo stand ProgettoMondo allestito in piazza Bra da venerdì pomeriggio a domenica 5 all’interno del villaggio della VeronaMarathon.

Comunicazione ProgettoMondo
ufficiostampa@mlal.org


martedì 1 aprile 2014

Acqua per il Burkina Faso

In Burkina Faso, la situazione dell’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici è per il governo una delle istanze più urgenti, soprattutto in vista delle verifica sul raggiungimento degli Obiettivi del Millennio previsti per il 2015. Ecco perché, in occasione della cerimonia della Giornata mondiale dell’acqua, il ministro ha tenuto a ribadire come la priorità del Paese sia oggi, più che mai, la realizzazione di punti di approvvigionamento in acqua potabile e di latrine migliorate.
Ed è proprio in questo quadro che, il nostro progetto “Acqua” vuole contribuire, e sta contribuendo, al raggiungimento degli obiettivi del Millennio.
Innumerevoli le azioni del progetto “Acqua” realizzate grazie al lavoro dell’equipe e alla fiducia degli enti finanziatori, come la Fondazione Charlemagne.
In particolare, per quanto riguarda l’aspetto del miglioramento delle condizioni igieniche e la promozione delle relative buone pratiche, la riabilitazione e costruzione delle latrine nei Centri di Salute pubblica e nelle scuole è quasi ultimata.
Molto positivi, inoltre, i primi riscontri sull’impatto che il progetto sta avendo sulle popolazioni beneficiarie per quanto riguarda l’adozione di nuove e più corrette norme igieniche. Gli incontri di sensibilizzazione su questa tematica, infatti, e in particolare gli spettacoli di teatro-forum, si sono rivelate uno strumento davvero efficace e diretto. Tutti questi eventi organizzati per la popolazione hanno avuto una straordinaria partecipazione popolare, dimostrando così un forte interesse per gli argomenti trattati e una reale volontà di cambiamento.
Uguali impegno ed entusiasmo, con nostra grande soddisfazione, possiamo registrarli quotidianamente nelle diverse scuole elementari dove gli alunni sono diventati dei veri esperti in igiene!
Questi risultati, che possiamo già contare con l’iniziativa “Acqua” e per le future che si avranno grazie alla strategia di sostenibilità ormai propria al progetto, sono stati possibili anche grazie al finanziamento della Fondazione Charlemagne che, fin da subito, ha intuito l’importanza della nostra sfida e l’ha fatta diventare anche la propria mission.


Marianna Mormile
ProgettoMondo Burkina

giovedì 27 marzo 2014

Il mio camp per il domani

Quello che doveva essere un campus in Burkina Faso, un viaggio per 10 ragazzi, finanziato dal Progetto europeo "A possible world" di ProgettoMondo Mlal, e gravitante attorno al tema del settimo obiettivo del Millennio sulla sostenibilità ambientale, in realtà si è dimostrato essere molto di più per noi.
In quindici giorni abbiamo avuto modo di vivere a stretto contatto con giovani di diverse parti d'Europa (Germania, Polonia e Croazia), in un contesto culturale e sociale, quello del Burkina Faso appunto, totalmente estraneo al nostro. Insieme abbiamo condiviso un viaggio che ha attraversato la realtà dei villaggi di Gouera, Loropeni, Ouo, Pouleba e Obirè, e incrociato il nostro sguardo con quello di chi, giorno dopo giorno, affronta problemi quali quello della malnutrizione infantile, del diritto all’istruzione, dell'accesso all'acqua e ai servizi igienici.
In 14 giorni abbiamo visitato e conosciuto i giovani di Bobo Dioulasso, e con loro abbiamo condiviso il pensiero di come si possa migliorare la situazione del Burkina integrando principi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi di questo Paese, limitando così la perdita di risorse ambientali; abbiamo respirato insieme agli artisti del Siraba la musica l'arte e la cultura locale, che diventano espressione e viva voce di quanto può dare e fare questa terra.
Grazie a queste esperienze sono nati forti momenti di riflessione, personale e condivisa, su quali sono le sfide da affrontare oggi a livello globale per un domani migliore, attento ai temi diritti umani e l'ambiente, e su quali passi intraprendere per cambiare veramente una situazione che da troppi anni è funambola sul filo dell'insostenibilità.
Ecco che per noi giovani, non solo europei e non solo burkinabè ma di tutto il mondo, le chiavi d'accesso a un mondo che cambia, a un nuovo mondo possibile, appaiono proprio l’opportunità di condividere, educare, informare, sensibilizzare e costruire una partecipazione che sia davvero consapevole e attiva. A cominciare da noi.

Sara Fortini

Verona



venerdì 29 novembre 2013

Cercansi risorsa umana per il Burkina. Candidature entro il 15 dicembre!

Quattro mesi in missione in Burkina Faso, per il coordinamento dei programmi di ProgettoMondo Mlal nel Paese africano.
La nostra organizzazione cerca una nuova risorsa umana da inviare a Bobo Dioulasso (con spostamenti nelle zone di intervento dei progetti), a partire dal primo gennaio del 2014.
Nell’ambito delle attività progettuali in Burkina, la risorsa si occuperà di assistere il coordinamento nell’elaborazione e revisione di documenti istituzionali e progettuali; preparare gli stati d’avanzamento dei progetti e gestire il flusso dei relativi dati; supportare il flusso di comunicazione tra la sede in Italia e la sede in Burkina, compresa la redazione di supporti e materiali e la loro archiviazione; supportare la comunicazione tra la sede in Italia e i partner di progetto nell’ambito delle iniziative EAS; assicurare il segretariato delle riunioni con l’équipe o con i partner di progetto; effettuare le traduzioni non ufficiali e all’occasione giocare il ruolo di interprete; effettuare le ricerche di documentazione secondo i bisogni.
I requisiti richiesti sono un’ottima padronanza degli strumenti informatici e dei sistemi operativi utilizzati, un’ottima padronanza del francese e buona dell’inglese. Le esperienze pregresse nel settore della cooperazione, nella gestione di progetti e in contesti simili sia in ambito geografico che tematico costituiranno titolo preferenziale.
Per partecipare alla selezione, inviare il proprio curriculum vitae aggiornato e lettera di motivazione (con autorizzazione al trattamento dei dati personali in base al D.Lgs 196/2003) indicando almeno una referenza con e_mail e telefono a selezione@mlal.org entro il 15 dicembre 2013. Indicare nell’oggetto della candidatura “Stagista in Burkina Faso”.

Scarica qui la job description completa

Va in scena "Un mondo possibile". Sulla relazione tra uomo e ambiente

Dal Burkina Faso a Verona per metterci in guardia sulle possibili conseguenze che sul nostro ambiente può avere una cattiva gestione delle risorse comuni da parte dell’uomo. Suleimane Koumare e Olivier Some, dell’Associazione Siraba di Bobo Dioulasso, sono infatti protagonisti della piece “Un monde possible”, che porta in scena la relazione tra uomo e ambiente.
Lo spettacolo, a ingresso gratuito, verrà rappresentato a Verona, al circolo Cañara giovedì 5 dicembre alle 20,30, e al Binario 0 (ex sala d’aspetto della stazione FFSS) di Villafranca venerdì 6 dicembre alle 20,45.
L’avvio è da commedia e racconta la creazione del mondo ma poi, quando con la creazione dell’uomo, il tono si fa meno comico per arrivare a un finale che consegna agli spettatori la responsabilità di evitare la tragedia di un mondo futuro, ostile e invivibile, a causa della nostra indifferenza riguardo ai temi dell’ambiente.
Una messa in scena apparentemente semplice e diretta, dunque, ma che raggiunge lo spettatore con musiche e immagini ideate in uno dei Paesi più vivaci e interessanti del panorama culturale africano, portandolo a riflettere sulla necessità di cambiare il proprio atteggiamento, sia a livello personale che sociale, verso l’ambiente e le risorse naturali del pianeta.
Lo spettacolo viene promosso da ProgettoMondo Mlal che in Burkina Faso sta realizzando diversi progetti di cooperazione legati alla risorsa acqua, alla lotta contro alla malnutrizione di mamme e bambini, e al recupero dei bambini di strada. Nello specifico lo spettacolo rientra nelle attività del progetto europeo “A possible world” che, grazie al coinvolgimento di scuole e associazioni, ha come obiettivo la sensibilizzazione e la mobilitazione soprattutto dei giovani in piccole azioni di cittadinanza attiva per salvaguardare e migliorare l’ambiente. Le iniziative del progetto si svolgono contemporaneamente anche a Osijek (Croazia), Stoccarda (Germania) e Czestokowa (Polonia).
Per info: apossibleworld@mlal.org

sabato 12 ottobre 2013

Camp internazionale in Burkina Faso sulla sostenibilità ambientale


SEI SENSIBILE AI TEMI DELL’AMBIENTE? SEI GIA’ ATTIVO O SEI DISPOSTO AD ATTIVARTI SUL TUO TERRITORIO CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI SUI TEMI AMBIENTALI? HAI VOGLIA DI CONOSCERE LA REALTA’ AMBIENTALE, SOCIALE E CULTURALE DI UN PAESE AFRICANO ASSIEME A TUOI COETANEI PROVENIENTI DA POLONIA, CROAZIA E GERMANIA?

Allora ecco l’opportunità che fa per te! UN CAMP INTERNAZIONALE IN BURKINA FASO SUI TEMI DELLA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE e del 7° OBIETTIVO DEL MILLENNIO!

Il Camp internazionale è organizzato da ProgettoMondo Mlal nell’ambito del progetto co-finanziato dall’Unione Europea “A POSSIBLE WORLD, che dà voce e spazi ai giovani europei per diventare protagonisti nella costruzione di un mondo possibile. Nei prossimi due anni, A Possible World ti darà la possibilità di partecipare attivamente sul territorio veronese a laboratori, momenti di formazione, progettazione di micro-azioni di cittadinanza attiva, creazione di comunità locali di giovani attivisti per il 7° Obiettivo del Millennio, partecipazione ad una rete europea con altre communities create nelle altre città partecipanti al progetto.

Stiamo quindi cercando 2 giovani attivi ed entusiasti che ci possano dare una mano a realizzare tutto ciò, e in cambio, offriamo la possibilità di partecipare a un camp internazionale di 15 giorni in Burkina Faso. Il camp, durante il quale si conoscerà direttamente la realtà di un paese del Sud del mondo, vuole essere il primo passo di un percorso che, partendo dalla conoscenza e la riflessione, si concretizza alla fine con l’impegno personale, insieme alla propria comunità, per il miglioramento dell’ambiente.

Il Camp si svolgerà a fine febbraio- inizio marzo. Il Camp è GRATUITO. Non dovrai sostenere spese, salvo un contributo di 100 euro che ti chiediamo di versare per provarci la tua seria intenzione di partecipare a questa opportunità.

Per candidarti al Camp devi:
  • Abitare a Verona o provincia
  • Avere tra i 18 e i 25 anni
  • Avere una conoscenza base della lingua francese
  • Essere disponibile a versare un contributo di partecipazione di 100€
  • Prendere attivamente parte, al tuo ritorno, alle attività del progetto “A POSSIBLE WORLD” sul tuo territorio
Se hai questi requisiti inviaci una tua breve presentazione, tutti i tuoi contatti e le principali motivazioni per cui vorresti partecipare al Camp all'indirizzo mail apossibleworld2013@gmail.com entro e non oltre il 13 dicembre 2013.

Se sarai tra i preselezionati, ti contatteremo entro il 20 dicembre.

lunedì 23 luglio 2012

Italia-Burkina Faso, una nuova alleanza per il futuro dell’Africa.

Finalmente torna in modo ufficiale all’attenzione della politica internazionale italiana il Burkina Faso, Paese africano dell’area sahariana e continentale. Sembra ormai certa, infatti, la notizia che nella capitale Ougadougu riaprirà l’Unità Tecnica locale della Direzione Generale Cooperazione Sviluppo del nostro Paese (DGCS), chiusa anni fa.
“Guardiamo con particolare interesse e vicinanza quanto la politica italiana sta muovendo in Burkina Faso – dice il Presidente FOCSIV Gianfranco Cattai – convinti del ruolo strategico che le relazioni con questo Paese possono giocare negli assetti geopolitici internazionali, soprattutto nel contrasto alla diffusione del terrorismo internazionale di matrice islamica. La visita imminente del Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi e il contributo dato dal Burkina Faso alla liberazione di Rossella Urru, e prima ancora per la risoluzione del caso di Maria Sandra Mariani rapida in Algeria, sono la dimostrazione ulteriore di come stia crescendo la qualità delle collaborazioni con questo Paese”.
Presente nel territorio fin dai primi anni '70 con un numero significativo di Organismi federati - ovvero da una decennio prima che la Cooperazione Italiana allo Sviluppo arrivasse nel Paese - FOCSIV oggi è una realtà radicata in molte aree del Burkina Faso.
In particolare sono oltre trenta i progetti portati avanti nei settori sanitario, agricolo e delle infrastrutture dai Soci CVCS, CISV, AES-CCC, CELIM Bergamo, LVIA, Salute e Sviluppo, FON.TOV, FON. SIPEC, GVS, MSP, MMI e ProgettoMondo MLAL.
“L’esperienza, ormai quarantennale, che abbiamo del Paese ci permette di poter dare un contributo al nuovo corso di queste relazioni – sottolinea Cattai –. Per questo ribadiamo la nostra presenza e assicuriamo la massima disponibilità di confronto e di collaborazione al Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi”.
ProgettoMondo Mlal è in Burkina con una serie di progetti che puntano sia a ridurre la malnutrizione infantile nella regione di Cascades, a partire dalla cura e dalla formazione delle mamme (progetto Mamma!) e garantendo l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari di base alla popolazione con il programma di cooperazione Acqua; sia  al recupero dei bambini di strada di Ouagadougou, per i quali è stato dato avvio al progetto Amici di Keoogo.
Attività che proprio di recente sono state premiate grazie al video documentario “An Ka Here So” che in lingua dioula significa “la nostra casa della salute, della pace”, e che si è aggiudicato il terzo podio del concorso cinematografico inserito nella terza edizione del Convegno SPeRA. La manifestazione si è svolta a Genova dal 14 al 16 giugno scorsi per dar voce ai programmi di aiuto in fase di realizzazione in Africa, messi in atto da tutti gli operatori di Ong, Onlus, Fondazioni e associazioni di volontariato.

venerdì 29 giugno 2012

Un premio alle immagini sul Burkina

Premiato l’impegno di ProgettoMondo Mlal per migliorare le condizioni sanitarie e sociali del Burkina Faso.
Le attività della nostra organizzazione, documentate nel video “An Ka Here So” che in lingua dioula significa “la nostra casa della salute, della pace”, si sono infatti aggiudicate il terzo podio del concorso cinematografico inserito nella terza edizione del Convegno SPeRA, che si è svolto a Genova dal 14 al 16 giugno scorsi per dar voce ai programmi di aiuto in fase di realizzazione in Africa, messi in atto da tutti gli operatori di Ong, Onlus, Fondazioni e associazioni di volontariato.
Su 19 film che hanno partecipato al Concorso, ProgettoMondo Mlal porta quindi a casa la soddisfazione di essere riuscita - grazie al lavoro della regista Annamaria Gallone, e prodotto da Kenzi – a documentare in maniera efficace le condizioni sanitarie e sociali della popolazione delle regioni Hauts Bassins e Cascades, per migliorare le quali i nostri Programmi agiscono a tre livelli: sanitario, educativo, economico.
Partecipando al terzo Convegno SPeRA, inoltre, la nostra organizzazione, inviando schede e documentazioni sui propri Progetti in Africa, ha contribuito alla realizzazione del "Registro della Solidarietà Italiana in Africa".


giovedì 24 maggio 2012

Convegno SPeRA. ProgettoMondo Mlal porta l'Africa a Genova.

Le iniziative per aiutare l'Africa sono moltissime e la solidarietà italiana viaggia su binari diversi che incrociano l'interesse per uno stesso continente.
Il terzo Congresso SPeRA, che si svolgerà a Genova dal 14 al 16 giugno prossimi al Mu.MA Museo del Mare, punta proprio a dar voce ai programmi di aiuto in fase di realizzazione, rivolgendosi a tutti gli operatori di Ong, Onlus, Fondazioni e associazioni di volontariato che hanno progetti di solidarietà rivolti all'Africa sub sahariana.
Quelli che ProgettoMondo Mlal sta realizzando in Burkina Faso e Mozambico – e le cui relazioni saranno sottoposte alla commissione di SpeRA - sono in tutto 5, allargati a più di una delle tematiche che saranno illustrate e sviscerate nel corso del congresso organizzato in collaborazione tra l'Università di Genova e il Ministero degli Affari Esteri.
Donne, infanzia, denutrizione e sanità con i programma Acqua, Mamma! e Amici di Keoogo in Burkina Faso. Ma anche lavoro e formazione a fianco dei detenuti di Nampula in Mozambico, con i programma Liber'Arte e Vita Dentro.
Ma ProgettoMondo Mlal sarà a Genova anche con la sessione del convegno dedicata ai film documentari realizzati su territorio africano.
Le immagini saranno quelle di An Ka Here So, che in lingua dioula significa “la nostra casa della salute, della pace”. Il video realizzato da Annamaria Gallone  e prodotto da Kenzi, dà voce alla coordinatrice del progetto e ad alcuni infermieri che vi partecipano per  migliorare le condizioni sanitarie e sociali della popolazione delle regioni Hauts Bassins e Cascades agendo su tre piani di intervento: sanitario, educativo, economico.

venerdì 11 novembre 2011

Piccoli europei in ascolto del Burkina

Ousmane e Lassina sono appena rientrati a Ouagadougou, in Burkina Faso, dopo aver trascorso più di due settimane tra Vicenza, Osjiek e Czestochowa.
Giornate molto intense in cui hanno partecipato all’evento artistico di Vicenza “+cibo, + acqua x tutti!”, hanno visitato moltissime scuole in Italia, Polonia e Croazia per parlare agli studenti del loro Paese, dei problemi ma anche della grande ricchezza culturale che lo contraddistingue.
La visita è stata occasione per consegnare loro i fondi raccolti dalle tre città partner del Progetto Art&Earth a sostegno di interventi in 6 scuole del Burkina Faso.
Preziosi momenti di scambio, che lasciamo commentare ai protagonisti di questa visita europea rientrati in Burkina.
Dopo tante giornate di freddo, avete ritrovato il sole e il calore del vostro Paese. Quali sono le vostre sensazioni al rientro in Burkina Faso?
Abbiamo apprezzato molto il soggiorno in Europa. La qualità dell’organizzazione e la ricchezza nata dagli incontri con i bambini, le insegnanti, le autorità delle tre città, ci hanno donato un enorme senso di soddisfazione.
Siamo tornati in Burkina con un forte desiderio di continuare il nostro impegno all’interno del progetto “Art&Earth” e di ringraziare ancora una volta i bambini, e tutti coloro che sono coinvolti in questo progetto, per la loro calda accoglienza, disponibilità, ospitalità, solidarietà e impegno per migliorare le condizioni dei bambini del Burkina Faso in ambito scolastico.
Quali sono stati i momenti più significativi del vostro viaggio in Europa?
I momenti di scambio con i bambini, e con tutti coloro che sono coinvolti nel progetto "Art&Earth", la scoperta delle realizzazioni artistiche dei bambini, le visite scolastiche e i balli improvvisati con i piccoli studenti, rimangono per noi senz’altro momenti significativi e indimenticabili.
Che idea vi siete fatti della vita dei bambini di Vicenza, Osjiek e Czestochowa?
È difficile giudicare la vita dei bambini che abbiamo incontrato perché l’esperienza vissuta è stata certamente interessante, ma purtroppo molto breve. Tuttavia, possiamo dire quali sono state le nostre impressioni sulle condizioni di studio. Abbiamo infatti potuto verificare che godono di un ottimo livello di studio, con strutture scolastiche belle e ben attrezzate; il numero di bambini per ciascuna classe è adeguato rispetto al numero e all’impegno degli insegnanti (in Burkina Faso una classe può arrivare ad avere anche 150 studenti con 1 solo insegnante!), le mense scolastiche offrono alimenti vari e adeguati alla loro crescita e la scuola riesce a offrire molte attività extracurricolari che contribuiscono allo sviluppo della qualità dell’educazione.
Cosa racconterete di loro ai bambini del Burkina Faso?
Vogliamo raccontare di bambini solidali nei confronti dei bambini del Burkina, di bambini con un grande interesse per l’Africa, pieni di talento e di motivazione per lo scambio con i bambini del Burkina Faso, di bambini che partecipano attivamente nel progetto “Art&Earth” e che sono fieri di farlo!
Art&Earth ha parlato ai bambini europei di diritto al cibo e all’acqua. Che significato hanno questi temi nel vostro Paese?
Il diritto al cibo e all'acqua sono diritti importanti che devono essere necessariamente rispettati. Purtroppo per motivi economici e di povertà, questi diritti non sempre sono realtà in alcune zone del Burkina Faso. Ancora oggi in Burkina Faso ci sono alcune comunità dove l’acqua potabile è inesistente, dove le persone camminano anche per 10 km per recuperarla. Inoltre, in molti villaggi, e in alcuni casi anche nelle aree urbane, ci sono persone che mangiano un solo pasto al giorno. Con la siccità, e quindi con i cattivi raccolti, in alcune località questo significa la fame!.
Per cominciare al meglio le attività di scambio tra scuole europee e scuole del Burkina Faso, dateci 5 parole che comunichino ai bambini di Vicenza, Osjiek e Czestochowa il vostro Paese. Così iniziamo subito a metterci in ascolto…
Integrità, combattività, ricchezza culturale, solidarietà, stabilità.

giovedì 7 luglio 2011

Mai più violenza sulle donne: una sfida per il Burkina e per noi

La violenza sulle donne è un fenomeno in ascesa in Burkina Faso. Le regioni in cui la percentuale è più elevata sono il Nord, il Plateau centrale, il Sahel e les Hauts Bassins (regione quest'ultima nella quale ProgettoMondo Mlal lavora dal 2003).
Nonostante non manchi una legislazione sulla problematica, le disposizioni restano spesso inapplicate: la violenza sulle donne è rimasta per lungo tempo un tabù in Burkina Faso, in quanto considerata dimensione “privata”, e dunque da trattare a casa propria.
In questi ultimi anni sono stati fatti degli sforzi per informare le popolazioni sui diritti e doveri, anche grazie alla traduzione e diffusione dei testi giuridici e attraverso campagne di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.
Se a livello internazionale la percentuale di donne vittime di violenza fisica durante la gravidanza è del 25%, sul piano nazionale la situazione è di gran lunga più grave: il 99% delle donne ha subito almeno una volta un episodio di violenza!
Alle numerose discriminazioni, le violenze sulle donne del Burkina Faso costituiscono un problema dalle mille sfaccettature. Seppure il Paese sia sulla strada della democratizzazione, la maggior parte della sua popolazione vive in situazione di povertà e di povertà estrema, in particolare le donne nonostante la loro partecipazione alla produzione della ricchezza del Paese.
E nonostante l'adozione di un codice della persona e della famiglia, e una politica di genere che promuove l'uguaglianza tra i sessi, il contesto socio-culturale burkinabè resta marcato da regole legate al costume e alle religioni, con un’incidenza spesso negativa sulle donne. Le violenze creano anche gravi conseguenze sul piano umano e sociale: matrimoni precoci e/o forzati, gravidanze nel periodo adolescenziale, contaminazioni volontarie di HIV/AIDS, ripudio ed esclusione dalla vita familiare e sociale, violenze domestiche fisiche e psicologiche, mutilazioni dei genitali (il paese conta ancora un 46% di donne vittime dell'escissione), accuse di “stregoneria”, schiavitù, traffico di bambine.
Lo sforzo per sradicare queste violenze è enorme, e per quanto possibile ProgettoMondo Mlal è chiamato a dare il suo contributo per combatterle in tutte le sue forme. Uno degli interventi che ci caratterizza è, ad esempio, la prevenzione della morbi-mortalità materna e infantile.
In queste società, madre e bambino, devono sottoporsi a un periodo di emarginazione, ad esempio nella capanna del parto o nella casa di famiglia. Durante questo periodo la mamma è considerata impura e il bambino come un’entità molto vulnerabile: è necessario che il corpo del bambino si irrobustisca, perché la sua anima e il suo spirito si uniscano a lui più strettamente; i rituali di integrazione pongono fine a questo difficile periodo. Tali comportamenti sono molto forti soprattutto nelle zone rurali, e infatti la mortalità materna e la denutrizione dei bambini sono ancora molti diffusi.
Le attività di alfabetizzazione, svolte nell'ambito dei nostri progetti, si inseriscono appunto come possibilità di ouverture d’esprit per i beneficiari. L’alfabetizzazione diventa allora un percorso che può rendere più consapevoli le popolazioni, uno strumento per comprendere gli avvenimenti e la realtà, indispensabile anche per una corretta ed efficiente gestione delle attività generatrici di reddito.

Edwige Sanou e
Marina Palombaro
ProgettoMondo Mlal Burkina Faso