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lunedì 2 gennaio 2017

Sulla ruta della Tratta

Piura, terra illuminata dal sole, a Nord del Perù, è conosciuta per la parlata cantilenante e affascinante dei suoi abitanti e per le coste, paradisi in terra per i surfisti di tutto il mondo. Ma c’è molto altro, meno luccicante e splendete, che va scavato nelle pieghe di una società difficile e variegata.
La mia prima settimana di lavoro nella Pastoral de Movilidad Humana comincia con un breve viaggio nella città andina per la realizzazione dell’ultimo dei tre talleres nell’ambito del progetto sulla tratta di persone, finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che la Pastorale promuove con ProgettoMondo Mlal.
Al nostro arrivo in città ci accoglie Carlos, ingegnere e responsabile della Caritas di Piura, che ci racconta dei suoi studi e dei suoi progetti relativi all’approvvigionamento di acqua per le persone e per le attività agricole dei coltivatori locali. Il problema idrico non è però il solo che attanaglia questa regione, zona di frontiera, in cui la tratta di persone e il traffico illecito di migranti sono ulteriori drammi che necessitano di una risposta immediata.
Nei primi mesi del 2016 il Governo peruviano ha rafforzato la legge contro la tratta di persone e il traffico illegale di migranti (Ley No 28950/2008 “Ley contra la Trata de Personas y el Tráfico Ilícito de Migrantes” y Reglamento aprobado mediante Decreto Supremo Nº 007-2008-IN) conferendo a diversi ministeri nuove competenze esplicite e deleghe in materia di lotta contro la tratta di persone.
Tuttavia questo può ritenersi solo il primo passo che ha permesso di imboccare una strada ancora lunga.
I dati dipingono un quadro assolutamente preoccupante: il GSI (Global Slavery Index) ha stimato che su 31 milioni di persone che vivono in Perù, circa 200 mila e 500 persone sono in una condizione schiavitù.
Il Perù si colloca purtroppo al diciottesimo posto sui 167 paesi maggiormente colpiti dal problema della tratta: rappresenta la seconda attività maggiormente lucrativa dopo il traffico di armi. Fa rabbrividire solamente pensare come donne e uomini possano essere vittime di una violenza che svuota la persona, privandola anche della dignità umana. Ecco allora che diventa un dovere farsi cassa di risonanza delle migliaia e migliaia di voci delle vittime di questi traffici. Come sempre sono grida mute di persone che appartengono alla fascia più vulnerabile della società.
Per questo ProgettoMondoMlal ha deciso di appoggiare il progetto “Prevenzione della tratta di persone e del traffico illegale di immigrati in Perù: potenziamento delle reti sociali per la prevenzione e l’assistenza alle vittime, a livello nazionale e nelle zone di frontiera” che, mirando a ridurre la vulnerabilità sociale delle vittime di tratta, e di quelle potenziali, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di prevenzione, sensibilizzazione e attenzione sociale, punta a creare una rete che supporti l’azione delle istituzioni.
Il taller a cui ho partecipato a Piura ha visto momenti di formazione sul corretto modus operandi da seguire da chi si trova davanti a un caso di vittima di tratta. Particolare attenzione è stata data alla presentazione e descrizione delle azioni che lo Stato ha messo in campo per far fronte al problema e alla descrizione dell’iter di denuncia quando ci si trova di fronte a tale crimine. Informazione e sensibilizzazione sono fondamentali per maturare una presa di coscienza sociale della popolazione senza cui l’azione governativa risulterebbe insufficiente o quanto meno poco incisiva.
In questa fase ho trovato di estrema efficacia la particolare cura dell’aspetto comunicativo che ha caratterizzato il taller. Ad affiancare l’ottimo lavoro della Pastorale di Mobilità Umana è intervenuta un'esperta comunicatrice della Ong CHS Alternativo, che si occupa prevalentemente della tratta di persone e che ha permesso di rendere fruibili in maniera chiara e puntuale tutte le nozioni e le informazioni, anche le più articolate e complesse.
Attraverso il metodo esperienziale, simulando casi concreti da sottoporre all’analisi del gruppo, i partecipanti hanno potuto confrontarsi e cimentarsi operativamente nella creazione di una modalità di attuazione di una rete diffusa di prevenzione.
La lezione è chiara ma non così scontata: prima di far valere un diritto è necessario rendere consapevoli uomini e donne che certi diritti appartengono loro non perché gentilmente concessi, ma per natura.
Una presa di coscienza umana e sociale imprescindibile senza la quale qualsiasi progetto indirizzato alla cooperazione e allo sviluppo verrebbe vanificato.


Caterina Grottola,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

sabato 5 novembre 2016

Dalla Sardegna al Marocco, Ilham torna alle origini come casco bianco

Conoscendola si capisce subito che è una ragazza determinata, dallo sguardo fiero e dal suo modo di fare, cortese ma risoluto. Si chiama Ilham Mounssif ed è nata a Marrakech da genitori marocchini 22 anni fa, ma è in tutto e per tutto italiana (nonostante ancora formalmente non lo sia), anzi sarda, dato che è cresciuta a Bari Sardo, un piccolo paese della costa centro orientale della Sardegna, in provincia d’Ogliastra.
Ilham è stata selezionata per svolgere un anno di servizio civile all’estero in un progetto di Cooperazione Internazionale allo Sviluppo promosso dalla ong ProgettoMondo Mlal di Verona a Beni Mellal, città centrale del Marocco, dalla quale proviene la maggioranza degli immigrati marocchini in Italia.
Un contesto particolare e denso di problematiche, in cui Ilham, insieme all’altro Casco Bianco Marco Decesari da Imperia, si troverà a rapportarsi con la società civile marocchina e le sue istituzioni rispetto a temi quali la promozione dei diritti umani e l’impegno educativo e di sensibilizzazione all’uguaglianza di genere e alla lotta e prevenzione al radicalismo, fenomeno quest’ultimo quanto mai rilevante nelle odierne fasce più giovani.
Un’esperienza di grande crescita personale e formativa, che per Ilham costituirà qualcosa in più: la riscoperta del suo paese natale. Infatti la giovane si troverà per la prima volta a vivere il Marocco, giacché ha trascorso tutta la sua vita in Italia, in Sardegna.
Per potersi inserire in questo progetto, oltre al sorriso e alla motivazione, che facilmente conquistano chi la incontra, Ilham ha superato numerosi step che sicuramente hanno contribuito a orientare la sua inclinazione e scelta per un multidisciplinare percorso formativo: in seguito alla maturità scientifico-linguistica conseguita al Liceo Leonardo da Vinci di Lanusei (Og), ha intrapreso e concluso gli studi di Laurea in Scienza della Politica e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Sassari arricchendo il suo bagaglio culturale e preparazione attraverso un periodo di studi all’Institut d’Études Politiques (Science Po) di Grenoble in Francia e uno stage nell'ambito dell'Europrogettazione a Malta, settore ulteriormente approfondito con un corso formativo specifico a Bruxelles. Titoli e riconoscimenti che oggi la rendono competente e capace di lavorare anche in contesti difficili e paesi esteri.
Degno di lode è infatti lo spirito con cui parte, il dinamismo e la vivacità con la quale afferma: “Voglio contribuire alla miglior comprensione delle esigenze della popolazione locale, forte anche del ponte naturale che costituirebbero la prossimità culturale e linguistica che per natura ho. Spero che la mia voglia di rendere il mondo migliore possa influenzare iniziative e collaborazioni con il mio Paese di nascita”, un Paese che sta vivendo al suo interno un difficile dibattito politico e religioso e uno sviluppo economico che nonostante i netti miglioramenti infrastrutturali e dei servizi apportati, aumenta il divario tra classi sociali e non coinvolge uniformemente ogni angolo del Paese. Elementi questi che rendono il Marocco un paese in bilico tra tradizione e modernità, che fino a quindici anni fa contava un gran numero dei suoi cittadini espatriati in cerca di fortuna in Italia e nel resto d'Europa. Attualmente, la tendenza è mutata, e sempre più immigrati fanno ritorno nel loro Paese, complice la crisi economica europea e un relativo miglioramento e crescita del Pil in Marocco. Questo nuovo fenomeno di “immigrazione di ritorno” crea naturalmente sempre più una forte connessione del nostro Paese con quel territorio.

Andrea Palmieri
Servizio civile 2016-17
ProgettoMondo Mlal Italia

martedì 1 novembre 2016

Francesca, italiana da un mese e già cittadina attiva


Francesca, nata e cresciuta a Verona, a diciotto anni compiuti ha finalmente ottenuto la cittadinanza italiana. E subito ha pensato di restituire al Paese di adozione 1 anno di suo servizio, candidandosi come volontaria in Servizio civile con l’Organismo di cooperazione internazionale ProgettoMondo Mlal.
Nonostante il nome italianissimo, Francesca Yeboah Hammond è nata da genitori ghanesi che venticinque anni fa scelsero l’Italia come Paese in cui emigrare e come nido in cui far crescere la famiglia. Oggi, terminati gli studi all’Istituto Marco Polo, si è candidata per svolgere un anno di Servizio Civile Nazionale per il paese in cui è nata e cresciuta, e di cui ora è anche cittadina a tutti gli effetti. Ma nemmeno la scelta di un organismo di volontariato internazionale è casuale.
Francesca porta infatti nel cuore il legame con le sue radici: lingua, cibi, tradizioni e valori del Ghana restano vivi e praticati tutt’ora in famiglia. Per questo Francesca vuole riscoprirli, valorizzarli e farli crescere con lei anche in Italia.
Dunque, Francesca, è tra i 21.359 caschi bianchi italiani dell’anno 2016-2017 e, da un paio di settimane, la si può incontrare nella sede di ProgettoMondo Mlal, Ong che da cinquant’anni porta avanti progetti di cooperazione allo sviluppo in America Latina e in Africa. Francesca, in particolare, si era candidata, ed è stata selezionata, per collaborare con l’ufficio Educazione nella promozione di progetti e laboratori di cittadinanza attiva nelle scuole o sul territorio veronese. E oggi è già in prima linea per organizzare gli incontri con gli studenti degli scuole elementari, medie e superiori di Verona e provincia -in occasione del 36°Festival del Cinema Africano.
Un grande arricchimento per lei sul piano personale. Soddisfatta della scelta, Francesca ripete infatti: «Di sicuro sarà un’occasione di crescita dal punto di vista professionale, e soprattutto personale. Credo infatti che quest’anno di servizio all’interno di ProgettoMondo Mlal mi permetterà di conoscere di più le mie origini, di approfondire temi e problemi connessi con la storia di Paesi lontani, e magari anche di aiutare a portare queste informazioni all’attenzione dei miei coetanei veronesi e in un modo del tutto speciale».
Questi dodici mesi le daranno inoltre la possibilità di conoscere più da vicino i progetti di cooperazione allo sviluppo nei Paesi del Sud del mondo, settore a cui Francesca guarda con particolare interesse per gli studi che ha in programma di iniziare al termine dell’esperienza. Quello di Francesca si può dire che è un esempio positivo, e, non da ultimo, costituisce una testimonianza particolare sul come è possibile riscoprire una parte particolare di sé attraverso un’esperienza di servizio attivo.

Annalisa Moretto
Servizio civile 2016-17
ProgettoMondo Mlal Italia 

lunedì 3 ottobre 2016

E se i prossimi migranti fossimo noi? Se ne parla ai Martedì del mondo


Riparte il consueto appuntamento dei Martedì del mondo. Si riprende il 4 ottobre con una domanda: E se i prossimi migranti fossimo noi? Se domani ci svegliassimo in un mondo al rovescio, rispetto a quello in cui viviamo ora. Un mondo in cui l’Occidente ricco vive travolto da guerre e povertà ed è costretto a migrare, a chiedere accoglienza al Sud. Un Sud diventato improvvisamente una potenza economica blindata, che non vuol spartire niente del suo benessere, anche se è consapevole che il proprio status si mantiene con le ricchezze di questo Occidente che affama. Se si ribaltasse la scacchiera dei giochi mondiali e noi ci trovassimo dall’altra parte…
Partendo da questa provocazione, che vuol mettere in discussione le nostre certezze, il primo martedì del mondo inaugurerà la sua stagione con una doppia proiezione di un film del Festival del Cinema Africano: Africa Paradis del regista Sylvestre Amoussou. Un lungometraggio che ha partecipato e vinto l’edizione 2007 del Festival senza perdere di attualità, diventando emblema di questo  tempo che scorre senza che nulla cambi per quel che riguarda la questione migrante e le politiche messe in atto da chi decide chi si può salvare e chi no. Il registro della situazione di oggi appare uguale a quello di ieri. E il film di Amoussou lo mostra attraverso una parodia che vede una coppia di giovani francesi decidere di emigrare per cercare fortuna in Africa. Lo fa senza documenti, pagando un traghettatore per l’Africa, diventando (com’è che si dice da noi oggi?) “clandestini”. E ad attenderli c’è quello che i migranti trovano qui: un cosiddetto centro d’accoglienza, pregiudizi, sfruttamento e xenofobia. Si troveranno a dover vestire panni oggi sconosciuti per un occidentale.

Il pomeriggio e la serata vedranno la partecipazione, in apertura, di Stefano Gaiga della Direzione artistica del Festival di Cinema Africano, che presenterà il film e la 36esima edizione del Festival che si terrà a Verona dal 4 al 13 di novembre. A seguito della proiezione ci sarà un dibattito con il pubblico, che vedrà la presenza alle ore 18.00 di Jessica Cugini, redattrice di Combonifem, e alle ore 20,30 di Matteo Danese, direttore del Cestim, Centro studi immigrazione.
 Il doppio appuntamento, promosso dalla Fondazione Nigrizia dei missionari comboniani, dal Centro missionario diocesano, dalla rivista Combonifem e dal Cestim, si terrà come sempre presso la Sala Africa dei missionari comboniani (vicolo Pozzo, 1).

Per informazioni: Fondazione Nigrizia onlus: 045.8092390/ 045.8092271
Centro Missionario diocesano: 045.8033519
Combonifem: 045.8303149
Cestim - Centro studi immigrazione: 045.8011032

mercoledì 29 giugno 2016

Voci dalla migrazione

Il futuro è sospeso, non vi è alcuna certezza del domani. Forse per questo moltissime persone, soprattutto ragazzi desiderano o decidono di lasciare il Marocco per una terra vicina, ma allo stesso tempo lontana, carica di promesse e separata da un lembo di mare troppo spesso mortale.
Dalla provincia di Beni Mellal provengono la gran parte degli immigrati marocchini in Italia, una provincia più povera di molte delle sue vicine e trascurata dalla capitale. In questo luogo si possono raccogliere molti racconti: il villaggio che ha perduto un’ intera generazione, di giovani, di ragazzi partiti assieme per cercare una vita migliore, non solo per loro stessi ma per l’intera comunità; l’uomo disperato che è stato espulso dall’Italia in seguito ad un arresto; il ragazzo che, arrivato in Europa, non è riuscito ad ottenere i documenti per il soggiorno perché l’attentato alle Torri gemelle aveva reso più diffidenti tutti quanti; il compagno di viaggio che aggrappato sotto un camion ha perduto tutte le dita di una mano.
Partire, nonostante il rischio non ignoto alle persone che migrano per motivi economici, partire per la spinta intrinseca che ci porta sempre a cercare di migliorare la nostra situazione, perché tentare vale comunque la pena, vale il rischio, vale la disperazione dei padri e delle madri, che in lacrime senza nemmeno i corpi dei figli da seppellire, dicono “hanno fatto bene a provare”.
Perché alla fine quello di partire per trovare un futuro, quello di migrare, è uno dei diritti dell’uomo. Noi non possiamo e non dobbiamo fermare queste persone che vogliono raggiungere un paese come il nostro, che prima di diventare meta di immigrazione era terra di partenza di moltissimi migranti. Possiamo però sensibilizzare ad una migrazione responsabile, dove sono chiari non sono solo i rischi del viaggio ma anche le difficoltà presenti una volta raggiunta la destinazione.
Sempre a Beni Mellal esiste una mediateca dove i ragazzi e le ragazze possono informarsi, confrontarsi e parlare anche di migrazione, molti di loro desiderano partire e colpisce la diversità delle loro storie: dalle spigliate ragazzine in jeans, che in Europa desiderano completare gli studi, alla ragazza che da anni sostiene da sola la famiglia e desidera che le sorelle possano proseguire il percorso scolastico, dal ragazzo che si è specializzato in trucchi di prestigio e sogna di esibirsi per il mondo, a ragazzi che semplicemente desiderano maggiori possibilità. Ragazze che per partire accetterebbero anche il matrimonio bianco, altre che è l’unica cosa che non prenderebbero mai in considerazione. L’unica voce fuori dal coro è quella di una ragazza, evidentemente più benestante, che contraria alla migrazione invoca a restare in Marocco.
La migrazione è un fenomeno complesso e per provare a capirlo noi abbiamo il dovere di ascoltarne le molte voci.

Margherita Garonzi, studentessa del liceo classico Maffei di Verona,
Progetto Alternanza Scuola-Lavoro

Il Diritto di vivere

Vivere e far parte di una società non è sempre semplice se non si conoscono i propri dritti. Così può succedere che ti sia vietato di fare qualcosa senza un motivo valido o di sentirti emarginato solo perché sei donna, e quindi sottomessa e non libera di vivere la tua vita.
Non c’è da stupirsi, poiché si sa che, purtroppo, è una realtà esistente in quei Paesi dei quali nessuno parla, nei quali si pensa che l’unico problema sia la povertà. Quei luoghi così misteriosi, però, devono essere osservati da vicino per vedere con i propri occhi le loro vere necessità. 
Ci sono popoli che vivono di sussistenza e costruiscono le case con dei mattoni, sono fuori da ogni centro abitato e per loro è difficile ricevere le cure mediche adeguate. Proprio per questo molte organizzazioni, tra cui ProgettoMondo Mlal, hanno deciso di aiutare queste popolazioni a crescere, a far loro capire che non devono vivere senza preoccuparsi dei loro diritti, perché questi sono fondamentali per qualsiasi comunità. I diritti umani riguardano tutta la popolazione mondiale, anche coloro che vivono in piccoli paesi sperduti. Sono importanti perché salvaguardano la vita di una persona e la fanno vivere in tranquillità in un mondo che dovrebbe essere aperto a tutte le culture. Questi diritti non cambiano in base alla persona che ci si trova davanti e non cambiano nemmeno in base al colore della pelle.
Un diritto negato nei Paesi africani, per esempio, è l’alfabetizzazione, che grazie a scuole preparatorie sta diminuendo sempre di più. Si stanno infatti aiutando centinaia di bambini ad entrare nelle scuole medie, percorso che poi servirà loro per proseguire con gli studi. Il diritto all’istruzione è indispensabile nella vita di un ragazzo poiché lo aiuta a realizzarsi e ad avere dei progetti per il futuro. È interessante e significativo notare che tutti i bambini del Sud del Mondo alla domanda “Cosa vorresti diventare da grande?” rispondano insegnante o educatore. Portare delle piccole scuole in questi paesini emarginati quindi funziona, e vivendo insieme alla gente locale si può capire anche la felicità e la soddisfazione dei genitori per i propri figli. È un modo per dare loro appoggio e fiducia.
Un fenomeno molto diffuso in questi ultimi anni è l’emigrazione. Molti giovani cercano di scappare da una società in guerra, vogliono rischiare la vita per trovarne una migliore; non importa se rischiano di morire, non hanno nulla da perdere. Molto difficilmente questo modo di agire e di pensare lo si può ritrovare nella vita di un giovane occidentale. Ma i ragazzi africani non vogliono vivere nel radicalismo, vogliono provare a migliorare la loro vita. Questo è un loro diritto, come lo è per coloro che vanno in America a trovare lavoro. Il concetto è sempre lo stesso.
L’istruzione, le cure mediche, la speranza sono i tre elementi principali per tutti gli uomini, li aiutano a crescere, ad avere delle idee proprie, dei progetti propri senza vivere con le imposizioni di qualcuno che si crede superiore. Grazie a questi diritti si crea l’uguaglianza, che molto spesso viene dimenticata. Vivere la propria vita significa essere liberi di pensare e di fare ciò che è meglio per se stessi, conoscendo i propri diritti e principi.   

Demetra Pollinari, studentessa del liceo linguistico Maffei di Verona
Progetto alternanza scuola-lavoro

martedì 8 marzo 2016

Alder: volontario piemontese in Perù, in mezzo ai migranti

Alder Berghino è partito lo scorso dicembre dal suo paesino piemontese, Palazzo Canavese, per vivere un'esperienza di volontariato e solidarietà internazionale tramite ProgettoMondo Mlal. Arrivato in Perù, si è spostato da Lima a Tacna, al confine con il Cile, dove è stata da poco aperta una casa di accoglienza per migranti voluta dalla diocesi di Tacna e Moquegua, SIMN (rete internazionale migratoria degli Scalabriniani), OIM (organizzazione internazio­nale delle migrazioni) e CEI (conferenza episcopale italiana). ProgettoMondo Mlal ha contribuito con un suo operatore a sostegno delle attività della casa.
Tacna è un importante snodo migratorio. Dagli anni ’60 risulta essere un centro di attrazione per i migranti peruviani grazie alla presenza di attività mi­nerarie e commerciali e alla vicinanza con la frontie­ra.
Oggi Tacna rappresenta un luogo sia di destina­zione sia di transito per la migrazione interna e in­ternazionale. Queste caratteristiche la rendono una zona soggetta a una forte presenza di organizzazioni criminali implicate nella tratta di persone e nel traf­fico illecito di migranti. Sono infatti centinaia i mi­granti catturati e sfruttati dalle bande organizzate, ad esempio nel contrabbando, molti dei quali sono profughi e sfollati colombiani, ecuadoriani, domini­cani e haitiani.
Proprio qui, lo scorso novembre, è stata inau­gurata la Casa d’accoglienza del Migrante “Santa Rosa di Lima” per ospitare almeno una ventina di persone, offrire assistenza alimentare, medica e psi­cologica e una formazione per il reinserimento so­ciale.
Alder è tornato in Italia appena in tempo per festeggiare il suo sessantottesimo compleanno.
Silvia Tizzi, casco bianco di ProgettoMondo Mlal in Perù, gli ha fatto qualche domanda. Le foto sono di Michele Sordo, volontario trentino in Perù per qualche settimana con Mlal Trentino Onlus.

Quale percorso ti ha portato a partire?
Nella vita ho viaggiato molto: nel sud-est asiatico per mio conto, in Mozambico per avviare un'esperienza di lavorazione della terra, in Kenya e in Tanzania per costruire piccoli pozzi, in Brasile, in Marcocco... Tutti gli anni fuggo da casa mia perchè d'inverno sono solo, siccome ho conosciuto qualcosa del mondo, prendo il coraggio di andare da qualche parte. Questa partenza è stata fulminea e fortuita, l'idea è venuta sfogliando un libro sulle Ong. Ho contattato ProgettoMondo Mlal, che mi ha presentato la proposta dei Padri Scalabriniani.
Com'è stata l'accoglienza nella casa di Tacna?
Padre Camillo mi ha riservato una buonissima accoglienza, come in una famiglia. È una bella casa, grande, moderna, appena ultimata. Ci sono diverse aree: la chiesa, il cortile, due ampie stanze per i migranti con diversi letti a castello, una cucina ben attrezzata, i bagni e le docce, l'ufficio. Al secondo piano altre stanze per i volontari e i Padri, lavanderia, sala e cucina.
Com'è organizzata la struttura e che funzioni svolgevi?
Aiutavo nelle attività della casa, principalmente con lavori manuali. Ho pulito completamente il tetto, ma senza affaticarmi, con ritmi di lavoro non pressanti. Quando sono arrivato c'erano ancora i muratori per le rifiniture, poi hanno iniziato ad arrivare i migranti. Li accoglievo con lenzuola e coperte nuove, mentre Idè e Padre Camillo se ne prendevano cura, ad esempio aiutandoli a recuperare i documenti. Attualmente le persone ospitate sono una quindicina, vengono mandate dalle parrocchie o dalla polizia, si fermano in media per una settimana, durante il soggiorno sono liberi di uscire ma devono rientrare per la notte, il clima è accogliente e flessibile. Sono andato anche ad Arica, dall'altra parte del confine cileno, per seguire i lavori di costruzione di un'altra casa per migranti.
Chi hai conosciuto?
Ho incontrato migranti peruviani, dominicani, ecuatoriani, venezuelani e boliviani. Mi ha colpito la storia di una donna vittima di tratta. Arrivava da Loreto, nella selva, dov'è stata catturata, trasportata a Tacna e costretta alla prostituzione. È riuscita a scappare e a rivolgersi alla polizia. Quando è arrivata era ancora spaventata, poi ha recuperato un po’ di serenità: nella casa le è stato offerto affetto e comprensione e incontrava regolarmente anche con una psicologa e un'assistente sociale.
Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
L’incontro con nuovi Paesi meraviglia sempre tantissimo, e automaticamente concentrato in quello che fai e vedi che non fai rapide riflessioni, analizzi a posteriori. Questa esperienza mi ha permesso di fare qualcosa e di non sprecare il mio tempo, nonostante le difficoltà come la lingua e il furto della carta di credito. E' una possibilità per sviluppare una crescita interiore, per rimettersi in gioco, per sentirti più sicuri di se stessi, attivi e utili.

martedì 24 febbraio 2015

Il film Ghorba porta il Marocco a Torino

La parola araba “Ghorba” si può tradurre come “il sentimento di estraneità in un contesto in cui si è stranieri e lontani dalla patria”. Il film documentario "Ghorba. In terra straniera" dei Todomodo, Claudio Di Mambro, Luca Mandrile e Umberto Migliaccio, è stato prodotto da ProgettoMondo Mlal e Suttvuess nel 2009, e verrà proiettato a ingresso libero mercoledì 25 febbraio alle 21 al Cecchi Point – Hub Multiculturale in Via Antonio Cecchi, 17 a Torino.
Il film documentario (di cui qui sotto è proposta un'esaustiva intervista extra), attraverso le storie di vita di alcuni migranti marocchini, che oggi vivono in Italia, cerca di dare forma al termine arabo, raccontando le difficoltà quotidiane che deve affrontare chi decide di lasciare il proprio paese: la lontananza dagli affetti, la mancanza di una rete sociale, i problemi con i documenti, il lavoro spesso irregolare, situazioni abitative precarie e infine la formulazione di prospettive per il futuro. Il film sarà introdotto da Luca Mandrile, dai rappresentanti dell'ong Progettomondo Mlal che ha sostenuto il progetto e da Stefano Grossi di Videocommunity; sono stati invitati a partecipare alcuni protagonisti del film che ora vivono a Torino.
Dopo il successo dell'appuntamento organizzato lo scorso 11 dicembre, la rete delle realtà culturali composta dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema, Associazione Riccardo Braghin, Videocommunity, Artemuda, Il Piccolo Cinema, INARA e Amnesty International organizza così un secondo appuntamento cinematografico dedicato alla cultura e alla comunità marocchina di Torino.



La proiezone seguirà all'apericena marocchina organizzata alle 19.30 al CecchiMangia. Il ricavato dell'appuntamento culinario (a offerta libera a partire da 10 euro) andrà a sostenere il progetto Io e mio fratello di Abdelmjid El Farji, che per l'occasione lancerà la campagna di crowdfunding internazionale del film che parte da esperienze direttamente vissute dall'autore; un lungometraggio autobiografico che racconta e denuncia un atto di razzismo subito da uno studente immigrato insieme a suo fratello e la sua decisione di protestare usando l'arte come arma. Per sostenere il progetto, potete donare a Banca Intesa San Paolo, Iban: IT81Q0306967684510323343247 intestato a Abdelmjid El Farji. Casuale: Io e mio fratello. Tel: 3272325175, mail: abdelfargi@yahoo.fr.
A fine serata, la produzione del film di Io e mio fratello omaggerà con una sorpresa il pubblico presente in sala. Nel corso della serata sarà presente Amnesty International con la raccolta firme “SOS Europe. Le persone, poi le frontiere’’ in difesa dei diritti umani di profughi e migranti.

Per maggiori informazioni: Associazione del Museo del Cinema 3475646645, cinema@cecchipoint.it; Il Piccolo cinema 3493191552, info.ilpiccolocinema@gmail.com; ArTeMuda 3357669611, artemuda@yahoo.it; Amnesty 3343335134, c.gottardi@amnesty.it

venerdì 12 settembre 2014

Rientri assisititi entro marzo 2015

Sono sempre più i migranti che ritornano volontariamente nei loro Paesi di origine, sostenuti dai progetti finanziati dal Ministero dell’Interno attraverso il Fondo Europeo Ritorno.
Rispetto ai 228 casi registrati nel 2009, tra il 2013-2014, sono infatti stati contati già oltre 2.000 rientri. Di questi, circa il 55% ha ricevuto un supporto alla reintegrazione socio-lavorativa e il 71% era di sesso maschile; 81 sono le nazionalità dei ritornanti, anche se oltre la metà proviene da Tunisia, Ecuador, Perù e Marocco.
La nuova iniziativa del Consiglio Italiano per i Rifugiati–Onlus (Cir), “Integrazione di Ritorno2”, avviata da pochi mesi in partenariato con Oxfam Italia e il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp), e con il coinvolgimento di ProgettoMondo Mlal in Perù, raccoglie e rilancia l’esperienza di un primo progetto che ha garantito a 25 nuclei familiari (45 persone in totale) l’informazione e l’orientamento nel loro percorso di decisione volontaria al ritorno. Al termine di questo percorso, 32 persone (inclusi 12 minori) hanno fatto ritorno nel loro paese d’origine e sono state quindi accompagnate in ogni fase, incluso il monitoraggio del percorso di reintegrazione.
Nello specifico, 27 persone sono tornate in Ecuador, 4 in Colombia e 1 in Ghana. Tra questi ci sono stati giovani come Mario, 24 anni, arrivato in Italia ancora minorenne per ricongiungersi con la madre. Qui, ha studiato per prendere la licenza media e ha frequentato un anno di una scuola per metalmeccanico. Ha poi interrotto gli studi per cercare un’occupazione. Ha svolto attività lavorativa come operaio macchinista, allestitore, magazziniere, metalmeccanico. Poi la crisi economica, le difficoltà, la madre che decide di tornare in Ecuador, l’impossibilità di rinnovare il permesso di soggiorno. Da qui la scelta di tornare in Ecuador, dove l’aspettava tutta la famiglia e dove poter ricominciare. Ora lavora presso l’officina di gommista del fratello.
Ines, arriva in Italia nel 2009 lasciando in Ecuador due figli, per ricongiungersi alla madre. Vista la pessima relazioni con il patrigno, si stacca dalla madre e cerca di mantenersi lavorando come badante, operaia, addetta alle pulizie, cameriera, cuoca in un ristorante. Trova un nuovo compagno da cui ha un bambino. Ma l’uomo si rivela violento e Ines finisce in ospedale diverse volte prima di riuscire a separarsi. La situazione economica si complica, perde il lavoro, non riesce a sostenere i costi dell’affitto e dell’asilo per il figlio. Si rivolge al progetto per tornare a casa. In Ecuador dopo diverse difficoltà d’inserimento, dovute soprattutto alla mancanza di una rete familiare e di supporto e dove altri 2 figli l’aspettavano, riesce a stabilirsi in una nuova casa, riunendo con sé tutti e tre i figli, contenti di essere tornati finalmente insieme. Grazie al supporto di Fundación Esperanza, partner locale di Oxfam Italia in Ecuador e di una buona rete di vicinato, sta avviando un’attività di vendita di bibite e alimenti preparati in casa, mentre i figli frequentano regolarmente la scuola pubblica.
Hanno chiesto di tornare anche persone con percorsi in Italia lunghi e costruttivi com’è il caso di Carlos, un signore sessantenne che vuole ricominciare una vita nel suo paese di origine: è operaio e in Ecuador vuole avviare un’impresa edile, valorizzando anche le competenze acquisite in Italia, per preparare il ritorno anche della compagna che è rimasta in Italia. Il progetto ha inoltre assistito alcuni casi vulnerabili come quello di una giovane studentessa universitaria, che non riesce più a mantenersi agli studi e finisce in circuiti di sfruttamento e violenza prima di trovare la forza per riprogettare il suo futuro.
Queste alcune tracce di percorsi migratori che ad un certo punto si volgono indietro verso il paese d’origine per guardare al futuro. Persone che dopo anni di permanenza nel nostro paese scelgono volontariamente di tornare a casa, ognuna con la propria storia, un progetto di vita e ragioni per ricominciare.
Se sei dunque un migrante proveniente da Algeria, Ghana, Perù, Ecuador, Colombia,
e vuoi tornare a vivere nel tuo paese di origine, il progetto “Integrazione di Ritorno2”
mette a disposizione servizi di orientamento, un contributo economico per favorire la reintegrazione nel paese di ritorno e accompagnamento in loco per realizzare un micro progetto di inserimento socio-professionale per 80 cittadini provenienti da Algeria, Ghana, Perù, Ecuador e Colombia che vogliono tornare a vivere nel loro Paese.
Le partenze sono previste fino al 31 marzo 2015.

Scaricare il materiale informativo plurilingue (Italiano, Inglese, Francese e Spagnolo):
Contatti
  Roma: galosi@cir-onlus.org 06 69 200114 / 335 6027180
  Milano: milano@cir-onlus.org 335 1649072

giovedì 24 aprile 2014

La storia di Luz

Prima tappa del viaggio Milano-Lima con scalo a Madrid. Devo passare dal terminal 2 al terminal 1, così mi incammino e per caso mi accorgo che davanti a me ci sono tre signore e un bambino che hanno formato un gruppetto di viaggio per cercare il proprio gate. Parlano spagnolo tra loro ed è chiaro che si sono appena conosciute.
Inizialmente mi accodo dietro di loro in silenzio, ma presto sono inglobata nel gruppetto: probabilmente avranno intuito che anche io devo prendere il volo per Lima!
Non sono ancora partita e subito mi rendo conto che sono già entrata nella tematica che a breve affronterò nel progetto in cui lavorerò: l’immigrazione e i diritti dei migranti.
Conversando, infatti, vengo a sapere che le tre donne sono peruviane, ma lavorano in Italia, mentre il bambino, che deduco abbia tra i 5 e i 6 anni, è probabilmente nato in Italia (o comunque c’è arrivato da piccolino) e, infatti, parla solo italiano con la mamma. Lui sta andando in Perù per rimanere là con la nonna, dal momento che sua mamma (che non ha più di 30 anni) non riesce a mantenerlo nel “nostro” Bel Paese.
Non so se lui sia consapevole di questo suo destino. A me lo ha detto una delle tre donne, Luz (nome di fantasia), che ha 35 anni e se da una parte mi racconta moltissimi fatti della sua storia personale, è anche molto curiosa e mi chiede se mi fermerò a Lima o se visiterò il resto del Perù; io le rispondo che mi fermerò a Lima per un anno intero, dove lavorerò per una ONG in un progetto sull’immigrazione. È strano doverlo spiegare proprio a lei che di immigrazione potrebbe parlarmene per anni… e, infatti, è proprio quello che fa: tempo zero secondi, mi chiede come si può fare, perché lei ha una sorella che vorrebbe venire in Italia. Eccola! La prima occasione in cui mi sento assalita dalla paura di essere impreparata e incapace di rendermi utile nella concretezza delle situazioni! Poi però allontano il timore e penso che non posso deluderla e così cerco di spiegarle meglio come funziona il progetto Perù Migrante consigliandole di visitare il sito, dove può trovare moltissime informazioni; e la verità è che il sito è fatto proprio bene ed è rivolto appunto alle persone che vogliono emigrare per renderle consapevoli dei rischi, dei diritti e dei doveri del migrante. Lei mi dice che facciamo molto bene a fare queste cose perché le persone, soprattutto quelle della sierra che spesso completano al massimo la scuola primaria, sono totalmente disinformate sulle reali difficoltà dell’emigrazione.
Poi riprende a raccontarmi la sua storia e mi spiega che è giunta in Italia nel 2001 clandestinamente, facendo scalo a Parigi per arrivare a Milano dove ha trovato lavoro solo dopo sei mesi e, passato un anno, ha ricevuto finalmente il permesso di soggiorno grazie ad una sanatoria. Nel 2005 è riuscita a tornare per la prima volta in Perù, in seguito nel 2009 ed ora per la terza volta sta rincasando a causa di un urgenza: sua sorella maggiore, purtroppo, non sta bene e mi fa intendere che è malata terminale.
È partita per l’Italia la prima volta per seguire le orme del suo fidanzato, con il quale aveva convissuto per quattro anni in Perù. Lui ha ormai tutta la famiglia in Italia; lei, invece è partita sola e lo è stata fino all’anno scorso, quando l’ha raggiunta, dopo 11 anni, sua figlia che, invece, è cresciuta con la nonna. “Mia mamma mi ha aiutata molto” mi dice, “l’ha cresciuta e ora sta facendo lo stesso con la bambina di mia sorella”. Anche la sorella di Luz, infatti, vorrebbe andare in Italia e ora lavora a Lima, mentre la madre le tiene la bambina; ma i soldi non bastano.
Luz aveva 22 anni quando venne in Italia, la figlia ne aveva cinque quando la lasciò; capisco che l’ha avuta a 18 anni e, oltre a ciò, il suo compagno di allora “non ha riconosciuto la bambina”, come lei mi fa sapere.
Ora la bambina è una ragazza che fa l’ultimo anno di superiori a Milano e si prepara per iscriversi all’università di infermieristica. Mi dice che adesso va bene con lei, ma all’inizio ci sono stati problemi; non erano abituate e spesso la figlia si approfittava della sua disponibilità, perché lei voleva darle tutto ciò che non aveva potuto offrirle nei dieci anni precedenti. Quando poi un giorno hanno litigato, “sono scoppiata” mi confida “e mia figlia mi ha chiesto scusa” ed è da allora che è sempre andata bene.
Poi mi racconta che ha due sorelle femmine, (e io penso: “che bello anche noi siamo tre sorelle femmine!”; lei però ha anche sette fratelli maschi e io, quelli, non li ho…), ma delle tre è l’unica ad essere emigrata e mi dice che per questo sarebbe molto contenta se la sorella potesse raggiungerla. Anche lei, dopotutto, si è trovata a dover pensare da sola a crescere propria figlia e il compagno di cui è rimasta incinta a 16 anni ora sta con un’altra donna e non si preoccupa di aiutarla a mantenere la bambina.
Chiedo a Luz se sarebbe in grado di trovare un lavoro per la sorella e lei mi dice che “sì, la sua datrice di lavoro cerca una badante per la suocera e che anche in Italia, per quanto non sia facile trovare lavoro, se ci si impegna a cercarlo, qualcosa lo si riesce ancora a rimediare…”
Chiaramente sono interessata a sapere come si è trovata in Italia e quindi glielo chiedo: “All’inizio” mi risponde “è stato un po’ difficile per la lingua e per la mancanza della famiglia” ma poi “mi sono ambientata”. Mi confida anche che deve ringraziare molto il fidanzato che l’ha spinta a partire: l’ha aiutata molto anche per il ricongiungimento di sua figlia: mi dice, infatti, che “ci vuole un reddito molto alto per il ricongiungimento”.
Mangiamo insieme con Luz e lei ci consiglia (a me e a Corinna, l’altra ragazza con cui farò servizio civile per ProgettoMondo e che nel frattempo è arrivata con il volo da Roma) di mangiare una volta arrivate “las Papas a la Huancaina” un piatto tipico di patate condite con una salsa di formaggio e peperoni gialli!

Silvia Donato
Casco Bianco "Perù Migrante"
ProgettoMondo Perù


martedì 11 febbraio 2014

Immigrazione e referendum Svizzera: le vere divisioni solo tra ricchi e poveri

L'esito del referendum svizzero mostra come la popolazione in quel paese, ma in tutta Europa, sia profondamente divisa tra la paura del diverso e l’apertura allo straniero; tra la preoccupazione di perdere sovranità e benessere e la consapevolezza che l’accoglienza dello straniero faccia bene all’economia e alla società.
In questo contesto “è prioritario lavorare per la cultura della convivenza - dice Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV -. E' necessario andare oltre i facili slogan e le strumentalizzazioni, per capire come oggi ci sia bisogno di condividere con le persone una prospettiva di accoglienza e di lavoro in comune per costruire una nuova società, oltre tutte le frontiere, dove tutti abbiano la possibilità di condurre una vita dignitosa”.
Le vere divisioni non sono tra nazioni, tra cittadini e stranieri, ma tra ricchi e poveri, tra chi può circolare liberamente a livello globale perchè fa parte della piccola comunità delle persone ricche e cosmopolite, e chi non lo può fare perchè è povero ed escluso.
“La cultura della convivenza si crea quindi disvelando le ingiustizie – conclude Cattai - e impegnandosi per nuove politiche di cooperazione e accoglienza. E' su questa frontiera che FOCSIV e suoi organismi Soci cercheranno sempre più di lavorare quotidianamente con le persone nelle proprie città in Europa e nei paesi partner”.

giovedì 29 agosto 2013

Le perplessità della Focsiv sul nuovo reality della Rai

Attilio Ascani, direttore FOCSIV dice la sua sul reality che la RAI, in collaborazione con UNHCR ed Intersos, sta preparando per arrivare in autunno nelle nostre case, a tenere calda l’atmosfera fra gli operatori della Cooperazione Internazionale.
"Apparentemente alcuni “VIP” dello spettacolo vivranno e racconteranno la loro esperienza di alcuni giorni in un campo profughi africano per avvicinare il vasto pubblico italiano a queste problematiche. Al di là del comprensibile disappunto di addetti ai lavori, che da anni vivono in prima persona al fianco di profughi e vittime di guerre, conflitti e carestie, e si sente “banalizzato” da chi racconta e tira le conclusioni da una fugace esperienza, ci sembra opportuno esprimere alcune opinioni, partendo dalla nostra quarantennale esperienza di condivisione con popoli e persone del Continente Africano. Non ci sentiamo di esprimere una opinione sul contenuto e format del programma che conosciamo solo “per sentito dire”. La RAI assicura il massimo rispetto “della dignità delle persone, dei rifugiati e della sensibilità dell’opinione pubblica”. Certo sarebbe veramente opportuno ed utile che creasse un momento di condivisione della Puntata Zero, già predisposta, con i rappresentanti delle ONG Italiane e gli operatori del settore per raccogliere idee, suggerimenti e fugare le polemiche.
Siamo tutti coscienti dell’importanza dei riflettori delle TV sui problemi dimenticati. Chi nell’84 si trovava in un campo etiope dove arrivavano costantemente persone disperate alla ricerca di cibo, ignorati dal Mondo, sa bene come le telecamere della BBC abbiano cambiato radicalmente la situazione nel giro di pochi giorni.
Ci sembra però opportuno evidenziare alcune perplessità-riflessioni.
Perché la scelta di 3 Paesi Africani (Sudan, Congo, Mali) e non invece quella dei profughi Siriani o del Pakistan che ospita il maggior numero di rifugiati o di altre vittime di conflitti in altre parti del Mondo? Per anni abbiamo presentato l’immagine di un’Africa disperata, funzionale ad aprire i portafogli, promuovendo lo stereotipo di interi popoli capaci solo di farsi guerra e di elemosinare aiuti. L’Africa che noi conosciamo non è questa, non lo è mai stata, ed oggi lo è meno che mai. Perché allora continuare a promuovere questo stereotipo? E’ evidente che guerre, carestie e campi profughi continuano ad esserci in Africa (come le mense della Caritas continuano ad esserci in Italia), ma l’Africa oggi è ben altro. Perché continuare ad ignorare che 21 fra i 50 Paesi con il più alto tasso di crescita del PIL nel 2012 sono in Africa? Oggi gli Africani ci chiedono un rapporto paritetico e rispettoso, ed un cambio di mentalità che stentiamo ad accettare.
I campi profughi sono la manifestazione evidente di problematiche più profonde, ramificate e complesse. Un approccio che mirasse a promuovere la compassione per le sofferenze dei profughi ignorando le cause non farebbe un servizio agli stessi, alla verità ed alla possibilità concreta di agire, a livello internazionale, sui problemi reali. Se è comprensibile che la comunicazione ha bisogno di semplificazioni, i temi internazionali non possono e non debbono essere banalizzati.
Occorre evitare di costruire un abbinamento diretto fra il tema dei profughi ed i fenomeni migratori. Le migrazioni, anche quelle che interessano il nostro Paese, sono un fenomeno più complesso ed articolato, di cui i profughi rappresentano solamente una parte. Anche in Africa ci sono fenomeni migratori importanti, fra i diversi Paesi ed in larga parte collegati a fattori economici e sociali, solo in piccola percentuale con le guerre e le calamità. Indurre lo spettatore medio a correlare i campi profughi con gli sbarchi a Lampedusa serve a perpetrare l’idea delle migrazioni come fardello da sopportare piuttosto che diritto da riconoscere oltre che come risorsa di cui il nostro Paese si sta avvantaggiando.
La scelta dei personaggi coinvolti non è irrilevante, la credibilità del programma passa anche dalla credibilità delle persone. Ci sono persone del mondo dello spettacolo che da anni si impegnano al fianco degli operatori, e continuano a farlo, nella quotidianità, lontano dai riflettori, non entrano in un ruolo ma vivono una scelta.
Evidentemente ci aspettiamo che il servizio pubblico non diventi “appannaggio di qualcuno”. Sarebbe deludente se il tutto si rivelasse come una “furbata” per aumentare gli introiti di un particolare attore fra i tanti che su questo problema operano giornalmente e con passione. Deludente se si ricorresse di nuovo al metodo della commozione facile collegata ad un numero di SMS “solidale”.
Infine ci sembra importante notare come questo dibattito mostri anche l’urgenza per le ONG e le associazioni che si occupano di Cooperazione e Solidarietà Internazionale, di dotarsi di un codice di condotta per auto-regolamentare le modalità di comunicazione, come hanno già fatto le aggregazioni di altri Paesi Europei.

martedì 6 agosto 2013

Aboliamo il reato di clandestinità. Focsiv aderisce alla campagna di Famiglia Cristiana

Focsiv e i suoi Soci, che lavorano quotidianamente per il rispetto dei diritti di tutti e della dignità umana, aderiscono alla campagna lanciata da Famiglia Cristiana per chiedere l’abolizione del reato di clandestinità.

Roma, 5 agosto 2013. Il reato di clandestinità non serve a contenere l’immigrazione illegale ed è contrario al diritto di asilo per tutte le persone che fuggono da guerre e persecuzioni: è quanto denuncia la campagna promossa dal settimanale cattolico più popolare d’Italia.
Il reato di clandestinità, inoltre, ha aggravato la situazione delle carceri e creato una pesante stigmatizzazione dei migranti associandoli a criminali, quando invece sono innanzitutto persone umane alla ricerca di benessere per sé e la propria famiglia, che peraltro contribuiscono alla ricchezza del nostro paese, anche in questo periodo di crisi.
Il presidente della FOCSIV Gianfranco CATTAI invita tutti a firmare la petizione e aggiunge che “è arrivato il momento di dare un giro di vita a tutta la politica sull’immigrazione a cominciare dalla riforma della legge Bossi-Fini che, assieme al reato di clandestinità, ha solo aggravato la situazione degli immigrati, del mercato del lavoro italiano, così come della sicurezza e della giustizia, stimolando le peggiori pulsioni razziste. E allontanando così l’Italia dal novero dei paesi più lungimiranti e attenti ai diritti umani”.
“Papa Francesco a Lampedusa ha richiamato l’attenzione del mondo su questa problematica e ha chiesto un sussulto di senso di responsabilità contro l’indifferenza. – conclude CATTAI - É tempo che tutta la società civile attenta alla dignità dell’uomo faccia sentire sempre più forte la sua voce.”

La petizione si può firmare al seguente indirizzo: www.famigliacristiana.it/speciali/aboliamo-il-reato-di-clandestinita/default.aspx

lunedì 5 agosto 2013

Integrazione e formazione dei giovani, nel doppio appuntamento con la ministra Kyenge

Un doppio appuntamento con l'integrazione, utile a ribadire l'importanza del servizio civile per la formazione dei giovani e il consolidamento di un orizzonte culturale più ampio.
ProgettoMondo Mlal ieri ha fatto il bis. Il nostro presidente, Mario Lonardi, ha infatti incontrato la Ministra Cécile Kyenge, su entrambi i palchi in cui è stata ospite a Verona.
Nel pomeriggio, la Ministra per l’Integrazione – che con la città scaligera ha un legame particolare, data la collaborazione con la la rubrica fissa «Diritti e rovesci» della rivista Combonifem - ha partecipato al taglio del nastro della prima Summer School in Geostrategia africana a Villa Buri, attività di cui ProgettoMondo Mlal è partner. Dopodiché si è recata alla festa del Partito Democratico a Quinzano dove, tra gli altri, ha incontrato alcuni rappresentanti delle associazioni locali impegnate nel processo di accoglienza e integrazione.
Nell'area verde della villa a est di Verona, la Kyenge ha partecipato all'apertura della settimana della scuola di geostrategia africana a cui sono iscritti 50 allievi, tutti giovani laureati per metà italiani e per metà africani. Con loro erano presenti anche i docenti e i promotori dell'iniziativa che la ministra confida di aver incoraggiato ancora prima di diventare parlamentare. “Per tutto il mio mandato”, ha assicurato, “continuerò a incontrare le persone e ad andare sul territorio per accorciare le distanze”.
Dopo il battesimo del master, avviato ieri, e in programma fino al 10 agosto per promuovere una reale consapevolezza delle opportunità presenti in Africa, la Kyenge si è recata alla festa del Pd. Qui ha ricordato la proposta di legge che appoggia per uno Ius soli temperato, e ha ribadito la necessità di affrontare la questione dell'immigrazione a livello europeo.
A snocciolare le varie problematiche in materia di migrazione e giustizia, si sono succeduti don Marco Campedelli, con un focus e alcune testimonianze sugli sbarchi a Lampedusa, il Cestim, che ha sottolineato l'urgenza di intervenire sulla legge Bossi-Fini e per cambiare l'approccio al tema dell'immigrazione, e infine il nostro Lonardi.
Dopo un excursus storico sull'impegno della nostra organizzazione nella cooperazione allo sviluppo e sui temi della migrazione e della giustizia, il presidente di ProgettoMondo Mlal ha ricordato la nostra collaborazione con il festival del cinema Africano, per evidenziare infine l'importanza dei caschi bianchi da inviare a fianco di cooperanti e volontari nel mondo.
Già a Villa Buri la Kyenge aveva annunciato che il Governo Letta ha destinato 88 milioni di euro per il servizio civile, utili alle partenze di 15mila giovani. “Siamo lontani dai 40mila caschi bianchi del governo Prodi”, commenta Lonardi, “ma è fondamentale garantire l'opportunità di esperienze ai giovani per aprire il loro orizzonte culturale, e con esso quello dell'intera società civile”.

giovedì 16 maggio 2013

In distribuzione la Guida per i migranti peruviani


Dopo la pubblicazione, la Guida per il migrante peruviano è in fase di distribuzione massiccia. Lo scorso ottobre Fondazione Ismu ha pubblicato la Guía para el migrante peruano, un vademecum in doppia lingua (spagnolo e italiano), creato per chi viene dal Perù in Italia e si stabilisce tra la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.
La Guía è stata presentata nel corso della Semana de Perú Migrante en Italia (6 – 9 novembre 2012), ciclo di seminari realizzati da ProgettoMondo Mlal e Fondazione Ismu in occasione della visita in Italia dei partner peruviani. L’intento di questi eventi era stato quello di coinvolgere le associazioni di migranti peruviani, la comunità peruviana in generale e le istituzioni, per mostrare il lavoro che si sta svolgendo all’interno del progetto, sia in Italia sia in Perù, e di creare occasioni di dibattito tra migranti peruviani e istituzioni di riferimento.
Nel 2013, terzo e ultimo anno di progetto, Fondazione ISMU e ProgettoMondo Mlal si stanno invece occupando della distribuzione delle 15.000 copie stampate della Guía para el migrante peruano, in collaborazione con la Pastorale dei Migranti di Torino e con le associazioni peruviane della provincia di Milano, Torino e Genova. Essendo l’obiettivo quello di raggiungere un gran numero di cittadini peruviani residenti in Italia, soprattutto quelli che non fanno parte di associazioni, l’idea è stata quella di inserire un banchetto del progetto Perú Migrante (di cui qui sotto si può vedere il promo del video Il Paese rubato) in occasione delle maggiori festività peruviane e in luoghi istituzionali e di aggregazione della comunità peruviana nelle 3 regioni.
Entro la fine del 2013 saranno stati realizzati almeno 30 punti informativi del progetto. Fino ad ora Fondazione Ismu ha già realizzato 4 banchetti in occasione di 2 eventi culturali organizzati da associazioni peruviane, di una festività religiosa (Virgen de Chapi) e di una giornata di apertura straordinaria degli sportelli del Consolato generale del Perù a Milano, che ha aderito volentieri all’iniziativa e che ospiterà anche altri banchetti. Per i prossimi punti informativi è stata raccolta inoltre la disponibilità di Don Giancarlo Quadri, punto di riferimento per la comunità peruviana milanese, di altre associazioni peruviane che organizzano sia eventi folcloristici sia celebrazioni religiose (Virgen de las Nieves, Santa Rosa de Lima, Señor de Huanca, Virgen de Cocharcas…) e anche dell’organizzazione del Festival Latinoamericando di Assago, che ospiterà un banchetto di Perú Migrante per tutta la settimana del Perù (dal 27 luglio al 4 agosto 2013).

Alessandra Barzaghi, Ismu
Progetto Perù Migrante

WWW.PERUMIGRANTE.ORG







CALENDARIO INFOPOINT MAGGIO 2013

La Guida per il migrante peruviano sarà disponibile nei seguenti eventi:

19 maggio, 14 – 17, Festa delle Genti – Oratorio Via Redi 21, Milano

23 maggio, 8 – 16 – Giornata di apertura straordinaria degli sportelli – Consolato Generale del Perù di Milano – via B. Crespi 15 Milano

25 maggio – Anniversario del gruppo Los Nazcas – Centro Cultural NiñaChay – Via Leonardo da Vinci 20, Corsico

26 maggio – orario da definire – Festa dei Popoli – Oratorio San Giovanni Bosco – Quartiere Stella Cologno Monzese


ProgettoMondo Mlal al festival interculturale "Benvenuti a Macramé"

Benvenuti a Macramè”, tra intrecci e religioni interculturali. È questo il titolo della festa di solidarietà tra i popoli che si svolgerà ad Alba, in provincia di Cuneo, dal 22 maggio al 2 giugno prossimi.
Nata dalla sinergia tra una serie di associazioni e gli enti pubblici e privati del territorio, Macramè riempirà le giornate albesi con i colori delle diverse culture che si sono intrecciate portando nuovi usi, costumi e relazioni.
ProgettoMondo Mlal Piemonte sarà presente con tre appuntamenti: la proiezione del film “Monsieur Lazhar” di Philppe Falardau e la mostra didattica sul diritto al cibo “Mangiare bene, mangiare tutti”.  Seguirà poi una lettura animata sul diritto al cibo
Il film di Lazhar affronta il tema della migrazione consapevole, su cui ProgettoMondo Mlal è impegnata da più di 10 anni in vari paesi di Africa e America latina, e verrà propostoa ingresso gratuito il 22 maggio alle 21, nella sala cinema Moretta in piazzale Madonna di Moretta.
I pannelli della mostra protagonista anche della campagna “Io non mangio da solo”, avviata dalla nostra organizzazione proprio per coinvolgere il maggior numero di persone nel fare diventare contagioso l’impegno a non mangiare da soli, saranno invece inaugurati, con un aperitivo solidale, il 30 maggio alle 18 nella Galleria della Maddalena al civico 19/E di via Vittorio Emanuele II.
L'esposizione, anche con visite guidate, potrà essere apprezzata venerdì 31 maggio e sabato 1 giugno dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 19, dopo essere stata installata, dal 27 al 29 maggio nella scuola media Macrino, sezione staccata di Mussotto, in via Cesare Delpiano 5.

La festa è organizzata dal Servizio Stranieri, dall’Ufficio della Pace e dalla Consulta comunale del Volontariato del Comune di Alba insieme al Centro Servizi Volontariato “Società Solidale” e con il contributo dell’Associazione Ampelos di Alba e di tanti Enti e realtà associative del territorio albese, che da anni hanno aperto le loro porte per lanciare ponti multietnici e contribuire a costruire una società variegata in cui ciascuno dona qualcosa delle proprie origini e accoglie qualcosa dalla gente che abita dove sta mettendo nuove radici e costruendosi una nuova vita. Alle 21 del 30 maggio Macramé proporrà infatti una serata pubblica su “Storie di Migrazione tra distacchi e nuovi percorsi di vita”.  L’incontro si propone di far conoscere le riflessioni emerse dall’attività promossa tra marzo e aprile 2013 da una serie di associazioni per approfondire il tema delle migrazioni e del distacco.

Sabato 1 giugno la manifestazione prosegue in piazza Savona con laboratori, stand e mostre a partire della 16, compresa la lettura animata del foto racconto “Un giorno con Melita”, realizzato da ProgettoMondo Mlal per fare voce alla piccola bambina del Guatemala che insegna a fare i conti con il diritto al cibo.
L'iniziativa interculturale si concluderà il 2 giugno con la Festa della Repubblica che ripudia la guerra e una camminata fino a piazza Risorgimento con musica e animazione, promossa dall’Ufficio della Pace del Comune di Alba.

Scarica la locandina del festival: clicca qui

venerdì 26 aprile 2013

Turismo Responsabile in Marocco. La nuova sfida di ProgettoMondo Mlal

(Paola Sartori - ProgettoMondo Mlal Marocco) - L’èquipe di ProgettoMondo Mlal Marocco si è lanciata in una nuova attività. Per promuovere uno sviluppo sostenibile, per permettere di conoscere i mille volti del Marocco e per dar visibilità alle attività di ProgettoMondo Mlal nel paese, l’associazione ha dato avvio a un nuovo progetto di Turismo Responsabile.
È nato così un pacchetto turistico a prezzo sostenibile, rivolto a classi, gruppi di giovani, scout e a chiunque sia interessato. Il viaggio alterna momenti di turismo a giornate dedicate alla conoscenza delle attività di ProgettoMondo Mlal in Marocco. Visitando le mediateche del progetto “Bambini in Vaggio” si ha l’occasione di incontrare i ragazzi che partecipano alle attività, in un momento di condivisione e di scambio di idee sull’immigrazione e sui rapporti tra Italia e Marocco. Tramite invece il progetto “La Forza delle donne” ci si immerge a pieno nella situazione dei diritti umani e dei diritti delle donne in Marocco.
I primi ad aderire entusiasti a questa nuova iniziativa sono stati i ragazzi della 5F del Liceo Scientifico Gobetti Segre di Torino. Accompagnati dai loro professori sono partiti dall’Italia per raggiungere Casablanca. Da qui hanno iniziato un viaggio che li ha portati alla scoperta del paese visitando Marrakech, le cascate d’Ouzoud, Beni Mellal, Casablanca, Rabat e incontrando le nostre due equipe e i nostri partners e benificiari locali.

La parola passa a loro che ci raccontano organizzazione e mete del viaggio

(Giulia) - Il viaggio in Marocco è nato con ProgettoMondo Mlal, organizzazione no profit di cui fa parte il nostro professore Giuseppe Cocco. Non si tratta quindi del classico viaggio di istruzione che si limita alla visita di una città o un paese, ma di un viaggio improntato sulla conoscenza, oltre che di usi e costumi marocchini, anche delle problematiche che ci sono in questa terra nordafricana.
L’organizzazione di pernottamenti in alberghi, luoghi di ristoro, e delle attività turistiche e di scambio culturale è stata a carico di Paola, giovane rappresentante sia di Progettomondo Mlal che del programma di cooperazione da noi visitato, “La forza delle donne”.
Per noi ragazzi è stato sicuramente un viaggio ricco di sorprese, e già dall’inizio siamo stati entusiasti! Ovviamente le nostre conoscenze sul Marocco prima di partire erano scarse, avevamo molti pregiudizi e preconcetti. Vedevamo solo un paese più arretrato rispetto a noi, chiuso sia culturalmente che sotto il profilo religioso, non avremmo mai pensato che in realtà le differenze tra noi e loro non fossero poi così grandi. Fortunatamente il professore Cocco ha speso alcune (parecchie) delle sue ore per introdurci nel clima marocchino e per farci capire la diversa realtà che stavamo per affrontare.
Dopo che la nostra cara Paola ha pianificato le mete e i giorni di visita, noi ragazzi abbiamo fatto delle piccole ricerche su ogni città che avremmo poi visitato e sulle sue principali attrazioni, rilegandole tutte insieme in una mini guida turistica che ci è rimasta ancora oggi come ricordo insieme ai miliardi di foto scattate.
Il costo dell’intera gita non è stato eccessivo considerato tutto quello che siamo riusciti a vedere e tutto quello che abbiamo imparato, inoltre ciò che abbiamo pagato all’inizio comprendeva tutto… tranne ovviamente i souvenir!

(Irene) - Il 12 marzo nel pomeriggio abbiamo avuto l'incontro con alcune donne che fanno parte del progetto La forza delle donne. Si tratta di un programma di ProgettoMondo Mlal che ha il compito di rafforzare il ruolo e il peso delle organizzazione femminili nella società civile marocchina, così da accrescerne la partecipazione nella difesa dei diritti delle donne. Parlando con queste marocchine scopriamo una triste realtà: l'82% delle donne è vittima di violenza in casa e il 50% delle giovani non sposate sono oggetto di violenza coniugale. I dati arrivano dai centri antiviolenza grazie alle denunce fatte, ma pensando a tutta la "violenza nascosta" questi dati spaventano ancora di più.
L'associazione si è occupata delle attività di formazione sulle tecniche d'ascolto e i principi base del nuovo codice di famiglia di alcune operatrici che gestiscono associazioni locali. In questo modo le formatrici si sono trasformate in vere e proprie ascoltatrici depositarie di violenze subite in silenzio. I corsi di formazione di queste donne hanno un triplice scopo: prima di tutto quello di proteggere le formatrici dalla carica emozionale di tanta violenza attraverso la presa di coscienza del loro ruolo di "ascolto" e dei loro limiti; quindi l’acquisizione di competenze di "ascolto attivo" che permetta loro un migliore approccio alla violenza; e infine arrivare a creare un numero sempre maggiore di questi centri.
Si tratta di realtà in cui si promuove l'alfabetizzazione delle donne per far loro conoscere i propri diritti e per avvicinarle alla politica.
Abbiamo poi visitato una cooperativa di sole donne, aiutata dalla progetto. Al suo interno c'è anche una sorta di ristorante, dove ci hanno cucinato un cuscus buonissimo, seguito da gustosi dolcetti tipici. Parlando con alcune di queste donne abbiamo capito quanto sia inusuale e difficile mantenere la loro attività e ci hanno spiegato che borsette, sciarpe e i vari prodotti che espongono, sono tutti fabbricati esclusivamente da donne. Questa cooperativa è davvero importante, perché rappresenta la voglia di lottare delle marocchine per la propria indipendenza sia economica che di opinione e pensiero.
Abbiamo vissuto un’ esperienza che ci ha fatto capire quanto sia importante la parità di opportunità tra le donne e gli uomini in Italia, e quanto queste associazioni possano fare per cercare di raggiungere anche un'uguaglianza concreta, e non solo teorica, tra uomo e donna.

Francesca) - La parola chiave del fenomeno migratorio è “responsabile”. Dal momento che la migrazione interessa gran parte del Marocco, ProgettoMondo Mlal si è occupato di aprire delle mediateche nel paese magrebino: spazi ricreativi per i ragazzi, in cui vengono proposte diverse attività, dal teatro alla pittura. Qui, gli educatori si occupano anche d'informare i giovani marocchini che intendono emigrare di eventuali rischi e problemi e, prima di tutto, li invitano a non affidarsi a organizzazioni criminali. L'obiettivo è quello di responsabilizzare i ragazzi ma allo stesso tempo fornire loro i mezzi per sopravvivere nel paese di appartenenza, evitando quindi di partire. Insomma, si punta a cercare di sviluppare le loro attitudini perché possano svolgere in futuro un lavoro.
Il progetto sembra strutturato molto bene e credo sia un'opportunità importante per i ragazzi, soprattutto nei paesi più piccoli dove magari sono minori le possibilità d'informazione. È stato fondamentale, per comprendere meglio la vita dei giovani in Marocco, l'incontro con i ragazzi di una scuola di Beni Mellal. Nella mediateca che ci ha accolti erano infatti affisse alle pareti poesie e disegni dei ragazzi, e grazie all'incontro alcuni pregiudizi sono stati sfatati.
Ad esempio ero convinta che la maggior parte delle ragazze portasse il velo e invece con mia grande sorpresa all'incirca la metà delle ragazze aveva il capo scoperto. Poi pensavo che la vita dei giovani fosse molto più sotto il controllo della famiglia e invece erano i ragazzi stessi che ci tenevano a precisare che loro sono esattamente come noi: usano Facebook, gli smartphones, escono con gli amici… Solo alcuni di loro sono molto più attaccati alle tradizioni e, per esempio, rispettano le cinque preghiere della giornata e le ragazze più tradizionaliste portano il velo. Ciò che inoltre mi ha colpito è il rapporto tra i giovani e la religione: i ragazzi che hanno parlato con noi (almeno la maggior parte) hanno mostrato un certo distaccamento dalla fede che si può vedere chiaramente dal fatto che non rispettano le ore di preghiera. Un altro elemento di sorpresa è stato l'abbigliamento: mi aspettavo di trovare ragazzi e ragazze in abiti tipici invece quasi tutti portavano maglietta e jeans. L'incontro diretto con i giovani mi ha fatto capire come si stia evolvendo anche la società marocchina: il cambiamento parte proprio dai più giovani che cercano di avvicinarsi di più alla società occidentale.