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lunedì 27 ottobre 2014

Verona festeggia i 30 anni dei Senza Terra in Brasile

I 30 anni dei Senza Terra in Brasile diventano spunto per parlare di giustizia. Di quella giustizia che, come proclama il titolo dell’incontro fissato per venerdì 31 ottobre al Centro unitario missionario (Cum) in via Seminario a San Massimo, “deve essere di questo mondo”.
L’appuntamento, organizzato dall'Editrice Missionaria Italiana in collaborazione con il Centro Missionario di Verona, la rivista ComboniFem, l’associazione MLAL, Rete Radié Resh e il Centro Unitario Missionario di Verona con inizio alle 20.45, avrà per protagonista il leader stesso del Movimento Sem Terra, João Pedro Stédile, eccezionalmente a Verona per dare voce al movimento contadino nato nel 1984, dalle occupazioni di terra nel sud del Brasile. Coordina la serata il teologo Marco Dal Corso.
L’occasione è offerta dall’uscita del libro “La lunga marcia dei Senza Terra”, scritto a tre mani da Claudia Fanti, Marinella Correggia, Serena Romagnoli e pubblicato da EMI, per raccontare la prima storia del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, nato 30 anni fa in Brasile per coordinare le lotte dei contadini schiacciati dai latifondisti. Il Movimento ha creato una vera e propria nuova cultura popolare, grazie anche all'alleanza con la "Pastorale della terra" della chiesa brasiliana, con le comunità di base, i vescovi e i teologi della liberazione, ed è oggi presente in 24 stati del Paese, coinvolgendo un milione e mezzo di persone.
La figura di Stédile è particolare e rilevante. Il coordinatore del Movimento è nato a Rio Grande del Sud da piccoli agricoltori di origine italiana, le cui famiglie erano emigrate dal Veneto e dal Trentino Alto Adige. Fin da ragazzo si è legato alla Commissione Pastorale della Terra, dove è iniziato il suo lavoro a favore dei contadini senza terra, che ancora oggi è più vivo che mai.

martedì 8 aprile 2014

Carnevale, oltre la musica

Mescolare i ritmi, le musiche, le culture, i balli, i colori della pelle, le parole, le canzoni e gli idiomi: è questo che siamo riusciti a fare a Salvador de Bahia con i nostri amici italiani e gli alunni brasiliani del progetto di scuola di percussioni. Tutto questo, durante le prove in favela in una vecchia stanza, alla Casa Encantada e nel Carnevale più musicale del mondo, all’interno delle sfilate.
Credo sia sorprendente per un maestro di tromba trovarsi a suonare con un gruppo di 15 ragazzi con solo strumenti percussivi, ovvero si trova addirittura un’orchestra di tamburi a disposizione.
Arricchente l’esperienza naturalmente anche per i ragazzi di periferia che si ritrovano a cospetto di un maestro di musica che fa cantare la tromba divinamente.
Unire, e far suonare insieme, musicisti di Paesi diversi, grazie al linguaggio della musica, è sempre entusiasmante.
Per l’aspetto tecnico abbiamo dimostrato che la musica classica può incontrare le percussioni, con Bolero in Samba Reggae e Ave Maria in Samba. Brani al ritmo cubano o reggae dalla Giamaica, e addirittura l’inno nazionale del Brasile suonato con strumento a fiato e rullo di tamburi.
Tutto questo è possibile quando si sogna e perché nutriamo davvero la speranza (e una vena di follia) nel credere a un progetto così ambizioso. E anche perché prima di essere artisti e musicisti siamo educatori.
Grazie alla caparbietà di Don Gennaro, parroco coraggioso di San Vito Chietino, ormai partner fedele di Casa Encantada, che stimola lo scambio tra scuole di musica italiana e brasiliana, e sostiene per la quinta volta il progetto Casa Encantada nel suo lavoro di promozione di un nuovo modo di fare turismo, un turismo responsabile.
Grazie alla disponibilità e umiltà del maestro Tiziano, che con un’iniziale timidezza dovuta allo stile più consono del Conservatorio, sciolta poi con il passar dei giorni, si è lasciato trasportare nelle viuzze del centro storico, sfilando nel carnevale assieme ai ragazzi, con il pubblico che lo guardava e ascoltava gustando tutto intero il momento magico.
Non è solo bravo a suonare, il maestro Tiziano è sensibile e attento a insegnare alcune note anche a una bimba di 10 anni, conquistandola con la tromba.
Grazie anche al maestro Nomio, che da vero artista trova sempre tempo e spazio per gli altri, che tiene sempre aperta la porta a nuove avventure musicali e, nonostante questo comporti sacrifici e ostacoli da scavalcare, mantiene sempre il sorriso tra le labbra.
Grazie anche a Casa Encantada, che crede fermamente nella diversità come ricchezza. Che assieme agli amici italiani riesce a togliere dalla strada i ragazzi per disarmarli nel vero senso della parola, sostituendo dunque con la pistola le bacchette del tamburo.
Grazie a queste esperienze possiamo affermare che con l’iniziativa Cepam-Black Afro, organizzata con ragazzi afrodiscendenti di periferia e le loro percussioni, si può andare oltre la musica. Non basta imparare il ritmo, bisogna rispettarsi e imparare le regole e attuare così i comuni valori universali.
Dobbiamo insegnare loro ad esprimersi e valorizzarsi, per diventare professionisti nel mondo della musica e buoni cittadini.
Il nostro progetto, infatti, può definirsi come socio-professionale perché, di fatto, offre una scuola di ritmi percussivi ai ragazzi di favela ma anche un possibile sbocco come professionisti nel carnevale e nelle varie esibizioni.
Noi mettiamo disponibilità, esperienza, fondi e tempo, ma spetta a loro cogliere l’opportunità. Dal canto nostro, poi, i frutti che cogliamo con il passare degli anni sono ciò che terrà viva la passione.

Loris Campana
Casa Encantada
ProgettoMondo Mlal Brasile


martedì 1 aprile 2014

Ritmi afrobrasiliani: Tournee Casa Encantada

Dal 21 aprile al 12 giugno tornano in Italia gli Axe Lata con i ritmi afrobrasiliani per grandi e piccini. Soprattutto piccini. L’equipe di Salvador, guidata dai nostri cooperanti di Casa Encantada, Loris e Maria, porteranno infatti nelle scuole di ogni grado (dalla materna alle Superiori di secondo grado) laboratori di percussioni e danza promossi dal maestro Nomio. La tournee 2014 ha un fitto programma: partirà il 21 aprile da Livigno (Sondrio) per poi proseguire tra Vigonza (Padova), Vicenza e provincia, Belluno, Bergamo, Crema, Codognè (Treviso), Piacenza, Puegnago (Brescia) e San Vito Chietino (Chieti), per incontrare scolaresche, famiglie, giovani dei centri di aggregazione, parrocchie e gruppi di volontari ProgettoMondo Mlal. Il tema educativo e musicale per i laboratori/ spettacoli di quest’anno sarà: "La ricchezza della diversità".
La diversità comporta pazienza, difficoltà, tolleranza. Ma se si guarda la realtà come un "bicchiere mezzo pieno" -come ci insegnano i brasiliani- allora è possibile conviverci e apprezzarla. Allora ci si diverte a mescolare vari “ingredienti”, con fantasia e allegria.
La diversità è nei tratti tipici della terra brasiliana, come nella “fejoada (piatto tradizionale), che ha un moltissimi ingredienti mescolati insieme, nel sincretismo tra cattolici e animisti che possiamo notare spessissimo nelle espressioni di fede dei bahiani, o nella composizione stessa del popolo brasiliano fatto di persone di origine indios, portoghese e africana.

Ecco allora che la proposta educativa e musicale prende spunto da tre tipi di danza e musica brasiliani, diversi tra loro ma tutti e tre espressione della cultura e anima brasiliana.
  • L'indio ci insegna il rispetto della Madre Terra, e quindi verrà proposta (preferibilmente per le classi 1° e 2° elementare) attraverso una danza con canto indio-brasiliano, accompagnata da suoni e ritmi di percussioni create con l'utilizzo di lattine, barattoli e bottiglie PET e dei semi o sassolini. Potrà essere fatto costruire agli alunni lo strumento che suoneranno ballando e cantando l'inno all'Amazzonia.
  • Sarà poi fatta ballare (preferibilmente alle classi 3° elementare) una danza afro con il samba reggae di Salvador e con le sue origini africane.
  • Inoltre (preferibilmente alle 4 e 5 elementare) verrà insegnata la danza-lotta Maculelè, che trae origine sempre dagli schiavi africani. Con due bastoni di 50 cm in bambù, o di un manico di scopa, si può imparare l'antica danza lotta e costruirsi il proprio costume.
  • Si riprodurranno, come in passato, ritmi percussivi tipici della musica di Bahia anche costruendo strumenti con materiale riciclato.
  • Si potrà ballare tutti assieme la musica nordestina, con il più famoso Forrò che verrà velocemente insegnato a tutti (ad alunni, insegnanti e genitori). Il personaggio con il cappello nella maglietta rappresenta il sertanejo del Sertao, zona semi-arida, con i suoi personaggi, la sua storia e la sua resistenza. Saranno perciò sufficienti un cappello di paglia per i ragazzi e le treccine per le ragazze.
La proposta, ben articolata per fasce di età e molto educativa, sarà adattata a seconda delle esigenze delle scuole, del tempo a disposizione e del numero di alunni coinvolti.

Link al programma

giovedì 19 dicembre 2013

Brasile: Due spari paralizzano il Giorno della Coscienza Negra

Era tutto pronto: percussioni, amplificatori, ragazzi schierati per celebrare il giorno della Coscienza Negra... Quando a un tratto, ecco due spari!
L'intento di noi operatori di Casa Encantada era di riunire una quarantina di giovani percussionisti della periferia di Salvador, perché si esibissero nella piazza principale del quartiere, mostrando alla gente il progetto sociale a cui partecipano, suonando, cantando, ballando la cultura afro-brasiliana.
Abbiamo investito una discreta somma per il noleggio di un grande amplificatore, per il pasto dei ragazzi e il costo del trasporto. E anche alcune mamme erano presenti per valorizzare l’evento con alcuni simpatizzanti.
Ma a un tratto, alcuni minuti prima dell’esibizione, sentiamo gli spari.
Rimaniamo immobili guardando le persone che scappano, e dopo alcuni secondi di terrore vediamo per terra un uomo.
La folla comincia ad avvicinarsi per vedere cos’è successo: un corpo senza vita, un giovane uomo, colpito alla nuca con due colpi di pistola in pieno giorno, sotto gli occhi di una folla di passanti.
Sembra proprio un’esecuzione, una regolazione di conti, l’assassino si allontana senza correre e si mimetizza tra la gente fino a sparire nei labirinti della favela.
Mandiamo a casa i ragazzi e ricarichiamo gli strumenti, siamo afflitti, impauriti, e scioccati.
I ragazzi vogliono suonare solo un po', ci dicono che fa parte del sistema, sono abituati, ma noi ci rifiutiamo, non se ne parla, non si suona, non ci si esibisce in un momento di morte tanto violenta.
Bisogna resistere perchè questi giovani non lascino le percussioni per entrare nel traffico della droga, abituandosi alla violenta realtà per sopravvivere. E noi vogliamo prendere le distanze da tutto ciò.
Qualche ragazzetto, dopo aver visto il malcapitato senza vita, se ne torna a casa quasi sorridendo, pensando che avrà qualcosa di importante da raccontare ai suoi amici o pensando che questo momento prima o poi con quel tipo doveva arrivare.
I parenti della vittima nel riconoscerlo si inginocchiano e piangono gridando disperati.
Il cadavere viene portato via dopo un’ora, e rimane una pozza di sangue.
Rientro a Casa Encantada sconcertato, mi ci vogliono alcuni giorni per decantare il fatto. Penso alla mia famiglia, al nostro futuro, al progetto che portiamo avanti.
Brasile: caldo e mare, calcio e samba, sembra un paradiso. Ma se si vuole convivere con la periferia e aiutare i giovani, e non solo fare turismo, bisogna rischiare, bisogna crederci.
Ongni anno in Brasile muoiono 47.000 giovani tra i 18 e i 29, uccisi da armi da fuoco.
I giornali, la radio, la televisione e soprattutto i racconti quotidiani testimoniano questi tragici dati.
Scappare e nascondersi non serve, abituarsi è pericoloso, si cerca di imparare a conviverci.
Il nonno di Roberto Saviano gli raccontava una leggenda ebraica che diceva: per ogni generazione ci sono 36 Giusti, loro non sanno di esserlo e nessuno sa chi sono. Ma quando il male sembra prevalere, loro si oppongono.

Loris Campana
equipe Casa Encantada
ProgettoMondo Mlal Brasile

venerdì 29 novembre 2013

Un viaggio fotografico nel Brasile di Casa Encantada

Siamo state in Brasile a settembre di quest’anno, a Salvador de Bahia, la capitale dello stato di Bahia. Viaggiamo spesso in maniera indipendente, ma per un’esperienza dall’altra parte del mondo, questa volta ci siamo affidate a una proposta di turismo responsabile e siamo state ospiti per 17 giorni nella Casa Encantada di ProgettoMondo Mlal, gestita da Maria e Loris.
Prima di partire abbiamo scelto di trascorrere l’intero periodo che avevamo a disposizione a Salvador e dintorni senza spostarci nelle altre città piu o meno famose del Brasile in modo da poter conoscere questa città e questa cultura in maniera approfondita e non soltanto affidandoci alle classiche visite fugaci nei luoghi più turistici.
Il Brasile è un paese dalle mille sfumature di colori, suoni, profumi e sapori ma anche un mondo colmo di tradizioni e culture differenti e paesaggi diversi. È un luogo dove abbiamo deciso di entrare in punta di piedi e nel modo piu genuino possibile. Per fare ciò ci siamo affidati alla professionalità e alla gentilezza di Loris e Maria che ci hanno ospitate alla Casa Encantada. Padroni di casa che vivono a Salvador ormai da più di 10 anni, brasiliani di adozione che si occupano di seguire da vicino i vari progetti che abbiamo visitato nel corso della nostra permanenza.
Per la nostra vacanza a Salvador, le guide Loris e Maria ci hanno proposto diverse uscite accompagnate per conoscere la città e dintorni e per visitare i progetti per cui lavorano. Con loro abbiamo trascorso la prima settimana, per il resto del tempo siamo rimaste indipendenti ma sempre potendo contare sulle informazioni soprattutto di Maria, efficiente e precisa su come raggiungere qualsiasi punto della città e soprattutto non dimenticheremo facilmente le sue buonissime colazioni a base di frutta, torte, marmellate e ovviamente cafezinho! Grazie a Maria abbiamo sempre iniziato le giornate bahiane con gusto.
Le proposte di escursioni conprendevano la visita alla città di Salvador dove Loris è stato la nostra guida, dal centro storico al Mercato Modelo, il mercato centrale molto turistico, dai barettini caratteristici dove abbiamo pranzato ovviamente cucina bahiana, all’escursione alla bellissima isola di Itaparica passando per i banchi della Feria di Sao Joaquim, un luogo questo che è rimasto nella nostra memoria per la sua atmosfera di mercato di quartiere dove tra gli spazi stretti tra un banco di carni e uno di havaianas si possono incontrare innumerevoli tipi di frutta ma anche carne e oggetti vari, strumenti musicali fatti a mano e ... la signora bahiana che passa tra la gente con un termos caldo e sorridendo a tutti vende bicchierini di cafezihno!
Con Loris abbiamo avuto anche il nostro primo incontro con il famoso Pelorinho (dove siamo poi tornate in maniera indipendente con gli autobus di città). Di sera abbiamo trovato un’atmosfera di musica e percussioni che è tipica di Salvador, ma è di giorno che ci si rende conto da quanti colori si è circondati..non fosse altro che per le facciate color pastello e i milioni di nastrini legati all’esterno e all’interno della chiesa del Bonfim.
Ma il pelorinho non è solo colori e musica, la collina di Salvador è prima di tutto il ricordo della schiavitù, la parola Pelorihno indica infatti la colonna dove venivano pubblicamente puniti gli schiavi nel periodo della tratta di uomini dall'Africa.
Con Loris abbiamo conosciuto il Pelorinho sotto vari punti di vista: quello turistico con la visita nelle botteghe più interessanti, quello artistico/culturale con la visita alle numerose chiese portoghesi del centro e da un punto di vista musicale, con il concerto di Jeronimo, uno dei personaggiu più importanti dell'ambiente musicale della città e protagonista in una location imperdibile: la ripida scalinata di una delle chiese del centro che fa da platea al colorito gruppo di musicisti disposti in fondo alla scalinata! inutile dire che il divertimento è assicurato!
Per chi ama Jorge Amado, in cima al Pelorinho c'è la Fundacao Jorge Amado, un museo a lui dedicato, e di fianco alla grande casa azzurra che ospita il museo c'è il numero 68 di rua Pelorinho, la palazzina dove è ambientato il romanzo “Sudore” dello stessso Amado.
Dopo il primo incontro con la città, abbiamo avuto il piacere di partecipare e conoscere da vicino le attività che caratterizzano i progetti a cui Maria e Loris si dedicano da anni. In tre giorni abbiamo conosciuto 3 realtà, il progetto musicale, il progetto scolastico e il progetto agricolo.
Nomino è in percussionista bahiano con esperienze di lavoro anche in Europa ma qualche anno fa gli è stata data la possibilità di diventare educatore e adesso insieme a Loris si dedica al progetto di laboratorio di percussioni nel quartiere Uruguay.
Abbiamo conosciuto Nomino e i suoi ragazzi, un bel gruppo che ha deciso di abbandonare il disagio della strada e con l'aiuto e il supporto dell'educatore e di Casa Encantada sta cercando di trovare nella musica una alternativa di vita. Ballerini cantanti e percussionisti che accolgono gli ospiti in una semplice stanza dove puoi farti trascinare dalla loro musica.
La struttura Casa do Sol è invece una scuola gestita da volontari che si occupano di bambini e ragazzi dai 3 ai 12 anni i quali vivono quotidianamente situazioni di disagio sociale sia in casa che in strada in quanto abitano in quartieri dove le uniche attività possibili sono legate alla droga e alla malavita. Alla Casa do Sol vengono date altre possibilità di crescita e convivenza sociale.
Un altro progetto che ci ha fatto molto piacere visitare è legato alla storia di una comunità rurale e la riforma agraria in Brasile. Le famiglie del Movimento Sem Terra e il suo portavoce ci hanno accolto nel loro mondo, mostrandoci come la natura e il contatto con essa è ancora molto importante nella vita dell'uomo e per la vita dell'uomo. Al'interno della comunità ci sono anche esempi esemplari di come un viaggiatore che passa da Casa Encantada possa dare il proprio contributo alla crescita e allo sviluppo dei progetti che visita: un esempio su tutti è la pompa dell'acqua che la comunità ha ricevuto da un'azienda italiana. Un aiuto che ha cambiato in meglio la quotidianità delle famiglie. La comunità che abbiamo conosciuto si trova a pochi chilometri da Santo Amaro (che abbiamo visitato con Loris), la città di Caetano Veloso e Maria Bethania.
Per chi ama gli animali e in particolare le tartarughe marine, a qualche decina di km da Salvador c'è un centro chiamato Tamar che si occupa del recupero e della cura delle principali razze di tartarughe marine. L'interesse di Loris per tutto ciò che è natura ci ha portate a visitare il Progetto Tamar. La visita si è rivelata un piacevole studio su come vengono protette queste bellissime specie animali in America Latina e in particolare in Brasile ed è stato interessante poterle vedere da vicino.
La nostra esperienza a Casa Encantada è stata decisamente positiva, è stato come andare a trovare una coppia di amici che vive lì da tempo e questo ci ha permesso di vedere Salvador sotto vari punti di vista, non soltanto quello classico del turista alla ricerca di souvenir.
Esperienza da consigliare a qualsiasi tipo di viaggiatore, a chiunque abbia intenzione di fare un viaggio all’insegna del contatto vero con il Brasile e la cultura Bahiana, nel rispetto del luogo e della popolazione che ospita e lasciandosi guidare da chi Salvador la conosce ormai molto bene e si dedica con passione al proprio lavoro.




Alessia Di Bartolomeo
grawphotos.wix.com/photos

martedì 30 luglio 2013

Brasile, ci possiamo credere?

Rio de Janeiro - La manifestazione convocata dai sindacati l’11 luglio scorso può essere considerata un fiasco. Non è riuscita cioè a mobilitare la popolazione come era riuscito invece agli studenti qualche settimane fa, e addirittura, in alcuni stati, i sindacati sono stati accusati di avere sovvenzionato la partecipazione pagando le persone.
Ciò che accade ora è che tutte le categorie fino a oggi volontariamente escluse dai manifestanti, e cioè politici, sindacati, partiti e associazioni similari, stanno tentando inutilmente di replicare l’effetto delle prime manifestazioni che hanno avuto tanto successo di pubblico e con le quali la popolazione brasiliana si è pienamente identificata. E in effetti, non aderire alla convocazione dei sindacati è un segnale indiscutibile, che equivale a una ripulsa dello status quo politico e sociale costituito, in cui il sistema di corruzione prospera e invece di tentare di comprendere la voce legittima che viene dalle piazze, e di rispondere in maniera adeguata, si limita al goffo tentativo di cooptare i movimenti in favore di se stessi per conservare, comunque, potere e privilegio.
Inoltre, la grande vittoria, ottenuta con la conservazione delle tariffe dei trasporti originali, ha di fatto rafforzato nei manifestanti la consapevolezza del potere naturale del popolo e l’idea che i politici e i governanti si sentano pressati nel dare delle risposte alla società.
I media informano infatti che la pressione popolare ha influito anche sul lavoro del Congresso Nazionale, facendo sì che venissero votate, molto più rapidamente che in passato, decine di proposte. Un dato che potrebbe essere definito un'ulteriore vittoria della Primavera brasiliana se non fosse che, tali proposte, hanno però anche un sapore preoccupante perché rischiano di alimentare il problema dei conti pubblici. In questo caso, infatti, il Congresso sta dimostrando come i parlamentari brasiliani non siano preparati al ruolo per il quale sono stati eletti e parallelamente rafforza la sfiducia del popolo.
Un altro dato interessante è che il Tribunale dei Conti del Comune di Rio de Janeiro, 22 giorni dopo aver chiuso un’indagine sulle aziende di autobus in città, ha cambiato idea e ha deciso di estendere l’inchiesta alle 43 aziende che fanno parte dei gruppi che di fatto controllano i trasporti in generale.
Mentre accade tutto ciò, e in assenza di risposte che soddisfino le richieste popolari, la popolarità della presidente Dilma Roussef è scesa vertiginosamente dal 57% a 30%, e João Santana, responsabile per la sua immagine, avrebbe commentato solo che "il calo di gradimento rimane comunque maggiore del punto più basso di Lula (28%) e di FHC (13%)". Gli si può credere?
Dopo la recente manifestazione contro il governatore di Rio de Janeiro, occasione in cui, in contrasto con il movimento popolare pacifico, si sono verificati diversi atti di vandalismo senza che la polizia reagisse adeguatamente per contenere la violenza e per garantire la sicurezza della popolazione, si impongono alcune riflessioni.
La principale riflessione è che potere pubblico, opinion leader, partiti politici, istituti di ricerca ed esperti vari, non abbiano fornito delle risposte utili a spiegare il fenomeno sociale che, dal giugno scorso, caratterizza il nostro Paese. E questo, anche a noi semplici cittadini, provoca molta perplessità!
Basterebbe che leggessero i contenuti dei cartelloni di cartone improvvisati in cui la gente chiede o denuncia qualcosa, stabilire le priorità, ordinare i ricorsi finanziari, moralizzare ciò che ha bisogno di essere moralizzato nella scena politica nazionale. In altre parole: riorganizzare la Casa comune, fare pulizia, buttare fuori quello che non serve più, mettere in prigione chi ruba il danaro pubblico e chi ogni giorno depreda i negozi durante le manifestazioni.
In una nota della sua rubrica su “O Globo” (21/07/13), il giornalista Ilmar Franco informa che "gli strateghi politici del Planalto, cioè, del governo, e del PT (Partito dei Lavoratori) sono alle prese con un bilancio dettagliato sulle manifestazioni di queste settimane. E che, la principale conclusione a cui sarebbero arrivati, è che non c'è nessun leader, di opposizione o partito, capace di catalizzare e personificare la rivolta popolare. E che, proprio sulla base di questa considerazione, ritengono tutto sommato semplice, da parte della presidente Dilma, una ricomposizione sociale". Ma – ci chiediamo ancora- ci possiamo credere?
Tutto questo è molto nuovo per noi brasiliani. Speriamo almeno che serva a cambiare il Paese dalla testa ai piedi, e che queste manifestazioni possano costituire la pietra angolare per l’inizio di una nuova fase nella storia della Repubblica brasiliana.

Marisa Oliveira, giornalista freelance
ProgettoMondo Mlal Brasile

lunedì 29 luglio 2013

Brasile: "Il papa è tenero"

"Tenero". Con questo aggettivo che -per noi brasiliani- ha un'accezione molto affettuosa, una bambina ha descritto papa Francesco. E in effetti a tutti noi brasiliani il papa è apparso, soffice, simpatico, allegro, carismatico e, sopratutto, coerente con ciò che predica. Per due volte ha condiviso una scodella di mate (chimarrão) che qualcuno gli aveva offerto durante il passaggio per le vie. Questo ha causato non poco stupore. Ma condividire il mate è una prova indiscutibile di solidarietà e di fraternità. I contandini del Sud del Brazil (gaúchos) e della Argentina condividono il mate. È un gesto tipico di solidarietà e di compresione tra loro.
Così, baciando i piccoli bambini, sorridendo, essendo veramente vero, e dimostrando una preoccupazione sincera per "gli esclusi", papa Francesco ha trascinato 3 milioni di persone a Copacabana.
Tre milioni di persone (bambini, giovani, anziani, uomini e donne di età diverse) per le strade -e faceva freddo e pioveva- che hanno gridato forte il suo nome e che hanno fatto silenzio quando è stato necessario. Riconoscendo a più riprese che "questa è la gioventù del papa".
Qui in Brasile siamo tutti innamorati di Francesco. Siamo tutti innamorati di ciò che lui rappresenta, delle sue parole perfettamente in linea con i giorni attuali.
Come papa, Francesco, è stato acclamato da tutti, tutti i giorni, in tutti i momenti. Come diplomatico della Chiesa, si è presentato elegante ma, nello stesso tempo, forte e incisivo: ha invitato i politici a cambiare, a governare in favore del Bene comune. Così grande era la sua presenza che, nel mare di persone accorse a Copacabana, sembrava ci fosse soltanto lui.
Francesco ha invitato i giovani a participare attivamente alla politica, li ha spronati a non avere paura di caminare contro corrente, a non permettere di rimanere vittime delle droghe. Ha chiesto loro di essere autentici in tutti sensi!
Frei Betto, teologo e scrittore di chiara fama, ha commentato sul jornal O Globo (27/07/13): "È ora di aggiungere un po' d'acqua alla zuppa di fagioli" e dunque impegnarsi per le alternative possibili, nel solco di un'economia solidale e del "ben vivere" degli indigeni delle Ande, che poi equivale a seguire gli insegnamenti del Vangelo. Francesco non è un pastore che ordina e impone, ma colui che apre gli orizzonti e rende vivo l'entusiasmo. C'è qualcosa di nuovo – ha quindi concluso Betto- sulla nave di Pietro!"
Marisa Oliveira, giornalista freelance
ProgettoMondo Mlal Brasile


I comandamenti di Francesco
  • I governi dovrebbero preoccuparsi dei giovani e degli anziani. Non lasciarli al margine della società.
  • Il denaro non è la cosa più importante. Importante è come le società ne fanno uso. Solamente quando siamo capaci di condividere ci arricchiamo veramente, senza egoismo e individualismo.
  • Il futuro richiede una visione umanista dell'economia e della politica... evitando perciò che venga privilegiata solamente l'élite, sia sradicata la povertà e tutti abbiano sempre garantite dignità, fraternità, solidarietà.
  • Voi giovani, alla faccia della corruzione che cerca il proprio vantaggio invece del bene comune, non scoraggiatevi mai, non perdete la fiducia!
  • Il valore etico deve fare parte integrante della nostra società. Si tratta di una sfida storica.
  • Il campo della fede siamo noi stessi. Siamo cristiani autentici!
  • I cristiani devono giocare nella squadra di Gesù, in prima linea, con amore, solidarietà e fraternità.
  • La vita come un piatto di cibo, la fede è il sale o l'olio di oliva: metti fede, metti speranza, metti amore.
  • Siamo generosi: "Si può sempre mettere più acqua nella minestra.
  • Sulle manifestazionidi protesta: "È fondamentale il dialogo costruttivo. Tra la differenza egoista e la protesta violenta cerchiamo il dialogo. Il futuro richiede una riabilitazione della politica, che è un dei modi più nobili di carità."
  • Nessuno sforzo di pacificazione sarà duraturo se la società lascia ai suoi margini parte di se stessa.
  • Non è lasciando libero lo uso delle droghe che ne ridurremo la diffusione nè l'influenza della dipendenza chimica.
  • No alla violenza, si all'amore! Ma più Candelária. (ndr, massacro di 1993)
  • Lo stato laico favorisce la pacifica convivenza tra le diverse religioni, nel rispetto e nell'apprezzamento reciproco.
raccolte da Marisa Oliveira, giornalista freelance
ProgettoMondo Mlal Brasile

giovedì 25 luglio 2013

JUSTIÇA NOS TRILHOS Un workshop di fotografia sociale in Brasile

(Di Chaim Waibel) - Il nostro compito era documentare la vita, le persone e i contesti coinvolti nelle azioni del Movimento Sem Terra (MST), da anni impegnato in tutto il Brasile nella lotta per la giustizia sociale e per una vita dignitosa attraverso la redistribuzione della proprietà della terra (riforma agraria), l'esproprio dei latifondi improduttivi e l'occupazione delle terre incolte.
Riportare poi questa esperienza nei nostri contesti locali e nazionali, così come promuovere mostre o vendita di foto, attraverso cui raccogliere fondi da inviare al Movimento, oltre che occuparsi di diffondere informazioni e attività di sensibilizzazione, erano considerati a tutti gli effetti parte del compito.
Il mio percorso di avvicinamento alla fotografia sociale è pertanto iniziato con un forte senso di responsabilità rispetto a ciò che saremmo andati a fare.
Fresco di laurea triennale, il mio desiderio di nuove esperienze e conoscenze si è incrociato con la proposta di un viaggio nel Nordest del Brasile, negli stati di Pará e Maranhão, sotto la guida del fotografo Giulio di Meo. L’idea era potere approcciare insieme la fotografia e la cooperazione internazionale.
Justiça nos Trilhos è un progetto che da anni segue le comunità che vivono lungo i binari del treno della Vale, appartenenti anche al MST, che nel tempo hanno dato il via alla crescita e alla diffusione di una serie di attività industriali associate a questa multinazionale.
E questo era anche il titolo del workshop organizzato dall’ARCS (Arci Cultura e Sviluppo) e delle successive esposizioni fotografiche presentate in Italia. Il motivo del treno – e della Vale – e degli abitanti MST sono le direttrici lungo cui si è basato il nostro approccio alla fotografia sociale.
Quando si partecipa a un workshop l’intento è migliorare le proprie abilità e competenze. Ma nel caso della fotografia sociale la partecipazione a un workshop porta con sé un significato che va al di là dell’insegnamento, teorico e tecnico, di un normale corso di fotografia.
La fotografia sociale, in altre parole, non si limita alle metodologie dello scatto, a regole e pratiche inerenti all’occhio e alla macchina, ma costituisce un approccio alla fotografia più libero, diverso e unico rispetto ad altri generi, con un contatto tra chi scatta la foto e il soggetto, e che non si limita dunque alla fotografia in sé.
L'avventura era già cominciata alcune settimane prima della partenza, con un seminario a Roma durante il quale abbiamo avuto modo di conoscerci e di conoscere i partecipanti al nostro workshop.
Fin da principio era stato messo in chiaro che la partecipazione era intesa come una esperienza attiva di volontariato, ovvero un’esperienza meno consueta di un viaggio convenzionale ma importante per la crescita personale e culturale: un'esperienza da vivere come un vero e proprio lavoro.
Nel corso di questo viaggio abbiamo potuto conoscere la situazione del MST, ma ci siamo anche avvicinati alla problematica della Vale, entrando in contatto diretto con gli effetti devastanti della presenza indiscussa delle multinazionali, il cui potere sulla vita delle persone e dell'ambiente si intreccia, qui come altrove, con gli interessi locali e nazionali dei poteri forti.
Si è trattato di un viaggio intenso e a tratti faticoso, non tanto per gli spostamenti quanto per il continuo cambiamento di contesti, di persone e di esperienze. Un viaggio sicuramente da rifare per approfondire e meglio comprendere una situazione di per sé complessa e contradditoria, che questo primo viaggio ha già in qualche modo contribuito a farci conoscere.
Quella del “potere” è una chiave di lettura utile a comprendere il duplice percorso che questo workshop ha voluto offrire ai partecipanti. Il “potere” dei fazenderos deriva dalla mancanza in Brasile di una riforma agraria che tuteli i lavoratori agricoli e provveda a un'equa distribuzione della terra.
È stato calcolato che in Brasile ci sono circa 800 milioni di ettari di terra (600 milioni sono le terre coltivabili) e di queste solo 200 milioni sono pubblici
, il resto è in mano ai privati, ovvero circa l’1% dei proprietari terrieri possiede 1/3 del territorio disponibile nel Paese. Privati che mantengono queste terre a fini speculativi e congelano i fondi mantenendoli improduttivi, privati che abitano in Florida o California, multinazionali che con l’agricoltura hanno poco a che fare. Ciò significa che, a discapito dei quasi 4 milioni di persone, oggi prive di terra e di forme di sussistenza, il Brasile, pur di non perdere l’aureola di potenza economica emergente, non è disposto a concedere una riforma agraria che metta al primo posto le necessità vitali delle persone e non il potere e il denaro.
Il MST si pone nel solco della denuncia di Paulo Freire sulla “cultura del silenzio” che condiziona gli oppressi rendendoli involontariamente complici dei loro oppressori, ed evidenzia l’importanza di una loro coscientizzazione attraverso l'educazione popolare e l'impegno politico. Insieme ai Missionari Comboniani, gli attivisti dell’MST si spostano tra i villaggi per informare, coinvolgere e rendere coscienti dei loro diritti popolazioni che per anni hanno dovuto subire il potere dei fazenderos con l'accondiscendente complicità delle forze dell'ordine e delle istanze politico-istituzionali del Paese.
Il compito del Movimento Sem Terra è appunto rivendicare i diritti di queste persone, lavorando all’interno stesso della comunità, per arrivare alle mobilitazioni e ai tentativi di dialogo con i poteri istituzionali.
Un dialogo spesso reso macchinoso proprio da quelle istanze pubbliche che più dovrebbero difendere gli interessi dei più deboli.
Se la mancanza di una riforma agraria ha dato il via al movimento sociale dell’MST, e su questo aspetto si è focalizzato il workshop, il nostro itinerario seguiva però anche un’altra direzione, ovvero quella legata al fenomeno dell’inurbamento per conto della multinazionale la Vale (Companhia Vale do Rio Doce) di aree un tempo ricoperte dalla foresta Amazzonica.
Negli Stati che abbiamo visitato, nel 1985 questa compagnia ha dato inizio ai suoi interventi con l’esplorazione delle miniere del Carajás nello Stato del Pará. La necessità di esportare il ferro via mare nel resto del mondo ha fatto sì che venisse costruita una ferrovia, che da quello che era il cuore della foresta Amazzonica arrivasse a São Luís, capitale del Maranhão: 892 chilometri, 3.2 chilometri di vagoni per un totale di 340 vagoni, fanno di questo treno una minaccia costante alla vita di tutte quelle migliaia di persone che si sono trasferite negli anni per cercare lavoro nella miniera.
Si è verificato perciò uno spostamento di popolazioni dalla capitale São Luís verso l’interno del Brasile con la prospettiva di lavoro e speranza per decine di migliaia di persone. Utilizzando lo stesso "treno del ferro", queste persone hanno iniziato a spostarsi in massa, superando l’offerta di lavoro della miniera che nel frattempo aveva già accolto circa 8.000 persone. È successo quindi che persone che avevano impegnato gli ultimi risparmi per prendere quel treno si siano ritrovate senza alcuna risorsa e nella necessità di ricominciare una vita dal nulla.
Lungo i binari del treno sono così sorte piccole comunità di famiglie che hanno iniziato a coltivare la terra, la stessa terra di proprietà di quell'1% sopra menzionato.
Quello che è cambiato nel tempo è stato l’ambiente naturale. Con l’espansione della multinazionale Vale e della relativa produzione di ferro e di altri minerali, sono sorte in Pará come in Maranhão moltissime carbonerie, segherie e altre industrie ai margini degli stessi binari lungo i quali si sono sviluppati gli acampamenti. Per non parlare delle nuove piantagioni di eucalipto, che hanno sostituito le primordiali foreste allo scopo di velocizzare la produzione di carbone. Le popolazioni senza terra si trovano così a vivere in agglomerati industriali pur trovandosi “nel cuore della foresta Amazzonica”.
Violenza e sangue hanno accompagnato la nascita e la vita di questi accampamenti, minacciati costantemente dai fazenderos e dalla loro milizia armata. Il massacro di Eldorado dos Carajás del 1996 in cui la polizia ha risposto alla richiesta di un fazendero di intervenire contro i Sem Terra, è ricordato ancora oggi come una delle più gravi violazioni dei diritti umani in America Latina negli ultimi anni: 19 lavoratori senza terra morirono e altri 69 rimasero feriti.
Ferrovia e MST, miniera e accampamenti, sono stati quindi i due fili conduttori del nostro viaggio.
Abbiamo così appurato che sussiste una profonda diversità nel funzionamento e nell’operatività del Movimento, a seconda che si consideri il Nordest o il Sud del Paese. Il fattore economico sembra aver assunto particolare rilievo, tanto che è stato spiegato come le mobilitazioni, i programmi e l’organizzazione stessa del Movimento dipendano molto dalle risorse finanziarie, e in Maranhão, per esempio, a quanto sembra queste risorse mancano. Ed è triste pensare come un movimento sociale, che negli anni ha conosciuto moltissimi successi, aiutando decine di migliaia di famiglie, si sia poi dovuto confrontare con un declino così veloce. Qui l’MST sembra aver perso infatti il carattere originario di attivismo condiviso tra i membri dei villaggi.
A São Luís abbiamo parlato con Zaira Sabry, responsabile del Movimento per il Maranhão. Quello che ci ha rivelato è che qui il MST ha raggiunto una fase in cui ha più urgenza di gestire con le risorse residue quanto già fatto che non sostenere l’attivismo e l’appoggio agli ideali del movimento stesso. In mancanza di fondi il Movimento è costretto a tagliare tanto sui progetti quanto sul personale. E se anche le mobilitazioni nei luoghi pubblici, rappresentano sicuramente uno dei maggiori fattori di visibilità per un movimento per definizione sociale, la loro organizzazione richiede risorse finanziarie non facili da reperire.
La gestione di realtà urbane disperse in territori vastissimi e differenti dal punto di vista geografico, ambientale e sociale, rende necessaria un’amministrazione molto complessa, ma dal momento che a questa si rendono di fatto disponibili poche persone, una effettiva e capillare rete organizzativa risulta difficile se non impossibile.
Nel centro MST di São Luís abbiamo conosciuto il vertice organizzativo del Movimento per il Maranhão, 6 persone in tutto, ciascuna responsabile di territori immensi da amministrare, al cui interno si contano moltissimi acampamenti o assentamenti. Seguire gli sviluppi dei singoli contesti urbani è pertanto affidato a singole assemblee che amministrano in maniera il più possibile autosufficiente le diverse realtà, rinunciando sempre di più alle risorse economiche centrali del Movimento.
I Padri Comboniani continuano a sostenere la vita degli accampamenti con la loro spola quotidiana tra i villaggi. Questo il compito per esempio di Padre Dario, Padre Comboniano di Varese, la cui missione – ci ha spiegato- è ascoltare i bisogni delle persone e rispondere alle esigenze organizzative di ciascun accampamento e assentamento, con riunioni che si svolgono nelle chiese de villaggi.
La povertà incontrastata unita alla rassegnazione è elemento che caratterizza la situazione degli abitanti di un accampamento, per anni e anni costretti a vivere in condizioni precarie dal punto di vista sanitario, alimentare e lavorativo. Lentamente si sono raggiunti degli obiettivi, ma la possibilità di andare oltre si scontra, oltre che con la carenza di risorse finanziarie, anche con la difficoltà di coinvolgimento delle persone, necessaria per la compattezza di un movimento sociale. E' importante che i membri di un movimento vi si riconoscano, anche attraverso i simboli e le iniziative che lo connotano, un inno, una bandiera o le forme di educazione proposte. Ma in Maranhão come in Pará le cose stanno cambiando.
Nel primo caso la ricerca per un lavoro, infatti, ruota intorno a due grandi centri abitati, quali la capitale São Luís e Parauapebas, quest’ultima nata per i primi minatori del progetto “Projeto Ferro Carajás” e che oggi conta più di ventimila persone. La povertà inizialmente ha spinto la gente a lasciare la capitale in cerca di lavoro presso questa miniera, oggi la seconda al mondo per produzione.
Il progetto Justiça nos Trilhos va a proteggere proprio questa situazione, in cui i Sem Terra sono costretti a vivere tra il treno e la carboneria, tra il treno e la piantagione di eucalipto, e come non bastasse a unire il tutto ci può anche essere un laghetto tossico. Li dove fino a dieci anni fa si estendeva incontaminata la foresta Amazzonica, oggi lo sguardo si perde tra le praterie fino all’orizzonte, in un paesaggio surreale che ricorda più la pianura Padana che il Brasile, non fosse che per le sporadiche palme. Tra i momenti di contatto con le persone, uno su tutti mi ha colpito particolarmente: la situazione di un assentamento nei pressi di Açailandia. Il contesto geografico è esattamente quello del laghetto, il treno che passa alto sopra le teste degli abitanti diciotto volte al giorno, il fragore della carboneria che non deve aspettare la notte per essere spento.
La gente ha occupato parte del terreno di un fazendero ancora più di trent’anni fa, quando tutt’intorno era ancora foresta Amazzonica, e prima che la Vale iniziasse a sconvolgere le loro vite, partendo dalla salute. Nel momento in cui tutto quello che possiedi è la stessa baracca, che dà rifugio nella foresta è diventata un cumulo polveroso al ciglio della strada, capisci che l’unica salvezza sarebbe spostarsi, ma, non avendo altro, ciò non è possibile. Un’immagine che non ho dovuto scattare per imprimerla nella mia mente, è l’interno di una baracca, il cui cortiletto, spoglio e nero, confina con il muro attraverso il quale è possibile scorgere la carboneria.
Inquinamento e morte a parte, immaginare queste persone vivere nello stesso posto da così tanti anni è davvero inquietante. Quelli che se ne sono andati hanno venduto la loro casa e la loro rosa, il loro campo, per una cifra che può sembrare allettante per un lavoratore abituato a 12 euro di compenso giornaliero ma che la vita in città velocemente cancella.
Si verificano infatti due situazioni che vanno ad influenzare il senso stesso del Movimento negli assentamenti, e a caricare di ulteriore lavoro i membri dell’MST a São Luís.
Se da una parte coloro che hanno scelto la città si sono ritrovati senza più né un soldo, né una casa dopo poco tempo, la loro situazione di Sem Tetto viene comunque supervisionata dall’MST che si reca nei villaggi sorti nella prossimità della capitale e sui cui sono nati ulteriori contesti di povertà e inquinamento.
All’inizio di questo viaggio la prima tappa è stata osservare proprio come queste persone abbiano trovato riparo nella zona di São Luís, su cui oggi si estende la proprietà della Vale, e a cui arriva e riparte tutto il materiale estratto e lavorato per il resto del Mondo. Qui abitano persone che hanno perso tutto, trasferendosi qui perché precedentemente arrivate per cercare senza successo un lavoro, perché in confronto una realtà migliore di quella in cui vivevano, e perché espropriati delle loro terre dalla Vale non hanno più potuto vivere nel territorio a loro destinato.
È il caso di un villaggio pressoché fantasma nella periferia di São Luís in cui lentamente si stanno ritrasferendo le persone che, ancora dieci anni fa, erano state costrette a spostarsi in una sorta di conca dove, alla prima alluvione, hanno perso tutto e sono tornate nelle case che avevano lasciato, ma che oggi si trovano in terreno proprietà della Vale. Questo per quel che riguarda il Maranhão.
In Pará la situazione è diversa, e sembra che la fertilità del terreno sia uno degli elementi che permette alla gente dei villaggi di godere di un tenore di vita migliore rispetto ai vicini del Maranhão. Di conseguenza, un contadino il cui terreno dà più frutti, permette a quest’ultimo di dedicarsi anche ad altre attività come l’educazione e il piccolo artigianato, come ad esempio produzione di stoffe e altre mansioni secondarie che vanno ad arricchire le entrate della rosa. Nel caso di contadini giunti successivamente al momento dell’occupazione, la fertilità di questi terreni concede lavoro anche a loro, che andranno a lavorare nelle rosa dei Sem Terra già presenti da più tempo.
Di conseguenza il movimento stesso può esercitare la sua funzione di collante sociale con maggiore libertà attraverso iniziative di coinvolgimento della popolazione, come ad esempio l’educazione. Questo è emerso particolarmente da una visita in un acampamento (Helenira Rezende) di recente origine in cui l’aria di movimento sociale è ancora presente e condivisa. Non si tratta solo dell’esposizione di bandiere del movimento, oppure del momento rituale dell’inno, quanto piuttosto del ruolo che l’assemblea degli abitanti ricopre effettivamente nella gestione quotidiana del villaggio stesso. All’interno del villaggio l’appartenenza a un movimento sociale era tangibile in ogni situazione con cui ci siamo confrontati.
Ed è stato quasi un conforto scoprire questo attaccamento al MST dopo le diverse esperienze vissute in Maranhão.
L’aver visitato diversi accampamenti e assentamenti sia in Maranhão che in Pará ci ha permesso di capire come varia il tenore di vita delle persone e gli ideali del Movimento Sem Terra siano ancora appoggiati e condivisi con gradi di partecipazione differente.
Com’è emerso dal viaggio, sussistono grandi divergenze anche tra stati geograficamente vicini, che per motivi economici e produttivi legati alla rendita dei terreni presentano stili di vita diversi che influiscono sullo sviluppo degli accampamenti, ovvero dei primi insediamenti di quelle famiglie che fanno comunità sotto l’MST nelle terre occupate, e degli assentamenti, ovvero quegli accampamenti riconosciuti dallo stato dai quali poi si sviluppano vere e proprie città.
Se a livello fotografico rimanere più a lungo in un villaggio permette di scattare più foto e quindi di avere una scelta maggiore per la selezione, dal punto di vista umano il fattore tempo fa sì che non si possa instaurare un vero rapporto con le persone, che non si limiti a una generica informazione sulle loro vite. Il fatto di doversi spostare lungo distanze impegnative fa sì che il tempo per visitare le comunità rurali debba essere utilizzato al meglio.
L’utilizzo della fotografia per documentare alcune realtà del Movimento Sem Terra è stato sicuramente utile ed efficace, soprattutto perché è stato possibile utilizzare le foto sia come strumento che come fine. Se lo scopo del viaggio era documentare una realtà di difficile esistenza per moltissime persone costrette a vivere in accampamenti anche per più di cinque anni, in un regime di sopravvivenza sempre in bilico tra l’avere un proprio terreno e la paura di venirne espropriati perché privi di un riconoscimento legale, il contatto con le popolazioni, necessario per poi procedere alla documentazione fotografica, richiedeva comunque un coinvolgimento personale, nella forma della coabitazione e della convivenza quotidiana, che ha consentito di conoscere più in profondità le realtà di vita di queste persone, le loro storie e i loro problemi.

lunedì 8 luglio 2013

Tour Axe Lata in Italia: Un bilancio che merita un grazie

Salvador 1 luglio 2013 - È il terzo anno consecutivo che facciamo scintille, con i laboratori nelle scuole italiane, e non so più trovare le parole giuste per ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo successo con la loro affidabilità, professionalità e coerenza, e un appoggio straordinario.
I dati parlano da soli. Gli alunno coinvolti sono stati più di 2750 alunni (di soli 4 anni la più piccola!), raggiunti a distanze di 2500 chilometri tra una città e l'altra delle 11 toccate in 4 regioni italiane.
Nei 43 giorni di laboratori sono state coinvolte 20 realtà tra scuole, associazioni e gruppi vari. Al nostro fianco ci sono sempre stati i “nonnetti” Leone e Anna che, con i loro 78 anni, ci hanno seguiti in lungo e in largo nel tour divertendosi con noi.
Laboratori con alunni e insegnanti ci hanno fatto comprendere una serie di cose, a partire dal fatto che l'esperienza è da ripetere visto che i bambini si divertono, vivono un momento di vero protagonismo e suonano insieme agli altri compagni pur facendo un ritmo diverso. I piccoli, a cui è concesso di percuotere uno strumento come il tamburo, di solito vietato perché troppo rumoroso, provano a suonare senza sapere le note e imparano il solfeggio e poi ballano la capoeria portando nel cuore la pace e la positività ricevuta.
In questi giorni di tour non sono mancati momenti singolari e persino toccanti, come quando, durante un laboratorio di un’ora e mezza, l’insegnante alla fine ci ha segnalato la presenza di una ragazza non udente che, malgrado ciò, è riuscita ad accompagnare tutti i vari ritmi.
In un'altra occasione siamo riusciti a far muovere le due braccia, con le bacchettine posizionate davanti a un tamburo, a una portatrice di handicap che non usa il braccio destro, mentre altrove un bambino dawn ha sostenuto perfettamente e a lungo un metronomo.
Abbiamo poi dato tranquillità a un ragazzino autistico, che ha si è messo a leggere tra il rumore assordante dei tamburi.
Spaziando tra i ritmi, siamo riusciti a suonare con i maestri ( laureati al conservatorio) l’Ave Maria di Schubert intonata con la tromba e il nostro accompagnamento in samba con i tamburi e tamburello, e a fondere la SambaReggae di Bahia con il Bolero di Ravel interpretato con un clarinetto. E non possiamo scordare la sfilata nel quartiere con 25 bambini e le percussioni appese alla cintura per formare un corteo aperto dagli sbandieratori ufficiali che lanciavano le bandiere in alto.
In tema di riciclaggio e riuso, i ragazzi di una scuola elementare hanno trasformato le sedie in metallo del bar della palestra in ottimi strumenti musicali.
Cosa dire, poi, di quando abbiamo ritrovato gli alunni già incontrati, che ancora ricordano la canzone della pace in portoghese, insegnata in un’ora di laboratorio l’anno precedente, e dei tantissimi bambini che ci hanno salutato nelle strade delle varie città nel pomeriggio dopo la scuola, mostrando alle loro mamme gli istruttori brasiliani.
Con i referenti, la loro caparbietà, speranza, i sogni, l'allegria, e soprattutto il coraggio, abbiamo arricchito le scuole pubbliche con qualcosa di speciale, gli sforzi sono stati premiati con il consenso di tutta la comunità : i direttori scolastici, le insegnanti, gli alunni e i genitori ci hanno invitato tutti a tornare il prossimo anno.
Alcune poesie scritte da classi medie diventano canzoni di rap mescolando cittadinanza e musicalità.
Una famiglia perde il padre e ci dona un aiuto economico per il progetto brasiliano chiedendoci di scrivere il nome in un tamburo del famigliare scomparso.
Le mamme 80enni di alcune amiche ci seguono da casa, vogliono sapere come stanno andando le percussioni, vogliono informazioni sul tour e ci aiutano con un po' della loro preziosa e sudata pensione.
Alcuni “encantados”, inoltre, ci hanno messo completamente a disposizione le loro case perché potessimo riposare e sentirci accolti nei giorni di permanenza nelle varie città.
Ci tengo a valorizzare anche lo sforzo di Maria, che conduce il grande lavoro di Casa Encantada e l’accompagnamento ai progetti esterni, e sostiene inoltre le nostre bimbe durante la mia assenza, appoggiandoci e incentivandoci nel nostro progetto in Italia.
Abbiamo ricevuto una grandissima energia positiva che ci aiuta a resistere tutto l’anno per continuare con grande responsabilità il nostro impegno per i giovani, la favela e la musica.
Grazie di cuore e al prossimo anno!

Loris Campana
volontario ProgettoMondo Mlal
Salvador Brasile 


Qui sotto il video "Educare con l'energia di Bahia"


venerdì 28 giugno 2013

In Brasile... il gigante si è svegliato!

I volontari di Casa Encantada, Loris e Maria, ci mandano un aggiornamento e un riepilogo sulle manifestazioni di queste ultime due settimane in Brasile.
“La causa iniziale è stata l'aumento sproporzionato dei biglietti degli autobus, con la manifestazione chiamata "Passe livre"”, ricordano. “Per una popolazione in cui l' 80% di lavoratori e studenti utilizza i mezzi pubblici, con un salario minimo di 678 reais (pari a circa 245 euro), pagare un biglietto 3 reais (ossia 1,10 euro a corsa) fa ben capire che si tratta di un tema caldo e sentito di tutta la società”.
La protesta era partita con le solite rivendicazioni studentesche ma i mezzi di comunicazione alternativa, internet e l'attenzione internazionale sul Brasile per la Coppa delle Confederazioni, sono riusciti a unire migliaia di persone in centinaia di città, sommando al problema dei trasporti la protesta per alcuni punti fondamentali della lotta popolare.
Cinque i temi più significativi, individuati dai nostri operatori che da anni vivono in Brasile:
1) la riforma politica con la proposta di un plebiscito per l' abolizione dei finanziamenti privati alle campagna politiche, il doppio turno elettorale sia per i deputati che per gli assessori , le cariche politiche non rinnovabili ect..
2) annullare la petizione , PEC 37, che voleva limitare, se non togliere, il diritto di investigazione al Ministero Pubblico, togliendo alla società un organo di forma indipendente che indagava su denunce relazionate soprattutto alla polizia e a organi governativi specialmente per quanto riguarda crimini amministrativi.
3) Trasformare la corruzione in crimine "hediondo" con maggior rigore per gli accusati, che attualmente, tra tanti cavilli legislativi, riescono a non scontare la pena.
4)Abbassare se non eliminare in alcuni casi la tariffa di trasporto, monitorando con audit severi le imprese di trasporti privati che hanno il monopolio delle linee urbane.
5) Destinare il 75% delle royalties del petrolio all'educazione e il 25% alla salute.
Questi i punti più caldi della discussione che ha visto deputati e senatori lavorare ininterrottamente e approvare proposte di legge che da anni venivano insabbiate.

Concludono Loris e Maria: "Il Congresso Nazionale ieri si è svegliato con 594 palloni da calcio ben allineati davanti al patio, che sono stati lanciati contro l'edificio del Congresso stesso a significare che adesso i 594 senatori e deputati devono fare la loro parte al gioco di riforma e cambiamento.
Le manifestazioni continuano ancora oggi e sarà così per molti giorni ancora, isolando i casi di vandalismo ed esaltando piuttosto il senso di unità, rivendicazione e pace del popolo brasiliano.
Con spirito democratico la presidente Dilma ha accolto i leader del movimento popolare, catalizzando il lavoro del Governo perchè siano accolte le richieste che dalla base spingono al cambiamento.
Leggiamo e ascoltiamo con voracità questo momento inaspettato e così proficuo. Abbiamo visto negli anni la società brasiliana molto tiepida nel rivendicare i propri diritti, sempre coesa per lo sport e per la festa ma poco incisiva nella vita politica.
Anche gli accaniti vicini argentini, molto più avvezzi alla politica, sono meravigliati della svolta degli eventi. Crediamo che tanto sia dovuto a una crescita lenta ma costante della democrazia (grazie a Dilma e al PT, malgrado le grandi accuse e contraddizioni!) che matura la coscienza politica della gente. Tanti sono gli aspetti da discutere e considerare nelle varie proposte di legge e non mancano i controsensi e i lati scuri, ma il processo di riforma è avviato, seguiamo con trepidazione lo svolgersi degli eventi ...il gigante si è svegliato!"

Tanto Brasile nelle scuole italiane

Per il terzo anno consecutivo abbiamo avuto la fortuna di ospitare in Italia Loris Campoana e Nomio, Ubirajara Paranho do Nasimento, i due responsabili del progetto Casa Encantada che noi abbiamo chiamato - con poca fantasia! - "Brasile".
La nostra scuola è composta da 9 classi per 160 alunni. Tutte le classi, dalla prima alla quinta, hanno lavorato/giocato- per due ore ciascuna- con la capoeira, le canzoni e le percussioni, in un crescendo di entusiasmo che è poi culminato con la festa finale a cui hanno partecipato anche i genitori dei bambini che, oltre a vedere in pratica cosa i loro figli hanno fatto nei laboratori, hanno potuto provare a loro volta il piacere del ritmo, sotto l'occhio attento dei loro bambini che gli facevano da maestri!
E' stato bellissimo vedere "cosa" suonavano gli alunni: tamburi portati dal Brasile, sedie in alluminio, il bidone della differenziata che, avendo le ruote, è stato portato in sfilata in giro per la palestra! Abbiamo deciso di riproporre il Progetto anche per il prossimo anno scolastico. Lo finanzieremo, come quest'anno, con il mercatino dei lavoretti di Natale a cui partecipano anche i genitori con oggetti di artigianato, piantine grasse, etc., e sarà, ancora una volta, una solidarietà che corre su binario doppio, da noi al Brasile e dal Brasile a noi, in uno scambio che ci arricchisce e ci fa sentire più vicini.
E il mio sogno personale resta quello di poter tornare a Salvador, a Casa Encantada, dove 4 anni fa ho conosciuto Maria, Loris e Nomio e dove è nato il seme del progetto che oggi apprezziamo tanto!

Elena Lombardi,
Puegnago di Brescia
 

Nella periferia di Salvador de Bahia, bambini e adolescenti vivono in strada,  scarseggiano strutture igienico-sanitarie di base, la violenza detta legge, la disoccupazione raggiunge livelli elevati e la scuola è carente.
Qui l'equipe di Casa Encantada (programma di interscambio culturale e sociale di ProgettoMondo Mlal) sostiene, tra le altre, anche le attività del gruppo "Axè Lata" che significa "energia positiva con le latte" per coinvolgere bambini e adolescenti di periferia nel riciclare bidoni di latta per farne tamburi e percussioni.
Il video Swing do Cor è stato girato a Salvador de Bahia durante la festa del Bonfim a metà gennaio del 2013.

Il buon turismo di Casa Encantada

Sempre più spesso riceviamo richieste di persone, giovani e non, che si mettono a disposizione per brevi periodi di volontariato nei nostri progetti nel Sud del mondo.
Se molte di queste persone sono animate da un sincero desiderio di mettersi in gioco, e dunque fare un’esperienza di sincero volontariato, per altri, sempre più spesso, prevale invece una sorta di necessità di rabbonire in modo facile e divertente la propria coscienza indossando un’etichetta di eticità bene in vista. È un fenomeno in grande crescita, già ribattezzato a livello internazionale come “volontourism”, che naturalmente comincia a essere sfruttato anche dalla grande industria turistica che fiuta un nuovo possibile business. Dopo i villaggi esotici tutto compreso, la voglia di avventura “fai da te”, è l’ora del viaggio “nella bontà”.
Sembra incredibile, ma vengono proposte crociere cosiddette “solidali” che, durante le escursioni, propongono visite a progetti sociali nelle periferie come ad ad alberghi a cinque stelle, e che offrono, oltre al soggiorno extra-lusso, la possibilità di aiutare a servire il cibo nelle mense per i poveri di New York o nei centri per anziani di Mosca.
Mettersi al servizio degli altri richiede invece preparazione e motivazione solide, altrimenti quello che intenzionalmente si presenta come un aiuto risulta inutile, scorretto e a volte dannoso, ed è sempre più difficile che un turista, per quanto solidale e volonteroso, riesca a trovare il tempo e le risorse per distinguere, arrivare preparato ad affrontare un’esperienza di volontariato lampo.
Ecco quindi che la nostra proposta di turismo responsabile a Casa Encantada si concentra più sulla conoscenza della realtà locale e dell’incontro con le comunità, senza grandi ambizioni di offrire occasioni di volontariato.
Conoscere realtà diverse e a volte lontane, le persone che le vivono da cittadini attivi può essere la molla cha fa riflettere sulla propria interpretazione del ruolo di cittadino globale e della possibilità che da turista responsabile si possa anche diventare volontario per dare il proprio contributo per il cambiamento. Che poi lo si faccia a casa nostra o in giro per il mondo, l’importante è che lo si faccia preparati e con le idee chiare.

Gianni Cappellotto
Turismo Responsabile ProgettoMondo

giovedì 27 giugno 2013

Brasile, un mondo in fermento tutto da scoprire


Dopo settimane di manifestazioni di piazza, per l’aumento dei costi per i servizi pubblici e le spese stratosferiche che, parallelamente, il governo intende affrontare in vista di Mondiali e Olimpiadi, i sindacati brasiliani hanno indetto per l'11 luglio uno sciopero generale in tutto il Paese, denominato "Giornata di lotta".
Lo hanno annunciato al termine di un incontro con la presidente carioca, Dilma Rousseff che, nel tentativo di arginare la protesta ha presentato loro un piano nazionale in 5 punti concordato con governatori e sindaci per migliorare i servizi pubblici. Dilma Rousseff aveva convocato nel palazzo presidenziale di Planalto i leader del Movimento Passe Livre, che nelle ultime due settimane hanno mobilitato attraverso i social network gli indignados brasiliani e stanno coordinando le manifestazioni in tutto il gigante sudamericano.

Il Brasile, nel suo insieme, è in un momento di grande accelerazione e fermento, molti sono i piani di intervento governativi, tanti gli investimenti stranieri e innumerevoli i corsi di formazione e opportunità lavorative. Questo è quello che ogni giorno leggiamo in prima pagina e che la società è invitata a credere.
A fine mese avremo la Coppa delle Confederazioni, a luglio la giornata della Gioventù con il Papa a Rio de Janeiro, poi i Mondiali e le Olimpiadi: una corsa sfrenata perché i nuovi stadi siano conclusi, gli aeroporti ristrutturati, i buchi delle strade rattappati, la criminalità controllata.
Una corsa molto veloce, qui si direbbe a ritmo di “samba”, perché fatta con mezzi molte volte poco ortodossi. La voglia di crederci, di essere protagonisti, di vestire a festa (e di festa ce ne sempre tante!), anche se sotto la giacca la camicia è bucata.
Molte volte è proprio questo aspetto che incanta del Brasile, difficoltà croniche che lo sviluppo del Paese emergente non ha ancora risolto e alle quali la società, a vari livelli, fa fronte sempre con molta speranza e “ginga” (in gergo bahiano, il molleggio dei fianchi dei capoeristi per schivare un colpo dell’avversario) che metaforicamente trasmettere la forza di sapere comunque a uscire dalle difficoltà.
Di salti i brasiliani ne fanno tanti, ingannando la precarietà, molte volte con ironia, guardano in faccia la realtà con un gran sorriso che incanta. Probabilmente non arriveranno ben preparati a tutte queste mete da raggiungere in così poco tempo, ma lo sforzo e la buona volontà non mancano.
Che i turisti si preparino, perché seppure accolti da un taxista che di inglese ha solo imparato a pronunciare “I love you”, anche solo per salutarti..., sicuramente te lo dice con il cuore e saprà farti scoprire ugualmente, con un altro linguaggio, una cultura che ti affascina e non ti lascia più.
Casa Encantada non è ovviamente travolta da questa corsa competitiva, ma al contrario apre le porte a quel turista che, attratto da questo mondo in fermento, ne vuole scoprire gli angoli più autentici.
I grandi cambiamenti massificano e tentano di standardizzare, con pacchetti turistici o cucina internazionale, anche la ricca cultura di Bahia ma le radici afro e le tradizioni di questa terra esaltano paesaggi e sapori inconfondibili e inconformabili.
Il nostro metro di misura per capire se c’è un cambiamento sostanziale di questa società in crescita, è quando torniamo a visitare i nostri contadini Sem Terra. A fine aprile hanno dovuto manifestare per 10 giorni davanti all’INCRA (ente governativo per la riforma agraria) per poter ottenere fondi per macchinari, sementi e accompagnamento tecnico. Sotto una pioggia torrenziale hanno resistito uomini donne e bambini in accampamenti improvvisati. Abbiamo distribuito alimenti, indumenti e abbiamo offerto materassi, ma i manifestanti hanno preferito ricoprire gli improvvisati accampamenti già zuppi d’acqua con buste di plastica per risparmiare risorse, perché le rivendicazioni non debbano rimanere scritte solo sulla carta.
Oppure visitiamo il progetto Casa do Sol che, all’inizio di giugno (a 6 mesi dall’inizio dell’anno scolastico) non ha ancora i finanziamenti della Petrobras per pagare le attività.
Qui non è arrivata la crisi internazionale, la crisi c’è sempre stata, ci siamo abituati, la precarietà fa parte del quotidiano, per questo molte volte i poveri affrontano le difficoltà con meno pessimismo. Il domani porta con sé sempre un cambiamento, alle volte positivo.
Facciamo il tifo per la presidentessa Dilma perchè, malgrado le molte contraddizioni, riesca a tener fede alla scelta di ripassare tutte le royalty del petrolio nazionale al fondo per l’educazione e alla ricerca. Se dovesse passare il veto, il Brasile sarà la trasformazione e segnerà la storia di un popolo sofferto che ha saputo credere e riscattarsi da secoli di sfruttamento!
Incoraggiamo i Sem Terra a resistere, la Casa do Sol a rivendicare e a continuare un cammino di lotta e coscienza politico-popolare. In ormai quindi anni di presenza in Brasile abbiamo visto tanti cambiamenti e il più delle volte inaspettati.
Dove c’è clientelismo e corruzione, un atto di giustizia fa molto clamore e marca un nuovo cammino. Abbiamo misurato la resistenza e vissuto la solidarietà, abbiamo sognato e cantato con loro una canzone piena di significato..” muoviamoci, andiamo via. Aspettare non ci fa capire, aspettare non ci fa vede compiersi il domani ...”

Maria Revelin
Progetto Casa Encantada