Visualizzazione post con etichetta honduras. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta honduras. Mostra tutti i post

lunedì 17 marzo 2014

Le Nazioni Unite premiano ProgettoMondo

Le Nazioni Unite premiano ProgettoMondo per il suo impegno al fianco delle giovani generazioni dell’Honduras. Con un report di 31 pagine, il Fondo per la Democrazia dell’Onu (UNDEF), che nel 2011 aveva accordato alla nostra Ong un finanziamento per la realizzazione di un progetto teso a costruire una rete di 57 organizzazioni giovanili per garantire la loro partecipazione alla vita democratica del Paese, ha valutato positivamente quanto realizzato in questi anni dalla nostra Ong con il partner locale, Cdh.
Un intervento avviato all’indomani del golpe del 2010 che aveva lasciato l’Honduras gravemente scosso e con un vertiginoso aumento del livello di insicurezza e violenza. Un contesto perciò altamente a rischio che necessariamente andava a colpire la fascia più giovane della popolazione, che in Honduras costituisce il 64% del totale.
Proprio per questo motivo PM aveva identificato il lavoro con, e per, i giovani delle aree rurali più depresse come prioritario per restituire una speranza e offrire una concreta opportunità di sviluppo ai più giovani appartenenti alle comunità più svantaggiate.
Il progetto Giovani per la Democrazia ha quindi permesso di creare nei Municipi di Nacaome e Choluteca due reti municipali costituite da un totale di 57 associazioni giovanili di base e una rete regionale denominata, Movimento dei Giovani del Sur dell’Honduras.
Le conclusioni del documento di valutazione delle Nazioni Unite dicono che “il progetto è riuscito a promuovere una nuova presenza attiva dei giovani nell’agenda politico sociale delle loro realtà di appartenenza, ha contribuito a rafforzare le capacità organizzative delle associazioni giovanili, ha saputo valorizzare gli ambiti del volontariato dando priorità al ruolo dei partner locali, che ancora una volta confermano serietà e professionalità sul campo, ha creato nuove opportunità di collaborazione tra società civile e la pubblica amministrazione e ha garantito una nuova forma di dialogo tra società e autorità locali così da meglio rispondere alle aspettative e domande dei giovani”.
Inoltre, aspetto che a ProgettoMondo Mlal preme innanzitutto, Undef ha riconosciuto la sostenibilità istituzionale, tecnica e finanziaria del progetto, ovvero il suo valore propulsivo, replicabile e duraturo nel tempo, anche a progetto concluso: “Le organizzazioni partner - si legge nel documento finale- collaborano congiuntamente da anni, condividendo una visione strategica centrata sul empowerment istituzionale. Entrambe le organizzazioni sono note per la loro esperienza in relazione alle politiche relative alla parità di genere, la promozione dei diritti dei giovani, e il rafforzamento dei processi di organizzazione della gioventù”.
Infine, le Nazioni Unite rivendicano con giusto orgoglio il ruolo che, con il supporto offerto a ProgettoMondo e alla sua iniziativa “Giovani per la Democrazia”, ha avuto sui risultati raggiunti: “Durante il periodo di transizione che sta attraversando l’Honduras – recitano le conclusioni- il valore aggiunto garantito dal progetto UNDEF è stato quello di promuovere la leadership giovanile e l'associazionismo, soprattutto in comunità rurali che non hanno mai avuto l'opportunità di partecipare a questo tipo di iniziativa civica. La creazione di reti giovanili nei Comuni di Nacaome e Choluteca ha incoraggiato il coinvolgimento dei giovani nella stesura delle agende pubbliche e politiche, offrendo loro opportunità concrete per partecipare ai processi decisionali a livello locale”.

Link al documento di valutazione
Link alla scheda progetto "Giovani per la Democrazia"

venerdì 8 giugno 2012

Honduras. Grazie all'Undef, il punto di vista dei ragazzi

Per la prima volta in Honduras, i Municipi di Nacaome e Choluteca, dove impressionante è il tasso di emarginazione, violenza, disoccupazione e abbandono scolastico a livello giovanile, dispongono di un importante strumento che amplifica la voce dei ragazzi e denuncia ciò che più lamentano.
Un prezioso documento di lavoro, presentato nelle scorse settimane all’opinione pubblica honduregna, che raccoglie le critiche al cattivo funzionamento e alla qualità del sistema educativo, la scarsa partecipazione nei meccanismi decisionali della scuola/famiglia/comunità, i frequenti casi di maltrattamento fisico e psicologico, si riflettono oggi anche in un vero e proprio documento che sarà d’ora in avanti a disposizione per poter migliorare le relazioni intergenerazionali, e stimolare la partecipazione della componente piú giovane della società nei processi democratici dei due municipi.
La presentazione dei risultati del “Diagnosticos de los Derechos de la Juventud” è stata fatta con un doppio evento, organizzato l’11 e il 13 aprile nei due comuni coinvolti dal progetto “Giovani per la Democrazia, Nacaome e Choluteca, finanziato dal Fondo per il Rafforzamento della Democrazia UNDEF - Nazioni Unite.
I due eventi sono stati l’occasione per riunire i diversi partner e istituzioni coinvolti nel progetto, e soprattutto per aprire un dibattito critico sullo stato dei diritti della gioventù nella parte Sud del Paese, cercando di mettere in luce i diritti attualmente violati, e le possibili risposte dello stato, del settore educativo, e della società.
Intorno a diversi Tavoli di lavoro, tra uno spettacolo di teatro e uno spazio a microfono aperto, una sessantina di persone in ogni municipio ha quindi discusso del lavoro d’inchiesta appena pubblicato, proponendo idee per una sua distribuzione capillare nelle comunità, e raccogliendo stimoli per un miglioramento delle politiche pubbliche di promozione e rispetto dei diritti degli adolescenti e dei giovani.
Così, Comitati dei genitori degli studenti delle scuole superiori hanno potuto chiacchierare con i rappresentanti delle istituzioni, maestri e professori hanno potuto incontrare la società civile nazionale e internazionale che sta lavorando sulla tematica nella zona.
Ma sono stati soprattutto i ragazzi, coinvolti nel lavoro d’inchiesta e attivi nell’ambito del progetto, ad avere un ruolo centrale nei due eventi: le inchieste pubblicate riflettono infatti proprio il punto di vista dei ragazzi sul mancato rispetto dei propri diritti nelle comunità d’appartenenza.

Alessandro Gambarini
Giovani per la Democrazia
ProgettoMondo Mlal

martedì 5 giugno 2012

Violentata e uccisa. Vittima, in Honduras, di una guerra mai dichiarata

Quando era passata la prima volta dall’ufficio, il personale tecnico del progetto mi aveva chiamato: ero in Honduras da un paio di mesi e i colleghi volevano che facessi una veloce presentazione della nostra istituzione italiana a un gruppo di ragazzi venuti in capitale dal Valle di Amarateca.
Tra loro c’era anche lei, voce strillante in mezzo a un bel numero di ragazzi tra i 15 ed i 20 anni, un gruppo in cui l’amicizia si è mescolata e rafforzata grazie alla presenza del progetto Infanzia in Rete, e alle sue attività promosse proprio nelle comunità di origine dei ragazzi.
Fu uno scambio di chiacchiere piacevoli e sensato: i ragazzi chiedevano dell’Italia e di ProgettoMondo Mlal, dell’Unione Europea, della mia vita mezza nomade.
Io a mia volta domandavo, non essendo mai stato in Amarateca, cosa fosse vivere nel Valle, cosa si facesse nel tempo libero, che facevano i genitori, e quali prospettive vedevano per il loro futuro.
Lei – 20 anni e senza compagno - mi parlò di suo figlio di 5 anni, e la cosa mi sorprese parecchio, data la sua faccina da adolescente alle prime armi nella vita adulta. Una cosa è avere appena avuto un figlio a vent’anni, un’altra è averne uno che si avvicina all’età della scuola elementare quando si è ancora all’ultimo anno delle superiori.
Ricordo il commento che mi fece: “Ero una bambina e avevo già un bambino”. Ricordo che mi raccontò anche della sua prima notte a casa dopo l’ospedale e il parto: si addormentò con il figlio nel letto e venne svegliata dai suoi genitori perché stava rischiando d’utilizzare il bebè appena nato come cuscino … Per lei era un cambio di paradigma radicale, non ne era pronta, e vedeva nel sonno da quindicenne una proiezione dell’infanzia e non la consapevolezza carica di doveri dell’essere mamma.
Tutto qui. Chiacchiere intorno a una bevanda fredda, schivando zanzare.
Poi un giorno, la collega incaricata della zona di Amarateca, è entrata in ufficio in lacrime. La ragazza che poche settimane prima era lì con noi, era scomparsa.
L’hanno ritrovata qualche giorno dopo, su un ciglio di una strada qualunque; gli esami medici post mortem dicono che è stata ripetutamente violentata, e che poi le hanno sparato quattro colpi in piena faccia a chiudere la faccenda.
Uno dei caduti per morte violenta che il Paese, che ha lo stesso numero di abitanti della regione Lombardia, sperimenta tutti i giorni. Uno dei tanti. Oltretutto una persona per nulla famosa e conosciuta. Quindi niente indagini.
Per paura, il padre ha deciso di non sporgere neanche denuncia. Non sia mai che i colpevoli lo scoprano e tornino per regolare i conti anche con lui, o altri componenti della famiglia…
Il figlio di lei crescerà con i nonni, pochi ricordi di una mamma dal viso adolescente, orfano di una guerra sporchissima mai dichiarata.

Alessandro Gambarini
ProgettoMondo Mlal Honduras

giovedì 24 maggio 2012

Sicurezza alimentare in Honduras. Al centro c'è l'acqua

Il problema è l’acqua! È questo quello che rispondono i contadini dell’Honduras meridionale quando si parla dei bassi livelli di produzione che si realizzano nei loro terreni.
In realtà, se la stagione secca è molto lunga (da novembre ad aprile) è anche vero che le piogge torrenziali degli ultimi anni, concentrate nei mesi di settembre e ottobre, hanno distrutto buona parte dei raccolti di mais e sorgo.
Le risposte che, con il progetto di cooperazione “Emergenza Honduras” stiamo dando a questi problemi, in collaborazione con i produttori dei municipi di Nacaome e Goascoran, prevedono l’installazione di sistemi di irrigazione, la conservazione dei terreni e la diversificazione produttiva.
Al centro di tutte queste attività c’è l’acqua: nella escavazione dei pozzi che forniranno acqua ai 27 sistemi di irrigazione che si stanno istallando per poter produrre nelle stagione secca; nelle opere di conservazione del suolo, muri di pietra, barriere vive ( con piante foraggiere ) e canalette di deflusso delle acque che permetteranno di arginare l’erosione dei terreni e la perdita dei raccolti, nelle stagione delle piogge torrenziali; e anche nella coltivazione di piante alternative al mais (yuca, banane e fagioli) che permettono di avere diversi prodotti, da consumare e vendere, nei differenti periodi dell’anno.
Inoltre stiamo producendo e piantando alberi da frutto e forestali al fine di rimboschire le aree duramente colpite dall’irrazionale uso della legna a scopo domestico e dalla poco lungimirante abitudine di incendiare i campi per aumentarne la fertilità. Gli alberi in questo modo ci permetteranno di proteggere le fonti d’acqua sotterranee che alimentano i preziosi pozzi da cui attingere acqua per l’agricoltura. .
Abbiamo così progettato, insieme ai contadini, un’azienda modello dove nella parte collinare si piantano alberi per la legna, più in basso, dove arriva l’acqua pompata dai pozzi, frutta ( mango,guayaba,tamarindo,limone e arance ) e nella parte protetta da muri di pietra e barriere vive coltiviamo fagioli, mais,yuca e banane cercando di ridurre al minimo l’utilizzo di fertilizzanti e antiparassitari di sintesi.

Mirco Bellagamba
Capo progetto “Emergenza Honduras”

giovedì 22 marzo 2012

In Honduras. Il Paese più violento al mondo

L’Honduras è Caraibi, l’Isola dei Famosi, le spiagge candide e i costumi a pois che piombano in prima serata nelle televisioni del Nord del mondo, per parlare di simulacri di fame e di litigi sguaiati, tra bellimbusti offesi e starlette stralunate…
Ma l’Honduras è anche un Paese di bambini e giovani, un Paese dal futuro mancato: non possiamo permettere che un’intera generazione venga spazzata via è uno sforzo complesso e lungo, ma è anche terribilmente necessario.
Il contesto attuale che attraversa il sistema-paese è realmente negativo, e gli adolescenti e i giovani sono senza ombra di dubbio tra i maggiormente a rischio, quindi anche i piú coinvolti e colpiti dal clima di violenza che si respira in Honduras.
Qui infatti nel 2009 la stabilità democratica è stata messa a dura prova da un colpo di stato soft che ha però riportato i militari nelle strade, e che è stato appoggiato dai grandi imprenditori depositari di forti interessi economici e preparati ad azioni anche radicali di lobby.
Così, oggi, la democrazia appare come un velo, una patina formale che nasconde un retroterra fatto di perdita di potere (volontaria) dello stato, di violenza dilagante, predominio onniscente del Narcotraffico, e consolidamento di bande giovanili capaci di esprimere marginalitá rabbiose e veri e propri contro-poteri nelle comunità.
Le sparizioni forzate, le minacce a giornalisti e attivisti, la corruzione dominante nelle alte sfere del potere politico e giudiziario e tra le truppe della pubblica sicurezza, hanno generato nel tempo una cultura della paura e dell’impunità drammatica per la gente comune, estremamente funzionale a chi può permettersi il lusso quotidiano di muovere i fili del potere economico e degli investimenti finanziari.
Attualmente l’Honduras è il Paese più pericoloso al mondo, con tassi di omicidio superiori a quelli di tanti Paesi in situazione di conflitto armato (per fare pochi esempi, si tratta di indicatori superiori a quelli di Iraq o Afghanistan).
Si parla di circa 82 morti violente ogni 100mila abitanti. Giusto per fare una comparazione: il dato medio mondiale si aggira intorno alle 8 morti violente ogni 100mila abitanti.
A farne le spese sono prevalentemente gli adolescenti e i giovani
: nell’anno 2009 i dati mostravano 111,6 morti violente tra i ragazzi tra i 15 ed i 19 anni, 253,4 morti violente tra i giovani tra i 20 e i 24 anni, e addirittura 313,8 morti violente tra i giovani tra i 25 ed i 29 anni.
Si tratta dunque di una vera e propria epidemia a base di piombo, una tragedia nazionale che sta distruggendo il futuro del Paese e il diritto alla vita dei suoi cittadini più giovani.
L’escalation di violenza non è cresciuta per caso, ma è il risultato del trend negativo sperimentato dal Paese nell’ultimo decennio, un trend le cui cause si possono riassumere nella fortissima disuguaglianza nella distribuzione delle risorse (Honduras è uno dei Paesi piú diseguali al mondo), nella marginalizzazione di un intero segmento giovanile incapace di accedere al mercato lavorativo formale, ed escluso progressivamente da un sistema educativo che privilegia l’alfabetizzazione primaria e si “dimentica” dell’educazione media e superiore (lasciando di fatto la possibilitá di continuare a studiare in mano ai figli delle classi piú agiate), e negli spaventosi flussi migratori che rompono la struttura famigliare e dilaniano i tessuti affettivi.
La collocazione geografica dell’Honduras, sulla piú importante rotta di mercato di cocaina del mondo (esattamente tra la Domanda degli States e l’Offerta dei paesi andini) ha fatto il resto.
Oggi un ragazzo hondureño, proveniente da una famiglia di scarse risorse economiche, ha a disposizione le seguenti scelte di vita: un lavoro informale, sottopagato e senza tutela, o lavoro formale e sfruttato nelle maquiladoras e nelle grandi produzioni per l’esportazione (attività stagionale); la migrazione, prevalentemente verso l’estero, principalmente verso ipotesi di sfruttamento ed ulteriore marginalità e violenza; l’arruolamento nelle pandillas (bande giovanili auto-organizzate in situazioni borderline), nelle maras (gruppi criminali in cui predomina una età media molto bassa, coinvolti in dinamiche delittuose di ampia scala, nel controllo del territorio, e abituate a un uso efferato della violenza quale meccanismo dimostrativo e simbolico nei confronti della popolazione e delle autorità), o addirittura nelle reti del narcotraffico che hanno trasformato l’Honduras in un privilegiato Hub per lo stoccaggio e il trasporto di sostanze psicotrope e stupefacenti lungo la tratta Nord-Sud del mondo.
La questione è ancora più complessa quando si affronta il tema di genere, e la situazione delle bambine e delle ragazze nel paese. Nei primi 6 mesi dell’anno 2007 sono state presentate 3.800 denunce di violenza domestica (dato che comunque sottostima la reale entità del problema), il fenomeno del femicidio è costantemente in crescita in un Paese che già soffriva un profondo machismo culturale nelle relazioni inter-personali di genere, la tratta di bambine e ragazze è all’ordine del giorno, e persino attraverso un semplice lavoro di ricerca come il diagnostico promosso da ProgettoMondo Mlal nell’area di Choluteca e Nacaome si raccolgono dati gravissimi come quello per cui il 25% delle adolescenti ha subìto nella propria scuola una qualche forma di attenzione/violenza a sfondo sessuale almeno 1 volta.

Alessandro Gambarini
capoprogetto Giovani per la Democrazia
ProgettoMondo Mlal Honduras

Giovani per la democrazia. E' la ricetta di ProgettoMondo

Di fronte alla drammatica realtà che si vive in Honduras, i programmi di ProgettoMondo Mlal nel Paese prevedono un intervento a fianco degli adolescenti e i giovani per riuscire a motivare in loro un cammino e un percorso alternativo a quelli drammatici all’ordine giorno del loro quotidiano: il progetto “Giovani per la Democrazia”, avviato in collaborazione con CDH, nostro partner strategico nel Paese, e finanziato dal Fondo delle Nazioni Unite UNDEF, si propone di stimolare appunto nelle città di Choluteca e Nacaome una maggiore partecipazione dei giovani hondureñi nella vita sociale e politica del Paese e quella delle loro comunità di base.
Attraverso attività di ricerca e la promozione di indagini, si cerca di capire realmente lo stato di vulnerabilità del segmento giovanile, e le potenzialità di partecipazione dei giovani nelle dinamiche pubbliche e nella vita sociale.
Quindi, grazie a iniziative di sensibilizzazione e formazione sulle tematiche dei diritti, si vuole favorire una maggiore consapevolezza dei giovani rispetto alle proprie potenzialità e capacità.
Inoltre, attraverso un sostegno tecnico alla strutturazione di organizzazioni giovanili e reti di organizzazioni, perché possano lavorare con le comunità e nelle comunità, si cercherà di rendere protagonisti i giovani affinché possano svolgere un ruolo di proposta e di cambiamento. Infine, con la promozione di attività mirate, rivolte ai poteri pubblici locali, regionali e nazionali, si cerca di trasformare l’attivismo giovanile in proposte concrete per il miglioramento delle loro condizioni di vita, e della situazione che vivono quotidianamente le rispettive comunità.

Alessandro Gambarini
capoprogetto Giovani per la Democrazia
ProgettoMondo Mlal Honduras

mercoledì 30 novembre 2011

Emergenza Honduras. Mirco Bellagamba si presenta

Mirco Bellagamba è il capoprogetto del nuovo programma di cooperazione avviato "Emergenza Honduras". In poche righe e qualche botta e risposta si presenta.

Sono un agronomo, vivo a Orvieto in Umbria. Dopo la laurea in Scienze delle Produzioni
Animali, conseguita alla facoltà di Agraria di Bologna, ho iniziato a lavorare in progetti di
cooperazione allo sviluppo in ambito agro- zootecnico.
La prima esperienza è stata da coordinatore di progetto nei Campi Profughi Saharawi,
Algeria, in un programma biennale che prevedeva il sostegno e lo sviluppo di attività
veterinarie e zootecniche. Successivamente, ho coordinato per un anno un progetto di sviluppo agro-zootecnico finalizzato al miglioramento dell’igiene e salubrità dei prodotti di origine animale, nel Sudan meridionale.
Negli ultimi 2 anni mi sono dedicato allo sviluppo dell’agricoltura sociale, promuovendo
attività agricole (coltivazione ortaggi e frutta e trasformazione in conserve e confetture)
rivolte a ragazzi minorenni ospiti di una casa famiglia.


Cosa ti ha spinto ad aderire a ProgettoMondo Mlal?
In primo luogo la concretezza del programma di progetto, che ho potuto rilevare leggendo
la documentazione legata alla ricerca di personale per il progetto Emergenza Honduras.
Mi interessava lavorare nel Centro Sud America e ho creduto che questa potesse essere
una buona opportunità per migliorare le mie competenze nel campo della Cooperazione.
Altro aspetto, che sicuramente mi ha spinto a collaborare con ProgettoMondo Mlal, è la
pluriennale esperienza che questa Organizzazione ha in progetti nei Paesi in Via di
Sviluppo.
Cosa ti aspetti da questa esperienza professionale?
Penso che il progetto a cui parteciperò come coordinatore mi consentirà di approfondire e
migliorare le mie capacità professionali, sia per ciò che riguarda strettamente i temi agrozootecnici e, sicuramente, per le relazioni umane.
Mi aspetto di conoscere un nuovo Paese con le sue tradizioni e consuetudini con cui
confrontarmi e farne bagaglio per esperienze future.
Come ti proponi di contribuire al nostro ProgettoMondo Mlal?
Offrirò il mio contributo sviluppando il programma che ProgettoMondo Mlal ha promosso in
Honduras, impegnandomi a coordinare le attività, seguendo il cammino già intrapreso da
anni con i precedenti interventi. Metterò così a disposizione le mie conoscenze e la mia
esperienza nel campo, al fine di determinare azioni corrette e utili per migliorare le
condizione di vita dei contadini honduregni con cui lavorerò.

giovedì 30 giugno 2011

Il futuro dell'Honduras sono le Charter Cities

Il Congresso Nazionale dell’Honduras ha approvato una riforma costituzionale che permette la fondazione di Charter Cities sul territorio nazionale. Di cosa si tratta?
Le charter cities sono un modello di città proposto dall'economista nord americano Paul Romer per creare zone di sviluppo in paesi considerati arretrati e i cui elementi base sono la presenza di una porzione di territorio disabitato messo a disposizione da uno stato ospitante, una carta che specifichi le regole che governeranno la nuova città e la libertà per i futuri residenti investitori di muoversi dentro e fuori la città. Ogni charter city necessità di una o varie nazioni che interpretino tre distinti ruoli: la nazione ospitante provvede la terra, la nazione risorsa provvede la mano d'opera e la nazione o le nazioni garante assicurano che la carta sia rispettata.
In Honduras i deputati si sono pronunciati con 126 voti a favore, 1 voto contrario e un astenuto, per modificare gli articoli 304 e 329 della costituzione. Nel primo caso si tratta di creare un potere giudiziale parallelo, con leggi diverse da quelle nazionali valide all'interno delle Regiones Especiales de Desarrollo, ossia le Regioni Speciali di Sviluppo, come vengono chiamate le charter cities in Honduras. I tribunali “paralleli”, saranno composti da giudici nominati dalle autorità delle RED e approvati dal Congresso Nazionale con una maggioranza di 2/3 del totale.
Il secondo articolo modificato sancisce invece che “il governo promuove lo sviluppo integrale, tanto economico come sociale, tramite una pianificazione strategica. La legge regolerà il sistema e i processi di pianificazione con la partecipazione dei Poteri dello Stato e le organizzazioni politiche economiche e sociali. […] I piani di sviluppo integrale e i programmi incorporati nei medesimi saranno considerati obbligatori per i governi successivi”. Nello stesso articolo vengono definite le RED e le norme generali che le regolano. “I sistemi che verranno creati nelle RED dovranno essere fissati tramite uno Statuto Costituzionale approvato dal Congresso Nazionale con una maggioranza qualificata di 2/3 del totale. Una volta promulgato, questo Statuto Costituzionale potrà essere modificato, riformato, interpretato o derogato soltanto con la medesima maggioranza indicata precedentemente e posteriormente all'approvazione tramite referendum dei cittadini della charter city”. Inoltre la modifica al 329 recita cosi: “Le RED […] possono firmare trattati e convegni internazionali riguardanti il commercio e la cooperazione […]”.
Sul sito internet del Congresso Nazionale della Repubblica dell’Honduras è stato pubblicato un interessante articolo che riportata i benefici e le ragioni che giustificano l'incorporazione delle charter cities sul territorio nazionale. Il beneficio principale è indicato nella creazione di migliaia di posti di lavoro di ogni tipo, ma non si parla né di tutele né di diritti dei lavoratori. Si parla anche della creazione di grandi infrastrutture che porteranno il paese ad avere un ruolo centrale nella regione, ma non si fa riferimento ad alcun piano o normativa di tutela medio ambientale o della regolamentazione di questo sviluppo infrastrutturale. Tra gli altri benefici, a detta del governo, ci sarà un “abbattimento drastico degli indicatori riguardanti salute, educazione, sicurezza pubblica e sociale”. Attualmente in Honduras ci sono gravi problemi legati alla violenza, alla miseria e alla denutrizione inoltre, e il paese occupa il quarto posto in quanto a corruzione. La modifica della costituzione e l'adozione del modello charter city per il governo è giustificata da dati oggettivi come la migrazione che ogni anno porta 75mila honduregni negli Stati uniti d’America, e la necessità di creare 200mila posto di lavoro all’anno pur non riuscendo a crearne nemmeno la metà, oltre a quella di proteggere l'economia dalle oscillazioni politiche.
Secondo il teorizzatore la charter city contribuirebbe a creare un modello virtuoso che impulserebbe il governo a migliorare le condizioni generali del paese, anche rispetto alla corruzione delle istituzioni. In un paese dove le disparità sociali sono già a un livello altissimo, la creazione di un enclave privilegiata porterà veramente questi effetti positivi, oppure contribuirà ad aumentare le disparità sociali?
A detta del nuovo documento un modello simile a quello “feudale” governato da grandi corporazioni o da stati esteri diventerà l'occasione per l’Honduras di scrivere la storia del XXI secolo e risolvere tutti i problemi legati a salute, educazione, sicurezza e corruzione, riportando un barlume di speranza per le migliaia di migranti che ogni anno partono alla ricerca di una vita migliore.

Mitia Xavier Aranda Faieta
Casco Bianco Centroamerica
ProgettoMondo Mlal

giovedì 31 marzo 2011

Honduras, il governo ci riprova e la gente scende in piazza

Sono passati quasi due anni dal golpe in Honduras che ha deposto il presidente Zelaya. Ma il governo non ha cambiato strategia per rispondere a voci discordanti e alle manifestazioni di disagio del suo popolo.
Nel luglio del 2009 il governo provvisorio aveva oscurato il segnale della Cholusat Sur, una delle due televisioni indipendenti del Paese, per impedire venisse criticata la mancata e distorta informazione che imponeva il “presidente” Micheletti.
Ieri, 30 marzo 2011, ci riprova, questa volta spegnendo direttamente la luce e disattivando le linee telefoniche e internet. Per buona parte della giornata il Paese non ha potuto né comunicare né seguire ciò che stava accadendo giù nelle strade.
Ci sono state grandi manifestazioni di insegnanti, studenti e del Frente de la Resistencia. Proprio adesso sono tornate in funzione sia luce che canali di comunicazione e un po’ alla volta si scopre che la rivolta ha portato a scontri e al solito amaro bollettino di manifestanti feriti.
Ha aggravato la situazione il fatto che a questa manifestazione civile, già in programma in molti dipartimenti del Paese, si è aggiunta quella dei docenti e quindi forse ha preso dimensioni più ampie, inaspettate.
Ci ferisce che nessuno si occupi dell'Honduras in questo momento. E l’unica cosa che possiamo fare è sperare che la situazione si tranquillizzi. Il grave è che, come spesso abbiamo visto, si calmerà solo con l'uso dell'esercito!

equipe ProgettoMondo Mlal Honduras

venerdì 25 giugno 2010

Los catrachos non mollano

L’Honduras ha preso con rassegnazione la sconfitta con la Spagna e l’ormai quasi certa esclusione dai Mondiali. Rassegnazione senza tristezza, però, visto che, già la presenza della “Bicolor” alla massima manifestazione calcistica del mondo era stato considerato, e continua ad esserlo, un grande motivo di orgoglio nazionale.
Piuttosto, all’interno del gruppo di giocatori c’é un pò di malumore: subito dopo la partita con la Spagna alcuni di loro hanno infatti criticato apertamente le scelte fatte dall’allenatore, il colombiano, naturalizzato, Reynaldo Rueda.
In particolar modo, mercoledì scorso, Víctor Bernárdez aveva definito dei muñecos (dei bambolotti, ndr.) un gruppo di giocatori che il tecnico si ostinerebbe a fare giocare, a dispetto di altri che, secondo Bernardez, avrebbero invece migliori capacità in quanto “giocano in Europa”.
Per questo l’Honduras deve vincere la sua ultima partita di oggi, con almeno 3 gol di differenza contro la Svizzera, se vuole passare agli ottavi di finale. E gli svizzeri, da parte loro, devono vincere a ogni costo e sperare che il Cile vinca contro la Spagna.
Los catrachos (nomignolo caratteristico riferito agli honduregni) alle 20.30 (12 e 30 in Honduras) suderanno ancora una volta freddo affinché il sogno continui.

Pino De Seta
ProgettoMondo Mlal Honduras

venerdì 18 giugno 2010

Dopo 28 anni... per l'Honduras è di nuovo mondiale!

L’Honduras ritorna a giocare in un campionato del mondo. Dopo 28 anni – l'ultimo mondiale a cui aveva partecipato è stato quello dell'82 – il Pese torna in campo, più motivato che mai.
È festa totale. Le strade di Tegucigalpa e di San Pedro Sula ricevono migliaia e migliaia di persone: giovani, anziani, uomini e donne. Quest'ultime – che seguono il calcio almeno quanto gli uomini – si mostrano di certo più agguerrite e coinvolte di quelle italiane. E anche il nostro progetto ha sostenuto attività sportive calcistiche, che hanno portato alla formazione di ben 4 squadre di calcio femminili.
Il calcio è sempre stato lo sport nazionale di questo paese centro americano. Un po' come in Italia, le discussioni per strada o nei bar dopo una partita del campionato nazionale sono frequenti e vivaci. L'importante è praticarlo con spensieratezza, senza esasperazioni di alcun genere.
Purtroppo qualche volta la situazione precipita. In Honduras il fanatismo nel calcio ha infatti lasciato anche una scia di morti e feriti: las barras, i tifosi organizzati, all'interno dei quali sono spesso infiltrati gruppi di criminalità organizzata (las maras), non danno scampo a chi sostiene una squadra diversa dalla loro.
Ma non è il caso dei mondiali. Quest'anno, anche nella fase delle selezioni ci sono state manifestazioni di giubilo. Ogni partita vinta, ogni risultato positivo è stato sottolineato con feste grandiose per le strade. E anche se il 16 giugno a segnare vincendo il match è stato il Cile, l'Honduras ha dato prova di fermezza e grande determinazione. Aspettiamo di rivederlo in campo lunedì prossimo, a sfidare questa volta la temutissima Spagna.

Pino De Seta
ProgettoMondo Mlal Honduras

giovedì 13 maggio 2010

Giovani per lo sviluppo, una promessa per il futuro dell'Honduras

Un piccolo pezzo di Honduras, uno dei paesi più poveri dell’America latina, rivivrà in Brianza dal 12 al 18 maggio. Per una settimana, il gruppo locale dell’Organismo internazionale di cooperazione allo sviluppo ProgettoMondo Mlal ospiterà infatti a Casatenovo una delegazione di giovani honduregni che sarà protagonista di un interscambio con il territorio della Brianza.
Lazaro Hernandez Baquerano, Kelim Paola Paz Carbajal e Dany René Herrera Urbina sono ragazzi, appena maggiorenni, che nei loro villaggi partecipano al Progetto di cooperazione “Giovani per lo sviluppo”, avviato tre anni fa, grazie anche a un cofinanziamento dell’Unione Europea, in Honduras.
L’intervento promosso da ProgettoMondo Mlal si pone l’obiettivo di contribuire a costituire e rafforzare le organizzazioni rurali di 13 comunità del Sud del Paese per migliorare il lavoro agricolo, artigianale e socio-educativo. Quali principali beneficiari del Progetto sono stati privilegiati, appunto, gruppi di giovani e di donne.
La delegazione honduregna, accompagnata da alcuni nostri volontari, incontrerà nel corso della settimana diverse realtà del territorio che stanno offrendo sostegno o solidarietà alla realizzazione di questo progetto. Tra questi, in rappresentanza delle amministrazioni comunali, i sindaci di Casatenovo, Cremella, Monticello e Osnago. Quindi, i ragazzi saranno ospiti di alcuni istituti scolastici (Villa Greppi, “Graziella Fumagalli”, “Gandhi” e Fondazione Minoprio) per incontrare gli studenti con i quali scambiare testimonianze ed esperienze.
Il programma li vedrà poi protagonisti di alcune visite in aziende locali, già partner del Progetto, come l’agriturismo “Brusignone” di Montesiro , il vivaio “Antonio Pennati” di Monticello, lo studio tecnico Cattaneo e Vimercati di Besana in B.za. Sono inoltre previsti incontri anche al Centro interculturale “L’angolo giro”, e con il Gruppo Valle Nava, le associazioni l’Arco e Il Mosto di Casatenovo, l’Istituto Paulo Freire di Milano.
A livello locale, il progetto è stato cofinanziato da Regione Lombardia e dal Comitato lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli, e dunque i giovani honduregni porteranno la propria testimonianza rispetto all’esperienza vissuta con il Progetto anche a queste due importanti istituzioni.
Infine, il 17 maggio, presso l’Auditorium “Graziella Fumagalli“, è prevista una serata di approfondimento sulla realtà dell’Honduras e su quanto si sta qui realizzando con il Progetto Giovani per lo Sviluppo.
L’associazione ProgettoMondo Mlal considera questa occasione molto preziosa per l’intero territorio della Brianza, sia per la concreta possibilità di scambio che offre ai nostri giovani, sia per il segno che i giovani honduregni lasceranno in tutti noi e che ci aiuterà a un rinnovato impegno per uno sviluppo valido dei Paesi del Sud del mondo.

martedì 6 ottobre 2009

A cento giorni dal golpe, Micheletti accenna al rientro di Zelaya

Centinaia di persone, arrivate dai 18 dipartimenti del Paese, si sono date appuntamento lunedì 5 ottobre a Tegucigalpa, la capitale dell'Honduras. Con canti hanno pregato per le persone decedute durante gli scontri con l’esercito e la polizia.

A 100 giorni dal colpo di stato contro il presidente Manuel Zelaya Rosales, Roberto Micheletti inizia a dare qualche indizio di flessibilità, pur da prendere con cautela.
Lunedì ha insinuato la possibilità del ritorno di Zelaya al potere, ma solo dopo delle elezioni del 29 di novembre. Una clausola che lascia perplessi.
Il governo ha anche abrogato il decreto illegittimo che sospendeva le garanzie costituzionali,sotto la pressione del congresso, dei candidati alla presidenza e del Tribunale Supremo Elettorale. Gli unici a favore del decreto sono sempre stati gli impresari e il movimento UCD, Unione Civica Democratica, sostenuta dalle grandi imprese e da diversi politici oltranzisti.
É importante sottolineare però che il decreto che dovrebbe abrogare le norme che sospendevano le garanzie costituzionali, diventerà esecutivo soltanto nel momento in cui sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. La data della pubblicazione non è stata decisa.

Lunedì c’è stata anche la visita di una senatrice del Congresso USA, la repubblicana Ros-Lehtinen, politica statunitense di estrema destra, molto conosciuta per l'appoggio che offre ai gruppi terroristici anticastristi residenti a Miami. La Ros-Lehtinen, naturalmente, ha sostenuto fortemente il governo Micheletti e ha giustificato la destituzione di Zelaya.
Dall’altro lato, un gruppo di deputati del partito democratico degli Stati Uniti, ha inviato una lettera al presidente del congresso dell’Honduras, ribadendo che l’unica soluzione al conflitto è la restituzione alla presidenza di Zelaya e lo svolgersi delle elezioni previste per il 29 novembre.

In un'intervista pubblicata domenica 4 ottobre sulla rivista brasiliana 'Veja', Micheletti si tira fuori da qualsiasi responsabilità per l’esilio di Zelaya, qualificandolo come una marionetta di Chavez, ma allo stesso tempo assicura che il suo allontanamento è avvenuto dentro la legalità. Anche se crede che sia stato un errore espellere Manuel Zelaya dal paese, Micheletti nell'intervista dichiara che “i militari avrebbero dovuto portarlo in tribunale, ma hanno deciso di mandarlo via dal paese per evitare spargimento di sangue”.
Roberto Micheletti ha poi affermato che i responsabili dell'esilio di Zelaya - di cui non ha fatto i nomi - saranno portati davanti alla giustizia e castigati.

PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras nel programma Giovani per lo Sviluppo

mercoledì 30 settembre 2009

In Honduras la democrazia è stata annientata

Il governo del colpo di stato colpisce ancora. Domenica 27 settembre il presidente de facto Micheletti, insieme a tutti i suoi ministri, ha approvato e fatto pubblicare in tempi rapidissimi un decreto presidenziale, numero PCM-M-016-2009, nel quale vengono ristrette per 45 giorni le garanzie previste dagli articoli 69, 72, 78, 81, 84 della Costituzione della Repubblica.
In particolare il decreto prevede che la libera circolazione è a discrezione della polizia e dell’esercito; le riunioni devono essere autorizzate dalla polizia o dall’esercito; è vietato, da parte dei mezzi di comunicazione scritta, televisioni e radio, offendere la dignità umana, i funzionari pubblici e attentare contro le disposizioni del governo.
Questo decreto è il segnale evidente della repressione che il governo di Micheletti ha applicato sin dal 28 giugno, giorno del colpo di stato.
Diversi settori della società, compresi molti deputati, si sono detti preoccupati per la promulgazione del decreto. L’attuale presidente del congresso ha chiesto un incontro con Micheletti per verificare la deroga del decreto, che dovrebbe essere ratificato dal congresso entra 30 giorni.
Intanto continuano le manifestazioni dei simpatizzanti di Zelaya contro il governo di Micheletti. I manifestanti sfidano il decreto, ma la polizia blocca qualsiasi movimento.
Cholusat sur e Radio Globo, le uniche due voci contrarie al governo di Micheletti, sono state chiuse e tutte le attrezzature sequestrate.
La democrazia in Honduras è stata annientata.

PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras nel programma Giovani per lo Sviluppo

lunedì 28 settembre 2009

In Honduras tra repressione, divieti e coprifuoco

A 3 mesi esatti dal colpo di stato in Honduras, il dialogo richiesto a gran voce da Zelaya e Micheletti è in un vicolo cieco.
Ieri, 27 settembre, il governo di Micheletti ha impedito l’ingresso al Paese a 4 funzionari della OSA (Organizzazione degli stati Americani) che avrebbero dovuto anticipare la missione dei ministri degli esteri di alcuni paesi dell’America Latina: missione auspicata da Micheletti qualche giorno fa in una dichiarazione televisiva.
L’attuale governo, inoltre, sempre il 27 settembre ha emesso un decreto presidenziale che limita i più elementari diritti dei cittadini e che, secondo alcuni giuristi, viola la costituzione.
Tra le proibizioni figurano il divieto di manifestare se non previa autorizzazione della polizia e dell’esercito; il divieto di riunirsi se non in possesso dell’autorizzazione concessa dalle forze di polizia; il divieto a televisioni, radio e giornali di esprimere giudizi rispetto a funzionari pubblici e del governo.

Il governo usurpatore ha emesso anche un avvertimento-minaccia nei confronti del governo del Brasile che, entro 10 giorni, dovrà decidere lo status che avrebbe Zelaya, asserragliato da circa una settimana all'interno della sua ambasciata.
Dice Micheletti: “se la nostra richiesta non avrà risposta, saremo obbligati ha prendere misure addizionali conformi al diritto internazionale", senza precisare in dettaglio in cosa consisteranno queste misure.
La risposta del Presidente del Brasile Lula è stata tempestiva e puntuale: “Non accetto ultimatum da parte di un governo instaurato con un colpo di stato. Zelaya è il Presidente legittimo dell’Honduras e il suo status è di ospite dell’ambasciata del Brasile”.

Alle 16 del pomeriggio di domenica 27 settembre il governo di Micheletti ha decretato il coprifuoco a partire dalle 21 fino alle 5 del mattino di lunedì 28. Tutto ciò per bloccare le migliaia di persone che si stanno muovendo verso la capitale Tegucigalpa, che dovrebbero partecipare a una grande manifestazione prevista appunto per lunedì.

PINO DE SETA, responsabile del progetto Giovani per lo Sviluppo

Il 25 settembre De Seta ha rilasciato una breve intervista a Radio Vaticana:

domenica 27 settembre 2009

Honduras, cresce il numero delle vittime

Il regime militare golpista in Honduras non ha cessato la sua strategia di terrore. Sabato 26 settembre ha ucciso due persone ed effettuato un'incursione armata nella casa di una deputata.

La giovane Wendy Aracely Ávila, di 19 anni, manifestava in motocicletta in una marcia della resistenza ed è stata trattenuta di fronte a uno dei posti di blocco che mantengono il cerchio di sicurezza intorno alla sede diplomatica del Brasile in Tegucigalpa, dove si trova il presidente Zelaya. È morta per le conseguenze provocate dall'inalazione dei gas tossici, lanciati da polizia e militari specializzati per reprimere la manifestazione.
Il giovane Marco Antonio Cáceres Villalobos, di 35 anni, è stato assassinato dalla polizia nel parco centrale di Tegucigalpa, dove ha avuto termine la manifestazione giornaliera del Fronte di Resistenza contro il colpo di stato. Ucciso perchè nipote di Alejandro Villatoro, proprietario di Radio Globo, la radio divenuta voce della resistenza nazionale al colpo di stato militare.

A mezzogiorno di sabato, nella città di San Pedro Sula, la deputata del Partito Unificazione Democratica Silvia Ayala, in convalescenza nella sua abitazione a causa di un intervento chirurgico, è stata assalita da due uomini in vestiti civili. Armati di pistole automatiche, i due uomini l'hanno obbligata a chiudere la bocca a suo figlio di 4 anni che stava piangendo, e hanno rubato due computer portatili. La deputata Ayala si trovava in compagnia di sua madre, una sorella e i suoi due figli minori. Alcuni giorni prima, la deputata aveva denunciato che uomini armati erano andati in ospedale chiedendo di lei. Ayala è parte del gruppo di 15 deputati del Partito UD (Unità Democratica) e del Partito Liberale, che sostengono la resistenza sin dal 28 giugno, quando si perpetrò il colpo di stato, ed è stata membro della prima commissione di negoziazione che rappresentava il governo costituzionale di Manuel Zelaya Rosales che, all'inizio di luglio, si riunì con il presidente del Costa Rica, Oscar Arias.

PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras nel programma Giovani per lo Sviluppo

venerdì 25 settembre 2009

Honduras, tra coprifuoco e un inizio di dialogo

Giorni tesi in Honduras dopo il rientro del presidente Zelaya. Il movimento della resistenza a favore di Zelaya ha intensificato la lotta e le manifestazioni, sfidando il coprifuoco decretato per circa 48 ore dal governo di Micheletti.
Centinaia i feriti e gli arresti, e tre i morti accertati.
Il Paese sta vivendo una repressione assurda da parte delle forze della polizia e dell’esercito, che ha tentato di penetrare nell’ambasciata del Brasile dove è rifugiato Zelaya.
Alla prima sospensione del coprifuoco i cittadini si sono riversati nelle strade, correndo verso supermercati, banche, distributori di benzina, facendo incetta di prodotti alimentari, benzina, gasolio. Per tutta la giornata di ieri, durante la quale il copri fuoco è stato sospeso per 5 ore, la vendita di carburante è stata razionata a soltanto 250 lempiras a persona, equivalente a circa 10 euro.

Anche la comunità internazionale si è espressa duramente contro l’attuale governo. Per pura coincidenza proprio in questi giorni si è svolta l’assemblea dell’ONU che - con la partecipazione di capi di stato e di governo - si è espressa a favore del rientro immediato alla presidenza di Zelaya.
Ma ieri sera (24 settembre) ancora un cambio improvviso. Il vescovo di Tegucigalpa, monsignor Pineda, ha visitato Zelaya dando inizio al tanto agognato dialogo. Da ricordare che la chiesa honduregna, attraverso il Cardinale Rodriguez, ha sostenuto il colpo di stato e fortemente criticato Zelaya.
Dopo la visita del vescovo, anche i 4 candidati alla presidenza - Elvin Santos del Partito Liberale, Pepe Lobo del Partito Nazionale, Bernard Martinez del Partito di Unificazione Democratica e Felicito Avila della Democrazia Cristiana (tutti e 4 collusi o complici del colpo di stato del 28 giugno) - sostengono che l’unica via d’uscita è il dialogo, la concertazione.
Sembrerebbe, da prime indiscrezioni, che sia stato preso come punto di riferimento l’accordo di San José, in cui si indicava il rientro di Zelaya alla presidenza.
Il dialogo è iniziato, speriamo che non sia tra sordi.

PINO DE SETA, responsabile del progetto Giovani per lo Sviluppo che si svolge nel Dipartimento del Valle, a sud dell'Honduras

Ascolta l'intervista di Radio Vaticana a Pino De Seta:

mercoledì 23 settembre 2009

Honduras isolato tra feriti e detenzioni

In queste ore l’Honduras è totalmente isolato: sono stati chiusi gli aeroporti del paese, lo spazio aereo nazionale, le scuole di ogni ordine e grado. Nessuno si può muovere.
Il rientro a sorpresa del presidente Manuel Zelaya, ha fatto sì che il governo applicasse norme restrittive di libera circolazione dei cittadini.
Lunedì 21 settembre il governo aveva decretato il coprifuoco dalle 16 fino alle 7 di martedì, prorogato poi fino alle 6 di mercoledì.
Questo per evitare l’arrivo previsto dei seguaci di Zelaya, che si sono mobilitati da diversi dipartimenti del paese per poter stare al fianco del loro presidente in una grande manifestazione organizzata a Tegucigalpa.
Nonostante le restrizioni, alcuni manifestanti si sono avvicinati alla sede della ambasciata del Brasile, dove è ospitato Zelaya. Naturalmente la polizia e l’esercito hanno attaccato i manifestanti con gas lacrimogeni e picchiando alcuni di loro.
Risulterebbero almeno 30 feriti e un centinaio di detenzioni illegali.

Le forze dell’ordine hanno anche lanciato bombe lacrimogene all’interno dell’ambasciata del Brasile, un atto sconsiderato.
Nella serata di lunedì è stata sospesa anche l’erogazione dell'energia elettrica per oltre 4 ore, e sono state chiusi alcuni mezzi di comunicazione, come la televisione indipendente Cholusat Sur e Radio Globo.
Era anche atteso l’arrivo di José Insulza, Segretario dell’OSA (Organizzazione degli stati Americani), che si sarebbe offerto di mediare e trovare una soluzione a questa situazione. Ma, vista la chiusura degli aeroporti, sarà difficile la sua presenza nel paese.

PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras
nel programma Giovani per lo Sviluppo

martedì 22 settembre 2009

Zelaya rientra in Honduras e scatta il coprifuoco: si teme il peggio

Con un colpo a sorpresa ben studiato, e di cui poche persone erano a conoscenza, il deposto presidente Manuel Zelaya è rientrato il Honduras. Non si sa bene da dove sia arrivato e come, ma la mattina del 21 settembre, verso le 9 già circolava la voce della sua presenza nel Paese. Si diceva che fosse negli uffici delle Nazioni Unite a Tegucigalpa, ma la rappresentanza dell’organismo nel Paese smentiva tutto.
Il movimento contro il colpo di stato, messo in allerta, si è diretto verso l’edificio delle Nazioni Unite: migliaia di persone si sono riversate per le strade, pronte ad accogliere il loro presidente, democraticamente eletto.

E' accaduto il colpo di scena quando una televisione indipendente, Cholutas Sur, sempre in prima linea nel combattere contro il governo usurpatore, ha mostrato alcune immagini del presidente Zelaya sulla terrazza dell’ambasciata del Brasile, mentre salutava alcuni suoi seguaci.
Non si è trattato soltanto di voci: Mel Zelaya è davvero rientrato in Honduras come aveva promesso. È rientrato per seguire direttamente la lotta contro chi lo ha cacciato via dal paese e per ristabilire l’ordine costituzionale, come la comunità internazionale chiede ormai da diverse settimane.
Mentre Zelaya salutava i cittadini, Micheletti, presidente del colpo di stato, in un'intervista dichiarava che erano tutte menzogne, che si trattava di una campagna mediatica appositamente organizzata.
Ma intanto migliaia di cittadini avevano raggiunto la sede dell’ambasciata del Brasile, per rivedere e ascoltare personalmente il loro presidente. Zelaya, intervistato da decine di televisioni locali e internazionali, non ha chiarito come sia potuto entrare nel paese, ha soltanto dichiarato che prima di prendere questa decisione si è consultato direttamente con il Presidente del Brasile, Lula da Silva, che gli ha dato il suo sostegno incondizionato.

Nel pomeriggio mentre mi recavo a una riunione presso la Delegazione della Unione Europea, ricevevo una telefonata della funzionaria incaricata di quella istituzione, per avvisarmi di posticipare la riunione a un altro giorno, in quanto si vociferava che sarebbe scattato il coprifuoco. Alle 15 e 30 precise, la radio di stato ha comunicato l'inizio del coprifuoco alle 16, durato fino alle 7 della mattina seguente.
La gente è uscita di corsa dagli uffici, dai centri commerciali, solo 30 minuti per rientrare a casa, mentre le strade si riempivano di militari, tanti.
Tegucigalpa si è trasformata in un inferno ancora più grande. Le vie di comunicazione verso la periferia si sono intasate totalmente, due ore per percorrere poche centinaia di metri.

L’emanazione del coprifuoco ha dimostrato ancora una volta la paura del governo usurpatore nei confronti della forza del movimento che sostiene Zelaya.
Intanto la OSA, Organizzazione degli Stati Americani, ha chiesto alle Nazioni Unite che diano protezione a Mel Zelaya.
Molti franchi tiratori dell’esercito sono stati sistemati nelle vicinanze dell’ambasciata del Brasile, si teme il peggio.

PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras
nel programma Giovani per lo Sviluppo

lunedì 7 settembre 2009

I provvedimenti USA che non spaventano Micheletti

“Non abbiamo paura di nessuno e andremo avanti perché si possano realizzare le elezioni previste per il prossimo 29 novembre”.
Parole sprezzanti quelle pronunciate dal presidente dell’Honduras eletto con il colpo di stato del 28 giugno scorso, Roberto Micheletti, alla notizia che gli Stati Uniti avrebbero deciso di sospendere ogni tipo di aiuto finanziario (circa 200 milioni di dollari) e che sono intenzionati a non riconoscere la legittimità del candidato che sarà eletto a novembre di quest’anno.

Dopo 70 giorni di manifestazioni e scioperi contro il governo, Micheletti incassa un altro duro colpo.
Circa dieci giorni fa gli USA avevano deciso di sospendere l’emissione del visto di entrata al paese a tutti coloro che fossero coinvolti nel colpo di stato: politici, imprenditori, giornalisti.
Qualche giorno fa in un programma televisivo è stato presentato un elenco di 200 persone alle quali il governo degli USA si appresterebbe a bloccare tutti i conti correnti bancari.
Il governo di Barack Obama ha preso questa dura decisione qualche giorno dopo che la missione dei ministri degli esteri dell'Unione degli Stati Americani (OEA) ha comunicato che il governo presieduto da Micheletti non ha alcuna intenzione di sottoscrivere l’Accordo di San José, il quale, tra l’altro, prevede il rientro del Presidente esiliato Manuel Zelaya.
Tutto ciò mentre la vita “sembrerebbe” scorrere tranquilla in Honduras.
La campagna elettorale, iniziata ufficialmente l’1 di settembre, è stata segnata da violenti scontri tra polizia, militari e manifestanti che chiedono il rientro immediato di Zelaya.
Ma lo scontro non è soltanto con le forze dell’ordine. I manifestanti - nella maggior parte dei casi aderenti allo stesso Partito Liberale di Zelaya e Micheletti - criticano fortemente il candidato del partito Elvin Santos. In molti dipartimenti in cui si è presentato, Santos è stato costretto a tornare indietro, in quanto ritenuto dai dissidenti presenza scomoda e indesiderata. Elvin Santos per molti liberali è stato un attore importante nel colpo di stato.
La gente comune, per le strade, i supermercati, si rende conto sempre di più che la situazione economica si sta complicando. Il sostegno finanziario avuto sino ad oggi da parte degli USA (del Banco Interamericano per lo Sviluppo e del Fondo Monetario) è stato sospeso e non si sa sino a quando.
Paesi importanti del continente, come Argentina e Brasile, hanno sospeso i rapporti diplomatici ed economici.
La CIDH, Commissione Interamericana Diritti Umani, nella relazione preliminare presentata alla fine della missione di sette giorni in Honduras, “ha comprovato l'esistenza di serie restrizioni dell'esercizio alla libertà di espressione”.
Inoltre “si è confermata l'esistenza in Honduras di un modello di uso sproporzionato della forza pubblica, detenzioni arbitrarie e controllo dell'informazione diretto a limitare la partecipazione politica di un settore della cittadinanza dal colpo di Stato del passato 28 di giugno”.
Nella relazione, la missione di verifica della Commissione riporta che “da quella data (28 giugno) si è creata una situazione di illegittimità democratica che ha un impatto negativo sulla validità dei diritti umani di tutti gli abitanti dell'Honduras”.

PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras