Primo premio per il video di ProgettoMondo Mlal “Un’esperienza di produzione sociale dell’Habitat”. Che sarà proiettato proiettato nel prossimo incontro delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile in programma a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno.
Realizzato in Argentina per documentare il progetto Haibtando avviato da ProgettoMondo Mlal nelle province di Cordoba e Santa Fe, il video si è aggiudicato il podio del “Concorso Regionale di Esperienze Cammino a Río+20”, convocato da HIC-AL nel novembre del 2011 sul tema del "Diritto alla città, sostenibilità e qualità di vita in Amarica Latina” come fase preparatoria al gande incontro di Rio, utile a creare un punto di vista comune su cui ragionare.
Le immagini raccontato l’attività svolta da ProgettoMondo Mlal e dal partner locale AVE nel Municipio di Unquillo, dove la nostra organizzazione ha sviluppato un’esperienza di produzione integrale e sociale dell’Habitat, con le famiglie e le microimprese locali, e il fatto che verranno proiettate all’incontro della Nazioni Unite non può che rimepirci di soddifsfazione e gioia.
Secondo gli organizzatori l’incontro a Rio - che vedrà la partecipazione di centinaia di organizzazioni sociali di tutto il mondo ed è stato battezzato Rio+20 perché cade esattamente 20 anni dopo il primo incontro storico avvenuto nella stessa città nel 1992 - ha come obiettivi garantire il rafforzamento delle decisioni politiche prese rispetto allo sviluppo sostenibile; valutare i risultati ottenuti in questi ultimi vent’anni rispetto agli obiettivi concordati a livello internazionale nel tema dello sviluppo sostenibile e identificare le nuove sfide emergenti.
In particolare, oltre allo sviluppo sostenibile, come si legge nel sito stesso del Foro, l’incontro tratterà un tema specifico: l’economia verde come parte integrante nel processo di eliminazione della povertà.
Come ProgettoMondo Mlal speriamo che questa esperienza possa servire da buona pratica per molte altre esperienze simili, contribuendo a migliorare lo sviluppo sostenibile in un contesto di grandissima importanza come quello dell’habitat.
Nicola Bellin
cooperante "Habitando"
ProgettoMondo Mlal Argentina
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mercoledì 6 giugno 2012
martedì 24 aprile 2012
Habitando in Argentina. La consegna delle case, la felicità delle famiglie
Il progetto Habitando volge a conclusione dopo oltre 3 anni di attività su e giù per la Pampa argentina. Sono stati tre anni di grande intensità, nei quali abbiamo potuto lavorare con oltre 48 Municipi delle province di Cordoba e Santa Fe (un territorio grande come l’Italia), formando le equipe tecniche locali su una nuova visione della costruzione dell’Habitat, partecipativa, inclusiva, che tenga conto delle necessità delle famiglie e dei lavoratori, insomma una costruzione... sociale.
La richiesta di sostegno e formazione da parte dei Municipi, che puntano dalla città più grande al paesino più piccolo a migliorare la qualità della vita di molte famiglie, è stata altissima. Sono stati promossi e realizzati 32 seminari di formazione sui temi legati alla gestione delle terra, alla pianificazione territoriale, all’autocostruzione e sulla scrittura di progetti di edilizia popolare integrali (in tutto ne sono stati scritti 34 che potenzialmente potranno favorire oltre 5.800 famiglie).
Un altro importante partner con cui abbiamo lavorato sono state le oltre 40 piccole imprese e i gruppi informali del settore della costruzione che, insieme ad Habitando, si sono rafforzate e, in alcuni casi hanno trovato un lavoro, partecipando attivamente alla realizzazione di piani di edilizia popolare.
Insieme a Municipi e piccole imprese è stato possibile anche avviare importanti progetti di edilizia integrale e partecipativa che andranno a migliorare la vita di oltre 500 famiglie con la costruzione di una nuova casa o il miglioramento dell’attuale.
In particolare uno di questi progetti, quello nel paese di Unquillo, dopo cinque mesi di febbrile lavoro si è felicemente concluso: le cinque mamme e i loro figli hanno visto realizzate le nuove case che ufficialmente sono state già consegnate loro con atto notarile.
Un altro importante risultato raggiunto da Habitando è stato quello di incidere nelle politiche pubbliche a livello nazionale per fare in modo che la produzione sociale dell’habitat diventi poco a poco una priorità per il governo appena rieletto.
Lo scorso 3 ottobre, nella città di Buenos Aires, l’associazione “Habitar Argentina”, formata da ong, organizzazioni di base, università, politici, e alla quale partecipa anche il progetto Habitando, ha presentato alla società civile e al governo 2 nuove proposte di legge sulla “Produzione Sociale dell’Habitat” e sulla “Pianificazione territoriale”.
Le due proposte di legge, frutto di una lunga e intesa elaborazione alla quale ha partecipato l’equipe del progetto Habitando, hanno l’obiettivo di favorire l’attuazione di piani di edilizia integrali, dove le famiglie siano protagoniste assieme ai municipi, le microimprese locali, le ong, e vedano valorizzate le proprie capacità nell’organizzarsi e nell’autocostruzione. Si vuole inoltre offrire a Municipi e governi provinciali e nazionali, nuovi strumenti per la promozione di uno sviluppo urbano integrale, che tenga conto delle necessità della maggioranza della popolazione, che rispetti l’ambiente e che sia libero dalle logiche di mercato favorendo il maggior numero di persone possibile nella costruzione di una città inclusiva.
ProgettoMondo Mlal chiuderà la sua presenza a Cordoba lasciando al suo partner AVE il compito di continuare il percorso iniziato nel dicembre del 2008. Vi è ancora molta strada da fare e siamo contenti di sostenere AVE in questo pezzo di percorso che, insieme allo sforzo di molte altre organizzazioni in Argentina, sta poco a poco portando a migliaia di famiglie l’opportunità di essere protagoniste di un importante cambiamento verso un vita migliore.
Nicola Bellin
capoprogetto Habitando
ProgettoMondo Mlal
La richiesta di sostegno e formazione da parte dei Municipi, che puntano dalla città più grande al paesino più piccolo a migliorare la qualità della vita di molte famiglie, è stata altissima. Sono stati promossi e realizzati 32 seminari di formazione sui temi legati alla gestione delle terra, alla pianificazione territoriale, all’autocostruzione e sulla scrittura di progetti di edilizia popolare integrali (in tutto ne sono stati scritti 34 che potenzialmente potranno favorire oltre 5.800 famiglie).
Un altro importante partner con cui abbiamo lavorato sono state le oltre 40 piccole imprese e i gruppi informali del settore della costruzione che, insieme ad Habitando, si sono rafforzate e, in alcuni casi hanno trovato un lavoro, partecipando attivamente alla realizzazione di piani di edilizia popolare.
Insieme a Municipi e piccole imprese è stato possibile anche avviare importanti progetti di edilizia integrale e partecipativa che andranno a migliorare la vita di oltre 500 famiglie con la costruzione di una nuova casa o il miglioramento dell’attuale.
In particolare uno di questi progetti, quello nel paese di Unquillo, dopo cinque mesi di febbrile lavoro si è felicemente concluso: le cinque mamme e i loro figli hanno visto realizzate le nuove case che ufficialmente sono state già consegnate loro con atto notarile.
Un altro importante risultato raggiunto da Habitando è stato quello di incidere nelle politiche pubbliche a livello nazionale per fare in modo che la produzione sociale dell’habitat diventi poco a poco una priorità per il governo appena rieletto.
Lo scorso 3 ottobre, nella città di Buenos Aires, l’associazione “Habitar Argentina”, formata da ong, organizzazioni di base, università, politici, e alla quale partecipa anche il progetto Habitando, ha presentato alla società civile e al governo 2 nuove proposte di legge sulla “Produzione Sociale dell’Habitat” e sulla “Pianificazione territoriale”.
Le due proposte di legge, frutto di una lunga e intesa elaborazione alla quale ha partecipato l’equipe del progetto Habitando, hanno l’obiettivo di favorire l’attuazione di piani di edilizia integrali, dove le famiglie siano protagoniste assieme ai municipi, le microimprese locali, le ong, e vedano valorizzate le proprie capacità nell’organizzarsi e nell’autocostruzione. Si vuole inoltre offrire a Municipi e governi provinciali e nazionali, nuovi strumenti per la promozione di uno sviluppo urbano integrale, che tenga conto delle necessità della maggioranza della popolazione, che rispetti l’ambiente e che sia libero dalle logiche di mercato favorendo il maggior numero di persone possibile nella costruzione di una città inclusiva.
ProgettoMondo Mlal chiuderà la sua presenza a Cordoba lasciando al suo partner AVE il compito di continuare il percorso iniziato nel dicembre del 2008. Vi è ancora molta strada da fare e siamo contenti di sostenere AVE in questo pezzo di percorso che, insieme allo sforzo di molte altre organizzazioni in Argentina, sta poco a poco portando a migliaia di famiglie l’opportunità di essere protagoniste di un importante cambiamento verso un vita migliore.
Nicola Bellin
capoprogetto Habitando
ProgettoMondo Mlal
mercoledì 14 marzo 2012
Cinque case per cinque famiglie
Dopo oltre cinque mesi di lavoro il “progetto Unquillo” è finalmente realtà.Un mese fa, 5 capifamiglia donne, con i loro figli, hanno potuto finalmente entrare in casa, una casa nuova di loro proprietá. Non un regalo dello stato, naturalmente. Ma una nuova dimora che loro stesse hanno contribuito a costruire.
Il programma che ProgettoMondo Mlal e il partner argentino AVE hanno sviluppato con il Municipio di Unquillo é stato, anche dal punto di vista dell’esperienza, un esperimento importante: quello che possiamo definire con orgoglio un processo di costruzione integrale dell’Hábitat.
Integrale significa per noi “tutti insieme secondo le proprie possibilitá”. Le case infatti sono state costruite da persone comune, da muratori disoccupati formati appositamente, che dunque hanno creato il proprio gruppo di lavoro e hanno potuto svolgere un’attivitá utile a se stessi e alla comunitá.
Anche le rispettive famiglie o quelle beneficiarie delle case hanno aiutato. Queste 5 donne sole con i loro figli, ad esempio, hanno contribuito pitturando le pareti, occupandosi di dare ristoro ai muratori e creando con loro un rapporto che é andato oltre quello di contrattante-lavoratore, un legame che è stato di reale condivisione.
Il Municipio ha poi fatto la sua parte, non solo economicamente, ma mettendo a disposizione un’equipe di esperti, composta da assistenti sociali e architetti, che ha accompagnato l’opera di costruzione e assistito le singole famiglie in questo intenso processo di cambiamento di abitazione, di cambiamento di vita. Inoltre, ha offerto a persone qualificate del paese la possibilità di appropriarsi di un lavoro che ha contribuito al miglioramento della comunitá, umanamente ed economicamente.
Contenitore e volano dell’intero progetto, il Programma di cooperazione allo sviluppo “Habitando”, con in testa la ong AVE e i suoi tecnici, supportati da ProgettoMondo Mlal.
Dunque oggi le case sono state ultimate, e con tutti i servizi. Sono state consegnate alle famiglie che hanno iniziato una nuova fase della loro vita, speriamo più dignitosa e di soddisfazione anche personale.
Il processo di costruzione integrale é sicuramente più complesso di un normale iter edilizio. Prevede componenti delicate ed essenziali quali l’ascolto, la comprensione profonda delle necessitá di ognuno, e del contesto tutto. Richiede la pazienza di sapere vivere dei piccoli passi, insieme, giorno per giorno. Un processo lento, perciò, che offre però importanti risultati umani, oltre che materiali.
Nicola Bellin
capoprogetto Habitando
Cordoba, Argentina
lunedì 31 ottobre 2011
Nuove leggi abitative e case per Cordoba. I primi frutti di Habitando
Lo scorso 3 ottobre, a Buenos Aires, la rete “Habitar Argentina”, formata da ong, organizzazioni di base, università, politici e a cui partecipa il programma di ProgettoMondo Mlal nato per lo sviluppo locale partecipativo nelle province di Cordoba e Santa Fe, ha presentato a cittadini e governo due nuove proposte di legge sulla “produzione sociale dell’habitat” e sulla “pianificazione territoriale”.
Frutto di una lunga e intesa elaborazione alla quale ha partecipato l’equipe del programma di ProgettoMondo Mlal, le due proposte hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di accesso a un habitat adeguato per migliaia di famiglie argentine.
La prima legge punta a favorire l’attuazione di piani di edilizia integrali dove le famiglie stesse siano le protagoniste insieme ai municipi, le microimprese locali e le ong, e vedano valorizzate le proprie capacità di organizzarsi e conoscenze di autocostruzione.
La seconda legge vuole invece offrire a municipi e governi provinciali e nazionali, nuovi strumenti per la promozione di uno sviluppo urbano integrale, che tenga conto delle necessità della popolazione, che rispetti l’ambiente e che sia libero dalle logiche di mercato favorendo il maggior numero di persone possibile nella costruizione di una città basata sul concetto di inclusione.
I due progetti di legge sono stati presentati in un atto pubblico a cui hanno presenziato non solo senatori e uomini politici, ma anche ong, organizzazioni di base e la popolazione in generale, e che si è svolto all’interno di un quartiere povero, una “villa” (ossia favela) di Buenos Aires, con l’obiettivo di dimostrare come questo nuovo progetto nasca dalla volontà di un cambiamento dal basso, che punta a migliorare.
Dopo cinque mesi di intenso lavoro finalmente le cinque mamme e i loro figli hanno potuto vedere realizzate le nuove case che sono state loro consegnate ufficialmente con un atto notarile avvenuto sul terreno.
Manca solo l’ultima rifinitura da parte dell’agenzia dell’energia elettrica di Cordoba (che avverrá nei prossimi giorni) e le famiglie potranno trasferirsi a vivere nel nuovo quartiere iniziando una nuova esperienza in una casa che hanno contribuito a costruire e della quale, cosa importantissima, sono proprietarie.
Nicola Bellin,
capoprogetto Habitando,
ProgettoMondo Mlal Argentina
martedì 23 agosto 2011
Villa 31 esce dai margini. E il nuovo Barrio sarà per chi lo abita
Ricordo un film in cui un ragazzo prendendo un treno dalla stazione di Retiro a Buenos Aires, dal finestrino osserva il quartiere Villa 31 e le persone che lo abitano. Persone di cui la società ha bisogno ma che nonostante questo continuano a essere tenute ai margini. Nel film il ragazzo pensava che la situazione non sarebbe mai cambiata. Ma per fortuna ci sono momenti, pur se rari, in cui le cose mutano davvero. E per il meglio.
Villa 31 è una villa miseria, come vengono chiamate le favelas in Argentina, costituitasi a partire dagli anni ’30 al lato della stazione ferroviaria di Retiro e cresciuta moltissimo negli anni, fino a contare i 30mila abitanti di oggi. Si tratta perlopiù di immigrati in cerca di lavoro e di maggiori possibilità in città, ma anche di cittadini che non hanno le condizioni minime per accedere ad altri quartieri.
Dopo un lungo periodo, finalmente si stanno muovendo i primi passi verso l’urbanizzazione delle Villas 31 e 31bis che diventeranno Barrio Mujica: un unico quartiere che prenderà il nome dal sacerdote assassinato per la sua determinazione, a partire dagli anni ’60, nello schierarsi a favore della fascia più povera e vulnerabile della società.
Grazie allo sforzo e all’attivismo di molte persone e organizzazioni della Villa, e grazie alla legge 3343 del 2009, oggi può iniziare un processo di urbanizzazione partecipativa che ha per protagonisti gli stessi abitanti del quartiere.
Si tratta in sostanza di permettere alle persone di lavorare per sistemare la loro casa e il luogo in cui vivono, attraverso un processo di habitat sociale che pone al centro l’uomo e le sue necessità, e che dà il via a una possibile uscita dalla situazione di marginalità che vivono certi quartieri.
Il progetto di legge prevede in 5 anni un censimento della popolazione della villa con registrazione catastale, il ricollocamento del 30 % delle case per l’ampliamento delle strade e l’installazione dei servizi basici. Inoltre, con questa legge si pone fine agli sfratti forzati che hanno caratterizzato la storia della villa e costituiscono una minaccia costante per la popolazione da parte del governo della città.
Non sarà semplice trovare un accordo su come deve essere il quartiere coinvolgendo tutte le persone che partecipano al “tavolo di discussione partecipativa” nel governo della città. Quello che è certo è che si cominciano già a vedere alcuni cambiamenti: le facciate delle case colorate, le strade più larghe per lasciare passare le macchine e gli autobus, piazzette e campi sportivi. Cambiamenti che molti definiscono “di facciata”, ma che sicuramente cambiano un po’ il volto della villa e cominciano a farla lentamente uscire “dai margini”, mentre gli abitanti e le organizzazioni aspettano di poter migliorare il proprio quartiere definendo diritti e doveri di chi lo vive.
Questo momento storico per gli abitanti della Villa e per le organizzazioni che ne hanno sostenuto i diritti può rappresentare un esempio per altre realtà, e accompagna un processo attivo anche in altri paesi, come il vicino Brasile.
Dare dignità alle persone e cercare di creare una possibile forma di integrazione tra gli abitanti che partecipano attivamente al processo, è un esempio che può servire da stimolo anche in Italia, dove si stanno formando situazioni di segregazione, con quartieri ai margini della città popolati da immigrati e famiglie colpite dalla crisi economica che non riescono più a pagare gli affitti.
Francesco Venturin,
casco bianco ProgettoMondo Mlal in Argentina
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giovedì 11 agosto 2011
Pampas sconfinate, ma non per gli argentini
Come altri paesi latinoamericani, l’Argentina soffre oggi il cosiddetto “neocolonialismo”, ossia un "controllo indiretto" delle economie e delle risorse da parte dei paesi del Nord-America e dell’Europa. Il territorio argentino è infatti ricco di risorse naturali (acqua, minerali, terra) e circa il 10% di esso, secondo la Federazione Agraria Argentina, è in mano a stranieri.
Nel Paese delle pampas sterminate, paradossalmente, il più grande problema della gente è proprio l’accesso alla proprietà della terra, tema che influenza vari ambiti della vita degli argentini e trasversalmente attraversa il paese a tutte le latitudini: si tratti della soia nel nord argentino, delle miniere a cielo aperto nella zona della Cordigliera delle Ande, o delle vaste estensioni della Patagonia. Su quest’ultima zona pesa anche il nome dell’Italia. Il maggior proprietario terriero del paese è infatti un gruppo italiano, i fratelli Benetton, sbarcato in Patagonia negli anni ’90, in pieno periodo menemista (periodo di grandi liberalizzazioni).
Oggi il gruppo possiede 900 mila ettari ed è tra i maggiori allevatori di pecore e produttori di lana dell’Argentina. Secondo le varie organizzazioni mapuche patagoniche, oltre ad allevare pecore e contribuire alla riforestazione della zona, i Benetton avrebbero in qualche modo approfittato delle risorse senza preoccuparsi troppo delle comunità indigene, delle loro case e dei loro posti di lavoro.
Tema molto attuale, questo, in Argentina dove, proprio nel marzo scorso, e poi di nuovo ad agosto, la Benetton ha avanzato un ricorso contro la comunità indigena mapuche Santa Rosa, che aveva rioccupato un terreno nel 2007 dichiarandolo territorio recuperato. Ora queste famiglie vivono con la paura di dover abbandonare il posto, lasciare le loro case e ritrovarsi a vivere nei quartieri poveri delle città vicine, aggravando già la precaria situazione abitativa dell’area.
Questa è solo una delle tante situazioni che si ripercuotono nella zona e che contrappongono i diritti dei popoli originari difesi per legge (Ley Nº 26.160) agli interessi privati. In tutto il territorio argentino molte famiglie di contadini rivendicano l’accesso alla terra per l’agricoltura, circa 500mila secondo il Movimiento Nacional Campesino Indígena.
Più di 10 progetti di legge sono in questo periodo in discussione nel Congreso de la Nación e puntano a difendere le zone di frontiera e le risorse naturali presenti nel territorio. Il presidente dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato, forse anche in vista delle imminenti elezioni, che il tema della terra sarà trattato a breve con l’obiettivo di regolarizzare la vendita della terra a stranieri senza compromettere obiettivi di sviluppo strategico nazionale. Si prenderà esempio dalle politiche adottate in Brasile dal presidente Luiz Ignacio Lula da Silva, che regolano le vendite di terra a proprietari stranieri.
Francesco Venturin
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Argentina
giovedì 30 giugno 2011
Il futuro dell'Honduras sono le Charter Cities
Il Congresso Nazionale dell’Honduras ha approvato una riforma costituzionale che permette la fondazione di Charter Cities sul territorio nazionale. Di cosa si tratta?Le charter cities sono un modello di città proposto dall'economista nord americano Paul Romer per creare zone di sviluppo in paesi considerati arretrati e i cui elementi base sono la presenza di una porzione di territorio disabitato messo a disposizione da uno stato ospitante, una carta che specifichi le regole che governeranno la nuova città e la libertà per i futuri residenti investitori di muoversi dentro e fuori la città. Ogni charter city necessità di una o varie nazioni che interpretino tre distinti ruoli: la nazione ospitante provvede la terra, la nazione risorsa provvede la mano d'opera e la nazione o le nazioni garante assicurano che la carta sia rispettata.
In Honduras i deputati si sono pronunciati con 126 voti a favore, 1 voto contrario e un astenuto, per modificare gli articoli 304 e 329 della costituzione. Nel primo caso si tratta di creare un potere giudiziale parallelo, con leggi diverse da quelle nazionali valide all'interno delle Regiones Especiales de Desarrollo, ossia le Regioni Speciali di Sviluppo, come vengono chiamate le charter cities in Honduras. I tribunali “paralleli”, saranno composti da giudici nominati dalle autorità delle RED e approvati dal Congresso Nazionale con una maggioranza di 2/3 del totale.
Il secondo articolo modificato sancisce invece che “il governo promuove lo sviluppo integrale, tanto economico come sociale, tramite una pianificazione strategica. La legge regolerà il sistema e i processi di pianificazione con la partecipazione dei Poteri dello Stato e le organizzazioni politiche economiche e sociali. […] I piani di sviluppo integrale e i programmi incorporati nei medesimi saranno considerati obbligatori per i governi successivi”. Nello stesso articolo vengono definite le RED e le norme generali che le regolano. “I sistemi che verranno creati nelle RED dovranno essere fissati tramite uno Statuto Costituzionale approvato dal Congresso Nazionale con una maggioranza qualificata di 2/3 del totale. Una volta promulgato, questo Statuto Costituzionale potrà essere modificato, riformato, interpretato o derogato soltanto con la medesima maggioranza indicata precedentemente e posteriormente all'approvazione tramite referendum dei cittadini della charter city”. Inoltre la modifica al 329 recita cosi: “Le RED […] possono firmare trattati e convegni internazionali riguardanti il commercio e la cooperazione […]”.
Sul sito internet del Congresso Nazionale della Repubblica dell’Honduras è stato pubblicato un interessante articolo che riportata i benefici e le ragioni che giustificano l'incorporazione delle charter cities sul territorio nazionale. Il beneficio principale è indicato nella creazione di migliaia di posti di lavoro di ogni tipo, ma non si parla né di tutele né di diritti dei lavoratori. Si parla anche della creazione di grandi infrastrutture che porteranno il paese ad avere un ruolo centrale nella regione, ma non si fa riferimento ad alcun piano o normativa di tutela medio ambientale o della regolamentazione di questo sviluppo infrastrutturale. Tra gli altri benefici, a detta del governo, ci sarà un “abbattimento drastico degli indicatori riguardanti salute, educazione, sicurezza pubblica e sociale”. Attualmente in Honduras ci sono gravi problemi legati alla violenza, alla miseria e alla denutrizione inoltre, e il paese occupa il quarto posto in quanto a corruzione. La modifica della costituzione e l'adozione del modello charter city per il governo è giustificata da dati oggettivi come la migrazione che ogni anno porta 75mila honduregni negli Stati uniti d’America, e la necessità di creare 200mila posto di lavoro all’anno pur non riuscendo a crearne nemmeno la metà, oltre a quella di proteggere l'economia dalle oscillazioni politiche.
Secondo il teorizzatore la charter city contribuirebbe a creare un modello virtuoso che impulserebbe il governo a migliorare le condizioni generali del paese, anche rispetto alla corruzione delle istituzioni. In un paese dove le disparità sociali sono già a un livello altissimo, la creazione di un enclave privilegiata porterà veramente questi effetti positivi, oppure contribuirà ad aumentare le disparità sociali?
A detta del nuovo documento un modello simile a quello “feudale” governato da grandi corporazioni o da stati esteri diventerà l'occasione per l’Honduras di scrivere la storia del XXI secolo e risolvere tutti i problemi legati a salute, educazione, sicurezza e corruzione, riportando un barlume di speranza per le migliaia di migranti che ogni anno partono alla ricerca di una vita migliore.
Mitia Xavier Aranda Faieta
Casco Bianco Centroamerica
ProgettoMondo Mlal
lunedì 13 giugno 2011
In Argentina l’architettura è a misura d’uomo
Ci sono delle donne e c'è un progetto: Habitando.Ci sono le famiglie delle donne con i loro bambini, tanti bambini.
Ci sono uomini e le loro esperienze lavorative nel settore delle costruzioni e ragazzi con la voglia di fare esperienza.
Ci sono molti tecnici e lavoratori sociali dell’AVE (Associazione abitazione economica) e del CEVE (Centro Sperimentale dell’abitazione economica), come del municipio.
C’e` chi costruisce case e chi relazioni tra chi lavora e le donne, future fruitrici del progetto. E poi ci sono reti con le istituzioni perché gli stessi lavoratori possano essere considerati dei micro-imprenditori se non un’equipe che, terminate queste prime cinque case in Unquillo, sia chiamata dal municipio per la realizzazione di altri progetti.
E’ un cantiere questo, dove sono presenti diverse figure oltre a quelle che solitamente si possono immaginare, e tutto ciò aiuta a percepire quella “misura dell’uomo” nell’architettura, di cui spesso si sente parlare, ma che poi difficilmente si riesce ad associare ai luoghi in cui viviamo.
L’architettura qui per una volta lascia il suo ruolo da protagonista, e si pone come mezzo, come intermediario per costruire relazioni ma, cosa ancor più importante, per radicare la consapevolezza e la coscienza, nelle persone, di quei diritti imprescindibili per l’uomo, che nessuna politica un po’ “distratta” o economia troppo aggressiva può permettersi di negare.
Arianna Giacomini
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina
mercoledì 13 aprile 2011
A Cordoba, tra nuove e vecchie scoperte
Da poco più di un mese siamo a Cordoba: “Desde el primer mundo”, come gli argentini chiamano l'Europa e il Nord America.
Ricordo il primo impatto con questa città che conserva ancora alcune parti del suo passato (quelle poche che si sono conservate), di una storia propria importante, e che però, nonostante ciò, mira di più ad assomigliare a quel "primer mundo" a cui qui tanto aspirano.
E' qualcosa che avevo già notato in un precedente viaggio in Argentina, e che questa volta mi è balzata subito agli occhi. Già, arrivando in aereo, una ragazza cordobesa mi aveva detto: "Sì, l’Argentina é bella, però é un casino... L’Europa é splendida, la Spagna mi affascina ed é molto meglio!!...".
Forse qui, più che in altri Paesi dell'America Latina, rimane forte il sogno degli ex colonizzatori venuti dall'Oltreoceano.
Né finisco mai di stupirmi di come gli argentini si sentano “europei” o a volte “tanos” (italiani). Sarà perché l'Argentina è uno dei Paesi economicamente più "sviluppati" dell'America Latina, sarà perché c'è stata una forte (se non la più forte) immigrazione italiana e spagnola, sarà che è stato inculcato dai tempi della "scoperta dell'America"... Ma poi, non sarebbe meglio dire dai tempi dei massacri, delle colonizzazioni?
Mi sembra che l'Argentina viva sempre in questo limbo, in bilico tra due appartenenze, così diverse e così contrastanti...
Accanto a ciò, la gente va comunque riscoprendo la sua storia. Una prova di ciò è stata offerta dagli eventi organizzati per il 24 marzo, giornata della Memoria appunto, in cui qui a Cordoba in circa 50.000 persone hanno marciato per ricordare la triste e profonda ferita della dittatura.
Tra un “asado” (carne alla griglia), le empanadas (che ho imparato a fare!!) e il dulce de leche, mi sto integrando bene in questa città, tentando di coglierne tutti gli aspetti e di capirne contraddizioni e potenzialità. Tanto che, mate e criollitos (piccoli panini imbevuti di grasso!), fanno ormai parte della mia dieta quotidiana e, approfittando del sole e del clima ancora estivo, trascorro molto tempo all’aperto con questi due elementi caratteristici della vita argentina.
Anche al lavoro si é creato un bel clima. E se anche capita ancora che mi chieda: ”che ci faccio qui, io che non sono né architetto né urbanista?”, pian piano sto cominciando a partecipare alle prime attività del Progetto e comincio a sentire che potrò fare qualcosa anche io!
La città di Cordoba é un susseguirsi di eventi, cineforum, concerti, presentazioni. Tra le varie iniziative, con Arianna, abbiamo cominciato a seguire un corso all’università sulle problematiche legate al diritto alla casa in America Latina, tenuto da un professore che lavora per il Ceve (il partner locale di ProgettoMondo Mlal). La prima lezione é stata molto interessante e ci ha offerto una panoramica, geografica e storica, con esempi di alcune realtà presenti nel territorio argentino: a Buenos Aires e a Ushuaia.
Caso vuole che a un certo punto ci abbiano fatto vedere le immagini di una manifestazione in cui alcuni militanti resistevano allo sgombero di un terreno di Ushuaia, e ho scoperto che si trattava di gente che io conoscevo. Persone che avevo conosciuto nel mio precedente viaggio in Argentina, quasi a confermare quanto “el mundo es un pañuelo” (il mondo sia un fazzoletto, cioè molto piccolo). Così, appena tornato a casa, mi sono subito messo a cercare tra vecchie schede telefoniche e agende il numero di una di loro. Chiamarla è poi stata questione di un attimo:
“Teresa come stai? Sono di nuovo in Argentina, a Cordoba…”.
“Francesco, non ci credo! Anche io sono a Cordoba …da una settimana”.
“Fantastico! Dove sei?”
“Al Buen Pastor…”. Ovvero Teresa era a 600 metri da casa mia!
E così ci siamo rincontrati dopo 2 anni, e a piú di 3.000 chilometri di distanza… una vera “Carrambata” fuori programma!!
Nella terza lezione del corso “Problematiche dell’abitazione popolare” era stata organizzata una visita a un “asentamiento” (accampamento-favela) nel quartiere di Genral Savio di Cordoba.
Abbiamo così avuto la possibilità di vedere in prima persona la problematica abitativa di questa città, di come la gente si organizzi per sopravvivere e di quale possa essere la risposta da parte del governo.
Nell’asentamiento, vivono da 35 anni circa 900 famiglie, provenienti da Paesi vicini o da altre regioni dell’Argentina, in case molto precarie dove, molto spesso, mancano i servizi di base come acqua corrente, luce e fognature.
“Grazie all’organizzazione tra gli abitanti – ci ha spiegato una delegata di una delle zone dell’asentamiento – come popolazione siamo riusciti ad avviare un processo politico e di urbanizzazione con cui vorremmo portare tutti noi abitanti a vivere un giorno in una casa dignitosa”.
Il Progetto, appoggiato da piani di finanziamento statale e regionale, prevede l’edificazione di alcune case in un terreno vicino e la ristrutturazione di altre, portando acqua potabile, luce, ampliando le strade così da consentire che questa zona entri a fare parte del tessuto urbano.
Pur se con alcuni aspetti ci sono apparsi poco convincenti (esempio l’affidamento delle costruzioni a un’impresa esterna e l’assenza, o poca consistenza, delle spese a carico degli abitanti), sicuramente rappresenta un esempio di come, organizzandosi, delle persone possano risolvere un problema così significativo e presente qui in Argentina, ovvero quello del diritto alla casa.
Francesco Venturin
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal
Cordoba, Argentina
Ricordo il primo impatto con questa città che conserva ancora alcune parti del suo passato (quelle poche che si sono conservate), di una storia propria importante, e che però, nonostante ciò, mira di più ad assomigliare a quel "primer mundo" a cui qui tanto aspirano.
E' qualcosa che avevo già notato in un precedente viaggio in Argentina, e che questa volta mi è balzata subito agli occhi. Già, arrivando in aereo, una ragazza cordobesa mi aveva detto: "Sì, l’Argentina é bella, però é un casino... L’Europa é splendida, la Spagna mi affascina ed é molto meglio!!...".
Forse qui, più che in altri Paesi dell'America Latina, rimane forte il sogno degli ex colonizzatori venuti dall'Oltreoceano.
Né finisco mai di stupirmi di come gli argentini si sentano “europei” o a volte “tanos” (italiani). Sarà perché l'Argentina è uno dei Paesi economicamente più "sviluppati" dell'America Latina, sarà perché c'è stata una forte (se non la più forte) immigrazione italiana e spagnola, sarà che è stato inculcato dai tempi della "scoperta dell'America"... Ma poi, non sarebbe meglio dire dai tempi dei massacri, delle colonizzazioni?
Mi sembra che l'Argentina viva sempre in questo limbo, in bilico tra due appartenenze, così diverse e così contrastanti...
Accanto a ciò, la gente va comunque riscoprendo la sua storia. Una prova di ciò è stata offerta dagli eventi organizzati per il 24 marzo, giornata della Memoria appunto, in cui qui a Cordoba in circa 50.000 persone hanno marciato per ricordare la triste e profonda ferita della dittatura.
Tra un “asado” (carne alla griglia), le empanadas (che ho imparato a fare!!) e il dulce de leche, mi sto integrando bene in questa città, tentando di coglierne tutti gli aspetti e di capirne contraddizioni e potenzialità. Tanto che, mate e criollitos (piccoli panini imbevuti di grasso!), fanno ormai parte della mia dieta quotidiana e, approfittando del sole e del clima ancora estivo, trascorro molto tempo all’aperto con questi due elementi caratteristici della vita argentina.Anche al lavoro si é creato un bel clima. E se anche capita ancora che mi chieda: ”che ci faccio qui, io che non sono né architetto né urbanista?”, pian piano sto cominciando a partecipare alle prime attività del Progetto e comincio a sentire che potrò fare qualcosa anche io!
La città di Cordoba é un susseguirsi di eventi, cineforum, concerti, presentazioni. Tra le varie iniziative, con Arianna, abbiamo cominciato a seguire un corso all’università sulle problematiche legate al diritto alla casa in America Latina, tenuto da un professore che lavora per il Ceve (il partner locale di ProgettoMondo Mlal). La prima lezione é stata molto interessante e ci ha offerto una panoramica, geografica e storica, con esempi di alcune realtà presenti nel territorio argentino: a Buenos Aires e a Ushuaia.
Caso vuole che a un certo punto ci abbiano fatto vedere le immagini di una manifestazione in cui alcuni militanti resistevano allo sgombero di un terreno di Ushuaia, e ho scoperto che si trattava di gente che io conoscevo. Persone che avevo conosciuto nel mio precedente viaggio in Argentina, quasi a confermare quanto “el mundo es un pañuelo” (il mondo sia un fazzoletto, cioè molto piccolo). Così, appena tornato a casa, mi sono subito messo a cercare tra vecchie schede telefoniche e agende il numero di una di loro. Chiamarla è poi stata questione di un attimo:
“Teresa come stai? Sono di nuovo in Argentina, a Cordoba…”.
“Francesco, non ci credo! Anche io sono a Cordoba …da una settimana”.
“Fantastico! Dove sei?”
“Al Buen Pastor…”. Ovvero Teresa era a 600 metri da casa mia!
E così ci siamo rincontrati dopo 2 anni, e a piú di 3.000 chilometri di distanza… una vera “Carrambata” fuori programma!!
Nella terza lezione del corso “Problematiche dell’abitazione popolare” era stata organizzata una visita a un “asentamiento” (accampamento-favela) nel quartiere di Genral Savio di Cordoba. Abbiamo così avuto la possibilità di vedere in prima persona la problematica abitativa di questa città, di come la gente si organizzi per sopravvivere e di quale possa essere la risposta da parte del governo.
Nell’asentamiento, vivono da 35 anni circa 900 famiglie, provenienti da Paesi vicini o da altre regioni dell’Argentina, in case molto precarie dove, molto spesso, mancano i servizi di base come acqua corrente, luce e fognature.
“Grazie all’organizzazione tra gli abitanti – ci ha spiegato una delegata di una delle zone dell’asentamiento – come popolazione siamo riusciti ad avviare un processo politico e di urbanizzazione con cui vorremmo portare tutti noi abitanti a vivere un giorno in una casa dignitosa”.
Il Progetto, appoggiato da piani di finanziamento statale e regionale, prevede l’edificazione di alcune case in un terreno vicino e la ristrutturazione di altre, portando acqua potabile, luce, ampliando le strade così da consentire che questa zona entri a fare parte del tessuto urbano.
Pur se con alcuni aspetti ci sono apparsi poco convincenti (esempio l’affidamento delle costruzioni a un’impresa esterna e l’assenza, o poca consistenza, delle spese a carico degli abitanti), sicuramente rappresenta un esempio di come, organizzandosi, delle persone possano risolvere un problema così significativo e presente qui in Argentina, ovvero quello del diritto alla casa.
Francesco Venturin
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal
Cordoba, Argentina
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martedì 14 dicembre 2010
Argentina, scoppia la violenza per il diritto alla casa
Dalla città di Buenos Aires alla provincia di Formosa, le ultime due settimane in Argentina sono state teatro di violenti scontri. E il motivo scatenante è sempre lo stesso: la mancanza dello spazio vitale.
Il sistema economico in Argentina impedisce a grandissima parte della popolazione di accedere a un credito bancario per poter comprare un terreno su cui costruire una casa e così ottenere quello che è un diritto universale: l’accesso a un habitat dignitoso.
La conseguenza è che molte famiglie, per attirare l'attenzione del governo, finiscono spesso con l’occupare massivamente terreni edificabili, segnando i lotti e chiedendo un intervento dello stato per risolvere la loro situazione.
In alcuni casi ciò accade con la negoziazione. È così a Córdoba dove il programma di cooperazione allo sviluppo di ProgettoMondo Mlal, “Habitando”, sta lavorando con una cooperativa di famiglie che, dopo 10 anni di lotta e sgomberi è riuscita a ottenere il titolo di proprietà su un terreno che aveva occupato. Ed è così anche a Rio Cuarto, altro municipio che collabora con la nostra organizzazione e dove, dopo l’invasione di un terreno da parte di 300 famiglie, l’amministrazione comunale ha preso la decisione di iniziare a realizzare un ampio progetto di edilizia popolare in favore dei settori poveri.
Ma purtroppo non sempre le cose vanno a buon fine. Ci sono casi in cui le situazioni mal gestite dal governo sfociano in grandi scontri e tragedie come appunto è successo in questi ultimi giorni nella città di Buenos Aires e nella provincia di Formosa.
Alcuni giorni fa un gruppo di famiglie appartenenti a Villa Soldati, zona poverissima di Buenos Aires, hanno occupato il vicino parco Indomaricano, da molti anni abbandonato, rivendicando la necessità di casa e di terra.
La risposta del sindaco di Buenos Aires, attraverso l’intervento della polizia, ha causato violentissimi scontri che hanno provocato la morte di quattro persone e il ferimento di moltissime altre oltre a fomentare un intenso momento di scontro in tutto il quartiere e più in generale a livello politico nel Paese.
La presidente Cristina Fernandez ha condannato i fatti accaduti e convocato il sindaco Macri per capire le motivazioni dei violenti scontri e cercare di risolvere la situazione, offrendo anche nuovi terreni per le famiglie occupanti.
Purtroppo quest’ultimo scontro non è il primo avvenuto di recente. Il 25 novembre scorso, infatti, sempre nella provincia di Formosa, un gruppo di oltre 600 indigeni della comunità Toba ha bloccato il traffico stradale occupando un’importante arteria del paese, rivendicando la proprietà su quelle che considerano le terre originarie del loro popolo e che per questo spettano loro di diritto.
Anche in questo caso, contrariamente alle proibizioni di sgombero citate nella legge Nazionale 26.160 in materia di assegnazione delle terre originarie alla popolazione aborigena, la polizia è intervenuta per liberare la zona. Il risultato degli scontri ha visto la morte di tre persone e il ferimento di altre 50.
La situazione è critica e tensioni come queste sono all’ordine del giorno in Argentina. Un paese enormemente ricco di terra ma che non offre in modo uguale ai cittadini la possibilità di accedervi, né tantomeno agli enti locali gli strumenti necessari a gestirla.
È arrivato il momento di iniziare a prendere decisioni adeguate per risolvere le necessità di migliaia di famiglie o per lo meno proibire i violenti sgomberi che pone in atto la polizia, violando i più elementari diritti umani.
Una buona notizia arriva dalla provincia di Salta, nel nord del paese, dove pochi gioni fa è stata votata e approvata dal governo regionale una legge che vieta qualsiasi tipo di sgombero in tutta la regione, ai danni delle famiglie di contadini senza terra che occupano abusivamente diverse zone.
Un esempio importante da seguire per cercare di risolvere queste difficili situazioni con il dialogo e non con la violenza.
Nicola Bellin,
ProgettoMondo Mlal Argentina
Il sistema economico in Argentina impedisce a grandissima parte della popolazione di accedere a un credito bancario per poter comprare un terreno su cui costruire una casa e così ottenere quello che è un diritto universale: l’accesso a un habitat dignitoso.
La conseguenza è che molte famiglie, per attirare l'attenzione del governo, finiscono spesso con l’occupare massivamente terreni edificabili, segnando i lotti e chiedendo un intervento dello stato per risolvere la loro situazione.
In alcuni casi ciò accade con la negoziazione. È così a Córdoba dove il programma di cooperazione allo sviluppo di ProgettoMondo Mlal, “Habitando”, sta lavorando con una cooperativa di famiglie che, dopo 10 anni di lotta e sgomberi è riuscita a ottenere il titolo di proprietà su un terreno che aveva occupato. Ed è così anche a Rio Cuarto, altro municipio che collabora con la nostra organizzazione e dove, dopo l’invasione di un terreno da parte di 300 famiglie, l’amministrazione comunale ha preso la decisione di iniziare a realizzare un ampio progetto di edilizia popolare in favore dei settori poveri.
Ma purtroppo non sempre le cose vanno a buon fine. Ci sono casi in cui le situazioni mal gestite dal governo sfociano in grandi scontri e tragedie come appunto è successo in questi ultimi giorni nella città di Buenos Aires e nella provincia di Formosa.
Alcuni giorni fa un gruppo di famiglie appartenenti a Villa Soldati, zona poverissima di Buenos Aires, hanno occupato il vicino parco Indomaricano, da molti anni abbandonato, rivendicando la necessità di casa e di terra.
La risposta del sindaco di Buenos Aires, attraverso l’intervento della polizia, ha causato violentissimi scontri che hanno provocato la morte di quattro persone e il ferimento di moltissime altre oltre a fomentare un intenso momento di scontro in tutto il quartiere e più in generale a livello politico nel Paese.
La presidente Cristina Fernandez ha condannato i fatti accaduti e convocato il sindaco Macri per capire le motivazioni dei violenti scontri e cercare di risolvere la situazione, offrendo anche nuovi terreni per le famiglie occupanti.
Purtroppo quest’ultimo scontro non è il primo avvenuto di recente. Il 25 novembre scorso, infatti, sempre nella provincia di Formosa, un gruppo di oltre 600 indigeni della comunità Toba ha bloccato il traffico stradale occupando un’importante arteria del paese, rivendicando la proprietà su quelle che considerano le terre originarie del loro popolo e che per questo spettano loro di diritto.
Anche in questo caso, contrariamente alle proibizioni di sgombero citate nella legge Nazionale 26.160 in materia di assegnazione delle terre originarie alla popolazione aborigena, la polizia è intervenuta per liberare la zona. Il risultato degli scontri ha visto la morte di tre persone e il ferimento di altre 50.
La situazione è critica e tensioni come queste sono all’ordine del giorno in Argentina. Un paese enormemente ricco di terra ma che non offre in modo uguale ai cittadini la possibilità di accedervi, né tantomeno agli enti locali gli strumenti necessari a gestirla.
È arrivato il momento di iniziare a prendere decisioni adeguate per risolvere le necessità di migliaia di famiglie o per lo meno proibire i violenti sgomberi che pone in atto la polizia, violando i più elementari diritti umani.
Una buona notizia arriva dalla provincia di Salta, nel nord del paese, dove pochi gioni fa è stata votata e approvata dal governo regionale una legge che vieta qualsiasi tipo di sgombero in tutta la regione, ai danni delle famiglie di contadini senza terra che occupano abusivamente diverse zone.
Un esempio importante da seguire per cercare di risolvere queste difficili situazioni con il dialogo e non con la violenza.
Nicola Bellin,
ProgettoMondo Mlal Argentina
lunedì 13 dicembre 2010
Costruire case, a partire dalle persone
Forte entusiasmo nel progetto Habitando in questi giorni. Dopo molte riunioni di lavoro, accordi e negoziazioni si è finalmente dato inizio alla costruzione della prima casa.Siamo a Unquillo, paese di 15 mila abitanti arrampicato nella cierras chicas, le colline che si trovano appena fuori Córdoba e caratterizzate da un deficit abitativo molto forte.
Si tratta della prima casa che farà parte di un piano di edilizia popolare di 10 complessi abitativi che andranno a migliorare la vita di altrettante famiglie del territorio.
Fondamentale, oltre naturalmente alla costruzione vera e propria di ogni casa, il processo sociale attraverso cui si arriverà alla loro realizzazione.
Tramite un lavoro di gruppo tra il Municipio, il nostro progetto Habitando, e le famiglie e microimprese locali si sta infatti dando vita a un intervento innovativo che produrrà risultati importanti anche e sopratutto da un punto di vista umano.
Le famiglie, composte nella maggior parte dei casi da madri sole e con più di un figlio a carico, non saranno semplici destinatarie di una casa, di un prodotto finale realizzato da altri, ma parteciperanno invece a tutto il processo, accompagnando il Municipio e i costruttori nelle decisioni relative al terreno e alle case da occupare e partecipando, nel limite delle loro possibilità, alla realizzazione dell’opera edilizia, anche assumendosi specifiche responsabilità.
È della settimana scorsa la prima riunione con mamme e bambini per presentare il piano di costruzione, rispondere alle loro domande e iniziare a ragionare insieme su come lavorare. Un incontro emozionate e partecipato, per soddisfare quel diritto fondamentale che da molti anni queste persone si vedono negato: avere accesso a una casa dignitosa.Protagoniste, con le famiglie, saranno poi le microimprese locali: le due già esistenti potranno rafforzare le proprie conoscenze attraverso la formazione, mentre una terza prenderà nuova vita con persone inserite nelle liste di impiego del comune, che potranno così formarsi e apprendere conoscenze utili nel futuro e trovare un buon lavoro, anche se momentaneo.
Questo processo permetterà a persone della zona di essere protagoniste di un importante cambio nel territorio e non solo spettatrici senza diritto di intervento, e aiuterà in buona parte a un miglioramento generale dell’economia locale.
Una delle tre microimprese è già al lavoro scavando le fondamenta e montando le strutture di sostegno delle case che serviranno da guida per la costruzione.
Habitando, con il Municipio, mette a disposizione la proprio equipe di tecnici e assistenti sociali per accompagnare il processo che punta a inaugurare le prime 5 case entro la fine del prossimo aprile.
Sarà un lavoro intenso che verrà affrontato con energia, e la consapevolezza che si tratta soltanto dell’inizio: il primo dei numerosi altri interventi in programma e da portare a termine al più presto.
Di Nicola Bellin,
ProgettoMondo Mlal Argentina
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lunedì 19 luglio 2010
Un plastico contro il degrado. Nuovo quartiere a Cajazeiras
Immaginare il futuro del proprio quartiere. Risolverne problemi e conflitti interni. E farlo a partire da un plastico, un semplice modellino che potrebbe rappresentare l'inizio della svolta, per lo meno quella abitativa. Siamo a Cajazeiras, un comune a pochi chilometri da Salvador de Bahia, in Brasile, dove le abitazioni abusive che sono state costruite intorno ai palazzoni nati tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 per essere destinati a funzionari pubblici e classe sociale media-bassa, hanno dato vita nel tempo a una vera e propria favela.Oggi Cajazeiras conta 600 mila abitanti. In molti sono arrivati dalla città di Salvador e, non riuscendo a ottenere una casa, hanno occupato il suolo intorno al complesso di palazzi, generando conflitti interni tra chi vive nelle strutture cosiddette “formali” e chi in quelle “informali” spesso improvvisate.
Mancano scuole, strutture sanitarie e tutte le infrastrutture necessarie a una comunità di migliaia di abitanti. Servizi carenti già prima del crescere esponenziale delle abitazioni abusive, e che nel tempo lo sono diventati sempre di più.
Alcuni giovani ragazzi del progetto sociale “Casa Do Sol”, nato nella zona nel 1997 per offrire un punto di riferimento e di formazione permanente agli abitanti della favela e sostenuto da ProgettoMondo Mlal, hanno quindi realizzato un plastico di come vorrebbero diventasse il comune in cui vivono. Un modellino presentato di recente alla Facoltà di architettura dell'Università di Firenze, intenzionata a chiedere all'Unione Europea i finanziamenti necessari a intervenire concretamente sull'assetto urbanistico di Cajazeiras.
Altair Honorato Pachelo, detto Tatà, è uno dei 27 educatori di Casa Do Sol. È venuto in Europa per partecipare a un convegno sulle periferie a Zurigo e incontrare poi docenti e studenti dell'Università di Firenze, cui presentare, oltre al plastico, anche le attività e la storia dello spazio in cui lavora.Fondata dal missionario della diocesi di Bolzano, padre Luis Linter, e dalla volontaria laica Pina Rabbiosi, Casa Do Sol è stata pensata per dialogare con la comunità del luogo, prima di tutto individuando e formando leader all'interno di essa, per poi dare vita a uno spazio centrale per famiglie e bambini.
“Lavoriamo con un degrado umano spesso avanzato – spiega Tatà -. Il nostro intento è di aiutare queste persone e riscattarle umanamente, oltre che dal punto di vista economico e sociale. Ma loro devono essere motivate a intraprendere questo percorso”.
Le 600 persone che frequentano la Casa sono quindi selezionate, oltre che per il disagio economico che le affligge, proprio in base alla loro intenzione o meno di intraprendere un iter formativo permanente. Genitori accanto ai figli, bambini o adolescenti che siano.
“La cosa più bella è vedere come adesso i piccoli che sono diventati maggiorenni vogliano diventare loro stesso educatori per contribuire alla formazione dei nuovi arrivi. Lavoriamo attingendo all'energia che ciascuno può mettere in campo per la comunità di cui fa parte, in un processo in divenire, sempre attento a ripensare metodologie e approcci”.
Tatà è venuto in Italia anche per mettere nero su bianco la nuova convenzione stipulata con ProgettoMondo Mlal, che ne promuove e sostiene gli intenti attraverso il progetto “Casa Encantada” e il programma di sostegno a distanza strutturato e sistematico, che nasce dall'incontro e la visita del luogo.
“Casa Encantada, oltre a far visitare la nostra realtà a persone che molto spesso decidono poi di sostenerci, mette a disposizione anche i propri spazi per i nostri incontri di formazione, e acquista il pane sfornato dalle nostre cucine”, conclude Tatà, che in questi giorni proseguirà la sua permanenza in Italia proprio per incontrare chi già sostiene il progetto sociale per il quale lui è sceso in campo ormai da anni.
Chiara Bazzanella
Ufficio Comunicazione
ProgettoMondo Mlal
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giovedì 8 luglio 2010
Emergenza casa, la carica dei 300
Il progetto Habitando lavora in molti comuni della provincia di Córdoba e di Santa Fe. Territori molto diversi l’uno dall’altro, con bisogni e storie diverse, ma tutti con molte famiglie che vivono condizioni abitative difficili, senza servizi igienici, acqua potabile e corrente elettrica.Soprattutto nelle periferie delle grandi e piccole città, la situazione è realmente grave. Dove c’è un bisogno c’è anche un diritto, e la gente chiede che venga rispettato. Così, pur di ottenere una casa dignitosa o imporre nel silenzio assoluto la propria voce, se posti di fronte a situazioni di frustrazione e di esasperazione, alcuni ricorrono anche ad iniziative forti!
Un episodio di questo tipo si é verificato nei primi giorni di giugno quando, a Río Cuarto, un Comune di circa 300.000 abitanti in cui ProgettoMondo Mlal è presente con il progetto Habitando, circa 300 famiglie disperate a causa dell’enorme carenza di case, e probabilmente esauste delle troppe promesse del governo non mantenute, hanno deciso di prendere in mano la situazione a modo loro.
A decine, dunque, hanno lasciato la favela (qui detta “villa”) in cui vivevano in baracche provvisorie e hanno occupato 10 ettari di terreno libero, segnandosi ciascuna a modo suo il perimetro su cui un giorno costruire una nuova abitazione, una casa per la propria famiglia.
I terreni occupati, però, sono almeno in parte privati e la denuncia di usurpazione è perciò immediatamente arrivata alle autorità.
Naturalmente la questione è ora molto delicata. Tutte queste persone, le rispettive famiglie, hanno bisogno di avere una risposta seria. Infatti, pur davanti a un massiccio intervento della polizia inviata a garantire l’ordine, nessuno degli occupanti ha desistito e, anzi, ha continuato l’occupazione tutt’ora in atto.
Ciascuna di queste persone avrebbe molto da raccontare, molto da rivendicare e anche da proporre. Ammettono di essersi stancati di aspettare la tanto promessa costruzione di nuove abitazioni.
Nelle ultime ore, attraverso i propri portavoce, Susana Bustos e Gastón Azcurra, gli occupanti hanno tenuto a precisare: ”Non vogliamo rubare niente a nessuno. Pagheremo regolarmente le tasse e non edificheremo l’ennesima favela. Vogliamo un nuovo quartiere che rappresenti una reale possibilità di futuro per i nostri giovani, che in questo modo non si sentirebbero più esclusi dalla società, lasciati ai margini di una favela”.
Il progetto Habitando con la sua equipe, seguono con attenzione e cautela la vicenda per comprendere come stiano esattamente le cose e per cercare, se risultasse possibile, di costruire insieme al Municipio una risposta adatta alla situazione.
L’ennesimo episodio di questo tipo, peraltro diffuso nelle grandi periferie sudamericane, testimonia quanto sia importante che le autorità si facciano interpreti anche di quanti hanno bisogno di una casa e ragionino insieme su quali potrebbero essere i provvedimenti adeguati che consentano di affrontare l’emergenza abitativa con la partecipazione di entrambi. Speriamo insomma che si possa sfruttare questa situazione limite per crescere anche politicamente e non per fare intervenire, ancora una volta, la polizia con l’ordine di sgombero.
Nicola Bellin
ProgettoMondo Mlal Argentina
lunedì 7 giugno 2010
Un ufficio per la casa popolare: prima conquista per Santo Tomè
La provincia di Santa Fe, in passato una delle più interessate dalla migrazione dei coloni italiani che hanno occupato l’immensa pampa argentina, risulta oggi una terra dalle forti contraddizioni. Una zona agricola in cui, se molte persone hanno tutto ciò di cui un essere umano necessita per vivere dignitosamente, molte altre si trovano invece in condizioni precarie, senza acqua potabile né luce, costrette a occupare insediamenti illegali che fanno aumentare prepotentemente il deficit abitazionale della zona: famiglie che vivono in strutture improvvisate, in baraccopoli costruite da sé, e affollano i municipi chiedendo aiuto per cambiare la loro condizione abitativa.
È quanto accade nella cittadina di Santo Tomé, realtà agricola vicina alla città di Santa Fe, da cui è separata da un piccolo fiume. Qui molti dei settantamila abitanti in continuo aumento hanno bisogno di nuove abitazioni. E l’equipe del municipio che si occupa di edilizia - formata da persone volenterose ma con poche risorse ed esperienza - non è sempre in grado di fornire loro il sostegno adeguato. Spesso anche a causa di uno scarso interesse dei governanti, concentrati su altre tematiche che ritengono “più urgenti”.Da circa sei mesi, il programma Habitando – promosso dal ProgettoMondo Mlal insieme al partner locale Ave e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano per implementare modelli partecipativi di edilizia popolare in 31 municipi delle due province di Cordoba e Santa Fe - ha firmato una convenzione con il municipio di Santo Tomé per dare il via a una serie di incontri di appoggio e formazione che contribuiscano a rafforzare l'equipe comunale sia a livello tecnico che di “vocazione”, perché promuova il tema delle condizioni abitative come una delle priorità di sindaco e assessori.
Il percorso è ancora lungo e c'è molto da costruire i primi risultati già si vedono. L'intervento poco a poco sta infatti contribuendo a cambiare le cose nella cittadina. Lo scorso 28 maggio il municipio ha dato vita per la prima volta a una “Oficina de vivienda social” (Ufficio per la casa popolare) il cui obiettivo - citando le parole di chi né è prmotore – è di “garantire la creazione e lo studio di politiche sociali, che garantiscano l’accesso di tutte le famiglie a una casa degna. L’ufficio per la casa popolare, che farà parte della Direzione di Azione Sociale del Municipio, rappresenta una priorità fondamentale all’interno di una prospettiva di integrazione sociale”.
Un grande primo risultato e una piccola vittoria per le famiglie di Santo Tomè che, con la sua equipe di tecnici continuerà a collaborare con il progetto Habitando fino alla sua conclusione e riceverà assistenza tecnica nella scrittura di progetti di edilizia popolare, regolazione di terreni e miglioramento abitativo.
Nicola Bellin, capoprogetto Habitando per ProgettoMondo Mlal
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mercoledì 26 maggio 2010
Casa, lavoro e diritto alla città
Nel corso degli ultimi dieci anni, ogni anno, 22 milioni di persone nel mondo sono riuscite a risolvere il problema legato alla precarietà delle proprie abitazioni, migliorando di conseguenza le loro condizioni di vita.Risultati, però, non ancora sufficienti, anche per l’enorme crescita delle città avvenuta nello stesso periodo di tempo.
Di fatto quindi, le migrazioni verso le zone urbane, unite a una crescente disuguaglianza nella possibilità di accedere a una casa e a un terreno per costruirla, hanno fatto sì che il numero di persone residenti in zone povere (villas, favelas ecc.) sia passato da 776 a oltre 827 milioni nel mondo.
Per far fronte a situazioni di forte disagio abitativo come queste, ProgettoMondo Mlal è impegnato in Argentina in un programma di sviluppo - “Habitando” - nato per generare e rafforzare iniziative per la costruzione di case popolari in settori poveri delle province di Santa Fe e Córdoba.
Un impegno portato avanti attraverso la collaborazione indispensabile con il partner locale Ave, l'associazione di abitazione economica che il mese scorso ha partecipato al Quinto Forum Mondiale (FUM) di Rio de Janeiro, dove oltre ventimila persone provenienti da 150 diversi Paesi si sono riunite per analizzare e discutere sulla velocità con cui si sta urbanizzando il mondo e sull’impatto di tale urbanizzazione su comunità, città, economie e cambiamento climatico.
Organizzato dalle Nazioni Unite, il FUM ha finito con il rappresentare l’evento più importante sulla gestione della crescita delle città, con funzionari, politici, accademici e leader sociali riuniti per analizzare politiche che generino città più inclusive e sostenibili.Le conclusioni del Forum, sintetizzate nella “Carta di Rio”, si basano sul principio del diritto alla città e pongono enfasi sulla necessità di adottare politiche inclusive per assicurare che tutti gli abitanti, senza nessun tipo di discriminazione, abbiano accesso ai servizi pubblici e alle decisioni importanti.
Il diritto a un habitat sano e a una casa degna sono stati sanciti in numerosi patti e convenzioni internazionali sui diritti umani e nella stessa costituzione nazionale Argentina. Tuttavia, risulta ancora un diritto negato alla maggior parte della popolazione mondiale e lo stesso Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha definito le condizioni di vita nelle villas e nelle favelas come una violazione dei diritti umani.
Ave lavora da oltre 40 anni per promuovere - partendo da azioni e spazi distinti - una visione che contempli la casa come un diritto fondamentale e non come una semplice mercanzia. Anche, come detto, tramite il progetto Habitando, promosso e cofinanziato – oltre che da ProgettoMondo Mlal - anche dal Ministero degli Affari Esteri italiano, con l'obiettivo di applicare modelli partecipativi integrali per la costruzione di case popolari attraverso micro e piccole imprese. Il progetto mira a vincolare la domanda abitativa con l’offerta produttiva in ogni località, dove poi verranno costruite o migliorate le case, per contribuire a soddisfare le necessità abitative delle famiglie povere, e allo stesso tempo generare lavoro per i piccoli imprenditori locali della costruzione, portando ricchezza al territorio.
A livello nazionale esistono programmi che contemplano la costruzione di case con la partecipazione dei diversi agenti sociali e contribuiscono a generare sviluppo locale e lavoro per micro produttori organizzati. Tuttavia, la maggior parte del finanziamento nazionale è destinato alla costruzione di case attraverso appalti con grandi imprese, e non risponde nella stessa maniera ad altre domande dei settori poveri come ad esempio l’accesso a una casa degna, la regolarizzazione dei terreni demaniali, miglioramenti e ampliamenti a case già esistenti e crediti per l’auto-costruzione.
Articolo di Lucio Scardino, ufficio comunicazione progetto Habitando, pubblicato su "La Voz" il 22 aprile 2010
giovedì 18 marzo 2010
Nella Nuova Argentina dei nostri nonni
Dopo quasi quattro mesi di Argentina ancora riesco a stupirmi dell’immensa meraviglia della Pampa. Ogni volta che guido l’auto attraverso queste terre piatte che si perdono all’orizzonte, immerso nel verde dei campi e nello sfumare delle nuvole del cielo, è sempre un’emozione nuova, e stranamente é quasi come sentirmi a casa. E’ il momento che capisco bene come mai molti dei nostri migranti italiani, sopratutto del nord, venuti a colonizzare queste terre da ormai cent’anni a questa parte si siano trovati così a loro agio da fermarsi per sempre, costruire qui il loro futuro, generare figli che discendono dall’Italia ma che sono definitivamente argentini, appartenenti a quel popolo, cioè, nato dall’immigrazione, crogiuolo di culture infinito. Proprio come queste terre affascinanti che tanto mi ricordano da dove vengo, un enorme mix di Europa e Latinoamerica.
Certo da noi è diverso, da noi nella pianura padana è impossibile percorrere ormai più di 70 km senza incontrare una casa. Qui invece, tanto sono sterminate queste terre, si può. Così c’é da calcolare bene prima la benzina perché si rischia di dovere camminare molto prima di incontrare una stazione di servizio.
Nel bel mezzo di questo panorama, viaggiamo con l’equipe del Progetto Habitando. Io con l’assistente sociale Nicolasa, e due delle nostre architette Laura e Matilde, per raggiungere alcuni dei comuni beneficiari del nostro intervento di miglioramento dell’habitat: antiche colonie di migranti italiani, francesi, tedeschi, russi, svizzeri, e molti altri che, dalla fine del 1800 fino al 1980 circa, hanno occupato queste terre dando origine alle colonie. Comunità che, anche a discapito delle popolazioni indigene locali oggetto dello sterminio tollerato dal governo argentino a fine Ottocento, oggi sono cresciute e hanno dei nomi che evocano le loro origini: Bella Italia, Nueva Torino, Colonia Francesa.
Le regioni di Cordoba e Santa Fe, zone del nostro intervento, sono tra le aree maggiormente interessate dall’esodo dei migranti italiani del secolo scorso, ed é incredibile la quantità di visi italiani che si possono ritrovare tra le persone: uomini e donne argentini, assolutamente appartenenti a un mondo diverso, a una cultura altra dall’Italia ma che dell’Italia, del Piemonte, del Friuli, della Calabria, del Veneto e di molti altri luoghi, ha ancora intatto il seme dell’origine che, quando meno te lo aspetti, rimbalza in uno sguardo, una movenza, una parola, un ricordo, nei monumenti delle piazze, nei nomi delle vie del paese.
Avevo spesso sentito raccontare e visto molte immagini della grande migrazione dei nostri “nonni” verso l’Argentina, l’Australia, il nord Europa, ma ritrovarmi a viverla direttamente é molto diverso. Ed è una sensazione particolare incontrarsi con sindaci, tecnici comunali, rappresentanti di organizzazioni locali e padri e madri di famiglia che rispondono a nomi come Reynaldo Gervasoni o Jacinto Raúl Fabbroni o Mario Migno fino a Silvina Guadalupe Trincheri e Oscar Alejandro Basso.
In una settimana abbiamo percorso quasi 2.000 km, visitato 8 Comuni dei 20 con i quali stiamo lavorando nella provincia di Santa Fe, incontrando le equipe di ciascuno, conoscendo le famiglie con necessità di una nuova casa.
Il tema dell’Habitat, inteso come “il luogo in cui si vive” comprendendo la casa, il terreno e le necessità di base, è molto sentito in ogni Comune. Un bisogno che si manifesta a noi sotto forme diverse: da agglomerati di baracche improvvisate fatte di ferro, legno e plastica, senza servizi igienici, nei quali abitano decine di famiglie, a quartieri interi in cui mancano completamente acqua potabile, energia elettrica, occupati abusivamente.
In un Paese così ricco di risorse come l’Argentina, la forbice tra ricchi e poveri é veramente notevole, incrementata poi dalla terribile crisi del 2001 da cui il Paese si sta riprendendo lentamente. Una povertà complessa, che riguarda non solo la casa ma anche l’opportunità di accedere a un livello di cultura adeguato e sopratutto di partecipare alla vita sociale.I comuni visitati, che vanno da paesini di 8.000 abitanti fino ad agglomerati di 30.000 persone, contano una disoccupazione che in alcuni casi interessa il 45% della popolazione con un fabbisogno abitativo o di acceso a un habitat dignitoso che può arrivare al 55%.
In questi incontri abbiamo conosciuto molti amministratori preoccupati per le condizioni di vita dei propri cittadini, abbiamo potuto discutere e analizzare le loro necessità, studiato con loro alcune proposte di intervento per il miglioramento di quartieri e case rendendo protagoniste già in fase di costruzione le persone che le abiteranno, accompagnando un processo di miglioramento che da tempo stanno cercando di portare a termine. Abbiamo registrato realtà molto diverse, con molta energia e voglia di cambiamento, di soluzioni.
Anche se, a volte, non mancano le situazioni dove invece la popolazione ha perso la speranza, e dove la capacità di reazione risulta piatta come la Pampa sconfinata. Terra argentina ma che molto ha della nostra Italia.
di Nicola Bellin, capoprogetto Habitando
martedì 12 gennaio 2010
Argentina: l'altra faccia del boom immobiliare
In Argentina si parla spesso di accesso alla terra e delle nuove leggi necessarie a regolamentarne il possesso all’interno delle città. Si tratta di preoccupazioni sempre più al centro della discussione pubblica. Un ampio settore della popolazione non può comprare un terreno al prezzo che impone il mercato, motivo per cui, senza nessun’altra alternativa, molte famiglie ricorrono a diverse modalità di insediamenti urbani, precari e informali (in una parola abusivi), la cui conseguenza è un aumento della “lista dei poveri” oltre che dei proprietari di terreni irregolari.
Negli ultimi anni, la questione si è aggravata ulteriormente, a causa della forte crescita economica del paese che, anche se di recente è andata rallentandosi, ha portato a un aumento esponenziale dei prezzi dei terreni urbani. Tuttavia, la nascita degli insediamenti informali è il prodotto di molti fattori e variabili locali, comprese la demografia e la macroeconomia che colpiscono la povertà urbana.
Ogni comune presenta delle caratteristiche socio-economiche diverse, che influenzano il livello e il tipo di povertà a cui sono soggette alcune fasce della popolazione. Molto può quindi essere fatto proprio partendo direttamente da loro, più ancora che reclamando politiche pubbliche a livello nazionale che rimangono comunque importanti. Non promuovendo precise politiche di edilizia pubblica, i municipi finiscono col fomentare lo sviluppo del fenomeno di insediamenti abusivi. Ad esempio privilegiando l’assegnazione dell’investimento pubblico esclusivamente a zone residenziali di classe media e alta o applicando politiche fiscali inadeguate di tipo locale. Il che non può che portare a un inevitabile peggioramento delle zone povere.
Purtroppo non esiste una chiara coscienza sociale sulle conseguenze generate dall’indifferenza verso gli insediamenti informali. Conseguenze che rappresentano un vero o proprio pericolo per gli abitanti che risiedono in zone a rischio ambientale, lungo i bacini dei fiumi o in zone inquinate delle città, nocive soprattutto per la salute dei bambini.
L’occupazione di un terreno, regolare o meno che sia, dopo molto tempo genera inoltre diritti, di cui sarà lo stato a doversi fare garante in un futuro più o meno lontano. E ciò che è grave è che non si conoscono nemmeno gli altissimi costi delle politiche di regolazione demaniale e urbana che, se attuate per tempo, offrirebbero a molte persone povere, la possibilità di accedere subito a case vere e dignitose.
I costi si valutano soprattutto in termini di aumento della povertà considerando che, molto spesso, in passato le zone povere non venivano sanate ma si procedeva piuttosto a spostarne gli abitanti in zone lontane. Queste concetto di esclusione, del “portare lontano dalla vista”, ha generato condizioni di spostamento violente, prive di qualsiasi politica sociale, che spesso hanno significato la perdita del lavoro per molte persone, oltre che a un generale disorientamento sociale e a enormi tensioni generate dalla convivenza nello stesso quartiere di famiglie che non avevano mai convissuto prima. Come accade nel film “Ciudad de Dios”, dove lo spostamento di un quartiere povero nella zona di Rio de Janeiro, in Brasile, ha come conseguenza la nascita, negli anni seguenti, di una favela con condizioni di vita per i suoi abitanti ben peggiori delle precedenti.
È necessario quindi creare proposte per affrontare i due lati del problema: la creazione di misure “curative” per portare avanti il processo di regolazione demaniale e urbana degli insediamenti informali, e la pianificazione della città a lungo e breve termine, una città che dia a tutti il diritto di vivere dignitosamente.
I nuovi disegni di politiche pubbliche su scala locale, segnalano la necessità di incidere sul mercato della terra: ciò implica la necessità di conoscere e capire il funzionamento di questo mercato in Argentina, per poi formulare le corrispondenti politiche e i rispettivi strumenti.
Esempi arrivano da altri paesi dell'America Latina, come il Brasile e la Colombia, che hanno lavorato molto sul tema, creando un quadro normativo generale a livello nazionale, a cui si rifanno le indicazioni locali. È il caso dell' “Estatuto de la ciudad” (Statuto delle città del 2001 in Brasile) che contiene strumenti innovativi per la gestione delle politiche locali: tasse su terre e immobili passivi per combattere la speculazione, separazione tra diritto di costruire, diritto di proprietà e la correlativa possibilità di trasferimento del diritto di costruzione, edificazione e parcellazione obbligatoria, ecc. Così come altri strumenti che, senza la pretesa di incidere direttamente sul mercato, propendono allo sviluppo urbano di scala sostenibile, come le zone speciali di interesse sociale.
Proprio in Brasile, a Recife, ProgettoMondo Mlal ha appena concluso il progetto “Favelas più vivibili”. In tre anni si è instaurato un processo di cambiamento reale, che tutto lascia sperare continuerà negli anni per restituire una vita vera a sempre più famiglie della zona.
In Argentina, uno dei ruoli che il progetto Habitando vuole ricoprire con il suo intervento, è proprio quello di accompagnare un processo di sensibilizzazione e appoggiare uno sviluppo abitativo sostenibile. Uno sviluppo che tenga conto delle famiglie disagiate e delle loro necessità di partecipazione e inclusione nel cammino verso il miglioramento della propria qualità di vita e che metta in atto la creazione di lavoro per microimprese del settore edilizio, dando l’opportunità ai settori più poveri di lavorare e promuovere il cambio socio-economico. Un processo infine che permetta ai municipi di ricevere un'adeguata formazione, dando loro la capacità di attuare politiche di edilizia popolare che favoriscano, con il proprio intervento, quella fascia della popolazione che vive sotto la soglia di povertà.
Florencia Pasquale di Ave e Nicola Bellin, capoprogetto Habitando per ProgettoMondo Mlal
Negli ultimi anni, la questione si è aggravata ulteriormente, a causa della forte crescita economica del paese che, anche se di recente è andata rallentandosi, ha portato a un aumento esponenziale dei prezzi dei terreni urbani. Tuttavia, la nascita degli insediamenti informali è il prodotto di molti fattori e variabili locali, comprese la demografia e la macroeconomia che colpiscono la povertà urbana. Ogni comune presenta delle caratteristiche socio-economiche diverse, che influenzano il livello e il tipo di povertà a cui sono soggette alcune fasce della popolazione. Molto può quindi essere fatto proprio partendo direttamente da loro, più ancora che reclamando politiche pubbliche a livello nazionale che rimangono comunque importanti. Non promuovendo precise politiche di edilizia pubblica, i municipi finiscono col fomentare lo sviluppo del fenomeno di insediamenti abusivi. Ad esempio privilegiando l’assegnazione dell’investimento pubblico esclusivamente a zone residenziali di classe media e alta o applicando politiche fiscali inadeguate di tipo locale. Il che non può che portare a un inevitabile peggioramento delle zone povere.
Purtroppo non esiste una chiara coscienza sociale sulle conseguenze generate dall’indifferenza verso gli insediamenti informali. Conseguenze che rappresentano un vero o proprio pericolo per gli abitanti che risiedono in zone a rischio ambientale, lungo i bacini dei fiumi o in zone inquinate delle città, nocive soprattutto per la salute dei bambini.
L’occupazione di un terreno, regolare o meno che sia, dopo molto tempo genera inoltre diritti, di cui sarà lo stato a doversi fare garante in un futuro più o meno lontano. E ciò che è grave è che non si conoscono nemmeno gli altissimi costi delle politiche di regolazione demaniale e urbana che, se attuate per tempo, offrirebbero a molte persone povere, la possibilità di accedere subito a case vere e dignitose.
I costi si valutano soprattutto in termini di aumento della povertà considerando che, molto spesso, in passato le zone povere non venivano sanate ma si procedeva piuttosto a spostarne gli abitanti in zone lontane. Queste concetto di esclusione, del “portare lontano dalla vista”, ha generato condizioni di spostamento violente, prive di qualsiasi politica sociale, che spesso hanno significato la perdita del lavoro per molte persone, oltre che a un generale disorientamento sociale e a enormi tensioni generate dalla convivenza nello stesso quartiere di famiglie che non avevano mai convissuto prima. Come accade nel film “Ciudad de Dios”, dove lo spostamento di un quartiere povero nella zona di Rio de Janeiro, in Brasile, ha come conseguenza la nascita, negli anni seguenti, di una favela con condizioni di vita per i suoi abitanti ben peggiori delle precedenti.
È necessario quindi creare proposte per affrontare i due lati del problema: la creazione di misure “curative” per portare avanti il processo di regolazione demaniale e urbana degli insediamenti informali, e la pianificazione della città a lungo e breve termine, una città che dia a tutti il diritto di vivere dignitosamente.
I nuovi disegni di politiche pubbliche su scala locale, segnalano la necessità di incidere sul mercato della terra: ciò implica la necessità di conoscere e capire il funzionamento di questo mercato in Argentina, per poi formulare le corrispondenti politiche e i rispettivi strumenti.
Esempi arrivano da altri paesi dell'America Latina, come il Brasile e la Colombia, che hanno lavorato molto sul tema, creando un quadro normativo generale a livello nazionale, a cui si rifanno le indicazioni locali. È il caso dell' “Estatuto de la ciudad” (Statuto delle città del 2001 in Brasile) che contiene strumenti innovativi per la gestione delle politiche locali: tasse su terre e immobili passivi per combattere la speculazione, separazione tra diritto di costruire, diritto di proprietà e la correlativa possibilità di trasferimento del diritto di costruzione, edificazione e parcellazione obbligatoria, ecc. Così come altri strumenti che, senza la pretesa di incidere direttamente sul mercato, propendono allo sviluppo urbano di scala sostenibile, come le zone speciali di interesse sociale.
Proprio in Brasile, a Recife, ProgettoMondo Mlal ha appena concluso il progetto “Favelas più vivibili”. In tre anni si è instaurato un processo di cambiamento reale, che tutto lascia sperare continuerà negli anni per restituire una vita vera a sempre più famiglie della zona.
In Argentina, uno dei ruoli che il progetto Habitando vuole ricoprire con il suo intervento, è proprio quello di accompagnare un processo di sensibilizzazione e appoggiare uno sviluppo abitativo sostenibile. Uno sviluppo che tenga conto delle famiglie disagiate e delle loro necessità di partecipazione e inclusione nel cammino verso il miglioramento della propria qualità di vita e che metta in atto la creazione di lavoro per microimprese del settore edilizio, dando l’opportunità ai settori più poveri di lavorare e promuovere il cambio socio-economico. Un processo infine che permetta ai municipi di ricevere un'adeguata formazione, dando loro la capacità di attuare politiche di edilizia popolare che favoriscano, con il proprio intervento, quella fascia della popolazione che vive sotto la soglia di povertà.
Florencia Pasquale di Ave e Nicola Bellin, capoprogetto Habitando per ProgettoMondo Mlal
lunedì 11 gennaio 2010
Una casa anche per Gladis
Il 6 gennaio 1992, alle 7 del mattino, la popolazione del paesino di San Carlos Minas, nel nord della provincia di Cordoba, era stata svegliata dai frenetici rintocchi di campana di padre Raul!
Il fiume che circondava il pueblo stava avanzando inesorabile sul centro abitato, e in pochi minuti si era materializzata quella che oggi è ricordata come una delle peggiori inondazioni della storia argentina.
Il bilancio fu all’epoca di 30 morti, case spazzate via dalla furia dell’acqua, popolazione abbarbicata sui tetti, un metro e mezzo di fango nelle abitazioni rimaste in piedi. Il paese era completamente isolato, senza luce né possibilità di comunicare con l’esterno.
E ancora oggi colpisce ascoltare questi racconti, frammenti di vita di persone trasformate per sempre da tragiche esperienze. Sono passati 18 anni dall’inondazione di San Carlos Minas, e la ricostruzione del paesino rappresenta un esempio vivente di come, la partecipazione di un’intera comunità, possa restituire dignità alle persone, aiutandole anche ad uscire rafforzate da quella che altrimenti rimarrebbe solo un’esperienza devastante.
Il nostro partner nel progetto Habitando, Ave, ci ha portato a vedere l’intervento fatto in questo paesino dove, partendo da zero, ha ricostruito 18 case aiutando altrettante famiglie a recuperare una nuova vita. Oggi queste famiglie, che avevano partecipato attivamente al processo di ricostruzione, si sono allargate; hanno migliorato le rispettive abitazioni ampliandole e costruendo nuove stanze. Ne è nato un bel quartiere che rappresenta un esempio di impegno importante.
Durante la visita abbiamo visto ripassare momenti intensi negli occhi di queste persone. Così come quelli raccontati più tardi da Gladis, madre di dodici figli - il più grande di 26 anni e la più piccola di 3 - che vive con il marito nel paese di Unquillo, pochi chilometri fuori dalla città di Cordoba.
Gladis è un’altra beneficiaria di un intervento di Ave che, tre anni fa, ha costruito, in collaborazione con questa amministrazione comunale, 15 nuove case per altrettante famiglie che vivevano in gravi condizioni di indigenza in zone estremamente povere.
La nuova casa ha dato a Gladis la possibilità di uscire da una situazione di grande povertà, di offrire ai suoi figli la possibilità di dormire in un luogo pulito e non più in condizioni igieniche proibitive.
Parlando con lei, di fianco alla nuova abitazione in cui adesso vive, ci si riempie di energia, ci si rende conto di come sia possibile capovolgere la propria esistenza e diventare protagonisti di un cambiamento importante.
Questo dà nuova forza a tutti. Ci fa sentire tutt’un tratto protagonisti a nostra volta, ci aiuta a identificare l’importanza del compito che siamo chiamati a svolgere per favorire un reale cambiamento della realtà di questo Paese, per aiutare molte altre persone come Gladis, grazie a queste nuove politiche di edilizia centrate sulla formazione e l’autocostruzione, a rivendicare una reale opportunità a vivere in maniera dignitosa.
Così, inevitabile, il pensiero corre per un attimo alla nostra Italia, agli attimi terribili della catastrofe dell’Aquila, e delle frane di Messina, che tanto hanno colpito il nostro Paese in quest’ultimo anno, alle necessità abitative di molte famiglie nei quartieri periferici di città come Napoli, Palermo, Milano, Roma e tante altre.
Costruire con protagonismo della popolazione, a partire dal coinvolgimento attivo di ogni singolo abitante. Queste le linee guida del Progetto Habitando che potrebbe adottare anche l’Italia nelle sue politiche di edilizia popolare, nei suoi interventi di emergenza, di ricostruzione.
E probabilmente da queste esperienze argentine, di un popolo che molta storia condivide con noi, potremmo trarre un esempio, una possibilità di risposta diversa e nuova, che possa garantire risultati di pari qualità ma con più risultati anche a livello di integrazione sociale. Perché c’è sempre da imparare …
Nicola Bellin, Capoprogetto Habitando
Il fiume che circondava il pueblo stava avanzando inesorabile sul centro abitato, e in pochi minuti si era materializzata quella che oggi è ricordata come una delle peggiori inondazioni della storia argentina.
Il bilancio fu all’epoca di 30 morti, case spazzate via dalla furia dell’acqua, popolazione abbarbicata sui tetti, un metro e mezzo di fango nelle abitazioni rimaste in piedi. Il paese era completamente isolato, senza luce né possibilità di comunicare con l’esterno.
E ancora oggi colpisce ascoltare questi racconti, frammenti di vita di persone trasformate per sempre da tragiche esperienze. Sono passati 18 anni dall’inondazione di San Carlos Minas, e la ricostruzione del paesino rappresenta un esempio vivente di come, la partecipazione di un’intera comunità, possa restituire dignità alle persone, aiutandole anche ad uscire rafforzate da quella che altrimenti rimarrebbe solo un’esperienza devastante.
Il nostro partner nel progetto Habitando, Ave, ci ha portato a vedere l’intervento fatto in questo paesino dove, partendo da zero, ha ricostruito 18 case aiutando altrettante famiglie a recuperare una nuova vita. Oggi queste famiglie, che avevano partecipato attivamente al processo di ricostruzione, si sono allargate; hanno migliorato le rispettive abitazioni ampliandole e costruendo nuove stanze. Ne è nato un bel quartiere che rappresenta un esempio di impegno importante.Durante la visita abbiamo visto ripassare momenti intensi negli occhi di queste persone. Così come quelli raccontati più tardi da Gladis, madre di dodici figli - il più grande di 26 anni e la più piccola di 3 - che vive con il marito nel paese di Unquillo, pochi chilometri fuori dalla città di Cordoba.
Gladis è un’altra beneficiaria di un intervento di Ave che, tre anni fa, ha costruito, in collaborazione con questa amministrazione comunale, 15 nuove case per altrettante famiglie che vivevano in gravi condizioni di indigenza in zone estremamente povere. La nuova casa ha dato a Gladis la possibilità di uscire da una situazione di grande povertà, di offrire ai suoi figli la possibilità di dormire in un luogo pulito e non più in condizioni igieniche proibitive.
Parlando con lei, di fianco alla nuova abitazione in cui adesso vive, ci si riempie di energia, ci si rende conto di come sia possibile capovolgere la propria esistenza e diventare protagonisti di un cambiamento importante.
Questo dà nuova forza a tutti. Ci fa sentire tutt’un tratto protagonisti a nostra volta, ci aiuta a identificare l’importanza del compito che siamo chiamati a svolgere per favorire un reale cambiamento della realtà di questo Paese, per aiutare molte altre persone come Gladis, grazie a queste nuove politiche di edilizia centrate sulla formazione e l’autocostruzione, a rivendicare una reale opportunità a vivere in maniera dignitosa.
Così, inevitabile, il pensiero corre per un attimo alla nostra Italia, agli attimi terribili della catastrofe dell’Aquila, e delle frane di Messina, che tanto hanno colpito il nostro Paese in quest’ultimo anno, alle necessità abitative di molte famiglie nei quartieri periferici di città come Napoli, Palermo, Milano, Roma e tante altre.
Costruire con protagonismo della popolazione, a partire dal coinvolgimento attivo di ogni singolo abitante. Queste le linee guida del Progetto Habitando che potrebbe adottare anche l’Italia nelle sue politiche di edilizia popolare, nei suoi interventi di emergenza, di ricostruzione.
E probabilmente da queste esperienze argentine, di un popolo che molta storia condivide con noi, potremmo trarre un esempio, una possibilità di risposta diversa e nuova, che possa garantire risultati di pari qualità ma con più risultati anche a livello di integrazione sociale. Perché c’è sempre da imparare …
Nicola Bellin, Capoprogetto Habitando
venerdì 4 dicembre 2009
Habitando a Santa Fe: un impegno concreto di lavoro
Partiamo in direzione Santa Fe alle tre del pomeriggio, il caldo è molto forte e a destinazione sembra che sarà peggio considerando che la zona è una delle più umide del paese. Siamo in cinque sull’auto: io, Monica, che coordina con me il progetto Habitando, Horacio, responsabile della formazione, Florencia, avvocato che fa parte dell’equipe e Roberto, il nostro amministratore regionale, che mi accompagna in questa prima parte dell’esperienza argentina. La strada appare subito affascinante. Distese enormi di campi al nostro fianco. Nonostante il grigio di alcuni campi bruciati dalla coltivazione intensiva della soja, riesco comunque a stupirmi di quanto verde ci sia intorno. Paesaggi sconfinati come non se ne vedono in Italia, distese a perdita d’occhio senza nemmeno una casa sotto un cielo pulito.
Il motivo del viaggio è il seminario organizzato da AVE (Associazione abitazione economica) con ProgettoMondo Mlal e la Camera dei deputati di Santa Fe, per trattare il tema della regolarizzazione del possesso delle terre demaniali da parte delle famiglie che da anni abitano il territorio, e dello sfruttamento di nuove terre destinate ad abitazioni nella zona. In particolare sarà il deputato architetto Oscar Urruty a presentare il suo disegno di legge sul tema. Le nuove leggi di regolamentazione della proprietà terriera e della casa sono nate per sanare i buchi di irregolarità lasciati dai programmi di edilizia popolare degli anni passati. Tali programmi hanno spesso fornito abitazioni alle famiglie non abbienti che vivevano nelle villas (zone povere) attorno alla città, senza però formarle sulla gestione della propria casa e senza dotarle di un titolo di proprietà. La conseguenza è che le famiglie non investivano sul mantenimento della propria casa e delle zone di residenza.
Con il cambio delle normative, l'obiettivo è che le famiglie possano divenire definitivamente, materialmente e mentalmente proprietarie delle case.
Un punto centrale per il nostro progetto Habitando, che ha organizzato questo seminario proprio per informare i municipi e le famiglie di questa opportunità.
Al seminario sono stati invitati i municipi della zona di Santa Fe che partecipano al progetto, e le microimprese che operano in questa zona e che saranno beneficiarie della formazione all’interno del nostro progetto, affinché possano conoscere la legge e attivarsi per metterla in pratica e renderla nota alle famiglie.
Oltre un centinaio di persone hanno partecipato attivamente alla giornata, intervenendo con domande rivolte ai diversi relatori intervenuti in qualità di rappresentanti di organismi come il Coordinamento provinciale per la regolazione demaniale e della commissione nazionale delle terre per l’habitat sociale.
Regolare la terra in cui si vive e possedere una casa, significa riappropriarsi dei propri diritti di cittadini, entrare all’interno di un sistema di inclusione sociale e uscire da uno di esclusione. Significa inoltre entrare a far parte di una città, cessando di esserne la periferia designata priva di accesso ai servizi primari come l’igiene, l’acqua pulita, un’istruzione adeguata.
Zone periferiche delle città di Cordoba e Santa Fe smettono di essere città informali, esterne, escluse, per ritrovarsi, con queste leggi, incluse all’interno di un sistema sociale.
ProgettoMondo Mlal e AVE, attraverso il progetto Habitando, giocano un ruolo importantissimo nell’accompagnare questo processo. Oltre alle famiglie beneficiate nel progetto, che avranno accesso a una casa degna o alla ristrutturazione della propria, oltre alle microimprese che verranno formate nella costruzione di case, l’obiettivo è anche quello di produrre nuovi piani di edilizia popolare partecipativa per contribuire alla nascita di una politica edilizia attenta alla persona e alle sue necessità.
Nel corso del pomeriggio, alla presenza del Presidente della camera dei deputati, di ProgettoMondo Mlal e dell’associazione AVE, è stato quindi firmato il convegno per lo sviluppo del progetto Habitando nella provincia di Santa Fe. Un impegno concreto di lavoro.
Nicola Bellin, cooperante ProgettoMondo Mlal Argentina
Con il cambio delle normative, l'obiettivo è che le famiglie possano divenire definitivamente, materialmente e mentalmente proprietarie delle case.
Un punto centrale per il nostro progetto Habitando, che ha organizzato questo seminario proprio per informare i municipi e le famiglie di questa opportunità.
Al seminario sono stati invitati i municipi della zona di Santa Fe che partecipano al progetto, e le microimprese che operano in questa zona e che saranno beneficiarie della formazione all’interno del nostro progetto, affinché possano conoscere la legge e attivarsi per metterla in pratica e renderla nota alle famiglie.
Oltre un centinaio di persone hanno partecipato attivamente alla giornata, intervenendo con domande rivolte ai diversi relatori intervenuti in qualità di rappresentanti di organismi come il Coordinamento provinciale per la regolazione demaniale e della commissione nazionale delle terre per l’habitat sociale.
Zone periferiche delle città di Cordoba e Santa Fe smettono di essere città informali, esterne, escluse, per ritrovarsi, con queste leggi, incluse all’interno di un sistema sociale.
ProgettoMondo Mlal e AVE, attraverso il progetto Habitando, giocano un ruolo importantissimo nell’accompagnare questo processo. Oltre alle famiglie beneficiate nel progetto, che avranno accesso a una casa degna o alla ristrutturazione della propria, oltre alle microimprese che verranno formate nella costruzione di case, l’obiettivo è anche quello di produrre nuovi piani di edilizia popolare partecipativa per contribuire alla nascita di una politica edilizia attenta alla persona e alle sue necessità.
Nel corso del pomeriggio, alla presenza del Presidente della camera dei deputati, di ProgettoMondo Mlal e dell’associazione AVE, è stato quindi firmato il convegno per lo sviluppo del progetto Habitando nella provincia di Santa Fe. Un impegno concreto di lavoro.
Nicola Bellin, cooperante ProgettoMondo Mlal Argentina
venerdì 27 marzo 2009
Case per tutti, case di tutti
Recife è una città nel nord-est del Brasile, famosa per il turismo e le belle spiagge, ma che negli ultimi 40 anni ha vissuto una violenta urbanizzazione con una serie di occupazioni illegali dovute alla totale assenza dello Stato. Recife è popolata da migliaia di persone migrate dalla zone rurali più aride, per vivere di qualche lavoretto occasionale in città, dove si ritrovano a costruire abitazioni su territori che non sono di loro proprietà, sulle rive dei canali o in altre situazioni non adeguate, senza possibilità di accesso alle politiche pubbliche. ProgettoMondo Mlal nel 2006 ha avviato un progetto destinato a 4 mila abitanti delle favelas di Vila Felicidade e Caçote nell'estrema periferia di Recife. Tra i suoi partner c'è il Sjp (Servizio giustizia e pace), un'organizzazione non governativa formata da un'equipe mutiprofessionale di avvocati, assistenti sociali e architetti. Il suo scopo è quello di agire per la legalizzazione dell'occupazione del suolo urbano. Con il governo Lula nel 2001 è stato creato uno Statuto delle città che prevede un usucapione collettivo con l'estensione del terreno di 50 ettari e una durata del possesso di 5 anni. Gli abitanti delle favelas, con questa legge, possono ottenere il riconoscimento di proprietà della casa con processi e aiuti legali gratuiti e in tempi molto più rapidi del passato. Sjp sostiene le associazioni degli abitanti della favela che cercano di conquistare una proprietà collettiva. Per loro mette a disposizione avvocati, architetti e anche assistenti sociali, per dare vita ad assemblee divulgative che animino la comunità e la stimolino alla partecipazione.
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