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mercoledì 1 febbraio 2017

Il ritorno del Marocco


Il 28° summit dell’Unione Africana, che si è appena concluso ad Addis Abeba, ha decretato la reintegrazione del Marocco nell’organizzazione panafricana.
La decisione, adottata per consenso dai 54 capi di stato e di governo del continente africano, segna una tappa storica e pone fine a 33 anni di "politica della sedia vuota" attuata da Rabat.
Il Marocco aveva infatti abbandonato il consesso africano in segno di protesta nel 1984, dopo la decisione dell’allora Organizzazione dell’Unità Africana di riconoscere la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), che si contende da oltre 40 anni con il regno alawita la sovranità sul Sahara Occidentale.
Il vertice durante cui si è discusso del dossier Marocco, è stato teatro di grande manovre diplomatiche e di un acceso dibattito. Se la grande maggioranza dei paesi membri si erano pronunciati favorevoli alla reintegrazione del Marocco, restava da vincere la resistenza del fronte anticoloniale guidato dai tre giganti d’Africa: l’Algeria (che ospita all’interno del suo territorio 165000 rifugiati saharawi), la Nigeria e il Sudafrica che riconoscono la RASD e da sole finanziano il 60% del budget dell’organizzazione. Nel corso della seduta plenaria del 30 gennaio questo gruppo di stati si sono pronunciati contrari alla reintegrazione del Marocco in difesa del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, ponendo come condizione il ritiro del Regno dai territori contesi.
Il ritorno all’ovile panafricano è sempre stata una priorità dell’attuale monarca Mohammed VI che si è recato personalmente in visita ufficiale ad Addis Abeba per seguire l’evoluzione del vertice. Fin dal suo insediamento nel 1999, Mohammed VI, nel tentativo di uscire dall’isolamento dovuto alla condanna internazionale per la questione irrisolta del Sahara, ha riorientato le direttrici della politica estera marocchina, facendo della diversificazione dei partner e dell’apertura ai paesi dell’Africa subsahariana l’asse strategico della sua diplomazia. Dalla sua ascesa al potere, il sovrano ha effettuato 50 visite ufficiali in Africa, che hanno consentito di rafforzare la presenza economica marocchina (il Marocco è il primo investitore africano nella regione occidentale dell’Africa e il secondo a livello continentale) e di scalzare dalla scena diplomatica l’Algeria, rivale diretta per l’egemonia regionale, imponendosi agli occhi sia dei paesi africani che delle potenze occidentali come intermediario delle crisi di cui il continente è sempre prodigo.
Il rientro nella grande famiglia africana costituisce quindi il coronamento di una strategia diplomatica decennale che il sovrano ha condotto in prima persona allo scopo di riabilitare l’immagine del paese e di incassare il sostegno di un numero crescente di stati dell’UA.
La riammissione del Marocco offre prospettive interessanti di dialogo, dal momento che Rabat e la RASD siederanno per la prima volta in una stessa organizzazione. Tuttavia si potrebbe aprire una fase di instabilità e di scontro permanente in seno al’organizazione nel caso Rabat decidesse di servirsi delle alleanze tessute in questi anni per esercitare pressioni sui dirigenti della RASD per spingerli ad accettare la sua proposta autonomista o addirittura per provocarne l’espulsione dall’organizzazione.
Se Rabat vorrà sostenere le sua ambizioni africane dovrà da una parte, essere in grado di avviare un cambiamento al suo interno, ponendo fine alle violazioni dei diritti umani nei territori occupati e, dall’altra, tollerare la presenza dei saharawi, dei loro simboli e dei loro dirigenti. Soltanto una politica costruttiva improntata al dialogo potrà condurre a una soluzione politica di quella che da 42 anni rappresenta una ferita aperta per il sistema internazionale.

Marco Decesari,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal in Marocco

mercoledì 30 novembre 2016

Marocco: l'impegno per i diritti delle donne

Durante una puntata di “Sabahyate”, programma pomeridiano indirizzato a un pubblico femminile, trasmesso dal canale 2M della televisione di stato marocchina, il 23 novembre, è stato trasmesso un tutorial di trucco nel quale si insegnava alle donne a camuffare le tracce di percosse lasciate da mariti troppo violenti. Le immagini della puntata, andata in onda in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, hanno fatto velocemente il giro della rete.
L’ondata di indignazione che ne è seguita e l’apertura di una petizione online per chiedere all’autorità sulle telecomunicazioni di prendere dei provvedimenti contro la rete televisiva, ha spinto la 2M a pubblicare sul proprio account Facebook un comunicato di scuse ufficiali.
L’incidente ha evidenziato come la violenza contro le donne sia un fenomeno ancora diffuso e generalmente accettato nella società marocchina. Si tratta di un fenomeno che trae origine da stereotipi di genere, dai rapporti di forza che esistono tra uomini e donne e da una cultura patriarcale ancora dominante.
Secondo l’Inchiesta Nazionale sulla diffusione della violenza contro le donne, realizzata dall’Haut-Commissariat au Plan nel 2009-2010, il 62,8 % delle donne marocchine ha subito almeno un atto di violenza, durante i 12 mesi antecedenti l’inchiesta. E’ nel contesto famigliare che si verifica in prevalenza il fenomeno: nel 55 % dei casi l’autore della violenza è rappresentato dal coniuge, mentre nel 13,5 % dei casi è opera di un membro delle della famiglia di origine della vittima. Si tratta di quei contesti in cui la violenza rimane nascosta e silenziosa, in quanto il riconoscimento e l’ammissione di una violenza subita è ancora un tabù molto forte. L’indagine rivela, in secondo luogo, come episodi sessisti o di violenza nei confronti delle donne siano diffusi in tutti i contesti: luoghi pubblici (32,9 %), istituti scolastici (24,2 %) e ambienti professionali (16 %).
Questo quadro allarmante e l’azione di attivisti, organizzazioni non governative, collettivi di donne vittime di violenza, ha spinto il Regno a riformare le proprie leggi in modo da renderle conformi agli standard internazionali, in particolare con l’adozione della nuova Costituzione nel 2011 e con la revisione di alcuni articoli del codice penale e di famiglia. L’evento che ha portato a questi cambiamenti è stata la lunga campagna mediatica condotta dalla società civile nel corso del 2012, seguita al suicidio di Amina Filali, la ragazza di sedici anni costretta a sposare il suo violentatore in virtù dell’articolo 475 del codice penale, norma che consentiva all’autore di uno stupro di evitare la condanna sposando la sua vittima.
Nonostante molti passi avanti siano stati compiuti per proteggere le donne dalle violenze e dalle discriminazioni dal punto di vista giuridico, resta ancora forte il divario tra l’aspirazione reale ai diritti e la loro effettiva applicazione. La pratica dei matrimoni forzati e precoci e gli episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale o economica sono ancora diffusi in Marocco e indicano che la strada della parità e dell’eguaglianza di genere è ancora lunga.
In una società in cui le donne non hanno lo stesso status degli uomini, non sono soltanto le leggi a produrre discriminazione, ma anche le radicate norme sociali. Al di là della legge e del codice, al di là dell’impunità e della non applicazione delle leggi, combattere la violenze contro le donne significa prima di tutto scontrarsi con una forma di dominio sociale, che trae fondamento da una visione stereotipata delle relazioni di genere.
La promozione dei diritti delle donne è sempre stata un punto cardine dell’azione di ProgettoMondo Mlal in Marocco, fin dal suo insediamento nel 2001. Nel corso degli anni sono stati portati avanti, nella regione di Tadla Azilal, programmi di prevenzione dell’ abbandono scolastico femminile, corsi di alfabetizzazione e promozione di attività micro-imprenditoriali femminili.
Il progetto “Uguali a scuola”, promosso da Amnesty International Marocco, in collaborazione con ProgettoMondo Mlal, le cui attività sono iniziate lo scorso ottobre, intende integrare l’approccio genere nelle attività degli istituti scolastici, al fine di promuovere l’uguaglianza tra i sessi, e contribuire alla creazione di una società dove uomini e donne possano godere di eguali possibilità in materia di educazione, di impiego e di accesso al potere e alle risorse. Il progetto è indirizzato a 50 insegnanti provenienti da 25 scuole medie inferiori e superiori della provincia di Béni Mellal, che sono coinvolti in 6 ateliers di formazione in materia di pregiudizi e di discriminazioni di genere.
La provincia di Béni Mellal, che si trova nel cuore del Marocco, tra le montagne del Medio Atlante, costituisce un contesto particolarmente a rischio con indicatori sociali ed economici riguardanti la realtà femminile ben al di sotto della media nazionale. In particolare, il tasso di analfabetismo femminile sfiora il 60 % e il tasso di abbandono scolastico delle ragazze è del 45 %. Inoltre, in base a uno studio svolto nell’ambito del progetto “La forza delle donne” di ProgettoMondo Mlal, è stato stimato che all’interno degli istituti scolastici si verifichino almeno 1000 episodi sessisti nell’arco di un anno.
Tra le attività che il progetto propone, è in programma, nel mese di marzo del 2017, un atelier di formazione in materia di violenza nei confronti delle donne, finalizzato a promuovere una comprensione profonda del fenomeno nelle sue differenti implicazioni da parte degli insegnanti e a rafforzare le loro capacità di prevenzione e di individuazione degli episodi di violenza.
Attraverso un approccio pedagogico partecipativo e interattivo gli insegnanti saranno accompagnati ad identificare e analizzare le rappresentazioni stereotipate delle identità e delle costruzioni di genere che sono alla base della violenza contro le donne e che nella maggiorparte dei casi tendono ad essere accettate e giustificate.
Il progetto si inserisce nel quadro del Programma d’urgenza (2009 -2012), varato dal Ministero dell’Educazione Nazionale per includere la questione dell’uguaglianza di genere nelle attività parascolastiche organizzate dalle scuole e riposa sul riconoscimento del ruolo centrale che ProgettoMondo Mlal attribuisce al sistema educativo come vettore di cambiamento sociale e diffusore dei valori e dei principi dei diritti umani.

Marco De Cesari
Servizio civile
ProgettoMondo Mlal Marocco

sabato 5 novembre 2016

Dalla Sardegna al Marocco, Ilham torna alle origini come casco bianco

Conoscendola si capisce subito che è una ragazza determinata, dallo sguardo fiero e dal suo modo di fare, cortese ma risoluto. Si chiama Ilham Mounssif ed è nata a Marrakech da genitori marocchini 22 anni fa, ma è in tutto e per tutto italiana (nonostante ancora formalmente non lo sia), anzi sarda, dato che è cresciuta a Bari Sardo, un piccolo paese della costa centro orientale della Sardegna, in provincia d’Ogliastra.
Ilham è stata selezionata per svolgere un anno di servizio civile all’estero in un progetto di Cooperazione Internazionale allo Sviluppo promosso dalla ong ProgettoMondo Mlal di Verona a Beni Mellal, città centrale del Marocco, dalla quale proviene la maggioranza degli immigrati marocchini in Italia.
Un contesto particolare e denso di problematiche, in cui Ilham, insieme all’altro Casco Bianco Marco Decesari da Imperia, si troverà a rapportarsi con la società civile marocchina e le sue istituzioni rispetto a temi quali la promozione dei diritti umani e l’impegno educativo e di sensibilizzazione all’uguaglianza di genere e alla lotta e prevenzione al radicalismo, fenomeno quest’ultimo quanto mai rilevante nelle odierne fasce più giovani.
Un’esperienza di grande crescita personale e formativa, che per Ilham costituirà qualcosa in più: la riscoperta del suo paese natale. Infatti la giovane si troverà per la prima volta a vivere il Marocco, giacché ha trascorso tutta la sua vita in Italia, in Sardegna.
Per potersi inserire in questo progetto, oltre al sorriso e alla motivazione, che facilmente conquistano chi la incontra, Ilham ha superato numerosi step che sicuramente hanno contribuito a orientare la sua inclinazione e scelta per un multidisciplinare percorso formativo: in seguito alla maturità scientifico-linguistica conseguita al Liceo Leonardo da Vinci di Lanusei (Og), ha intrapreso e concluso gli studi di Laurea in Scienza della Politica e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Sassari arricchendo il suo bagaglio culturale e preparazione attraverso un periodo di studi all’Institut d’Études Politiques (Science Po) di Grenoble in Francia e uno stage nell'ambito dell'Europrogettazione a Malta, settore ulteriormente approfondito con un corso formativo specifico a Bruxelles. Titoli e riconoscimenti che oggi la rendono competente e capace di lavorare anche in contesti difficili e paesi esteri.
Degno di lode è infatti lo spirito con cui parte, il dinamismo e la vivacità con la quale afferma: “Voglio contribuire alla miglior comprensione delle esigenze della popolazione locale, forte anche del ponte naturale che costituirebbero la prossimità culturale e linguistica che per natura ho. Spero che la mia voglia di rendere il mondo migliore possa influenzare iniziative e collaborazioni con il mio Paese di nascita”, un Paese che sta vivendo al suo interno un difficile dibattito politico e religioso e uno sviluppo economico che nonostante i netti miglioramenti infrastrutturali e dei servizi apportati, aumenta il divario tra classi sociali e non coinvolge uniformemente ogni angolo del Paese. Elementi questi che rendono il Marocco un paese in bilico tra tradizione e modernità, che fino a quindici anni fa contava un gran numero dei suoi cittadini espatriati in cerca di fortuna in Italia e nel resto d'Europa. Attualmente, la tendenza è mutata, e sempre più immigrati fanno ritorno nel loro Paese, complice la crisi economica europea e un relativo miglioramento e crescita del Pil in Marocco. Questo nuovo fenomeno di “immigrazione di ritorno” crea naturalmente sempre più una forte connessione del nostro Paese con quel territorio.

Andrea Palmieri
Servizio civile 2016-17
ProgettoMondo Mlal Italia

mercoledì 29 giugno 2016

Voci dalla migrazione

Il futuro è sospeso, non vi è alcuna certezza del domani. Forse per questo moltissime persone, soprattutto ragazzi desiderano o decidono di lasciare il Marocco per una terra vicina, ma allo stesso tempo lontana, carica di promesse e separata da un lembo di mare troppo spesso mortale.
Dalla provincia di Beni Mellal provengono la gran parte degli immigrati marocchini in Italia, una provincia più povera di molte delle sue vicine e trascurata dalla capitale. In questo luogo si possono raccogliere molti racconti: il villaggio che ha perduto un’ intera generazione, di giovani, di ragazzi partiti assieme per cercare una vita migliore, non solo per loro stessi ma per l’intera comunità; l’uomo disperato che è stato espulso dall’Italia in seguito ad un arresto; il ragazzo che, arrivato in Europa, non è riuscito ad ottenere i documenti per il soggiorno perché l’attentato alle Torri gemelle aveva reso più diffidenti tutti quanti; il compagno di viaggio che aggrappato sotto un camion ha perduto tutte le dita di una mano.
Partire, nonostante il rischio non ignoto alle persone che migrano per motivi economici, partire per la spinta intrinseca che ci porta sempre a cercare di migliorare la nostra situazione, perché tentare vale comunque la pena, vale il rischio, vale la disperazione dei padri e delle madri, che in lacrime senza nemmeno i corpi dei figli da seppellire, dicono “hanno fatto bene a provare”.
Perché alla fine quello di partire per trovare un futuro, quello di migrare, è uno dei diritti dell’uomo. Noi non possiamo e non dobbiamo fermare queste persone che vogliono raggiungere un paese come il nostro, che prima di diventare meta di immigrazione era terra di partenza di moltissimi migranti. Possiamo però sensibilizzare ad una migrazione responsabile, dove sono chiari non sono solo i rischi del viaggio ma anche le difficoltà presenti una volta raggiunta la destinazione.
Sempre a Beni Mellal esiste una mediateca dove i ragazzi e le ragazze possono informarsi, confrontarsi e parlare anche di migrazione, molti di loro desiderano partire e colpisce la diversità delle loro storie: dalle spigliate ragazzine in jeans, che in Europa desiderano completare gli studi, alla ragazza che da anni sostiene da sola la famiglia e desidera che le sorelle possano proseguire il percorso scolastico, dal ragazzo che si è specializzato in trucchi di prestigio e sogna di esibirsi per il mondo, a ragazzi che semplicemente desiderano maggiori possibilità. Ragazze che per partire accetterebbero anche il matrimonio bianco, altre che è l’unica cosa che non prenderebbero mai in considerazione. L’unica voce fuori dal coro è quella di una ragazza, evidentemente più benestante, che contraria alla migrazione invoca a restare in Marocco.
La migrazione è un fenomeno complesso e per provare a capirlo noi abbiamo il dovere di ascoltarne le molte voci.

Margherita Garonzi, studentessa del liceo classico Maffei di Verona,
Progetto Alternanza Scuola-Lavoro

Il Diritto di vivere

Vivere e far parte di una società non è sempre semplice se non si conoscono i propri dritti. Così può succedere che ti sia vietato di fare qualcosa senza un motivo valido o di sentirti emarginato solo perché sei donna, e quindi sottomessa e non libera di vivere la tua vita.
Non c’è da stupirsi, poiché si sa che, purtroppo, è una realtà esistente in quei Paesi dei quali nessuno parla, nei quali si pensa che l’unico problema sia la povertà. Quei luoghi così misteriosi, però, devono essere osservati da vicino per vedere con i propri occhi le loro vere necessità. 
Ci sono popoli che vivono di sussistenza e costruiscono le case con dei mattoni, sono fuori da ogni centro abitato e per loro è difficile ricevere le cure mediche adeguate. Proprio per questo molte organizzazioni, tra cui ProgettoMondo Mlal, hanno deciso di aiutare queste popolazioni a crescere, a far loro capire che non devono vivere senza preoccuparsi dei loro diritti, perché questi sono fondamentali per qualsiasi comunità. I diritti umani riguardano tutta la popolazione mondiale, anche coloro che vivono in piccoli paesi sperduti. Sono importanti perché salvaguardano la vita di una persona e la fanno vivere in tranquillità in un mondo che dovrebbe essere aperto a tutte le culture. Questi diritti non cambiano in base alla persona che ci si trova davanti e non cambiano nemmeno in base al colore della pelle.
Un diritto negato nei Paesi africani, per esempio, è l’alfabetizzazione, che grazie a scuole preparatorie sta diminuendo sempre di più. Si stanno infatti aiutando centinaia di bambini ad entrare nelle scuole medie, percorso che poi servirà loro per proseguire con gli studi. Il diritto all’istruzione è indispensabile nella vita di un ragazzo poiché lo aiuta a realizzarsi e ad avere dei progetti per il futuro. È interessante e significativo notare che tutti i bambini del Sud del Mondo alla domanda “Cosa vorresti diventare da grande?” rispondano insegnante o educatore. Portare delle piccole scuole in questi paesini emarginati quindi funziona, e vivendo insieme alla gente locale si può capire anche la felicità e la soddisfazione dei genitori per i propri figli. È un modo per dare loro appoggio e fiducia.
Un fenomeno molto diffuso in questi ultimi anni è l’emigrazione. Molti giovani cercano di scappare da una società in guerra, vogliono rischiare la vita per trovarne una migliore; non importa se rischiano di morire, non hanno nulla da perdere. Molto difficilmente questo modo di agire e di pensare lo si può ritrovare nella vita di un giovane occidentale. Ma i ragazzi africani non vogliono vivere nel radicalismo, vogliono provare a migliorare la loro vita. Questo è un loro diritto, come lo è per coloro che vanno in America a trovare lavoro. Il concetto è sempre lo stesso.
L’istruzione, le cure mediche, la speranza sono i tre elementi principali per tutti gli uomini, li aiutano a crescere, ad avere delle idee proprie, dei progetti propri senza vivere con le imposizioni di qualcuno che si crede superiore. Grazie a questi diritti si crea l’uguaglianza, che molto spesso viene dimenticata. Vivere la propria vita significa essere liberi di pensare e di fare ciò che è meglio per se stessi, conoscendo i propri diritti e principi.   

Demetra Pollinari, studentessa del liceo linguistico Maffei di Verona
Progetto alternanza scuola-lavoro

martedì 21 giugno 2016

Un calcio contro la radicalizzazione



Tutti in campo contro la radicalizzazione. Mercoledi 1° giugno, in occasione della visita dell’ambasciatore dell’Unione europea, Rupert Joy alle attività del progetto “Radicalisme, non merci!” che ProgettoMondo Mlal sta portando avanti a Béni Mellal in Marocco, è andata in campo una partita di calcio con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche della radicalizzazione e sui valori del dialogo, della tolleranza e del rispetto della diversità. All’incontro, a cui ha dato il calcio d’inizio lo stesso ambasciatore, hanno preso parte squadre miste composte da rappresentanti dei diversi organismi della società civile partner del progetto, insegnanti e giovani beneficiari del progetto.
Il progetto “Radicalisme, non merci!”, la cui metodologia di intervento riposa sull’esperienza sviluppata da ProgettoMondo in questi anni, è realizzato in stretta collaborazione con il Ministero dell’Educazione e prevede il coinvolgimento attivo di associazioni locali e realtà sociali, indispensabile per il successo e la durabilità dell’iniziativa.
Lavorare seriamente su una tematica del genere significa, infatti, toccare gli aspetti più sensibili della coesione sociale del paese, significa attribuire responsabilità precise a chi questa coesione dovrebbe
garantirla.
Perché allora non investire soprattutto sugli educatori e sulla psicologia adolescenziale, e provare a impostare una contro-narrazione digitale, diffondendo in rete esempi positivi di personaggi più o meno conosciuti che sono rifuggiti o non hanno ceduto al fascino delle idee jihadiste?
Senz’altro per formare gli educatori, occorre, oltre a un curriculum adeguato (e ProgettoMondo Mlal lavora in Marocco da 15 anni sull’educazione integrale dei giovani), il sostegno di chi definisce le priorità educative del paese.
Sono sufficienti meno di 200 euro per consentire a un insegnante di frequentare il pacchetto di formazione previsto dal progetto “Radicalisme, non merci!”. Un percorso che prevede di dotare il capitale umano degli organismi socio-educativi degli strumenti pedagogici necessari per sostenere i giovani nel loro sviluppo personale , nella formazione di uno spirito critico, nella valorizzazione della pluralità e nella ricerca del benessere individuale e collettivo. Una formazione che si focalizzerà non solo sulle dinamiche psicosociali tipiche dell’adolescenza nelle quali prende forma il fenomeno della radicalizzazione, ma che sarà tesa a far emergere anche i legami tra quest’ultima e le nuove tecnologie. Questa formazione, consentirà agli operatori di affrontare la seconda parte del progetto che prevederà la realizzazione sul campo di percorsi educativi di prevenzione della radicalizzazione.

Marco De Cesari
equipe ProgettoMondo Mlal Marocco

martedì 24 febbraio 2015

Il film Ghorba porta il Marocco a Torino

La parola araba “Ghorba” si può tradurre come “il sentimento di estraneità in un contesto in cui si è stranieri e lontani dalla patria”. Il film documentario "Ghorba. In terra straniera" dei Todomodo, Claudio Di Mambro, Luca Mandrile e Umberto Migliaccio, è stato prodotto da ProgettoMondo Mlal e Suttvuess nel 2009, e verrà proiettato a ingresso libero mercoledì 25 febbraio alle 21 al Cecchi Point – Hub Multiculturale in Via Antonio Cecchi, 17 a Torino.
Il film documentario (di cui qui sotto è proposta un'esaustiva intervista extra), attraverso le storie di vita di alcuni migranti marocchini, che oggi vivono in Italia, cerca di dare forma al termine arabo, raccontando le difficoltà quotidiane che deve affrontare chi decide di lasciare il proprio paese: la lontananza dagli affetti, la mancanza di una rete sociale, i problemi con i documenti, il lavoro spesso irregolare, situazioni abitative precarie e infine la formulazione di prospettive per il futuro. Il film sarà introdotto da Luca Mandrile, dai rappresentanti dell'ong Progettomondo Mlal che ha sostenuto il progetto e da Stefano Grossi di Videocommunity; sono stati invitati a partecipare alcuni protagonisti del film che ora vivono a Torino.
Dopo il successo dell'appuntamento organizzato lo scorso 11 dicembre, la rete delle realtà culturali composta dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema, Associazione Riccardo Braghin, Videocommunity, Artemuda, Il Piccolo Cinema, INARA e Amnesty International organizza così un secondo appuntamento cinematografico dedicato alla cultura e alla comunità marocchina di Torino.



La proiezone seguirà all'apericena marocchina organizzata alle 19.30 al CecchiMangia. Il ricavato dell'appuntamento culinario (a offerta libera a partire da 10 euro) andrà a sostenere il progetto Io e mio fratello di Abdelmjid El Farji, che per l'occasione lancerà la campagna di crowdfunding internazionale del film che parte da esperienze direttamente vissute dall'autore; un lungometraggio autobiografico che racconta e denuncia un atto di razzismo subito da uno studente immigrato insieme a suo fratello e la sua decisione di protestare usando l'arte come arma. Per sostenere il progetto, potete donare a Banca Intesa San Paolo, Iban: IT81Q0306967684510323343247 intestato a Abdelmjid El Farji. Casuale: Io e mio fratello. Tel: 3272325175, mail: abdelfargi@yahoo.fr.
A fine serata, la produzione del film di Io e mio fratello omaggerà con una sorpresa il pubblico presente in sala. Nel corso della serata sarà presente Amnesty International con la raccolta firme “SOS Europe. Le persone, poi le frontiere’’ in difesa dei diritti umani di profughi e migranti.

Per maggiori informazioni: Associazione del Museo del Cinema 3475646645, cinema@cecchipoint.it; Il Piccolo cinema 3493191552, info.ilpiccolocinema@gmail.com; ArTeMuda 3357669611, artemuda@yahoo.it; Amnesty 3343335134, c.gottardi@amnesty.it

mercoledì 8 ottobre 2014

Il mondo a scuola, a scuola del mondo

In moltissime classi delle scuole della provincia di Cuneo vi sono studenti marocchini provenienti da Beni Mellal e dalla vicina Khouribga, spesso accanto ad altri stranieri; la loro vita a scuola è simile a quella dei compagni ma tra essi il ritardo scolastico raggiunge livelli molto alti soprattutto per i maschi. Le ragazze, più determinate, studiano tantissimo ma in modo mnemonico. Apparentemente sono ormai integrati ma le loro famiglie vivono spesso isolate; le madri non vogliono neppure imparare le lingua nell’attesa che i figli si accasino, magari tornando alla casa in Marocco.
Nelle ultime settimane, 30 insegnanti delle 73 scuole della provincia di Cuneo aderenti al progetto “Il mondo a scuola, a scuola del mondo” della Fondazione Crc, hanno partecipato a un viaggio studio in Marocco, realizzato in collaborazione con l'Ong ProgettoMondo Mlal, per conoscere da vicino la regione di Tadla Azilal, l'area da cui proviene la maggior parte della popolazione marocchina presente in provincia di Cuneo.
La Fondazione Crc, che da tre anni promuove il progetto “Il mondo a scuola, a scuola del mondo” sui temi dell’educazione interculturale, e la Giunta di Dirigenti che coordinano le attività, hanno accolto la proposta dell’Ong ProgettoMondo Mlal, che interviene attraverso programmi di sviluppo in America latina e in Africa, prioritariamente orientati ai temi dello sviluppo psicofisico, culturale e sociale di bambini, adolescenti e giovani, appartenenti a fasce sociali vulnerabili. Un viaggio pensato per acquisire elementi di conoscenza dell'antropologia culturale marocchina, al fine di rendere più efficaci i percorsi di inserimento scolastico degli alunni di origine marocchina (e straniera in generale) che frequentano le scuole della provincia di Cuneo, contribuendo alla gestione pedagogica e didattica dei cambiamenti in atto nella scuola e nella società, attraverso lo strumento dello scambio interculturale.
Gli insegnanti hanno conosciuto un mondo pieno di contraddizioni, dove la crescita economica convive con livelli di povertà significativi; lo sviluppo punta sulla scuola e sull’educazione, per non lasciare spazio a estremismi politici, lo Stato fornisce i libri per contrastare l’abbandono, le comunità locali istituiscono le mediateche per accrescere lo spazio scolastico su base volontaria, le politiche educative si interessano a sistemi diversi mettendosi serenamente in discussione. La ragazza col velo
che discute alla pari con i suoi insegnanti, i docenti che lavorano gratuitamente al pomeriggio con studenti motivati ad apprendere sono aspetti significativi di questo Paese d’emigrazione, divenuto recentemente anche di accoglienza. Qui ci si preoccupa seriamente dell’emigrato che torna disorientato e privo di voce, non conosce l’arabo classico, ha dimenticato il marocchino e parla un francese stentato, come razionalmente si esaminano le tendenze all’intolleranza nei confronti della recente immigrazione subsahariana, cercando rimedi efficaci.
Nell’affrontare queste problematiche in sé già note, quello che ha sorpreso e determinato l’entusiasmo degli insegnanti cuneesi è stata la percezione di una fiducia sincera nella scuola, intesa come elemento che fa la differenza, come base anche tradizionale del sistema sociale, nonché la consapevolezza condivisa che il nostro Paese ha avuto un ruolo fondamentale e positivo nell'accoglienza dei bambini e dei ragazzi immigrati, predisponendo attività di vario genere per il loro inserimento, estese, peraltro, anche agli adulti.
Un’insegnante partecipante, a nome dei colleghi di entrambi i gruppi, ha dichiarato con entusiasmo che «Vivere il Marocco, a contatto con la gente e con chi vive la cooperazione, è stata un’esperienza estremamente arricchente sia culturalmente sia umanamente, e ci ha aiutato a non fare ciò che dice un proverbio africano, ossia “l’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce”».

Cuneo, 6 ottobre 2014

martedì 5 agosto 2014

Zero tolleranza alla violenza sulle donne

A Meknes, il 7 giugno 2014 si è tenuto il seminario conclusivo della campagna “Nessuna tolleranza verso la violenza sulle donne” organizzato dal collettivo la Forza delle Donne, formato da ProgettoMondo Mlal, la sezione di Meknes dell’Unione dell’Azione Femminista, con l’appoggio di Amnesty International Marocco.
La campagna è iniziata a Rabat con la conferenza stampa del 5 febbraio 2014, durante la quale è stato presentato il memorandum diretto al capo del governo Abdelilah Benkirane per portare alla sua attenzione le violenze subite da molte donne del Paese. Grazie al memorandum, il collettivo La Forza delle Donne ha chiesto che venissero effettuate delle riforme legislative, nel rispetto della Costituzione e degli obblighi internazionali assunti dal Marocco, in particolare la CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne). Le associazioni hanno anche richiesto l’assunzione di un impegno da parte delle forze politiche per un cambiamento che porti al pieno rispetto dei diritti delle donne in ogni ambito della loro vita: famigliare, educativo, sociale, politico e lavorativo.
Il seminario di chiusura, con gli interventi dei rappresentanti del collettivo e delle associazioni locali, ha evidenziato quanto sia urgente la situazione delle donne che sono vittime di violenza in Marocco e ha illustrato i risultati della campagna e del progetto “La Forza delle Donne” nel suo asse politico-sociale.
Grazie alle attività portate avanti dal collettivo, un pubblico sempre più vasto si è confrontato direttamente con questa tematica che in molte aree del Marocco rimane ancora un tabù. Sono state infatti raccolte diecimila firme per merito dell’impegno delle persone che hanno partecipato attivamente alla campagna nelle province di Khouribga, Meknès, Khemisset e Beni Mellal, Casablanca e Rabat.
Si tratta di un risultato molto importante che dimostra la progressiva sensibilizzazione sul tema e la consapevolezza raggiunta nell’esercizio della cittadinanza attiva da parte dei cittadini marocchini che, per la prima volta, attraverso le associazioni locali, anche in zone rurali, hanno organizzato una raccolta firme per chiedere un intervento politico e legislativo.
La raccolta firme è stata promossa anche tramite il sito www.petition.laforcedesfemmes.org dove sono stati pubblicati diversi materiali prodotti durante lo svolgimento del progetto: il memorandum, le storie di vita e i video delle donne vittime di violenza, tradotti in più lingue in modo da dare rilevanza internazionale alla campagna.
A fine giugno 2014 le firme raccolte verranno presentate al capo del governo che dovrà decidere come rispondere alle richieste dei diecimila cittadini firmatari.

Valentina Carrara
Casco Bianco
ProgettoMondo Marocco


mercoledì 30 aprile 2014

I ragazzi di Portogruaro ci raccontano il Marocco

Arrivati a Casablanca, provati dal viaggio e dalla stanchezza, le emozioni che abbiamo vissuto sono state contrastanti. Prima di arrivare, infatti, credevamo di imbatterci in una città molto più spartana; giunti sul luogo, invece, siamo stati piacevolmente sorpresi trovandola viva, caotica e caratterizzata da elementi tipicamente occidentali.
Quando dalla città ci siamo poi spostati nelle zone rurali, abbiamo avuto il piacere di conoscere alcune donne coinvolte nel progetto “La forza delle donne”, che ci hanno accolto con un banchetto ricco di pietanze tipiche marocchine, facendoci sentire i benvenuti con la loro calorosa ospitalità.
Giunti a Meknes siamo stati accolti in una cooperativa di donne e qui abbiamo conosciuto Viera, la referente del progetto che assieme alle altre operatrici ci ha mostrato attraverso un filmato la testimonianza di una donna marocchina vittima di violenze.
A Beni Mellal siamo stati ospiti di un’altra cooperativa dove, in un ambiente molto sobrio, ci è stato presentato il progetto “Bambini in viaggio”, che opera principalmente all’interno delle scuole per promuovere la cultura della migrazione responsabile. In questa occasione abbiamo conosciuto i ragazzi di una scuola di Beni Mellal, che ci hanno intrattenuto con uno spettacolo di loro ideazione, durante il quale abbiamo avvertito il loro forte sentimento religioso e l’impegno e la curiosità con cui i ragazzi hanno dedicato il loro tempo alle attività scolastiche ci ha lasciati fortemente colpiti.
Oltre ad attività di interscambio culturale, questo viaggio ci ha offerto momenti di turismo molto affascinanti: tra essi siamo rimasti impressionati dagli aromi molto forti e dal trambusto incessante che permeava ogni angolo della Medina (città antica) di Fès; un luogo, a nostro parere, molto complesso per chi, come noi, non è abituato a frequentare mercati così affollati.
In conclusione, l’esperienza ci ha lasciato molto sotto ogni aspetto, soprattutto nell’osservare come il lavoro delle operatrici nelle associazioni ha avuto un impatto fondamentale all’interno della società marocchina; cosa che ha lasciato una fonte di ispirazione molto forte per chi di noi ha intenzione di intraprendere nel futuro un percorso nel mondo della cooperazione.

I pensieri dei ragazzi:

Penso che sia un’esperienza talmente forte e unica che dovrebbe essere vissuta da molte più persone. È un viaggio che sarebbe utile a molti occidentali per superare gli stereotipi e i pregiudizi negativi spesso attribuiti all’intero paese, che non permettono il dialogo indispensabile per conoscere persone cordiali che, invece, com’è successo a noi, hanno accolto venti ragazzi che non conoscevano in casa propria senza pensarci due volte.
Paesaggi e tramonti, ricchezza e povertà, sapori e odori. In Marocco c’è tutto. Come ultima cosa, non meno importante, ci tengo a dire che la forza di tutte le donne che abbiamo incontrato è davvero ammirevole.
Debora

Prima di partire per questo viaggio non avevo molte aspettative, ma tornata ho potuto riflettere su un’altra cultura e modi diversi di vivere. Mi ha stupito molto il fatto che nella loro semplicità e sobrietà siano tuttavia una popolazione molto cordiale e ospitale.
Grazie a questo viaggio ho rivalutato una popolazione che, nel pensiero comune, viene spesso fatta oggetto di pregiudizi ingiusti.
Elisa

Prima di partire mi aspettavo un paese molto più arretrato, ma visitandolo ho scoperto un paese molto più “moderno” rispetto a quanto credevo. Soprattutto le città di Rabat e Casablanca.
Ciò che mi ha colpita maggiormente è stata l’ospitalità con cui tutti ci hanno accolto, dalle signore che lavoravano nelle cooperative ai ragazzi della scuola di Beni-Mellal. Sono rimasta sorpresa da tutti i paesaggi stupendi che ho visto.
Questo viaggio mi ha permesso di capire maggiormente questa cultura che, altrimenti, avrei fatto fatica a comprendere.
Mery

Le mie aspettative prima della partenza erano diverse dalle sensazioni che questo viaggio mi ha dato. All’inizio ero solo entusiasta di visitare un paese diverso da quelli che solitamente possiamo vedere, tuttavia ora posso dire che questa esperienza è stata davvero importante perché mi ha permesso di ampliare il mio punto di vista ed eliminare alcuni dei miei pregiudizi.

Cristina

È stata una bella esperienza, anche se prima di partire non avevo molte aspettative. Mi ha sorpreso molto l’ospitalità delle persone e anche la loro gentilezza. E’ stato bello stare a contatto con la cultura marocchina, anche se in alcuni momenti è stata dura, ad esempio durante la visita delle Medine.
Giada

Mi è piaciuta molto questa esperienza ed è stato molto interessante stare a contatto con un’altra cultura totalmente diversa dalla nostra. Il Marocco è un paese molto legato alle sue tradizioni e alla religione che è alla loro base. Stare a contatto con realtà come queste ti aiuta a non avere stereotipi.
Erika

Il viaggio permette di conoscere e di vedere ciò che altrimenti non si riuscirebbe a comprendere. In Marocco la religione è il valore fondamentale che costituisce la loro cultura. Questa esperienza ci ha permesso di rivalutare una popolazione che è spesso oggetto di pregiudizi e stereotipi negativi. Ciò che più mi ha colpito è l’ospitalità con cui siamo stati accolti nelle cooperative e nei vari luoghi visitati, ma anche la forza che le donne ci hanno dimostrato.
Lireta

Durante questo viaggio attraverso le città e la cultura del Marocco ho potuto constatare nei vari luoghi e paesi, che la donna viene spesso messa in un angolo, senza essere presa in considerazione. Io ritengo che siano proprio le donne la vera forza di questo paese, ma esse vengono sempre sottovalutate ed anche maltrattate.
Beatrice