Visualizzazione post con etichetta salute. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salute. Mostra tutti i post

venerdì 6 novembre 2015

La comunita si cura da sé

"Se hai 3 dollari a disposizione per un progetto di salute, investine 2 due nella prevenzione". Sono queste le parole che mi erano state ripetute più volte nel corso della formazione organizzata da ProgettoMondo Mlal prima della partenza, e ora mi accorgo che sono le parole che stanno scandendo le mie prime attività qui a Dano, in Burkina Faso.
Capisco così che non è affatto secondario che il progetto di salute comunitaria, “Sentieri della Salute”, a cui collaborerò in quest’anno di servizio civile, punti soprattutto sulla promozione di una relazione diretta e quotidiana fra l’operatore del servizio sanitario e la popolazione locale, ovvero con gli abitanti dei villaggi rurali. Infatti è proprio su questo primo obiettivo che si concentrano le iniziative di formazione promosse dall’equipe di ProgettoMondo Mlal nei singoli Centri di Salute (Centre de Santé et de Promotion Sociale) rivolte ai promotori di salute (agents de santé). A loro, che saranno chiamati a rapportarsi direttamente con la gente più semplice, viene insegnato prima di tutto a come creare un rapporto di fiducia e di collaborazione con i loro potenziali pazienti: le mamme, le famiglie, gli anziani, i bambini.
La necessità di una reale reciprocità di relazione, in questo caso, va ben oltre l’auspicata interazione paziente-dottore cui siamo abituati noi in Italia: non si tratta infatti di migliorare tanto la qualità del rapporto tra malato e operatore sanitario quanto il potere raccogliere direttamente in seno alla comunità notizie utili su cui poi costruire un adeguato programma di sensibilizzazione, perché la popolazione si senta coinvolta, si accosti con fiducia, partecipazione e interesse al tema della salute. Ancor prima cioè che l’eventuale malattia possa essere acclarata e curata, si riuscirà ad investire sulla prevenzione.
Nell’ambito ad esempio della lotta alla malnutrizione infantile, il progetto ha concreto bisogno del coinvolgimento preliminare della comunità, grazie anche alla creazione di gruppi di educatori nutrizionali che potranno formarsi proprio in base alle esperienze e le storie che esprimerà la popolazione.
In questo modo anche la singola persona del villaggio, prima ancora di rappresentare un potenziale malato, sarà un’indispensabile fonte di informazioni e quindi un prezioso testimonial. Una mamma racconterà per esempio agli animatori quali tabù culturali le impediscono di osservare un determinato comportamento (come quello dell’allattamento al seno). Cosicché, da quel momento, con l'aiuto dei mediatori, lei stessa conoscerà con maggiore facilità l'importanza delle buone pratiche di igiene, di lavarsi le mani e di mantenere pulito l'ambiente famigliare. Quella stessa mamma poi trasmetterà quanto ha appreso ad altre mamme, che la diffonderanno in tutta la comunità, creando una nuova consapevolezza.
Il punto focale dell’idea di cambiamento sta quindi nella capacità o meno di raccogliere, trasmettere e diffondere informazioni, fiducia, sapere, perché soltanto così queste diventeranno patrimonio comune della popolazione e dunque attivare nuovi comportamenti.
Anche nella trasmissione e diffusione delle nuove conoscenze in questo progetto si sta attenti a seguire una logica orizzontale: mai informazioni calate dall’alto o imposte alla popolazione ma, al contrario, conoscenze inserite molto concretamente nel quotidiano, veicolate nel corso di visite al villaggio o mescolate alle chiacchiere tra gli abitanti. L'infermiere  e gli animatori del progetto “Sentieri della salute” si trasformano insomma in accompagnatori, che trasmettono conoscenza su buone pratiche quotidiane, sull'importanza della valutazione degli errori comuni che possono compromettere la salute materna e di riflesso quella infantile.
In questa mia prima esperienza, rispetto all’attività di formazione, mi ha soprattutto colpito la precisione con cui innanzitutto viene trasmesso il corretto comportamento quotidiano da seguire all’interno del proprio ambiente famigliare. Mi riferisco a standard che per noi occidentali potrebbero apparire ovvi, ma che nei villaggi più isolati difficilmente conoscono.
Gli incontri a cui ho partecipato approfondivano ad esempio l'importanza della diversificazione alimentare, nonché l'essenzialità di una dieta equilibrata, sana, tarata su misura della specificità famigliare. Si è dedicata notevole attenzione anche alla reperibilità dei prodotti, e quindi all'importanza di sostituire l’eventuale alimento non disponibile con equivalenti più accessibili, magari provenienti dall'orto comunitario, ad un passo quindi dal focolare domestico.
Sono rimasta infine particolarmente colpita dal senso di coesione del personale sanitario, dalla loro fermezza nel combattere l'ignoranza che spesso colpisce le comunità di contadini e allevatori burkinabé.
Il sentiero da percorrere è ancora lungo, ma si intuisce bene come qui si stiano costruendo le basi di un nuovo processo di crescita comunitaria e di inclusione sociale in cui il fine ultimo è il benessere delle generazioni future.
 Elisa Chiara
Casco Bianco Burkina Faso
ProgettoMondo Mlal

martedì 21 ottobre 2014

Haiti, dopo il colera la febbre

Nei giorni scorsi più di 300 persone, tra loro anche molti bambini, sono stati accolti all’ospedale pubblico Sainte Therese di Hinche, nell’altipiano Centrale di Haiti. La stessa provincia già colpita nelle scorse settimane da una nuova epidemia di colera.
Ogni giorno, quindi, vengono letteralmente presi d’assalto sia il Pronto soccorso generale, sia il reparto pediatrico dell'ospedale. I pazienti presentano i sintomi di una febbre che i medici non sono ancora riusciti a identificare per la mancanza di risultati convincenti dalle analisi di laboratorio.
"I sintomi – ha rivelato infatti il direttore medico, il dottor Jean Daniel Laguerre, ad AlterPresse - somigliano ai sintomi della febbre tifoide. Ma è ancora molto difficile fare una diagnosi accurata”. Il dottor Laguerre ha anche confessato che, almeno in 6 casi, si è dovuto intervenire in emergenza per scongiurare il decesso dei pazienti: "Non possiamo dire esattamente di cosa si tratta. Tuttavia bisogna adottare delle vere misure di sicurezza".
Purtroppo in alcuni casi chi avverte questi sintomi non si rivolge subito all’ospedale scambiandoli per quelli della chikungunya (malattia febbrile acuta virale, epidemica, trasmessa dalla puntura di zanzare infette, ndr.), scegliendo l’ospedale quando ormai la situazione è davvero grave. A questo quadro così delicato si sommano poi facilmente delle complicazioni.
Inoltre, da circa due settimane, la città di Hinche non riceve più acqua potabile e dunque buona parte della popolazione usa l'acqua stagnante del fiume per soddisfare le esigenze domestiche quotidiane.
Una situazione intollerabile che, peggiorata dalla bassa quantità delle piogge, non fa che alimentare l’aumento dei casi di colera. Ogni giorno all’ospedale Santa Teresa di Hinche arrivano infatti più di venti persone con sintomi di colera.
L'abbandono di pratiche igieniche regolari unito alla carenza di acqua potabile e all’inquinamento delle acque del fiume sono i fattori con cui si spiegano l'aumento della malattia del colera a Hinche.


Luisa Zamperini
ProgettoMondo Haiti
equipe Nuove Energie

venerdì 29 giugno 2012

Un premio alle immagini sul Burkina

Premiato l’impegno di ProgettoMondo Mlal per migliorare le condizioni sanitarie e sociali del Burkina Faso.
Le attività della nostra organizzazione, documentate nel video “An Ka Here So” che in lingua dioula significa “la nostra casa della salute, della pace”, si sono infatti aggiudicate il terzo podio del concorso cinematografico inserito nella terza edizione del Convegno SPeRA, che si è svolto a Genova dal 14 al 16 giugno scorsi per dar voce ai programmi di aiuto in fase di realizzazione in Africa, messi in atto da tutti gli operatori di Ong, Onlus, Fondazioni e associazioni di volontariato.
Su 19 film che hanno partecipato al Concorso, ProgettoMondo Mlal porta quindi a casa la soddisfazione di essere riuscita - grazie al lavoro della regista Annamaria Gallone, e prodotto da Kenzi – a documentare in maniera efficace le condizioni sanitarie e sociali della popolazione delle regioni Hauts Bassins e Cascades, per migliorare le quali i nostri Programmi agiscono a tre livelli: sanitario, educativo, economico.
Partecipando al terzo Convegno SPeRA, inoltre, la nostra organizzazione, inviando schede e documentazioni sui propri Progetti in Africa, ha contribuito alla realizzazione del "Registro della Solidarietà Italiana in Africa".


venerdì 12 agosto 2011

In Guatemala per il diritto alla salute

In Guatemala il diritto alla salute non è affatto scontato e, di conseguenza, in pochi possono vantare una buona salute. Il paese registra un amaro primato, il maggior tasso di denutrizione cronica di tutto il continente sudamericano e, come spesso accade, le fasce più colpite sono le donne e i loro bambini. Ecco perché il Centro di Salute realizzato al centro Monte Cristo, dove ProgettoMondo Mlal ha in fase di realizzazione il programma “Edad De Oro”, è uno spazio strategico e fondamentale per tenere sotto controllo salute e crescita di bambini e adolescenti, e quindi delle famiglie di ben 51 comunità della regione di Chimaltenango.
Nelle zone rurali che popolano la regione di Chimaltenango si registra una totale mancanza di assistenza sanitaria e quindi la disponibilità del Centro a fornire medicinali e a monitorare periodicamente le condizioni sanitarie degli abitanti risulta fondamentale.
In particolare, in questi contesti si assiste a una diffidenza generalizzata nei confronti delle strutture sanitarie, sicuramente a causa della scarsa conoscenza della materia e della difficoltà di accesso alle cure mediche di base. Motivi economici, ma non solo: anche questione di mentalità, scarsa sensibilità e attitudine al tema salute.
Lo scorso marzo io stesso ho accompagnato l’equipe del Centro Monte Cristo al paesino limitrofo di Paxorotot per una giornata dedicata a visite mediche gratuite, offerte dalla cooperativa Kato Ki.
Allo sportello sanitario si sono presentate un’ottantina di persone, per grande maggioranza adulti, con una leggera delusione da parte dello staff medico che si aspettava invece una maggior partecipazione dei bambini.
Secondo l’ordine di arrivo, le persone sono state registrate allo sportello e poi visitate dall’infermiera del centro che ha preso nota di età, altezze, pesi, frequenze cardiache e pressione. In seguito i pazienti sono stati sottoposti a una visita più approfondita con uno dei tre dottori presenti – due del centro Monte Cristo e un altro della zona – e infine invitati a ritirare i rispettivi farmaci, anche questi registrati in uscita.
Le visite sono state intense, dalle 9.30 fino alle 16, con mezz’ora di pausa pranzo. I medici hanno riscontrato negli adulti problemi gastrici, articolari e dermatologici (questi ultimi legati all’esposizione ai fertilizzanti usati nei campi). Nei bambini problemi respiratori e infezioni intestinali, dovute sicuramente alle condizioni igieniche non ottimali. Importante da segnalare che a molte mamme in allattamento sono state date vitamine perché presentavano un alto tasso di denutrizione. Una mamma, per fortuna unico caso, aveva addirittura perso i denti per mancanza di calcio. Altro problema riscontrato nella zona attribuibile al problema alimentare è l’alto numero di aborti naturali che spesso porta a profonde infezioni. Sono infatti rare le donne che in seguito all’aborto si recano in ospedale per farsi curare.

Edoardo Buonerba
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal in Guatemala

martedì 14 giugno 2011

Epidemologia comunitaria, un parolone che vuol dire confronto

Quando ho sentito per la prima volta l’espressione ‘epidemiologia comunitaria’ ho sgranato gli occhi e nonostante i tentativi di spiegazione che mi venivano offerti, era davvero difficile afferrarne il senso.
A due mesi dal mio arrivo in Burkina e dopo aver seguito Salimata, Rosalie, Bouma e le altre persone che lavorano per il progetto “Sentieri della salute”, ho scoperto che in realtà, quell’espressione sconosciuta altro non indica che confronto e condivisione: riconoscere e farsi carico a livello di comunità di problemi che non necessariamente coinvolgono tutti i suoi membri. ProgettoMondo Mlal ha utilizzato questo tipo di approccio per sensibilizzare le popolazioni su importanti temi sanitari quali la vaccinazione, la corretta alimentazione e la salute materno-infantile.
Ho avuto modo di partecipare a un incontro comunitario sulle vaccinazioni, e quello che ho potuto vedere e apprezzare è stato il fatto che gli infermieri con cui ho avuto a che fare indirizzavano la conversazione, lasciando poi che fosse la popolazione stessa del villaggio a interrogarsi su quali siano i problemi che impediscono il rispetto del ciclo corretto di vaccinazioni per i bambini dagli 0 agli 11 mesi. La stessa dinamica c’è stata per la ricerca delle soluzioni: gli infermieri hanno dato degli input, ma è stata la popolazione a porre il confronto, a farsi carico unitariamente delle difficoltà e a scegliere quali strumenti utilizzare per arginarle e superarle.
Molto interessante è stato anche conoscere il bilancio finale delle attività svolte durante il triennio 2008-2010. L’occasione si è avuta con l’ultimo Comité de Pilotage del Progetto An Ka Here So (Sentieri della salute): il progetto è terminato il 31 dicembre 2010, ma ha ottenuto un prolungamento di altri sei mesi, permettendo di sistematizzare e consolidare le buone pratiche avviate durante il triennio.
Lo staff di ProgettoMondo Mlal ha incontrato i diversi partner (i rappresentanti di alcuni centri di salute coinvolti e delle associazioni che hanno realizzato le attività di alfabetizzazione) il direttore del programma di vaccinazione, i direttori regionali sanitari di Cascades e Hauts-Bassins e i medici responsabili dei distretti sanitari coinvolti.
Il progetto ha toccato 4 distretti –Dafra, Karangasso Viguè, Banfora e Mangodara- per un totale di 16 centri di salute, contando circa 300mila utenti che hanno potuto beneficiare di tali centri in maniera più o meno diretta.
Le attività di alfabetizzazione hanno permesso di formare 260 persone sull’approccio all’epidemiologia comunitaria, 260 sul controllo comunitario del ciclo di vaccinazioni, 253 sulla malnutrizione, 139 animatrici comunitarie, responsabili delle cellule di educazione nutrizionale e 27 giovani incaricati di gestire i ‘tèlècentres’, cioè i telefoni comunitari. Per quanto riguarda le attività generatrici di reddito, il bilancio è di 206 beneficiari e circa 35.910 euro accreditati: di questi 32.783 sono già stati restituiti e 2.971 sono in via di restituzione.
Numerosi sono stati gli apprezzamenti, provenienti soprattutto dal direttore del programma nazionale di vaccinazione, che ha riconosciuto la puntualità di ProgettoMondo Mlal nella programmazione, realizzazione e gestione delle attività e l’importanza dell’approccio comunitario come veicolo di sensibilizzazione ed educazione delle popolazioni, che ha permesso inoltre di avere un censimento più preciso della popolazione tra gli 0 e i 5 anni e dunque di stimare e utilizzare al meglio le risorse disponibili, nonché di ridurre il tasso di abbandono del ciclo di vaccinazioni dei bambini da 0 a 11 mesi e di promuovere il rispetto più puntuale del calendario vaccinale stesso.

Luisa Gelain
Casco Bianco Burkina Faso

lunedì 25 ottobre 2010

Dal Burkina Faso per un reportage in Italia

Sono arrivati dal Burkina Faso e, subito, la prima sgradevole accoglienza. Poggiata la cinepresa a terra per pagare il conto in un bar nei pressi della loro Ambasciata a Roma, se la sono visti portare via praticamente sotto il naso. In Italia rubano? Sì, gli è stato gentilmente(questa volta) risposto: rubano.
Poi l’equipe di cineoperatori e giornalisti burkinabè è salita al nord, nella provincia di Vicenza, per incontrare le comunità dei loro connazionali che qui risiedono e lavorano da oltre un decennio. Come ci hanno raccontato loro stessi nel breve incontro avuto sabato pomeriggio con i rappresentanti di ProgettoMondo Mlal, la vicepresidente Ivana Borsotto e il direttore Valentino Piazza, sono ben 7.800 gli immigrati burkinabè che, dal 1990 (data di inizio del flusso di immigrazione in questa area) a oggi, hanno trovato posto nelle tante concerie di Arzignano e nelle piccole aziende metallurgiche di Altavilla e Creazzo. Ma si calcola che, nel mondo, la comunità burkinabè abbia superato ormai i 2 milioni di persone. “Quella italiana – ci spiega il rappresentante dell’associazione burkinabè di Vicenza- è comunque di gran lunga la più numerosa. E sapete perché? – tiene a farci sapere Aziz Banse: “… perché il burkinabè preferisce i Paesi dove viene richiesto il lavoro di fatica. Non come in Francia dove ci si riduce tutti a fare i bellimbusti…”.
Se è vero allora che l’Italia soddisfa maggiormente questo tipo di domanda, c’è da dire che i burkinabè vivono ormai in più di 50 altri Paesi del mondo. Praticamente sono dappertutto.
E conservare buoni rapporti con tutti è appunto il compito dell’equipe sbarcata in Italia in questi giorni: incontrare una ad una le tante comunità sparse nel mondo per raccoglierne aspettative, esigenze, ma verosimilmente per misurarne anche le potenzialità in termini di aiuto o collaborazione con il proprio Paese.
“In Burkina, soltanto in un mese, ci sono state 4 alluvioni e ogni volta abbiamo raccolto e mandato container di aiuti dall’Italia”. Come a dire che in Burkina hanno cominciato a prendere molto sul serio i loro connazionali emigrati dieci anni fa. Tanto più che oggi –racconta ancora Aziz- di fronte alla crisi economica che è globale sono in molti a cominciare a pensare a un rientro”. Ed ecco spiegato un altro snodo significativo nell’agenda di incontri istituzionali (nella delegazione anche un addetto stampa del gabinetto presidenziale) e documentaristici: come sarebbero disposti ad aiutare il proprio Paese una volta rientrati a casa gli emigrati? E cosa il governo burkinabè potrebbe fare per aiutare e valorizzare questo rientro a casa?
A fare le domande, e documentare la realtà burkinabè in Italia, una troupe del canale Arc en Ciel di Radio Televisione Nationale du Burkina (RTB). Anche se, privati della cinepresa professionale, apparivano forse un po’ meno baldanzosi nelle interviste, i giornalisti hanno voluto comunque raccogliere le testimonianze dei nostri operatori e documentare l’impegno di ProgettoMondo Mlal nel loro Paese.
Una presenza quella di ProgettoMondo Mlal che –come ha spiegato loro il direttore di ProgettoMondo Mlal Valentino Piazza- conta ormai su 5 anni di preziosa collaborazione con il Ministero di Salute del Paese, in ben 16 distinti Centri di Salute pubblica delle regione di Hauts Bassins e Cascades.
Così la vicepresidente Ivana Borsotto ha sottolineato il lavoro svolto in questi anni, con risultati notevolmente importanti, nell’ambito della salute materna e della lotta alla denutrizione. Il tutto valorizzato da un metodo di indagine e di cura che coinvolge in prima persona la persona e la comunità stessa (epiedemiologia comunitaria), responsabilizzando e rendendo di fatto più consapevoli gli stessi malati, e contribuendo così a rafforzare le risposte sanitarie che culturalmente sono già presenti e riconosciute sul territorio.
Ma di salute ed alimentazione in Burkina Faso si parlerà ancora sul nostro territorio nazionale. Proprio a Vicenza l’amministrazione comunale, con la collaborazione di ProgettoMondo Mlal, sta realizzando un programma di iniziative nelle scuole per mettere in contatto i ragazzi dei due Paesi e stimolarli ad affrontare temi che sono di tutti. Al Nord come al Sud del mondo. Insieme contribuiranno concretamente alla realizzazione di alcuni microprogetti di sviluppo nelle aree più svantaggiate del paese africano.

ufficio Comunicazione
ProgettoMondo Mlal
Lucia Filippi

mercoledì 14 ottobre 2009

Fermare la fame a partire dai piccoli produttori

Quasi un sesto dell'intera popolazione mondiale (pari a 1,2 miliardi di persone) è malnutrita o soffre la fame. È quanto emerge dal nuovo rapporto della FAO “Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo”, che rileva un aumento di popolazione sottonutrita anche nei paesi sviluppati.
“Numeri dietro cui stanno le facce di altrettanti esseri umani, uomini donne e bambini, a cui la società civile e le istituzioni devono delle risposte”, ha dichiarato Sergio Marelli, direttore generale della Focsiv che, proprio nei giorni scorsi ha presentato il documento “Risposte alla crisi alimentare mondiale e raccomandazioni per il futuro”.
L'aumento delle persone malnutrite anche nei paesi sviluppati è dovuto soprattutto alla crisi economica-finanziaria e all'innalzamento dei prezzi, che rendendo l’accesso al cibo sempre più caro, hanno portato sempre più persone a ridurre la diversificazione nella dieta. Una tendenza che, secondo il direttore generale della Focsiv, Sergio Marelli, era già iniziata prima della crisi. Spiega Marelli: “Politiche agricole miopi, politiche commerciali ingiuste, la pressione verso un modello di produzione industriale e destinato all’esportazione, il vuoto nella governance riempito da istituzioni finanziarie internazionali che hanno incentivato la riduzione degli investimenti nel settore agricolo, hanno creato le condizioni perché questa crisi esplodesse senza che i paesi avessero gli strumenti per arginarne gli effetti”.
L’agricoltura rappresenta l’attività principale nei paesi in via di sviluppo e un settore che può fare da volano all’economia di un paese se solo si investissero maggiori risorse. La stessa FAO lo afferma nel suo rapporto. “Sostenere che ci sia bisogno di maggiori investimenti, però, non vuol dire che per combattere la fame nel mondo si deve puntare sull’aumento di produttività, ottenibile con sistemi di produzione intensivi, utilizzo massiccio di fertilizzanti e pesticidi, ed eventualmente impiego di sementi transgeniche” specifica Marelli.
Piuttosto significa ridare il giusto peso all’agricoltura nelle politiche pubbliche investendo per garantire ai piccoli produttori di cibo le condizioni per produrre.

In occasione della settimana dell’Alimentazione e in particolare della Giornata Mondiale per l’Alimentazione del 16 ottobre, la FOCSIV e i suoi organismi associati partecipano all’iniziativa IO FACCIO LA CENA GIUSTA di Fairtrade Italia. “Attraverso tutte queste iniziative vogliamo sottolineare che non si può più ignorare la confluenza della crisi alimentare con quella economica e climatica", dichiara ancora Sergio Marelli.

venerdì 9 ottobre 2009

Burkina: curare le persone prima di tutto ascoltandole

Rafforzare la consapevolezza delle persone sulle questioni che riguardano la salute, tenendo conto delle loro percezioni e delle soluzioni da loro solitamente adottate. È su questo principio che si basa l'epidemiologia comunitaria utilizzata in Burkina Faso all'interno dei programmi realizzati da ProgettoMondo Mlal in tre regioni del Paese.
Tounaba Boukary Belem è coordinatore sanitario dei due progetti (Sentieri della Salute e Alla ricerca del benessere) che impegnano l'associazione nel migliorare le condizioni sanitarie e sociali della popolazione delle regioni Hauts Bassins, Cascades e Gaoua. Gli obiettivi sono tre: misurare la qualità del servizio sanitario presente sul territorio, migliorare l'accesso finanziario ai servizi sanitari e, quindi, migliorare la partecipazione comunitaria.

In una realtà in cui la prima persona di riferimento per curarsi è ancora oggi il guaritore, cambiare le abitudini mediche delle persone richiede una certa attenzione e la consapevolezza che si tratta di un passaggio culturale con dei tempi da rispettare. L'epidemiologia comunitaria rappresenta una metodologia nuova, una tecnica di approccio ai problemi che mira a individuare possibili soluzioni a partire dal dibattito tra gli abitanti dei villaggi. Ad esempio la comunità si interroga sul perché della morte materna (chiamata morte rossa) o sul perché della morte per morbillo. In questo caso, attraverso il confronto e la riflessione, gli abitanti del villaggio comprendono che lo stato vaccinale di un bambino sotto l'anno di vita è troppo complesso da seguire, perché richiede alla famiglia di portare il proprio bambino dal medico cinque volte nell'arco di un anno. Da qui l'accettazione di progetti ad hoc pensati per la formazione di una persona interna al villaggio (anche con corsi di alfabetizzazione) destinata a occuparsi di controllare lo stato di vaccinazione dei più piccoli.

Per rendere le cure più accessibile alla popolazione, il progetto prevede anche attività generatrici di reddito (microcredito) destinate in particolare alle donne, la cui indipendenza economica è fondamentale per migliorare le condizioni di salute di loro stesse e dei loro figli.

Un aiuto economico arriva anche dalla razionalizzazione delle ricette e dal progetto di stabilire un prezzo forfettario fisso per il diritto a qualsiasi cura. In questo momento il ticket per una visita si aggira sui 100-150 CFA (Communauté Financiere Africaine) là dove 1 euro vale 656 CFA e dove il 46% della popolazione vive sotto la soglia di povertà fissata a un reddito annuo di 82mila CFA (pari a circa 130 euro).
Il fatto che il ticket sia in qualche modo accessibile a tutti, rimanda però al problema principale del costo dei farmaci. Per questo il progetto, in accordo con il Ministero della Sanità, mira a razionalizzare le ricette e a fornire al personale sanitario schemi di trattamento rigidi da rispettare per ogni patologia.

Di recente Belem è stato in Italia per un corso di specializzazione in “Organizzazione e Management dei servizi socio-sanitari” indirizzato a 11 dirigenti di sette diversi paesi esteri in via di sviluppo. Il corso, organizzato da Cestas e Università di Bologna, gli ha offerto l'occasione di conoscere meglio il sistema sanitario italiano, con il suo principio di accesso universale alla salute, e il modello integrato tra pubblico e privato inesistente in Burkina. A suscitare particolare interesse nel medico burkinabè è stata poi l'esperienza di stage alla Ant (associazione nazionale tumori), che gli ha permesso di approfondire il tema dell'assistenza medica a domicilio: una metodologia che di recente ha iniziato ad essere applicata anche nei progetti in Burkina.
In questo paese nell'ovest dell'Africa, le malattie più mortali sono ancora la malaria, soprattutto sotto i 5 anni, le malattie infettive respiratorie da microbi (causate soprattutto dal vento secco che caratterizza il clima tra gennaio e maggio) e la meningite. Ma a creare i maggiori problemi di salute è una generale malnutrizione che rende vulnerabili soprattutto i più piccoli. Un problema trasversale, che è alla base del nuovo progetto con l'Unicef partito a maggio. È in questo progetto che si sta sperimentando la formula dell'assistenza sanitaria a domicilio. Grazie alla nascita di piccoli centri locali interni al villaggio, affidati alle cure di un responsabile sanitario, mamme e bambini non sono più costretti a spostarsi fino a Banfora per ricevere diagnosi e cure. Di fatto, la cura dietetica per la malnutrizione si basa su concentrati alimentari (ready to use food) e controlli periodici settimanali. Ma con l'assistenza a domicilio è più facile, oltre che curare i bambini, anche educare i loro genitori su come nutrirli.

martedì 8 settembre 2009

Salute, un diritto da difendere anche per egoismo

“Se non vogliamo curare i malati per spirito umanitario, almeno facciamolo per egoismo. Malattie come la lebbra e la tubercolosi devono essere curate gratuitamente, perché sono malattie contagiose”. Chiara Castellani, ex volontaria ProgettoMondo Mlal in Nicaragua durante la guerra civile, è ormai da anni medico nella Repubblica Democratica del Congo dove ProgettoMondo Mlal sostiene un suo progetto sanitario nell'Ospedale di Kenge.
Intervenuta al dibattito sul tema «Diritto alla salute o obbligo di malattia? L'accesso alla salute, dal Sud del mondo all'immigrazione», organizzato a Verona dal 6° Congresso Europeo di Medicina Tropicale e Salute Internazionale, Chiara ha raccontato di come è nato il suo impegno (più che altro una vera e propria battaglia) in difesa della gratuità delle cure mediche.
“Quando sono arrivata come medico in Zaire (oggi la Repubblica Democratica del Congo), mi è stato sottoposto il caso di un ragazzo con chiari sintomi di appendicite. Mi sono preparata a operare subito, ma sono stata fermata perché – mi hanno spiegato – bisognava attendere che la famiglia pagasse l'intervento”. In Africa le famiglie sono allargate e, nonostante l'estrema povertà, anche quella era riuscita a raccogliere i soldi necessari per il giovane malato. Solo due giorni dopo però, quando ormai l'appendicite si era trasformata in peritonite acuta e l'intervento non serviva più a salvare la vita del ragazzo. “Da quel giorno – specifica Chiara - mi sono ripromessa che, nelle strutture in cui avrei lavorato, nessuno doveva morire perché senza soldi”.
E così è stato, pur non senza difficoltà e continui interrogativi. “Ma – conclude - la soddisfazione più grande l'ho avuta quando mi sono resa conto che difendere un diritto umano fondamentale, come quello alla salute, non serve solo a salvare vite, ma anche a creare una coscienza del diritto in chi, altrimenti, è sottoposto a continue ingiustizie”.

Nella foto, Chiara Castellani mentre, l'8 agosto del 2005, riceveva le Insegne dell’Ordine Al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Ciampi.

giovedì 3 settembre 2009

L'accesso alla salute, dal Sud del mondo all'immigrazione

Molti italiani ignorano che, paradossalmente, proprio nei paesi più poveri le cure mediche sono a pagamento, e spesso la scelta in caso di malattia è tra la morte per mancanza di risorse e la totale rovina economica della famiglia. Questo non è forse l'ultimo tra i motivi che spingono tanti disperati a emigrare. Per questo motivo e per parlare di equità, diritti umani e accesso alle cure, il 6° Congresso Europeo di Medicina Tropicale e Salute Internazionale ha organizzato un dibattito sul tema «Diritto alla salute o obbligo di malattia? L'accesso alla salute, dal Sud del mondo all'immigrazione». L'incontro - a ingresso libero - si svolgerà lunedì 7 settembre alle 20,30 nell'Auditorium della Gran Guardia in Piazza Bra a Verona.
Tra i partecipanti anche Chiara Castellani, autrice di libri-testimonianza sulle sue esperienze di medico per 25 anni in Nicaragua e nella Repubblica Democratica del Congo.
Chiara Castellani è stata volontaria ProgettoMondo Mlal in Nicaragua per sette anni durante la guerra civile, e il suo legame con l'associazione continua anche in Congo, dove ProgettoMondo Mlal sostiene un progetto sanitario nell'Ospedale di Kenge, e nello specifico offre borse di studio per la formazione di studenti infermieri.
Insieme a Chiara, lunedì – all'appuntamento moderato da Gad Lerner – parteciperanno anche Antonia Lopez, con oltre 20 anni di esperienza di medico itinerante su un battello-ospedale lungo i fiumi dell'Amazzonia brasiliana; Raffaella Ravinetto, presidente di Medici Senza Frontiere Italia; Robert Sebbag, vice presidente Sanofi Aventis; Joe Cohen, padre del vaccino antimalarico GSK, Geraldo Monteiro dell'ambulatorio CESAIM di Verona e Zeno Bisoffi del Centro per le Malattie Tropicali, Ospedale "Sacro Cuore - Don Calabria" di Negrar.

lunedì 17 agosto 2009

Burkina: Microcredito e partecipazione per il futuro di tutti

“Una città caotica, brulicante di attività. Qui la vita si svolge lungo la strada, le macchine fanno slalom tra motorini, biciclette, pedoni, carretti trainati da asini e, ogni tanto, persino qualche improvviso gregge di pecore, che attraversa la strada a suon di clacson”.
Chiara Fraccaroli è a Bobo Dioulasso per uno stage sul microcredito con ProgettoMondo Mlal. È qui – nella seconda città per importanza e grandezza del Burkina Faso - che si trova la sede operativa del progetto che la ospita: “An Ka Here So”, che in lingua dioula significa “Sui sentieri della salute”. Si tratta di un programma realizzato da ProgettoMondo Mlal per migliorare la qualità e la possibilità di accesso alla sanità pubblica, nei centri sanitari di promozione sociale sparsi sul territorio. Con il passare del tempo, a questa attività se ne sono affiancate altre due, intimamente correlate l'una all'altra: alfabetizzazione e microcredito.
Scrive ancora Chiara:
“Per quanto riguarda il progetto, posso dire che è tutto improntato in un'ottica di reale partecipazione. Circa l'attività sanitaria, si parla di epidemiologia comunitaria: ovvero sono le persone stesse del villaggio che, dopo un'opportuna formazione di base sui principi sanitari e attraverso le "storie di vita" di ciascun abitante, arrivano a riconoscere le situazioni che necessitano di cure mediche e in questo modo partecipano effettivamente alla salute della comunità.
Anche il microcredito viene gestito in un'ottica di ricerca-azione, in cui la persona che riceve il credito non è fruitrice passiva del progetto, ma soggetto attivo di mutamento sociale. Fare ricerca-azione significa conoscere i problemi delle persone che vivono il quotidiano nei villaggi e, attraverso modalità di interazione differenti che inneschino la discussione, far sì che sia la comunità stessa a riconoscere i propri problemi attraverso la condivisione in gruppo, arrivando a una proposta finale di soluzioni condivise.
Nello specifico, l'attività di microcredito si svolge attraverso la drammatizzazione dei problemi del villaggio e attraverso il disegno. Alle persone è chiesto di riconoscere tutto quello che esiste nella propria comunità, e successivamente di immaginare il villaggio ideale. Tutto ciò viene poi rappresentato graficamente e, a questo punto, le attività possono ambire a diventare microprogetti per generare reddito. Una volta valutato quali attività possano essere oggetto di finanziamento, segue un corso obbligatorio di alfabetizzazione. Il dossier indirizzato all'agenzia di microcredito u.r.c.p.o (unione regionale delle casse popolari dell'ovest) deve infatti essere compreso e compilato direttamente dai beneficiari che, quando il progetto sarà terminato, saranno quindi in grado di gestire da soli i rapporti con la cassa.
Come ha tenuto a precisare il professore Leopold Da San, coordinatore delle attività di alfabetizzazione e microcredito, "una comunità non scolarizzata non è priva di una propria visione della vita (intesa come futuro) altrimenti non riuscirebbe a sopravvivere. A mancarle sono le opportunità, ed è qui che entra in gioco il progetto".
L'alfabetizzazione, unitamente al lavoro di ricerca-azione, permettono alle persone di arrivare a una reale presa di coscienza su quali siano le loro necessità e capacità, per renderle infine concretamente pronte a prendere in mano la propria vita”.

mercoledì 20 maggio 2009

Un fotoracconto per avvicinare i bambini all'Africa

Iko ha 9 anni e vive in un Paese dell’Africa, il Burkina Faso, che è al penultimo posto in classifica al mondo per la situazione di povertà. Eppure la sua vita, in una specie di piccolo condominio africano, dove tutti si danno una mano a tirare avanti, non è per nulla povera e triste, anzi. Nel nuovo fotoracconto proposto da ProgettoMondo Mlal (dopo Un giorno con Morgan e Un giorno con Josè), Iko ci invita a visitare la sua casa, a conoscere i suoi familiari e amici, a giocare, mangiare e sognare con lei. ProgettoMondo Mlal è in Burkina Faso dal 2004. Ha inaugurato il proprio impegno nel Paese realizzando un Programma di ristrutturazione della rete sanitaria pubblica in collaborazione con il Ministero alla Sanità burkinabè. Nel corso degli anni ha rafforzato la propria presenza con altri interventi di cooperazione allo sviluppo mirati al tema del microcredito, alla formazione delle donne, al sostegno di nuove microimprese al femminile. Si tratta di tanti piccoli passi verso il cambiamento del Paese. E la giovane Iko è in parte un primo frutto di questo cambiamento.
Il fotoracconto - con testi di Lucia Filippi e immagini di Claudia Bentivoglio - è disponibile nella sede ProgettoMondo Mlal in via Palladio 16 a Verona. O si può richiedere per posta scrivendo a sostegno@mlal.org. I fondi raccolti con questa pubblicazione andranno a sostenere il Programma Donna Felicità in Burkina Faso.

martedì 5 maggio 2009

La sanità in Burkina, una questione culturale

In un paese in cui la sanità ha un prezzo molto caro per la maggior parte della popolazione, progettomondo Mlal porta avanti un tipo di lavoro comunitario, per dialogare con le persone – in particolare le donne – e renderle coscienti dell'importanza di frequentare i Csps, i centri sanitari di promozione sociale sparsi sul territorio. In questi centri il personale è composto soltanto da infermieri. I medici sono negli ospedali delle città, irraggiungibili per molti, sia per la lontananza che per gli eccessivi costi di trasporto e di degenza. Siamo in Burkina Faso, dove la maggior parte dei matrimoni avvengono per convenienza e dove una donna che sta male dopo il parto rappresenta un costo per il marito che dovrebbe curarla, e che per questo trova conveniente trovarsene piuttosto un'altra. Un paese in cui anche la farina di mais che viene distribuita gratuitamente dal Pam (programma alimentare mondiale) per i bambini denutriti, rischia di sottoporre gli stessi a una forzata denutrizione da parte della famiglia che vuole ottenere la farina per destinarla a tutta la famiglia, anche a chi – marito e padre - non ne avrebbe diritto.
Nello spezzone del video girato da Annamaria Gallone, il progetto “Sentieri della salute” viene raccontata da chi lo coordina per ProgettoMondo e dagli infermieri che ogni giorno contribuiscono a informare, sensibilizzare, coinvolgere donne, bambini e intere comunità in un processo di progressiva presa di coscienza dell'importanza di frequentare strutture sanitarie adeguate, e non solo. Il progetto prevede infatti anche dei corsi di alfabetizzazione per adulti, finalizzati a un loro possibile accesso a progetti di microcredito e microprogetti di produzione artigianale per gruppi di donne.