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martedì 24 aprile 2012

Habitando in Argentina. La consegna delle case, la felicità delle famiglie

Il progetto Habitando volge a conclusione dopo oltre 3 anni di attività su e giù per la Pampa argentina. Sono stati tre anni di grande intensità, nei quali abbiamo potuto lavorare con oltre 48 Municipi delle province di Cordoba e Santa Fe (un territorio grande come l’Italia), formando le equipe tecniche locali su una nuova visione della costruzione dell’Habitat, partecipativa, inclusiva, che tenga conto delle necessità delle famiglie e dei lavoratori, insomma una costruzione... sociale.
La richiesta di sostegno e formazione da parte dei Municipi, che puntano dalla città più grande al paesino più piccolo a migliorare la qualità della vita di molte famiglie, è stata altissima. Sono stati promossi e realizzati 32 seminari di formazione sui temi legati alla gestione delle terra, alla pianificazione territoriale, all’autocostruzione e sulla scrittura di progetti di edilizia popolare integrali (in tutto ne sono stati scritti 34 che potenzialmente potranno favorire oltre 5.800 famiglie).
Un altro importante partner con cui abbiamo lavorato sono state le oltre 40 piccole imprese e i gruppi informali del settore della costruzione che, insieme ad Habitando, si sono rafforzate e, in alcuni casi hanno trovato un lavoro, partecipando attivamente alla realizzazione di piani di edilizia popolare.
Insieme a Municipi e piccole imprese è stato possibile anche avviare importanti progetti di edilizia integrale e partecipativa che andranno a migliorare la vita di oltre 500 famiglie con la costruzione di una nuova casa o il miglioramento dell’attuale.
In particolare uno di questi progetti, quello nel paese di Unquillo, dopo cinque mesi di febbrile lavoro si è felicemente concluso: le cinque mamme e i loro figli hanno visto realizzate le nuove case che ufficialmente sono state già consegnate loro con atto notarile.
Un altro importante risultato raggiunto da Habitando è stato quello di incidere nelle politiche pubbliche a livello nazionale per fare in modo che la produzione sociale dell’habitat diventi poco a poco una priorità per il governo appena rieletto.
Lo scorso 3 ottobre, nella città di Buenos Aires, l’associazione “Habitar Argentina”, formata da ong, organizzazioni di base, università, politici, e alla quale partecipa anche il progetto Habitando, ha presentato alla società civile e al governo 2 nuove proposte di legge sulla “Produzione Sociale dell’Habitat” e sulla “Pianificazione territoriale”.
Le due proposte di legge, frutto di una lunga e intesa elaborazione alla quale ha partecipato l’equipe del progetto Habitando, hanno l’obiettivo di favorire l’attuazione di piani di edilizia integrali, dove le famiglie siano protagoniste assieme ai municipi, le microimprese locali, le ong, e vedano valorizzate le proprie capacità nell’organizzarsi e nell’autocostruzione. Si vuole inoltre offrire a Municipi e governi provinciali e nazionali, nuovi strumenti per la promozione di uno sviluppo urbano integrale, che tenga conto delle necessità della maggioranza della popolazione, che rispetti l’ambiente e che sia libero dalle logiche di mercato favorendo il maggior numero di persone possibile nella costruzione di una città inclusiva.
ProgettoMondo Mlal chiuderà la sua presenza a Cordoba lasciando al suo partner AVE il compito di continuare il percorso iniziato nel dicembre del 2008. Vi è ancora molta strada da fare e siamo contenti di sostenere AVE in questo pezzo di percorso che, insieme allo sforzo di molte altre organizzazioni in Argentina, sta poco a poco portando a migliaia di famiglie l’opportunità di essere protagoniste di un importante cambiamento verso un vita migliore.

Nicola Bellin
capoprogetto Habitando
ProgettoMondo Mlal


mercoledì 14 marzo 2012

Cinque case per cinque famiglie

Dopo oltre cinque mesi di lavoro il “progetto Unquillo” è finalmente realtà.
Un mese fa, 5 capifamiglia donne, con i loro figli, hanno potuto finalmente entrare in casa, una casa nuova di loro proprietá. Non un regalo dello stato, naturalmente. Ma una nuova dimora che loro stesse hanno contribuito a costruire.
Il programma che ProgettoMondo Mlal e il partner argentino AVE hanno sviluppato con il Municipio di Unquillo é stato, anche dal punto di vista dell’esperienza, un esperimento importante: quello che possiamo definire con orgoglio un processo di costruzione integrale dell’Hábitat.
Integrale significa per noi “tutti insieme secondo le proprie possibilitá”. Le case infatti sono state costruite da persone comune, da muratori disoccupati formati appositamente, che dunque hanno creato il proprio gruppo di lavoro e hanno potuto svolgere un’attivitá utile a se stessi e alla comunitá.
Anche le rispettive famiglie o quelle beneficiarie delle case hanno aiutato. Queste 5 donne sole con i loro figli, ad esempio, hanno contribuito pitturando le pareti, occupandosi di dare ristoro ai muratori e creando con loro un rapporto che é andato oltre quello di contrattante-lavoratore, un legame che è stato di reale condivisione.
Il Municipio ha poi fatto la sua parte, non solo economicamente, ma mettendo a disposizione un’equipe di esperti, composta da assistenti sociali e architetti, che ha accompagnato l’opera di costruzione e assistito le singole famiglie in questo intenso processo di cambiamento di abitazione, di cambiamento di vita. Inoltre, ha offerto a persone qualificate del paese la possibilità di appropriarsi di un lavoro che ha contribuito al miglioramento della comunitá, umanamente ed economicamente.
Contenitore e volano dell’intero progetto, il Programma di cooperazione allo sviluppo “Habitando”, con in testa la ong AVE e i suoi tecnici, supportati da ProgettoMondo Mlal.
Dunque oggi le case sono state ultimate, e con tutti i servizi. Sono state consegnate alle famiglie che hanno iniziato una nuova fase della loro vita, speriamo più dignitosa e di soddisfazione anche personale.
Il processo di costruzione integrale é sicuramente più complesso di un normale iter edilizio. Prevede componenti delicate ed essenziali quali l’ascolto, la comprensione profonda delle necessitá di ognuno, e del contesto tutto. Richiede la pazienza di sapere vivere dei piccoli passi, insieme, giorno per giorno. Un processo lento, perciò, che offre però importanti risultati umani, oltre che materiali.

Nicola Bellin
capoprogetto Habitando
Cordoba, Argentina

lunedì 31 ottobre 2011

Nuove leggi abitative e case per Cordoba. I primi frutti di Habitando

A pochi mesi dalla sua conclusione, prevista per il prossimo febbraio, il progetto Habitando inizia a raccogliere quanto seminato nel corso di tre anni di intense attività.
Lo scorso 3 ottobre, a Buenos Aires, la rete “Habitar Argentina”, formata da ong, organizzazioni di base, università, politici e a cui partecipa il programma di ProgettoMondo Mlal nato per lo sviluppo locale partecipativo nelle province di Cordoba e Santa Fe, ha presentato a cittadini e governo due nuove proposte di legge sulla “produzione sociale dell’habitat” e sulla “pianificazione territoriale”.
Frutto di una lunga e intesa elaborazione alla quale ha partecipato l’equipe del programma di ProgettoMondo Mlal, le due proposte hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di accesso a un habitat adeguato per migliaia di famiglie argentine.
La prima legge punta a favorire l’attuazione di piani di edilizia integrali dove le famiglie stesse siano le protagoniste insieme ai municipi, le microimprese locali e le ong, e vedano valorizzate le proprie capacità di organizzarsi e conoscenze di autocostruzione.
La seconda legge vuole invece offrire a municipi e governi provinciali e nazionali, nuovi strumenti per la promozione di uno sviluppo urbano integrale, che tenga conto delle necessità della popolazione, che rispetti l’ambiente e che sia libero dalle logiche di mercato favorendo il maggior numero di persone possibile nella costruizione di una città basata sul concetto di inclusione.
I due progetti di legge sono stati presentati in un atto pubblico a cui hanno presenziato non solo senatori e uomini politici, ma anche ong, organizzazioni di base e la popolazione in generale, e che si è svolto all’interno di un quartiere povero, una “villa” (ossia favela) di Buenos Aires, con l’obiettivo di dimostrare come questo nuovo progetto nasca dalla volontà di un cambiamento dal basso, che punta a migliorare.
Un’altro evento importante ha visto come protagoniste le cinque famiglie coinvolte nel piano di edilizia popolare nel paese di Unquillo, che Habitando ha sviluppato con il municipio.
Dopo cinque mesi di intenso lavoro finalmente le cinque mamme e i loro figli hanno potuto vedere realizzate le nuove case che sono state loro consegnate ufficialmente con un atto notarile avvenuto sul terreno.
Manca solo l’ultima rifinitura da parte dell’agenzia dell’energia elettrica di Cordoba (che avverrá nei prossimi giorni) e le famiglie potranno trasferirsi a vivere nel nuovo quartiere iniziando una nuova esperienza in una casa che hanno contribuito a costruire e della quale, cosa importantissima, sono proprietarie.

Nicola Bellin,
capoprogetto Habitando,
ProgettoMondo Mlal Argentina

martedì 25 ottobre 2011

In Argentina il trionfo peronista

Non ha deluso le aspettative e i pronostici. Già nella tarda serata di domenica, 23 ottobre, i risultati erano chiari e la vittoria di Cristina Fernandez de Kirchner si aggirava attorno al 54%, con quasi 40 punti di distacco dal secondo candidato Hermes Binner. La maggioranza è stata schiacciante in tutto il paese, dove dal 2003 la famiglia Kirchner governa e ha iniziato una politica che, a detta del presidente, continuerà ad avere come priorità l’inclusione sociale.
Quella di domenica è stata una perfetta giornata peronista. Un giorno di trionfo, come lo definiscono gli argentini. A festeggiare nella Plaza de Mayo gremita di bandiere, musica e soddisfazione c’erano anche moltissimi movimenti e organizzazioni sociali, gli stessi che, prima con Nestor poi con Cristina Kirchner, hanno avuto spazio di partecipazione e organizzazione.
Anche i giovani sono parte del progetto nazionale e popolare come ci dice Aldana, che partecipa a un gruppo di giovani militanti nelle villas della città di Buenos Aires: “Nestor Kirchner ha aperto uno spazio di costruzione e di cambiamento in cui il paese è protagonista e c’è posto per tutti. Lui, per noi giovani militanti, è stato come un padre, come un leader che ha risvegliato la politica nelle giovani generazioni”.
La “mitizzazione” dell’ex marito Nestor Kirchner, morto l’anno scorso, ha trasformato Cristina nella nuova Evita che ha saputo affrontare la sfida della perdita del marito con coraggio, proseguendo il suo progetto politico.
Il significato di questa cascata di voti è frutto del processo storico del paese, che ha riscoperto la democrazia da meno di vent’anni, e che grazie a questo progetto politico ha potuto rialzarsi, e trovare spazio di partecipazione, di crescita e di giustizia verso i colpevoli del periodo della dittatura. “Questa donna è della nostra generazione peronista e viene dalle nostre lotte. Rappresenta il cammino fatto dalle organizzazioni di base e come tale ci fortifica”, dice Cristina una referente di un movimento nazionale delle villas.
L’Argentina, dopo la crisi del 2001 che ha piegato il paese, ha ritrovato orgoglio nazionale e ottimismo grazie a un momento economico favorevole, simile a quello di molti altri paesi latino-americani, con un’economia che cresce in media oltre il 7%, la disoccupazione in diminuzione e i salari e i consumi in crescita. In questo panorama favorevole, la politica iniziata della sinistra peronista dei Kirchner è protezionista e statalista, nonché populista e assistenzialista, come sottolineano alcune organizzazioni sociali che cercano di scavare a fondo le ragioni politiche del trionfo. Un esempio sono le molte politiche universali, sottoforma di sussidi a pioggia, adottate dal governo per ridurre la malnutrizione e favorire l’educazione.
Oggi l’Argentina vive uno dei momenti più stabili della sua storia dal ritorno della democrazia nel 1983 e il presidente più votato della storia argentina continua alla testa del progetto politico nazionale e popolare, che è supportato anche da molti degli “stati-fratelli latino-americani”, che già ieri hanno chiamato la Fernandez per complimentarsi per i risultati.
Le critiche al governo di alcuni settori della popolazione fanno leva sulla fragilità del boom economico dipendente dalle esportazioni, principalmente di soia, e su come la famiglia Kirchner in questi 8 anni abbia aumentato di 10 volte il proprio patrimonio, soprattutto nella provincia patagonica di Santa Cruz.
L’opposizione, quasi assente e divisa, ammette la sconfitta e promette di impegnarsi in un’opposizione propositiva e attenta, rilevando che i problemi da risolvere sono ancora molti come ha affermato Binner nel suo discorso di domenica: “Ci sono 10 milioni di poveri nel paese, il 40% dei lavoratori è in nero e mancano 2 milioni e mezzo di case”.
Il mandato ora è tutto nelle mani e nella responsabilità del presidente, che ha ottenuto anche la maggioranza assoluta nelle due camere del parlamento e che si appresta a guidare il paese per altri 4 anni, con un ampio appoggio a questo modello. Quello seguito all’annuncio della vittoria delle elezioni è stato un appello all’unità nazionale e latino-americana, e alla collaborazione tra le forze politiche per far crescere ancora di più il paese in uguaglianza e giustizia.

Francesco Venturin,
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

venerdì 21 ottobre 2011

Argentina: uscire dalla crisi recuperando le imprese

Ci sono momenti che segnano profondamente la storia di un paese e la sua gente. In Argentina, uno dei periodi di maggiore difficoltà degli ultimi anni, è stata la profonda crisi del 2001, che tutti ricordano come un momento di collasso delle istituzioni e del sistema vigente, in cui si è dovuto fare i conti con una crisi finanziaria, economica e statale senza precedenti.
Le imprese recuperate che più si sono manifestate proprio a seguito della crisi, sono un esempio di organizzazione in un quadro di economia sociale.
Sviluppatesi inizialmente negli anni ’90 in seguito a politiche economiche neoliberiste sfrenate, queste realtà sono il frutto imposto da un’epoca di cambiamenti economici, politici e sociali. Partite da Buenos Aires e Neuquén, per poi svilupparsi in tutto il territorio argentino, le imprese recuperate rappresentano un movimento unico nel suo genere e di resistenza al mercato, che si fonda sulla solidarietà, sull’organizzazione e sul lavoro, come risposta spontanea alla disoccupazione e alla precarietà.
A Cordoba siamo stati la prima fabbrica recuperata”, dice Margarita che lavora nella casa editrice Comercio y Justicia da 40 anni. “Abbiamo dovuto cercare avvocati di Buenos Aires, esperti in questo campo che ci potessero aiutare”.
Questa fabbrica recuperata è un'impresa storica della città, presente con il suo giornale da circa 70 anni, nonostante la chiusura nell’anno della crisi.
È stato un momento molto difficile, abbiamo organizzato manifestazioni, siamo andati a bussare a molte porte, prima di renderci conto che la soluzioni stava in noi” interviene Zulema, ricordando le sofferenze passate in quel periodo e dopo 20 anni di lavoro. “I datori di lavoro brasiliani se n’erano andati senza pagarci gli ultimi mesi di lavoro, la fabbrica era vuota e chiusa e noi per strada senza un lavoro. Ci siamo organizzati, abbiamo fatto ricorso al tribunale che ci ha concesso di riprendere le attività pagando l’affitto del locale”.
Il passaggio dal lavoro dipendente alla cooperativa è stato impegnativo e sofferto, i sacrifici sono stati molti, ma partecipazione, organizzazione e solidarietà hanno permesso a questa storica fabbrica, che stampa un proprio giornale e anche molti della regione, di riprendersi, di continuare a lavorare e di ampliare il suo mercato.
Oggi la cooperativa - dove lavorano circa 80 persone tra giornalisti, operai delle macchine di stampa, distributori dei giornali, amministratori e contabili - si regge su uno statuto che pone tutti i lavoratori a pari livello e su un consiglio direttivo eletto dalla partecipazione democratica di tutti i lavoratori. Gli stipendi poggiano sulla stessa base e prevedono dei premi per i carichi di responsabilità e per le ore di straordinario o di orario notturno.
Continua Zulema: “Oggi prendo ancora lo stipendio di 5000 pesos che prendevo 8 anni fa. Il che è un fatto raro con l’inflazione che abbiamo in Argentina. Il lavoro mi piace e sono orgogliosa dei progressi e dei miglioramenti che abbiamo realizzato”.
Sono passati otto anni da quando i lavoratori se ne sono appropriati, e Comercio y Justicia continua a esistere e a rappresentare una proposta viva, possibile e reale di organizzazione del lavoro, divenuto bene comune e della società in generale.

Francesco Venturin,
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

martedì 23 agosto 2011

Villa 31 esce dai margini. E il nuovo Barrio sarà per chi lo abita

Ricordo un film in cui un ragazzo prendendo un treno dalla stazione di Retiro a Buenos Aires, dal finestrino osserva il quartiere Villa 31 e le persone che lo abitano. Persone di cui la società ha bisogno ma che nonostante questo continuano a essere tenute ai margini. Nel film il ragazzo pensava che la situazione non sarebbe mai cambiata. Ma per fortuna ci sono momenti, pur se rari, in cui le cose mutano davvero. E per il meglio.
Villa 31 è una villa miseria, come vengono chiamate le favelas in Argentina, costituitasi a partire dagli anni ’30 al lato della stazione ferroviaria di Retiro e cresciuta moltissimo negli anni, fino a contare i 30mila abitanti di oggi. Si tratta perlopiù di immigrati in cerca di lavoro e di maggiori possibilità in città, ma anche di cittadini che non hanno le condizioni minime per accedere ad altri quartieri.
Dopo un lungo periodo, finalmente si stanno muovendo i primi passi verso l’urbanizzazione delle Villas 31 e 31bis che diventeranno Barrio Mujica: un unico quartiere che prenderà il nome dal sacerdote assassinato per la sua determinazione, a partire dagli anni ’60, nello schierarsi a favore della fascia più povera e vulnerabile della società.
Grazie allo sforzo e all’attivismo di molte persone e organizzazioni della Villa, e grazie alla legge 3343 del 2009, oggi può iniziare un processo di urbanizzazione partecipativa che ha per protagonisti gli stessi abitanti del quartiere.
Si tratta in sostanza di permettere alle persone di lavorare per sistemare la loro casa e il luogo in cui vivono, attraverso un processo di habitat sociale che pone al centro l’uomo e le sue necessità, e che dà il via a una possibile uscita dalla situazione di marginalità che vivono certi quartieri.
Il progetto di legge prevede in 5 anni un censimento della popolazione della villa con registrazione catastale, il ricollocamento del 30 % delle case per l’ampliamento delle strade e l’installazione dei servizi basici. Inoltre, con questa legge si pone fine agli sfratti forzati che hanno caratterizzato la storia della villa e costituiscono una minaccia costante per la popolazione da parte del governo della città.
Non sarà semplice trovare un accordo su come deve essere il quartiere coinvolgendo tutte le persone che partecipano al “tavolo di discussione partecipativa” nel governo della città. Quello che è certo è che si cominciano già a vedere alcuni cambiamenti: le facciate delle case colorate, le strade più larghe per lasciare passare le macchine e gli autobus, piazzette e campi sportivi. Cambiamenti che molti definiscono “di facciata”, ma che sicuramente cambiano un po’ il volto della villa e cominciano a farla lentamente uscire “dai margini”, mentre gli abitanti e le organizzazioni aspettano di poter migliorare il proprio quartiere definendo diritti e doveri di chi lo vive.
Questo momento storico per gli abitanti della Villa e per le organizzazioni che ne hanno sostenuto i diritti può rappresentare un esempio per altre realtà, e accompagna un processo attivo anche in altri paesi, come il vicino Brasile.
Dare dignità alle persone e cercare di creare una possibile forma di integrazione tra gli abitanti che partecipano attivamente al processo, è un esempio che può servire da stimolo anche in Italia, dove si stanno formando situazioni di segregazione, con quartieri ai margini della città popolati da immigrati e famiglie colpite dalla crisi economica che non riescono più a pagare gli affitti.

Francesco Venturin,
casco bianco ProgettoMondo Mlal in Argentina

giovedì 11 agosto 2011

Pampas sconfinate, ma non per gli argentini

Come altri paesi latinoamericani, l’Argentina soffre oggi il cosiddetto “neocolonialismo”, ossia un "controllo indiretto" delle economie e delle risorse da parte dei paesi del Nord-America e dell’Europa. Il territorio argentino è infatti ricco di risorse naturali (acqua, minerali, terra) e circa il 10% di esso, secondo la Federazione Agraria Argentina, è in mano a stranieri.
Nel Paese delle pampas sterminate, paradossalmente, il più grande problema della gente è proprio l’accesso alla proprietà della terra, tema che influenza vari ambiti della vita degli argentini e trasversalmente attraversa il paese a tutte le latitudini: si tratti della soia nel nord argentino, delle miniere a cielo aperto nella zona della Cordigliera delle Ande, o delle vaste estensioni della Patagonia. Su quest’ultima zona pesa anche il nome dell’Italia. Il maggior proprietario terriero del paese è infatti un gruppo italiano, i fratelli Benetton, sbarcato in Patagonia negli anni ’90, in pieno periodo menemista (periodo di grandi liberalizzazioni).
Oggi il gruppo possiede 900 mila ettari ed è tra i maggiori allevatori di pecore e produttori di lana dell’Argentina. Secondo le varie organizzazioni mapuche patagoniche, oltre ad allevare pecore e contribuire alla riforestazione della zona, i Benetton avrebbero in qualche modo approfittato delle risorse senza preoccuparsi troppo delle comunità indigene, delle loro case e dei loro posti di lavoro.
Tema molto attuale, questo, in Argentina dove, proprio nel marzo scorso, e poi di nuovo ad agosto, la Benetton ha avanzato un ricorso contro la comunità indigena mapuche Santa Rosa, che aveva rioccupato un terreno nel 2007 dichiarandolo territorio recuperato. Ora queste famiglie vivono con la paura di dover abbandonare il posto, lasciare le loro case e ritrovarsi a vivere nei quartieri poveri delle città vicine, aggravando già la precaria situazione abitativa dell’area.
Questa è solo una delle tante situazioni che si ripercuotono nella zona e che contrappongono i diritti dei popoli originari difesi per legge (Ley Nº 26.160) agli interessi privati. In tutto il territorio argentino molte famiglie di contadini rivendicano l’accesso alla terra per l’agricoltura, circa 500mila secondo il Movimiento Nacional Campesino Indígena.
Più di 10 progetti di legge sono in questo periodo in discussione nel Congreso de la Nación e puntano a difendere le zone di frontiera e le risorse naturali presenti nel territorio. Il presidente dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato, forse anche in vista delle imminenti elezioni, che il tema della terra sarà trattato a breve con l’obiettivo di regolarizzare la vendita della terra a stranieri senza compromettere obiettivi di sviluppo strategico nazionale. Si prenderà esempio dalle politiche adottate in Brasile dal presidente Luiz Ignacio Lula da Silva, che regolano le vendite di terra a proprietari stranieri.

Francesco Venturin
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

martedì 5 luglio 2011

Evo Morales dottore honoris causa per la difesa dei diritti umani

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, è stato nominato “dottore honoris causa” dell'Università Nazionale di Cordoba, in nome della sua lotta per il recupero della sovranità del popolo boliviano e dei diritti umani dei popoli indigeni.
Un riconoscimento, attribuitogli il 30 giugno nella città argentina, di una fortissima valenza simbolica e politica per tutti i paesi dell'America Latina. Come affermato da una dirigente sociale in un'intervista, “l'università, con questo gesto, ha riflettuto sui processi dei movimenti sociali in America Latina e sulla loro importanza storica, riconoscendo la pluriculturalità”.
Dopo un primo incontro a porte chiuse nella sala dell'Università, su espressa richiesta del "neo dottore”, si è svolto un incontro con le organizzazioni sociali, boliviane e argentine, nella mensa universitaria, là dove, per lo stesso Morales, sono nate forze rivoluzionarie e di fermento politico.
Il presidente boliviano è un simbolo per tutte le rivendicazioni latino-americane, uno “specchio al quale tutti dobbiamo guardare”, a detta del rettore dell'Università. Attraverso una politica di riconoscimento delle differenze culturali, di difesa dei diritti umani e dei popoli indigeni, di rispetto e valorizzazione delle risorse naturali (tra cui l'acqua che era stata privatizzata nel paese), e di nazionalizzazione per alcuni servizi basici, il presidente ha intrapreso un cammino simile ad altri presidenti latino-americani. Lui stesso nel suo discorso ha nominato Hugo Chavez, Fidel Castro, Ignacio Lula da Silva e l'argentino Nestor Kirchner, persone da cui sostiene di avere imparato molto.
Per le particolarità della nazione boliviana, che forse più di altre ha subito gli effetti del colonialismo (e del neo-colonialismo), e che presenta al suo interno un numero molto alto di discendenti indigeni (il 62% secondo la Banca Mondiale), il processo che si sta sviluppando, dopo l'ascesa di Morales di 5 anni fa, risveglia un particolare interesse per tutte le nazioni latino-americane. Tra cui l'Argentina, uno dei paesi latino-americani più europei, ma che al suo interno presenta ancora molti popoli che reclamano ricoscimento e diritti. Molte di queste popolazioni indigene erano presenti all’incontro: dai mapuche della patagonia, ai comechingomes di Cordoba, agli aymara di Jujuy, hanno tutti manifestato il proprio sostegno al presidente boliviano, al suo progetto politico e alle sue rivendicazioni, tra le quali la depenalizzazione della masticazione della “sacra” foglia di coca (utilizzata dai popoli boliviani e del nord dell’Argentina per resistere agli effetti dell'altitudine), messa in atto dalle Nazioni Unite. Alcune organizzazioni sociali hanno quindi fatto omaggio a Morales di una ghirlanda di foglie di coca.
Per insignire Evo Morales della presidenza onoraria del Movimento Studentesco, è salito sul palco della mensa universitaria anche Santiago Pampillón che ne è il presidente. “Morales è un esempio della lotta che si sta portando avanti nei nostri paesi per la costruzione di un progetto popolare e di ridistribuzione della ricchezza”, ha detto.
Il presidente boliviano ha dedicato la sua Laurea Honoris Causa a tutti i popoli dell'America Latina, invitando gli studenti a lavorare per aiutare il processo di organizzazione e unità dei popoli del continente. Parlando di se stesso e del processo che si è sviluppato da 5 anni in Bolivia, ha ribadito la sua idea di convertire la scienza politica in una grande scienza al servizio del popolo e non uno strumento di dominazione o per il beneficio personale.
Ha definito la sua politica anticolonialista, come quella di molti altri paesi latino-americani, che oggi rappresentano una speranza non solo per le proprie popolazioni, ma per il mondo intero, interessato da una forte crisi capitalista.
E dopo i discorsi, accompagnati da cori euforici e festosi, si é dato spazio alla musica folcoristica boliviana e argentina, con balli e canti in costumi tipici in un’esplosione di colori.
Nel mezzo del tripudio di bandiere e musica, il presidente ha voluto salutare i presenti con un invito, quasi una raccomandazione “ama sua, ama llulla, ama quella”, che nella tradizione incaica significa “non rubare, non mentire, non essere pigro”.

Francesco Venturin
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

lunedì 13 giugno 2011

In Argentina l’architettura è a misura d’uomo

Ci sono delle donne e c'è un progetto: Habitando.
Ci sono le famiglie delle donne con i loro bambini, tanti bambini.
Ci sono uomini e le loro esperienze lavorative nel settore delle costruzioni e ragazzi con la voglia di fare esperienza.
Ci sono molti tecnici e lavoratori sociali dell’AVE (Associazione abitazione economica) e del CEVE (Centro Sperimentale dell’abitazione economica), come del municipio.
C’e` chi costruisce case e chi relazioni tra chi lavora e le donne, future fruitrici del progetto. E poi ci sono reti con le istituzioni perché gli stessi lavoratori possano essere considerati dei micro-imprenditori se non un’equipe che, terminate queste prime cinque case in Unquillo, sia chiamata dal municipio per la realizzazione di altri progetti.
E’ un cantiere questo, dove sono presenti diverse figure oltre a quelle che solitamente si possono immaginare, e tutto ciò aiuta a percepire quella “misura dell’uomo” nell’architettura, di cui spesso si sente parlare, ma che poi difficilmente si riesce ad associare ai luoghi in cui viviamo.
L’architettura qui per una volta lascia il suo ruolo da protagonista, e si pone come mezzo, come intermediario per costruire relazioni ma, cosa ancor più importante, per radicare la consapevolezza e la coscienza, nelle persone, di quei diritti imprescindibili per l’uomo, che nessuna politica un po’ “distratta” o economia troppo aggressiva può permettersi di negare.

Arianna Giacomini
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

mercoledì 13 aprile 2011

A Cordoba, tra nuove e vecchie scoperte

Da poco più di un mese siamo a Cordoba: “Desde el primer mundo”, come gli argentini chiamano l'Europa e il Nord America.
Ricordo il primo impatto con questa città che conserva ancora alcune parti del suo passato (quelle poche che si sono conservate), di una storia propria importante, e che però, nonostante ciò, mira di più ad assomigliare a quel "primer mundo" a cui qui tanto aspirano.
E' qualcosa che avevo già notato in un precedente viaggio in Argentina, e che questa volta mi è balzata subito agli occhi. Già, arrivando in aereo, una ragazza cordobesa mi aveva detto: "Sì, l’Argentina é bella, però é un casino... L’Europa é splendida, la Spagna mi affascina ed é molto meglio!!...".
Forse qui, più che in altri Paesi dell'America Latina, rimane forte il sogno degli ex colonizzatori venuti dall'Oltreoceano.
Né finisco mai di stupirmi di come gli argentini si sentano “europei” o a volte “tanos” (italiani). Sarà perché l'Argentina è uno dei Paesi economicamente più "sviluppati" dell'America Latina, sarà perché c'è stata una forte (se non la più forte) immigrazione italiana e spagnola, sarà che è stato inculcato dai tempi della "scoperta dell'America"... Ma poi, non sarebbe meglio dire dai tempi dei massacri, delle colonizzazioni?
Mi sembra che l'Argentina viva sempre in questo limbo, in bilico tra due appartenenze, così diverse e così contrastanti...
Accanto a ciò, la gente va comunque riscoprendo la sua storia. Una prova di ciò è stata offerta dagli eventi organizzati per il 24 marzo, giornata della Memoria appunto, in cui qui a Cordoba in circa 50.000 persone hanno marciato per ricordare la triste e profonda ferita della dittatura.
Tra un “asado” (carne alla griglia), le empanadas (che ho imparato a fare!!) e il dulce de leche, mi sto integrando bene in questa città, tentando di coglierne tutti gli aspetti e di capirne contraddizioni e potenzialità. Tanto che, mate e criollitos (piccoli panini imbevuti di grasso!), fanno ormai parte della mia dieta quotidiana e, approfittando del sole e del clima ancora estivo, trascorro molto tempo all’aperto con questi due elementi caratteristici della vita argentina.

Anche al lavoro si é creato un bel clima. E se anche capita ancora che mi chieda: ”che ci faccio qui, io che non sono né architetto né urbanista?”, pian piano sto cominciando a partecipare alle prime attività del Progetto e comincio a sentire che potrò fare qualcosa anche io!
La città di Cordoba é un susseguirsi di eventi, cineforum, concerti, presentazioni. Tra le varie iniziative, con Arianna, abbiamo cominciato a seguire un corso all’università sulle problematiche legate al diritto alla casa in America Latina, tenuto da un professore che lavora per il Ceve (il partner locale di ProgettoMondo Mlal). La prima lezione é stata molto interessante e ci ha offerto una panoramica, geografica e storica, con esempi di alcune realtà presenti nel territorio argentino: a Buenos Aires e a Ushuaia.
Caso vuole che a un certo punto ci abbiano fatto vedere le immagini di una manifestazione in cui alcuni militanti resistevano allo sgombero di un terreno di Ushuaia, e ho scoperto che si trattava di gente che io conoscevo. Persone che avevo conosciuto nel mio precedente viaggio in Argentina, quasi a confermare quanto “el mundo es un pañuelo” (il mondo sia un fazzoletto, cioè molto piccolo). Così, appena tornato a casa, mi sono subito messo a cercare tra vecchie schede telefoniche e agende il numero di una di loro. Chiamarla è poi stata questione di un attimo:
“Teresa come stai? Sono di nuovo in Argentina, a Cordoba…”.
“Francesco, non ci credo! Anche io sono a Cordoba …da una settimana”.
“Fantastico! Dove sei?”
“Al Buen Pastor…”. Ovvero Teresa era a 600 metri da casa mia!
E così ci siamo rincontrati dopo 2 anni, e a piú di 3.000 chilometri di distanza… una vera “Carrambata” fuori programma!!

Nella terza lezione del corso “Problematiche dell’abitazione popolare” era stata organizzata una visita a un “asentamiento” (accampamento-favela) nel quartiere di Genral Savio di Cordoba.
Abbiamo così avuto la possibilità di vedere in prima persona la problematica abitativa di questa città, di come la gente si organizzi per sopravvivere e di quale possa essere la risposta da parte del governo.
Nell’asentamiento, vivono da 35 anni circa 900 famiglie, provenienti da Paesi vicini o da altre regioni dell’Argentina, in case molto precarie dove, molto spesso, mancano i servizi di base come acqua corrente, luce e fognature.
“Grazie all’organizzazione tra gli abitanti – ci ha spiegato una delegata di una delle zone dell’asentamiento – come popolazione siamo riusciti ad avviare un processo politico e di urbanizzazione con cui vorremmo portare tutti noi abitanti a vivere un giorno in una casa dignitosa”.
Il Progetto, appoggiato da piani di finanziamento statale e regionale, prevede l’edificazione di alcune case in un terreno vicino e la ristrutturazione di altre, portando acqua potabile, luce, ampliando le strade così da consentire che questa zona entri a fare parte del tessuto urbano.
Pur se con alcuni aspetti ci sono apparsi poco convincenti (esempio l’affidamento delle costruzioni a un’impresa esterna e l’assenza, o poca consistenza, delle spese a carico degli abitanti), sicuramente rappresenta un esempio di come, organizzandosi, delle persone possano risolvere un problema così significativo e presente qui in Argentina, ovvero quello del diritto alla casa.

Francesco Venturin
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal
Cordoba, Argentina

giovedì 24 marzo 2011

Giorno della memoria in Argentina. Per ricordare 30mila desaparecidos

..Senza memoria sarebbe impossibile guardare al presente e, ancor meno, costruire un futuro degno di essere vissuto. Senza verità, valori centrali come la sincerità e l’onestà smetterebbero di esistere. E senza giustizia, regnerebbe l’impunità e i crimini e tragedia si ripeterebbero senza soluzione di continuità..” (Segreteria della Cultura della Regione di Cordoba).
Mentre in Italia qualche giorno fa (il 21 marzo) si celebrava la "giornata contro tutte le mafie" ricordando i morti per mafia nel nostro Paese, in Argentina il 24 di marzo é stato battezzato il "Giorno della Memoria, della Verità e della Giustizia". In questo giorno, per una legge nazionale del 2002, si evocano le 30.000 vittime del terrorismo attuato dopo il colpo di stato del 24 marzo 1976 con cui l’esercito argentino prese il potere.
La dittatura militare, istauratasi dopo quel giorno, era parte di una strategia globale per l’America Latina, che in Argentina durò dal 1976 al 1983, portando terrore, sterminio e aumento del disagio sociale, dovuto a politiche antipopolari che disindustrializzarono il paese, concentrarono la ricchezza in poche mani e aumentarono povertà, disoccupazione e indigenza.
Durante il cosiddetto “processo di riorganizzazione nazionale” promosso dai gradi superiori dell’esercito, sono stati sequestrati, torturati e uccisi migliaia di argentini e argentine che si opponevano al regime militare e che, come ha detto una delle madri delle vittime, Emilia Villares de D’Alma, “sognavano un paese migliore”. Il terrore creato dalle forze militari aveva l’obiettivo di neutralizzare qualsiasi forma di dissenso politico: le persone sparivano in un alone di mistero, paura e omertà.
L’Argentina vive ancora con la ferita di quegli anni che hanno segnato tutto il Paese, anche se ci sono stati notevoli passi avanti nel riconoscimento dei fatti successi. Un esempio sono le molte associazioni nate negli anni della dittatura per protestare, manifestare, denunciare, e che dall’essere perseguitate sono passate a coprire ruoli importanti nella vita sociale del paese: Madres, Abuelas, Hijos, Nietos de Plaza de Mayo sono alcune tra queste. Tutte unite da un grande e unico obiettivo: quello di dare voce alla memoria, alla verità e alla giustizia.
Oggi, 24 marzo 2011, a 35 anni dal colpo di stato, queste associazioni organizzano attività sociali, culturali e politiche e sono previste marce in tutto il territorio argentino per ricordare tutto ciò.
Siamo figli di una stessa storia, di una generazione che ha lottato per un paese più giusto e per questo “desaparecieron” (scomparvero)” ....queste parole sono di Martin e Ramiro, due dei 103 ragazzi che hanno potuto scoprire le loro vere origini e di essere figli di desaparecidos. Sono i “Figli apparsi (aparecidos)” delle Abuelas di Plaza de Mayo, ovvero le mamme dei ragazzi che la dittatura ha fatto sparire, e che ancora continuano a cercare i loro nipoti. Attraverso il test del DNA e una banca dati che si incrementa di 10 persone a settimana (secondo Nicolas, un ragazzo volontario nella filiale dell’associazione Abuelas di Cordoba), si può cercare di risalire alla propria famiglia biologica e tutte le persone nate tra il 1976 e il 1981 e in dubbio sulla propria identità possono sottoporsi all’esame. Come “pezzi di un puzzle” le abuelas e la loro equipe stanno ricostruendo le identità di moltissimi ragazzi e ragazze che ancora non conoscono le loro vere origini. “Ho vissuto 32 anni come un fantasma” ha detto Francisco Madariaga Quintela, nipote numero 101 che ha trovato la propria identità grazie alle abuelas. L’associazione Abuelas de Plaza de Mayo oltre a recuperare i figli dei desaparecidos del terrorismo di stato, ha dato alla comunità nazionale e internazionale il quadro legale e culturale perché questo delitto non si ripeta più in nessun posto del mondo.
L'Argentina, a differenza di altri paesi latino-americani, ha intrapreso un cammino politico verso il riconoscimento della propria storia e di giudizio dei fatti. Leggi, risarcimenti, e inizio dei processi (molti dei quali nell'ultimo anno), sono alcuni dei provvedimenti che hanno intrapreso governi nazionale e locali sulla base dei diritti umani.
A gran voce tutte le associazioni che marciano in questa giornata chiedono: processo giusto per tutti i militari e le persone implicate nei crimini in quegli anni, con apertura di tutti gli archivi della dittatura e l’apparizione in vita di Julio Lopez, uno dei più importante testimoni in un processo e misteriosamente scomparso prima dell’udienza. Questo ultimo fatto fa capire come ci siano ancora frange della popolazione che per paura della giustizia o per indifferenza, la ostacoleranno sempre.
Oggi l’Argentina si stringe insieme alle Abuelas e alle persone che hanno sofferto nella storia argentina, ma che hanno saputo sfidarla e che stanno ancora cercando giustizia e verità, attorno ai 30.000 desaparecidos, ai nipoti “apparsi” e ai 400 che mancano all'appello.

Francesco Venturin,
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

venerdì 11 marzo 2011

Parte il servizio civile a Cordoba

Da pochi giorni sono approdati in Argentina i giovani caschi bianco Francesco Venturin e Arianna Giacomini che svolgeranno l’anno di servizio civile a Cordoba. I due ragazzi daranno un contributo concreto al programma di urbanistica popolare Habitando, avviato da ProgettoMondo Mlal per la ricostruzione di alcuni quartieri più marginali delle province di Cordoba e Santa Fe.
Ecco le prime impressioni di Francesco che torna per la seconda volta in questo Paese, sempre a servizio della tutela del diritto alla casa:
“Arrivati!! Dopo quasi 20 ore di viaggio e la mia valigia “in ritardo” io e Arianna siamo arrivati a Cordoba!! Il primo impatto molto positivo: un sole forte e un calore estivo ci hanno fatto dimenticare il freddo dell’altro lato del mondo..”ahhhh que bueno che!”. È bello per me poter tornare in Argentina e riscoprire alcune abitudini di questo Paese..il dulce de leche, le empanadas, i giornali, gli autisti dei bus pazzi, gli autobus in ritardo, i continui problemi e le lunghe lamentele al call center della compagnia telefonica per attivare un modem internet..insomma certe cose non cambiano poi molto!
Cordoba é una città molto estesa e conserva alcune zone storico-artistiche del cosiddetto stile “coloniale-gesuitico”, ma per la maggior parte si tratta di agglomerati di edifici di vari stili, dimensioni, colori, forme..dove tra tutte predominano i mattoni faccia-vista e il vetro. Ci sono una quantità infinita di auto, taxi e autobus che corrono a velocità folle e che sono un grande pericolo pubblico e di sicurezza per chi come me va a piedi!! Già dai primi giorni, come neo-arrivati, stiamo cercando di ambientarci nella città, conoscendo le persone e le varie zone, perdendoci e ritrovandoci, e imparando anche le varie abitudini e leggi che regolano la vita e gli spazi pubblici.
Anche nel Progetto siamo stati ben accolti e stiamo cercando di assorbire, nel minor tempo possibile, la maggior parte di informazioni sulle metodologie di lavoro e le differenti realtà coinvolte. Molte riunioni, valanghe di informazioni, programmi e documenti da leggere..poco a poco ci inseriamo!
Già il al quarto giorno siamo andati a visitare uno dei Progetti nella prima periferia di Cordoba, nel comune di Unquillo, dove si é arrivati ad una seconda fase di autocostruzione di abitazioni.
Abbiamo così conosciuto 12 persone che vengono da quartieri marginali, che saranno i costruttori di 5 case che ospiteranno 5 famiglie composte da donne sole con i loro figli. Questi lavoratori, attraverso un accordo promosso da AVE con il municipio e grazie ad un programma di finanziamento nazionale, sono state formate per questo lavoro. Si tratta quindi di un processo molto interessante che include diversi attori e che spinge per la creazione di vincoli tra di essi ed anche tra domanda e offerta di lavoro per la costruzione delle case, in modo partecipativo e locale. Da subito si sono dimostrati curiosi di sapere da dove venivamo, cosa facevamo e parlare un po’ con noi.
Sarà bello potermi integrare in questa equipe di lavoro e dare il mio aporte..intanto con Arianna approfittiamo dell’imminente ponte di carnevale per ambientarci.”

Francesco Venturin
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

martedì 15 febbraio 2011

La città di Rosario dice no alla segregazione urbana

L’Argentina, così come molti paesi dell’America Latina, è caratterizzata dalla presenza di moltissimi quartieri privati, veri e proprio ghetti per ricchi, circondati da filo spinato, con guardie alle entrare. Luoghi nei quali le persone che se lo possono permettere si autosegregano per proteggere le loro case e per sfuggire all’insicurezza che, a loro modo di vedere, regna all’esterno.
I Country, come vengono chiamati, assomigliano più a caserme o a villaggi vacanze che a centri abitati tanto che, per uno come me che arriva da Vicenza, città in cui capita spesso di passare a fianco della Caserma Ederle, sede dei militari americani, viene spontaneo confondersi.
Le prime volte, appena arrivato spesso, chiedevo ad amici o colleghi di lavoro cosa fossero questi immensi terreni, pieni di casermoni e case, circondati da filo spinato, e molti di loro mi rispondevano stupefatti: “Esto es un country!!”, finché mi sono reso conto di quanto in Argentina sia diffuso questo tipo di “segregazione urbana”.
Il quartiere privato o sorvegliato, di cui abbiamo esempi anche in Italia, è davvero molto comune in questo Paese. Se ne possono trovare di ogni genere, estensione e posizione. La città di Buenos Aires, ad esempio, conta ben 565 Country.
Anche Cordoba è caratterizzata da questi quartieri, tanto che molti esperti e studiosi del tema habitat cominciano a considerare la situazione preoccupante.
Prodotto di una cultura dell’insicurezza, all’interno di un Paese instabile da un punto di vista economico come l’Argentina, questi luoghi di segregazione sono in continuo aumento e segnano violentemente la differenza sociale presente tra popolazione. Inoltre sono un enorme ostacolo all’integrazione e alla possibilità di avere città costruite e vivibili in modo collettivo, e non suddivise in quartieri dei ricchi e in quartieri dei poveri.
Le famiglie che si chiudono nei “country” o “barrios cerrados”, come se entrassero in un altro mondo, in una sfera protettiva, rispetto a tutto ciò che ogni giorno incontrano fuori, è senz’altro il sintomo di un forte disagio sociale e dell’incapacità di un popolo a sentirsi uniti al di fuori delle più banali tradizioni come rimangono quelle del gioco del calcio e delle festività nazionali.
Persone che si autosegregano e che, allo stesso tempo, segregano il resto della popolazione che rimane fuori dai cancelli e dalle reti metalliche. Popolazione che costituisce poi la parte più povera della societá, quella che vive nelle villas in condizioni di vita lontanissime dallo standard minimo di dignità, con molti meno servizi e dunque opportunità concrete di vedere compiuti i propri diritti.
Un fenomeno sociale che ultimamente sta facendo discutere molto in Argentina, con pareri discordanti a favore o contro.
Una novità in questo senso ci arriva però dalla città di Rosario, provincia di Santa Fe, dove, grazie ad un’ordinanza votata dal Concejo Deliberante e promossa da Giros, una ONG integrata nel Movimiento Nacional Campesino, lo scorso 16 dicembre è stata vietata la costruzione di Country nel territorio della città di Rosario. Un risultato importante ottenuto con 2 mesi di lotta e mobilitazione.
María Eugenia Bielsa, legislatrice della città ed esponente della lista Encuentro por Rosario, afferma con orgoglio come questo rappresenti “un passo importante verso un nuovo modo di pensare la città, un esempio per tutto il Paese del fatto che lo spazio pubblico non debba essere privato per nessuno”.
Recentemente le nazioni Unite avevano ammonito l’Argentina, e soprattutto le città di Cordoba, Mendoza, Buenos Aires e Rosario, su come la segregazione residenziale sia un elemento pericoloso che acuisce il disagio sociale delle classi più povere, in quanto rivela e identifica nello spazio urbano le evidenti disuguaglianze sociali presenti nel Paese che poi costringono i gruppi più poveri a vedersi relegati in territori con meno servizio e beni a disposizione.
Speriamo che l’esempio di Rosario sia l’inizio di un processo di cambiamento.

Nicola Bellin
Progetto Habitando
ProgettoMondo Mlal Argentina

martedì 28 dicembre 2010

Argentina: Menéndez e Videla condannati

Il 22 dicembre scorso Córdoba è stata teatro di un'ulteriore vittoria per la giustizia argentina.
L’ex dittatore Jorge Rafael Videla e il capo della polizia segreta di Córdoba Luciano “la iena” Menendez, colpevoli delle torture e della morte di migliaia di attivisti e oppositori politici nel corso della tremenda dittatura argentina dal 1976 al 1983, sono stati nuovamente condannati all’ergastolo.
In questo caso specifico sono stati giudicati per avere ordinato la cattura, la tortura e la morte di 31 prigionieri politici nella provincia di Córdoba nel 1976.
La storica sentenza è stata letta di fronte a molti genitori e parenti dei desaparecidos, che hanno mostrato con orgoglio le foto in bianco e nero dei propri figli, fratelli, parenti assassinati dal governo militare nel corso della guerra sporca, quando il governo dittatoriale, con la scusa di lottare contro la guerriglia, colpì migliaia di persone innocenti perseguendole per le proprie idee.
Il risultato finale è stata la scomparsa di circa 30.000 persone, che oggi hanno almeno la soddisfazione di veder trionfare la giustizia su coloro che li hanno calpestati.
Videla e Menendez sono stati condannati con altri 14 militari, tutti accusati di aver partecipato ai tremendi fatti.
Il primo andrà a scontare la pena direttamente in un carcere comune, mentre il secondo dovrà sottoporsi a un esame medico per valutare se sia in grado o meno di sopravvivere all’interno di una struttura detentiva.
Purtroppo, nell’ultimo discorso prima della sentenza, entrambi gli accusati hanno nuovamente affermato la propria innocenza davanti alle accuse rivolte, insistendo in un’attitudine che non hanno mai cambiato in questi anni di processo.
Non vi è pentimento da parte loro, ma la giustizia almeno oggi ha trionfato. Un passo in avanti per tutto il Paese e per i diritti umani è stato fatto.

Nicola Bellin
ProgettoMondo Mlal Argentina


martedì 14 dicembre 2010

Argentina, scoppia la violenza per il diritto alla casa

Dalla città di Buenos Aires alla provincia di Formosa, le ultime due settimane in Argentina sono state teatro di violenti scontri. E il motivo scatenante è sempre lo stesso: la mancanza dello spazio vitale.



Il sistema economico in Argentina impedisce a grandissima parte della popolazione di accedere a un credito bancario per poter comprare un terreno su cui costruire una casa e così ottenere quello che è un diritto universale: l’accesso a un habitat dignitoso.
La conseguenza è che molte famiglie, per attirare l'attenzione del governo, finiscono spesso con l’occupare massivamente terreni edificabili, segnando i lotti e chiedendo un intervento dello stato per risolvere la loro situazione.
In alcuni casi ciò accade con la negoziazione. È così a Córdoba dove il programma di cooperazione allo sviluppo di ProgettoMondo Mlal, “Habitando”, sta lavorando con una cooperativa di famiglie che, dopo 10 anni di lotta e sgomberi è riuscita a ottenere il titolo di proprietà su un terreno che aveva occupato. Ed è così anche a Rio Cuarto, altro municipio che collabora con la nostra organizzazione e dove, dopo l’invasione di un terreno da parte di 300 famiglie, l’amministrazione comunale ha preso la decisione di iniziare a realizzare un ampio progetto di edilizia popolare in favore dei settori poveri.
Ma purtroppo non sempre le cose vanno a buon fine. Ci sono casi in cui le situazioni mal gestite dal governo sfociano in grandi scontri e tragedie come appunto è successo in questi ultimi giorni nella città di Buenos Aires e nella provincia di Formosa.
Alcuni giorni fa un gruppo di famiglie appartenenti a Villa Soldati, zona poverissima di Buenos Aires, hanno occupato il vicino parco Indomaricano, da molti anni abbandonato, rivendicando la necessità di casa e di terra.
La risposta del sindaco di Buenos Aires, attraverso l’intervento della polizia, ha causato violentissimi scontri che hanno provocato la morte di quattro persone e il ferimento di moltissime altre oltre a fomentare un intenso momento di scontro in tutto il quartiere e più in generale a livello politico nel Paese.
La presidente Cristina Fernandez ha condannato i fatti accaduti e convocato il sindaco Macri per capire le motivazioni dei violenti scontri e cercare di risolvere la situazione, offrendo anche nuovi terreni per le famiglie occupanti.
Purtroppo quest’ultimo scontro non è il primo avvenuto di recente. Il 25 novembre scorso, infatti, sempre nella provincia di Formosa, un gruppo di oltre 600 indigeni della comunità Toba ha bloccato il traffico stradale occupando un’importante arteria del paese, rivendicando la proprietà su quelle che considerano le terre originarie del loro popolo e che per questo spettano loro di diritto.
Anche in questo caso, contrariamente alle proibizioni di sgombero citate nella legge Nazionale 26.160 in materia di assegnazione delle terre originarie alla popolazione aborigena, la polizia è intervenuta per liberare la zona. Il risultato degli scontri ha visto la morte di tre persone e il ferimento di altre 50.
La situazione è critica e tensioni come queste sono all’ordine del giorno in Argentina. Un paese enormemente ricco di terra ma che non offre in modo uguale ai cittadini la possibilità di accedervi, né tantomeno agli enti locali gli strumenti necessari a gestirla.
È arrivato il momento di iniziare a prendere decisioni adeguate per risolvere le necessità di migliaia di famiglie o per lo meno proibire i violenti sgomberi che pone in atto la polizia, violando i più elementari diritti umani.
Una buona notizia arriva dalla provincia di Salta, nel nord del paese, dove pochi gioni fa è stata votata e approvata dal governo regionale una legge che vieta qualsiasi tipo di sgombero in tutta la regione, ai danni delle famiglie di contadini senza terra che occupano abusivamente diverse zone.
Un esempio importante da seguire per cercare di risolvere queste difficili situazioni con il dialogo e non con la violenza.

Nicola Bellin,
ProgettoMondo Mlal Argentina

lunedì 13 dicembre 2010

Costruire case, a partire dalle persone

Forte entusiasmo nel progetto Habitando in questi giorni. Dopo molte riunioni di lavoro, accordi e negoziazioni si è finalmente dato inizio alla costruzione della prima casa.
Siamo a Unquillo, paese di 15 mila abitanti arrampicato nella cierras chicas, le colline che si trovano appena fuori Córdoba e caratterizzate da un deficit abitativo molto forte.
Si tratta della prima casa che farà parte di un piano di edilizia popolare di 10 complessi abitativi che andranno a migliorare la vita di altrettante famiglie del territorio.
Fondamentale, oltre naturalmente alla costruzione vera e propria di ogni casa, il processo sociale attraverso cui si arriverà alla loro realizzazione.
Tramite un lavoro di gruppo tra il Municipio, il nostro progetto Habitando, e le famiglie e microimprese locali si sta infatti dando vita a un intervento innovativo che produrrà risultati importanti anche e sopratutto da un punto di vista umano.
Le famiglie, composte nella maggior parte dei casi da madri sole e con più di un figlio a carico, non saranno semplici destinatarie di una casa, di un prodotto finale realizzato da altri, ma parteciperanno invece a tutto il processo, accompagnando il Municipio e i costruttori nelle decisioni relative al terreno e alle case da occupare e partecipando, nel limite delle loro possibilità, alla realizzazione dell’opera edilizia, anche assumendosi specifiche responsabilità.
È della settimana scorsa la prima riunione con mamme e bambini per presentare il piano di costruzione, rispondere alle loro domande e iniziare a ragionare insieme su come lavorare. Un incontro emozionate e partecipato, per soddisfare quel diritto fondamentale che da molti anni queste persone si vedono negato: avere accesso a una casa dignitosa.
Protagoniste, con le famiglie, saranno poi le microimprese locali: le due già esistenti potranno rafforzare le proprie conoscenze attraverso la formazione, mentre una terza prenderà nuova vita con persone inserite nelle liste di impiego del comune, che potranno così formarsi e apprendere conoscenze utili nel futuro e trovare un buon lavoro, anche se momentaneo.
Questo processo permetterà a persone della zona di essere protagoniste di un importante cambio nel territorio e non solo spettatrici senza diritto di intervento, e aiuterà in buona parte a un miglioramento generale dell’economia locale.
Una delle tre microimprese è già al lavoro scavando le fondamenta e montando le strutture di sostegno delle case che serviranno da guida per la costruzione.
Habitando, con il Municipio, mette a disposizione la proprio equipe di tecnici e assistenti sociali per accompagnare il processo che punta a inaugurare le prime 5 case entro la fine del prossimo aprile.
Sarà un lavoro intenso che verrà affrontato con energia, e la consapevolezza che si tratta soltanto dell’inizio: il primo dei numerosi altri interventi in programma e da portare a termine al più presto.

Di Nicola Bellin,
ProgettoMondo Mlal Argentina

venerdì 3 dicembre 2010

Per Natale adotta un Progetto, sosterrai lo sviluppo!

Si avvicinano le feste e si pensa tutti un po’ di più a come rendere felice chi c’è più caro. O magari anche a come non bruciare troppo in fretta questo scampolo di serenità che precede il Natale e l’inizio di un nuovo anno. In questo caso si pensa anche a chi forse ci è meno vicino, ma che sentiamo e vogliamo continuare a sentire altrettanto prossimo. E sono quelle persone, comunità o progetti che, da soli, sono capaci di moltiplicare un nostro gesto di attenzione, solidarietà, generosità.
Adottando un’iniziativa di ProgettoMondo Mlal potrai davvero moltiplicare per 100 il tuo più piccolo dei gesti. Perché il tuo dono andrà a sostenere lo sviluppo, e perciò la crescita di una delle tante comunità del Sud del Mondo.
Come ogni anno ProgettoMondo Mlal lancia una Campagna di Raccolta fondi Straordinaria per i suoi Progetti maggiormente in difficoltà, i più fragili, perché spesso lontani dai riflettori della comunicazione e della solidarietà internazionale, ma non per questo meno urgenti, concreti e straordinariamente importanti.
Ecco perciò, attraverso queste brevi presentazioni preparate per voi, i 4 Programmi che più ci stanno a cuore in questo momento, sui temi della migrazione (Marocco), delle bambine di strada (Brasile), del diritto alla casa (Argentina) e della microimpresa giovanile (Nicaragua).
Senza il vostro contributo faranno molta più fatica a diventare realtà.

IL FUTURO NON SI FERMA. Progetto Migrazione, Tutti in Rete! - Beni Mellal, Marocco - videotestimonianza della nostra cooperante in Marocco, Teresa Leone
Ragazzi che sognano di partire per ricominciare. Magari per tornare in patria ma diversi. Con un titolo di studio, o un lavoro, una famiglia felice, un vestito e un auto decenti. Insomma con una nuova dignità.
La migrazione per la stragrande maggioranza dei giovani marocchini è un’ossessione. E’ il tema che alimenta le chiacchiere al caffè, in casa o nel periodo di vacanza quando al villaggio tornano i parenti emigrati in Europa, benvestiti, spavaldi e munifici. In realtà pochi di loro sanno cosa li aspetta. E pochi potranno prepararsi all’impatto forte e decisivo che avranno una volta sbarcati in una delle tante stazioni ferroviarie europee.
Offrire informazioni serie e qualificate sulla realtà della migrazione verso l’Europa, raccogliere e mettere a confronto esperienze, successi e insuccessi di tanti singoli progetti di futuro, fare crescere insieme in uno stesso spazio fisico –la Mediateca- adolescenti maschi e femmine, sostenere le famiglie delle vittime della migrazione clandestina, sono soltanto alcuni degli aiuti possibili. Non cambiano il fenomeno della migrazione, né garantiscono la riuscita dei percorsi scelti da questi ragazzi. Senz’altro però rendono meno esiziale l’abbraccio che anche il nostro paese riserva –ancora oggi- ai più fragili di loro.
Per confermare questo impegno in Marocco e non fermare il futuro di questi ragazzi, abbiamo bisogno di raccogliere fondi. Aiutaci a dare un futuro al Marocco!

Donazioni su Banca Popolare Etica Iban IT 42 X 05018 12101 000000513250



QUANTO VALE 1 BAMBINA DI FAVELA?
Progetto La Strada delle bambine – Rio de Janeiro, Brasile - Videotestimonianza della nostra cooperante a Rio de Janeiro, Enrica Carnevali
10 minuti di sesso con una minorenne costano poco meno di 1 euro. E anzi, “10 minuti di sesso a soli 1.99 reais” è proprio lo slogan con cui vecchi edifici fatiscenti del centro propongono agli impiegati una pausa lavoro a luci rosse.
La realtà delle donne di strada in Brasile comincia presto. Prestissimo. Già a 6 anni, se sei nata in uno di quelle favelas dove da decenni non batte il sole, si può essere schiavi del crack, la nuova droga dei poveri: 2 reais per 2 spinelli. E sei già dentro per sempre.
Lungo la linea del treno, nei pressi della Central do Brasil, vivono ladruncoli, travestiti in erba, spacciatori e anche baby-confezionatori di droga per 50 reais al mese, prostitute, trafficanti e sfruttatori. Un mondo che cresce a dismisura alla luce del giorno.
Rio si prepara alle Olimpiadi del 2016, e prima ancora ai Mondiali del 2014, mandano i carriarmati in favela per stanare e costringere all’evacuazione i narcotrafficanti, ma non ha iniziative altrettanto forti per combattere il traffico di esseri umani e lo sfruttamento sessuale delle minorenni.
Su questo è stato faticosamente costruito il Programma La Strada delle bambine per cui lavora oggi una rete di associazioni specializzate nel lavoro di strada, nella formazione delle giovani prostitute, nell’assistenza legale alle vittime del traffico, alla sensibilizzazione dei più piccoli nelle scuole.

Per contribuire a riportare luce nel buio di tante piccole esistenze, Adotta 1 favela brasiliana. Donazioni su Banca Popolare Etica Iban IT 66 G 05018 12101 000000512855



TUTTO IL MONDO SOTTO UN TETTO
Progetto Habitando – Cordoba, Argentina - Videotestimonanza del nostro cooperante a Cordoba, Nicola Bellin
Per le tante famiglie argentine che durante la crisi hanno lasciato le campagne per la città, pare non esserci spazio di vita dignitoso. Anno dopo anno, baracche in lamiera e vecchi edifici fatiscenti abbandonati, sono diventati la dimora per chiunque una casa non l’avesse già per nascita. Senza servizi, né luce né gas, questi insediamenti provvisori hanno annullato ogni vita domestica, opportunità di relazioni e occasioni di gioco.
Anche in un periodo di sviluppo economico, con un aumento delle esportazioni e una crescita di nuove politiche sociali, come quello che indubbiamente si trova a vivere oggi l’Argentina del dopo crisi, nelle gradi aree extraurbane l’edilizia popolare è ancora cosa rara e, comunque, inaccessibile ai molti.
Con questo programma pilota, realizzato con un partner esperto in materia come l’argentino Ave, ProgettoMondo Mlal punta a rafforzare uffici tecnici e Amministrazioni comunali, chiamati oggi più che mai a dare una risposta all’emergenza abitazioni, con la formazione e la progettazione di modelli di edilizia popolare, e soprattutto con la promozione di una diversa politica abitativa che preveda il diretto coinvolgimento della popolazione, impiegata fin dall’inizio del progetto in lavori di autocostruzione o in servizi di coordinamento e gestione di attrezzi e strumenti vari, ma anche nella formazione di microimprese edili che, oltre a edificare la propria casa, possono godere poi di una reale opportunità di impiego e di sviluppo economico, per sé e per la loro impresa.

Per dare un tetto alle famiglie argentine, adotta una microimpresa e falla crescere.
Donazioni su Banca Popolare Etica Iban IT 92 N 05018 12101 000000512600



Il FUTURO E’ ANCORA GIOVANE
progetto Futuro Giovane – Chinandega, Nicaragua - Video testimonianza del nostro cooperante a Chinandega, Federico Lagi
Soprattutto nel Sud del mondo, dove povertà, denutrizione, disperazione, non fanno campare certo fino a 100 anni, la maggioranza della popolazione è costituita da giovani. Giovani che imparano presto a non aspettarsi niente dalla vita. In paesi come il Nicaragua, dove protagonismo, cambiamento e partecipazione sono state le parole magiche con cui sono state allevate almeno due generazioni, non potere contribuire alla crescita della propria famiglia e della comunità di appartenenza, è una negazione difficilmente accettabile.
A loro si rivolge il Progetto Futuro Giovane. Con l’organizzazione di corsi di formazione in auto imprenditoria e creazione di piccole imprese, il Progetto ha restituito senso al futuro di centinaia e centinaia di ragazzi.
Provenienti anche dalla provincia più sperduta, i giovani corsisti hanno fortemente voluto partecipare alle iniziative del Programma. Con passione e forza di volontà si sono sottoposti alla lunga e dura selezione per ottenere anche quel micro finanziamento che avrebbe permesso loro di mettere su davvero quello che avevano progettato sulla carta al termine della formazione.
Così molti di loro sono già al lavoro. Commerciano latte, fabbricano oggetti in pelle, hanno aperto un chiosco sulla strada per il mercato, dirigono una piccola sartoria per donne.
Mese dopo mese, guadagnano, risparmiano, restituiscono il prestito, e intanto disegnano il loro futuro.
Ma molti altri di questi ragazzi attendono di partecipare ai corsi, di diventare microimprenditori e di guadagnarsi la fiducia della Microfinanziaria che gestisce il fondo dei prestiti.
Non è stato facile provare a cambiare il corso delle cose. E a cambiarlo in meglio.

Se credi nel futuro e nei giovani, adotta 1 microimpresa in Nicaragua e ti darà soddisfazione.
Donazione su Banca Popolare di Verona e Novara IT 31 X 05188 11723 000000008684

giovedì 28 ottobre 2010

In Plaza de Mayo, “Fuerza Cristina!”

Una disgrazia inaspettata e decisiva.
Questa frase può assumere il ruolo chiave per descrivere le sensazioni sia di militanti che di oppositori, il giorno dopo la scomparsa, a causa di un infarto, di Nestor Kirchner, ex presidente e marito dell’attuale presidente dell’Argentina, Cristina Fernandez.
Inaspettata perché quest’uomo di sessant’anni, se ne è andato all’improvviso, sconvolgendo il Paese proprio nel giorno in cui l’attenzione era tutta rivolta da un’altra parte. Ieri 27 ottobre, infatti, si stava svolgendo il grande censimento che, dopo 10 anni, rivelerà al Paese i nuovi dati demografici, di impiego e abitativi.
Decisiva dall’altro perché, per molti motivi, ci troviamo di fronte a una svolta importante in Argentina, un momento cruciale.
Prima di tutto perché in molti attribuiscono al lavoro di Nestor Kirchner quella che fu la rinascita dell’Argentina, che nel corso dei suoi quattro anni di governo vide ripartire la sua economia dopo la terribile crisi economica e sociale che schiacciò la nazione nel 2001 e nel 2002.
In secondo luogo perché, dopo la fine del suo mandato, di fatto, non aveva mai smesso di governare. Accompagnava costantemente la moglie Cristina Fernandez che sta attualmente dirigendo con grande carisma il Paese e con il quale formava una coppia indissolubile a livello politico oltre che famigliare.
Los K”, come li chiamavano in Argentina, non senza forti conflitti politici (a volte enormi, come la legge sui mezzi di comunicazione e il conflitto con i coltivatori di soia), sono stati il motore della politica argentina degli ultimi sette anni, in maniera così intensa da ricordare a momenti l’altra coppia che ha marchiato a vita la storia di questo paese: il generale Perón e la moglie Evita.
Nel corso del governo Kirchner, portatore di un'ideologia che puntava alla ricerca di una maggiore uguaglianza, alla lotta alle grandi corporazioni e alla redistribuzione della ricchezza nel Paese, è importante sottolineare l’importante decisione di aprire il processo all’ex dittatore Videla e ai suoi collaboratori, colpevoli della sparizione di 30.000 persone nel corso della dittatura militare dal 76 all’83.
In molti già si chiedono se Cristina Fernandez sarà in grado di dimostrare il suo grande valore politico e di governare il Paese senza il marito al suo fianco. Un Paese colpito da una delle inflazioni più forti nel mondo e che sta ancora attraversando un percorso di importante rinascita per tornare a raggiungere una stabilità perduta.
Quest’uomo ha lottato molto anche per rafforzare il dialogo e l’unione tra le nazioni latinoamericane, è stato uno dei fondatori dell’Unasur (Union de Naciones Suramericanas) della quale era da poco stato eletto segretario generale.
I presidenti latinoamericani, tra cui Evo Morales, Lula da Silva, Correa e molti altri stanno raggiungendo in questo momento l’Argentina per tributargli l’ultimo omaggio.
Un dato importantissimo è che, il prossimo ottobre 2011, vi saranno le elezioni presidenziali e Nestor Kirchner, virtualmente, si sarebbe ricandidato al ruolo di presidente per poter dare continuità al lavoro iniziato nel 2003.
Il panorama politico si fa quindi molto incerto e predisposto a grandi scontri per poter trovare un adeguato sostituto che possa continuare a governare il Paese.
Nel frattempo migliaia di persone piangono la scomparsa del loro leader, riempiendo la Plaza de Mayo di Buenos Aires, luogo “sacro” della storia argentina, giusto davanti al palazzo presidenziale, per salutarlo un’ultima volta, stringersi alla moglie, lasciare un fiore o un ricordo. Molti gridano “Fuerza Cristina!”

Nicola Bellin
ProgettoMondo Mlal Argentina

martedì 19 ottobre 2010

A Cordoba la scuola è in rivolta

Sono giorni intensi di marce e proteste nella cittá di Córdoba in Argentina. Da ormai una ventina di giorni, 20 scuole superiori della città sono state occupate dagli studenti e dai loro docenti che hanno innalzato scritte e striscioni per protestare contro la nuova legge regionale sull’educazione. L’accusa rivolta a chi ha scritto la legge è di non avere dato spazio alla loro partecipazione mentre la ideavano, e di essere rappresentanti delle corporazioni educative private che per questo lavorano contro l’educazione pubblica, gratuita e laica.
Da molto tempo, inoltre, i finanziamenti per l’istruzione pubblica sono estremamente ridotti, con conseguenze piuttosto pesanti per l’insegnamento che non dispone delle risorse necessarie per garantire qualità e, in alcuni casi, nemmeno la sicurezza considerando che molti degli edifici scolastici pubblici della città sono caratterizzati da seri problema di infrastruttura che li rendono obsoleti e pericolosi.
Qualche giorno fa gli studenti delle venti scuole occupate hanno scelto l’arteria stradale più vicina alla loro scuola e sono scesi in piazza con cori, striscioni e tamburi occupando e bloccando le strade per far sentire la loro voce. Con loro anche molti docenti e genitori che, stanchi dei salari bassi e delle scarse risorse dedicate all’istruzione che ne compromettono la qualità, hanno deciso di appoggiare la protesta studentesca sfidando i rettori e i presidi delle scuole.
I punti di vista sulla protesta e sulla sua metodologia sono però vari e diversi. Si trovano infatti anche molti studenti, genitori e docenti che pur protestando per far rispettare i propri diritti, si appellano alla democrazia condannando il metodo della protesta e accusando una minoranza di essere la causa della confusione creata in questi giorni.
Scenari particolari quindi, con scuole occupate da una parte degli studenti e chiuse con il catenaccio, e parte degli altri studenti fuori dalle stesse scuole a reclamare il diritto di entrare per poter continuare a studiare, proponendo altri metodi per negoziare soluzioni.
Il governatore della provincia di Córdoba, Schiaretti, cerca di spegnere la tensione, condannando la protesta e annunciando che, il 28 ottobre, sarà presentato il nuovo disegno di legge che verrá discusso solamente un mese dopo, garantendo il tempo quindi a tutte le parti di poter dare la propia opinione per poter modificare il contenuto.
Sono giornate intense, piene di suoni di tamburi e grida di giovani che lottano. E ognuno a suo modo riempie le strade di questa città con passione.

Nicola Bellin,
ProgettoMondo Mlal Argentina