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venerdì 1 aprile 2016

Haiti: La Pasqua festeggiata a Papaye

Anche quest’anno siamo riusciti a festeggiare la Pasqua a Papaye. Ci siamo vestiti bene (mai quanto gli amici del quartiere!). Nonostante l’aver portato Marta a messa tutte le domeniche per quasi un anno e Mario per poco più di due mesi, ancora ci guardano strano e si chiedono quale diavoleria sia la fascia porta bimbi.
La chiesa è piena, fa un caldo al limite del sopportabile, ci sistemiamo nel porticato esterno da cui possiamo seguire la celebrazione e goderci un leggero venticello.
La corale di Saint Paul, santo patrono della parrocchia, è incaricata dell’animazione insieme ai musicisti. È festa e c’è la corrente gentilmente offerta dai PFST (piccoli fratelli di santa Teresa): e così chitarra elettrica, basso e tastiera si uniscono a tamburi, maracas e bambù. La “pak” è la festa più importante della liturgia cristiana, e così anche dalla vicina chiesa battista arrivano i canti di lode.
Arriviamo a casa sotto un sole cocente, poco prima di mezzogiorno. Il pomeriggio passa veloce, prendo la macchina e scendo a Hinche a comprare l’acqua potabile mentre la famiglia dorme. Torno dopo poco, facciamo merenda con della iucca lessa e poi via verso la cascata. A Bassin Zim festeggiamo la Pasqua con una giornata di giochi, cinema e musica. Arriviamo che è quasi buio, intravediamo la cascata, visitiamo il nuovo centro turistico, assaporiamo del pollo fritto finché gli amici di Zanmi Sinema proiettano un cortometraggio con il sottofondo di un rumoroso e puzzolente generatore.
Nella strada del ritorno lascio la famiglia di Monerot e di Alson (il nostro guardiano) alla fontana in modo che inizino a riempire i loro contenitori. Arrivati a casa carico in macchina i miei contenitori e ritorno alla fontana, sono le 20. Rientro alle 21.45 con una discreta scorta d’acqua, circa 180 litri, che dovrebbe essere sufficiente per 3 giorni.
In questo scenario di vita quotidiana, gli eventi nazionali mi scivolano addosso: poco mi interessa del nuovo primo ministro haitiano, Enex Jean-Charles, la cui nomina è stata approvata da entrambe le camere 40 giorni dopo la nomina del presidente provvisorio Jocelerme Privert. Ora questi due personaggi dovrebbero gestire il Paese e condurlo alle elezioni previste per il 24 aprile. Mi viene da sorridere, si vorrebbe fare in 4 settimane quello che non si è riuscito a fare in 3 anni…ma si sa in Haiti tutto è possibile, gli amici e colleghi di MPP sono totalmente disillusi e non si aspettano nulla di buono da questa legislatura. La pioggia che non vuole proprio cadere, dicono anche a causa del fenomeno de El Niño, aggrava la situazione di insicurezza alimentare (ne soffre circa il 20% del Paese); la stazione di servizio di Hinche esplode a causa di una fuga di combustibile dal camion del rifornimento. Forse sono diventato troppo haitiano: “ci penserà il Buon Dio a sistemare tutte le cose”.
Gli sforzi e gli impegni però non mancano, ProgettoMondo Mlal presenta una proposta progettuale proprio sul tema della sicurezza con un ambizioso partenariato italo-franco-haitiano ed MPP diploma 25 agroecologi.

Buona Pasqua di Resurrezione!

Michele Magon, cooperante ProgettoMondo Mlal ad Haiti
con Luisa, Marta e Mario

lunedì 14 dicembre 2015

Haiti, il riso fa...buon sangue

«Coltivo la terra da quando ero bambino, un mestiere che ho ereditato da mio padre e dal padre di mio padre… Lavoravamo duramente, riuscendo a malapena a mangiare una volta al giorno. Siamo andati avanti così per anni, senza immaginare che si potesse vivere in un altro modo, e che la povertà potesse venir sconfitta», racconta Sonson, 49 anni, abitante di Bocozelle nella valle dell’Artibonite, 120 km a nord di Port-au-Prince, la capitale di Haiti.
Il Paese è divenuto tristemente “famoso” da quando, nel 2010, il terremoto ha mietuto 220.000 vittime e provocato danni per 14 miliardi di dollari. Oltre a questo, due uragani scoppiati nel 2012 hanno contribuito a distruggere l’intera produzione agricola, in particolare quella di riso, il piatto base dell’alimentazione locale. «A peggiorare la situazione, la concorrenza del riso statunitense favorito da una politica doganale che ha costretto l’ex presidente Aristide ad abbassare i dazi su questo cereale dal 22 al 3%», spiega Andrea Fabiani, che per tre anni ha lavorato ad Haiti per conto dell’associazione torinese CISV.
«Oggi il riso locale costa 900 gourde haitiani (circa 15 euro) al quintale, contro gli appena 400 gourde di quello importato dagli Stati Uniti. E per le famiglie povere - che vivono con 40 centesimi di euro al giorno a persona, e che costituiscono il 50% della popolazione - è più conveniente acquistare il riso straniero a scapito della produzione locale».
L’altro paradosso è che, senza importazioni, la produzione interna non basta a soddisfare i bisogni locali. «Per liberarsi dall’import e dagli aiuti esterni occorre perciò rilanciare e raddoppiare la produzione» dice Andrea. Un’utopia?
«Qui a Bocozelle, dove siamo attualmente 48.000 abitanti, siamo riusciti a raddoppiare la produzione di riso da 2,5 a 5 tonnellate per ettaro, nel giro di pochi mesi», racconta Sonson, membro della federazione Ojl 5 (“Occhi aperti” in creolo) con cui CISV collabora e che riunisce oltre 50 organizzazioni contadine.
«All’inizio non è stato tutto rose e fiori», spiega Andrea, «perché i risicoltori erano restii a modificare i metodi di lavoro tradizionali».
Adesso veniva loro richiesto di unire le proprie (piccole) parcelle di terra in un unico appezzamento, più facile e redditizio da lavorare; di seguire specifici corsi per migliorare le tecniche di coltivazione e gestione; e di utilizzare un nuovo sistema di credito in natura per ricevere concime e sementi in prestito dalla RACPABA (rete di associazioni e cooperative agricole dell’Artibonite), dando parte del riso prodotto come “restituzione” al termine del raccolto.
«Tutte queste novità all’inizio andavano ‘digerite’, perciò siamo partiti con una piccola sperimentazione su 4 ettari di terreno», racconta Andrea.
«Ma fin dal primo raccolto si sono ottenute rese di 5-6 tonnellate per ettaro, e questo ha convinto i contadini a proseguire, arrivando in poco tempo a 30 ettari di risaie coltivate». Un successo, conferma Antò, anche lui risicoltore di Bocozelle: «Avevo preso in affitto un lotto di terreno per coltivarlo, ma quando il proprietario ha visto che il suo vecchio appezzamento poteva produrre fino a 6 tonnellate di riso di buona qualità, ha subito voluto indietro la terra per coltivarsela da sé!».
Adesso CISV e i contadini dell’Artibonite sono arrivati a mettere a coltura 100 ettari di risaie, a beneficio di 1.600 famiglie. «Abbiamo iniziato a lavorare e a vivere meglio», dice Sonson. «E’ più facile procurarsi i mezzi che ci servono per il nostro lavoro (concime, sementi…), riusciamo a dare da mangiare regolarmente ai nostri bambini, e molti nei villaggi hanno iniziato a mandare i figli a scuola».
Molto però resta da fare: «Spesso manca l’acqua per irrigare, costruire canali è costoso e per bere si usa spesso l’acqua del fiume, ma fa male alla salute». «Occorre sviluppare ancora di più l’agricoltura» dice Andrea, «che è la base dell’alimentazione e dell’economia. Ed è l’unica via per aiutare gli haitiani a camminare di nuovo sulle proprie gambe, liberandosi dalla dipendenza dall’estero».
Stefania Garini, Cisv

DONAZIONI SU
- cc bancario Banca Etica IBAN IT25 K 05018 01000 000000110668
- on line su www.cisvto.org
intestati a CISV - causale HAITI
http://www.cisvto.org/paesi/haiti

giovedì 3 settembre 2015

La domenica di Haiti

È domenica, non c’è neanche una nuvola. Il cielo è azzurro Caraibi. Caldo. Arriva l’acqua, faccio il bucato, riempio secchi e bidoni, e mi preparo per andare a messa. I cinque minuti di passeggiata fino alla chiesa sono sufficienti per arrivare fradicio di sudore e attirare i risolini dei presenti. Sì perché, la domenica mattina a messa, gli abitanti di Papaye sono impeccabili. È giorno di festa e lo si vede anche dall’abbigliamento curato, pulito, stirato, scarpa in pelle per l’uomo, tacco per la donna, volant di tulle, treccine e perline multicolori per le bambine.
A quest’ora, chi non è già in chiesa è intento a lavare i panni, la moto e a fare le pulizie di casa. Nel mio tragitto verso la chiesa, noto che la famiglia Monerot si è divisa equamente i compiti: gli uomini si occuperanno della casa e le donne possono andare a messa. La nonna guida la delegazione composta da Ketoun, fresca di maturità, Laura, Lenski e Mikerly. Laura e Mikerly, le due bimbe, portano un vestitino rosa bonbon improponibile dalle nostre parti, ma quanto mai bello da queste.
Bisogna fare presto perché è d’obbligo essere in chiesa prima dell’arrivo del prete (che viene dalla cittadina di Hinche) e d’altra parte c’è solo una messa, questa messa. Nonostante questa sia considerata una parrocchia, non c’è una sagrestia. Così, al di fuori delle celebrazioni, il corpo di Cristo viene ospitato nella cappella della Casa dei Petits frères Sainte Therèse.
Oggi il compito di animare la messa tocca al gruppo Kiro, un movimento giovanile ispirato a San Paolo molto attivo soprattutto nel nord Europa e in Africa. Il jazz, come lo chiamano in creolo, è essenziale per far vivere bene la celebrazione e oggi siamo al completo: tamburo, maracas, gratwa, bambo soffiato e percosso. Nelle occasioni speciali, in realtà, vengono aggiunti anche strumenti elettrici come il basso e la chitarra, ma oggi è un giorno qualsiasi e la corrente non c’è, come nelle altre 48 domeniche dell’anno. In compenso, ormai da qualche mese, c’è il microfono, una sorta di karaoke a batterie che, a ogni parola o suono amplificato, cambia colore, giallo, verde, blu. A noi fa sorridere, improponibile dalle nostre parti ma quanto mai bello da queste.
Questa mattina oltre a père Allens, il parroco, c’è père Delacruz, responsabile dell’ufficio OPM in Haiti che con cipiglio deciso celebra la messa. L’omelia è interattiva, prevede scambi di opinioni e interrogazione finale ai fedeli presenti. Il celebrante è il primo a battere le mani a tempo durante il canto del Santo, a muoversi a ritmo di musica al termine della consacrazione, ad improvvisare una benedizione comunitaria dopo avere diligentemente citato tutti coloro che in settimana hanno festeggiato i propri compleanni. A suo tempo, anche noi tre (io, mia moglie e la piccola Marta) siamo stati benedetti in questa chiesa e questo ci ha fatto sentire parte e figli della comunità. Improponibile dalle nostre parti, ma quanto mai bello da queste.
Mi ha sempre affascinato, e particolarmente coinvolto, l’aspetto socioculturale e religioso della messa della domenica ad Haiti. Qui la fede e la cultura locale si mescolano, si integrano, sembrano dialogare e rispettarsi. In questo piccolo villaggio, dove siamo presenti come ProgettoMondo Mlal, mi pare tutto più vivo e, parallelamente, che tanto ancora si può costruire, a partire dal concetto stesso di famiglia: spesso infatti siamo l’unica famiglia che seduta nello stesso banco assiste alle celebrazioni. In compenso, liturgicamente parlando, mi sento più partecipe di quello che succede durante la funzione rispetto a ciò che viene celebrato e del motivo perché io sono in chiesa. Il momento più ricco e toccante resta naturalmente la Comunione che, ad Haiti, si fa con pane e vino, corpo e sangue di Cristo, come credo debba essere. Perché è improponibile dalle nostre parti?

Michele Magon
ProgettoMondo Mlal Haiti

martedì 21 ottobre 2014

Haiti, dopo il colera la febbre

Nei giorni scorsi più di 300 persone, tra loro anche molti bambini, sono stati accolti all’ospedale pubblico Sainte Therese di Hinche, nell’altipiano Centrale di Haiti. La stessa provincia già colpita nelle scorse settimane da una nuova epidemia di colera.
Ogni giorno, quindi, vengono letteralmente presi d’assalto sia il Pronto soccorso generale, sia il reparto pediatrico dell'ospedale. I pazienti presentano i sintomi di una febbre che i medici non sono ancora riusciti a identificare per la mancanza di risultati convincenti dalle analisi di laboratorio.
"I sintomi – ha rivelato infatti il direttore medico, il dottor Jean Daniel Laguerre, ad AlterPresse - somigliano ai sintomi della febbre tifoide. Ma è ancora molto difficile fare una diagnosi accurata”. Il dottor Laguerre ha anche confessato che, almeno in 6 casi, si è dovuto intervenire in emergenza per scongiurare il decesso dei pazienti: "Non possiamo dire esattamente di cosa si tratta. Tuttavia bisogna adottare delle vere misure di sicurezza".
Purtroppo in alcuni casi chi avverte questi sintomi non si rivolge subito all’ospedale scambiandoli per quelli della chikungunya (malattia febbrile acuta virale, epidemica, trasmessa dalla puntura di zanzare infette, ndr.), scegliendo l’ospedale quando ormai la situazione è davvero grave. A questo quadro così delicato si sommano poi facilmente delle complicazioni.
Inoltre, da circa due settimane, la città di Hinche non riceve più acqua potabile e dunque buona parte della popolazione usa l'acqua stagnante del fiume per soddisfare le esigenze domestiche quotidiane.
Una situazione intollerabile che, peggiorata dalla bassa quantità delle piogge, non fa che alimentare l’aumento dei casi di colera. Ogni giorno all’ospedale Santa Teresa di Hinche arrivano infatti più di venti persone con sintomi di colera.
L'abbandono di pratiche igieniche regolari unito alla carenza di acqua potabile e all’inquinamento delle acque del fiume sono i fattori con cui si spiegano l'aumento della malattia del colera a Hinche.


Luisa Zamperini
ProgettoMondo Haiti
equipe Nuove Energie

mercoledì 1 ottobre 2014

Colera, nuova escalation ad Haiti

Il colera ad Haiti non fa notizia ma uccide. La totale assenza di infrastrutture igienico-sanitarie, la cattiva gestione degli impianti fognari e dell’acqua potabile, l’insufficienza di prevenzione e vaccini specifici, complici la povertà endemica, e magari la stagione secca e altri cataclismi naturali, hanno segnato soltanto dall’ottobre 2010 – anno del devastante terremoto che mise in ginocchio il Paese – ad oggi, 703.595 casi di infezione e 8.564 vittime.
In questi giorni però l’epidemia di colera ha avuto un’impennata preoccupante. Nel solo dipartimento di Hinche, nell’altipiano centrale del Paese, lontano quindi dalla caotica e sovraffollata capitale e in un’area a vocazione prettamente agricola, l’escalation non ha precedenti. Se luglio e agosto avevano registrato soltanto 66 casi di infezione, dal 10 al 26 settembre i ricoveri sono stati 87 e oggi, nell’arco di una sola settimana, si è appreso che altre 50 persone sono state ricoverate all’ospedale Sainte Therese di Hinche, 35 mila abitanti, capoluogo del dipartimento.
Il colera ha colpito soprattutto la città e il piccolo centro rurale di Bassim Zim. I media locali riportano con grande risalto gli ultimi drammatici dati. Si dice che oltre a essere una escalation che non ha precedenti, la situazione appare completamente senza controllo. Il colera, infezione diarroica acuta a trasmissione orale-fecale viene contratta in seguito all'ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti. I cibi più a rischio per la trasmissione della malattia sono quelli crudi o poco cotti.
“Qui ad Hinche non pioveva da mesi e la pioggia è cominciata appena da 10 giorni”, ci racconta la nostra cooperante Luisa Zamperini, veronese, che insieme al marito Michele Magon, originario di Pescantina, nel dipartimento di Haiti coordinano per l’Ong ProgettoMondo il progetto Nuove Energie. Un intervento dedicato ai contadini e alle famiglie di quest’area rurale per contrastare il disboscamento selvaggio, quale unica fonte di energia, con l’implementazione di vivai, l’adozione di cucine migliorate a risparmio energetico e l’uso di pannelli solari per il ricavo dell’energia elettrica. “La siccità ha favorito e alimentato il prolificare di batteri, l’inquinamento e l’accumulo di sporcizia. I canali di scolo di Hinche sono una discarica a cielo aperto e purtroppo niente sembra potere migliorare questa situazione…”.
Se i media non risparmiamo aggiornamenti e dati sulla situazione, la popolazione pare subire questo atavico inanellarsi di cataclismi, epidemie e paralisi politica del governo, con paziente sottomissione: “La popolazione haitiana è abituata a non aspettarsi e a non potere chiedere niente alla vita – conclude l’operatrice di ProgettoMondo Mlal – e con lo stesso spirito sta vivendo questo nuovo dispetto del destino”.

Comunicazione ProgettoMondo

mercoledì 9 luglio 2014

Un capoprogetto per Haiti

La Fondazione ProgettoMondo (una nuova realtà che vede operativamente insieme 4 entità: ProgettoMondo Mlal, Cisv, ADP e CVCS) cerca urgentemente un capoprogetto e rappresentante legale per Haiti, disponibile a partire da agosto 2014. La zona di intervento è a Saint Marc, Léogane, in appoggio alle organizzazioni contadine locali. L’operatore farebbe però base nella capitale, Port-au-Prince, con spostamenti nelle zone di progetto. Tipologia del contratto è “a progetto”, per un periodo di 9 mesi rinnovabili.

Inviare CV e lettera di motivazione in italiano o francese a info@fondazioneprogettomondo.org entro il 20 luglio 2014.

Leggi qui la job description

Comunicazione ProgettoMondo
 

giovedì 26 giugno 2014

Un business plan per Haiti

In questi ultimi mesi, le donne del Centro di Trasformazione Agricola CESCAL di Grande-Rivière, la terza sezione comunale di Léogâne, hanno preso parte alla realizzazione di un business plan di 3 anni, con l’obiettivo di garantire all’organizzazione una prospettiva di crescita sostenibile.
L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione tra ProgettoMondo Mlal e la prestigiosa organizzazione del Consiglio Nazionale per i Finanziamenti Popolari (in creolo KNFP, Konsèy Nasyonal Finansman Popilè)
Nella prima fase le donne hanno partecipato a 5 giornate di formazione, organizzate dall’Istituto Mobile di Formazione (IMOFOR) del KNFP, alle quali erano invitati anche alcuni membri centro di formazione CEFECACC.
Durante il corso ci si è concentrati inizialmente sullo studio di un piano d’affari, affinché fossero chiari sia l’importanza che esso può avere per un’impresa, sia il metodo da seguire per redigerne uno.
In seguito i partecipanti hanno condiviso le proprie aspettative, con particolare attenzione ai desideri delle socie del CESCAL: rendere il proprio centro di trasformazione dei prodotti agricoli molto più influente a livello nazionale.
Quindi, partendo dal piano più astratto delle aspirazioni, si è passati a quello più concreto dei concetti di missione e obiettivi, che sono stati così sintetizzati: “trasformare i prodotti agricoli per contribuire alla sicurezza alimentare della popolazione e formare agricoltori per migliorare le loro condizioni di vita promuovendo in questo modo la produzione nazionale”; con l’intenzione appunto di aumentare anche gli introiti e la reputazione del Centro.
Nella fase successiva, sono state esaminate le proposte di ristrutturazione dell’organigramma del Cescal, l’analisi dei dati finanziari e l’analisi dei prodotti su cui puntare per migliorare la produzione e le vendite.
Terminata la formazione è stata anche organizzata una giornata aggiuntiva, durante la quale sono stati stabiliti i prezzi per i prodotti in vendita, discutendo poi in maniera partecipativa il business plan, elaborato dai consulenti di IMOFOR/KNFP.
Avere preso attivamente parte ai lavori di gestione del Centro non era assolutamente scontato per le donne del CESCAL, che quindi hanno colto l’opportunità della formazione sia come un’esperienza di vita, che come un primo passo per introdursi nell’ambito manageriale.

Valentina Policarpi
Progetto Haiti Verde
ProgettoMondo Mlal Haiti

lunedì 9 giugno 2014

Haiti, inaugurata l'ultima scuola

In una cornice di festa, il 16 maggio scorso, sotto un tendone montato nel giardino della scuola come riparo prima dal sole e poi dalla pioggia, ProgettoMondo Mlal e FCA hanno ufficialmente consegnato l’ultima struttura scolastica “Myrdud” alla Comunità di Sarbousse, che si trova nella provincia di Léogâne, città costiera del Dipartimento Ovest di Haiti ed epicentro del terremoto del 12 gennaio del 2010, e inoltre hanno presentato a popolazione ed autorità i risultati dei rispettivi interventi  realizzati in ambito educativo e di assistenza sul territorio.
Persino il direttore dell’impresa incaricata della realizzazione della nuova scuola non è voluto mancare alla cerimonia destinando anche un piccolo budget per le spese dell’evento e poi presentando alla comunità le metodologie antisismiche seguite nella costruzione della nuova struttura scolastica. Erano poi presenti naturalmente le principali autorità locali: da quelle pubbliche, rappresentate dal CASEC, a quelle religiose, presenti in vece delle diverse chiese evangeliche e cattoliche della zona; fino ai rappresentanti dell’Ispettorato del Ministero dell’Educazione di Léogâne.
In questa occasione, il direttore della scuola, il Comitato dei genitori e gli insegnanti hanno pubblicamente ringraziato le istituzioni che hanno permesso la ricostruzione della scuola. Quindi hanno confermato il loro impegno a utilizzare la nuova struttura nel miglior modo possibile, con il desiderio di fornire accesso a un’educazione completa ai bambini della comunità, nel rispetto della destinazione principale degli spazi scolastici.
Questa, infatti, disporrà  sia di energia elettrica, fornita da un grande pannello solare, sia di nuovi servizi igienici, realizzati grazie al contributo del progetto Haiti Verde promosso sempre da ProgettoMondo Mlal nella stessa area d’intervento.
Inoltre erano presenti una delegazione di donne appartenenti al CESCAL, il Centro di Trasformazione dei prodotti agricoli che ha allestito un banchetto per informare, promuovere e nel contempo vendere i principali prodotti di stagione da loro preparati (marmellate, farine, noccioline tostate, creme a base di frutta).
I veri protagonisti della festa, però, sono stati senz’altro gli alunni della scuola che, sia piccoli che grandi, hanno presentato spettacoli di danza, canto e teatro, pensati e preparati appositamente nelle ultime settimane con l’aiuto degli insegnanti.
La costruzione della scuola era stata ultimata alla fine del 2013, in tempo per permettere l’apertura del nuovo anno scolastico e rendere sin da subito disponibili, ad alunni e insegnanti della comunità, i nuovi spazi e le nuove aule.
Si è comunque preferito aspettare le ultime settimane dell’anno scolastico per l’inaugurazione vera e propria della nuova scuola per attendere la chiusura formale del contratto di costruzione con la ditta, che anche 6 mesi dopo la consegna provvisoria delle chiavi, in questo periodo ha apportato piccole correzioni alla costruzione, e anche per organizzare l’inaugurazione in un momento dell’anno meno carico di impegni scolastici e consentire il regolare corso delle lezioni.
La comunità si è sentita molto orgogliosa del risultato del progetto e, durante la cerimonia, l’atmosfera di festa ha contagiato tutti, fino alla momento della chiusura della giornata avvenuta con un abbondante rinfresco preparato con prodotti e specialità locali: maiale fritto, insalate, e montagne di riso con fagioli!
Al termine dell’inaugurazione, senza perdere tempo, l’intera comunità è tornata operativa: gli adulti a lavorare i propri appezzamenti per sfruttare l’inizio della stagione delle piogge; gli studenti a preparare gli esami di fine anno, poiché la scuola di Myrdud è un istituto di natura comunitaria e perciò alla fine di ogni anno scolastico gli alunni devono sostenere un esame statale che convalida il percorso formativo svolto.
L’anno scorso, pur avendo fatto lezione tutto l’anno in strutture provvisorie, i risultati degli esami sono stati eccellenti, e più del 80% degli studenti li ha superati con esito positivo. Ora che la struttura è ultimata, ci si aspetta di consolidare questo percorso, affinché la scuola di Myrdud diventi un punto di riferimento per l’intera comunita’.

Alessandro Gambarini
Responsabile “Scuole per la rinascita”
ProgettoMondo Mlal Haiti                  


martedì 1 aprile 2014

Cinema, giovani e alimentazione: Premio Speciale a ProgettoMondo

La seconda edizione del Cinechildren Festival di Schivenoglia (Mantova) –sei giorni di proiezioni per scuole e adulti con seminari di approfondimento e altri appuntamenti culturali tenutisi negli ultimi due week end di marzo- ha visto premiato per la sezione “corti e alimentazione” il documentario di ProgettoMondo Mlal “Piccoli sogni che s’avverano”, realizzato dalla Kenzi Productions (regia di Annamaria gallone) in Bolivia nel 2011.
Ma anche altri due documentari di ProgettoMondo, “Bienvenidos (Bolivia 2012) e “Haiti nella terra” (2013) hanno ottenuto il 2° e 3° posto nella classifica generale. Grande quindi la soddisfazione tra gli operatori che in questi Paesi lavorano con dedizione e impegno per far sì che il cibo sia davvero diritto di tutti, e perché ogni Paese possa vedersi riconosciuto il diritto a produrre, trasformare e commercializzare i propri prodotti affinché qualità e ricavo economico assicurino dignità e sovranità alimentare alla popolazione.
I due documentari girati in Bolivia raccontano infatti l’impegno dell’ong ProgettoMondo a sostegno delle organizzazioni economiche contadine per la trasformazione di prodotti locali, quali grano, mais, frutta e latte e di piccole comunità che, sempre per il proprio autosostentamento, propongono itinerari di viaggio alternativi alle rotte battute dal turismo internazionale e alle attività.
Sul tema della sicurezza e sovranità alimentare era anche il documentario arrivato terzo che testimonia l’immane sforzo del movimento nazionale dei contadini haitiani per trovare nell’altipiano Centrale nuove opportunità di sopravvivenza e di sviluppo per il loro Paese martoriato da povertà endemica e ogni tipo di avversità naturale, primo tra tutti il devastante terremoto del 2010.
Nei sei giorni di proiezioni sono state proiettate tutte le 45 opere finaliste, individuate fra le 250 pervenute da 30 differenti Paesi. Le proiezioni avevano come tema “I giovani e l’alimentazione”, sul rapporto degli adolescenti con il cibo, toccandone anche tutte le problematiche collegate, quali i disturbi alimentari, la corretta dieta alimentare, i cibi spazzatura e la sicurezza alimentare.
Nel pomeriggio di domenica 30 marzo si è svolta appunto la cerimonia di premiazione, ospiti i vincitori e i rappresentanti di scuole e amministrazioni pubbliche che appoggiavano l’iniziativa.
ProgettoMondo Mlal ha dunque ritirato, direttamente dai bambini che hanno partecipato numerosi alla rassegna, un attestato che riconosce, oltre alla bellezza delle immagini, il valore educativo del documentario “Piccoli sogni che si avverano”. Il che equivale a riconoscere che anche il diritto al cibo della lontana popolazione contadina boliviana riguarda in fondo tutti noi.
Il Festival era organizzato da AMET Associazione Musica E Tecnologia, dall'etichetta discografica "Progetti e Dintorni" e dall'associazione "Cercando il cinema”, con i patrocini, tra gli altri, di Regione Lombardia ed Expo 2015.
link: www.cinechildren.it

giovedì 27 marzo 2014

Torna il sole sulla scuola di Myrdud


La ditta Sopec Plus, incaricata dei lavori di costruzione della scuola comunitaria di Myrdud, ha chiuso formalmente i lavori e consegnato le chiavi della struttura educativa al direttore e alla comunità di Myrdud già nel mese di ottobre. Ad aprile vi sarà però una verifica sullo stato della costruzione a 6 mesi dalla prima consegna delle chiavi, per dichiarare definitivamente conclusa la tappa di realizzazione della scuola.
Così, già dalla seconda metà di ottobre, i bambini di Myrdud sono entrati nella nuova struttura e hanno iniziato il nuovo anno scolastico senza ritardi rispetto alle tabelle ministeriali. Il progetto "Scuole per la rinascita" ha inoltre contribuito all’installazione del sistema elettrico e dei pannelli solari della scuola, e all’equipaggiamento dell’istituto grazie ad una donazione di mobili scolastici e materiali ludici e didattici. Sono state implementate inoltre diverse formazioni destinate prevalentemente al personale docente della scuola, per migliorare l’approccio pedagogico e rafforzare le conoscenze didattiche d’insegnanti e maestri.
Grazie a una sinergia con il progetto "Haiti Verde", sempre promosso da PMM nell’area rurale di Leogane, s’è poi generata l’opportunità per realizzare la costruzione delle toilettes della scuola, offrendo in questo modo ai bambini e agli insegnanti servizi igenici di qualita e accesso all’acqua.
Con questo importante passo avanti, ProgettoMondo Mlal, chiude una lunga tappa che ha permesso d’intervenire, non senza fatiche e complessità, nella costruzione di 3 scuole: due scuole in muratura (Aspam e Myrdud) e una scuola semi-permanente in legno (Deslandes). In relazione a quest’ultima scuola le negoziazioni condotte da PMM hanno consentito e facilitato la sottoscrizione di un accordo tra la comunità di Deslandes, Nazioni Unite, e l’ONG finlandese FCA; tale accordo prevede l’intervento di Nazioni Unite per il completamento della costruzione in muratura della scuola.
In quest’ultimo caso i lavori sono iniziati in febbraio e si protrarranno fino alla seconda metà del 2014 sotto la responsabilità esclusiva di Nazioni Unite.

Alessandro Gambarini
Scuole per la Rinascita
ProgettoMondo Haiti

martedì 28 gennaio 2014

Contro la deforestazione, eco-cucine, formazione e nuove piante

L’obiettivo del progetto Piatto di Sicurezza, appena concluso ad Haiti, era di promuovere la sicurezza alimentare nelle zone di Hinche (Altipiano Centrale) e Ouanaminthe (Nord-Est), proponendo un’agricoltura che salvaguardi le risorse naturali e che aiuti le famiglie, e in particolare le donne, a sviluppare attività che riducano la povertà.
ProgettoMondoMlal ha lavorato per più di 3 anni in stretta collaborazione con le associazioni di contadini beneficiari e le Ong locali (MPP; SFw) e l’Ong internazionale (Progressio) che hanno contribuito alla realizzazione del progetto realizzando molteplici attività che potessero garantire uno sviluppo integrato e duraturo nelle zone di intervento.
Nel corso di questi anni sono state date delle risposte a differenti problemi che riguardano l’ambiente rurale haitiano, in primo luogo l’introduzione di tecniche di conservazione del suolo. La deforestazione ad Haiti ha ormai colpito più del 90% del patrimonio forestale, causando gravi problemi per la stabilità idro-geologica dell’isola che, ricordiamo, è per lo più montagnosa.
La riforestazione, realizzata con il nostro Progetto, grazie alla produzione di 91.500 piante nei 3 vivai rurali, ha permesso di evidenziare con maggior forza l’importanza delle risorse boschive per lo sviluppo integrato dell’ agricoltura.
La realizzazione di 40 briglie per il controllo delle acque piovane, e di 20 Km di barriere vive e morte (muri a secco) realizzate dalle 35 Brigate Agri-Selvicole che, lavorando secondo il metodo tradizione di scambio di lavoro tra contadini (il combit), hanno permesso di controllare l’erosione del suolo nelle micro-conche della zona.
L’introduzione di eco-cucine, fatte di terra cruda e costruite dagli stessi beneficiari, permettono alle famiglie, dopo aver ricevuto formazione teorico-pratica, di ridurre il consumo di legna del 50% e di rinunciare all’utilizzo del carbone la cui produzione è appunto una delle cause principali della deforestazione. Si tratta di una scelta che consente di tutelare il territorio, riducendo il taglio di alberi, e che offre l’opportunità ai contadini di poter intraprendere una produzione artigianale che integri il reddito familiare.
Sono stati, inoltre, costruiti e avviati due laboratori di trasformazione di prodotti agricoli, la cassaverie, per la manioca e il mulino per la produzione di farine di mais; i prodotti trasformati vengono ora commercializzati sui mercati locali con la prospettiva concreta di potersi espandere a mercati vicini più grandi. La trasformazione della manioca per la produzione della cassave ha permesso di rilanciare, ad Ouanaminthe, la produzione del tubero che praticamente era stata abbandonata per mancanza di redditività. Il valore aggiunto, dato dalla trasformazione da parte dei produttori stessi associati, permette loro di avere entrate in grado di rivitalizzare tutta la filiera agricola.
Inoltre è stato incentivato e migliorato l’allevamento caprino, oggi seguito direttamente dalle associazioni di beneficiari incaricate di controllare la salute e la riproduzione degli animali. L’importanza dell’allevamento delle capre è particolarmente evidente in un territorio che, essendo per lo più montagnoso, rende la carne di capra uno dei piatti principali della dieta haitiana.
L’introduzione della coltivazioni di ortaggi nelle zone di intervento, con la realizzazione di 840 parcelle famigliari e 6 sperimentali, utilizzate sia per le attività di formazione sia per la produzione vera e propria, ha permesso di sviluppare un’attività generatrice di reddito che beneficia soprattutto le donne. Se è infatti vero che è l’intera famiglia che lavora nella coltivazione degli ortaggi, le donne rimangono le più interessate alla potenziale commercializzazione dei prodotti (pomodori, verza, melanzane e tuberi) sui mercati locali.
Inoltre, nelle vicinanze di 2 delle 6 parcelle sperimentali, sono stati costruiti gli impluvium che forniranno l’acqua per irrigare gli ortaggi, dando così la possibilità ai contadini di prolungare il ciclo produttivo nell’arco di 10 mesi all’anno.
Il miglioramento della produzione frutticola costituisce un altro risultato di particolare importanza visto il potenziale che ha oggigiorno questo settore. Inizialmente sono stati realizzati i corsi di formazione per 51 tecnici innestatori che hanno poi realizzato più di 30.000 innesti riusciti. Li definiamo innesti riusciti perché gli innestatori sono stati retribuiti proprio in base al numero di innesti realizzati con successo, sotto il controllo del personale tecnico del progetto. Gli innesti hanno riguardato piante da frutto (manghi, avogadi e agrumi), coltivate nelle parcelle dei beneficiari, permettendo così ai tecnici formati di fare un’esperienza che gli permetterà ora di proporre la loro professionalità anche in altre zone così da sviluppare una attività redditizia che permetta di integrare le esigue entrate economiche familiari provenienti dalla coltivazione degli appezzamenti.

Mirco Bellagamba
Piatto di sicurezza
ProgettoMondo Mlal Haiti

venerdì 24 gennaio 2014

Un altro Caribe. Arte e impegno solidale per Haiti

La musica ci diverte, ci distrae dalle preoccupazioni quotidiane, ci infonde forza e speranza. Ed è forza e speranza anche in Centroamerica, ad Haiti, soprattutto ad Haiti, Paese martoriato dal giorno della sua nascita ad oggi, ininterrottamente, da ogni tipo di calamità, umana e naturale. Per questo, è stata scelta proprio la musica quale codice comunicativo, in assoluto più “globale”, per aiutare noi tutti a riflettere e a migliorare la nostra visione e il nostro ruolo sociale nel mondo.
Sabato 8 febbraio, dalle 20, al circolo Il Vecchio Mulino nel cuore del centro storico di Sassari (via Frigaglia 5), in collaborazione con l’Ong.ProgettoMondo Mlal, da quasi 50 anni protagonista della cooperazione allo sviluppo italiana in America Latina, il gruppo musicale Radioclave e il Circolo enogastronomico e culturale Il Vecchio Mulino racconteranno Haiti, la sua ricchezza e le sue problematiche, attraverso un connubio di musica, immagini, cucina caraibica e impegno solidale.
Le note dei Radioclave trasporteranno il pubblico nella mistica e briosa atmosfera caraibica, mentre le immagini del videodocumentario “Haiti nella Terra” (fresco vincitore di due premi alla VIa edizione dell’EcoFestiValPesio) accompagnate dalla diretta testimonianza di cooperanti ProgettoMondo Mlal ci aiuteranno a conoscere meglio questo piccolo Paese immerso nel mare dei Caraibi ma così distante dalle immagini da cartolina e ne metteranno in luce la situazione attuale che, a 4 anni dal terremoto, rimane ancora drammatica e, mai come oggi, il Paese avrebbe bisogno dell’aiuto concreto di tutti.
La serata propone infine un ricco buffet di assaggi caraibici. Ai partecipanti è richiesto un contributo di 20 euro. Il ricavato, escluso un rimborso per le spese vive organizzative, sarà devoluto ai progetti ad Haiti.

Haiti ha poco meno di 9 milioni di abitanti e rappresenta il Paese più povero dell’America Latina. Il grave terremoto del gennaio 2010, che ha provocato la morte di oltre 230 mila persone, ha scosso la sensibilità di tutti, in tutto il mondo portando alla ribalta delle cronache una realtà sconosciuta ai più, spesso confusa per una meta paradisiaca di vacanzieri facoltosi.
All’indomani del terremoto, si è così prontamente innescata la solidarietà e la partecipazione di Stati, Società Civile e semplici cittadini che hanno consentito di raccogliere ingenti somme di denaro e di donare un nuovo anelito di speranza per una ricostruzione profonda e integrale del Paese.
Si è detto che nulla sarebbe stato come prima. Ma oggi, a distanza di 4 anni, a che punto si trova la rinascita di Haiti? Cosa è cambiato dal quel tragico 12 gennaio 2010? Che ruolo ha giocato la Comunità Internazionale sino ad adesso?
La serata Un altro Caribe ci aiuterà a rispondere insieme a queste domande.
Per info e prenotazioni: 079.4920324 – 339 3407008

Guarda il video Haiti nella Terra



Chi sono i Radioclave?
La musica può essere rivoluzionaria? Leggendo una biografia su Gilberto Gil: Gil e un gruppo di giovanissimi musicisti brasiliani, alla fine dei ’60, oltre a inventare il tropicalismo, guidavano in piazza le manifestazioni contro il regime. Per questo hanno sofferto l’esilio, ma sono stati più forti e ora sono voci e volti che portano nel mondo note di amore e di libertà. Gil ha avvicinato Marley, gli ha dedicato un album e ne ha seguito il percorso. Chi più di Marley incarna il mito del profeta in musica di queste note di amore e libertà? Il reggae possiede mani carezzevoli e artigli aguzzi, affratella ma sa anche svegliare coscienze e denunciare ingiustizie. E che dire di Cuba? Essere giovani e non aver paura di nulla guida la coscienza/incoscienza di musicisti ribelli a Cuba: testi diretti contro i militarismi, nessuno sconto alla rivoluzione castrista, tanto amore per l’isola ed il popolo cubano, ma si guarda avanti. Dal son al funky. Teste pensanti, cuori pulsanti e tanta, tantissima libertà, questa è la rivoluzione della musica afro-latina. Cosi, nell’estate 2010, nasce RADIOCLAVE, un combo a cui partecipano musicisti appartenenti a generazioni fra loro lontane e provenienti da esperienze musicali alquanto diverse. RADIOCLAVE è un progetto musicale nato con l’idea di percorrere le rotte tracciate dalle percussioni afro-latine in un ipotetico viaggio sonoro nel mondo della musica dei nostri tempi. Lo spettacolo proposto, risente di influenze afro, infezioni cubane, febbri brasiliane e contaminazioni caraibiche. Tutto all’insegna dell’unione fra qualità e divertimento, in pieno afro-funk style, eseguito da un ensemble elettro-acustico che proviene da esperienze di musica cubana, reggae, jazz, rock-blues e etno-folk in diverse formazioni sarde. Un viaggio che non vuole essere solo musicale, ma anche di condivisione di temi globali di pace, libertà, solidarietà, giustizia sociale e vicinanza fra i popoli.
I musicisti che compongono RADIOCLAVE sono: Antonello Franca (voce), Valentina Casu (voce), Sebastiano Pacifico (congas), Jacopo Careddu (batteria), Alessandro Zizi (fisarmonica, organetto, voce), Francesco Ciuti (basso), Giuseppe Sassu (chitarra elettrica).

Cos’è ProgettoMondo Mlal?
ProgettoMondo Mlal, costituito nel 1966 con sede a Verona, è un'Organizzazione non governativa (Ong) di cooperazione internazionale che promuove Programmi di Sviluppo con l’invio di cooperanti in America latina e Africa e il sostegno dei gruppi di volontari sul territorio italiano. Presente da oltre 10 anni ad Haiti, attualmente ProgettoMondo Mlal sta realizzando 3 progetti:
Scuole per la Rinascita di Haiti: si propone la ricostruzione di 4 scuole distrutte dal terremoto del 2010, l'applicazione di nuovi programmi psico-pedagogici e la messa in atto di piani di gestione e prevenzione dei rischi, in un'area ad altissima vulnerabilità climatica e sismica.
Haiti Verde: intende costruire opportunità concrete di formazione e impiego per le donne madri di famiglia vittime del terremoto del 2010 e promuove attività di orticoltura famigliare e scolastica nella stessa area epicentro del sisma.
Nuove Energie: per fornire opportunità di accesso a fonti di energia alternative, per garantire che siano sostenibili ed ecocompatibili per l’uso domestico e per sostenere lo sviluppo del settore agricolo incrementando la qualità di vita delle famiglie rurali e contrastando il disboscamento selvaggio che contribuisce non poco ad aggravare le conseguenze dei cataclismi naturali..

In Italia, ProgettoMondo Mlal promuove l'incontro e lo scambio fra culture differenti. Con attività di informazione, educazione alla pace e allo sviluppo, incontri, seminari, campagne di solidarietà e campi scuola, per coinvolgere società civile, associazioni e il mondo della scuola.
Dal 2010 si è costituito a Sassari il gruppo ProgettoMondo Mlal Sardegna, che intende promuovere i valori che ispirano l’azione della ONG, attraverso iniziative di educazione allo Sviluppo in tutta la Sardegna. A maggio 2010, si sono realizzate a Sassari due giornate di studio su Haiti, rivolte, in particolare, ai giovani in età scolare e con la presenza di Suzy Castor, nota intellettuale haitiana che vive e lavora a Port au Prince .

giovedì 16 gennaio 2014

Haiti 4 anni dopo

Port–au-Prince. Il nostro immaginario occidentale, abituato alle commerazioni di tragedie epocali riprese, trasmesse e immortalate da tutti i mezzi multimediali, ci si sarebbe aspettato che alle 16.53 di domenica 12 gennaio lo scorrere del tempo ad Haiti si concedesse una tregua. Ci si sarebbe aspettati di trattenere nella memoria un’immagine statica e muta di una città dinamica e chiassosa come Port-au-Prince. Ci si sarebbe aspettati che riecheggiasse nell’aria il tempo scandito dal suono di una coralità di campane o che si levasse l’urlo delle sirene delle navi del porto, che il cimitero si riempisse di visitatori e che nelle strade si riversasse una marea umana che potesse mettere in evidenza una grande, triste assenza.
Alle 16.53 un lungo suono di sirene a Champs de Mars, boulevard centrale dove aveva luogo la cerimonia ufficiale presieduta dal presidente Michel Martelly, risuonava in lontananza alla radio. Una celebrazione sotto tono per ricordare le 300.000 vittime del terremoto che ha fortemente scosso il cuore di Haiti quel fatidico giorno di gennaio nel 2010. Articoli sui giornali, messe celebrative, obbligo di trasmissioni sobrie alla radio, una breve offerta floreale al memoriale costruito a nord della capitale e una commemorazione ufficiale in pieno centro, hanno solo attutito e ridimensionato la vitalità del popolo haitiano in una soleggiata e ventilata domenica di metà gennaio. Il vestito buono è uscito dall’armadio, come ogni domenica, per il tradizionale appuntamento mattutino della messa e non per la eccezionalità di un evento da presenziare.
Alle 16:53, nelle strade, le donne del mercato continuavano a trattare con le clienti ritardatarie del pomeriggio; gli autisti dei mototaxi, ragazzotti appena ventenni preoccupati per la scarsità di benzina che paralizza i trasporti in questi giorni, continuavano a discutere animatamente, a intrattenere clienti o a lanciare apprezzamenti alle fanciulle; un uomo di età indefinita, con la fronte madida di sudore, avanzava con il suo carretto, piegato sotto il peso della mole spropositata di legna accatastata sul trabiccolo a due ruote.
Pochi, in proporzione alla significatività della giornata, i visitatori del cimitero cittadino che si raccoglievano in segno di lutto davanti al piccolo mausoleo. All’entrata di un hotel della capitale, un concierge annoiato spezzava la monotonia del lavoro, domandandoci se potesse fare qualcosa per noi..
Non si può certo dire che in quest’occasione il dolore sia stato massificato e spettacolarizzato. È rimasto qualcosa di personale, condiviso in un ricordo a pranzo con la famiglia, in un saluto al cimitero, o esorcizzato in un energetico canto nella messa mattutina.
In occasione della ricorrenza, dalla società civile sono state espresse molte critiche al governo di Martelly, accusato di non aver improntato una ricostruzione nel segno dei diritti umani, di aver avuto una mancanza di visione per il futuro del Paese, di non aver saputo sfruttare a beneficio di tutti l’opportunità dell’ingente somma di denaro arrivata dall’aiuto internazionale, e di avere infine favorito ditte straniere nelle grandi opere.
Le critiche non sono state risparmiate nemmeno alle organizzazioni di aiuto umanitario, che progressivamente stanno lasciando il Paese, nonostante più voci indichino che i lavori di ricostruzione siano solo “appena cominciati”. Secondo i quotidiani locali che riportano fonti della Rete Nazionale di Difesa dei Diritti Umani (RNDHH), dopo 4 anni più di 170.000 persone vivrebbero ancora in alloggi provvisori e di fortuna.

Valentina Policarpi
ProgettoMondo Mlal Haiti

mercoledì 11 dicembre 2013

Nuove giornate di produzione collettiva al Cescal di Haiti

Al Cescal, il Centro di Servizi Comunitari Agricoli di Léogane, è iniziato un nuovo ciclo di formazioni, fatto su misura per coinvolgere un maggior numero di donne alle attività e per diffondere ricette di prodotti locali, contribuendo così a rafforzare la sicurezza alimentare della comunità.
Il centro si è colorato di azzurro, affollato dai nuovi svolazzanti mouchoir, i tipici foulard copricapo haitiani per raccogliere i capelli durante i lavori domestici o di cucina. Una ventina di donne e un giovane di Grande Rivière, la terza sezione comunale di Léogane, hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo, per imparare, per soddisfare le proprie curiosità o per la necessità di scoprire come trasformare e quindi conservare i prodotti locali per le loro famiglie.
La formazione ha esordito con la preparazione di farine di banana e manioca; ma innanzitutto sono state impartite nozioni di igiene: igiene personale, pulizia dell’ambiente e norme da seguire durante la trasformazione. Approfittando del caldo sole leoganese i prodotti da macinare con i mulini del CESCAL, sono stati esposti al sole, coperti da veli trasparenti per proteggerli da mosche e altre insetti.
Il giorno seguente, le donne hanno ricevuto una formazione su due prodotti molto apprezzati dalla popolazione locale: il chanmchanm e la karapinya, a base di arachidi. Per la preparazione dei prodotti le donne sono state divise in gruppi. Indossati grembiuli bianchi, guanti e mascherina per il viso, un gruppo ha iniziato a pulire il mais, un gruppo si è riunito intorno ai fornelli per tostare separatamente chicchi di mais e arachidi e un altro si è concentrato intorno al mulino per poi macinare mais e arachidi tostate aggiungendo zucchero – in Haiti si abbonda sempre con lo zucchero!- per ottenere il tanto desiderato chanmchanm. Ecco pronta una merenda molto apprezzata da bambini e adulti per l’alto valore energetico. Si confeziona in piccoli sacchetti che il Cescal distribuisce nelle scuole di Grande Rivière dove è rivenduto come merenda scolastica.
Una volta messo in moto il meccanismo per la preparazione dello chanmchanm, Madame Matenie, attestata formatrice sulla trasformazione dei prodotti, si è riunita con un altro gruppo di donne per la preparazione della karapinya. Una donna del gruppo precedente ha accennato il gesto di passare la mascherina alla compagna, che stava per preparare la karapinya. Immediatamente Madame Matenie l’ha richiamata: “ricordatevi che l’igiene è alla base: le mascherine sono individuali e non riutilizzabili. E ora tutte a lavarsi le mani”.
Stavolta le arachidi sono state tostate in un pentolone dove ribolliva un impasto a base di acqua, zucchero, sale, cannella e zenzero. Le donne hanno mescolato con gran forza il contenuto del pentolone e poi l’hanno svuotano su un grande tavolo: un’altra leccornia è stata servita! Le donne hanno separato velocemente le arachidi impastate con lo zucchero e le hanno lasciate raffreddare. Qualcuna, con molta discrezione, ha portato alla bocca qualche gustosa nocciolina: è l’altrimenti detto “controllo qualità” sembrava dire con lo sguardo! Insieme le donne hanno preparato sacchetti o barattolini per la vendita.
Per approfittare del grande quantitativo del frutto della passione ancora presente sul mercato, Madame Matenie nei giorni successivi ha insegnato ai suoi nuovi allievi anche la preparazione di confetture di questo frutto, pomodoro e la cremasse, un liquore viscoso, sempre a base di frutto della passione, che non può mancare sulle tavole delle famiglie haitiane per Natale.
Tutti gli allievi di Madame Matenie che hanno partecipato alle giornate formazione hanno poi portato a casa, alla loro famiglie, un piccolo assaggio di ogni prodotto.

Valentina Policarpi
Coordinatrice progetto Haiti Verde a Léogane

giovedì 21 novembre 2013

Scontri ad Haiti per far dimettere Martelly

(ASCA) - Scontri fra polizia e manifestanti nelle due principali città di Haiti, dove le forze dell'ordine sono dovute ricorrere ai lacrimogeni per disperdere migliaia di persone scese in strada per chiedere le dimissioni del presidente Michel Martelly
A Cap Haitien i corrispondenti dell'AFP hanno riferito di essere stati picchiati dalla polizia durante la manifestazione e che almeno una persona è rimasta ferita da un colpo di arma da fuoco. 
Nella capitale Port-au-Prince, circa 10 mila persone si erano riunite nel centro della città dove sono scoppiati gli incidenti. 
Momenti di tensione ci sono stati anche nel quartiere di Petionville, dove si erano riuniti i sostenitori di Martelly. 
Negli ultimi mesi, si sono intensificate le proteste contro il governo del paese più povero di tutte l'America. Martelly ha detto che la richiesta delle sue dimissioni ''non aiuterà Haiti a fare passi avanti''. (fonte AFP).

lunedì 7 ottobre 2013

Haiti nella Terra. "Un lavoro autentico sulla biodiversità"

Un lavoro autentico, in grado di fare emergere il valore della biodiversità per la sussistenza e la crescita di un popolo legato alle risorse della terra”.
È questa la motivazione con cui, la giuria della sesta edizione dell'EcoFestiValPesio ha scelto di premiare il video documentario “Haiti nella Terra”.
Due i riconoscimenti portati a casa sabato sera da ProgettoMondo Mlal, nella serata di chiusura della manifestazione dedicata a cortometraggi e corti ecologici organizzata dall'associazione Cercando il Cinema nella località in provincia di Cuneo.
Il video, infatti, girato dalla Kenzi Productions con la regia di Annamaria Gallone, è stato nominato miglior documentario Ecologico e e si è aggiudicato anche il Premio Speciale "Fritillaria", considerato il riconoscimento più importante del Festival. Questo stesso riconoscimento, l'anno scorso, era stato assegnato a un altro documentario di ProgettoMondo Mlal, “Bienvenidos!”, girato in Bolivia nel 2011 per raccontare l'avvio di attività turistiche e di accoglienza al di fuori delle rotte battute dal turismo internazionale.
La nostra organizzazione è impegnata da anni ad Haiti, da ben prima del terribile terremoto del gennaio del 2010”, ha commentato la vicepresidente della nostra organizzazione, Ivana Borsotto, durante la serata di premiazione. “Anche la nostra collaborazione con Annamaria Gallone è di vecchia data. Si tratta di una regista con cui abbiamo instaurato ormai una totale empatia, e che sa dare abilmente voce ai nostri partner e alle comunità in cui operiamo”.
Oltre al nostro lavoro di sostegno ai contadini haitiani e alla biodiversità, il Festival ha selezionato tra i finalisti un altro documentario di ProgettoMondo Mlal sulla migrazione dal Perù in Europa, dal titolo, “Il Paese rubato”.

Haiti nella terra – Guarda qui sotto il video 

venerdì 4 ottobre 2013

Il documentario Haiti nella Terra, premiato all'Ecofestival

Sicurezza e sovranità alimentare, sostegno al lavoro dei contadini ad Haiti e alla biodiversità quali opportunità di sopravvivenza in uno dei contesti più difficili e poveri degli ultimi anni. Questo il tema del documentario Haiti nella Terra, realizzato per ProgettoMondo Mlal dalla Kenzi Productions (regia di Annamaria Gallone) che nella giornata di ieri si è aggiudicato ben due premi dell'EcoFestiValPesio: Miglior documentario Ecologico e il Premio Speciale "Fritillaria", considerato il riconoscimento più importante del Festival.
La stessa rassegna ha avuto tra i finalisti nell’ultima serata di giovedì un altro documentario di ProgettoMondo Mlal, “Il paese rubato” (sulla migrazione dal Perù in Europa).
La cerimonia di premiazione è promossa dall’Associazione cercando il Cinema per la serata di sabato 5 ottobre nella Sala consiliare del Comune di Chiusa di Pesio, in provincia di Cuneo.
Haiti, un Paese dal territorio impervio e inaffidabile che, se anche in passato ha strappato migliaia di ex schiavi da morte certa, oggi fatica a garantire una vita serena e sovrana alla sua popolazione.
In questo senso, grazie al Programma Piatto di Sicurezza, l’impegno preso da ProgettoMondo Mlal insieme ai suoi partner haitiani MPP e la dominicana Solidarité Frontalière, è, lì dove erosione, deforestazione incontrollata e cattiva gestione del suolo rendono il quotidiano degli haitiani un corpo a corpo con il destino, quello di ricostruire un naturale ciclo della vita a partire proprio dalla terra e dai suoi frutti. Perché la Natura –appunto come era un tempo- torni benigna e alleata dell’uomo. Perché un nuovo patto di fiducia e scambio tra abitante e habitat garantisca un’alimentazione corretta e sicura a tutti, delle attività agricole produttive e sostenibili ai contadini e alle loro famiglie, uno sbocco economico e un futuro possibile alle giovani generazioni.
In 3 anni il Programma contribuisce alla sicurezza e sovranità alimentare di 15 mila haitiani.

Haiti nella terra
regia di Annamaria Gallone
delegata di produzione, Lucia Filippi, Comunicazione ProgettoMondo Mlal
immagini Gianni Bonardi e Davide Artusi
montaggio Davide Artusi
traduzioni Mirco Bellagamba e Benet Lefort

Guarda il promo


martedì 17 settembre 2013

1, 2, 3 Haiti! Un videodocumentario sul progetto Scuole per la Rinascita

In gennaio l’equipe della Kenzi Productions, guidata dalla regista Annamaria Gallone, e accompagnata dalla responsabile della Comunicazione ProgettoMondo Mlal, ha documentato la realizzazione dei lavori di ricostruzione nelle 4 scuole di Léogane distrutte o seriamente danneggiate dal terremoto del 12 gennaio 2010. Ciò che ha trovato e filmato è stata una comunità compatta e complice, estremamente motivata a sostenere le attività concrete del Progetto Scuole per la Rinascita e, quindi ad aiutare in tutti i modi, l’equipe tecnica nella ricerca dei terreni, nei lavori, nelle piccole attività di sgombero dei detriti e di assistenza in tutti i sensi.
Il motivo è intuibile ed estremamente caratterizzante della popolazione haitiana: una fiducia completa nella scuola come istituzione che accoglie e fa crescere i propri figli. Neanche i momenti più devastanti del post terremoto hanno infatti scoraggiato le famiglie dal mandare i propri figli a scuola, proprio perché era chiaro a tutti che soltanto ricominciando a giocare, studiare, parlare e crescere, i bambini avrebbero potuto superare il trauma che è stato (e rimane) il terremoto. Il video “1, 2, 3 Haiti” porta le testimonianze di quel fatidico 12 gennaio 2010 ma anche racconta l’entusiasmo ritrovato dei bambini, grazie anche alle nuove aule, cortili e orti scolastici in cui imparano le più elementari nozioni di produzione agricola e sicurezza alimentare.
Per chi fosse interessato a ricevere il dvd “1, 2, 3 Haiti” può farne richiesta a ProgettoMondo Mlal (045.8102105 – sostegno@mlal.org)

mercoledì 11 settembre 2013

Piccoli agricoltori, in attesa di tornare in classe

Arrivando a Leogane, una mattina di fine agosto, nel caldo torrido della pianura leoganese, guardo fuori dal finestrino e penso agli alunni della scuola di ASPAM che sto per incontrare.
La macchina entra nel primo cortile dove mi saluta sulla porta il tecnico del progetto Haiti Verde: Bonjou Valentina Kouman ou ye? Insieme scarichiamo il materiale dalla macchina: pale, picconi, annaffiatoi, sacchetti : oggi iniziamo i lavori per la costruzione di un piccolo vivaio per gli alberi da frutta dentro l`orto scolastico con i bambini. Un`attività pensata per non abbandonare gli orti scolastici durante le vacanze estive…nonostante il caldo! Entro nella scuola dell`Associazione di genitori di Mellier, in francese Association de Parents de Mellier - ASPAM e trovo la direttrice e il marito indaffaratissimi nel sistemare del materiale, costruire un piccolo magazzino, sistemare la stoffa per le divise a quadretti del prossimo anno.
Anche quest`anno, l`inizio della scuola è stato rimandato al 1° ottobre, come molti prevedevano. Il ministero lo ha comunicato quando ancora la data d`inizio era fissata al 2 settembre, e molte famiglie speravano in un posticipo per avere un po` più di tempo per trovare i fondi per pagare l`iscrizione. Purtroppo i giorni di scuola mi sembrano sempre troppo pochi per i piccoli haitiani e pare che si trovi ogni scusa per ridurli. C’è però anche l`altro lato della medaglia per le famiglie: la scuola costa. Nell`inchiesta che abbiamo svolto con gli agricoltori della terza sezione di Leogane, la scuola è la seconda spesa per importanza nella canasta famigliare, subito dopo il cibo. Oltre al costo della retta, che è comunque ridotto per le scuole comunitarie come quelle di ASPAM, ci sono la divisa, i nastri per i capelli, il cibo di tutti i giorni e i trasporti. Non tutti infatti vivono vicino a una scuola. Tantissime mattine ho visto mototaxi arrivare riempiti fino all`impossibile di bambini. Ne ho contati fino a 5 più l` autista.
Riemergo dai miei pensieri e una goccia di sudore mi scende lungo schiena. Ancora non mi sono mossa, ho solo fatto due chiacchiere di saluto e ho sbirciato tra la varie attività che mi ha illustrato in segreteria l`infaticabile Madame Ginette, la direttrice della scuola. Penso un po` preoccupata all`attività con i bambini…fa già troppo caldo, è possibile che non vengano.
Dopo i saluti tiro dritta verso le aule, attraverso il cortile di ghiaia sotto il solleone riparata dal mio cappello di paglia, incontro un bambino, due, tre.. penso sconfortata che saranno tutti i miei partecipanti… Valentina con quest`afa chi altro vuoi che venga mi dico tra me e me.
Poi improvvisamente mi arrivano le prime voci, seguite da qualche urletto e infine la confusione inconfondibile…sono loro! Entro in classe con gli attrezzi ancora in mano e trovo un`aula piena di bimbi seduti che aspettano che inizi l`attività e mi sorridono con gli occhi guardando pale e innaffiatoi. In fila per due prendono gli attrezzi e saltellando si incamminano vanno verso l`orto. L`agronomo del progetto, con la collaborazione degli insegnanti, li riunisce in circolo e distribuisce i sacchetti vuoti da riempire con terriccio e sterco mescolati insieme. Una prima attività manuale per sfogare un po` le loro energie. Tutti vogliono provare la pala e il rastrello!
Poi è la volta del ripasso di matematica e geometria : « allora costruiamo un rettangolo, chi si ricorda la forma? ». L`attività dell`orto scolastico è pensata per i ragazzi di 5ª e 6ª, cioè indicativamente tra i 10 e gli 11 anni ; d`estate però ci sono anche i fratelli più piccoli, quindi l`attività va ricalibrata per includere anche loro nella didattica. « Se un sacchetto misura 10 cm e la banda è lunga un metro quanti sacchetti mettiamo? ».
Ormai il sole è davvero forte e gli alunni iniziano a distrarsi ; qualcuno si mette a correre, qualcuno va a cercare l`acqua; altri incuriositi come sempre dal colore della mia pelle mi fanno qualche domanda : « blan, ma tu a casa parli inglese o spagnolo ?»…figurati se pensano all`italiano! Al massimo hanno qualche parente negli Stati Uniti o in Repubblica Dominicana, le altre lingue sono troppo lontane.
I volti grondano di sudore, ma sono ancora tutti lì, nessuno se ne vuole andare. Tiriamo fuori gli innaffiatoi e l`idea dell`acqua immediatamente ridesta tutta l`attenzione…come si innaffiano le piantine?
Bene per oggi è abbastanza.
-Torniamo domani?
-Ouiiiiiiiii

Valentina Policarpi
ProgettoMondo Mlal Haiti Verde