martedì 9 agosto 2016

SOLPAYKI PERU!


Il primo paese con cui entriamo in contatto arrivati sull'altopiano andino è Sicuani. Qui, nei due giorni di permanenza, i componenti del GIES Canchis ci accompagnano a visitare alcune realtà che fanno parte della loro associazione. Così, come per le cooperative di cafetaleros, anche in questo caso ci viene spiegato come la cooperativa sia una struttura solidale che si pone l'obiettivo di fortificare le capacità dei produttori per fare sì che il loro lavoro sia fonte di un'economia sostenibile. 
Abbiamo l'onore di partecipare anche a una “Huatya”, evento della comunità in cui le donne ci permettono di condividere con loro un momento importante della tradizione rurale, quale è il pranzo che si fa nei campi durante la stagione della raccolta. 
Il giorno seguente partecipiamo alla "feria" che, in accordo con il Comune, l'organizzazione propone mensilmente per promuovere le produzioni delle associazioni aderenti al GIES. Questi momenti rappresentano un’occasione importante, non solo da un punto di vista economico di vendita, ma anche e soprattutto un momento di condivisione col tessuto sociale di appartenenza. 
Dopo Sicuani, ci spostiamo ad Ayaviri dove conosciamo l'associazione CEPAS Puno. E’ un'associazione locale, sempre di matrice solidale, che ha l'obiettivo di accompagnare i gruppi di donne e le comunità con attività di sostegno quali il microcredito e la commercializzazione dei prodotti, curandone anche la qualità e la provenienza biologica
Ultimamente, alcuni giovani del CEPAS hanno dato vita ad una nuova cooperativa, Tarpuy, con l'obiettivo di promuovere una cultura diversa rispetto a quella che propone la Tv peruviana. A questo proposito organizzano, con l'ausilio di dispositivi audiovideo, cineforum e attività culturali nelle scuole. 
GIES Canchis e CEPAS Puno sono tra le associazioni locali con cui collabora l’ong ProgettoMondo Mlal nel progetto biennale “Economia solidale”, iniziativa di cooperazione per il potenziamento della rete di economia solidale e dell’equità di genere delle popolazioni rurali, cofinanziato dal Fondo Italo-Peruviano (Fip). 
Come ultima tappa del nostro viaggio visitiamo l'isola di Amantani, sul lago Titicaca. Sotto un cielo con così tante stelle come non ne ho mai viste, arriva per me il momento di ringraziare chi ha reso possibile tutto questo: ProgettoMondo Mlal che mi ha permesso di visitare e vivere il Perù "dalla parte giusta"; i compañeros con cui ho condiviso questa esperienza, quelli partiti con me dall'Italia e quelli che ho conosciuto qui, sia italiani che peruviani, che hanno saputo giorno per giorno mostrarci luoghi incantevoli, quanto a volte ostici, come la Selva e l'altopiano andino; il Comune di Piacenza, lo SVEP e il progetto “Kamlalaf in viaggio con Erodoto” con la speranza che possano continuare ad offrire ai giovani l'opportunità di vedere il mondo da un altro punto di vista
Il Perù è un luogo meraviglioso, che in certe zone, lontano dalle grandi città, soprattutto là dove si è svolto il nostro viaggio, chiede alla sua gente un prezzo alto in termini di fatica e di adattabilità. Abbiamo conosciuto persone, soprattutto donne, che rispondono però quotidianamente a questa richiesta con grande umiltà, dignità e rispetto profondo per la Pachamama (Madre Terra). 
Solpayki Peru (grazie Perù)!

Federica Nembi
Kamlalaf - ProgettoMondo Mlal Perù 2016


lunedì 1 agosto 2016

..TRA I BAMBINI LAVORATORI, I CAFETALEROS E LE ROVINE INCA..

L’edizione 2016 di Kamlalaf, un progetto di turismo responsabile del Comune di Piacenza, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni per promuovere l’incontro e la solidarietà tra Nord e Sud del mondo, ha portato in Perù un gruppo di piacentini che, con la nostra Danila Pancotti  fino al 6 agosto visiteranno i programmi di cooperazione di ProgettoMondo Mlal.
Ecco il racconto di Federica Nembi:
"Dopo un’intensa giornata con i bambini lavoratori nel centro educativo del “Movimiento de Adolescentes y Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos – MANTHOC”, abbiamo potuto comprendere bene le parole di Alejandro Cussianovich quando, nell’incontro che abbiamo avuto prima con lui, ci diceva: “la solidaridad es la ternura de los pueblos”.
Infatti i ragazzi ci hanno preso per mano, facendoci osservare con orgoglio, attraverso le vie di Yerbateros, il lavoro dei loro genitori, a cui quotidianamente partecipano, al mercato e, districandosi nei vicoli, ci hanno aperto la porta di casa. Qui il Centro educativo svolge un ruolo importante per lo sviluppo educativo di questi ragazzi, offrendo il servizio di una mensa, organizzando attivitá di dopo scuola e accompagnando la promozione di iniziative per incentivare le politiche pubbliche.
Li abbiamo salutati uno a uno e, per ultima, abbiamo salutato Lima... All’indomani, infatti, ci saremmo risvegliati nella Selva.
Qui a Pichanaki abbiamo potuto conoscere le cooperative locali dei “cafetalores” che ci hanno mostrato l’intera filiera produttiva e introdotto alle differenti situazioni di precarietà e povertà, legate alla scarsa copertura di servizi pubblici in zone rurali e al bassissimo livello di copertura previdenziale.
É in questo ambito che si inserisce il progetto Caffè Corretto, iniziativa promossa da ProgettoMondo Mlal in collaborazione con le principali Federazioni Nazionali di produttori di Caffè di Perù e Bolivia.
Il progetto ha come obiettivo quello di contrastare appunto, in 5 zone di produzione di Perù e Bolivia (nelle regioni di Cajamarca, Junin, Puno, La Paz), gli attuali livelli di precarietà che caratterizzano i lavoratori e le lavoratrici delle filiere di caffè, contribuendo al riconoscimento della dignità del lavoro a partire da un migliore accesso ai servizi pubblici e a forme di previdenza sociale adeguata, nel quadro del rafforzamento del modello associativo rurale.
Dopo questa esperienza abbiamo proseguito alla volta di Cusco dove, mentre visitavamo luoghi dal forte richiamo turistico, abbiamo avuto la fortuna di alloggiare presso l’accogliente centro Yanapakusun, che svolge un importante lavoro con le giovani adolescenti in stato di vulnerabilita’ sociale (per informazioni sul centro ed eventuali prenotazioni in caso di viaggio a Cusco potete aprire il sito www.yanapanakusun.it).
E’ arrivata l’ora di salutare anche Cusco ed entrare nell’altipiano andino peruano!
Tupananchiskama!

Federica Nembi
Kamlalaf – ProgettoMondo Mlal Perú 2016

lunedì 18 luglio 2016

Trentini in Perù, tra i bambini lavoratori


Sara Maffei, Michele Sordo e Martina Perghem sono tre ragazzi di Rovereto che hanno deciso di aderire al progetto “giovani solidali 2016” per avvicinarci e approfondire il mondo della solidarietà internazionale. A marzo sono partiti per il Perù con il MLAL Trentino Onlus, dove hanno avuto la possibilità di fare la loro “esperienza sul campo” per tre settimane.
Martina, impegnata al momento in un periodo di tirocinio al MLAL Trentino, racconta l’esperienza.
“Sicuramente il momento più difficile della nostra esperienza è stato il primo impatto: in poche ore ci siamo trovati catapultati in un mondo completamente diverso da quello in cui siamo abituati a vivere. Tuttavia non è stato difficile ambientarsi: siamo stati subito accolti da persone fantastiche, che hanno reso questo momento meno complesso e faticoso.
Sono già trascorsi quattro mesi dal nostro ritorno, ma ricordiamo ancora con nostalgia le persone che ci hanno accompagnati in questa avventura, sopratutto i bambini del Manthoc che hanno reso la nostra esperienza unica, viva di emozioni, storie e racconti. Ognuno di loro, a suo modo, ci ha insegnato qualcosa.
Ricordiamo i colori caldi dei tramonti sull' oceano, dei murales dipinti dai Nnats (niños, niñas y adolescentes trabajadores) di villa El Salvador, della pelle dei bambini, dei vestiti tipici in selva, dei teli al mercatino indios, delle mille sfumature di verde nella foresta amazzonica e del rosso della terra argillosa in sierra.
Un’esperienza intensa, ricca di visite ma sopratutto di incontri, abbracci, sorrisi, carezze e amicizie. Un’esperienza che ci ha permesso di conoscere tutte le sfaccettature del Perù. Abbiamo infatti potuto apprezzare la città, dove abbiamo trascorso la maggior parte del nostro tempo, ma anche posti meno caotici come la Selva, dove per qualche giorno ci siamo immersi nella natura, e ci siamo addentrati in un progetto di ProgettoMondo Mlal, Café Correcto, che si occupa di contrastare gli attuali livelli di precarietà che caratterizzano i lavoratori delle filiere di caffè, contribuendo al riconoscimento di un lavoro dignitoso a questa categoria a partire da un migliore accesso ai servizi pubblici e a forme di previdenza sociale adeguata.
Il progetto che abbiamo maggiormente seguito è stato tuttavia “Il mestiere di crescere”, quello che coinvolge il Manthoc, un movimento di bambini e adolescenti lavoratori, attivo da circa 40 anni, che coniuga tutela dei diritti ed educazione scolastica.
I bambini che aderiscono al movimento hanno la possibilità di richiedere maggiore tutela ai loro datori di lavoro, e di avanzare proposte e progetti alle istituzioni senza l’intermediazione degli adulti. Bimbi e adolescenti si incontrano in strutture dislocate in diversi quartieri di Lima: noi ne abbiamo visitate tre ma abbiamo maggiormente approfondito la realtà della Casa di Yerbateros. Qui i piccoli lavoratori si incontrano per giocare e per seguire diversi laboratori di lingua, informatica, cucina, pittura. Vengono inoltre distribuiti dei pasti completi con un piccolo contributo, solitamente a base di riso e legumi, ai bambini e alle loro famiglie.
Noi abbiamo giocato con i bambini, aiutato nell’organizzazione dei taller (durante uno degli ultimi giorni della nostra permanenza abbiamo organizzato un laboratorio sulla cultura italiana), e aiutato la signora Eva nella preparazione dei piatti. Per una settimana abbiamo poi vissuto con tre diverse famiglie dei piccoli che frequentano il Manthoc: un’esperienza emozionante, irripetibile, preziosa anche se a tratti impegnativa. Ci è stata data l'opportunità di mettere in discussione i nostri valori e modi di vedere, e di comprendere la vita. Il nostro inserimento nel contesto del Manthoc è stato accompagnato da una serie di iniziative che ci hanno permesso di integrarci e meglio comprendere e capire. Interessante e piacevole è stato l'incontro con il Alejandro Cussianovich, coofondatore della teoria della ternuna, alla base del movimento.
È stata un’esperienza indimenticabile, che ci ha permesso di avvicinarci a un mondo nuovo, di aprirci verso nuovi orizzonti con una consapevolezza diversa, ma sopratutto di crescere”.

venerdì 15 luglio 2016

Dalla teoria alla pratica, studenti in campo

Per sperimentare come si lavora in una Ong di cooperazione Martina Coati e Edoardo Cappelletto, studenti del Liceo calssico Maffei di Verona in Alternanza Scuola Lavoro sono stati “accolti” nell’Ufficio Educazione di ProgettoMondo Mlal dove, dopo una formazione generale su temi e ambiti dell'organizzazione, hanno lavorato soprattutto sull’aspetto educativo del Cinema Africano.
Dopo un incontro con Stefano Gaiga della direzione artistica del Festival, grazie al quale hanno acquisito degli strumenti per l’analisi e la selezione dei film africani e un ulteriore momento con Rossella Lomuscio di ProgettoMondo Mlal per entrare nel lavoro educativo legato allo Spazio Scuole del Festival, è iniziato il lavoro vero e proprio. I ragazzi hanno visionato tre lungometraggi e, utilizzando gli strumenti di lettura filmica, sia in chiave “estetica” che educativa, ne hanno redatto le schede di presentazione e hanno selezionato un lungometraggio da proporre nel prossimo anno scolastico nella propria scuola.
Sul contesto e sui contenuti di La Marche, il film da loro selezionato, hanno ricercato e preparato degli spunti di approfondimento per approcciare una lettura del film in chiave educativa e gestire loro stessi poi l’animazione e il dibattito.
Hanno anche avuto l’occasione di sperimentarsi come traduttori e addetti al sottotitolaggio e di formarsi sull’utilizzo di un programma specifico, si sono occupati di un primo inserimento di timecode e sottotitoli a un cortometraggio tunisino, Ghassra, che sarà in concorso nella prossima edizione del Festival del cinema africano di Verona.
“La Marche parla di un gruppo di ragazzi che, nel 1983, hanno deciso di mettersi in marcia da Marsiglia a Parigi in nome dell'uguaglianza tra tutte le persone. I giovani e le donne danno un tocco importante all'iniziativa che mi ha colpita”, racconta Martina. “Dopo quella manifestazione il permesso di soggiorno per gli stranieri si è allungato dal 3 ai 10 anni. Poi purtroppo si l'eco della manifestazione ha perso effetto e ora solo il 19 per cento delle persone si ricorda della marcia.
Penso però che anche in Italia i giovani dovrebbero essere più partecipativi e attivi”.
Edoardo sottolinea invece il valore dell'esperienza fatta. “All'inizio abbiamo affrontato una parte teorica e introduttiva ma poi siamo entrati nel vivo delle attività con una pratica molto interessante. Abbiamo visto film che non si vedono in giro e che hanno un taglio decisamente diverso da quelli americani ed europei a cui siamo abituati, e sottotitolare è stato molto più complicato di quanto pensassi. Il Cinema Africano d'ora in avanti mi avrà sicuramente in sala”.

lunedì 11 luglio 2016

L'Africa ti cambia, in meglio

Un anno in Africa contribuisce a sradicare pregiudizi profondi che ci portiamo dentro, perché siamo nati, cresciuti ed educati nella fetta di mondo dove, forse solo apparentemente, tutto va bene. Arrivi in Africa e ti rendi conto che, pur avendo ricevuto un'educazione impeccabile, anni e anni di studio sui libri pensando di diventare una persona migliore non sono serviti a centrare il bersaglio.
Arrivi in Africa e ti scontri con persone con cui senti di non spartire nemmeno il 10% dello stile di vita. I primi tempi fai fatica a inserirti in meccanismi "culturali" cosi differenti dai tuoi. Sgrani gli occhi quando vedi una mamma che si porta il bambino sul dorso ovunque essa vada, che tiene un neonato per 24 ore nella sua boutique col ventilatore rotto, mentre fuori, tutti i commercianti si gridano addosso. E rimani colpito vedendo i bambini con la latta a tracolla che scalzi fanno l'elemosina ai posti di scalo.
Arrivi in Africa e vedi le donne che si caricano sulla schiena chili e chili di legna, questo fino alle dieci o undici di sera, perché qui non ci sono né orari, né sindacati.
E allora inizi a ragionare sulla base del parametro che qualcuno o qualcosa ha contribuito a radicare nella tua forma mentis : i diritti umani. Ti arrabbi, perché tutto un intero sistema sul quale hai costruito la tua vita cozza con "il diverso".
Lo chiamiamo appunto sistema di valori. Ad esempio, io sono cresciuta in una società in cui il principio di laicità è qualcosa che è stato conquistato con il sangue dai nostri predecessori. E' qualcosa che i governanti cercano di difendere a spada tratta, spesso e volentieri contraddicendosi nelle politiche messe in atto. Hanno cercato quindi di renderlo universale, con l'intento di proteggerlo da minacce esterne.
Anche il sistema di informazione è stato manipolato a questo fine. Sfoglio i giornali europei e le sole notizie in rilievo riguardano la minaccia terroristica, il pericolo dell'islam, quanto ricevono i migranti nei centri di accoglienza mentre gli italiani sono disoccupati. Questa falla ha contribuito a renderci tutti un po' più impauriti, intolleranti. Qui in Africa, minacce terroristiche a parte, nessuno si è mai sognato di dirmi di non frequentare i musulmani. In tempo di ramadam mi è stato persino offerto di partecipare a una giornata di digiuno, e riesco a fare cene e feste dove almeno tre religioni differenti siedono allo stesso tavolo.
Qui in Africa ho imparato a conoscere un sistema di valori che mi affascina e mi spiazza allo stesso tempo. Anche qui è pieno di contraddizioni, ma credo fermamente che sia tutto più genuino e autentico rispetto al mondo occidentale.
L'aspetto che più mi affascina sono le relazioni interpersonali. Qui non esiste individualismo, la famiglia è il pilastro su cui si fonda il labirinto sociale; essa è la colonna portante degli individui, che vi si identificano prima di tutto come esseri comunitari.
Ne consegue che in Africa non potrai mai sentirti solo. Forse devo ritenermi una persona privilegiata in quanto di pelle bianca, perché tutti stravedono per me e farebbero l'impossibile pur d'avermi come amica; ma ho visto formidabili esternazioni di solidarietà umana. Una sera per esempio mi trovavo in una boite de nuit, dove un povero disgraziato senza gambe e braccia si è buttato dalla carrozzina per scendere in pista: ballava così energicamente che intorno a lui si è formato un enorme cerchio, con mani che battevano a ritmo e occhi tutti puntati su di lui. Tutti erano lì ad ammirarlo, e lui era felice. Qui in Africa l'uomo è il centro di tutto. Un amico burkinabé ha viaggiato in Italia ed è rimasto colpito dai lavaggi automatici di veicoli. Ha persino fotografato le spazzole automatiche. Mi ha detto scioccato che ci lamentiamo che non c'è lavoro e poi lo diamo a un robot. In Africa il lavoro viene fatto a mani nude, con olio di gomito, e con il sorriso.
Anche l'idea di igiene mi ha spiazzata. Ho visto africani maniaci del pulito, che mangiano con le mani e non si alzano dal tavolo senza una bella toilette, che vivono in case con latrine esterne (nei casi più fortunati) che sono più pulite delle nostre, che si fanno tre o quattro docce al giorno. Ho visto panni stesi luccicare in cortili ordinatissimi, mi sono seduta in salotti profumati.
Gli uomini africani mi hanno insegnato che lo sviluppo parte dall'arte di (re)inventarsi. Qui ci sono ragazzi con la quinta elementare che saprebbero fare di tutto, perché dotati di un grande spirito d'osservazione. Io, che non sono nemmeno capace di piantare un chiodo, mi sono sentita più volte un'inetta. Loro no, riescono a districarsi in qualsiasi situazione, e attraverso la coesione possono fare grandi cose.
Ma evidentemente ai potenti fa comodo non riconoscere tutto questo; e allora spacciamo l'Africa per quel posto del mondo che deve essere rimesso in sesto. Ma ci stiamo provando da 60 anni, e ancora non ci siamo riusciti. Non possiamo dire alle persone come devono vivere. Possiamo piuttosto venire, sederci al loro fianco e proporre loro di ascoltare da dove veniamo, come viviamo; possiamo mettere in moto un meccanismo di confronto, che sarà per forza arricchente, che produrrà da solo un cambiamento da entrambe le parti.
La mia esperienza in Africa ha contribuito veramente a mettere in discussione istituti e meccanismi che hanno regolato i miei primi 30 anni di vita. Sarà considerata debolezza di carattere, ma io voglio vederla come umiltà di sapere fare un passo indietro e accogliere l’idea che tutto è relativo, che ogni percezione cambia in funzione del tempo e del contesto in cui viene ad esistenza.

Elisa Chiara
Casco Bianco Burkina Faso
ProgettoMondo Mlal

giovedì 7 luglio 2016

Migrazioni da conoscere, senza pregiudizi


Le migrazioni sono uno dei tabù più radicati nel nostro Paese, circondate spesso da falsi miti e false credenze dovute alla poca consapevolezza, alla paura del diverso e al pregiudizio. Infatti se davvero ci prendessimo l’impegno di conoscere coloro che riteniamo diversi scopriremmo che poi tanto diversi non sono. Alcuni politici, con la complicità dei mass media, tendono a giocare  sul timore già presente nelle persone andando a provocare un rifiuto verso gli immigrati tramite l’imprecisione e la superficialità nel raccontare fatti di cronaca. Spesso, in caso di stranieri, vengono presentati i protagonisti dei fatti in base al luogo d’origine, alimentando inconsapevolmente il disprezzo verso queste persone e causandone un progressivo isolamento dalla società. Secondo le ricerche del giornalista Maurizio Corte, nell’83% dei casi il ruolo del soggetto immigrato appare negativo e nel 56% dei casi si parla di straniero in relazione alla criminalità. All’immigrato, etichettato come elemento da allontanare, vengono tolte possibilità di lavoro e quindi di integrazione, facendolo entrare in un circolo vizioso che in alcuni casi vede come scelta obbligata il lavoro in nero, in totale assenza di diritti, come unico mezzo di sostentamento per se stesso e per la propria famiglia. È quindi la società stessa, per lo scarso approfondimento dei fatti, a creare il problema di cui si lamenta.
Un altro degli stereotipi principali è legato all’aspetto economico. Non conoscendo la realtà dei fatti, molti ritengono che l’immigrazione rappresenti una perdita di denaro statale e si sentono derubati a vantaggio degli stranieri, mantenuti in comunità pubbliche. A una persona che sente la parola “migrante” infatti viene subito in mente il rifugiato politico che arriva in Italia sui barconi, quando in realtà l’afflusso migratorio in Italia, secondo uno studio ISTAT, proviene per il 52,8% dall’est Europa e porta un concreto profitto economico. Emblematico è lo studio della fondazione Leone Moressa che testimonia come nel 2015 ci sono stati 3,9 miliardi di euro in entrata nelle casse pubbliche grazie a lavoratori stranieri.
Alla luce dei fatti possiamo affermare che essendo questo fenomeno radicato nella nostra società non possiamo fare altro che informarci meglio a riguardo, abbandonando tutti i pregiudizi ed immedesimandoci nelle difficili situazioni che costringono queste persone ad abbandonare lo stato natale in cerca di un posto migliore per sé e per la proprie famiglie. In quanto abitanti del Mondo, dobbiamo aiutare e facilitare la loro integrazione all’interno della società. In questo campo ProgettoMondo Mlal si impegna a creare ponti di scambio culturale tra paesi diversi in modo da sensibilizzare le giovani generazione alla conoscenza del diverso, con lo scopo di abbattere il muro di pregiudizi, come ad esempio è stato fatto nel 2015 con un programma di scambio tra una scuola di Cuneo e una di Beni Mellal in cui i giovani di entrambe le città hanno potuto conoscere uno stile di vita diverso dal loro tramite la creazione di video.

Martina Coati e Edoardo Cappelletto
Studenti del liceo classico Maffei, progetto alternanza scuola-lavoro

mercoledì 29 giugno 2016

Voci dalla migrazione

Il futuro è sospeso, non vi è alcuna certezza del domani. Forse per questo moltissime persone, soprattutto ragazzi desiderano o decidono di lasciare il Marocco per una terra vicina, ma allo stesso tempo lontana, carica di promesse e separata da un lembo di mare troppo spesso mortale.
Dalla provincia di Beni Mellal provengono la gran parte degli immigrati marocchini in Italia, una provincia più povera di molte delle sue vicine e trascurata dalla capitale. In questo luogo si possono raccogliere molti racconti: il villaggio che ha perduto un’ intera generazione, di giovani, di ragazzi partiti assieme per cercare una vita migliore, non solo per loro stessi ma per l’intera comunità; l’uomo disperato che è stato espulso dall’Italia in seguito ad un arresto; il ragazzo che, arrivato in Europa, non è riuscito ad ottenere i documenti per il soggiorno perché l’attentato alle Torri gemelle aveva reso più diffidenti tutti quanti; il compagno di viaggio che aggrappato sotto un camion ha perduto tutte le dita di una mano.
Partire, nonostante il rischio non ignoto alle persone che migrano per motivi economici, partire per la spinta intrinseca che ci porta sempre a cercare di migliorare la nostra situazione, perché tentare vale comunque la pena, vale il rischio, vale la disperazione dei padri e delle madri, che in lacrime senza nemmeno i corpi dei figli da seppellire, dicono “hanno fatto bene a provare”.
Perché alla fine quello di partire per trovare un futuro, quello di migrare, è uno dei diritti dell’uomo. Noi non possiamo e non dobbiamo fermare queste persone che vogliono raggiungere un paese come il nostro, che prima di diventare meta di immigrazione era terra di partenza di moltissimi migranti. Possiamo però sensibilizzare ad una migrazione responsabile, dove sono chiari non sono solo i rischi del viaggio ma anche le difficoltà presenti una volta raggiunta la destinazione.
Sempre a Beni Mellal esiste una mediateca dove i ragazzi e le ragazze possono informarsi, confrontarsi e parlare anche di migrazione, molti di loro desiderano partire e colpisce la diversità delle loro storie: dalle spigliate ragazzine in jeans, che in Europa desiderano completare gli studi, alla ragazza che da anni sostiene da sola la famiglia e desidera che le sorelle possano proseguire il percorso scolastico, dal ragazzo che si è specializzato in trucchi di prestigio e sogna di esibirsi per il mondo, a ragazzi che semplicemente desiderano maggiori possibilità. Ragazze che per partire accetterebbero anche il matrimonio bianco, altre che è l’unica cosa che non prenderebbero mai in considerazione. L’unica voce fuori dal coro è quella di una ragazza, evidentemente più benestante, che contraria alla migrazione invoca a restare in Marocco.
La migrazione è un fenomeno complesso e per provare a capirlo noi abbiamo il dovere di ascoltarne le molte voci.

Margherita Garonzi, studentessa del liceo classico Maffei di Verona,
Progetto Alternanza Scuola-Lavoro