Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post

mercoledì 15 marzo 2017

Storia di una compravendita a La Paz


Arrivano i gringos. Quelli veri, a stelle e strisce. Tornano a La Paz dopo un mese per ritirare le coperte che hanno ordinato alle donne di COMCA, una delle cooperative sostenute da ProgettoMondo Mlal nelle attività di Hilando Culturas.
COMCA è una cooperativa piuttosto all’avanguardia. Lo si capisce subito da pochi indizi. Le tessitrici hanno un’età media di 50 anni, eppure hanno eletto come presidentessa una ragazza che ne ha 25; hanno saputo rendere centrale la tintura naturale e, soprattutto, grazie a un’agenzia di La Paz, ricevono nella propria sede turisti a cui mostrare il processo produttivo: gli ospiti lavorano i tessuti che si portano poi a casa.
Durante una visita alla sede dell’organizzazione, la coppia di americani nota una “frazada” a terra. Vecchia e logora per le lavoratrici, ma autentica per i due americani che la comprano e ne chiedono altre 26.
La cooperativa si organizza: ciascuna socia si fa carico di tessere due coperte in casa propria. Con l’aiuto di Anna Alliod, responsabile di Hilando Culturas per ProgettoMondo Mlal, si fanno i conti rilevando che al prezzo pattuito d’impatto, (200 Boliviani pari a poco meno di 30 euro) non si coprono nemmeno i costi di produzione. Si ricontratta, raddoppiando il prezzo 400 Bs, e si opta per l’acquisto di lana già filata e per una mescolanza di colori naturali e chimici, i secondi più economici. I gringos si dimostrano comprensivi.
Del resto per la tessitura di una sola coperta è necessaria una settimana di lavoro!

giovedì 8 gennaio 2015

A teatro il vaggio interiore di Mamita

Domenica 18 gennaio, alle 17, al teatro Ristori di Verona va in scena "Mamita": una nuova prima nazionale per le famiglie, nell’ambito della rassegna "Agorà. Le famiglie e la città incontrano la musica", organizzata dall’assessorato alla Famiglia del Comune di Verona con Fondazione Cariverona.
Proposto in collaborazione con l’Organizzazione veronese di volontariato internazionale ProgettoMondo Mlal e con il sostegno di Girardi Associati, lo spettacolo accompagnerà le famiglie in una riflessione sulle difficili condizioni di vita delle giovani mamme e dei bimbi in un paese andino.

"Nascere in un paese rispetto a un altro fa la differenza. La mia terra è nella mia pelle, nei miei occhi … nulla potrà cambiare il richiamo più profondo delle mie radici.
Quando si vive in paesi dove la povertà regna, per un’adolescente nulla rispetta i tempi di crescita, di trasformazione e di accoglienza… Avere un bambino a dodici anni rompe ogni tappa di vita e di rispetto…
"

Il delicato tema dell’essere bambine e diventare mamme, costrette poi a lasciare in altre mani il destino dei propri figli, viene introdotto da una storia intima, ricca di colori ed emozioni, scritta da Elisabetta Garilli e Mariarosa Dussin.
Le musiche di Elisabetta Garilli, fortemente evocative nei ritmi e nei suoni, accompagnano passo dopo passo il lungo viaggio di Mamita attraverso la cordigliera boliviana: per lei, raggiungere la montagna più alta significa scoprire se stessa e dare un senso alla vita e all’amore per un figlio. Ad interpretarle, l’ensemble Garilli Sound Project con Giuseppe Falco (oboe), Elisa Carusi e Adolfo Donolato (clarinetti), Elena Zavarise (flauto traverso), Alvise Stiffoni (violoncello), Ilaria Fantin (liuto), Costantino Borsetto (percussioni) e Gianluca Gozzi (basso elettrico), diretti da Elisabetta Garilli al pianoforte.
Alla narrazione, interpretata da Enrica Compri, fanno da sfondo alcune immagini fotografiche che, avvolgendo il palcoscenico, offrono squarci di paesaggi andini con identità forti, visioni di terre affascinanti e misteriose, discrete e solitarie come sono le persone che le abitano. La danza di Giulia Carli e le installazioni sceniche di Serena Abagnato accompagnano il viaggio interiore di Mamita, una storia che apre alla riflessione universale sul diritto di ogni bambino a vivere la propria infanzia e l’affetto di una famiglia.
Per la delicatezza e complessità del tema, lo spettacolo è consigliato ai ragazzi dagli 11 anni.

Nel corso del pomeriggio a Teatro Ristori sarà allestito uno spazio espositivo sui progetti di cooperazione internazionale di ProgettoMondo Mlal, a sostegno delle mamme e dei bambini in Africa e in America Latina e, nello specifico, il progetto “Casa de los niños” a Cochabamba – Bolivia che accoglie bambine e bambini abbandonati dai propri genitori, per necessità o altre cause maggiori, offrendo rifugio, cure mediche, alimentazione o formazione per il loro reinserimento nella società e, se possibile, nelle stesse famiglie d’origine.


18 gennaio 2015, ore 17.00
Mamita
PRIMA NAZIONALE
Testi di Elisabetta Garilli e Mariarosa Dussin.
Musiche di Elisabetta Garilli.
Fotografie di ProgettoMondo Mlal, Dimitri Avesani e Alberto Vaona (Progetto Pedalande 2014), Mariarosa Dussin e Bruno Colombini, Giuseppe Minciotti.
Interpretato da Garilli Sound Project:
Giuseppe Falco (oboe), Elisa Carusi e Adolfo Donolato (clarinetti), Elena Zavarise (flauto traverso), Alvise Stiffoni (violoncello), Ilaria Fantin(liuto), Costantino Borsetto (percussioni etniche), Gianluca Gozzi (basso elettrico), Enrica Compri (voce narrante), Giulia Carli (danza), Serena Abagnato (allestimento scenografico), Elisabetta Garilli (pianoforte e direzione).
Indirizzo: Via Teatro Ristori, 7 – Verona

Biglietto: 5 euro. Lo spettacolo è consigliato ai ragazzi dagli 11 anni. Ingresso gratuito bambini 0-3 anni e disabili +accompagnatore (per questi è necessaria la prenotazione al n. verde 800085570 sportelloinfosociale@comune.verona.it, fino ad esaurimento dei posti disponibili)
Prevendita: Box Office Via Pallone, 16 Verona tel. 045 8011154 www.boxofficelive.it www.comune.verona.it
FB Agorà per le famiglie
Contatti: tel. 045 8078526 3473702220 anna_malgarise@comune.verona.it

"Agorà. Le famiglie e la città incontrano la musica" è una rassegna di incontri musicali dedicati alle famiglie
come occasione di condivisione e crescita educativa, ma anche di sensibilizzazione e diffusione della cultura musicale a nuove fasce di pubblico.
L’iniziativa è proposta dall’Assessorato alla Famiglia del Comune di Verona nell’ambito della programmazione di servizi e progetti per la prevenzione dello svantaggio sociale e il sostegno alla genitorialità. Organizzata con il prezioso sostegno di Fondazione Cariverona, inserita nel cartellone del Teatro Ristori tra i Progetti Didattici della stagione 2014-2015, è a cura di Elisabetta Garilli, che ne ha curato lo sviluppo artistico, e dell’Associazione Culturale La Foglia e il Vento.
Gode del patrocinio della Regione Veneto e si pone in linea con gli obiettivi dei Progetti Nazionali Nati per la Musica,che sostiene attività mirate ad accostare precocemente il bambino al mondo dei suoni e alla musica, e Nati per Leggere, entrambi promossi dall’Associazione Culturale Pediatri.
Attraverso questo progetto pilota, sostenuto da importanti Istituzioni, realtà aziendali e fondazioni, il Comune di Verona vuole investire in azioni volte a migliorare il benessere dell’infanzia e delle famiglie, garantendo pari opportunità nella fruizione delle risorse educative e culturali anche nelle situazioni di privazione sociale e di esclusione.

ProgettoMondo Mlal da 49 anni opera in America Latina e Africa con progetti di cooperazione dedicati allo sviluppo e alla formazione delle comunità più svantaggiate.
Info: www.progettomondomlal.orgsostegno@mlal.org – 045.8102105

giovedì 30 ottobre 2014

Campagna Io Non mangio da solo 2014 per fermare la malnutrizione materno-infantile

Grazie al programma “Mamma!”, in appena 3 anni, ProgettoMondo è riuscito a dimezzare il tasso di malnutrizione del Burkina Faso (38%). Un risultato rilevante che, con particolare orgoglio, possiamo dire di avere condiviso, prima ancora che con medici e multinazionali dell’Aiuto, direttamente con le mamme, villaggio per villaggio, casa per casa.
ProgettoMondo Mlal dedica perciò la campagna Io non mangio da solo 2014 alle mamme, nutrici per eccellenza. Contrariamente a quanto si dice, infatti, prima ancora che essere “ciò che mangiamo”, noi siamo in realtà “ciò che mangiavano le nostre mamme” quando ancora ci avevano in grembo e poi, ancora, siamo “ciò che le nostre mamme hanno potuto darci” da mangiare fino all’età di 5 anni.
Perché essenzialmente la nostra alimentazione si gioca tutta in questi primi anni di vita. Dei 18 mila bambini che, sotto i 5 anni, muoiono ogni giorno nel mondo, quasi la metà perde la vita per cause legate alla malnutrizione, e 30 milioni dei bambini che nascono ogni anno hanno una crescita già compromessa a causa della malnutrizione delle loro mamme.
Il primissimo bisogno umano è infatti alimentarsi. Prima ancora di venire alla luce, aprire gli occhi, respirare, e toccare, il bambino cresce con e grazie al nutrimento materno. L’alimentazione è il vero e proprio primo scambio mamma-bambino e, come sanno bene tutte le mamme, proprio su questo scambio si costruiranno gran parte di intimità e condivisione di un lungo futuro legame.
Ecco, la campagna “Io non mangio da solo” 2014 vuole coinvolgerci tutte e tutti nella lotta alla malnutrizione materno-infantile, a cominciare da lì dove possiamo davvero incidere e mettere in moto un concreto cambiamento.

Partecipando tutti al progetto “Mamma!” possiamo garantire subito una pappa ipernutriente a 60 mila bambini e seguire e curare 600 mila casi di malnutrizione di mamme e bambini.
Seguici sul gruppo di Facebook "Io non mangio da solo" regalandoci una tua ricetta di pappa, sul blog della campagna, partecipa alle nostre iniziative e condividi con i tuoi amici. Puoi aiutarci acquistando o donando uno dei nostri gadget ma anche con una piccola donazione.

martedì 16 settembre 2014

I sogni spezzati delle spose bambine

Collaborando con Ipaj (Instituições Publicas de Assistência Jurídica), ho conosciuto molte donne che si rivolgono qui per denunciare l’abbandono da parte del marito e la mancanza di un sussidio alimentare per crescere i figli. Ciò che impressiona maggiormente è l’età di queste donne. In Mozambico i matrimoni precoci sono infatti all’ordine del giorno.
Sposarsi, essere obbediente, diventare una buona moglie e donna di casa, assicurare la continuità della specie umana, prendersi cura del marito e non ribellarsi contro i suoi ordini: sono alcuni dei principi che fin dall'infanzia le comunità infondono nelle donne, non valutando il danno che provocano nelle giovani che in questo modo sono costrette ad interrompere l'istruzione per dedicarsi a servire marito e figli.
Purtroppo per molte famiglie povere il matrimonio precoce è una fonte di reddito e un modo per sopravvivere, a costo di ipotecare sogni e futuro.
Il cosiddetto “lobolo” è ciò che il futuro marito offrein dote alla famiglia della sposa, sotto forma di capulanas (tessuti africani), galline, caprette e soldi ed è per questo che, nelle zone rurali, le ragazze vengono considerate dai genitori doprattutto come una fonte di beni. Ci sono casi in cui i leader di comunità, in cambio appunto di denaro, bestiame e altri beni, prendono in spose ragazze di 13-15 anni di età.
Spesso queste ragazze sposano uomini che vivono già con altre donne e, nella maggioranza dei casi, lasciano la scuola, iniziando ad avere figli molto presto e rendendosi così vulnerabili agli abusi sessuali e al contagio di Hiv/Aids. Le complicazioni durante la gravidanza, infatti, stando ai dati dell'Unicef, sono una delle principali cause di morte delle ragazze di età compresa tra i 15 ei 19 anni.
Il Mozambico è il paese che registra il più alto tasso di matrimoni precoci dell’Africa Australe; e a livello mondiale occupa il settimo. Le statistiche nazionali confermano che più della metà delle donne mozambicane si sposa prima dei 18 anni.
Le province di Nampula e Zambezia sono le più colpite: a Nampula, il 58% delle ragazze si sposa prima di raggiungere 18 anni, mentre un altro 37% ha un’età compresa tra i 20-24 anni.
A completare questo quadro e a dimostrare la gravità della situazione, ci sono anche le cifre del Ministero: se l’80% delle bambine frequenta la scuola elementare, la percentuale che prosegue la scuola media è tra il 5 e il 15%, mentre meno del 5% arriva alle superiori.
Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite le bambine, o adolescenti, non sono preparate né fisicamente né psicologicamente a diventare mamme; purtroppo però molti mozambicani considerano questa consuetudine una tradizione che dev'essere rispettata e non è raro sentirsi rispondere che “solo i genitori sanno cosa è meglio per le loro figlie” o che “se le cose sono sempre state così,  nulla può essere fatto per cambiarle”.
I matrimoni precoci violano i principi giuridici dello stesso Mozambico, nonché i Diritti Fondamentali dei Bambini.
Il paragrafo 3 dell'articolo 119 della “Costituzione della Repubblica del Mozambico” asserisce, infatti, che l'unione tra due persone dev’essere basata sul libero consenso. Mentre nella “Legge della Famiglia” n° 10/2004, il paragrafo 2 dell’articolo 30 afferma che i giovani con più di 16 anni possono eccezionalmente sposarsi con il consenso dei genitori. In ogni caso, ciò indica che sotto i 16 anni i matrimoni sono illegali.
Specialmente nelle comunità rurali è, dunque, necessario rompere il silenzio.
Questo è quello che da anni ormai cerca di fare Ipaj grazie a un “Servizio di Ascolto” dedicato alle donne e ai bambini vittime di violenza domestica, che ha lo scopo di rimediare alle conseguenze negative che sorgono dalla pratica del matrimonio precoce.
A tal proposito, la scorsa settimana Ipaj ha approfondito questo tema a un Seminario organizzato in una Scuola Superiore di Nampula, durante il quale si è discusso di come prevenire tale problema endemico.

Il seminario che si è tenuto alla Scuola Superiore di Nampula faceva parte del programma di eventi promosso da Ipaj - l’istituzione dove svolgo parte del mio servizio civile – per il ventesimo anniversario della sua costituzione.

Ipaj è stata creata 2 anni dopo l’Accordo di Pace e i suoi funzionari sono molto fieri che la loro istituzione sia nata proprio nel periodo di rinascita del Paese, quando in discussione erano i fondamenti e le basi del nuovo Mozambico.
Ricordiamo che le speranze suscitate dall’indipendenza dai portoghesi (25 giugno 1975), che governavano il Paese da quattro secoli, erano state distrutte nel 1976 con lo scoppio della guerra civile fra le forze governative guidate dal Frente de Libertacao de Mocambique (Frelimo) e la Resistencia Nacional Mozambicana (Renamo). Le drammatiche conseguenze della guerra civile, sommate poi alla peggiore siccità dell'Africa Australe del XX secolo, avevano provocato 1 milione e mezzo di morti e 1 milione e 700 mila di rifugiati nei paesi vicini.
Così, il 4 ottobre del 1992, il Presidente Chissano e il leader della Renamo, Alfonso Dhlakama, firmarono a Roma - con la mediazione del governo italiano, delle Nazioni Unite, dell'Episcopato Cattolico Mozambicano e della Comunità Cattolica di S. Egidio - un Trattato di Pace che prevedeva la consegna di tutte le armi alle Nazioni Unite e la smobilitazione di tutte le milizie entro sei mesi con l'obiettivo di ricostruire un esercito nazionale unitario.
Ed è appunto in questo contesto che è nato Ipaj, un contesto socio-politico complesso dove i problemi sociali non mancavano.
L’idea di commemorare oggi i 20 di vita di Ipaj nasce dall’esigenza di continuare nell’opera di sensibilizzazione dei settori marginali della popolazione sulle diverse tematiche che porta avanti - tali come la difesa dei diritti, i matrimoni prematuri, l’integrità durante il periodo di reclusione - e per promuovere le proprie iniziative di assistenza giuridiche.
Per l’occasione Ipaj ha dunque organizzato, su temi legati ai diritti umani, una serie di eventi alla Scuola Superiore di Nampula, a Namaita (una comunità a circa 30 Km da Nampula), a Muatala (un quartiere periferico della città) e nel Carcere Femminile.

Crstina Danna
Casco Bianco Mozambico
ProgettoMondo Mlal

martedì 5 agosto 2014

Zero tolleranza alla violenza sulle donne

A Meknes, il 7 giugno 2014 si è tenuto il seminario conclusivo della campagna “Nessuna tolleranza verso la violenza sulle donne” organizzato dal collettivo la Forza delle Donne, formato da ProgettoMondo Mlal, la sezione di Meknes dell’Unione dell’Azione Femminista, con l’appoggio di Amnesty International Marocco.
La campagna è iniziata a Rabat con la conferenza stampa del 5 febbraio 2014, durante la quale è stato presentato il memorandum diretto al capo del governo Abdelilah Benkirane per portare alla sua attenzione le violenze subite da molte donne del Paese. Grazie al memorandum, il collettivo La Forza delle Donne ha chiesto che venissero effettuate delle riforme legislative, nel rispetto della Costituzione e degli obblighi internazionali assunti dal Marocco, in particolare la CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne). Le associazioni hanno anche richiesto l’assunzione di un impegno da parte delle forze politiche per un cambiamento che porti al pieno rispetto dei diritti delle donne in ogni ambito della loro vita: famigliare, educativo, sociale, politico e lavorativo.
Il seminario di chiusura, con gli interventi dei rappresentanti del collettivo e delle associazioni locali, ha evidenziato quanto sia urgente la situazione delle donne che sono vittime di violenza in Marocco e ha illustrato i risultati della campagna e del progetto “La Forza delle Donne” nel suo asse politico-sociale.
Grazie alle attività portate avanti dal collettivo, un pubblico sempre più vasto si è confrontato direttamente con questa tematica che in molte aree del Marocco rimane ancora un tabù. Sono state infatti raccolte diecimila firme per merito dell’impegno delle persone che hanno partecipato attivamente alla campagna nelle province di Khouribga, Meknès, Khemisset e Beni Mellal, Casablanca e Rabat.
Si tratta di un risultato molto importante che dimostra la progressiva sensibilizzazione sul tema e la consapevolezza raggiunta nell’esercizio della cittadinanza attiva da parte dei cittadini marocchini che, per la prima volta, attraverso le associazioni locali, anche in zone rurali, hanno organizzato una raccolta firme per chiedere un intervento politico e legislativo.
La raccolta firme è stata promossa anche tramite il sito www.petition.laforcedesfemmes.org dove sono stati pubblicati diversi materiali prodotti durante lo svolgimento del progetto: il memorandum, le storie di vita e i video delle donne vittime di violenza, tradotti in più lingue in modo da dare rilevanza internazionale alla campagna.
A fine giugno 2014 le firme raccolte verranno presentate al capo del governo che dovrà decidere come rispondere alle richieste dei diecimila cittadini firmatari.

Valentina Carrara
Casco Bianco
ProgettoMondo Marocco


mercoledì 5 marzo 2014

IO L8 TUTTI I GIORNI_la storia di Samira

In Marocco i diritti delle donne sono troppo spesso violati. Fattene portavoce e dedica a loro il prossimo 8 marzo, sostieni il Progetto “La Forza delle donne”:
- organizza con le amiche una cena solidale
- parlane attraverso i nostri gadget
- dona ora e  sostieni un’associazione di donne

- firma la petizione “Nessuna tolleranza contro la violenza verso le donne”
- condividi la storia di Samira 

La storia di Samira
Ho incontrato l'uomo che sarebbe diventato mio marito nell'azienda dove lavoravo, era uno dei nostri clienti abituali e curavo personalmente tutte le sue operazioni. Giorno dopo giorno le sue visite sono diventate sempre più frequenti e ha coimciato a parlarmi della sua vita privata e dei problemi che aveva con la moglie. Io lo ascoltavo, ma gli consigliavo di recuperare il rapporto con la moglie, anche per il bene dei figli.
Eravamo diventati amici e ci piaceva parlare. Qualche tempo dopo, mi ha dato appuntamento dopo l'orario di lavoro e il giorno in cui sono uscita con lui, mi ha proposto di sposarlo. Era deciso a divorziare dalla propria moglie. All'inizio ho rifiutato categoricamente, era molto più vecchio di me e poi non riuscivo a concepire il matrimonio con un uomo divorziato. Di fronte al mio rifiuto non si è dato per vinto: mi chiamava spesso al telefono e per farmi cambiare idea insisteva nel dirmi che era molto ricco e poteva darmi una vita facile, agiata, con tutto quello che mi serviva, addirittura una donna di servizio che si occupasse della casa. La sua unica condizione era che smettessi di lavorare e mi occupassi solo di lui. Ero molto fiera del mio lavoro, ma ho comunque accettato. Mi prospettava una vita da principessa, quella che ingenuamente sognavo, finalmente sarei stata la più felice del mondo.
Così ci siamo sposati, ma con la prima visita dei suoi figli a casa ho capito che qualcosa stava cambiando: il mio compito era quello di servirli e mi consideravano non più di una loro collaboratrice domestica. Eri una cameriera, più che una moglie. Non ha mai mantenuto nessuna delle sue promesse, mi occupavo di tutte le faccende domestiche, ha fatto stabilire i suoi figli da noi e io dovevo occuparmi di tutte le loro esigenze e necessità: ero la prima ad alzarsi al mattino e l'ultima ad andare a letto. Erano molto cattivi con me, sia mio marito che i suoi figli, e ogni volta che si rivolgevano a me lo facevano insultandomi.
A volte non ne potevo più e gli chiedevo dove fossero finite le sue promesse. Mi rispondeva che non ero obbligata a continuare a vivere con lui e che potevo andarmene in qualsiasi momento. Spesso mi picchiava e quando gli dissi che ero incinta s'infuriò molto e mi insultò per ore. Quando lavoravo, avevo la mia autonomia finanziaria, da sposata me ne ha completamente privato. Tutti i suoi beni erano destinati ai suoi figli. Quando chiedevo dei soldi, mi diceva che dovevo lavorare per poter spendere come volevo. Il rapporto con la mia famiglia era quasi inesistente, non mi permetteva di andarli a trovare, qualsiasi fosse l'occasione. Ha approfittato dei miei silenzi e della mia abnegazione e umiliarmi è diventata un'abitudine. L'unica cosa che potevo fare era essere paziente e andare avanti.
Nel mia casa, tutto era contro di me: lui, i ragazzi. Io ero sola, l’unica compagnia era quella di mia suocera, una vecchia signora di 90 anni, che a un certo punto è venuta a vivere con noi. Di lei mi occupavo volentieri, era gentile e spesso pregava per me, perchè le cose potessere funzionare tra me e mio marito.
Ma non è stato così. I litigi e le violenze sono continuati, credo che anche la differenza di età tra di noi non aiutasse, ma anzi contribuisse a creare un sacco di malintesi, nonostante vivessimo nella ricchezza. Noi ragazze, io per prima, ci lasciamo ingannare dalla ricchezza e dalla fortuna che potrebbe fornirci un uomo, non ci rendiamo conto che non è quello che conta.
Da quando la nostra bambina ha raggiunto l’età scolare ci siamo lasciati e abbiamo avviato le pratiche del divorzio. Lui continua a ignorare sua figlia e non mi passa soldi per il suo mantenimento. Sono stata costretta a farle cambiare scuola perché quella che aveva iniziato era troppo costosa per me, lui continua a ripetermi che è solo una ragazza quindi può anche non andare a scuole, mentre per i suoi figli è diverso, sono maschi, loro hanno diritto ad una buona istruzione e infatti sono iscritti alla scuole migliori. Non chiede nemmeno mai notizie della bambina, come non esistesse. Io soffro molto, la piccola non è responsabile della situazione dei suoi genitori e ha il diritto di vivere una vita dignitosa, proprio come i suoi fratelli.
Attraverso le vie legali non ho avuto successo, pur presentando tutte le prove possibili e immaginabili: mio marito è un imprenditore ricco, molto conosciuto nella regione. E infatti io e mia figlia abbiamo perso la causa e quindi qualsiasi possibilità di ottenere il mantenimento. Le mie entrate sono davvero misere, coprono a mala pena le spese più elementari, e per di più mia figlia ha un problema al piede che le impedisce un'andatura corretta, necessiterebbe di cure specifiche che, neanche a dirlo, suo padre non vuole assolutamente sostenere.
Ultimamente ho chiesto aiuto a una associazione per un sostegno psicologico e una consulenza legale affidabile. Posso contare anche sul sostegno dei miei genitori perché ora sono tornata a vivere con loro. Tuttavia, rivorrei la mia autonomia, perché non è possibile per me continuare questa vita. Devo tornare a lavorare per un avere un salario regolare che mi permetta di provvedere degnamente alle mie esigenze e a quelle di mia figlia. Mi sento di aver fallito, non sono stata in grado di fare la scelta giusta, ma non è la fine del mondo. Io riprenderò in mano la mia vita, non sarà facile perché nella nostra società una donna divorziata non ha grande considerazione. Ma non ho altra scelta che andare avanti, e lo farò.

Samira, donna marocchina
testimonianza raccolta dall’equipe de “La Forza delle Donne”

giovedì 27 febbraio 2014

IO L8 TUTTI I GIORNI: la storia di Bassma

In Marocco i diritti delle donne sono troppo spesso violati. Fattene portavoce e dedica a loro il prossimo 8 marzo, sostieni il Progetto “La Forza delle donne”:
- organizza con le amiche una cena solidale
- parlane attraverso i nostri gadget
- sostieni un’associazione di donne
- firma la petizione “Nessuna tolleranza contro la violenza verso le donne”
- condividi la storia di Bassma

versamenti intestati a ProgettoMondo Mlal
Banca Popolare Etica di Padova
IT 71 Z 05018 12101 000000513260

La storia di Bassma
Vengo da una famiglia povera, costretta a migrare in città per garantire un futuro migliore ai propri figli. Mio padre poteva a malapena coprire le spese, così ha deciso di tornare in campagna con tutto ciò che comporta, per esempio togliermi la scuola perché in campagna una ragazza non può ambire a un'istruzione.  Quelle che completano un percorso scolastico provengono da famiglie benestanti o ben istruite, quindi consapevoli del valore dell'educazione della donna. L’educazione per una ragazza di campagna è una perdita di tempo, e contribuisce a farne una ragazza maleducata e difficile da gestire.
La fine della scuola è per la donna l'inizio di un nuovo corso: il matrimonio precoce e il conseguente peso della responsabilità. E se non si sposerà, la ragazza resterà comunque lo zimbello di tutta la comunità. Io ho deciso di mia spontanea volontà di sposarmi, perché ​​sentivo che era nell'ordine delle cose, perché, come tutti qui, ritenevo che il matrimonio fosse una “protezione” di cui avevo bisogno.
Ho sposato un parente stretto che mi aveva promesso mari e monti, promesse che non ha mai realizzato. Non appena un tetto ci ha uniti, tutto è cambiato: i sogni sono svaniti e l'uomo non era più quello che avevo scelto. Dopo un mese di matrimonio, i litigi erano parte della nostra vita quotidiana e mio marito cercava di mettermi costantemente a disagio per dimostrarmi che era lui il padrone di casa. Cominciò a portare alcool in casa, fumava e negava di farlo, e ad un certo punto la sua non considerazione di me si trasformò in violenza fisica. Ha sempre trovato un motivo per picchiarmi, tutte le ragioni erano valide ai suoi occhi: perchè lo infastidivo mentre facevo i lavori domestici, perchè non volevo coricarmi con lui, perchè non acconsentivo ad alcune pratiche sessuali, che tra l’altro la mia religione vieta.
Da lui subivo torture di ogni sorte e dormiva sempre con un coltello sotto il cuscino. Ero terribilmente spaventata al punto da non riuscire a chiudere gli occhi, avevo paura che mi avrebbe sfigurato o accoltellato, ero convinta che un giorno mi avrebbe uccisa, nascosto il mio cadavere e raccontato che ero scappata. A volte mi legava ad una sedia, mi metteva un panno in bocca e cominciava a picchiarmi fino all'esaurimento di tutte le sue forze. Qualche volta mi costringeva a spogliarmi, mi legava le mani e i piedi per picchiarmi e poi mi lasciava sul pavimento per ore fino al suo ritorno la sera. Non potevo nemmeno andare in bagno per i miei bisogni e questo era l'apice dell'umiliazione.
In mezzo a tutto questo, voleva assolutamente che avessimo dei figli, cosa alla quale non pensavo nemmeno, ma non mi lasciò scelta e rimasi incinta. Pochi mesi dopo cambiò idea, non voleva più il bambino: mi spingeva ad abortire, era diventata la sua ossessione, ha cominciato a spingermi nel vuoto o contro un muro per farmi sbattere il ventre, se mi capitava di cadere, si metteva su di me con le sue ginocchia contro la mia schiena.
La notte della nascita ho sofferto molto e a lungo, l’ho supplicato di portarmi in ospedale, ma si è rifiutato. Al mattino finalmente si è deciso a chiedere aiuto ai dei vicini. Io, rimasta sola in casa, mi sono sentita meno di niente, meno di una bestiola e quando le donne del quartiere sono arrivate avevo già messo al mondo mia figlia da sola, senza nessuna assistenza.
Avevo sperato che mia madre potesse essere lì al mio fianco per aiutarmi, ma mio marito non le ha mai permesso di farmi visita, la odiava al punto da prendere il pretesto delle suo visite per picchiarmi. Mi aveva privato della mia famiglia e m'aveva allontanato da lei, anche se vivevamo vicino. Tutti erano al corrente del fatto che mi violentava o almeno che mi trattava male, ma nessuno ne parlava apertamente. I segni della violenza erano visibili sul mio corpo, avevo perso peso al punto da sembrare un fantasma. Non mi importava più niente, ho smesso di ridere, di essere felice, non ho sentito la gioia della gravidanza. La sua violenza continua mi stava avvelenando.
Mi chiedevo spesso perché mi maltrattasse e temevo di esserne la causa. Era colpa mia? Lo contrariavo senza rendermene conto? Ho cercato di parlargli dopo la nascita della piccola, ma a tutti i miei tentativi ha risposto con aggressività e violenza, chiedendomi infine di tornare dai miei genitori. In un giorno di follia mi ha buttato in strada con mia figlia in braccio, non avevo altra scelta che andare dalla mia famiglia, ero in uno stato deplorevole. Loro hanno deciso di aiutarmi e di proteggermi, mi hanno supportata nella causa di divorzio, cosa non usuale nel mio Paese. Nel frattempo, lui ha continuato a minacciarmi di morte e mutilazione davanti a tutti finché abbiamo deciso di lasciare la campagna per trasferirci in città insieme a mia figlia, mio fratello e mio padre.
La vita in città è dura e costosa per mio padre che è un semplice operaio, allora anche mia madre ha deciso di lavorare come collaboratrice domestica per assicurare una vita dignitosa a me e mia figlia. E' difficile sentire che siamo responsabili delle difficoltà che colpiscono gli altri: anche se i miei non si lamentano mai, sento ancora dell'amarezza quando mia madre torna a casa esausta dal lavoro, mi sento responsabile quando vedo le lacrime che le rigano le guance perché la padrona dove lavora l'ha umiliata. Sento dolore anche per mia figlia, perché non ha un padre che la ama e che non si cura di lei.
Oggi sto molto meglio. Dopo il divorzio ho cominciato a dormire senza paura, mia figlia non vive in un contesto di violenza e vedo che in lei sta nascendo un'immagine positiva dell'uomo, grazie alla tenerezza del nonno, all'affetto dello zio. Ho deciso di ricostruire la mia vita, ora frequento un corso professionale nel settore artigianale per garantirmi un minimo di autonomia economica. Voglio ricompensare la mia famiglia per il loro aiuto, vorrei ringraziare mia madre che ha sopportato l'umiliazione e il disprezzo per sfamare mia figlia e mio fratello che ha rinviato tutti i suoi piani personali per aiutare me e infine mio padre, che continua a combattere nonostante la sua età avanzata. Infine voglio premiare me stessa perché mi merito tutto quello che ho oggi: la possibilità di respirare la libertà, perché finalmente oggi respiro, respiro e sorrido.
Bassma, donna marocchina
testimonianza raccolta dall’equipe de “La Forza delle Donne”

venerdì 7 febbraio 2014

Marocco: Al via la campagna contro la violenza sulle donne

(ANSAmed) - Oltre 70 organizzazioni non governative, con il sostegno di Amnesty International e il cofinanziamento della Ue, hanno lanciato dalla capitale marocchina Rabat un progetto per lottare contro la violenza sulle donne, le disuguaglianze, ogni forma di discriminazione.
Denominata "La forza delle donne", con il sottotitolo "Nessuna tolleranza per la violenza contro le donne", la campagna è stata promossa anche dalla Ong italiana ProgettoMondo Mlal e affonda le sue radici nel lavoro compiuto dalla stessa ong sul territorio a partire dal 2007.
Le provincie interessate sono quelle di Beni Mellal, Casablanca, Khouribga, Meknes e Rabat - Salé.
Alla fine del progetto, hanno spiegato i promotori nella conferenza stampa di presentazione, il comitato consegnerà un memorandum al capo del governo marocchino, Abdelilah Benkirane nel quale si segnalerà tra l'altro che la Costituzione del 2011, adottata durante le cosiddette primavere arabe, esorta lo Stato a ''operare per la parità della donna''. Nel memorandum, hanno ancora detto gli organizzatori del progetto, vi saranno anche ''le questioni dell'uguaglianza delle opportunità nell'ambito del lavoro, nel campo dell'educazione, e la lotta contro gli stereotipi, le violenze sessuali, le molestie e per la tutela delle donne nella società''.
Recentemente il parlamento di Rabat ha emendato il celebre articolo 475 del codice penale, che permetteva al violentatore di evitare il carcere sposando la sua vittima: un primo passo (determinato dalla storia di Amina Filal, la sedicenne che si era suicidata piuttosto che sposare il suo stupratore) nella direzione di restituire dignità e peso specifico alla donna. Oggi il lancio della nuova campagna in un paese nel quale, secondo gli ultimi dati, oltre sei milioni di donne dai 18 ai 64 anni (su un totale di nove) hanno subito nel corso della loro vita almeno un atto di violenza.

giovedì 17 ottobre 2013

Marocco, al via i centri d'ascolto per le vittime di violenza

Sono già circa 2.000 le donne che annualmente frequentano i Centri d’ascolto per vittime di violenza di genere che si sono formati nell’ambito del Progetto La Forza delle donne. E, ulteriori 20 antenne verranno attivate nel corso del 2014 in altrettanti Centri dell’Entraide Nazionale marocchina, senza in questo caso accedere a fondi di progetto per l’adeguazione degli spazi.
Questo infatti è l’accordo raggiunto all’inizio di ottobre dal progetto La Forza delle donne con l’EN.
Le 4 antenne che si trovano nelle provincie di Beni Mellal, Khouribga, et Meknès, saranno dunque attrezzate per fornire alle donne nuovi spazi d’intimità adeguati che consentano loro di parlare del dramma della violenza che subiscono, identificando possibili vie d’uscita.
E’ da sottolineare inoltre che, secondo i risultati ottenuti con la ricerca in corso, la quasi totalità delle donne soprattutto nelle zone rurali non è interessata a rivolgersi a dei centri specializzati, che spesso sono percepiti come istituzioni che promuovono la separazione e i divorzi, ma necessitano invece di un “orecchio” disponibile ad ascoltare senza giudizio e a promuovere azioni volte al rafforzamento della fiducia in se stesse e nelle loro capacità di trovare delle soluzioni.
Questi nuovi spazi d’ascolto rappresentano un' innovazione nei servizi dell’EN rivolti alle donne vittime di violenza, promossi per la prima volta in Marocco grazie al nostro progetto. In ciascuno di questi Centri si trova oggi del personale formato in grado di dare delle risposte alla richieste di aiuto delle donne vittime di violenza e di orientarle verso i servizi specializzati del territorio.
In questo modo il servizio per le donne è disponibile sul luogo che abitualmente frequentano e che sentono familiare e non sono obbligate cioè a dovere intraprendere costosi spostamenti in termini economici ed emozionali per raggiungere i pochi centri specializzati generalmente lontani e sconosciuti. I Centri infatti saranno attivati nelle zone rurali dove non si trovano altre strutture disponibili.
L’impegno sottoscritto da ProgettoMondo Mlal con l’EN corona un percorso di formazione sulla violenza di genere e la capacità di Ascolto Attivo che ha coinvolto 33 tra responsabili e insegnanti appartenenti a 23 Centri dislocati nei territori del progetto che annualmente offrono attività di formazione professionale alle donne.
E’ la prima volta che l’EN apre le porte all’attivazione di “antenne d’ascolto di prossimità”, rivolte alle donne che appartengono alle fasce sociali più vulnerabili che più hanno bisogno di apprendere velocemente un mestiere che permetta loro d’integrare il già scarso reddito familiare e quindi promuovere la loro autonomia economica.
L’Entraide Nationale è una istituzione pubblica capillarmente diffusa in Marocco che da anni collabora con PMM nell’ambito educativo e formativo.

Viera Schioppetto
Progetto Mlal Marocco

martedì 18 giugno 2013

La soddisfazione dell'Unione Europa per i risultati in Marocco


Grande soddisfazione dei rappresentanti dell´Unione Europea per i risultati raggiunti dai nostri progetti in Marocco, a un anno di distanza dalla loro conclusione.
Una delegazione di 25 persone
, tra ambasciatori e consiglieri di Ambasciata deIl´Unione Europea accreditati in Marocco, ha infatti visitato a Khourbga il nostro progetto La forza delle donne.
L´incontro si è svolto a fine maggio nel centro di formazione del nostro partner Union National des Femmes du Maroc, dove si sono svolte numerose attività di formazione per le promotrici e insegnanti del Progetto.
In occasione della visita la delegazione ha potuto incontrare le associazioni della societá civile e dei centri pubblici che hanno beneficiato di una ventina di giornate di formazione sui diritti umani, e sulle tecniche di ascolto alle donne vittime di violenza. Durante la visita è stata inoltre consegnata la pubblicazione “Studio sugli stereotipi di genere in Marocco” realizzata nell´ambito del Progetto.
Un gruppo ristretto della delegazione è stato anche in visita all’altro nostro progetto “Bambini in viaggio” a Béni Mellal. I rappresentati dell’Unione Europea hanno potuto incontrare alcuni ragazzi e ragazze che utilizzano le mediateche, nonché gli animatori e rappresentanti delle due scuole visitate, con cui hanno condiviso la soddisfazione di aver realizzato il percorso educativo che si svolge negli stabilimenti educativi. Il progetto educativo consiste in atelier di formazione rivolti ai ragazzi che mettono in risalto la loro creativitá e rafforzano le loro autostima in un fase cruciale della vita, come quella dell´adolescenza e preadolescenza, e attraverso laboratori di disegno, pittura, cinefoum e attivitá ricreative.
Il direttore dell´Accademia Reginale dell´Educazine e Formazione, nostro partner nel progetto, con il direttore della scuola, hanno presentato infine i risultati della fruttuosa collaborazione con ProgettoMondo Mlal, che dura oramai da piú di 8 anni.
Il pranzo in onore della delegazione a Béni Mellal è stato preparato dalla Coooperativa di donne Khemissat Atlas, che ha inoltre allestito uno stand con prodotti tipici della regione, tra cui tappeti, abiti, spezie e cesteria. La cooperativa ha pertecipato alle formazioni nell´ambito del progetto La forza delle Donne e grazie al progetto sta fornendo servizi di gastronomia e cattering a innumerevoli centri e servizi educativi.

Viera Schioppetto
ProgettoMondo Mlal Marocco