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mercoledì 1 marzo 2017

Bambini organizzati per l'America Latina!

Avete mai provato a chiedere ad un bambino quali strategie adotterebbe per arginare il problema dell’inquinamento? O quali azioni occorre mettere in atto per migliorare la società? O ancora di riflettere sui propri diritti e responsabilità di cittadini? Al Manthoc questo è il “modus operandi” quotidiano, che raggiunge la sua massima espressione nel corso dell’annuale Assemblea Nazionale, un appuntamento a cui partecipano i delegati regionali e nazionali provenienti dalle 16 “basi” del Movimento, dislocate in tutto il Perù, per valutare l’anno concluso e strutturare le iniziative del nuovo anno.
A febbraio, nella casa del Manthoc intitolata al suo fondatore Alejandro Cussianovich nel distretto di Villa el Salvador (Lima),  è stata inaugurata la 33esima Assemblea Nazionale del Movimento di bambini e adolescenti lavoratori. Madrina dell’evento la parlamentare socialista del partito Frente Amplio Tania Pariona, ex bambina lavoratrice e già delegata nazionale del Manthoc.  
Nel suo discorso introduttivo Pariona ha ricordato i primi passi nelle fila del Manthoc, che hanno fatto nascere in lei un forte senso di protagonismo e di partecipazione alla “cosa pubblica”, tanto da portarla a fare della politica una scelta di vita. Ha inoltre manifestato il suo interesse di fronte ai ragazzini presenti all’Assemblea e ai loro collaboratori adulti, di voler continuare a lottare in Parlamento affinché i diritti dei bambini lavoratori vengano rispettati e tutelati.
Un tema scottante per il Manthoc in questo periodo riguarda una proposta di legge che, se passasse, sanzionerebbe  il lavoro al di sotto dei 16 anni. A uno sguardo europeo la novità potrebbe far tirare un respiro di sollievo, ma immergendosi in un’altra cultura e società con esigenze differenti da quelle del Vecchio Continente, ci si accorge che questa proposta potrebbe ostacolare la vita di molti bambini e ragazzini che intervallano la loro quotidianità tra studio, lavoro e lotta per condizioni lavorative dignitose.
L'intervento ha dato inizio a una settimana di grande impegno.
I 35 ragazzini partecipanti all’incontro, di età compresa tra i 10 e i 17 anni, si sono inizialmente confrontati sul lavoro svolto nel corso del 2016. Le varie basi hanno esposto i progetti e le azione portate avanti nei luoghi di provenienza spesso in collaborazione con gli enti istituzionali, hanno presentato le iniziative di autofinanziamento e le ricorrenze a cui hanno partecipato come la marcia in occasione del primo maggio, festa internazionale dei lavoratori, la festa della mamma e la partecipazione a iniziative contro la violenza sulle donne e sui bambini. Ogni centro ha presentato le attività che porta avanti autonomamente, come il sostegno ai compiti che una collaboratrice di Iquitos (capoluogo della regione di Loreto, nella Selva) offre nel Mercato Centrale della sua città. La mattina la giovane gestisce un banco di frutta e verdura, che nelle ore pomeridiane diventa un tavolo dove i bambini svolgono i loro compiti scolastici.
È seguita una fase di autovalutazione comune e approfondita in cui si sono sottolineati gli aspetti dell’anno passato che hanno funzionato e quelli che occorre revisionare per il 2017.
Un altro momento importante è stato l’incontro con due rappresentanti del gruppo “Familias por la Diversidad Sexual”, un’associazione di Lima di genitori, parenti e amici di persone LGBT(lesbiche, gay, bisessuali e trangender). Quest’occasione ha favorito il confronto su tematiche come l’orientamento e l’identità sessuale e di genere, questioni molto importanti verso le quali il Manthoc sta dirigendo le sue riflessioni, soprattutto per opporsi al movimento sociale peruviano “Con mis hijos no te metas” che lotta contro l’insegnamento dell’educazione sessuale e di genere nelle scuole.
Il mercoledì, per intervallare i ritmi serrati dell’assemblea, i ragazzi hanno trascorso un pomeriggio al mare. Per alcuni di loro, quelli provenienti dalle zone andine e della selva, non ha solo rappresentato passare mezza giornata di svago, ma ha significato vedere il mare per la prima volta nella loro vita.
Giovedì mattina c’è stata l’elezione dei nuovi delegati nazionali del Manthoc, ovvero un gruppo di massimo dieci NATS tra i 12 e i 16 anni che andranno a rappresentare il Movimento a livello internazionale  e che li vedrà in prima linea a interfacciarsi con le istituzioni nazionali e internazionali. I rappresentati uscenti sono stati in carica due o tre anni e da statuto non possono più ricoprire questo ruolo. Con grande serietà sono avvenute le nuove candidature, ogni candidato ha presentato un suo racconto di vita, il luogo d’origine, le sue esperienze lavorative, i primi anni nel Manthoc, la crescita del senso di protagonismo fino alle motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi come delegato nazionale. I componenti delle varie basi, dopo aver seguito questo momento con grande interesse e serietà, hanno espresso i loro voti, adempiendo i propri diritti e responsabilità di cittadini e dando agli adulti lì presenti un alto esempio di democrazia. Tutti e 8 i candidati sono stati eletti perché hanno raggiunto  e superato il minimo di 10 voti favorevoli su 16. La mattinata si è conclusa con un emozionante momento di passaggio di consegne che i delegati uscenti hanno affidato ai nuovi, tra applausi, abbracci, promesse, lacrime e ringraziamenti.
Altri due momenti degni di nota sono stati l’incontro con i fondatore e guida pedagogica del Manthoc Alejandro Cussianovich e il laboratorio “Es mi cuerpo” gestito da Amnesty Internacional. Durante il suo magistrale intervento, Cussianovich ha esortato i NNATS a lottare per i diritti dei bambini lavoratori di tutto il mondo, soprattutto per coloro che non dispongono di dignità lavorativa. Ha posto l’accento sulla necessità di continuare con l’impegno civico per vivere a pieno il ruolo di cittadino ed ostacolare il rischio della retrocessione sociale, politica e normativa. Poi rivolgendosi ai collaboratori, li ha esortati a far conoscere ai NNATS i loro diritti e responsabilità, concetto quest’ultimo che denota una certa orizzontalità nella relazione adulto-bambino, in quanto concepisce quest’ultimo come agente sociale attivo.
L’ultimo pomeriggio i ragazzi hanno partecipato a un laboratorio gestito da Amnesty Internacional con cui il Manthoc sta collaborando da circa un anno alla campagna “Es mi cuerpo” che mira a porre fine al controllo e alla criminalizzazione della sessualità e della riproduzione. Attraverso laboratori diversificati in base all’età, favorisce la conoscenza dei diritti sessuali e riproduttivi a bambini e ragazzi minori di 18 anni, al fine di ostacolare le gravidanze adolescenziali non desiderate e di renderli consapevoli sul loro diritto a decidere del proprio corpo. 

Cristina Porello,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

                                                                                                                                                  
                    

martedì 21 febbraio 2017

Perù in marcia contro la corruzione

“Poder judicial, vergüenza nacional!”
Scandiscono così, con un'unica e potente voce, i circa 5 mila peruviani accorsi alla marcia contro la corruzione indetta per il 16 febbraio da varie organizzazioni sociali, politiche e della società civile.
Il grido si alza potente nelle strade del centro di Lima, spargendosi tra la Plaza Dos de Mayo, indicata come punto di ritrovo iniziale della manifestazione, nel Paseo de la República, di fronte al Palazzo di Giustizia e nella Plaza San Martín, luogo simbolo dell'aggregazione politica della capitale. La rabbia si mescola allo sdegno e alla frustrazione contro una classe politica che, da molti anni, appare invischiata in frequenti casi di mala gestione e di interessi personali anteposti alla res publica. La corruzione sembra scorrere a cascata, muovendosi dai vertici della politica si infiltra tanto nelle varie istituzioni dello Stato come nella pubblica amministrazione, assumendo le sembianze di un fenomeno endemico, uno spaccato del Paese. Il rischio maggiore che ne deriva è che il popolo gradualmente si abitui, ci faccia il callo, atrofizzandosi in un torpore apatico e affannandosi a ricavarsi non tanto un futuro, quanto un presente arrangiato.
Ancora più preoccupante è l'impunità che accompagna questa serie di scandali, esplosi da più di un anno in seguito al caso Odebrecht, che ha scosso la scena politica regionale dell'America Latina, investendo non solo la classe dirigente peruviana, ma anche quella argentina, colombiana ed ecuadoriana.
Da più di un anno, infatti, è emerso che l'impresa brasiliana, dedicata alle grandi opere infrastrutturali, si guadagnava numerosi appalti pubblici elargendo laute tangenti ai presidenti e ai ministri competenti dei vari paesi dell'aerea. Il Perù non è rimasto immune dalla pratica criminosa e, gli ultimi tre presidenti che hanno governato il paese, Alan García, Alejandro Toledo e Ollanta Humala, provenienti da partiti con posizionamenti politici molto diversi tra di loro, si trovano ora nell'occhio del ciclone, mostrando la trasversaslità del fenomeno stesso. Sulla testa di Toledo, che pare stia cercando asilo in vari Paesi, da ultimo Israele che gli ha negato l'ingresso, pesa un mandato di cattura internazionale e si stima che abbia ricevuto più di 20 milioni di dollari da Odebrecht. Humala, che aveva fatto della lotta alla corruzione il proprio cavallo di battaglia, è finito per ricadere nella stessa dinamica e nell'ottobre 2016 è stata creata una commissione incaricata di indagare su varie opere pubbliche concesse al gruppo Odebrecht.
Infine c'è Alan Garcia, visto da molti come una figura intoccabile e due volte presidente del Perù i cui capi d'accusa sono legati ai maxi appalti, a cui si sommano i rapporti non certo limpidi con il narcotraffico e la strage del Baguazo (32 morti), avvenuta nel 2009 in seguito a un violento scontro tra polizia e popolazioni indigene della selva amazzonica, i quali protestavano contro le concessioni minerarie lesive dei propri diritti e usurpatrici delle proprie terre.
“Last but not the least”, una delle figure più controverse della scena politica peruviana, Alberto Fujimori. Attualmente nel carcere del Callao (unità amministrativa autonoma di Lima), sta scontando una pena di 25 anni e i vari capi d'accusa spaziano dall'appropriazione indebita di fondi pubblici, al falso ideologico, alla corruzione e all'essere stato riconosciuto come il mandante reale delle due stragi avvenute tra il 1991 – 1992 (La Cantuta e Barrios Altos). Il “chino”, che ha governato con metodi autoritari il paese durante il periodo più critico della violenza politica, in cui lo scontro tra lo stato e le guerriglie insorgenti di sendero luminoso e l'MRTA (Movimiento Revolucionario Túpac Amaru) era giunto al parossismo, continua ad avere un forte ascendente sul Paese, tant'è che larga parte del popolo peruviano sarebbe favorevole all'indulto e sua figlia, Keiko Fujimori, detiene la maggioranza dei seggi nel Congresso, imbrigliando l'attività politica della presidenza di Pedro Pablo Kuczynski (PKK).
Di fronte a questa grave situazione, il sindacato dei lavoratori (CGTP) e il Colectivo No Keiko hanno convocato la manifestazione, a cui si sono sommati vari esponenti del Frente Amplio, guidato da Verónika Mendoza, la Democracia Cristiana, il Frente de Unidad y defensa del publo peruano e il collettivo degli studenti dell'università nazionale.
Partiti dalla piazza Dos de Mayo il corteo ha sfilato per il centro, per poi scindersi e raggrupparsi in due punti: la maggior parte dei manifestanti si è fermata davanti al palazzo di giustizia, di fronte a un grande dispiegamento delle forze di sicurezza, mentre un altro gruppo si è concentrato in Plaza San Martín. Nel tardo pomeriggio limeño, la manifestazione, durata circa quattro ore, si è svolta pacifica e colorata. Un fulgido esempio di democrazia, una compresenza di anime e sensibilità distinte, accomunate dall'indignazione nei confronti della mala politica e desiderose di costruire un futuro migliore per il Paese e per i propri figli.

Stefano Fraccaroli,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

venerdì 17 febbraio 2017

Per un caffè "corretto" in tutti i sensi

Esistono vari modi per preparare un caffè. In Italia l’espresso è sicuramente quello che va per la maggiore, solitamente sorseggiato al bancone o comodamente seduto in un bar. In questo caso la pressione del vapore dell’acqua è determinante per un buon risultato. Esistono poi quelli più ricercati e soavi come il chemex, che mantiene gli olii propri del grano grazie al suo filtro di carta, da cui si ricava un caffè delicato e aromatico molto simile a un tè.
Il caffè più gettonato tra i peruviani è quello americano, passato con una macchina elettrica. Il caffè tradizionale, invece, sarebbe quello passato goccia a goccia, seguendo i preziosi insegnamenti della nonna che consiglia di aggiungere dell'acqua in un recipiente di metallo mescolando dolcemente con un cucchiaio e facendo filtrare l’acqua poco a poco.
Rebecca Valle, somelier che affianca la Junta del Café nelle attività formative, ha fatto tappa a Cajamarca dove è stata rifornita di ottimi chicchi tostati da una produttrice locale del progetto “Café Correcto”, promosso da ProgettoMondo Mlal per ridurre la precarietà di lavoratori e lavoratrici rurali del caffè. Si tratta di Sabina Maldonado Peña una giovane caficultirce della zona di Yandiluza, San Ignacio, nel dipartimento appunto di Cajamarca.
La “guida sensoriale” ha poi insegnato alla nostra equipe in Perù, e in particolare ai Caschi Bianco, come apprezzare al meglio le caratteristiche della miscela con la prensa francese. Il sapore che ne deriva risulta più ricco e intenso, con un contenuto maggiore di caffeina. Si tratta di un caffè corposo e tutto sommato facile da preparare.
Il procedimento da seguire è il seguente: usare 50 grammi di caffè macinato grosso per 750 cl di acqua calda. Prima di tutto si mette il caffè, poi si aggiunge un po’ di acqua calda, ma non ancora giunta a ebollizione. Si lascia riposare per trenta secondi cronometrati, per poi mescolare la bevanda con un cucchiaio in modo che l'acqua e il caffè si integrino completamente. Passati altrei tre, quattro minuti il processo è completato.
A conferire al caffè un sapore tanto intenso, è il peculiare processo di lavaggio e fermentazione, che dura non meno di 24 ore.
Spiega Rebecca: “all'olfatto il caffè è molto aromatico, con note fruttate al sapore di ciliegia, un corpo cremoso e con un retrogusto dolce e prolungato”.


Davide Verzegnassi, operatore ProgettoMondo Mlal,
con Caterina Grottola e Stefano Fraccaroli
Caschi Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

martedì 3 gennaio 2017

La politica fatta dai bambini

Quando si parla di politica, di disegni legge, di proposte e approvazioni spesso si ha la percezione di non avere preso parte al processo decisionale. Non credo che in Perù questa sensazione sia diversa, anche se in questo primo mese di lavoro al Manthoc (Movimiento de Niños, Niñas y Adolescentes Hijos de Obreros Cristianos) di Lima sono venuta a contatto con una realtà di partecipazione politica infantile che accorcia le distanze con la “cosa pubblica” e favorisce la crescita di nuove generazioni impegnate su questo fronte.
In un primo momento l’accostamento tra partecipazione attiva alla vita politica e mondo infantile mi suonava contrastante, quasi un ossimoro, ma osservando da vicino queste dinamiche, mi sono convinta che tale modo di lavorare sia molto produttivo e stimolante per le nuove generazioni e per l’intera società.
Tra le varie iniziative di cittadinanza attiva, ho potuto assistere alle elezioni del CCONNA, organismo al quale il Manthoc partecipa con grande entusiasmo e serietà.
Ma cos’è il CCONNA? A settembre 2009, nel corso del XX Congresso Panamericano di Bambini e Adolescenti (NNA), si è deciso di costituire un Consiglio Consultivo di Bambini e Adolescenti riconosciuto a livello nazionale, sostenuto dalla legge N° 355-2009-MIMP(Ministerio de la Mujer y de la Población Vulnerables) e dal Plan Nacional de Acción por la Infancia y la Adolescencia PNAIA 2021 Ley N° 30362. 
Questo “giovane” apparato politico è composto da ragazzini tra i 9 e i 16 anni che, in tenera età, danno mostra di cosa significhi fare politica, realizzando a pieno il loro diritto e dovere di presentare progetti concreti allo Stato come programmi, idee, azioni e proposte di legge e di vigilare ed esigere l’adempimento delle politiche sull’infanzia in un sistema di dialogo diretto con le principali autorità del Paese.
Inoltre il CCONNA ha il diritto di essere consultato quando lo Stato prende decisioni in tema di bambini e adolescenti, per questo motivo partecipa a 5 commissioni statali. Così facendo il sistema politico nazionale si apre alle generazioni dei più piccoli investendo sulla loro educazione alla cittadinanza attiva e sulla crescita di una società futura consapevole.
La presenza di gruppi regionali di bambini e adolescenti del CCONNA si sta allargando a macchia d’olio in tutto il Perù, tanto che il Movimento ora è attivo in 17 regioni su un totale di 25. La grande sfida dei prossimi anni è di essere presente in tutto il Paese. Ogni gruppo regionale elegge democraticamente un direttivo che rimane in carica due anni e ha il compito di interfacciarsi con le più alte cariche distrettuali, regionali e statali. Uno degli appuntamenti più importanti del calendario 2016 è stato l’incontro, a settembre, con il neo eletto presidente della Repubblica peruviana Pedro Paolo Kuczynsky in occasione del lancio della campagna contro la violenza sui minori dal titolo “Sin pegar ni humiliar es hora de cambiar” (Senza picchiare né umiliare, è ora di cambiare). 
Il 10 dicembre ho partecipato con il Manthoc alle elezioni dei rappresentanti del CCONNA di Lima Metropolitana, ovvero una porzione di territorio che comprende circa 60 distretti territoriali e un numero di abitanti che raggiunge i 10 milioni. Il Manthoc ha partecipato a questo evento con una decina di delegati regionali tra i 10 e i 15 anni. I circa 60 partecipanti alla giornata erano bambini e adolescenti rappresentanti delle principali Organizzazioni e Associazioni del territorio limeño che, disposti in cerchio, hanno intervallato momenti di gioco con momenti di intenso lavoro.
Con grande senso civico i NNA si sono confrontati su temi forti e attuali che toccano e affliggono il territorio e la società in cui vivono, in particolare hanno individuato e riflettuto sulle principali problematiche che toccano i bambini e adolescenti come le violenze fisiche, sessuali e psicologiche, le gravidanze precoci, i furti in strada, la delinquenza e le difficoltà relazionali tra genitori e figli. Di fronte a queste tematiche hanno discusso, elaborato e presentato delle soluzioni e azioni concrete da attuare in ambito socio-educativo. Al termine di questa prima fase di lavoro si è passati alle elezioni della nuova giunta composta dal presidente, dal vice presidente, dal segretario e dai 12 consiglieri del CCONNA di Lima Metropolitana. A turno i vari candidati si sono presentati e hanno proposto un piano di azione, poi tutti i partecipanti hanno votato i loro rappresentanti dando agli adulti presenti un grande esempio di democrazia, di cittadinanza attiva, di partecipazione politica, di maturità e di rispetto delle opinioni altrui. Al termine della mattinata, tra applausi, sorrisi e tanta soddisfazione, è stato proclamato il nuovo gruppo direttivo che starà in carica per due anni e avrà contatti diretti con i sindaci dei distretti di Lima e con i vari Ministeri del Paese. Xenia, una ragazzina di 12 anni del Manthoc di Rimac (distretto di Lima) è stata eletta come consigliera.

Cristina Porello
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

lunedì 2 gennaio 2017

Sulla ruta della Tratta

Piura, terra illuminata dal sole, a Nord del Perù, è conosciuta per la parlata cantilenante e affascinante dei suoi abitanti e per le coste, paradisi in terra per i surfisti di tutto il mondo. Ma c’è molto altro, meno luccicante e splendete, che va scavato nelle pieghe di una società difficile e variegata.
La mia prima settimana di lavoro nella Pastoral de Movilidad Humana comincia con un breve viaggio nella città andina per la realizzazione dell’ultimo dei tre talleres nell’ambito del progetto sulla tratta di persone, finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che la Pastorale promuove con ProgettoMondo Mlal.
Al nostro arrivo in città ci accoglie Carlos, ingegnere e responsabile della Caritas di Piura, che ci racconta dei suoi studi e dei suoi progetti relativi all’approvvigionamento di acqua per le persone e per le attività agricole dei coltivatori locali. Il problema idrico non è però il solo che attanaglia questa regione, zona di frontiera, in cui la tratta di persone e il traffico illecito di migranti sono ulteriori drammi che necessitano di una risposta immediata.
Nei primi mesi del 2016 il Governo peruviano ha rafforzato la legge contro la tratta di persone e il traffico illegale di migranti (Ley No 28950/2008 “Ley contra la Trata de Personas y el Tráfico Ilícito de Migrantes” y Reglamento aprobado mediante Decreto Supremo Nº 007-2008-IN) conferendo a diversi ministeri nuove competenze esplicite e deleghe in materia di lotta contro la tratta di persone.
Tuttavia questo può ritenersi solo il primo passo che ha permesso di imboccare una strada ancora lunga.
I dati dipingono un quadro assolutamente preoccupante: il GSI (Global Slavery Index) ha stimato che su 31 milioni di persone che vivono in Perù, circa 200 mila e 500 persone sono in una condizione schiavitù.
Il Perù si colloca purtroppo al diciottesimo posto sui 167 paesi maggiormente colpiti dal problema della tratta: rappresenta la seconda attività maggiormente lucrativa dopo il traffico di armi. Fa rabbrividire solamente pensare come donne e uomini possano essere vittime di una violenza che svuota la persona, privandola anche della dignità umana. Ecco allora che diventa un dovere farsi cassa di risonanza delle migliaia e migliaia di voci delle vittime di questi traffici. Come sempre sono grida mute di persone che appartengono alla fascia più vulnerabile della società.
Per questo ProgettoMondoMlal ha deciso di appoggiare il progetto “Prevenzione della tratta di persone e del traffico illegale di immigrati in Perù: potenziamento delle reti sociali per la prevenzione e l’assistenza alle vittime, a livello nazionale e nelle zone di frontiera” che, mirando a ridurre la vulnerabilità sociale delle vittime di tratta, e di quelle potenziali, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di prevenzione, sensibilizzazione e attenzione sociale, punta a creare una rete che supporti l’azione delle istituzioni.
Il taller a cui ho partecipato a Piura ha visto momenti di formazione sul corretto modus operandi da seguire da chi si trova davanti a un caso di vittima di tratta. Particolare attenzione è stata data alla presentazione e descrizione delle azioni che lo Stato ha messo in campo per far fronte al problema e alla descrizione dell’iter di denuncia quando ci si trova di fronte a tale crimine. Informazione e sensibilizzazione sono fondamentali per maturare una presa di coscienza sociale della popolazione senza cui l’azione governativa risulterebbe insufficiente o quanto meno poco incisiva.
In questa fase ho trovato di estrema efficacia la particolare cura dell’aspetto comunicativo che ha caratterizzato il taller. Ad affiancare l’ottimo lavoro della Pastorale di Mobilità Umana è intervenuta un'esperta comunicatrice della Ong CHS Alternativo, che si occupa prevalentemente della tratta di persone e che ha permesso di rendere fruibili in maniera chiara e puntuale tutte le nozioni e le informazioni, anche le più articolate e complesse.
Attraverso il metodo esperienziale, simulando casi concreti da sottoporre all’analisi del gruppo, i partecipanti hanno potuto confrontarsi e cimentarsi operativamente nella creazione di una modalità di attuazione di una rete diffusa di prevenzione.
La lezione è chiara ma non così scontata: prima di far valere un diritto è necessario rendere consapevoli uomini e donne che certi diritti appartengono loro non perché gentilmente concessi, ma per natura.
Una presa di coscienza umana e sociale imprescindibile senza la quale qualsiasi progetto indirizzato alla cooperazione e allo sviluppo verrebbe vanificato.


Caterina Grottola,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

mercoledì 28 dicembre 2016

La pedagogia della tenerezza in Perù

Irene e Simone, volontari di ProgettoMondo Mlal, hanno appena trascorso un periodo di quasi tre mesi a Cajamarca, nel nord del Perú, nella scuola Jesus Trabajador del MANTHOC, movimento peruviano di adolescenti e bambini lavoratori organizzati.
Scrivono della loro esperienza:
Il MANTHOC di Cajamarca è una realtà viva e presente sul territorio, tutt'altro che statica. La formazione dei collaboratori è incentivata e tenuta in grande considerazione e le occasioni di scambio e confronto sono davvero molte.
La scuola è un progetto ventennale estremamente interessante in cui al primo posto viene messo il benessere dei 120 bambini -lavoratori e non- , provenienti da situazioni di forte povertà e spesso anche di disagio.
Qui vengono valorizzati e supportati e nelle aule viene applicata la Pedagogia della tenerezza per sviluppare nel bambino autostima, fiducia in se stesso e capacita relazionali, in parallelo all'apprendimento scolastico. Importantissimo è considerato anche l'insegnamento pratico, concretizzato nei laboratori di falegnameria e pasticceria. Le famiglie vengono inoltre coinvolte nella gestione scolastica, tramite i turni di cucina e pulizia, e si promuove la condivisione delle responsabilita educative ed economiche, per superare la logica assistenzialista.
Anche se breve, la nostra esperienza di volontariato nella scuola è stata formativa e gratificante. 
Ci siamo occupati principalmente del supporto nella scrittura e nella lettura, dell'insegnamento dell'inglese e della biblioteca scolastica. Siamo stati accolti e guidati ma ci è anche stato lasciato un ampio margine di autonomia, idee e progetti nuovi sono sempre ben accolti!
La nostra permanenza qui si sta per concludere e il bilancio è indubbiamente positivo: abbiamo appreso molto e ripartiamo carichi di entusiasmo. Cosa più importante ancora: ci portiamo dietro un po' meno certezze e molti nuovi dubbi, avendo avuto la possibilità di rimetterci in discussione e confrontarci con una realtà così diversa e tanto stimolante.

Irene Cumino e Simone Gallo, 
volontari di ProgettoMondo Mlal

giovedì 24 novembre 2016

Perù: il parco pubblico fatto da tutti

Chi l’avrebbe mai detto che, partendo da un bar a sud di Lima, in una delle zone più ricche della città, ci saremmo ritrovati catapultati a nord con pennelli in mano per colorare copertoni e vanghe e per scavare fossi?!
Sabato scorso alcune amiche architette ci hanno invitate a dare una mano per realizzare un giardino pubblico. La voglia di andare al mare era forte ma... Come dire di no!?
Una decina di ore dopo ci siamo quindi ritrovati a a Comas, un quartiere periferico di Lima, dove Javier ci ha subito raccontato la storia del progetto di riqualificazione dello spazio pubblico di Villa Clorinda, un parco in disuso dove al posto delle persone avevano finito per essere predominanti i parcheggi abusivi delle macchine.
Un team di quattro associazioni di Lima si è unito per ripensare a questo spazio, e per disegnarlo hanno chiesto una mano a dei grandi esperti di giochi e ambiente: i bambini del vicinato! Architetti e psicologi hanno dunque disegnato un progetto a partire dai loro desideri e hanno deciso di creare questo parco attraverso la partecipazione attiva del vicinato e di chiunque volesse aiutare.
Come assicurarsi che i cittadini abbiano cura della città, se non attraverso il loro coinvolgimento nella sua creazione?
Muniti di martelli, vanghe, picconi, pennelli, noi quattro caschi bianchi di ProgettoMondo Mlal ci siamo dunque immersi in questo piccolo angolo di creatività e colore: abbiamo scavato buchi, trasportato chili di sabbia e colorato copertoni, sempre circondati da marmocchi saltellanti che ci chiedevano in continuazione: “come posso aiutare!?”, “cosa posso fare?!” ed è bastato dare loro il compito di raccogliere pietre per ritrovarci circondati nel giro di pochi minuti da montagne di sassi grigi!
Delle signore ci hanno stupito cucinandoci un pasto caldo e abbondante, e Javier ci ha spiegato che tutto questo fa parte del presupposto del progetto: partecipare adesso, ognuno con le sue disponibilità e capacità, per poter poi poter usufruire di uno spazio pubblico che non verrà più percepito come un parco “della Municipalità”, ma come il nostro parco! Un parco imperfetto, con delle ruote più grandi e altre più piccole, con alcuni pali storti... ma che è nato dal lavoro di tante persone e a loro appartiene (oltre che, ovviamente, a tutti i cittadini della città e, potenzialmente, del mondo).
É stato davvero bello poter aiutare, vivere il piacere della condivisione, e ricordarci ancora una volta che ogni angolo di mondo è in grado di sorprenderci e di insegnarci qualcosa. I progetti migliori non sono quelli con il budget più alto, ma quelli che creano partecipazione.
Giulia Mirante, 
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

mercoledì 28 settembre 2016

Un poncho ancestrale

“Nel Sud-Est, insieme al lago di Coipasa c’è la regione dei grandi deserti, dello sterile Salar incommensurabile. Qui visse tempo addietro fra la decadenza di Tiwanaco e la nascita dell’Impero Inca una razza misteriosa, diversa dalla quechua e dall’aymarà e della quale tutt’oggi si sa poco”.

Così comincia Vuelve Sebastiana (1953) di Jorge Ruiz, uno dei maggiori documentaristi della cinematografia boliviana, che con questo mediometraggio ottenne il primo premio nel festival internazionale del cinema documentale e sperimentale del SODRE a Montevideo. Questo film, girato in seno al popolo Chipaya, in pieno altipiano, in seguito a mesi di stretta convivenza fra il direttore e la gente chipaya, si caricherà di un carattere simbolico in quanto opera anticipatrice del Nuevo Cine Latinoamericano, corrente ispirata per altro al nostrano Neorealismo.
L’origine dei Chipaya si attestano approssimativamente intorno all’anno 2500 a.C., essendo questi discendenti dei primi coloni dell’altipiano e parte della nazione originaria Uru.
Nel centro d’interpretazione dell’arte tessile andina allestito con ProgettoMondo Mlal nel negozio dell’associazione Comart Tukuypaj, nella cornice del progetto HilandoCulturas, è stato esposto un poncho che si crede appartenga a questa comunità ancestrale e che fu tessuto come decorazione per la statua di un santo, a dimostrazione del sincretismo religioso fra Cattolicesimo e credenze preispaniche. Il colore predominante di questo poncho è il bianco, lo stesso delle distese di salnitro del Salar di Coipasa, mentre le linee azzurre rappresentano il fiume Lauca che sfocia nella laguna di Coipasa all’interno del Salar.

Ecco il documentario:

martedì 9 agosto 2016

SOLPAYKI PERU!


Il primo paese con cui entriamo in contatto arrivati sull'altopiano andino è Sicuani. Qui, nei due giorni di permanenza, i componenti del GIES Canchis ci accompagnano a visitare alcune realtà che fanno parte della loro associazione. Così, come per le cooperative di cafetaleros, anche in questo caso ci viene spiegato come la cooperativa sia una struttura solidale che si pone l'obiettivo di fortificare le capacità dei produttori per fare sì che il loro lavoro sia fonte di un'economia sostenibile. 
Abbiamo l'onore di partecipare anche a una “Huatya”, evento della comunità in cui le donne ci permettono di condividere con loro un momento importante della tradizione rurale, quale è il pranzo che si fa nei campi durante la stagione della raccolta. 
Il giorno seguente partecipiamo alla "feria" che, in accordo con il Comune, l'organizzazione propone mensilmente per promuovere le produzioni delle associazioni aderenti al GIES. Questi momenti rappresentano un’occasione importante, non solo da un punto di vista economico di vendita, ma anche e soprattutto un momento di condivisione col tessuto sociale di appartenenza. 
Dopo Sicuani, ci spostiamo ad Ayaviri dove conosciamo l'associazione CEPAS Puno. E’ un'associazione locale, sempre di matrice solidale, che ha l'obiettivo di accompagnare i gruppi di donne e le comunità con attività di sostegno quali il microcredito e la commercializzazione dei prodotti, curandone anche la qualità e la provenienza biologica
Ultimamente, alcuni giovani del CEPAS hanno dato vita ad una nuova cooperativa, Tarpuy, con l'obiettivo di promuovere una cultura diversa rispetto a quella che propone la Tv peruviana. A questo proposito organizzano, con l'ausilio di dispositivi audiovideo, cineforum e attività culturali nelle scuole. 
GIES Canchis e CEPAS Puno sono tra le associazioni locali con cui collabora l’ong ProgettoMondo Mlal nel progetto biennale “Economia solidale”, iniziativa di cooperazione per il potenziamento della rete di economia solidale e dell’equità di genere delle popolazioni rurali, cofinanziato dal Fondo Italo-Peruviano (Fip). 
Come ultima tappa del nostro viaggio visitiamo l'isola di Amantani, sul lago Titicaca. Sotto un cielo con così tante stelle come non ne ho mai viste, arriva per me il momento di ringraziare chi ha reso possibile tutto questo: ProgettoMondo Mlal che mi ha permesso di visitare e vivere il Perù "dalla parte giusta"; i compañeros con cui ho condiviso questa esperienza, quelli partiti con me dall'Italia e quelli che ho conosciuto qui, sia italiani che peruviani, che hanno saputo giorno per giorno mostrarci luoghi incantevoli, quanto a volte ostici, come la Selva e l'altopiano andino; il Comune di Piacenza, lo SVEP e il progetto “Kamlalaf in viaggio con Erodoto” con la speranza che possano continuare ad offrire ai giovani l'opportunità di vedere il mondo da un altro punto di vista
Il Perù è un luogo meraviglioso, che in certe zone, lontano dalle grandi città, soprattutto là dove si è svolto il nostro viaggio, chiede alla sua gente un prezzo alto in termini di fatica e di adattabilità. Abbiamo conosciuto persone, soprattutto donne, che rispondono però quotidianamente a questa richiesta con grande umiltà, dignità e rispetto profondo per la Pachamama (Madre Terra). 
Solpayki Peru (grazie Perù)!

Federica Nembi
Kamlalaf - ProgettoMondo Mlal Perù 2016