
Come lei ci sono Ester di Ferrara, Sarah di Bologna, Marianna di Padova, Martino di Firenze e Leonardo di Aosta. Tutti d’accordo che, a parte qualche inevitabile difficoltà dovuta all'ambientamento, l’anno trascorso tra l’America Latina e l’Africa abbia rappresentato una grande opportunità per conoscere realtà e culture nuove, oltre che un periodo di crescita professionale durante cui imparare a vivere nel mondo del lavoro e della cooperazione internazionale.
“È fondamentale aver vissuto momenti di difficoltà legati al vivere all’estero e al ritrovarsi tutto d'un tratto immersi in una realtà sconosciuta in cui non si conosce nessuno, e di averli potuti affrontare e superare, con la consapevolezza che si tratta di un grande banco di prova per il futuro”, dichiara soddisfatta Sarah, pronta a rientrare dal Brasile dove ha potuto dare il suo contributo a un progetto sulla lotta allo sfruttamento sessuale minorile e al traffico delle persone.
E anche per Marianna, impegnata in Nicaragua in un programma di sviluppo per promuovere lo sviluppo umano, sociale, ed economico dei giovani di Chinandega, i punti di forza sono molti sia a livello di formazione professionale sia a livello più strettamente personale.
“Una full immersion nel mondo della cooperazione internazionale”. Così Leonardo ha ribattezzato il suo periodo di servizio civile in Bolivia. Per lui questo periodo ha inoltre rappresentato un'occasione anche “per valutare più da distante la realtà d’origine e le reali prospettive lavorative”.
Impressioni, spunti, considerazioni e valutazioni di fine corsa. Tutte personali e segnate dai percorsi individuali di ciascuno ma che, proprio per la grande soddisfazione comune a tutti, non possono che incoraggiare i giovani che ancora non lo hanno sperimentato, a preparare le valigie e cimentarsi con consapevolezza e coraggio in un’avventura irripetibile alla scoperta del Sud del Mondo.
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