Questo fino all’aprile del 2008 quando, per la prima volta dal 1945, nelle elezioni generali per la presidenza della repubblica è stato eletto presidente un personaggio fuori dal contesto del partito: Fernando Lugo, ex vescovo della Chiesa Cattolica.
La vittoria di Lugo ha significato la vittoria di settori sociali che prima non avevano molta libertà di espressione o che erano comunque stanchi delle false promesse del sistema politico uscente. Ma è una vittoria simbolica, che non rappresenta un reale cambiamento di un sistema perfezionato in mezzo secolo da un unico partito. Si tratta piuttosto di un tenero germoglio di democrazia, che inizia timidamente a spuntare nel suolo arido dopo la prima pioggia, lottando contro il duro terreno e la mancanza di mezzi e nutrimenti favorevoli alla sua crescita.
Lugo è il presidente del Paraguay, appoggiato da un’Alleanza di movimenti sociali, partiti di sinistra e il partito Liberale. Quest’ultimo alla data di oggi ha però ufficialmente ritirato il suo appoggio politico al presidente.
Il nuovo governo fin dall'inizio ha dovuto affrontare molti ostacoli. Lugo e i suoi ministri (il potere esecutivo) si sono orientati in un programma di leggi e interventi che sono andati sempre incontro agli interessi del potere legislativo e giudiziario. Nel parlamento eletto, la maggioranza dei seggi è in mano a esponenti del partito Liberale, Colorado e UNACE (partito militarista di estrema destra). Una classe dirigente ed economica del paese che non vede di buon occhio numerose iniziative del potere esecutivo, ostacolando e bloccando con molta efficienza il lavoro del nuovo governo.

Il parlamento e l'informazione pubblica - controllata da settori industriali e imprenditoriali del paese - pongono sotto controllo costante tutte le attività dei ministri di Lugo di orientamento politico di sinistra, con atteggiamenti chiaramente parziali e rendendo molto complicato il lavoro che quest'ultimi svolgono.
Il governo di Lugo ha di fronte a sé la grande sfida di superare le difficoltà che vengono poste dagli altri settori dello stato, di resistere e mantenersi saldo nelle loro linee di azione, sempre e considerato che, per compiere il suo programma almeno parzialmente, deve ricorrere a continui meccanismi di mediazione politica con il parlamento e i settori economici che controllano il paese.
Francesco Anichini, cooperante di ProgettoMondo Mlal
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