In ognuno di questi centri penitenziari, nel corso del 2009, l’equipe di educatori del progetto Qalauma ha realizzato laboratori educativi di ecologia, falegnameria serigrafia e relazionali interpersonali. Attività su cui, nella settimana prima di Natale, è stato possibile riflettere e tirare le fila, attraverso quello viene chiamato el cierre de las actividades.


Lo stesso entusiasmo per il progetto è stato confermato anche dalle persone recluse nel carcere di massima sicurezza di Chonchocoro. Qui la giornata di fine attività ha coinciso con il giorno de las quejas (delle lamentele), durante cui i detenuti denunciano ai giudici soprusi e violenze da parte della polizia. In quel giorno l'equipe di Qalauma è stata accolta con gioia dai 20 ragazzi che hanno partecipato ai corsi e che hanno espresso la propria gratitudine al progetto.
Positivi quindi i risultati delle attività svolte. Al di là delle competenze specifiche, utili al reinserimento sociale dei detenuti coinvolti, in tutte le quattro carceri le ragazze e i ragazzi reclusi hanno instaurato rapporti di fiducia e di amicizia con gli educatori di Qalauma: rapporti preziosi per instaurare future, autentiche relazioni umane.
L’equipe di educatori, avvocati, psicologi, assistenti sociali e volontari universitari coinvolti nel progetto, visita periodicamente le quattro carceri di La Paz, per poter lavorare con gli adolescenti che, al più presto, saranno ospitati a Qalauma, la struttura situata nella zona di El Alto nel paese di Viacha e ideata proprio per il reinserimento dei giovani emarginati.
L’inaugurazione del centro dovrebbe svolgersi all'inizio del prossimo anno, con un primo gruppo di 30 ragazzi in entrata tra gennaio e febbraio.
I penitenziari boliviani (eccetto quello di massima sicurezza) sono come delle piccole città dentro quattro mura: ci sono negozi, tabaccherie, centri di chiamate, copisterie, ristoranti, pub e motel. I boliviani chiamano le carceri ciudadelas (piccole città), che sono gestite dagli stessi detenuti. La polizia carceraria vigila e fa obbedire alle regole come più le fa comodo.
Lo stato boliviano garantisce un solo pasto al giorno e, per il resto, ognuno deve arrangiarsi come può. Dentro le carceri i detenuti pagano per il cibo e per qualsiasi altra cosa di cui necessitano: il sapone, la carta igienica, le medicine, la doccia, etc. Persino le celle sono in affitto: i più fortunati e ricchi ne comprano una o più e poi le affittano a chi è meno abbiente. Le celle (che sono semplicemente delle stanze senza nessuna inferriata) possono essere abbastanza grandi (2 x 2 metri) e di cemento, oppure dei veri e propri loculi di legno in cui vivono famiglie intere di 4 o 5 persone.

In queste carceri accade di tutto: violenze fisiche e psicologiche tra detenuti, sui bambini e sulle donne, ma anche tra polizia e galeotti. Nonostante le regole di buona condotta imposte dallo stato boliviano, in carcere si vive qualsiasi forma di delinquenza: droga e alcool sono le principali forme di traffico e di sopruso.
Una realtà ostile in cui adolescenti e minori trovano una vita difficile: lo stato non prevede una legge che garantisca il trattamento speciale per minori trasgressori, per cui questi sono obbligati a convivere e condividere quello che il penitenziario offre loro, nella maggior parte dei casi opportunità negative.
Qalauma vuole offrire un’alternativa a questo sistema, con la speranza che possa diventare anche un’esigenza sociale.
Ester Bianchini, Casco bianco ProgettoMondo Mlal in Bolivia
ARTICOLO REALISTICO E UTILE ALLA COMPRENSIONE DELLA SITUAZIONE. GRAZIE MILLE
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