lunedì 2 gennaio 2017

Sulla ruta della Tratta

Piura, terra illuminata dal sole, a Nord del Perù, è conosciuta per la parlata cantilenante e affascinante dei suoi abitanti e per le coste, paradisi in terra per i surfisti di tutto il mondo. Ma c’è molto altro, meno luccicante e splendete, che va scavato nelle pieghe di una società difficile e variegata.
La mia prima settimana di lavoro nella Pastoral de Movilidad Humana comincia con un breve viaggio nella città andina per la realizzazione dell’ultimo dei tre talleres nell’ambito del progetto sulla tratta di persone, finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che la Pastorale promuove con ProgettoMondo Mlal.
Al nostro arrivo in città ci accoglie Carlos, ingegnere e responsabile della Caritas di Piura, che ci racconta dei suoi studi e dei suoi progetti relativi all’approvvigionamento di acqua per le persone e per le attività agricole dei coltivatori locali. Il problema idrico non è però il solo che attanaglia questa regione, zona di frontiera, in cui la tratta di persone e il traffico illecito di migranti sono ulteriori drammi che necessitano di una risposta immediata.
Nei primi mesi del 2016 il Governo peruviano ha rafforzato la legge contro la tratta di persone e il traffico illegale di migranti (Ley No 28950/2008 “Ley contra la Trata de Personas y el Tráfico Ilícito de Migrantes” y Reglamento aprobado mediante Decreto Supremo Nº 007-2008-IN) conferendo a diversi ministeri nuove competenze esplicite e deleghe in materia di lotta contro la tratta di persone.
Tuttavia questo può ritenersi solo il primo passo che ha permesso di imboccare una strada ancora lunga.
I dati dipingono un quadro assolutamente preoccupante: il GSI (Global Slavery Index) ha stimato che su 31 milioni di persone che vivono in Perù, circa 200 mila e 500 persone sono in una condizione schiavitù.
Il Perù si colloca purtroppo al diciottesimo posto sui 167 paesi maggiormente colpiti dal problema della tratta: rappresenta la seconda attività maggiormente lucrativa dopo il traffico di armi. Fa rabbrividire solamente pensare come donne e uomini possano essere vittime di una violenza che svuota la persona, privandola anche della dignità umana. Ecco allora che diventa un dovere farsi cassa di risonanza delle migliaia e migliaia di voci delle vittime di questi traffici. Come sempre sono grida mute di persone che appartengono alla fascia più vulnerabile della società.
Per questo ProgettoMondoMlal ha deciso di appoggiare il progetto “Prevenzione della tratta di persone e del traffico illegale di immigrati in Perù: potenziamento delle reti sociali per la prevenzione e l’assistenza alle vittime, a livello nazionale e nelle zone di frontiera” che, mirando a ridurre la vulnerabilità sociale delle vittime di tratta, e di quelle potenziali, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di prevenzione, sensibilizzazione e attenzione sociale, punta a creare una rete che supporti l’azione delle istituzioni.
Il taller a cui ho partecipato a Piura ha visto momenti di formazione sul corretto modus operandi da seguire da chi si trova davanti a un caso di vittima di tratta. Particolare attenzione è stata data alla presentazione e descrizione delle azioni che lo Stato ha messo in campo per far fronte al problema e alla descrizione dell’iter di denuncia quando ci si trova di fronte a tale crimine. Informazione e sensibilizzazione sono fondamentali per maturare una presa di coscienza sociale della popolazione senza cui l’azione governativa risulterebbe insufficiente o quanto meno poco incisiva.
In questa fase ho trovato di estrema efficacia la particolare cura dell’aspetto comunicativo che ha caratterizzato il taller. Ad affiancare l’ottimo lavoro della Pastorale di Mobilità Umana è intervenuta un'esperta comunicatrice della Ong CHS Alternativo, che si occupa prevalentemente della tratta di persone e che ha permesso di rendere fruibili in maniera chiara e puntuale tutte le nozioni e le informazioni, anche le più articolate e complesse.
Attraverso il metodo esperienziale, simulando casi concreti da sottoporre all’analisi del gruppo, i partecipanti hanno potuto confrontarsi e cimentarsi operativamente nella creazione di una modalità di attuazione di una rete diffusa di prevenzione.
La lezione è chiara ma non così scontata: prima di far valere un diritto è necessario rendere consapevoli uomini e donne che certi diritti appartengono loro non perché gentilmente concessi, ma per natura.
Una presa di coscienza umana e sociale imprescindibile senza la quale qualsiasi progetto indirizzato alla cooperazione e allo sviluppo verrebbe vanificato.


Caterina Grottola,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

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