
Ilaria Bessone si trova a Rio come casco bianco di ProgettoMondo Mlal nel progetto “La Strada della Bambine”, nato per arginare lo sfruttamento della prostituzione minorile e prevenire le malattie sessuali. Ha voluto saperne di più su una realtà che fin dal 2000 offre un'alternativa e un futuro dignitoso ad alcuni ragazzi brasiliani che vivono in situazioni a rischio.
Spiega ancora Perim: “Il maggiore contributo che un progetto sociale può dare è la formazione di soggetti. Un progetto sociale non muta effettivamente la realtà. Può promuovere cambiamenti superficiali, ma in Brasile è necessario cambiare la concezione di società, costruire una visione dello Stato diversa. Un progetto sociale forma soggetti che abbiano questa coscienza”.
A Rio de Janeiro il numero di giovani in situazione a rischio sociale è altissimo. Praça Onze (situata tra il quartiere Cidade Nova e il Centro vero e proprio di Rio) è un luogo piuttosto degradato e considerato pericoloso. Qui il tendone ha occupato parzialmente il grande parcheggio di macchine dove traffico di droga, prostituzione e furti a mano armata erano all'ordine del giorno. Inoltre, nonostante la presenza nelle immediate vicinanze di diversi centri istituzionali (tra cui la sede della prefettura, tre università, il tribunale dell’infanzia e dell’adolescenza), di edifici commerciali e culturali (il celeberrimo Sambodromo è a pochi metri), accanto alla piazza è cresciuta una favela, espandendosi sulla vicina collina.
La presenza quotidiana della violenza (che si realizzi o resti una minaccia sempre presente) nella vita degli abitanti di Rio, e in particolare in quella delle comunidades povere, fa si che la vita umana perda gran parte del suo valore.

È molto importante imparare a rispettare e prendersi cura del proprio corpo, a relazionarsi con esso in modo sano e positivo, soprattutto in un contesto in cui moltissime ragazze rimangono incinte tra i 15 e i 19 anni, e i bambini passano la maggior parte del tempo in strada, luogo più avventuroso (e talvolta più piacevole) dello spazio domestico, ma dove spesso violenza e abuso di droga sono all’ordine del giorno.
Barbara, 18 anni, abitava nella vicina comunidade. “Ho cominciato nel 2004 – spiega - perché non avevo niente da fare. Eravamo 10 amiche e sono rimasta solo io. Una mia amica veniva solo per i soldi (ci davano una borsa), le altre sono uscite per lavorare, studiare, alcune sono rimaste incinte”. Oggi Barbara ha trasformato completamente la sua vita. “Facendo circo ho imparato a essere più umile, a parlare con le persone e a non trattarle male. La convivenza mi ha insegnato ad avere un altro comportamento. Qui le persone sono diverse, sempre unite”.
Barbara si rivede in molti dei bambini che oggi frequentano i suoi laboratori. Continua: “Molti bambini si comportano come mi comportavo io: è terribile e mi viene molta rabbia ma ricordo che le persone avevano pazienza con me. Il problema maggiore in Brasile è la violenza di tutti i giorni, da parte di persone, polizia, criminali”.
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