venerdì 28 agosto 2009

Cambiare il clima a partire dalle teconologie del Sud del Mondo

Un documento sull’importanza delle tecnologie di adattamento: “Ridurre la vulnerabilità per aumentare la resistenza: l’importanza delle tecnologie di adattamento per un accordo vincolante sul clima post-2012”. È quanto è stato presentato a giugno dalla Focsiv (la Federazione Volontari del Mondo di cui fa parte anche ProgettoMondo Mlal), in occasione dei negoziati tra i Paesi membri delle Nazioni Unite del gruppo sul cambiamento Climatico (UNFCCC) che si sono tenuti a Bonn, in vista dell’accordo finale di Copenhagen. La FOCSIV era presente all’incontro al fianco della CIDSE, la rete delle agenzie di sviluppo della Chiesa cattolica in Europa e Nord America, di cui è il membro italiano.
“Con questo documento – sottolinea Sergio Marelli, direttore di Volontari nel mondo FOCSIV – abbiamo scelto di portare sul tavolo delle decisioni esperienze e tecnologie concrete già messe in campo dai Paesi in via di sviluppo e che, sostenute da risorse adeguate, possono costituire una soluzione complessiva al problema ambientale globale. Per perseguire il “New Green Deal” dobbiamo ripartire dalle risorse verdi, ma investendo su strumenti e modelli di produzione adeguati, con l’attenzione rivolta a chi vive in situazioni di povertà, proprio da lì, infatti, ci giungono proposte accessibili, non costose e compatibili con l’ambiente e le diverse culture, soluzioni esportabili e condivisibili".
Sincero apprezzamento al documento giunge anche da parte delle principali Organizzazioni Ambientaliste italiane, che si confrontano oggi con la FOCSIV sui i loro temi: Legambiente e WWF.
“Un’ottimo lavoro – commenta Maurizio Gubbiotti, Responsabile del Dipartimento Internazionale di Legambiente - perché tiene conto dell’intreccio tra le questioni ambientali e quelle sociali, e del fatto che dietro i cambiamenti e le loro conseguenze ci sono persone. Dalla Conferenza di Bonn emerge che ogni anno i rifugiati ambientali sono oltre 6.000.000, mentre oltre 135.000.000 rischiano di diventarlo. Questi dati allarmanti dimostrano quanto il problema dell’adattamento sia un tema centrale, mentre spesso questo viene marginalizzato rispetto a quello della mitigazione all’interno del negoziato”.
“Il WWF nota positivamente come nel documento siano stati condivisi alcuni elementi importanti: l’urgenza di affrontare la sfida cruciale del cambiamento climatico; la necessità di integrare in modo paritetico gli strumenti di mitigazione con quelli di adattamento ai cambiamenti; l’integrazione, e non più il dannoso dualismo, tra gli obiettivi di conservazione ambientale e quelli di lotta contro la povertà – aggiunge Michele Candotti, codirettore generale del WWF Italia - l’evidenza che il tema dei cambiamenti climatici non sia più un’appendice marginale rispetto alle tematiche dello sviluppo e della cooperazione, ma un tema centrale e ineludibile, ormai, rispetto agli interessi e al futuro dell’umanità intera; e come tutto ciò costituisca una responsabilità collettiva e globale che non debba gravare unicamente su un continente e sui Paesi in via di sviluppo”.

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