Crolli, smottamenti e nuove vittime, e al centro del dramma ancora una volta c’è Haiti. Dopo una decina di giorni di piogge costanti le condizioni meteorologiche dell’isola sono iniziate a migliorare, ma la gente che con il terremoto del 12 gennaio scorso ha perso la casa, reclama alloggi decenti dopo che le autorità haitiane hanno smobilitato alcuni campi destinati agli sfollati nella capitale. Il 10 giugno gli haitiani hanno manifestato per le vie di Port au Prince per chiedere un interventi legislativo sulla politica abitativa. Un problema che, mentre l'associazione Ayiti Kale Je (Akj) riferisce che il nuovo governo avrebbe in programma la prossima chiusura di altri 6 campi, è stato discusso lo scorso 9 giugno a Port-au-Prince, in un incontro organizzato dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, dalla sezione diritti umani della Minustah e da ONU-Habitat (strategie di ricostruzione e miglioramento del diritto all'alloggio e alla terra). All'incontro ha partecipato Raquel Rolnik, portavoce dell'ONU sul diritto all'alloggio, secondo cui questo problema in Haiti non è una conseguenza del terremoto del 12 gennaio 2010 che, con la conseguente creazione dei campi, ha piuttosto fatto emergere un problema spinoso che già esisteva. Con il terremoto infatti un milione e mezzo di persone si sono trovate a vivere nei campi, in tende e baracche di fortuna e ad oggi, secondo l'OIM ce ne sono ancora 680 mila che abitano nei campi, e le piogge della stagione ciclonica iniziata nei primi di giugno non fanno che aggravare la situazione.
Con la stagione ciclonica si è inoltre tornato a parlare di colera. 12 i morti, su un totale di 275 persone che hanno contratto l’epidemia, recensiti nelle ultime due settimane nell’area di Gressier, contigua alla terza sezione comunale di Léogané dove opera ProgettoMondo Mlal per la ricostruzione degli edifici scolastici crollati durante il sisma. Si parla di fonti d’acqua contaminate e di cadaveri sepolti senza che siano rispettate le corrette procedure, mentre la protezione civile continua a tenere monitorata la situazione.
Qui sotto un video a cura del quotidiano Le Nouvelliste sulle inondazioni a Tabarre, nella periferia est di Port au Prince
martedì 14 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
In Argentina l’architettura è a misura d’uomo
Ci sono delle donne e c'è un progetto: Habitando.Ci sono le famiglie delle donne con i loro bambini, tanti bambini.
Ci sono uomini e le loro esperienze lavorative nel settore delle costruzioni e ragazzi con la voglia di fare esperienza.
Ci sono molti tecnici e lavoratori sociali dell’AVE (Associazione abitazione economica) e del CEVE (Centro Sperimentale dell’abitazione economica), come del municipio.
C’e` chi costruisce case e chi relazioni tra chi lavora e le donne, future fruitrici del progetto. E poi ci sono reti con le istituzioni perché gli stessi lavoratori possano essere considerati dei micro-imprenditori se non un’equipe che, terminate queste prime cinque case in Unquillo, sia chiamata dal municipio per la realizzazione di altri progetti.
E’ un cantiere questo, dove sono presenti diverse figure oltre a quelle che solitamente si possono immaginare, e tutto ciò aiuta a percepire quella “misura dell’uomo” nell’architettura, di cui spesso si sente parlare, ma che poi difficilmente si riesce ad associare ai luoghi in cui viviamo.
L’architettura qui per una volta lascia il suo ruolo da protagonista, e si pone come mezzo, come intermediario per costruire relazioni ma, cosa ancor più importante, per radicare la consapevolezza e la coscienza, nelle persone, di quei diritti imprescindibili per l’uomo, che nessuna politica un po’ “distratta” o economia troppo aggressiva può permettersi di negare.
Arianna Giacomini
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina
venerdì 10 giugno 2011
Da Ferrara in Marocco. Sara Buzzoni si presenta
Sara Buzzoni è la responsabile del progetto “Bambini in viaggio” avviato in Marocco da ProgettoMondo Mlal per promuovere una migrazione responsabile. Partita da poco per il paese nordafricano, nella presentazione qui sotto ci racconta qualcosa di lei e del perché della scelta che l’ha portata su suolo arabo.
Ho 30 anni e sono di Copparo, vicino a Ferrara. Durante i miei studi in Scienze Internazionali e Diplomatiche, ho maturato un forte interesse per i paesi arabi e musulmani, anche studiandone la lingua, l’arabo.
Dopo la laurea ho così deciso di approfondire questo mio interesse vivendo e lavorando in Medio Oriente.
Sono stata in Libano e Siria, paesi che mi hanno sempre attratto per la loro popolazione dalle molteplici identità etniche e religiose e per la loro storia affascinante seppur tormentata.
Dopo uno stage all’ambasciata d’Italia a Beirut, e vari viaggi tra Siria e Libano, ho lavorato per un anno in due scuole in Siria, ad Aleppo, e ho fatto l’insegnante di disegno volontaria a dei bambini irakeni rifugiati a Damasco.
Il contatto costante con i giovani e i bambini, sia siriani sia irakeni, ha fatto crescere in me l’interesse per la formazione dei giovani e le migrazioni all’interno del mondo arabo.
Dopo un anno di servizio civile in Italia, sono finalmente rientrata in Medio Oriente: questa volta in Libano. Ho lavorato prima a Tiro, nel sud, in un progetto per contrastare la disoccupazione giovanile e femminile e incoraggiare la microimprenditorialità. Questo progetto, che ha rappresentato la mia prima esperienza in una Ong, mi ha dato grandi soddisfazioni perché ho contribuito ad aiutare centinaia di giovani e donne a trovare un lavoro o a creare una propria attività. Dopo un anno in Nord Libano, la parte più povera del paese, ho pensato di dare seguito ai miei interessi e continuità al mio percorso professionale, allargando però i miei orizzonti verso il Maghreb.
Per caso, infatti, mentre cercavo lavoro, avevo scoperto, tramite la sua newsletter, che ProgettoMondo è da tempo attivo in Marocco con i giovani nel settore della migrazione. Ho trovato il progetto molto utile, interessante e coerente con i miei studi, i miei interessi e le mie esperienze. Ho quindi deciso di mettermi in gioco…ho inviato il mio curriculum ed eccomi in Marocco!
Cosa ti ha spinto ad aderire a ProgettoMondo Mlal?
Volevo continuare a lavorare nel settore della cooperazione, ma focalizzandomi su un settore che ritengo prioritario e su cui vorrei orientare la mia carriera in seguito: la formazione e la sensibilizzazione dei giovani, offrendo loro gli strumenti, culturali ed emotivi, perché sappiano costruire e gestire il loro futuro.
Cosa ti aspetti da questa esperienza professionale?
Attraverso la collaborazione con Progetto Mondo Mlal potrò, da un lato rafforzare le mie competenze gestionali e di coordinamento, dato che dovrò interagire con 4 partner marocchini e uno spagnolo; dall’altro, potrò conoscere la società marocchina e scoprire le somiglianze e le differenze con il contesto sociale siro-libanese.
Inoltre, sarà molto interessante trovarsi in Marocco proprio in questo periodo, in cui i giovani del mondo arabo rivendicano la possibilità di prendere in mano il loro futuro chiedendo riforme economiche e sociali ai loro governanti.
Come ti proponi di contribuire al nostro ProgettoMondo Mlal?
Grazie alla mia esperienza, anche nella gestione dei rapporti con i partner locali, spero di poter “far funzionare” al meglio il progetto che presenta una varietà di interventi dal centro al nord del Marocco, zona in cui Progetto Mondo lavorerebbe per la prima volta. Questa è un po’ la sfida del progetto e spero che con la mia preparazione ed il mio entusiasmo riuscirò a vincerla!
Ho 30 anni e sono di Copparo, vicino a Ferrara. Durante i miei studi in Scienze Internazionali e Diplomatiche, ho maturato un forte interesse per i paesi arabi e musulmani, anche studiandone la lingua, l’arabo. Dopo la laurea ho così deciso di approfondire questo mio interesse vivendo e lavorando in Medio Oriente.
Sono stata in Libano e Siria, paesi che mi hanno sempre attratto per la loro popolazione dalle molteplici identità etniche e religiose e per la loro storia affascinante seppur tormentata.
Dopo uno stage all’ambasciata d’Italia a Beirut, e vari viaggi tra Siria e Libano, ho lavorato per un anno in due scuole in Siria, ad Aleppo, e ho fatto l’insegnante di disegno volontaria a dei bambini irakeni rifugiati a Damasco.
Il contatto costante con i giovani e i bambini, sia siriani sia irakeni, ha fatto crescere in me l’interesse per la formazione dei giovani e le migrazioni all’interno del mondo arabo.
Dopo un anno di servizio civile in Italia, sono finalmente rientrata in Medio Oriente: questa volta in Libano. Ho lavorato prima a Tiro, nel sud, in un progetto per contrastare la disoccupazione giovanile e femminile e incoraggiare la microimprenditorialità. Questo progetto, che ha rappresentato la mia prima esperienza in una Ong, mi ha dato grandi soddisfazioni perché ho contribuito ad aiutare centinaia di giovani e donne a trovare un lavoro o a creare una propria attività. Dopo un anno in Nord Libano, la parte più povera del paese, ho pensato di dare seguito ai miei interessi e continuità al mio percorso professionale, allargando però i miei orizzonti verso il Maghreb.
Per caso, infatti, mentre cercavo lavoro, avevo scoperto, tramite la sua newsletter, che ProgettoMondo è da tempo attivo in Marocco con i giovani nel settore della migrazione. Ho trovato il progetto molto utile, interessante e coerente con i miei studi, i miei interessi e le mie esperienze. Ho quindi deciso di mettermi in gioco…ho inviato il mio curriculum ed eccomi in Marocco!
Cosa ti ha spinto ad aderire a ProgettoMondo Mlal?
Volevo continuare a lavorare nel settore della cooperazione, ma focalizzandomi su un settore che ritengo prioritario e su cui vorrei orientare la mia carriera in seguito: la formazione e la sensibilizzazione dei giovani, offrendo loro gli strumenti, culturali ed emotivi, perché sappiano costruire e gestire il loro futuro.
Cosa ti aspetti da questa esperienza professionale?
Attraverso la collaborazione con Progetto Mondo Mlal potrò, da un lato rafforzare le mie competenze gestionali e di coordinamento, dato che dovrò interagire con 4 partner marocchini e uno spagnolo; dall’altro, potrò conoscere la società marocchina e scoprire le somiglianze e le differenze con il contesto sociale siro-libanese.
Inoltre, sarà molto interessante trovarsi in Marocco proprio in questo periodo, in cui i giovani del mondo arabo rivendicano la possibilità di prendere in mano il loro futuro chiedendo riforme economiche e sociali ai loro governanti.
Come ti proponi di contribuire al nostro ProgettoMondo Mlal?
Grazie alla mia esperienza, anche nella gestione dei rapporti con i partner locali, spero di poter “far funzionare” al meglio il progetto che presenta una varietà di interventi dal centro al nord del Marocco, zona in cui Progetto Mondo lavorerebbe per la prima volta. Questa è un po’ la sfida del progetto e spero che con la mia preparazione ed il mio entusiasmo riuscirò a vincerla!
giovedì 9 giugno 2011
Una tassa per combattere povertà e cambiamenti climatici
Nei giorni dei negoziati ONU sui cambiamenti climatici (UNFCC) che si sono tenutiin questi giorni a Bonn, la FOCSIV presenta il documento dal titolo La Tassa sulle transazioni finanziarie (FTT) per le persone e il pianeta realizzato dalla FOCSIV nell'ambito delle attività con CIDSE, la rete internazionale di 17 agenzie di sviluppo cattoliche legate alle Conferenze Episcopali di Europa e Nord America di cui FOCSIV è il membro italiano. Una sintesi del lavoro parallelo, giustizia climatica e risorse per lo sviluppo, portato avanti da tempo dalla Federazione sia in ambito nazionale che internazionale.
Il documento spiega come la FTT potrebbe contribuire a risolvere il problema dei cambiamenti climatici senza intaccare in alcun modo il portafoglio dei cittadini contribuenti. "Nonostante il termine tecnico un po' da esattori, questa tassa è diversa da tutte le altre e potrebbe addirittura aiutare a risolvere alcune delle sfide globali attuali - dice Sergio Marelli, Segretario Generale della FOCSIV - non solo indicando la via d'uscita dalla crisi economica, ma anche indicando come affrontare un problema che il nostro modello economico ad alto impatto ambientale ha contribuito a creare: i cambiamenti climatici". Si calcola, infatti, che la FTT se introdotta a un tasso dello 0,05% potrebbe raccogliere oltre 660 miliardi di dollari all'anno e potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati finanziari e a ridurre la speculazione. Il tutto senza alcun costo aggiuntivo per i contribuenti, interessando soprattutto gli scambi a breve termine che non hanno alcun valore aggiunto per l'economia reale. Studi condotti nel 2010 dal Fondo monetario internazionale e dalla Commissione europea dimostrano con chiarezza l'affidabilità della FTT. Tuttavia molti politici e industriali la ritengono ancora non fattibile.
Per sostenere la portata delle ricadute positive che questa tassa potrebbe avere, la FOCSIV - da sempre impegnata in azioni volte alla ricerca e allo studio di fonti alternative di finanziamento come le campagne Tobin Hood: una tassa per lo sviluppo, Zerozerocinque e Crea un clima di giustizia - con questo documento ribadisce che sono i più poveri a soffrire maggiormente, ma i cambiamenti climatici riguardano tutti. "Quando le scorte di cibo e i mezzi di sussistenza sono minacciati da inondazioni e siccità, le famiglie più povere, incluse quelle con bambini e guidate da donne, non hanno ammortizzatori. È questo il prezzo che accettiamo di pagare per mantenere i privilegi dei pochi che beneficiano delle speculazioni?" chiede Marelli.
Il documento spiega come la FTT potrebbe contribuire a risolvere il problema dei cambiamenti climatici senza intaccare in alcun modo il portafoglio dei cittadini contribuenti. "Nonostante il termine tecnico un po' da esattori, questa tassa è diversa da tutte le altre e potrebbe addirittura aiutare a risolvere alcune delle sfide globali attuali - dice Sergio Marelli, Segretario Generale della FOCSIV - non solo indicando la via d'uscita dalla crisi economica, ma anche indicando come affrontare un problema che il nostro modello economico ad alto impatto ambientale ha contribuito a creare: i cambiamenti climatici". Si calcola, infatti, che la FTT se introdotta a un tasso dello 0,05% potrebbe raccogliere oltre 660 miliardi di dollari all'anno e potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati finanziari e a ridurre la speculazione. Il tutto senza alcun costo aggiuntivo per i contribuenti, interessando soprattutto gli scambi a breve termine che non hanno alcun valore aggiunto per l'economia reale. Studi condotti nel 2010 dal Fondo monetario internazionale e dalla Commissione europea dimostrano con chiarezza l'affidabilità della FTT. Tuttavia molti politici e industriali la ritengono ancora non fattibile.
Per sostenere la portata delle ricadute positive che questa tassa potrebbe avere, la FOCSIV - da sempre impegnata in azioni volte alla ricerca e allo studio di fonti alternative di finanziamento come le campagne Tobin Hood: una tassa per lo sviluppo, Zerozerocinque e Crea un clima di giustizia - con questo documento ribadisce che sono i più poveri a soffrire maggiormente, ma i cambiamenti climatici riguardano tutti. "Quando le scorte di cibo e i mezzi di sussistenza sono minacciati da inondazioni e siccità, le famiglie più povere, incluse quelle con bambini e guidate da donne, non hanno ammortizzatori. È questo il prezzo che accettiamo di pagare per mantenere i privilegi dei pochi che beneficiano delle speculazioni?" chiede Marelli.
mercoledì 8 giugno 2011
Humala, il guerriero attento a tutto
Ollanta Humala candidato del partito nazionalista peruviano ed ex comandante dell’esercito ha vinto le elezioni in Perù.Figlio di Isaac Humala, un dirigente socialista di origini ayacuchane, fondatore della teoria dell’etno-cacerismo (ossia il recupero del potere da parte della “raza cobriza”, razza dalla pelle color rame, degli andini e dei meticci), Ollanta ha 7 fratelli, tutti con nomi mitologici o incaici: Ulysses, Pachacutec, Ima Sumac, Cusicollur, Antauro. Il nome Ollanta ha origine nell’opera teatrale meticcia Apu Ollantay, che narra di una storia d’amore di un principe incaico, e che in quechua significa “il guerriero che osserva tutto”.
Educato in una scuola franco-peruviana, e poi entrato nell’esercito, é stato presente nelle zone calde durante il conflitto armato contro Sendero Luminoso, da cui nasce la denuncia di presunta sparizione forzata di civili, e poi al fronte nella guerra tra Perú e Ecuador del 1995.
Nel 2000, nello stesso giorno della fuga di Montesinos, ex braccio destro di Fujimori, promuove una sollevazione militare nella caserma di Locumba (Ande meridionali del Perú) per provocare la caduta dell’ormai agonico governo di Fujimori, appena uscito da vittoriose e contestatissime elezioni.
Già nel 2006 é candidato del Partito Nazionalista appena fondato, e in modo sorprendente arriva al ballottaggio, dove perde contro l’ex presidente (governo 1985 – 1990 e attualmente in carica) Alan Garcia. Partendo da posizioni estremiste – etnocacerismo, nazionalismo socialista filo Chavez – si avvicina a queste elezioni 2011 con con un livello di popolarità abbastanza contenuto, non più del 10% a inizio campagna elettorale.
Ma il suo discorso inizia a farsi più moderato, capisce che senza il consenso della classe media e con gli ampi livelli di “ostilità” di settori centristi, o pro-modello economico, difficilmente riuscirà a vincere. Ecco allora che realizza operazioni che mostrano la sua capacità di ascolto: sbarca dall’alleanza il partito comunista del Perú – Patria Roja, dannoso in termini di immagine, e altri dirigenti sociali di posizioni ultraradicali, e convoca a un buon gruppo di leaders di opinione, di dirigenti del partito socialista di Diez Canseco.
La debolezza del Piano di governo iniziale, prolisso e in molti punti contraddittorio, viene riequilibrata da scelte azzeccate di immagine: farsi identificare dall’elettorato come il Lula peruviano, e abbandonando esplicitamente il riferimento a Hugo Chavez. Perfino i suoi strateghi della campagna vengono dal Brasile (su youtube alcuni spot a cui si attribuisce una parte rilevante del consenso), che preparano un’eccellente campagna di comunicazione, tesa a sottolineare il lato moderato del candidato.
Così Humala scala nei sondaggi rapidamente, partendo da un forte radicamento nelle zone rurali e indigene, nel sud andino – Cusco, Puno, Arequipa, Ayacucho, sue roccaforti -, iniziando a recuperare consensi anche nelle zone urbane, specialmente tra i settori popolari. Fino a giungere ai livelli del primo turno del 2006 che gli garantisce un comodo primo posto che lo conduce al ballottaggio.
La sua avversaria é Keiko Fujimori, 36enne figlia dell’ex presidente attualmente detenuto per una condanna a 25 anni (ed altre minori) per essere mandante delle stragi di Barrios Altos e La Cantuta, effettuate dal gruppo Colina, una cellula dell’esercito incaricata della strategia “guerra de baja intensidad”. Keiko raccoglie al primo turno il voto del nocciolo duro fujimorista, essenzialmente urbano-marginale, memore del governo efficace e paternalista, ma molto meno della classe media, che non perdona il saccheggio delle casse pubbliche realizzate insieme a Montesinos. Ma grazie alla divisione dei candidati “liberali” pro-sistema - Kuchinsky, Castañeda Lossio, Toledo – e quindi alla frammentazione del voto, Keiko passa al ballottaggio.
In Perú dal primo turno al ballottaggio ci sono ben due mesi di campagna, quindi un’eternità che basta a impostare e reimpostare i profili politici, campagna elettorale, alleanze e per sapere che i sondaggi - qui sono settimanali e di almeno 5 agenzie diverse - possono variare costantemente.
Dopo un primo tentennamento di votare in bianco, l’elettorato centrista e i principali gruppi di potere iniziano a riversarsi decisamente sulla candidatura di Keiko, turandosi più o meno il naso, poiché questa rappresenta, seppur con le derive populiste e neofascisteggianti, l’attuale modello economico. E l’arma principale dell’offensiva diventano, allora -guarda un po’-, i mezzi di comunicazione: tutti i canali privati e il 90% della carta stampata, quotidianamente martellano sulle debolezze di Ollanta e sulle presunte o inventate manipolazioni chaviste, con l’obiettivo di spaventare l’elettorato.
Ma Humala non é più quello del 2006. Non sapremo mai, se per convinzione o per convenienza, assume decisioni che lo aiutano a contenere il distacco nei settori urbani e medi: attira un gruppo numeroso di tecnici di valore e intellettuali progressisti non integrati alla sua iniziale candidatura, per dare un segnale di rassicurazione, e incassa il sostegno, per molti versi sorprendente, del Nobel Mario Vargas Llosa.
Dopo l’esito del primo turno, Vargas Llosa aveva espresso che sarebbe stato come scegliere tra “l’AIDS e il cancro terminale”. Ma a pochi giorni dal voto, il suo viscerale e in parte intellettuale, anti-fujimorismo, gli impone una scelta: sostenere Humala, poiché se su di lui “nutro molti dubbi, su Keiko ho assolute certezze”.
Un sostegno, dunque, condizionato: allontanarsi definitivamente dal chavismo, garantire la libertà di stampa, garantire il libero mercato, avvicinarsi al modello brasiliano. Vargas Llosa risulta essere un liberale radicale, che lo porta a sostenere Rodriguez Zapatero, Tony Blair o Obama, allo stesso tempo che Merkel o Piñera. E in questa circostanza, la sua avversione al “fascismo corrotto e violento” supera la sua distanza ideologica da un ex militare ex chavista, che mette sul piatto la moderazione macroeconomica e il libero mercato, prima di affrontare i punti cardini della sua “grande trasformazione, produttiva e sociale”. Il premio Nobel addirittura registra uno spot televisivo a favore di Humala, e il figlio Alvaro, noto giornalista e acceso liberale, entra nello staff di campagna. Toledo, dopo un inizio equidistante, fa approvare una mozione del suo partito a favore della candidatura di Humala.
Humala vince in 18 regioni su 24, con punte a Puno (78%), Tacna (77%), Cusco (75%), Ayacucho (70%). A Lima, che possiede il 30% dell’elettorato e che gli costò la sconfitta del 2006, e che negli anni é stata sempre più la piazza del “modello”, contiene la sconfitta, portando a casa il 42% dei consensi, essenzialmente delle zone popolari, meno “spaventate” da un possibile governo nazionalista. Quindi, ampio successo nelle zone andine e amazzoniche, e sconfitta contenuta sulla costa e a Lima. Ecco, una geografia della disuguaglianza, che riflette scelte elettorali apparentemente contrapposte: un settore “agganciato” al modello di crescita economica senza distribuzione, e un settore che chiede “inclusione e distribuzione” della ricchezza. 51,5% contro il 48,5% l’esito finale, quasi 500mila voti di differenza.
Lunedì 6 giugno la Borsa di Lima ha una perdita del -12%, la più grave della storia, causata da una serie di fattori, e non è da escludere anche da un fortissimo effetto speculativo. Humala nomina lo stesso giorno un staff di trasferimento di poteri, composto da altissime personalità, di diversi campi, che mostrano la capacità di ascoltare anche le più radicali opposizioni. Ma ormai la scelta é fatta: la Borsa recupererà presto, saranno presto nominati Primo Ministro, Ministro di Economia, Presidente della Banca Centrale, per “tranquillizzare i mercati”.
Ma una fortissima sensazione, anzi quasi certezza: la dittatura della finanza e degli investitori, che praticamente incatenano, obbligano la politica ad accettare un determinato modo di governare; anche a costo di tradire un mandato popolare che chiede profondi cambiamenti.
La sfida quindi rimane questa, storica: individuare come ridurre le fortissime disuguaglianze, assicurando inclusione sociale e distribuzione della ricchezza, e garantire una crescita economica sostenuta e costante basata sul capitale privato.
Mario Mancini
ProgettoMondo Mlal Perù
martedì 7 giugno 2011
La vittoria di Humala. Ora il Perù ha il suo “Lula” andino
L’ex militare di sinistra Ollanta Humala è il nuovo capo di stato del Perù. Ha vinto le elezioni con il 51% dei voti, a fronte del 48% della sua rivale politica, la candidata della destra populista Keiko Fujimori. La comunità internazionale, con osservatori dell’Unione Europea, ha riconosciuto il voto popolare durante le elezioni e ha garantito il processo democratico nel paese andino.Con l’elezione dell’ex militare socialista candidato del Gana Perú, per la prima volta nel paese andino va al potere la sinistra grazie al voto democratico.
Nelle prime dichiarazione alla stampa come presidente eletto, Humala ha assicurato che nel suo mandato manterrà un’economia aperta che permetta di consolidare la positiva crescita economica già in corso nel paese.
“Promuoveremo gli investimenti” ha detto. “Il Perù continuerà la strada intrapresa, ma dovremo correggere alcuni aspetti dell'economia per il beneficio non di pochi, ma di tutti”.
Battezzato dalla stampa estera il “Lula” andino per la sua opzione verso la “via brasiliana”, Ollanta Humala privilegia quindi una crescita capitalista e pone enfasi sullo statalismo redistributivo.
Negli ultimi 5 anni, il neo capo di stato ha progressivamente abbandonato una posizione nazionalista di socialismo radicale per un’alternativa di concertazione nazionale.
Humala e Keiko Fujimori, figlia dell’ ex presidente Alberto Fujimori attualmente in carcere per violazione dei diritti umani e malversazione di fondi dello Stato, sono stati protagonisti del ballottaggio più combattuto della storia peruviana, portando alla ribalta le differenze sociali tra ricchi e poveri e l'esclusione sociale in un paese con un Pil la cui crescita oscilla tra il 6 e il 7 per cento all’anno.
Parte dei mass media peruviani, nelle settimane antecedenti al ballottaggio, hanno portato avanti una campagna per screditare la candidatura di Humala, e in questo contesto il premio Nobel di Letteratura, Mario Vargas Llosa, ha denunciato il giornale El Comercio, uno dei più influenti del paese, indicando che “nelle sue pagine si leggono menzogne e calunnie per impedire con tutti i mezzi la vittoria di Ollanta Humala”. “El Comercio”, ha scritto Vargas Llosa, “è una macchina di propaganda di Keiko Fujimori”.
C’è una forte pressione da parte della destra politica peruviana, attualmente al potere, per conoscere nel più breve tempo possibile i nomi del prossimo ministro dell'economia e del presidente del consiglio. Si punta a tranquillizzare le multinazionali, la finanza internazionale e gli investitori esteri che aspettano gesti concreti di Humala, che assumerà l’incarico a partire dal 28 luglio.
I sostenitori di Humala hanno manifestato pacificamente per le strade e nelle piazze del paese urlando “¡sí se pudo!”, (Ce l’abbiamo fatta!) in risposta alle intenzioni del gruppo politico di Keiko Fujimori (Fuerza 2011) di liberare dalla prigione suo padre Alberto.
Con questa vittoria la gente spera che per la prima volta in Perù vada in porto un progetto sociale, basato sull’inclusione, l’equità sociale e il riconoscimento dei peruviani delle Ande, i più poveri in un paese che confida in dirigenti politici più vicini ai problemi sociali della gente comune.
di FRANKLIN CORNEJO URBINA
Giornalista e sociologo peruviano
venerdì 3 giugno 2011
Fuori dal carcere... una locanda per la comunità
Dopo un’appassionata ristrutturazione e quindi completamente rinnovata, da alcune settimane ha riaperto “O Prato Feliz”, una locanda nel cuore di Nampula, dove è possibile mettersi a tavola con gli amici, consumare una bibita, leggere un buon libro e, di sabato sera, ascoltare persino musica dal vivo o assistere a spettacoli di teatro e poesia.Il ristorante Centro culturale Prato Feliz è una scommessa nata da ProgettoMondo Mlal, impegnata da tempo nelle carceri di Nampula per migliorare le condizioni di vita di chi vi è recluso, ma anche per offrire loro opportunità di reinserimento sociale e lavorativo una volta scontata la pena. Sorta in un quartiere popolare molto caratteristico, con casette in paglia, nel mezzo dell’Università pedagocica di Nampula (e quindi sempre molto frequentata da giovani) la locanda appena ristrutturata rappresenta una di queste opportunità. Si trova in rua da Unidade, a un centinaio di metri dal tracciato ferroviario che collega il Paese al vicino Malawi, lungo la famigerata via degli schiavi. Oggi, una parte dei binari, ospita un colorato mercatino dove si trova un po’ di tutto: dalla frutta secca all'abbigliamento. E, poco più avanti, sorge uno dei cimiteri cattolici più antichi e preziosi per la popolazione di Nampula.
Aperto dal lunedì al sabato fino a tarda sera, Prato Feliz, per una cifra compresa tra i 3 e i 7 euro, propone ai clienti ottimo cibo mozambicano, dal capretto al pollo, tutto accompagnato, per chi è avvezzo a sperimentare nuovi sapori, da Chima, la tipica polenta africana. Il tutto innaffiato da una grande varietà di bibite rinfrescanti, ma anche vino sud africano e birra locale, come l’ottima Manica.
Il ristorante è inoltre aperto a qualsiasi iniziativa culturale, a chi declama poesie e a chi improvvisa musica, come pure a chi fa teatro o pratica la danza tradizionale. I sabato sono dedicati alla libera espressione, con jam session di artisti di diversi generi e linguaggi che improvvisano melodie in comune; oppure alla musica dal vivo con bands di Nampula.
Infine, per due appuntamenti settimanali, il Centro Prato Feliz si riempie di bambini della zona che frequentano lezioni di teatro e canto, completamente gratuiti. Il Centro culturale si dice orgoglioso di lavorare “per” e non solo “nella” la comunità.
Per chi è in città per turismo diventa quindi un luogo di incontro e scambio, sopratutto per la diversità e autenticità delle persone che lo frequentano, utilissimo per raccogliere tutte quelle informazioni necessarie per vivere al meglio la propria permanenza in città e per scoprire angoli, locali pubblici e gente locale.
Per saperne di più:
www.vacanzefaidate.com/proposta/a-pranzo-a-nampula
Sara Laruffa
casco bianco ProgettoMondo Mlal Mozambico
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