
E’ stato
inaugurato martedì mattina in Bolivia, nella provincia di El Alto, al cospetto delle massime autorità,
il primo vero carcere minorile del Paese, il
Centro per giovani trasgressori Qaluama, da 150 posti (per ragazzi e ragazze), nel quale
ProgettoMondo Mlal, dopo un lavoro di 10 anni, conta di poter restituire dignità e diritti di base, nonché un’opportunità di reinserimento sociale post-detenzione,
ai giovani reclusi.
Tutti rigorosamente minorenni attualmente rinchiusi insieme agli adulti nel famigerato carcere di San Pedro a La Paz, dove scontano le pene più diverse, con responsabilità anche molto diverse, ma con storie alle spalle tristemente simili.
Le storie di questi ragazzi parlano di miseria infinita e di mancanza di tutto, a cominciare da una famiglia, una casa, una scuola, un pasto.
Si tratta di ragazzi che hanno commesso reati legati a piccola criminalità, violenza, risse o traffico di droga, e che si ritrovano rinchiusi in una sorta di girone dantesco, com’è quello di San Pedro (da cui anche l’idea del film con Brad Pitt, fermato dagli stessi detenuti in rivolta), incasellati in una rigida suddivisione per classi sociali in cui a dettare la legge sono quelli che hanno i soldi per pagarsi 1 cella e i capibanda che tirano le redini del traffico di droga dentro e fuori il carcere.
La nuova struttura di Qaluama, realizzata da
ProgettoMondo Mlal grazie ai finanziamenti raccolti al fianco della Diocesi di El Alto dalla Conferenza Episcopale Italiana, l’Unicef, la Caritas italiana, la Ong spagnola Intervida, la Ong tedesca Pan Para el Mundo, l’arcivescovado di Colonia, e la solidarietà spagnola e italiana – e soggetta a una convenzione stipulata fra il Ministro degli interni , il Vescovo della diocesi di El Alto e ProgettoMondo Mlal - è costata 1 milione e mezzo di euro e, appunto, quasi 10 anni di strenuo impegno.
Al di là dei fondi, e non è stato per niente facile reperirli (il tema della giustizia minorile non paga!),
l’impegno maggiore è stato offerto da un italiano, bergamasco di origine ma da 25 anni in Bolivia come
volontario per ProgettoMondo Mlal: Riccardo Giavarini. E’ stato lui a imbarcarsi personalmente in un’impresa che pareva impossibile a tutti: a calamitare nel tempo, attorno a sé, finanziatori, autorità locali, e lo stesso sistema di giustizia boliviano, schierato fieramente per la cerimonia di inaugurazione.
A tagliare il nastro, martedì mattina, il ministro degli interni boliviano,
Sacha Llorenti (
nella foto con il pugno alzato, ndr.), al fianco del comandante generale della polizia e, alla sua sinistra, il vescovo di El Alto, il presidente di ProgettoMondo Mondo, il veronese
Mario Lonardi, il viceministro della sicurezza pubblica e il direttore nazionale della sicurezza penitenziaria.
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