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giovedì 7 luglio 2016

Migrazioni da conoscere, senza pregiudizi


Le migrazioni sono uno dei tabù più radicati nel nostro Paese, circondate spesso da falsi miti e false credenze dovute alla poca consapevolezza, alla paura del diverso e al pregiudizio. Infatti se davvero ci prendessimo l’impegno di conoscere coloro che riteniamo diversi scopriremmo che poi tanto diversi non sono. Alcuni politici, con la complicità dei mass media, tendono a giocare  sul timore già presente nelle persone andando a provocare un rifiuto verso gli immigrati tramite l’imprecisione e la superficialità nel raccontare fatti di cronaca. Spesso, in caso di stranieri, vengono presentati i protagonisti dei fatti in base al luogo d’origine, alimentando inconsapevolmente il disprezzo verso queste persone e causandone un progressivo isolamento dalla società. Secondo le ricerche del giornalista Maurizio Corte, nell’83% dei casi il ruolo del soggetto immigrato appare negativo e nel 56% dei casi si parla di straniero in relazione alla criminalità. All’immigrato, etichettato come elemento da allontanare, vengono tolte possibilità di lavoro e quindi di integrazione, facendolo entrare in un circolo vizioso che in alcuni casi vede come scelta obbligata il lavoro in nero, in totale assenza di diritti, come unico mezzo di sostentamento per se stesso e per la propria famiglia. È quindi la società stessa, per lo scarso approfondimento dei fatti, a creare il problema di cui si lamenta.
Un altro degli stereotipi principali è legato all’aspetto economico. Non conoscendo la realtà dei fatti, molti ritengono che l’immigrazione rappresenti una perdita di denaro statale e si sentono derubati a vantaggio degli stranieri, mantenuti in comunità pubbliche. A una persona che sente la parola “migrante” infatti viene subito in mente il rifugiato politico che arriva in Italia sui barconi, quando in realtà l’afflusso migratorio in Italia, secondo uno studio ISTAT, proviene per il 52,8% dall’est Europa e porta un concreto profitto economico. Emblematico è lo studio della fondazione Leone Moressa che testimonia come nel 2015 ci sono stati 3,9 miliardi di euro in entrata nelle casse pubbliche grazie a lavoratori stranieri.
Alla luce dei fatti possiamo affermare che essendo questo fenomeno radicato nella nostra società non possiamo fare altro che informarci meglio a riguardo, abbandonando tutti i pregiudizi ed immedesimandoci nelle difficili situazioni che costringono queste persone ad abbandonare lo stato natale in cerca di un posto migliore per sé e per la proprie famiglie. In quanto abitanti del Mondo, dobbiamo aiutare e facilitare la loro integrazione all’interno della società. In questo campo ProgettoMondo Mlal si impegna a creare ponti di scambio culturale tra paesi diversi in modo da sensibilizzare le giovani generazione alla conoscenza del diverso, con lo scopo di abbattere il muro di pregiudizi, come ad esempio è stato fatto nel 2015 con un programma di scambio tra una scuola di Cuneo e una di Beni Mellal in cui i giovani di entrambe le città hanno potuto conoscere uno stile di vita diverso dal loro tramite la creazione di video.

Martina Coati e Edoardo Cappelletto
Studenti del liceo classico Maffei, progetto alternanza scuola-lavoro

lunedì 9 giugno 2014

Il traffico di esseri umani in Perù

Attualmente si stima che nel mondo 27 milioni di persone siano vittime dei traffici; tuttavia gli unici dati ufficiali in Perù sono della “División contra la trata de personas de la Policía Nacional del Perú” e riportano solo che 2.685 vittime hanno denunciato i propri aggressori tra 2008 e il 2014. Un numero che però non considera tutti coloro che restano nell’ombra, non denunciati, e che non tiene conto delle inchieste portate avanti da Ong o associazioni locali, spesso riportate invece sui giornali peruviani.
Lima, Cuzco e la regione di Madre de Dios sono le zone più colpite e l’ultima, in particolare, secondo quanto riportato nella “Relazione 2013 sulla situazione della tratta di persone nel mondo” redatta dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha visto aumentare con la diffusione dell’attività mineraria illegale, anche il traffico di donne e bambine finalizzata allo sfruttamento sessuale. Le vittime, infatti, sono deportate di proposito in queste zone isolate, situate al di fuori del controllo delle autorità, e sono costrette all’anonimato, dopo essere state private dei documenti d’identità e dei mezzi fisici e psicologici necessari per raggiungere un luogo sicuro dove poter denunciare i propri aguzzini.
L’intervento dello Stato arriva, se possibile, e infatti, durante il mio soggiorno ad Iberia, cittadina della regione di Madre de Dios, situata in piena foresta amazzonica, poco distante dalla tripla frontiera Perù, Brasile, Bolivia, un’operazione ha permesso lo smantellamento di alcuni insediamenti illegali sorti presso le attività minerarie, anch’esse illegali. Questa manovra purtroppo non prevedeva un piano di ricollocamento per le migliaia di lavoratori impiegati in nero nelle miniere.
In questo contesto si inserisce un progetto, al quale sto collaborando come operatrice in Servizio civile per ProgettoMondo Mlal Perù, gestito dalla “Pastoral de Movilidad Humana”, ramo della Conferenza Episcopale Peruviana e appunto partner della nostra Ong.
Tra le attività di questo progetto c’era anche un corso da organizzare ad Iberia, per sensibilizzare e formare la popolazione di frontiera sui possibili rischi e su come difendersi, così da contrastare i traffici prevenendoli, affinché problemi come quello sopra descritto non abbiano le basi per nascere. Il presupposto del corso era dunque sia formare che informare le persone per proteggerle da sfruttamento e traffico.
Personalmente, la cosa che mi convince di questo progetto è che il corso non si limita ad informare i partecipanti – che sono soprattutto professori, agenti pastorali e dipendenti dell’amministrazione pubblica – ma prevede che al suo termine essi realizzino dei gruppi di lavoro nelle proprie località d’origine, agendo da referenti all’interno della rete che andrà ad unire tutte le comunità.
Le attività avviate dai gruppi saranno quindi misurate in funzione delle loro possibilità, interessi e necessità locali. Perciò, se da un lato il minimo che si richiede è organizzare un ulteriore evento formativo nella propria comunità (una conferenza, una manifestazione, un corso), dall’altro il risultato che si spera di ottenere è quello di dare vita ad un’équipe stabile, presente a livello locale per assistere e orientare i migranti e le vittime del traffico.
L’azione del singolo in questo momento è fondamentale; lo stato peruviano, infatti, ha sì promulgato sette anni fa una legge specifica contro la tratta di persone e il traffico illecito di migranti, ma non cura poi concretamente gli aspetti della sensibilizzazione, della formazione e dei servizi assistenziali di cui le vittime necessitano.
Ad Iberia, che è una cittá di frontiera, l’assenza dello stato è molto sentita e ho potuto percepirla io stessa durante il mio breve soggiorno. Per fortuna però ho avuto l’occasione di constatare la settimana successiva, a Lima, che l’interesse dello stato non è del tutto assente.
Grazie sempre alla Conferenza Episcopale Peruviana infatti ho partecipato ad una tavola rotonda presieduta dai rappresentanti dei ministeri e dalla delegazione peruviana delle Nazioni Unite, insieme con associazioni locali e Ong, convocata da tre parlamentari per organizzare unitariamente la Giornata Nazionale contro la Tratta di persone, che si terrà il 23 settembre.
Partecipando alla riunione, ho avvertito un forte entusiasmo nelle parti coinvolte, oltre ad una forte consapevolezza della gravità e della diffusione del problema, come anche del fatto che fino ad ora si è fatto troppo poco per risolverlo e che quindi ora è il momento di realizzare iniziative concrete.
Al termine della riunione si è stabilito che la giornata nazionale oltre a sensibilizzare, avrà lo scopo di celebrare almeno un risultato concreto, ovvero l’istituzione di centri specializzati per l’accoglienza delle vittime soprattutto nelle zone di frontiera, in particolare nella regione di Madre de Diós.
 Infine, sono stati gli stessi ministri ad ammettere che la sensibilizzazione dovrà agire in primo luogo all’interno degli organi di governo, oltre che sulla popolazione. Se non altro quindi il fatto che il problema sia arrivato ormai ad interessare anche i piani alti è un segnale positivo per il futuro.
Il mio anno di Servizio civile è iniziato solo da due mesi, eppure già raccontare i tanti momenti che ho passato è molto difficile. In questo contesto così nuovo infatti la quantità di informazioni, immagini, costumi, dinamiche sociali e relazioni di lavoro e di amicizia, unite alla frenesia dei ritmi di vita e degli impegni che mi sono trovata ad affrontare in così poco tempo, confondono i miei pensieri a tal punto che riordinarli è arduo.
D’altra parte però, se considero che sono all’inizio di questa esperienza, con davanti a me ancora molti mesi di servizio, mi tranquillizzo; e non soltanto perché immagino che il tempo porterà equilibrio e ordine ai miei pensieri, ma anzi, perché sono convinta che la quantità di informazioni, le attività e il coinvolgimento personale continueranno ad aumentare, poiché è proprio questo intreccio di novità che, pur disorientandomi, genera in me l’energia positiva.


Silvia Donato
Casco Bianco a Lima
Progetto Mondo Perù


giovedì 8 maggio 2014

Guardare alle migrazioni per pensare l’Europa

Migrazioni e cooperazione, emancipazione sociale e democratica, innovazione economica, nuove relazioni di cooperazione con i paesi di origine e di transito dei migranti. È quanto chiedono FOCSIV, Fondazione Migrantes, Caritas Italiana, Centro Astalli di Roma e Fondazione Missio nella lettera aperta ai candidati europei su migrazioni e cooperazione resa pubblica in questi giorni (in allegato).
“La lettera, che chiediamo a quanti condividono di sottoscrivere attraverso Change, propone ai candidati alle elezioni europee impegni precisi in tema di migrazioni – spiega il Presidente Focsiv Gianfranco Cattai – per promuovere una nuova politica europea di accoglienza dei migranti fondata sul rispetto dei diritti umani, su una diffusa rete di servizi in sussidiarietà con le comunità locali, con azioni alternative ai centri e alla inumana detenzione amministrativa”.
L’appello a votare per una Europa aperta, coraggiosa, rivolta allo sviluppo umano integrale e al bene comune, dove i migranti costituiscono un valore aggiunto, e a sottoscrivere la lettera, è rivolto a tutti ma in particolare ai giovani che il 25 maggio eserciteranno per la prima volta il loro diritto di voto.
“La democrazia, infatti, è un bene prezioso di cui godiamo in Europa, ma a cui non siamo più abituati a dare il giusto peso e valore” aggiunge Cattai sottolineando l’importanza di andare a votare con coscienza e consapevolezza e ricordando come ancora oggi troppi fratelli e sorelle in tutto il mondo, dalla Siria all’Ucraina, per vedere riconosciuto questo diritto stanno immolando la propria vita.
Come ha affermato Papa Francesco nella sua visita privata al Centro Astalli di Roma (Jesuit Refugee Service/ Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati), “siamo profondamente convinti – conclude Cattai – citando il Papa, della necessità di mostrare che con l’accoglienza e la fraternità si può aprire una finestra sul futuro, più che una finestra, una porta, e più si può avere ancora un futuro!”.