giovedì 12 febbraio 2015

Il cerchio delle donne tra cibo e riflessioni

Preparando insieme il salame di cioccolato si è concluso, per noi del Servizio Civile, il ciclo di incontri mensili con le mamme dei ragazzi della scuola media Monte Cristo di Chimaltenango. Dalle chiacchierate individuali con alcune mamme, era emerso fin dall’inizio un generale bisogno di condividere con altre signore la propria esperienza. Da quest’osservazione era nato lo scorso maggio il “cerchio delle donne”: un incontro al mese rivolto soltanto alle madri dei ragazzi, in cui potersi conoscere e confrontare sulle proprie difficoltà e sulle proprie gioie, come madri e come donne.
La struttura degli incontri è nata insieme alle signore stesse: nel primo avevamo chiesto a loro aspettative, necessità e desideri riguardo al tempo che avremmo passato insieme, e da loro è nata l’idea di utilizzare la cucina come mezzo di espressione e di condivisione.
Abbiamo iniziato noi con la pizza, e poi a turno le signore hanno portato nuove ricette: si è cucinato sempre insieme e, dopo aver preparato la ricetta, il tempo di cottura è stato dedicato a una riflessione di gruppo. Poi si mangiava tutte insieme, con un buon caffè. L’incaricata della riflessione era la stessa signora che avrebbe portato la ricetta.
Da quella prima riunione di maggio il gruppo è cambiato molto: all’inizio tutte molto timide e silenziose, si sono pian piano aperte, fino a instaurare amicizie che coltivano anche al di fuori del centro educativo. L’obiettivo che ci eravamo prefissate è quindi stato raggiunto: le donne si incontrano per confrontarsi, in uno spazio totalmente loro in cui portare se stesse.
Cucinando, sporcandosi le mani, “facendo” è molto più facile conoscersi: si ride, si impara l’una dall’altra, e imparando si cresce, senza nemmeno rendersene conto. Questo è quello che è successo a me durante gli incontri: stare con queste mamme, avviare con loro il “cerchio delle donne” è stata una delle esperienze più belle di questo Servizio Civile.
Noi ora torniamo in Italia, ma il gruppo continuerà a incontrarsi. Non abbiamo fatto nulla se non dare uno spazio ed esplicitare un bisogno (condividere, non rimanere più sole), ma poi tutto è stato creato dalle signore. Questo mi ha insegnato tanto, come educatrice e come donna: le persone hanno risorse incredibili, se si danno loro ascolto e spazio per esprimerle.

Elisabetta Caglioni
Servizio civile Guatemala
Progetto Edad de Oro Monte Cristo

martedì 10 febbraio 2015

NEW WAVES. Il Festival del Cinema Africano tutto l'anno

Secondo appuntamento del Festival Tutto l’Anno. Anche per febbraio, la terza domenica del mese, al Cinema Teatro Santa Teresa, le luci di sala si spengono su un corto e un lungometraggio della 34esima edizione del Festival di Cinema Africano di Verona, ancora inediti per il pubblico veronese. Domenica 15 febbraio alle 21 al Cinema Teatro Santa Teresa sarà la volta di NI SISI (prima visione nazionale) e ZAKARIA.

Ni Sisi
, nato come progetto teatrale della compagnia S.A.F.E. GHETTO, in risposta alle violenze post elezioni del 2008, è stato replicato per due anni nelle baraccopoli di Nairobi, sugli altopiani del Kenya e in tutta la provincia. In seguito, in concomitanza con le elezioni del 2013, è diventato, grazie al regista Nick Reding, un lungometraggio.
Il film racconta il passaggio da una società multietnica e integrata a una realtà pre-elezioni, caratterizzata da un'atmosfera di tensioni razziali fomentate dalle campagne elettorali dei politici, che hanno fatto della diffidenza e della paura il loro manifesto elettorale.
A precedere Ni Sisi, sarà il cortometraggio Zakaria di Leyla Bouzid. Il corto, che ha ricevuto la menzione speciale da parte della Giuria ufficiale per la sezione SHORT AFRICA, racconta la storia di un uomo di origini algerine, Zakaria appunto, che conduce un'esistenza tranquilla, con la moglie e i suoi due figli, in un paesino nel Sud della Francia.
Alla notizia della morte del padre Zakaria decide di tornare in visita in Algeria portando con sé tutta la famiglia. Questa scelta però provocherà uno scontro con la figlia Sarah. Il cortometraggio di Bouzid mette a confronto due generazioni su un tema quanto mai attuale: le questioni dell'identità e della migrazione.

I REGISTI:

Nick Reding è un attore e regista inglese con una lunga esperienza di televisione, cinema e teatro. Nel 2002 fonda la compagnia teatrale S.A.F.E. GHETTO (Sponsored Arts For Education) in Kenya, progetto che utilizza il teatro di strada per educare, ispirare e far nascere un cambiamento sociale nelle comunità su temi di vitale importanza come, ad esempio, l'Hiv e il razzismo. Oltre ai corti Kandanda e Huruma ha diretto il pluripremiato lungometraggio Ndoto Za Elibidi. Nonostante la Compagnia teatrale assorba la maggior parte del suo tempo, Nick ha recitato in diversi film, tra i quali: The Constant Gardener, Soul Boy, Silent Witness, Blood Diamond, The First Grader e Strike Back. Attualmente vive e lavora in Kenya.

Leyla Bouzid nasce a Tunisi nel 1984, dove diventa attivista dell’Associazione dei giovani registi tunisini. A 18 anni, dopo il diploma, si trasferisce a Parigi per studiare letteratura francese presso l’università Paris-Sorbonne. Dopo aver frequentato il corso di regia alla Fémis, inizia la sua carriera nel cinema come assistente alla regia per diversi film e nel 2006 co-dirige il suo primo cortometraggio, Sbeh el Khir. Il suo vero esordio dietro la macchina da presa risale al 2010 con il cortometraggio Un ange passe. Nel 2012 con il film Soubresauts vince il Gran Premio della Giuria al Festival Premiers Plans. Zakaria è il primo cortometraggio che realizza anche come produttrice.

A questo appuntamento del FESTIVAL TUTTO L’ANNO seguiranno altre tre date, il:

15 MARZO con Keys, Money, Phone e Dakar trottoirs
19 APRILE con Shadow Tree e Rock the Casbah
17 MAGGIO con Mboté! e Printemps tunisien

venerdì 6 febbraio 2015

I nomi della giustizia per don Giulio Giradello

“Scartabellando fra le carte che ci ha lasciato in eredità don Giulio, ho trovato un poco la sua anima e il suo cuore, e mi sono lasciata investire dal suo messaggio. Naturalmente un messaggio che viene dal Brasile, dall’America Latina, rivolto in primis ai volontari, ma anche a tutti noi che siamo qui in Italia”.
Emilia Ceolan, ex dirigente e volontaria storica di ProgettoMondo Mlal, in occasione del
Trigesimo di don Giulio Girardello
che si è svolto il 30 gennaio nella parrocchia di San Nicolò a Verona, pensa a quali siano stati i nomi della giustizia per il sacerdote che ha profondamente segnato una stagione nella missionarietà della chiesa di Verona.
Scrive Emilia: “Ho pensato ai nomi della giustizia per Don Giulio. Si possono suddividere in cinque punti per fare chiarezza, ma in fondo si tratta di un unico concetto.
Il primo nome è quello di Dio. La giustizia per don Giulio va oltre il concetto giuridico di giustizia, è la giustizia che viene dalla sua fede. Vuol dire verità e amore misericordioso, significa rettitudine morale, conformità alla volontà di Dio, ricerca dell’amicizia di Dio, ricerca del Volto. Ma passa attraverso gli incontri, le relazioni, la consapevolezza della realtà delle disuguaglianze, della violenza delle strutture. Pensiamo alla grande amicizia di don Giulio con Enzo Melegari, uomo di fede e obiettore di coscienza, il cui messaggio cristiano della giustizia s’incarna come messaggio di non violenza e amore, che impegna anche nei confronti dei nemici.
Altro nome della giustizia sono i poveri. Voglio dirlo con le parole di Papa Francesco, ma che sono sempre state parole di Don Giulio: “l’imperativo morale di assicurare la giustizia e il rispetto della dignità umana”, “il dovere di ascoltare la voce dei poveri e di spezzare le catene dell’ingiustizia e dell’oppressione”, ma tutto questo richiede “una conversione della mente e del cuore”. Don Giulio ci ha sempre sostenuti, noi volontari, nelle nostre scelte, anche quando erano arrischiate, esageratamente radicali forse, magari però ci mandava una lettera personale richiamandoci sul cammino dei “giusti” (in senso biblico) o, se era presente, lanciava qualche urlo e guadagnavamo nomi di sua fantasia.
Ma la giustizia di don Giulio si chiamava anche riconciliazione, sempre a favore della persona umana, dei più deboli, anche di quelli che sbagliavano, c’era sempre uno spazio per la misericordia, per l’accoglienza e questo spazio arrivava prima del giudizio. Magari ci scherzava su con una battuta, con una osservazione spiritosa. Lui vulnerabile riconosceva la vulnerabilità degli altri, la sua tanto intensa e piena di senso anche in quest’ultimo anno.
Le sue carte mi hanno rimandato anche un’altra sfaccettatura della giustizia, che è il servizio. La sua preoccupazione era sempre il bene del “Movimento”, come lui lo chiamava, ma anche delle singole persone, di ciascuno di noi. È venuta a galla una vita spesa sempre al servizio.
Infine non dobbiamo dimenticare l’ottimismo e la speranza, la certezza di un “altro mondo possibile” e lo dico con un verso di una sua poesia: “perché venti di riscatto spirano sempre e gonfiano vele di coscienze giovani e di popoli nuovi, svegli, per esodi di liberà e giustizia”.

mercoledì 4 febbraio 2015

Metti che ti saltino luce, rete e acqua...

Dall’11 gennaio siamo senza luce, acqua, e internet ovviamente. La batteria del cellulare è morta 2 giorni dopo e anche la rete va e viene. Per ora, sono riuscita a controllare la posta solo una volta (questa in cui scrivo è la seconda) perché ho un'amica nell'ufficio di Unhcr e lì hanno il generatore.
Inondazioni al centro del Paese hanno infatti colpito 4 province del Nord, tra cui quella di Nampula, e da allora siamo "isolati". Alcune voci dicono che la luce tornerà la prossima settimana. Vedremo, dai!
Forse mi chiederete come un mese senza tecnologie né servizi possa influire sulla vita quotidiana. In realtà, per gli abitanti della città di Nampula, continua tutto come se niente fosse, perché la maggior parte non ha comunque mai avuto luce e acqua corrente in casa e fuori città, in campagna, men che meno… quindi non è un problema!
Siamo solo noi bianchi (operatori della cooperazione internazionale), indiani e arabi (che hanno imprese e negozi) che abbiamo bisogno di luce per fare funzionare aziende, negozi, utilizzare internet e lavorare al computer.
E se nei 2 supermercati della città i prodotti scarseggiano da giorni, per la maggior parte delle persone nemmeno questo rappresenta un problema, semplicemente perché non acquistano mai al supermercato. L'unica cosa che incide su tutti sono i prezzi al mercato che, con la scusa che non arrivano nuove scorte dal sud, sono tutti aumentati.
Ma per me, personalmente, la situazione non è affatto pesante, anzi! Mi rendo conto che in questo modo dormo di più, perché vado a letto prima, chiacchiero più a lungo con i miei coinquilini, perché altrimenti nessuno saprebbe cosa fare al buio nella propria stanza. Per giorni e giorni non uso il cellulare né posso ricevere o spedire email.
In sintesi: dormo di più, curo le relazioni umane, sono meno reperibile ma più calma... direi che sono anche contenta!!!

Cristina Danna
Casco Bianco a Nampula
ProgettoMondo Mlal

martedì 27 gennaio 2015

"Ho appena due mani e la ricerca del volto". In ricordo di Don Girardello

In occasione del
Trigesimo di don Giulio Girardello

il Centro Missionario Diocesano, Parrocchia di San Nicolò, Pax Christi e ProgettoMondo Mlal
promuovono uno spazio ed un tempo per ricordarne insieme la figura

HO APPENA DUE MANI E LA RICERCA DEL VOLTO
venerdì 30 gennaio 2015
parrocchia di S. Nicolò
ore 21.00

Sarà l’occasione per fare memoria di quello che don Giulio è stato per la nostra chiesa veronese, per la missione … per tutti coloro che l’hanno conosciuto e amato come uomo, come sacerdote, come missionario, come poeta, come persona che ha sempre lottato per la giustizia, per la pace …
Non solo, sarà anche la possibilità che vogliamo donarci di ricercare insieme le ragioni per continuare un cammino, quel percorso che tanti di noi hanno fatto anche accompagnati dal pensiero e dalla presenza di don Giulio.

Info: animazione@cmdverona.it

venerdì 16 gennaio 2015

New Waves, Festival tutto l'anno

Quasi 10.000 le presenze del XXXIV Festival di Cinema Africano conclusosi il 7 dicembre scorso in provincia. Forte dei numeri di un’edizione vincente, che ha visto crescere spettatori, scuole e sale coinvolte, il Festival di Cinema Africano di Verona è pronto a riprendere le proiezioni ogni terza domenica del mese al Cinema Teatro Santa Teresa, per dar vita all’ultima delle novità della 34esima edizione: il FESTIVAL TUTTO L’ANNO.
Un format che prevede ulteriori cinque serate dedicate alla cinematografia delle Afriche, con le ultime dieci proiezioni, tra corti e lungometraggi, che hanno partecipato al Festival. Film visti dalle Giurie e non ancora dal pubblico in sala.
E se il numero complessivo degli spettatori partecipanti alla 34esima edizione lo avremo solo dopo maggio, quando si avrà la proiezione del film vincitore Printemps tunisien, i dati di novembre e dicembre segnalano già un successo. Gli spettatori, tra cittadinanza e studenti, di Verona e provincia, sono cresciuti di 2.146 unità rispetto all’edizione del 2013.
Sono infatti 7.750 gli spettatori della 34esima edizione (3.251 a Verona, 4.499 in provincia nei 16 comuni coinvolti). Un pubblico per lo più giovane, composto da 6.047 studenti (2.164 a Verona, 3.883 in provincia). A questi 7.750 si aggiungono poi i 2.055 fruitori degli eventi che hanno accompagnato il Festival: workshop, incontri con autori di libri, dibattiti di approfondimento sul cinema, mostre, intrattenimenti musicali e uno spettacolo teatrale… Senza dimenticare i 9.492 visitatori del sito del Festival solo nel mese di novembre!
Ma cosa ha in serbo ancora il Festival di Cinema Africano di Verona per il pubblico che vorrà recarsi domenica 18 gennaio alle 21 al Cinema Teatro Santa Teresa?
La proiezione di un lungometraggio nigeriano, HALF OF A YELLOW SUN di Biyi Bandele, e la prima visione italiana del corto algerino LES TROIS VÉRITÉS dei registi Louisa Beskri e Adehan Wakili.

HALF OF A YELLOW SUN
, tratto dall’omonimo e acclamato romanzo della scrittrice africana Chimamanda Ngozi Adichie, è una travolgente storia d'amore dai risvolti drammatici. Racconta la vita delle gemelle Olanna e Kainene al loro rientro dall’Inghilterra nella Nigeria del 1960, un Paese che ha appena conquistato l’indipendenza.
LES TROIS VÉRITÉS
narra la storia del giovane Kossi, figlio di un venditore ambulante, che viene mandato dal padre morente a liquidare i creditori. È l’ultima volontà del genitore, che promette che al suo ritorno svelerà a Kossi tre verità importanti, che valgono più di tutto l’oro del mondo.

A questo primo appuntamento del FESTIVAL TUTTO L’ANNO seguiranno altre cinque date, il:
15 FEBBRAIO con Zakaria e Ni sisi
15 MARZO con Keys, Money, Phone e Dakar trottoirs
15 APRILE con Shadow Tree e Rock the Casbah
17 MAGGIO con Mboté! e Printemps tunisien

giovedì 8 gennaio 2015

A teatro il vaggio interiore di Mamita

Domenica 18 gennaio, alle 17, al teatro Ristori di Verona va in scena "Mamita": una nuova prima nazionale per le famiglie, nell’ambito della rassegna "Agorà. Le famiglie e la città incontrano la musica", organizzata dall’assessorato alla Famiglia del Comune di Verona con Fondazione Cariverona.
Proposto in collaborazione con l’Organizzazione veronese di volontariato internazionale ProgettoMondo Mlal e con il sostegno di Girardi Associati, lo spettacolo accompagnerà le famiglie in una riflessione sulle difficili condizioni di vita delle giovani mamme e dei bimbi in un paese andino.

"Nascere in un paese rispetto a un altro fa la differenza. La mia terra è nella mia pelle, nei miei occhi … nulla potrà cambiare il richiamo più profondo delle mie radici.
Quando si vive in paesi dove la povertà regna, per un’adolescente nulla rispetta i tempi di crescita, di trasformazione e di accoglienza… Avere un bambino a dodici anni rompe ogni tappa di vita e di rispetto…
"

Il delicato tema dell’essere bambine e diventare mamme, costrette poi a lasciare in altre mani il destino dei propri figli, viene introdotto da una storia intima, ricca di colori ed emozioni, scritta da Elisabetta Garilli e Mariarosa Dussin.
Le musiche di Elisabetta Garilli, fortemente evocative nei ritmi e nei suoni, accompagnano passo dopo passo il lungo viaggio di Mamita attraverso la cordigliera boliviana: per lei, raggiungere la montagna più alta significa scoprire se stessa e dare un senso alla vita e all’amore per un figlio. Ad interpretarle, l’ensemble Garilli Sound Project con Giuseppe Falco (oboe), Elisa Carusi e Adolfo Donolato (clarinetti), Elena Zavarise (flauto traverso), Alvise Stiffoni (violoncello), Ilaria Fantin (liuto), Costantino Borsetto (percussioni) e Gianluca Gozzi (basso elettrico), diretti da Elisabetta Garilli al pianoforte.
Alla narrazione, interpretata da Enrica Compri, fanno da sfondo alcune immagini fotografiche che, avvolgendo il palcoscenico, offrono squarci di paesaggi andini con identità forti, visioni di terre affascinanti e misteriose, discrete e solitarie come sono le persone che le abitano. La danza di Giulia Carli e le installazioni sceniche di Serena Abagnato accompagnano il viaggio interiore di Mamita, una storia che apre alla riflessione universale sul diritto di ogni bambino a vivere la propria infanzia e l’affetto di una famiglia.
Per la delicatezza e complessità del tema, lo spettacolo è consigliato ai ragazzi dagli 11 anni.

Nel corso del pomeriggio a Teatro Ristori sarà allestito uno spazio espositivo sui progetti di cooperazione internazionale di ProgettoMondo Mlal, a sostegno delle mamme e dei bambini in Africa e in America Latina e, nello specifico, il progetto “Casa de los niños” a Cochabamba – Bolivia che accoglie bambine e bambini abbandonati dai propri genitori, per necessità o altre cause maggiori, offrendo rifugio, cure mediche, alimentazione o formazione per il loro reinserimento nella società e, se possibile, nelle stesse famiglie d’origine.


18 gennaio 2015, ore 17.00
Mamita
PRIMA NAZIONALE
Testi di Elisabetta Garilli e Mariarosa Dussin.
Musiche di Elisabetta Garilli.
Fotografie di ProgettoMondo Mlal, Dimitri Avesani e Alberto Vaona (Progetto Pedalande 2014), Mariarosa Dussin e Bruno Colombini, Giuseppe Minciotti.
Interpretato da Garilli Sound Project:
Giuseppe Falco (oboe), Elisa Carusi e Adolfo Donolato (clarinetti), Elena Zavarise (flauto traverso), Alvise Stiffoni (violoncello), Ilaria Fantin(liuto), Costantino Borsetto (percussioni etniche), Gianluca Gozzi (basso elettrico), Enrica Compri (voce narrante), Giulia Carli (danza), Serena Abagnato (allestimento scenografico), Elisabetta Garilli (pianoforte e direzione).
Indirizzo: Via Teatro Ristori, 7 – Verona

Biglietto: 5 euro. Lo spettacolo è consigliato ai ragazzi dagli 11 anni. Ingresso gratuito bambini 0-3 anni e disabili +accompagnatore (per questi è necessaria la prenotazione al n. verde 800085570 sportelloinfosociale@comune.verona.it, fino ad esaurimento dei posti disponibili)
Prevendita: Box Office Via Pallone, 16 Verona tel. 045 8011154 www.boxofficelive.it www.comune.verona.it
FB Agorà per le famiglie
Contatti: tel. 045 8078526 3473702220 anna_malgarise@comune.verona.it

"Agorà. Le famiglie e la città incontrano la musica" è una rassegna di incontri musicali dedicati alle famiglie
come occasione di condivisione e crescita educativa, ma anche di sensibilizzazione e diffusione della cultura musicale a nuove fasce di pubblico.
L’iniziativa è proposta dall’Assessorato alla Famiglia del Comune di Verona nell’ambito della programmazione di servizi e progetti per la prevenzione dello svantaggio sociale e il sostegno alla genitorialità. Organizzata con il prezioso sostegno di Fondazione Cariverona, inserita nel cartellone del Teatro Ristori tra i Progetti Didattici della stagione 2014-2015, è a cura di Elisabetta Garilli, che ne ha curato lo sviluppo artistico, e dell’Associazione Culturale La Foglia e il Vento.
Gode del patrocinio della Regione Veneto e si pone in linea con gli obiettivi dei Progetti Nazionali Nati per la Musica,che sostiene attività mirate ad accostare precocemente il bambino al mondo dei suoni e alla musica, e Nati per Leggere, entrambi promossi dall’Associazione Culturale Pediatri.
Attraverso questo progetto pilota, sostenuto da importanti Istituzioni, realtà aziendali e fondazioni, il Comune di Verona vuole investire in azioni volte a migliorare il benessere dell’infanzia e delle famiglie, garantendo pari opportunità nella fruizione delle risorse educative e culturali anche nelle situazioni di privazione sociale e di esclusione.

ProgettoMondo Mlal da 49 anni opera in America Latina e Africa con progetti di cooperazione dedicati allo sviluppo e alla formazione delle comunità più svantaggiate.
Info: www.progettomondomlal.orgsostegno@mlal.org – 045.8102105