martedì 5 ottobre 2010

Territori in gioco... per un mondo sostenibile

Giocare ma con argomenti molto seri. E’ la scommessa del nutrito gruppo di associazioni e organizzazioni che, come la nostra, fanno parte del progetto "Territori di Soldarietà".
Un’iniziativa di Educazione allo Sviluppo promossa dall’Unione Europea al fianco di un centinaio di associazioni italiane, spagnole, tedesche e lettoni, e con la collaborazione di tutte le amministrazioni locali della valpolicella.
In tutte le principali piazze della Valpolicella, nel fine settimana dell’8,9 e 10 ottobre, sono state quindi promosse 3 giornate di cultura, gioco e sensibilizzazione per parlare di temi importanti –quali intercultura e decrescita- con un linguaggio tutto nuovo.
Per valorizzare al massimo lo spunto serio che avrà il gioco di piazza e la partecipazione di tante comunità, per una volta realmente in rete tra loro, all’iniziativa è stato dato il nome di “Territori in gioco”.
Saranno quindi presenti 10 ludobus provenienti da tutta Italia, con proposte di laboratori, escursioni, danze popolari e numerose altre iniziative, locali e straniere. Tra queste anche quella particolarmente intensa del progetto “Place&Space”, con l’esperienza fatta nel campo profughi “Aida” di Betlemme, e quella del tutto originale che ci svelerà l’inaspettata realtà del campionato Italiano di Kubb, antico gioco di origini vichinghe.

Queste sono naturalmente solo alcune delle proposte che si susseguiranno in Valpolicella tra l'8, il 9 e il 10 ottobre e che permetteranno a tutti di gustarsi, mappa guidata alla mano, uno spettacolo teatrale in dialetto il venerdì, di passare di sabato da una piazza all'altra per sperimentare giochi e attività, per poi concludere la domenica a S. Pietro In Cariano in una grande festa di piazza.

Per il programma completo: www.hermetecoop.altervista.org

lunedì 4 ottobre 2010

Giocare per vincere la guerra

Far vivere i bambini nel più sano e sereno dei modi possibili un contesto di guerra. È questa la sfida raccolta dall’associazione palestinese Al Rowwad, impegnata quotidianamente ad animare il campo profughi di Aida in Palestina, attraverso attività culturali e artistiche che puntano ad arginare e vincere lo "stress" a cui questi bambini sono loro malgrado sottoposti.
Due giovani rappresentanti di questa associazione saranno a Verona nei prossimi giorni, ospiti del nostro partner Cooperativa Hermete per la manifestazione “Territori in gioco”, organizzata in Valpolicella tra l’8 e il 10 ottobre nell’ambito del nostro Progetto di Educazione allo sviluppo “Territori di Solidarietà”.
I due educatori palestinesi sono invitati a partecipare ad alcune delle attività proposte da questo evento europeo, portando come proprio contributo la propria esperienza particolarmente delicata e senz’altro unica.
Anche loro, come gli educatori delle altre associazioni protagoniste della manifestazione, animeranno le 10 piazze della Valpolicella ricorrendo a strategie e mezzi innovativi quali i Ludobus, vere e proprie ludoteche viaggianti, gestite e organizzate da specifici animatori e piene zeppe di giochi delle diverse tradizioni culturali europee e anche innovativi per materiali e contenuti. Una metodologia, quella dell’educazione di strada e del furgone attrezzato e itinerante, sperimentata anche nel campo profughi di Aida alle porte di Betlemme, in cui vivono 5mila dei più di 4 milioni di palestinesi raccolti nei 59 campi profughi sparsi in tutto il Medio Oriente.
I due operatori di Al Rowwad saranno ospiti della nostra associazione venerdì 8 ottobre per incontrare gli operatori ProgettoMondo Mlal e raccontare la propria esperienza in un contesto educativo ancora poco conosciuto. Un ambito, quello della metodologia "ludica", che ormai si sa avere una grande efficacia sul coinvolgimento e la partecipazione soprattutto delle giovani generazioni.

venerdì 1 ottobre 2010

Diario di viaggio elettorale

Sono rientrata ieri sera dal Brasile, dove ho visitato le realtà dei piccoli progetti con cui collaboro da anni. Tra cui l’iniziativa di microcredito a sostegno della Sala di Radiologia dell’Ospedale S.Pio X di Ceres, Diocesi del Goias. Un ospedale filantropico gestito dalla Diocesi stessa.
Rientro in Italia con due preoccupazioni. Una per la salute del vescovo Dom Pedro Casaldaliga, l’altra per le elezioni brasiliane di domenica 3 ottobre per le cariche di Presidente della Repubblica, senatori, governatori, deputati federali e deputati statali che nei prossimi quattro anni dovranno rappresentare oltre 190 milioni brasiliani. Non è cosa da poco.

Il Vescovo Pedro è stato ricoverato lunedì al Pio X in gravi condizioni. Poi ha superato la crisi, ma rimane un paziente a rischio. Il dottor Antonio, la cui figura spicca nell’ospedale per passione e impegno, e che ha fatto di tutto perché il S.Pio X non chiudesse mai le porte alle persone più bisognose, (non a caso nell’atrio dell’ospedale si legge “UMA OBRA DE DEUS A SERVICO DO POVO”) dice che, per la gravità del caso, Dom Pedro avrà bisogno per sempre di assistenza medica e di una persona vicina.
Così, giovedì mattina, proprio mentre io lasciavo l’ospedale, sono arrivati Dom Rixen Eugenio, attuale vescovo di Gioas, e Dom Tomas Balduino, emerito della stessa Diocesi, che insieme al dottor Antonio dovevano decidere il da farsi.
Calsaldaliga - per tanti di noi che hanno lavorato in Brasile, e sicuramente per il mondo intero - è stato un punto di riferimento, un segno di amore e fedeltà al vangelo di Cristo. E a lui va tutto il nostro affetto e pensiero in queste ore delicate.

Ma un altro pensiero, ancora una volta preoccupato, va alle elezioni di domenica prossima.
“La Chiesa Cattolica non indica nessun candidato/a, ma chiede di votare le persone che hanno la “Ficha Limpa” (fedina penale pulita). Il popolo brasiliano non accetta la politica di uomini e donne che praticano la corruzione, rubano il bene pubblico che potrebbe servire per migliorare l’educazione dei nostri figli e la salute dl popolo”. Queste sono le parole lette dal vescovo Don Eugenio Rixen vescovo del Goias, l’area in cui ho vissuto in questo mese. E ancora: “Nella scelta dei candidati vorrei che voi poteste pensare alla vita pregressa delle persone: Chi non ha fatto nulla per la comunità nel passato, sicuramente non aiuterà in futuro. Dunque, qual è l’impegno del candidato nella difesa della vita, nella promozione dell’agricoltura familiare, nella riforma agraria, nel migliorare la salute pubblica, nel valorizzare i professori e nella lotta per un’educazione di qualità? E qual è la partecipazione del canditato/a nelle lotte popolari? Quali interessi difende? Un piccolo gruppo di privilegiati o i poveri esclusi e oppressi? Scegliete bene i vostri candidati. Votare ed esercitare la cittadinanza è cosa seria”.
Vorrei partire da queste sagge parole: le ultime che ho sentito prima di lasciare il Brasile.
Appena arrivata - era l’1 settembre - mi ero subito chiesta se una donna potesse mai ottenere tale incarico. E ho subito pensato al maschilismo che impera in Brasile, che non avrebbe certo aiutato in questo senso! Ma dopo una settimana lei, Dilma Rousseff, raggiungeva il 52% di gradimento, e Josè Serra il 26. Mentre Marina Silva dei Verdi non superava il 10 per cento.
La percentuale non si abbassava.
A metà del mese Dilma è diventata nonna e il giorno dopo ha disdetto tutti gli impegni per andare a trovare il nipotino che abita al Sud. Così, sulla prima pagina di tutti i giornali c’era lei con il nipotino: la percentuale si è alzata di altri due punti.
Oltre a essere la candidata di Lula (è con lui in tutte le immagini e fanno coppia fissa nelle manifestazioni nelle città più grandi del Brasile), è una persona in gamba e anche autonoma. A detta di coloro con cui ho parlato in queste settimane, è la continuazione di Lula, ma non un suo automa. Anzi –dicono- a Lula è piaciuta per questo.

Nel frattempo io visitavo la realtà di Ceres, uno Stato in cui ci sono molta terra, tante vacche e poche persone. Ma dove piove pochissimo, e lavorare la terra è quindi molto faticoso. Gli accampamenti sono ormai rari, e le aree sono già diventate degli assentamenti (vale a dire insediamenti, terre ufficializzate e non più occupate): le persone hanno cioè avuto la terra, oggi recintata. La luce deve ancora arrivare e l’acqua è stata incanalata perché comunque le sorgenti non mancano.
Chi aveva la possibilità ha comprato qualche mucca da latte, creato pollame, piante da frutta e ha fatto l’orto. La strada è stata battuta e non ci sono più buche. Ora aspettano dal governo i soldi a fondo perduto per costruire le case.
Per me, che mancavo dal Brasile da cinque anni, le cose mi sono parse cambiate: qui il governo Lula ha lavorato bene e la gente sta migliorando le proprie condizioni di vita.
La BR, la strada a 4 corsie che attraverso il Brasile, è senza buche. Ed è stata anche avviata la realizzazione della ferrovia del nord per merci e passeggeri. Insomma, cominciavo a credere che Dilma passasse al primo turno…

Poi mi sono poi trasferita al Sud del Brasile per rivedere amici della scuola in cui ho lavorato anni fa. E qui ho trovato un’altra realtà. Mi sembrava di essere in Europa: brasiliani di origine italiana che parlavano veneto, polacchi, tedeschi e molti bianchi. Se c’erano neri, era un’eccezione. La maggior parte degli immigrati provengono dai Paesi dell’ America latina che confinano con il sud del Paese.
Questi amici hanno studiato un metodo per diminuire il conflitto tra insegnanti e alunni chiamato PAV Projeto Alternativas à Violencia. Erano venuti in delegazione a un convegno organizzato dalla scuola di Pace di Reggio Emilia per raccontarci la loro esperienza. Tra loro, come insegnante, c’era anche un consigliere comunale, Veridiana, che guarda caso ha compiuto 35 anni a giugno, e si è quindi potuta candidare a senatrice. Si tratta della più giovane candidata per il Partito dei lavoratori di Lula in tutto il Brasile. Mentre la vice sindaco di Ceres – Goias del Pt, è candidata a deputata a Brasilia per l’impegno dedicato alla salute. Sono stato con lei in alcune classi dell’università di Passo Fundo Rio grande do Sul per parlare della mia esperienza sindacale.
Davanti a me 3 donne quindi. La candidata di Lula e altre due che avevo già avuto modo di conoscere e valutarne la bravura. Cosa volere di più?
Ma l’incantesimo si è rotto!
Nei giorni successivi, l’opposizione ha scoperto una serie di scandali che vedevano coinvolta una collaboratrice di Dilma, accusata di nepotismo, spreco di denaro ecc. Si tratta di Erenice Guerra che, pur dimettendosi subito - ha fatto precipitare la percentuale di gradimento di Dilma al 46%. E il sogno di una vittoria al primo turno, da quello che ho sentito e visto, a questo punto sembra un miracolo.
Se sull’onestà di Lula pare non ci siano dubbi, il PT è però pieno di corrotti. Per questo è nata la campagna “Ficha Limpa”, che chiede una legge che mandi a casa i candidati corrotti.
Qualcuno, per dare un segnale a Lula, voterà Marina dei Verdi, mentre il candidato Serra sembra lo voterebbero in pochi.
Nel mio viaggio di rientro ho conosciuto in aereo un vescovo dell’amazzonia, con cui ci siamo messi a parlare di elezioni. Ho voluto indagare cosa ne pensasse e quando abbiamo toccato il discorso su Lula era dispiaciuto: “con la sua grande popolarità nessuno ha il coraggio di sparlarne, e lui si è montato la testa, fa il populista ed è troppo amico di Chavez”. Pur non mettendone in dubbio l’onestà, secondo questo vescovo Lula ha fatto ben poco per l’amazzonia, se non nulla, e la riforma agraria è rimasta sulla carta. Ho suggerito a questo prelato di parlare con Lula, cercarlo, ma mi ha risposto “se lei sapesse quanti amici ha tra di noi. Ma Lula non ascolta, e quindi che vada avanti come crede”.
Fermarsi per 4 anni potrebbe aiutarlo a riflettere e a cambiare magari idea su determinate questioni. E se Dilma non vincesse al primo turno sarebbe un segnale importante in questo senso.
A questo punto - mi chiedo - è meglio vincere al primo turno pur gonfiando l’orgoglio di Lula ma con un bel risparmio di soldi per i brasiliani, o vincere al secondo turno perché Lula possa capire che deve ritornare a essere il leader del Brasile?

Scandiano 1 Ottobre
Ester Magananini
ex cooperante
ProgettoMondo Mlal Brasile

giovedì 30 settembre 2010

La Valle d’Aosta solidale con Haiti

Haiti torna a essere protagonista ad Aosta. Sabato 2 ottobre il gruppo ProgettoMondo Mlal Aosta presenterà infatti il progetto di ricostruzione “Scuole per la rinascita”, avviato a Léogane dalla nostra organizzazione subito dopo il terremoto del 12 gennaio scorso. In occasione della festa regionale del volontariato, in programma tra il 30 settembre e il 3 ottobre, la situazione dell’isola caraibica sarà quindi al centro dell’attenzione – per un'intera serata - tramite una serie di video e di scatti a documentare le condizioni di vita raccontate dal nostro capoprogetto sull’isola, Nicolas Derenne, con una video intervista che verrà proiettata alle 20.30 alla Cittadella dei giovani.
Bambini che non dormono o hanno difficoltà di concentrazione e nelle relazioni, che vivono in contesti familiari completamente distrutti. Una situazione - quella descritta - che rende chiara la necessità di ricostruire un Pese da zero da tutti i punti di vista, al di là delle case, delle scuole, degli edifici e delle strade che non ci sono più.
Quella a cui punta il nostro programma è una ricostruzione di qualità, basata su una progettazione che tenga conto delle condizioni psicofisiche di bambini, insegnanti e genitori. E con loro lavorare perché Haiti, paese tra i più poveri al mondo già prima della catastrofe, sfrutti ora quel drammatico 12 settembre come punto di partenza per un futuro che sia davvero migliore.
Una manifestazione, quella organizzata ad Aosta dal Centro Servizi Volontariato in collaborazione con una serie di enti locali, che intende offrire al mondo delle istituzioni e alla comunità intera occasioni concrete di riflessione, approfondimento e confronto sui temi dell’impegno e della solidarietà. Questo affinché la comunità, in questo caso valdostana, sia sempre più consapevole e solidale.

mercoledì 29 settembre 2010

Danila Pancotti: una solidarietà premiata

“Per il suo spirito di solidarietà in aiuto dei più deboli, per le sue attività a sostengo di donne e uomini immigrati e per il suo impegno constante a favore delle persone disagiate nei vari paesi del sud del mondo”. Per questo la Consulta Immigrazione e Mondialità del Comune di Piacenza, martedì 28 settembre, ha voluto assegnare il premio Nada 2010 a Danila Pancotti, già volontaria di ProgettoMondo Mlal in Brasile e in Ecuador e oggi referente di ProgettoMondo Mlal Piacenza. Danila che, come scritto nella motivazione del premio, “giorno per giorno, con semplicità, entusiasmo e tenacia, porta avanti le sue attività senza mai tralasciare di valorizzare e fortemente coinvolgere gli immigrati presenti sul territorio piacentino”, è inoltre impegnata sul territorio con le scuole, le associazioni, e i numerosi banchetti di solidarietà che organizza. Tramite la sua partecipazione attiva al Tavolo della Pace, la volontaria originaria di Rivergaro, partecipa poi a progetti di sensibilizzazione dei giovani piacentini, che più di una volta ha accompagnato alla scoperta del Brasile, insieme agli amministratori locali.

Giunto alla settima edizione, il premio ha lo scopo di valorizzare l’operato delle donne a favore di uomini e donne immigrati in difficoltà alle prese con l’inserimento nel nuovo paese. Vuole essere un riconoscimento morale a chi, come Danila, con gratuita e continuità contribuisce a rendere migliore la nostra società sempre più multiculturale.

lunedì 27 settembre 2010

Memoria per vivere: conoscere il passato per costruire il futuro

Accomarca, Lucanamarca, Putis, Totos, Ucchuraccay, Socos, los Cabitos, Huanta, Chuschi, luoghi dell’orrore, luoghi del truculento risveglio dal sonno della ragione, luoghi di straordinaria follia, luoghi di ordinaria tragedia.
Il rapporto della Commissione della Verità e Riconciliazione (CVR) in Perù, nell’agosto del 2003, ha registrato 69,280 vittime del conflitto armato interno, nel periodo che va dal 1980 - giorno della prima incursione di Sendero Luminoso a un seggio elettorale di Cuschi (provincia di Cangallo, regione Ayacucho) e della dichiarazione di “Guerra Popolare” - fino al 2000, anno in cui si dichiara sconfitto militarmente il gruppo terrorista principale.
Fino a quella gelida e raccapricciante cifra, tutti gli opinionisti nazionali, compresi i movimenti di difesa dei diritti umani e i vari osservatori sulla violenza, che registravano giornalisticamente tutti gli attentati o violazioni che quotidianamente avvenivano, parlavano di una sequela di morti di 25mila vittime e 3mila desaparecidos. Il rapporto della CVR ha rappresentato un avviso di garanzia alla democrazia peruviana fallita, ricordando che il conflitto nacque e si sviluppò, tra sangue e terrore, durante governi eletti democraticamente (Belaunde, García, Fujimori), almeno fino all’autogolpe di Fujimori del 1992, poi “legittimato” nel 1995, e comunque a guerra già con parabola discendente.
“Yuyanapaq”, il programma che ProgettoMondo Mlal, grazie a un cofinanziamento dell’Unione Europea, sta realizzando nella regione di Ayacucho con i partner peruviani IPEDEHP ed EPAF, significa per ricordare, in lingua quechua. La lingua del popolo maggiormente colpito dall’insania, torturato nell’essenza intima, in permanente transito tra la modernità e l’arcaismo. Un progetto che ha come elemento fondante la memoria quindi: quella di un popolo, persone, famiglie e di un’intera nazione. Tante memorie singolari, di vedove, di orfani, di torturati, di stuprate, di sfollati e loro parenti che, tutti insieme, formano una sola memoria collettiva. Una memoria collettiva che tuttavia non è la somma delle memorie individuali, ma una grande storia.

Lo scorso agosto è stato celebrato il settimo anniversario della consegna ufficiale del rapporto della CVR, in una piazza d’armi di Huamanga pullulante di organizzazioni di vittime della violenza, giunte da ogni angolo della regione. In molti confessavano di non aver mai visto prima tanta gente radunata, con uno spirito di unità così esplicito, con un riconoscimento ufficiale di questo desiderato risarcimento, che comprende anche il fare giustizia sui casi di violazione dei diritti umani. La presenza dei tre parlamentari eletti nel collegio ayacuchano - Elizabeth León, Juana Huancahuari, José Urquizo - ha testimoniato che la richiesta di giustizia è un tema aperto e attuale. Per la prima volta il Governo Regionale ha sponsorizzato molti degli eventi commemorativi, dando un altro segnale di questa riconciliazione in cammino. La parola dei familiari delle vittime – spesso a loro volta vittime – ha lanciato segnali di ottimismo e richieste: non elemosina, ma giustizia.
Una giornata stupenda, con uno sfondo architettonico melanconico ma vivido, un paesaggio asciutto, arso, come le centinaia di volti dei presenti: paesaggio naturale e umano in piena simbiosi, con una cultura così radicata e profonda che appare quasi intangibile. Quasi, perché la cultura è in costante movimento, dinamica, calata nella realtà e da essa trasformata, gradualmente.

Il progetto Yuyanapaq intende partecipare e sostenere il processo di risarcimento e riconciliazione, attraverso due grandi filoni di attività. Prima di tutto la ricostruzione della memoria dei desaparecidos, con la registrazione di schede ante mortem, che solo in Ayacucho hanno già superato la cifra dei 3200. Ciò indica una verità semplice: che le vittime sono di gran lunga superiori alle cifre già elevatissime della CVR. Forse non avremo mai una cifra definitiva, ma l’ordine di grandezza è da guerra civile. Il numero di fosse comuni, luoghi di sotterramento delle prove dell’orrore, è imprecisato: si parla di due, tre mila, nelle regioni di maggiore vittimizzazione. Ma casi emblematici, come quello di Putis, comunità rurale alto andina dove sono stati ritrovati 92 corpi, di cui almeno 58 di bambini non più grandi di 13 anni, trucidati dall’esercito nel 1984, e che fanno parte del registro che il progetto sta contribuendo ad allestire. La costruzione della memoria continua poi con la restituzione alle famiglie e comunità che hanno dato la testimonianza delle schede o degli oggetti recuperati, in cerimonie di commemorazione. Eventi di catarsi, di lutto, di dolore, ma anche di liberazione.
La seconda linea del progetto è invece rappresentata dal rafforzamento dell’azione delle organizzazione delle vittime della violenza per la partecipazione in azioni di incidenza e lobbying, per l’applicazione delle politiche di risarcimento, in base all’attuale normativa, frutto delle raccomandazioni della CVR. Ad Ayacucho la rete di organizzazioni di vittime della violenza è stata sempre frammentata, per via di piccoli opportunismi di leaders con scarsa visione di futuro, ma anche per la mancanza di una vera e propria prospettiva di riconciliazione. Questa situazione negli ultimi anni ha iniziato a modificarsi, anche grazie a un contesto normativo che, seppur pieno di limiti e con una volontà politica sottostante ambigua, sta offrendo un barlume di speranza: quella del risarcimento. Il CORAVIP è il coordinamento regionale di questa rete che vede affiliate almeno 70 organizzazioni locali, distribuite nell’intera regione di Ayacucho, e che sta riuscendo a mettere insieme volontà e idee per una partecipazione più solida e capace di mobilitare le migliori energie della società ayacuchana. Il progetto sta contribuendo sicuramente a questo consolidamento, anche grazie a un percorso formativo, sul tema dei diritti umani e della leadership democratica, che offre strumenti concreti di gestione organizzativa.
Ma uno degli aspetti più interessanti di questo lavoro è di sicuro la partecipazione a un processo che coinvolge attori ayacuchani, pubblici e privati, e che intende collocare al centro dell’agenda politica il tema della verità e riconciliazione, la difesa dei diritti umani, la costruzione della pace. Ed è questo movimento per i diritti umani in Ayacucho - per il quale nel 2010 il Governo Regionale ha finanziato l’ultimazione del censimento per il Registro Único de Víctimas (RUV) - che costituisce la base tecnica e legale per accedere ai benefici futuri delle richieste di risarcimento. PM, EPAF e IPEDEHP stanno partecipando direttamente a questo sforzo, unico nel paese per partecipazione e confluenza di interessi, e insieme a molte istituzioni e gruppi, si stanno ottenendo risultati che solo pochissimi anni fa risultavano utopistici, vista l’indifferenza, l’emarginazione e il tentativo di occultare il problema della transizione post-conflitto.
Un altro elemento nuovo in questo difficile lavoro è costituito dal coinvolgimento dei giovani: gli studenti universitari di quella prima gloriosa e poi satanizzata Universidad Nacional San Cristobal de Huamanga, ai quali i genitori non hanno mai voluto parlare della “guerra”. Per timore, per non riaprire ferite, per non trasmettere la paura – come è successo a Fausta, protagonista del film “La Teta Asustada” – e sempre avulsi dal dibattito sul post-conflitto.
Ma i ragazzi ora vogliono sapere, conoscere, ribellarsi all’omertoso silenzio, all’occultamento di una realtà che invece continua a produrre effetti. Giovani comunicatori sociali che hanno realizzato spot, cortometraggi, programmi radiofonici sulla “guerra” ma soprattutto sulla “pace”, su ciò che vogliono dopo la catarsi, dopo il lutto, dopo il pianto.

Mario Mancini,
capoprogetto ProgettoMondo Mlal in Perù

venerdì 24 settembre 2010

Nicaragua: la vita di Hugo tra lavoro e passioni

Hugo ha 22 anni ed è un ragazzo come tanti, ma senza dubbio da che lo conosco e da quanto so di lui è una persona che ha dimostrato in piú occasioni determinazione e intraprendenza.
Sin da piccolo ha dovuto provvedere a se stesso. La madre lavora da tempo in Costa Rica, costretta a migrare per trovare un impiego: realtà comune in molti mondi da una parte all'altra dell'oceano. Il poco denaro inviato alla famiglia veniva speso in liquore dalla sorella e dal cognato del piccolo Hugo: l'uso eccessivo di sostanze alcoliche rimane una forte problematica tanto in Nicaragua come in molti altri paesi centramericani.
Cosí Hugo ha trascorso l’infanzia per strada, dapprima chiedendo l'elemosina, poi come lustrascarpe, mestiere molto diffuso trai bambini. Con il magro guadagno è riuscito a mantenere i sette cuginetti, e con costanza e determinazione anno dopo anno ha migliorare il suo impiego: da lustrascarpe a venditore di acqua fresca, da venditore ambulante di pomodori e cipolla a ragazzo dei raspados: una granatina imbevuta di sciroppi dolcissimi, offerta da spericolati tricicli che percorrono le assolate strade di Chinandega.
Nonostante l'opposizione della famiglia, a tredici anni Hugo ha deciso di frequentare la scuola e, studiando nei fine settimana, è riuscito a portare a termine l’istruzione primaria e iniziare le scuole secondarie. Proprio durante i corsi, ha conosciuto la sua compagna, piú giovane di due anni, con cui presto è andato a vivere.
Ogni giorno si è impegnato, e continua a impegnarsi, per raggiungere le mete che si propone.
Cinque anni fa, con la nascita di suo figlio, ha lasciato gli studi e da allora ha svolto differenti lavori, puntando sempre a migliorare le sue condizioni finché non ha incontrato la sua vera passione: la fotografia e la grafica. Un mestiere che, però, necessita di una strumentazione abbastanza costosa: per questo non ha mai potuto lavorare autonomamente e regolarmente in questo campo.
A condurlo al programma avviato in Nicaragua da ProgettoMondo Mlal per promuovere lo sviluppo umano, sociale, ed economico dei giovani di Chinandega, è stata un'altra sua grande passione: il calcio. Proprio mentre cercava fondi per comperare i palloni alla sua squadra, ha infatti avuto l'opportunità di conoscere “Futuro Giovane”. Immediatamente ha compreso che poteva essere una buona opportunità e, attraverso il corso di formazione, il suo progetto ha preso forma sino a che, a gennaio di quest’anno, si è trasformato in realtà.
Adesso Hugo vive nel quartiere della sua infanzia, ma la sua vita è decisamente diversa: ha aperto uno studio di fotografia e grafica e questa sua piccola impresa riesce a mantenere sia la sua famiglia che i suoi due dipendenti. È riuscito a rendersi indipendente e affittare una piccola casa dove vive con la moglie e il piccolo. Soprattutto è riuscito a evitare di emigrare nel vicino Guatemala in cerca di lavoro, opportunità che poco prima di conoscer il progetto aveva preso seriamente in considerazione nonostante implicasse l’abbandono del focolare domestico.
Ora può offrire a suo figlio le tante opportunità che a lui sono mancate. Continua a essere un ragazzo semplice ma è deciso a continuare a impegnarsi per raggiungere i suoi obiettivi ... e non a caso quest'anno la sua squadra di calcio si è classificata per le finali dipartimentali.

Marianna Tamburini,
casco bianco ProgettoMondo Mlal in Nicaragua