giovedì 2 settembre 2010

All’indomani della paura la pena per un paese alla fame

Il raddoppio del prezzo del pane è stato solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Sono mesi che la popolazione mozambicana è ridotta alla fame e in soli 90 giorni la moneta locale ha perso quasi 10 punti rispetto all’euro, passando da 41 metikais a 49 per 1 euro. Al momento 1 litro di carburante costa 1 euro, mentre il salario medio di un mozambicano continua a non superare i 50 euro al mese. Il che si riflette poi inevitabilmente sulla vita quotidiana, dunque sullo spostamento delle singole persone.
Così già alla vigilia dell’annuncio ufficiale del governo sul nuovo rincaro, era partito un tam tam di sms per organizzare la manifestazione di protesta. Si dice che la rivolta sia partita dalle periferie, una manifestazione “spontanea”, che nemmeno la polizia si aspettava così numerosa, e che –data la tensione- fosse anche verosimile immaginare portasse con sé disordini, sangue e violenza.
Il bilancio degli scontri con la polizia non è ancora ufficiale ma stamattina si parlava di almeno 10 morti e 100 arresti.
“Di fronte a ciò che sta succedendo nelle strade di Maputo – ci dice al telefono Ivana Borsotto, vicepresidente di ProgettoMondo Mlal, che nelle scorse ore è riuscita a lasciare la capitale per raggiungere la città di Nampula dove oggi è relatrice al seminario internazionale promosso da Italia e Mozambico sul tema dei diritti umani in carcere- viene davvero da chiedersi come sia possibile che nel 2010 tante popolazioni siano condannate a vivere così miseramente, pronte a morire in pochi secondi per niente… Noi stessi, nel tragitto per l’aeroporto abbiamo respirato tutta la tensione di queste ore. Anche il tassista, benché avesse accettato di portarci, era davvero terrorizzato. E sebbene fossero già passate delle ore dall’inizio della rivolta, le strade erano ancora ingombre di pneumatici e cassonetti in fiamme, le poche persone per strada avevano dei volti stralunati e se non fosse arrivata la camionetta della polizia per scortarci via da quella zona della città, ci saremmo trovati davvero in grande difficoltà…”.
Offrire la propria vita per protestare contro l’aumento dei prezzi – dice ancora Borsotto- dovrebbe darci la misura di quanto sia grave la situazione. Tutto questo, infatti, sta accadendo in un Paese in cui i poveri sono il 50% della popolazione e il 37% vive con meno di 1 dollaro, dove il 56% delle persone non ha accesso all’acqua e solo il 37% può contare su un qualche servizio igienicosanitario, in un Paese in cui il 75% dei suoi abitanti sopra i 15 anni è analfabeta e dove l’aspettativa di vita non arriva ancora ai 41 anni… La gente che stiamo incontrando in queste ore si sente doppiamente tradita. Molti sanno che la crisi economica è internazionale, che l’aumento della benzina è legato a molti altri fattori che non hanno a che fare strettamente con il Mozambico, ma non comprendono come possano aumentare addirittura del 20% i prezzi di acqua e luce, servizi erogati dal governo, né come possano da un giorno all’altro raddoppiare il prezzo del pane..."
Oggi gli operatori di ProgettoMondo Mlal hanno comunque ripreso le proprie attività, anche se in città la situazione rimane molto tesa. Il direttore Valentino Piazza, il capoprogetto Stefano Fontana e la coordinatrice dell’ufficio Progetti, Luisa Casonato, sono ancora in capitale a Maputo, mentre gli altri 4 cooperanti della Ong veronese, Cristiano Bolzoni, Ivana Borsotto, Angela Magnino e Fabio Berselli, sono tutti a Nampula, perché impegnati in un seminario sul sistema carcerario co-promosso dal nostro Ministero degli Affari Esteri italiano, con il Ministero di Giustizia del Mozambico e l’Università cattolica di Nampula.
ProgettoMondo Mlal, da 8 anni in Mozambico con programmi di sviluppo, è attualmente impegnata in due interventi nelle carceri per il reinserimento sociale dei detenuti, la difesa dei diritti delle donne carcerate e dei minori.
per maggiori informazioni: www.progettomondomlal.org

mercoledì 1 settembre 2010

4 operatori di ProgettoMondo Mlal bloccati a Maputo

Anche quattro operatori italiani di ProgettoMondo Mlal, presente in Mozambico con 2 progetti dedicati al reinserimento sociale dei detenuti (Diritti in Carcere, Vita Dentro) in partenariato con la Direzione Nazionale Carceri del Mozambico, tra le persone bloccate a Maputo, capitale mozambicana che da stamattina è completamente paralizzata da uno sciopero generale sfociato in disordini e scontri tra manifestanti e polizia. I quattro operatori hanno partecipato nei giorni precedenti ad un seminario e si sarebbero dovuti spostare verso Nampula per la seconda parte, prevista per domani. Valentino Piazza, direttore di ProgettoMondo Mlal, nato a Montebelluna ma veronese d’acquisizione, Ivana Borsotto di Fossano, il veronese Cristiano Bolzoni e Luisa Casonato di Rovereto si trovano ora bloccati nell’Albergo Turismo, in pieno centro, e il personale consiglia vivamente di noi uscire dall’edificio perché fuori la situazione è troppo caotica. Al momento le vie di accesso all’aeroporto sono occupate dai manifestanti, così come le strade di quasi tutti i quartieri della periferia e via via quelle del centro. Gli scontri con la polizia sempre più frequenti lasciando sulle strade pneumatici in fiamme, automobili e mezzi della polizia bruciati e rovesciati. Nel primo pomeriggio la notizia era di almeno 6 morti e decine di feriti colpiti dalle armi della polizia durante gli scontri. Tra i morti anche due bambini che tornavano da scuola. In Mozambico sono presenti anche Angela Magnino e Stefano Fontana, i capo progetto dei programmi Vita Dentro e Diritti in Carcere; la prima si trova a Nampula per il seminario, mentre Stefano è ancora nella sede dell’Ong a Maputo da dove provengono rumori di scontri e spari.
Lo sciopero indetto per protestare contro il carovita è stato da subito fortemente appoggiato da tutta la popolazione che spontaneamente è scesa nelle strade in diversi punti della città. La gente è insorta contro l’aumento del prezzo del pane e del riso, del combustibile e dal previsto aumento del costo dei mezzi di trasporto pubblico e già dalla scorsa settimana il clima si era acceso con un fitto passaggio di informazioni attraverso il passaparola e le catene di sms era stato fitto.
“Alle prime ore del mattino”, ci racconta Cristiano Bolzoni, responsabile dell’area Mozambico di ProgettoMondo Mlal, “la città sembrava avviata verso una normale giornata di lavoro. I negozi avevano aperto e le persone iniziavano a circolare numerose per le strade. Intorno alle 8 all’improvviso la situazione è cambiata: tutte le attività commerciali hanno chiuso e le persone per strada sono rapidamente sparite. Le auto in circolazione sono via via diminuite, dei taxi neanche l’ombra e a noi è stato consigliato di non uscire dall’albergo.”
Il governo alla televisione lancia appelli perché lo sciopero torni ad essere pacifico e l’ordine pubblico venga ristabilito, nel frattempo rafforza la presenza sulle strade delle forze di polizia. Intanto si fanno sempre più forti le voci che indicano Beira, seconda città del paese, come possibile focolaio di nuove manifestazioni.

Qui sotto un video pubblicato su http://www.mayomo.com

venerdì 20 agosto 2010

Mozambico: I diritti dei detenuti tra scuola e lavoro

Tre giorni per parlare di attività in carcere, reinserimento sociale e percorsi post detenzione di chi è, o è stato, recluso nelle carceri del nord del Mozambico.
Questo in sintesi il contenuto del seminario internazionale che il 30, il 31 agosto e il 2 settembre si svolgerà prima nella capitale, a Maputo, e poi a Nampula, sede di ProgettoMondo Mlal durante il programma di cooperazione “Diritti in Carcere” realizzato a partire dal 2006, per garantire le condizioni base di vivibilità in carcere e il reinserimento dell'ex carcerato. Obiettivo del seminario è proprio quello di riflettere e presentare alle autorità locali e italiane il lavoro svolto e i risultati raggiunti nel corso del progetto.
Percorsi difficili ma ricchi anche di soddisfazioni che, se hanno permesso, all’interno delle carceri interessate, la sperimentazione di attività di formazione scolastica, artistica e lavorativa, oltre che al miglioramento delle condizioni di salute generali dei reclusi, hanno visto anche all’esterno l’avvio di attività mirate al reinserimento sociale di chi è in uscita dalle strutture penitenziarie. Accompagnamenti e sostegno lavorativo quindi, ma anche creazione di vere e proprie nuove imprese produttive, come nel caso di un vivaio di piante ornamentali e di un ristorante in pieno centro città, che ora, con il nuovo progetto “Vita dentro”, verranno ulteriormente valorizzate e indirizzate ai più giovani e alle donne. Ed è poi dalle stesse radici che – grazie a una nuova collaborazione con l’Universidade Católica de Moçambique, partner del nuovo Progetto e tra i promotori del prossimo seminario a Nampula – è nata l’idea di dare vita a un Centro Universitario di Sviluppo Comunitario che abbia funzioni di Ricerca, Formazione e Specializzazione e che funga da polo permanente di formazione e aggiornamento professionale per le figure di animatore e di operatore penitenziari.
Oltre ai rappresentanti del Ministero della Giustizia del Mozambico e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria in Italia, parteciperanno alle 3 giornate di approfondimento il direttore della Casa di reclusione di Nampula e i responsabili locali dei servizi sociali: i più coinvolti nel processo di integrazione e reinserimento sociale di ex detenuti.
ProgettoMondo Mlal, con la vicepresidente dell’Organizzazione, Ivana Borsotto, il direttore Valentino Piazza, il responsabile per il Mozambico, Cristiano Bolzoni, il capoprogetto di “Diritti in Carcere”, Stefano Fontana, e i vari operatori sul campo, presenteranno al pubblico il lavoro svolto negli ultimi anni e le novità in programma per i prossimi 3 anni: il tutto per riflettere insieme e individuare ulteriori strategie utili a garantire una permanenza in carcere e un ritorno alla società i più dignitosi possibili a chi, per un motivo o per l’altro, si è trovato a dover fare i conti con la giustizia mozambicana.
Il Mozambico ha uno dei più bassi indici di sviluppo umano nel mondo (172° posto su 177 Paesi) e un tasso di povertà assoluta che colpisce oltre la metà della popolazione.
Più del 60% dei reclusi ha meno di 25 anni: ed è infatti la popolazione giovanile, maggiormente sottoposta ai continui stimoli che richiamano al benessere economico, a essere la più soggetta al rischio di devianza.
Inoltre la popolazione carceraria è un target particolarmente vulnerabile, esclusa dall'accesso ai beni primari quali: educazione, salute e alimentazione.
Le condizioni disumane in cui vivono la reclusione si traducono inevitabilmente in traumi che minano poi le capacità di reinserimento post detenzione.
Da qui l’importanza di intervenire per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi offerti alla popolazione detenuta nei due istituti penali della regione settentrionale, con particolare attenzione alla popolazione giovanile, in un’ottica di partenariato tra attori non statali e istituti penitenziari nel settore dell’alimentazione, assistenza sanitaria di base, educazione e formazione professionale.

Qui il programma dettagliato del seminario:
30, il 31 agosto a Maputo e il 2 settembre a Nampula

mercoledì 18 agosto 2010

Arte e migrazione. Così "Il futuro sospeso" arriva a LightON Servolo

Foto, immagini, video e installazioni per parlare di migrazioni. Anche tramite il video documentario “Il futuro sospeso” prodotto da ProgettoMondo Mlal per dar voce ai giovani marocchini che sognano di emigrare in Europa. IL CAOS, promosso da San Servolo Servizi in collaborazione con la Provincia di Venezia, è un percorso artistico impostato per snodarsi nell’arco di tre anni su tre mostre, tutte destinate ad affrontare tematiche centrali della vita della nostra società: il lavoro, le migrazioni e i conflitti.
La trilogia si svolge nell’ambito di LightON San Servolo, il focus dedicato alla fotografia e alla video arte giunto quest’anno alla seconda tappa che, come detto, parla appunto di migrazioni.
Dal 28 agosto al 19 settembre - e con inaugurazione alle 18.30 del 27 – spazio quindi a sette artisti italiani e internazionali, oltre che al video documentario “Il futuro sospeso”, realizzato per ProgettoMondo Mlal dalla regista Annamaria Gallone e che, nel corso dell’esposizione, rappresenterà una finestra sul reale che la mostra intende aprire e con cui il pubblico è invitato a confrontarsi.
ProgettoMondo Mlal e i suoi partner in Marocco lavorano sul tema della migrazione clandestina con i giovani tra i 14 e i 20 anni (oggi il 50% della popolazione, di cui un quinto senza lavoro) per responsabilizzarli nella drammatica scelta di lasciare il proprio Paese e informarli sulle reali opportunità offerte dai luoghi che sognano di raggiungere.

Fermarli è difficile, ingiusto, impossibile. Il diritto di provare a cambiare il proprio destino è in tutti noi. Il futuro deve essere alla portata di tutti. Perché è impensabile concedere un futuro solo a un pezzo di mondo.
Nei lavori con i giovani marocchini è emerso immediatamente come il “progetto migratorio” si formi già con l’adolescenza e nella pre-adolescenza. Nelle interviste, realizzate nei primi mesi del 2009, i ragazzi lasciano chiaramente intendere quanto siano determinati nelle loro scelte.
Lo spot - girato a Beni Mellal e di cui qui sotto proponiamo il promo – pone al centro della questione il concetto di responsabilità, e si rivolge in particolare ai nostri giovani che, troppo spesso, per un eccesso di superficialità e di scarsa conoscenza, rischiano di ridurre chi arriva da altri Paesi alla sola condizione di clandestino.



Per saperne di più sul programma di LightON Servolo: www.sanservolo.provincia.venezia.it

lunedì 16 agosto 2010

A Casa Do Sol è festa

Farol de Itapoa, agosto 2010 - Ospitati da “Casa Encantada”, che è un riferimento per il turismo responsabile, abbiamo deciso di cercare di capire cosa c'è oltre i grattacieli che ci hanno fatto da sipario appena arrivati a Salvador. L'invito di Maria, la nostra ospite, è per una festa in un quartiere dove Casa Encantada, che fa parte di un programma di interscambio culturale e sociale e di solidarietà internazionale di ProgettoMondo Mlal, lavora ormai da circa quindici anni.
Un’area popolata da 500 mila anime che vivono come possono in un quartiere nato dall’occupazione della terra: si chiama n° 5, perché questi insediamenti vengono numerati, e sono senza nome! La storia del quotidiano assomiglia a quella di Scampia, compresi i morti ammazzati. Siamo ospiti per l'occasione di Casa do Sol, avamposto che cerca di fare cultura e aggregare giovani: nato come asilo e accoglimento di bambini, oggi accetta la sfida di preparare alcuni di loro a entrare all'Università, ma le attività sono davvero tante.
Arriviamo in una piazza nuova, attorniata da edifici piuttosto fatiscenti, ma ancora accettabili se messi a confronto con le nuove “invasiones”. Lo spazio è riempito dalla musica, il gruppo di persone più fitto è disposto a cerchio attorno ai giovani che entrano a turno sulla “scena”: ballerini, suonatori e attori.
Ci colpisce l'età dei ragazzi che va dai cinque, sei anni ai giovani adulti: la festa è loro, tutti assieme, ma ci sono anche molti adulti che partecipano con curiosità. Intorno alla piazza sono disseminati dei gazebo che ospitano un richiestissimo “laboratorio di pittura sul corpo”, un punto di vendita di dolci e bibite, un mercatino di vestiti, uno di oggetti prodotti dalle attività di Casa do Sol e del materiale didattico a disposizione dei bambini. Un punto di sosta è anche dedicato a far conoscere la possibilità di avere consulenze giuridiche o per la salute.
Noi “bianchi” ci possiamo contare, individuiamo Pina, la referente principale: chiacchiera con le signore presenti, a tratti ha una bambina in braccio, ma sono loro, i ragazzi, a gestire la festa. Quando poi visitiamo il Centro, capiamo quanto lavoro si stia facendo perché quel modo di stare assieme diventi un valore condiviso.

Gabriella Bulian e Luciano Tonellato

venerdì 13 agosto 2010

Dona Anita si prepara a ballare

Ana è cuoca, e per due settimane al mese lavora ad AIPAI, una delle associazioni di contadini che collaborano con ProgettoMondo Mlal nel progetto “Vida Campesina”.
Quando si è presentata all’equipe lo ha fatto come Dona Anita, e da quel momento, visto che anche tutti gli altri lo facevano, l'ho sempre chiamata così.
Dona Anita è di Potosì, la città mineraria a 3 ore da Ckara Ckara. Si dice che i minerali che sono stati estratti qui nel periodo coloniale siano così tanti che con essi si sarebbe potuto costruire un ponte dalla Bolivia a Madrid.
Dona Anita ha meno di 35 anni, forse anche meno di 30. Non ha figli, e neppure marito. Le malelingue dicono abbia un fidanzato che non si decide a sposarla. Ma le persone che le vogliono bene dicono che in realtà sia lei che non lo vuole sposare.
A Dona Anita piacciono le soap opera romantiche, mentre cucina tiene sempre la televisione accesa per non perdersi una puntata.
Ogni volta che vado da lei mi aggiorna sugli ultimi avvenimenti, con la stessa lentezza con cui procedono le serie televisive. E quasi sempre mi pare che ripeta la stessa storia.
Il 29 e 30 agosto Dona Ana ballerà per le strade di Potosì per los Ch’utillos, festa dedicata a San Bartolomeo. La leggenda narra che il Diavolo abitasse una serie di grotte lungo la strada che porta alla città e che uccidesse chiunque passasse di lì. E solo l’intervento del Santo portò alla sconfitta del maligno e alla liberazione della strada, decretando così la fine dell’isolamento degli abitanti di Potosì.
Dona Anita ballerà un ballo tradizionale boliviano chiamato Caporales. Nel farlo rappresenterà il suo quartiere e, per questo, tutte le sere da due settimane e fino ai giorni della sfilata, si allena nella piazza della fontana a trecento metri da casa sua.
Più che per imparare i passi l'allenamento serve per acquistare resistenza. Ogni giorno dovrà infatti a ballare per più di sette ore consecutive.
A Dona Anita piace stare due settimane al mese a Ckara Ckara. Sono già quattro anni che lo fa e ormai si sente un poco a casa quando è qui. In paese tutti la conoscono, e la considerano una di loro.
Tutti i giorni, dopo aver finito di lavare i piatti del pranzo e prima di incominciare a preparare la zuppa della cena, esce sulla strada a chiacchierare con la proprietaria del negozietto di fronte e quella della cabina telefonica.
Dona Anita è simpatica, la conversazione a tavola quasi sempre la dirige lei. Fa sempre un sacco di battute e ride di gusto. A volte invece è triste. Lo si capisce perché rimane zitta e guarda solo nel piatto. Perché sia triste non si sa.

Martino Bonato
casco bianco ProgettoMondo Mlal Bolivia

giovedì 12 agosto 2010

A Rio tra favelas, grattacieli e traffico di persone

Oggi è il giorno del rientro dal Brasile per i tre giovani piacentini che hanno aderito al progetto Kamlalaf, accompagnati dalla nostra volontaria Danila Pancotti, e dall’assessore al Futuro Giovanni Castagnetti. Ma prima di rimettere piede sul suolo italiano, da uno di loro, Filippo Ambrosini, arriva un’ultima riflessione sulla realtà di Rio: una città dai forti contrasti e dove i fenomeni di sfruttamento sono all’ordine del giorno.
“A Rio de Janeiro, la montagna è a ridosso del mare e la povertà della favela si alterna al benessere dei grattacieli. Ciò che colpisce, al primo impatto, è l’estremità degli opposti. Francesca e Sarah, volontarie di ProgettoMondo Mlal, sono le nostre guide nella scoperta della città e dei progetti sociali di cui si occupano (all’interno del programma “La strada delle bambine”, ndr).
La mattina del primo giorno l’abbiamo dedicata al consorzio “Trama”, nato nel 2004 da una cooperazione tra enti, che ha l’obiettivo di combattere la tratta di persone (minori e donne) a Rio. Grazie a Francesca e Sarah, abbiamo conosciuto alcuni degli operatori che lavorano per questo progetto, tra cui tre educatori impegnati in strada e nelle favelas, dove i fenomeni di sfruttamento sono all’ordine del giorno. Seduti in un’aula della loro sede, ci hanno spiegato come il traffico di persone coinvolga il turismo e lo sfruttamento sessuale (attività molto diffusa a Rio), ma anche il commercio di ragazzini calciatori, il traffico di organi, la "schiavitù" di lavoratori e i matrimoni forzati.
“Trama” opera in vari modi: gli operatori monitorano il fenomeno, stando vicino ai ragazzi e ragazze delle favelas che possono rivolgersi a loro se subiscono una forma di sfruttamento, ma avviano anche corsi di sensibilizzazione e informazione rivolti a insegnanti, infermieri e ai giovani stessi, cercando di far loro conoscere i propri diritti e di spingerli a lottare per la propria dignità. Gli educatori ci hanno anche parlato del problema droga nelle favelas, dove addirittura già i bambini di 7 o 8 anni fanno uso di crack, droga poco costosa che porta alla dipendenza sin dalla prima volta: anche questo va a vantaggio dei trafficanti di persone, che sono facilitati nelle loro azioni di sfruttamento dallo stato psicofisico dei ragazzi.
Per comprendere a fondo le problematiche cui gli operatori del progetto “Trama” ci hanno posto di fronte, bisogna capire le tematiche sociali di Rio de Janeiro e del Brasile, che sono completamente diverse dalle nostre. Questo ci ha portato a sottoporli a tantissime domande, ma il tempo corre ed è arrivato il momento di visitare una favela nei pressi di Rio.
Il solo camminare per la città, fra le sue disuguaglianze sociali e strutturali, mi ha dato emozioni forti e ne sono rimasto affascinato. Una volta giunti nella favela l´impatto é stato forte: misere case di mattoni arroccate l’una sull’altra, rifiuti ovunque e le fogne che strabordano quando piove, peggiorando ulteriormente le condizioni igieniche. Ci fa da guida un abitante della favela stessa, e mentre avanziamo incrociamo sguardi di persone e bambini dal cui viso traspare tutto il loro sentirsi abbandonati e arresi al ruolo di emarginati dalla società. È una sensazione che fa male.
Entriamo in una casetta che é sede dell´associazione dei moradores (abitanti), un gruppo di persone composto da alcuni dei residenti, che ha l’obiettivo di migliorare la situazione nella favela stando vicino alle famiglie, ma anche confrontandosi con le autorità locali affinché onorino i propri doveri e rispettino i diritti della comunità. Conosciamo tre dei dieci rappresentanti di questa associazione, che ci spiegano come si accollino i problemi dell´intera favela (più di 20mila persone), nonostante gli aderenti e associati siano poco più di una trentina.
Ci hanno illustrato la situazione attuale, ed é facile cogliere il loro sconforto per come le autorità locali stiano intervenendo con una serie di progetti inerenti le infrastrutture, imponendoli, senza consultare prima gli abitanti per capire quali siano gli effettivi bisogni primari della comunità. Nonostante ciò non si arrendono e questo ci trasmette speranza: vedere pochi prendersi sulle spalle i diritti di tanti, non per interesse personale ma per il bene della comunità è così raro oggi che quasi ci commuove. Dopo esserci complimentati per il loro lavoro, torniamo a Rio toccati nell´animo.
Questo primo giorno nella grande città, cui ne seguiranno altri allo stesso modo intensi e indimenticabili, ha lo stesso denominatore delle due settimane precedenti: la speranza. Grazie a questo viaggio in Brasile ho conosciuto tante persone che dedicano la loro vita all’impegno per migliorare il mondo, nonostante le mille difficoltà quotidiane. Questo mi carica di forza, per poterci provare pure io”.

Filippo Ambrosini