lunedì 14 novembre 2011

Cinema Africano. Un libro sulla tratta delle donne africane

REVOLUTIONS incontra un nuovo libro che parla di Africa, di un’Africa che arriva in Europa, in Italia in particolare, per diventare vittima del mercato del sesso. Involontariamente diventata “voce della Tratta delle donne africane” nel nostro Paese, Isoke Aikpitanyi ha scelto di moltiplicare la sua voce, dar vita a un’indagine su una realtà ancora troppo sommersa e pubblicare il frutto del suo lavoro (e delle ragazze che l’accompagnano) in un libro: 500 Storie vere. Un testo che racconta, attraverso le testimonianze dirette, i questionari e gli incontri, il vissuto di moltissime giovani donne che arrivano in Italia per coronare un sogno e si ritrovano, spogliate di documenti e dignità, sulle strade e negli appartamenti gestiti dalla mafia nigeriana. Preceduto dalla testimonianza di Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, di suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e di Roberto Saviano, il libro di Isoke è più di un semplice testo da leggere, è la realizzazione di un riscatto, di una nuova vita.

Il 15 novembre alle 17,30 alla Società Letteraria (piazzetta Scalette Rubiani, 1), si terrà l’ultimo incontro delle Giornate della Diversità, a cura della Direzione artistica del Festival di Cinema africano, in collaborazione con la Società italiana di Psichiatria democratica e la Società letteraria. Ospite dell’incontro sarà Isoke Aikpitanyi, autrice di 500 Storie vere (Ediesse) e già coautrice di La ragazza di Benin City (Melampo). La presentazione del libro è in collaborazione con la rivista delle missionarie comboniane Combonifem e l’associazione Il filo di Arianna.

Intanto il Festival prosegue con la proiezione dei film in concorso in questa 31esima edizione. In programma martedì ci saranno tre corti (sezione Africa Short), due lungometraggi (sezione PanoramAfrica), un documentario (Africa Doc) e due film della sezione dedicata all’immigrazione Viaggiatori e Migranti.
La carrellata dei film inizia alle ore 18.30, al Teatro Camploy, con l’esilarante corto camerunese La prière, per proseguire con la prima visione nazionale dell’egiziano 18 DAYS, che raccoglie dieci cortometraggi sui giorni che sconvolsero, lo scorso gennaio, l’Egitto. Alle 20.30 prosegue la sezione di Viaggiatori e Migranti con il film del Burkina Faso Ouaga Paradiso e l’italiano I nostri migliori anni.
Alle 21 le proiezioni continueranno al cinema Stimate, con la visione del corto Mwansa The great e del documentario Yoolè, e al cinema/teatro Santa Teresa con il corto del Kenya The legend of Gong Hill e il lungometraggio Les Barons.

venerdì 11 novembre 2011

Cinema Africano al via

Entra nel vivo la 31esima edizione del Festival di Cinema africano di Verona, con un sabato ricco di appuntamenti e di film. Ad aprire la mattinata di incontri saranno Le Giornate della Diversità che, alle 9.30, nella sala della Società Letteraria (piazzetta Scalette Rubiani, 1), offriranno un approfondimento su Il razzismo degli Stati, delle comunità, degli individui, con Alessandro Ricci (psichiatra di Psichiatria Democratica), Carmelo Dotolo (teologo dell’Università Gregoriana di Roma), Pierangelo di Vittorio (filosofo) ed Ernesto Venturini (psichiatra, esperto Oms).
Alle 15 verrà poi presentato il volume Razzismo di Stato. E a partire dalle ore 16, su Il tema dell’altro nella cultura occidentale, interverranno il filosofo Andrea Tagliapietra e l’antropologo Gabriel Sala.

La giornata proseguirà al Museo africano (vicolo Pozzo, 1), alle 16, con l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea L’abito è il monaco. L’originale artista camerunese Afran crea opere d’arte utilizzando il jeans, uno dei simboli della globalizzazione.

Alle 18, nel corso dell’incontro Le Giornate della Diversità, Anna Maria Gallone, direttrice artistica del Festival del Cinema africano di Milano, interverrà su Il razzismo nel Cinema delle Afriche.

Ma “il pallino” del Festival sono i film… Al cinema Stimate (via Montanari, 1), il concorso prosegue le sue proiezioni con due corti e due lungometraggi. Alle 18.30 sarà la volta del corto, in prima visione nazionale, The legend of Gong Hill (Kenya), seguito da Les Barons (Belgio-Marocco), mentre alle 21 ad illuminare la sala saranno le immagini di due film algerini: il corto Garagouz, seguito dalla prima visione nazionale di Voyage à Alger.

SPECIALE SCUOLE. Iniziano le proiezioni anche per le ragazze e i ragazzi veronesi che hanno risposto in massa alla 31esima edizione dedicata agli istituti scolastici scaligeri. Grazie al lavoro di ProgettoMondoMlal, promotore del Festival, la cultura africana arriva direttamente ai giovani, i veri costruttori di un futuro differente.

Piccoli europei in ascolto del Burkina

Ousmane e Lassina sono appena rientrati a Ouagadougou, in Burkina Faso, dopo aver trascorso più di due settimane tra Vicenza, Osjiek e Czestochowa.
Giornate molto intense in cui hanno partecipato all’evento artistico di Vicenza “+cibo, + acqua x tutti!”, hanno visitato moltissime scuole in Italia, Polonia e Croazia per parlare agli studenti del loro Paese, dei problemi ma anche della grande ricchezza culturale che lo contraddistingue.
La visita è stata occasione per consegnare loro i fondi raccolti dalle tre città partner del Progetto Art&Earth a sostegno di interventi in 6 scuole del Burkina Faso.
Preziosi momenti di scambio, che lasciamo commentare ai protagonisti di questa visita europea rientrati in Burkina.
Dopo tante giornate di freddo, avete ritrovato il sole e il calore del vostro Paese. Quali sono le vostre sensazioni al rientro in Burkina Faso?
Abbiamo apprezzato molto il soggiorno in Europa. La qualità dell’organizzazione e la ricchezza nata dagli incontri con i bambini, le insegnanti, le autorità delle tre città, ci hanno donato un enorme senso di soddisfazione.
Siamo tornati in Burkina con un forte desiderio di continuare il nostro impegno all’interno del progetto “Art&Earth” e di ringraziare ancora una volta i bambini, e tutti coloro che sono coinvolti in questo progetto, per la loro calda accoglienza, disponibilità, ospitalità, solidarietà e impegno per migliorare le condizioni dei bambini del Burkina Faso in ambito scolastico.
Quali sono stati i momenti più significativi del vostro viaggio in Europa?
I momenti di scambio con i bambini, e con tutti coloro che sono coinvolti nel progetto "Art&Earth", la scoperta delle realizzazioni artistiche dei bambini, le visite scolastiche e i balli improvvisati con i piccoli studenti, rimangono per noi senz’altro momenti significativi e indimenticabili.
Che idea vi siete fatti della vita dei bambini di Vicenza, Osjiek e Czestochowa?
È difficile giudicare la vita dei bambini che abbiamo incontrato perché l’esperienza vissuta è stata certamente interessante, ma purtroppo molto breve. Tuttavia, possiamo dire quali sono state le nostre impressioni sulle condizioni di studio. Abbiamo infatti potuto verificare che godono di un ottimo livello di studio, con strutture scolastiche belle e ben attrezzate; il numero di bambini per ciascuna classe è adeguato rispetto al numero e all’impegno degli insegnanti (in Burkina Faso una classe può arrivare ad avere anche 150 studenti con 1 solo insegnante!), le mense scolastiche offrono alimenti vari e adeguati alla loro crescita e la scuola riesce a offrire molte attività extracurricolari che contribuiscono allo sviluppo della qualità dell’educazione.
Cosa racconterete di loro ai bambini del Burkina Faso?
Vogliamo raccontare di bambini solidali nei confronti dei bambini del Burkina, di bambini con un grande interesse per l’Africa, pieni di talento e di motivazione per lo scambio con i bambini del Burkina Faso, di bambini che partecipano attivamente nel progetto “Art&Earth” e che sono fieri di farlo!
Art&Earth ha parlato ai bambini europei di diritto al cibo e all’acqua. Che significato hanno questi temi nel vostro Paese?
Il diritto al cibo e all'acqua sono diritti importanti che devono essere necessariamente rispettati. Purtroppo per motivi economici e di povertà, questi diritti non sempre sono realtà in alcune zone del Burkina Faso. Ancora oggi in Burkina Faso ci sono alcune comunità dove l’acqua potabile è inesistente, dove le persone camminano anche per 10 km per recuperarla. Inoltre, in molti villaggi, e in alcuni casi anche nelle aree urbane, ci sono persone che mangiano un solo pasto al giorno. Con la siccità, e quindi con i cattivi raccolti, in alcune località questo significa la fame!.
Per cominciare al meglio le attività di scambio tra scuole europee e scuole del Burkina Faso, dateci 5 parole che comunichino ai bambini di Vicenza, Osjiek e Czestochowa il vostro Paese. Così iniziamo subito a metterci in ascolto…
Integrità, combattività, ricchezza culturale, solidarietà, stabilità.

giovedì 10 novembre 2011

L’Africa dei giovani vuole cambiare. E i giovani veronesi vogliono sapere come

Rivoluzioni e nuovi movimenti. Il continente africano è in fermento e i protagonisti, è sotto gli occhi di tutti, sono i giovani che con forme artistiche e tecnologie digitali hanno dato un segnale dirompente e per niente equivoco: l’Africa dei giovani vuole cambiare. E i giovani veronesi vogliono sapere come.
Gli studenti che, a scuola o nelle sale cinematografiche della città conosceranno più da vicino le “Revolutions” africane, quest’anno saranno infatti oltre 2100 (1250 in sala tra studenti e insegnanti e 870 a scuola), contro le circa 1400 dell’anno scorso.
Le richieste arrivate a ProgettoMondo Mlal per prenotare un incontro in cui, in occasione del cinema africano, bambini e adolescenti possano essere accompagnati alla visione dei film in programma e partecipare a un’animazione in sala, condotta da educatori ed esperti e con la presenza di registi e critici cinematografici, sono vistosamente cresciute, e di sicuro non a caso.
La voglia, se non necessità, di cambiamento che sta contagiando i giovani africani è al centro della 31esima edizione del Festival del cinema africano in programma dall’11 al 20 novembre a Verona, che dopo aver trattato di “New Africa” e “Generation”, quest’anno cede il passo alle “Revolutions”.
Revolutions anche nel cambiamento di linguaggi, generi e visioni cinematografiche, che il festival cercherà di mostrare al suo pubblico soprattutto in film della nuova generazione di cineasti africani.
La civiltà delle immagini ha un ruolo fondamentale nella creazione di visioni del mondo e di rappresentazioni dell’altrove, e a prova di questo cresce sempre più l’interesse per l’uso didattico del cinema.
I film portano in realtà diverse, in universi lontani e sono fonte di conoscenza di altre culture. Simbolo di questo cinema dell’altrove è l’Africa con la sua filmografia, così differente da come emerge dalle produzioni occidentali, e spesso così difficile da capire se paragonata alle nostre caratteristiche culturali. Serve maggior impegno e incisività nello sviluppo dell’educazione all’immagine, per favorire tra i giovani la conoscenza del prodotto cinematografico di qualità.
Le culture e le società africane sono in piena mutazione. Nessuna cultura e nessuna società è mai stata immobile, ma il fenomeno che interessa l’Africa dei nostri giorni, e la sua gente, è qualcosa di unico. È un cambiamento sociale e culturale rapido e diffuso che sfugge alle categorie esplicative degli studiosi, e che il più delle volte si consuma nel dramma.
Per questo e altri motivi il cinema africano è un mezzo per penetrare la cultura africana contemporanea.
Oggi più che mai serve un’educazione interculturale che contribuisca a far sì che tra individui unici nelle loro radici culturali si promuovano delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale sempre più multiforme.
Gli insegnanti e gli studenti, che in questi anni hanno accompagnato con affetto e con fiducia costante il festival veronese, potranno continuare l’esperienza intrapresa nelle precedenti edizioni rinnovando la partecipazione alle iniziative riservate alle scuole: proiezioni animate nelle sale ma anche direttamente nella proprie scuole.
Qui il programma in dettaglio delle proiezioni per le scuole: http://festivalafricano.altervista.org/festival/?p=2789

Per informazioni
ProgettoMondo Mlal- Ufficio Educazione e Formazione
045 8102105
scuole@cinemafricano.it

REVOLUTIONS. Primavere africane e diaspore nella XXXI edizione del Festival di Cinema Africano

REVOLUTIONS. Non poteva avere un tema diverso la XXXI edizione del Festival di Cinema africano di Verona, che si terrà dall’11 al 20 di novembre.
Il 2011 è stato un anno complesso per il Nord Africa, segnato da movimenti di rivolta importanti, le cosiddette primavere africane. L’onda rivoluzionaria è arrivata fino a noi, senza passare inosservata. Ma cosa è accaduto davvero in quelle piazze guidate dalla gioventù africana? Chi sono quelle donne e quegli uomini che hanno saputo mettere in discussione sistemi politici ed economici che sembravano intoccabili?
A mostrarlo al pubblico veronese saranno le pellicole in concorso al Festival, a parlarne invece saranno i registi, i critici e i giornalisti che da quel moto di rivolta si sono lasciati contagiare. C’è un movimento culturale che ha usato i nuovi mezzi di comunicazione e che ha saputo piegare la potenza della tecnologia digitale per diffondere un segnale importante: l’Africa dei giovani vuole essere protagonista di una storia nuova, differente.
Questi segnali il cinema delle Afriche li ha colti e saputi rivelare sul grande schermo, sovvertendo gli stereotipi, andando controcorrente e aprendosi al nuovo, a costo di rompere con la tradizione. Il Festival di Verona – giunto al 31esimo anno – continua a scrutare con attenzione quel che accade nel Continente e sceglie di puntare, ancora una volta, sulla voglia di trasformazione che lo attraversa e che ha già contraddistinto in passato le edizioni New Africa (2009) e Generations (2010).
Il Festival poi non dimentica il contributo della cultura che nasce grazie e attorno alla Diaspora. Partendo dalla risoluzione dell’Onu che, nel 2009, ha proclamato il 2011 Anno internazionale delle persone con origini africane, la 31esima edizione del Concorso ha scelto film che affrontano il tema dell’emigrazione e ha deciso di riproporre, anche quest’anno, la sezione Viaggiatori e migranti, con la volontà di tenere accesi i riflettori sullo spirito che muove uomini e donne capaci di ridisegnare e sognare un futuro diverso per la propria terra. La Diaspora sarà un tema che uscirà dagli schermi delle sale cinematografiche per andare a incontrare, grazie a un gruppo di giovani registi africani, il pubblico del Festival.

Anche quest’anno il Festival di Cinema africano presenta numeri importanti: sono 30 i film in programma (24 quelli in concorso), 15 le prime visioni nazionali, 50 le proiezioni in sala.
Una Giuria ufficiale, composta da Annabelle Alcazar (Trinidad e Tobago), Cleophas Adrien Dioma (Burkina Faso) e Giancarlo Beltrame (Italia), vedrà in anteprima i film delle 3 sezioni in concorso: PanoramAfrica (7 lungometraggi); Africa short (10 corti); Africa doc (7 documentari). Le stesse opere cinematografiche verranno visionate anche da una Giuria speciale, formata dalle ragazze e dai ragazzi dell’Associazione degli studenti africani di Verona.

Alle tre sezioni in gara se ne aggiungono altre tre, fuori competizione:
Revolutions e Diaspora, espressamente dedicata ai temi di quest’anno (tre i film in programma), in cui verranno proposti: 18 Jours (prima visione nazionale), il film di Tamantashar Yom, in cui si raccontano le giornate che sconvolsero l’Egitto lo scorso gennaio, e I nostri anni migliori, la pellicola italiana che narra, grazie all’incontro con cinque giovani tunisini arrivati a Lampedusa, la vita sotto Ben Ali;
Viaggiatori e migranti, con i suoi 8 film, dà vita a una sezione speciale, riservata allo sguardo sull’Africa di registri italiani e africani emigrati in Europa. Viaggiatori e migranti si avvale di una giuria ad hoc, la Giuria del Cartello Nella mia città nessuno è straniero (coordinamento di oltre 50 associazioni veronesi che si propone di promuovere i valori dell’accoglienza, dell’incontro con l’altro e della valorizzazione delle diversità);
Eventi speciali cinema ha due film in programma: Africa united e The Rugged priest, Premio Verona a Zanzibar, il film di Bob Nyania – che sarà presente a Verona per la prima visione italiana della sua opera – racconta la storia del missionario americano John Anthony Kaiser, un uomo che rischia la vita per difendere i diritti della gente che incontra in Kenya.

Ad aprire la 31esima edizione sarà la prima visione italiana di Black Gold, del regista nigeriano Jeta Amata. Amata fa parte del gruppo di ospiti del Festival. Quest’anno infatti ad accompagnare i film in concorso ci saranno cinque registi e due critici di cinema provenienti da diverse aree di produzione cinematografica (Nigeria, Ghana, Kenya, Burkina Faso, Algeria, Tunisia, Senegal). (Sarà possibile intervistare gli ospiti previo contatto con l’ufficio stampa)

Tanti gli eventi che accompagnano le dieci giornate del Festival:
•una mostra d’arte contemporanea, L’abito è il monaco, dell’artista camerunense Afran, in esposizione, a partire da sabato 12 novembre, presso il Museo africano di Verona;
•tre incontri con gli autori dei libri: Le voci del silenzio (Giuseppe Carrieri); Camera Africa – Classici, noir e Hollywood e la nuova generazione del cinema delle Afriche (con Fabrizio Colombo, Vanessa Lanari, Annamaria Gallone, Tahar Chikhaoui); e 500 Storie vere (Isoke Aikpitanyi);
•due tavole rotonde sui temi di REVOLUTIONS : Cinema e Diaspora africana, con giovani registi che si occupano della Diaspora africana in Italia e nel cinema (Cedric Ido e Julius Amedume)e Africa Revolutions: primavere arabe e prospettive (con Moustafa El Ayoubi, Tahar Chikhaoui, Fabio Laurenzi e Raffaello Zordan;
•un evento dedicato al calcio africano (con Darwin Pastorin, Luigi Guelta, Raffaele Tomelleri e Giancarlo Beltrame).
Come ogni anno, a movimentare il dopo-Festival ci saranno gli Afroparty, serate di musica africana.

La 31esima edizione del Festival di Cinema africano conferma l’attenzione verso il mondo della scuola non solo portando le ragazze e i ragazzi al cinema, ma facendo entrare il Festival negli istituti scolastici. Quest’anno, oltre alle proiezioni mattutine previste nelle due sale della città, i film in concorso (per le scuole che ne faranno richiesta) saranno disponibili per essere proiettati direttamente in Aula Magna o in spazi scolastici dotati di videoproiettore. A oggi si ha conferma della presenza di oltre 2100 spettatori (tra studenti e docenti) del mondo della scuola veronese.

Per la prima volta il Festival di Cinema africano esce da Verona per arrivare in provincia. Grazie alla collaborazione con la sala cinematografica Mignon di Cerea, si potrà proporre fuori dalle mura scaligere un festival parallelo. Una selezione di film, preparata dalla Direzione Artistica in collaborazione con i promotori di Cerea, vuole offrire una proposta allettante con l’auspicio di coinvolgere, non solo Cerea, ma anche i paesi limitrofi. Un tentativo che in futuro potrebbe allargarsi a varie zone della provincia veronese per far conoscere maggiormente il cinema delle Afriche.

Il programma, il catalogo del Festival sono consultabili sul sito: http://festivalafricano.altervista.org/festival/?cat=28

mercoledì 9 novembre 2011

Guatemala, inizia l’era patriottica

Domenica 6 novembre ha avuto luogo il secondo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala nonché la ripetizione di alcune elezioni municipali per le quali erano stati sospettati brogli e irregolarità in occasione del primo election day, l’11 settembre scorso. Il risultato, aspettato ma non auspicato da vari analisti, è stato segnato dalla vittoria dell’ex-generale Otto Pérez Molina (Partito Patriottico - PP) con il 53,74% dei consensi contro il rivale Manuel Baldizón (Lider) che si è fermato al 46,26%.
I dati elettorali sono comunque interessanti e parlano abbastanza chiaro. L’affluenza generale è stata piuttosto bassa, intorno al 60%, simbolo di una società che non si è vista particolarmente rappresentata dai due candidati in lista al secondo turno, entrambi portatori di interessi particolari: l’esercito e il narcotraffico da un lato, le grandi imprese dall’altro. Entrambe le proposte di governo portavano con sé misure più o meno restrittive e coercitive per poter affrontare il problema grave della violenza, che miete diversi morti al giorno.
È mancata però un’analisi più strutturale e una rappresentanza politica di una società che non vede nel basso livello di educazione (penultimo posto per qualità di istruzione in tutta l’America Latina) e nel mancato appoggio al settore primario (con conseguente alto livello di denutrizione) i due pilastri su cui si potrebbe effettivamente basare lo sviluppo di uno Stato con risorse e con un patrimonio storico-culturale forte. Le stesse basi che permetterebbero una riduzione esogena della violenza.
Dietro alle ottimistiche offerte di impiego, sicurezza e più genericamente di un “cambiamento”, poche sono state le proposte concrete e in questa seconda fase di campagna sono venute piuttosto dallo sfidante a capo della formazione Lider.
Pérez Molina ha infatti incentrato la sua campagna sulla repressione delle bande irregolari e sulla sicurezza a tutti i costi e con tutti i mezzi. Ed è proprio quest’arbitrarietà dei mezzi che crea grandi preoccupazioni in una parte della società.
A ragione della lotta per la difesa della sicurezza, Pérez Molina ha vinto nelle città, dove ne è più sentita l'esigenza, e questo gli ha consentito di avere il numero di elettori più alto.
Città del Guatemala (dove il PP è arrivato al 65% circa), Mixco, Quetzaltenango (unica provincia del nord a votare patriota), Antigua e Chimaltenango sono state le città e rispettive Provincie vinte dal PP, insieme alla fascia frontaliera con l'Honduras e la parte orientale, per un totale di 10 provincie. Tutto il nord e la fascia costiera pacifica, per un totale di 12 provincie, sono stati invece vinti da Lider. Il paragone numerico non conta però sulla popolosità delle stesse provincie e l’elezione ha consacrato il generale dalla “mano dura” alla presidenza per i prossimi quattro anni.
Giustamente, al giorno d’oggi si parla di due Presidenti: un presidente delle città e un presidente delle provincie. A conferma di questo, sembra esserci anche il fatto che Manuel Baldizón possa essere il capo dell’opposizione per i prossimi quattro anni, a seguito del condivisibile discorso post-elezioni, nel quale ha augurato un buon lavoro a Pérez Molina ma allo stesso tempo ha assicurato di voler seguire l’operato del Presidente in base alle promesse elettorali. Un bel segno di partecipazione politica che si spera riesca a spazzare un po’ di nubi di incertezza che si continuano ad accumulare sulla presidenza del 14 gennaio prossimo.

Edoardo Buonerba
casco bianco ProgettoMondo Mlal Guatemala

lunedì 7 novembre 2011

Detenuti e artisti. Così inizia il riscatto

Una tre giorni di grandi attese in grado di aprire, pur se con qualche delusione, a insoliti scorci su piccoli ma fondamentali cambiamenti in tema di reclusione in Mozambico.
Il gruppo culturale Anamavenchiwa (che in lingua macua significa “rigenerati”), per la seconda volta dopo il festival di Pemba è andato in trasferta nell'antica capitale coloniale del paese, Ilha de Moçambique, per partecipare a un altro festival culturale: Omuhipiti.
Per problemi organizzativi, il gruppo culturale costituitosi nella Penitenziaria Industriale di Nampula accompagnato dal noto musicista locale Warila, non ha però potuto suonare, per lo meno non su un palco attrezzato come avrebbe voluto.
I componenti di Anamavenchiwa sono stati accolti molto bene nel carcere di Ilha e lasciati semiliberi dentro il cortile della struttura: nessuna sbarra e nessuna cella per loro, come invece è per i “colleghi” dell'isola. Secondo il vicedirettore mozambicano del nostro progetto “Vita Dentro”, che ben conosce la tematica della reclusione, una simile accoglienza denota un nuovo approccio nelle dinamiche detentive. La cultura in questo caso ha rotto le rigide regole e si è fatta via per lasciare il passo al cambiamento.
Il gruppo culturale rimane un gruppo di reclusi, che hanno trascorso due giorni in carcere, ma è stata concessa loro una certa libertà e fiducia: entravano e uscivano per fare qualche chiacchiera o vendere il loro artigianato davanti alla porta del carcere, sono stati liberi di provare il loro repertorio una notte intera prima del giorno previsto per l'esibizione, hanno cucinato da soli nel cortile, e non i soliti fagioli con chima, ma pesce fresco dell'isola, una vera rarità.
L'ultimo giorno, ancora con l'amaro in bocca per la mancata esibizione al festival, il gruppo ha improvvisato un piccolo concerto davanti alle porte del carcere allietando i passanti che si fermavano per ascoltare le canzoni tipiche della loro cultura macua. Oltre agli applausi sono arrivate anche le scuse per la mancata esibizione al festival da parte dei rappresentati politici degli organismi governativi della zona, anche loro intervenuti ad ascoltare l'improvvisato concerto.
Ma questi reclusi non scappano?” si chiedevano i passanti all’esterno del carcere.
Tra teatro itinerante nelle carceri dei distretti vicini e spettacoli nei festival, i reclusi avrebbero molte possibilità di fuggire, anche perché il trasporto non è ad alta sicurezza: non ci sono manette né tantomeno sbarre, sono tutti nel rimorchio aperto del camion a suonare e cantare.
Eppure no, non scappano. Questi eventi culturali danno loro la possibilità di presentare il lavoro quotidiano dentro al carcere, insieme a quella di far conoscere una realtà che può essere da stimolo per altri reclusi e rappresenta inoltre una forma di riscatto nella società civile. In queste occasioni infatti oltre a presentarsi come detenuti si esibiscono in qualità di artisti, sfuggendo – anche se solo per un breve tempo – alla dura e poco elastica etichetta di criminali.
L'esibizione, sia che avvenga tra i detenuti nelle carceri dei distretti circostanti o sul palco dei festival, regala momenti preziosi in cui i componenti del gruppo dimostrano di essere anche altro che semplici reclusi, e che anche in un luogo così difficile come il carcere può nascere qualcosa di buono e valido. Nuovi orizzonti e nuove chiavi di lettura tanto per i detenuti che arricchiscono i loro vissuti, quanto per la società civile che in queste occasioni va oltre ai luoghi comuni che lasciano poco spazio al riscatto.

Laura Calderini,
casco bianco ProgettoMondo Mlal Mozambico