venerdì 24 agosto 2012

I tigrotti fanno squadra!

«Per valorizzare il significato sociale che può ricoprire il calcio abbiamo aderito con gioia al progetto Chievo-Perù che vedrà la realizzazione di un impianto sportivo in Perù per i bambini meno fortunati». L’annuncio alle centinaia di tifosi presenti del Terracina Calcio è stato dato il 21 agosto dal presidente della società laziale, Luca Meineri. Presente sul palco della manifestazione con cui veniva resa nota la nuova formazione e aperta la campagna abbonamenti per la stagione 2012-2013, anche Roberta Morosillo che, in rappresentanza di ProgettoMondo Mlal, ha spiegato nel dettaglio l’iniziativa di solidarietà internazionale che la nostra Ong sta promuovendo nella periferia di Lima, ad Amauta, a favore dei bambini lavoratori che al momento non dispongono di uno spazio di gioco né per l’attività sportiva. Con i fondi raccolti in collaborazione con la squadra Chievo-Verona, e di quanti vorranno aderire, ProgettoMondo Mlal costruirà una piastra polifunzionale, servizi e spogliatori, e riadatterà alcuni locali per lo studio e la ricreazione degli adolescenti del quartiere.
Entusiasta anche il tecnico Alessandro Cucciari che si è detto anche un po’sorpreso: «Avevo capito che Terracina poteva contare su una tifoseria importante ma –ha ammesso- non pensavo fino a questo punto».
Dopo avere acquistato per tutta la squadra le magliette del Progetto Chievo-Perù, la società del Terracina ha ora anche deciso di donare alla realizzazione dell’impianto sportivo in Perù 2 euro di ogni abbonamento sottoscritto e di iscrizione alla Scuola calcio.
Roberta Morosillo di ProgettoMondo Mlal ha poi spiegato, alla presenza del sindaco di Terracina Nicola Procaccini l’attività che da oltre 40 anni conduciamo in Africa e America Latina, ponendo un accento particolare sull’impegno nei confronti delle giovani generazioni del Sud del mondo “per dare loro –ha spiegato- speranze e soprattutto mezzi concreti per affrontare le sfide del cambiamento”. Morosillo ha approfittato della bellissima occasione pubblica per portare un ringraziamento speciale da parte di tutto lo staff di ProgettoMondo Mlal al Terracina Calcio e per
avere deciso di “scendere al nostro fianco e al fianco del ChievoVerona per giocare una importante partita di solidarietà”.
A dare colori, immagini e un tocco di Perù alla platea di Terracina è stato infine il breve spot girato per il Progetto in Perù in cui, gli adolescenti di Amauta, mostrano il quartiere dove vivono e il campetto dove oggi giocano maschi femmine, a calcio, pallavolo o pallacanestro…
Lo spot è stato seguito dal forte applauso del pubblico a testimonianza di quanto la scelta del Terracina Calcio sia stata apprezzata molto anche dai suoi tifosi.
A conclusione della manifestazione il presidente del Terracina Luca Meineri che, tornato sul palco, ha rinnovato per il futuro l’impegno della società e sottolineata ancora l’importanza di dare lì dove manca, e di “fare squadra” per aiutare i ragazzi che hanno meno opportunità.

mercoledì 22 agosto 2012

8 settembre a Trento. Il futuro che ci sta a cuore

Il progressivo sostituirsi dell’economia alla politica nella determinazione delle scelte che orientano il nostro futuro, è un dato che rileviamo ormai anche dalla cronaca quotidiana che ci riporta continuamente l’inventario dei fallimenti della politica invocando l’azione di tecnici e di nuovi referenti che siano “fuori” da essa.
Un tema, questo, che sarà affrontato nel consueto Primo Piano di ProgettoMondo Mlal – che si svolgerà sabato 8 settembre al Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale in Vicolo San Marco 1 a Trento, in occasione di un percorso sulle grandi questioni ambientali.
Un’opportunità di incontro e di approfondimento che, con l’impegno dei nostri collaboratori, la nostra organizzazione propone a soci e simpatizzanti e che il presidente di ProgettoMondo Mlal, Mario Lonardi, presenta con una riflessione introduttiva.
“Molti di noi si sono imbattuti con l’indifferenza o, peggio, con la riluttanza e l'irresponsabilità di alcuni decisori politici, spesso fortemente condizionati da potentati economici.
Questi soggetti sostengono una “logica del mercato” che pervade la nostra società e che si è molto spesso dimostra indifferente al grido di sofferenza e di ribellione che si alza dai quattro angoli del pianeta pur di conservare i privilegi acquisiti anche attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali dei Paesi poveri e delle loro popolazioni”.
Alle persone che reagiscono a questa ingiustizia, proponendo alternative concrete e perseguibili, si sommano quelle che aspirano a società più democratiche e partecipative. Riprende il presidente di ProgettoMondo Mlal: “Costoro sono spesso perseguiti da chi detiene il potere decisionale e sottoposti a restrizioni delle libertà individuali e collettive, a continue e reiterate violazioni dei diritti, a logiche che, perseguendo la massimizzazione del profitto, continuano a minare i loro sforzi per costruire un mondo migliore per tutti e un futuro sostenibile per le future generazioni”.
È in questo contesto che si è tenuta la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (RIO+20), conferenza che, secondo Lonardi, “molti osservatori hanno dichiarato conclusa senza raggiungere risultati concreti e impegni vincolanti capaci di favorire lo sviluppo sostenibile, sradicare la povertà e far fronte al peggioramento della crisi ambientale, le cui conseguenze gravano soprattutto sulle popolazioni povere del sud del mondo e meno responsabili di questa crisi”.
Uno dei motivi del fallimento starebbe nel fatto che ogni paese ha partecipato alle sessioni negoziali valutando le proposte e i vincoli della comunità internazionale sulla base dei propri interessi, individuando l’opportunità di sviluppare attività di "green economy" più come nuove aree di business che come strumenti adatti ad affrontare la crisi in atto e a garantire lo sviluppo sostenibile combinando la crescita economica con la tutela dell'ambiente.
Cosa salviamo quindi di Rio+20?
Il partenariato con imprese che vivono nella logica del mercato è possibile e potenzialmente fruttuoso per un lavoro di cooperazione nella prospettiva di una società più sostenibile e solidale?
Come si può evitare il rischio che la green economy contribuisca a realizzare solo operazioni di facciata, lasciando di fatto immutato un paradigma di sviluppo ad oggi basato sulla crescita, sul consumismo, sull'assenza di responsabilità riguardo ai limiti delle risorse naturali, e che accresce le diseguaglianze tra le popolazioni povere e quelle ricche del pianeta?
Quali saranno gli indirizzi dei decisori politici internazionali in merito alle politiche di cooperazione e quali saranno le priorità poste per i soggetti che operano in questo contesto?
Durante Rio+20 si è svolto il vertice parallelo"cupula dos povos": esiste una possibilità parallela, una via della società civile, delle popolazioni indigene e delle organizzazioni, al di fuori della politica dei governi?
Una serie di domande a cui si cercherà di trovare risposte nel fine settimana a Trento, grazie alla collaborazione del Centro di Formazione Solidarietà Internazionale e all’aiuto di relatori esperti quali Massimo De Marchi, Egidio Dansero e Lorenzo Bellu che solleciteranno i presenti con i loro contributi.

Nampula, tra povertà e delinquenza

Imparare a vivere a Nampula non è così semplice e immediato.
Quando sono arrivata, quasi tre mesi fa, non riuscivo minimamente a percepire come fosse la realtà. Accolta da volti che subito si sono rivelati amici, ho vissuto il primo periodo in una sorta di bolla di sapone, protetta e rassicurata. La mia mente e i miei occhi assorbivano e incameravano tutto quello che mi circondava indistintamente e i rumori avevano tutti lo stesso valore.
Con il passare delle settimane ho però iniziato a distinguere i profumi dagli odori, i suoni dai rumori e gli sguardi semplicemente curiosi da quelli decisamente poco innocenti.
Camminare per le strade può essere un rischio e anche guidare la macchina con i finestrini abbassati è comunque un invito rivolto a coloro che sfidano la sorte tentando di sottrarre borse, portafogli o qualsiasi oggetto di valore a chi è distratto e magari preso a chiacchierare.
Le regole base per non andare incontro a un potenziale “assalto”, sono quindi ferree: non indossare oggetti che luccicano, tenere la borsa a tracolla, girare con pochi soldi e solo con le copie dei documenti (gli originali è meglio lasciarli a casa). Anche il cellulare è meglio non dia troppo nell’occhio e sia di quelli poco sofisticati e basilari e, se possibile, è meglio essere sempre in compagnia.
Quando qualcuno tenta di sottrarti la borsa per la seconda volta in 3 giorni e al contempo senti di altri racconti simili, pensi a quanto sia importante fare prevenzione e investire tempo e denaro in progetti come quello che ProgettoMondo Mlal sta portando avanti in Mozambico, Vita Dentro, per lavorare a fianco dei detenuti e migliorare le loro condizioni di vita all’interno delle carceri favorendone anche il reinserimento sociale.
A convincerti, più delle statistiche, è proprio il fatto di vivere sulla tua pelle l’insicurezza e la costante sensazione di essere un possibile bersaglio.
Nampula, figlia di una terra meravigliosa che ha vissuto secoli di occupazione e anni di guerra, porta il peso di una povertà che fatica a scomparire, ma che rischia di confondersi e annullarsi tra i pensieri e diventare stagnante normalità. E a certe immagini sarebbe bene non fare mai l’abitudine.

Martina Adami
cooperante Vita Dentro
ProgettoMondo Mlal Mozambico

giovedì 16 agosto 2012

Dalla Bolivia in Italia, con la voglia di ricordare emozioni e paesaggi

Mi trovo solo nella stanza del nostro hostal in quel di La Paz, e ripenso all’incontro con Riccardo Giavarini, cooperante del ProgettoMondo Mlal che da oltre trent’anni vive in territorio sudamericano.
In una sala gelida e poco illuminata all’interno dell’ufficio del ProgettoMondo Mlal, Riccardo – che per il suo impegno è stato premiato dal presidente Napolitano nel 2011 – ci ha narrato (a me e al resto dei giovani piacentini arrivati in Bolivia con l’organizzazione veronese) la sua esperienza in terra boliviana, le difficoltà, le scelte e le piccole soddisfazioni che scaldano il cuore e ti fanno andare avanti, insieme a un’incrollabile fede religiosa. Riccardo, nonostante i tanti anni trascorsi in questo contraddittorio Paese, piange quando il suo racconto si sofferma sulle ragazzine di El Alto(periferia di La Paz, ormai municipio a sé stante), costrette a prostituirsi per portare a casa qualche moneta, costrette a prostituirsi per soddisfare gli istinti animali di auctotoni o gringos, dove la polizia non interviene per porre fine all’efferata situazione, ma anzi alimenta il giro cercando di guadagnarci su, tanto per arrotondare il magro stipendio. Sono lacrime di rabbia, impotenza, dolore. Sono lacrime di uomo che come tanti altri nel suo settore non ha mai giorni di riposo, non ha molto tempo da dedicare alla famiglia, non ha ore per staccare la spina e isolarsi; di chi vive sempre tra gli sconfitti, tra gli esclusi di una già povera e ostile società.
L’incontro è ricco di contenuti, la mente fa fatica a elaborare il tutto, sollecitata da mille imput ed emozioni. A un certo punto, Riccardo si alza, chiede scusa, deve andare: i volontari di Qalauma( primo centro in Bolivia di reinserimento nella società per giovani tra i 16 e i 21 anni) necessitano di un passaggio per ritornare alle proprie case. Tocca a lui. Sono le 18.30 di un sabato come molti. Anche oggi finirà di lavorare a notte inoltrata.
Sempre all’interno di una stanza fredda(le basse temperature nelle case sono una costante), Aurelio Danna, coordinatore Paese e anche figura di riferimento del progetto Qutapiquina, e il giovane casco bianco Vanni tirano le somme del nostro viaggio, soffermandosi su alcuni punti e complimentandosi con il gruppo che, modestia a parte, si è in effetti comportato nei migliori dei modi tra le varie vicissitudini del viaggio. Ma la positiva sententia è dovuta soprattutto all’attenzione rivolta ai vari progetti ideati e scritti dal ProgettoMondo Mlal, e alle varie storie che tra una strada sterrata e l’altra abbiamo avuto il privilegio di incontrare.
La discussione e l’analisi si sofferma soprattutto sull’ultima settimana, divisa tra Cordigliera di Apolobamba e Lago Titicaca. Due spazi, due territori completamente diversi che anche temporalmente sembrano lontanissimi e invece vissuti intensamente nel giro di pochi giorni.
Mai al di sotto dei 4800 metri, la zona andina da noi esplorata sembra un degno set per un film o un romanzo d’avventura: zona di minatori e di frontiere, di contrabbando e di assalti, di lotta e di contesa tra Bolivia e Perù. Piccole comunità abitano questi sconfinati e affascinanti luoghi, dove il cielo sembra sempre più vicino e le condizioni climatiche possono cambiare da un secondo all’altro. In lontananza si vedono alpaca, a un’altitudine minore qualche vigogna.
Da queste parti, ProgettoMondo Mlal ha avviato infatti un progetto innovativo, con il sostegno dell’Unione Europea, che unisce alla tutela del territorio la possibilità per determinate comunità di avviare un’attività economica sostenibile e responsabile, basata sulla produzione di fibra appunto di vigogna e alpaca.
Un lavoro meticoloso, difficile, che non tutti sanno fare. Le comunità della zona si contendono l’entrata nel progetto, ma le selezione è ardua. Il tutto è partito da soli sei mesi, Aurelio e Vanni insieme ai compagni locali hanno ancora molta strada da percorrere. In un futuro magari non troppo lontano si pensa a un centro polifunzionale, non solo di raccolta della fibra “eschilata” (termine castigliano per indicare la tosatura dei camelidi), ma anche di realizzazione di prodotti finiti, ora venduti solamente nelle singole e sperdute comunità.
Dimenticavo: tra un acquisto e l’altro di bellissime mantelle e sciarpe lavorate rigorosamente a mano, abbiamo raggiunto i 5030 metri d’altitudine. Tutto documentato, anche i respiri affannosi.
Ore 6.30 del mattino. Il sole spunta e con una luce pura che non ricordavo nemmeno più, inonda il lago Titicaca e le vette della cordigliera che in lontananza si scrutano. La splendida visione ripaga della fatica del viaggio, del percorso compiuto per arrivare a questo grande bacino chiuso, il più alto del mondo a quasi 4000 metri. Vanni ride nel ricordare la seconda ruota bucata dopo il Salar, la benzina che forse c’è, ma è più probabile che non ci sia, la dubbia sicurezza di piccole barchette stipate di turisti che portano all’Isla del Sol, al centro del lago, la fatica di noi viaggiatori (ci tengo a specificare, non siamo stati normali turisti!) che alla fine della giornata andiamo a letto alle 21 spaccate, distrutti da camminate per noi fino a quel momento impensabili. L’alba ha cancellato ogni stanchezza, più o meno. Non racconterò della festa del “campesino” che ha visto sfilare gli alunni del collegio dell’isola con abiti stupendi, sgargianti, tradizionali; non racconterò nemmeno del paesaggio mozzafiato da cui gli occhi non riuscivano più a staccarsi o delle meraviglie archeologiche risalenti agli Inca; tutto è concentrato nella personalità e nel volto di don Esteban, la nostra guida, nei suoi racconti, nei suoi gesti, nelle sue convinzioni e nelle sue lotte. Nella propria comunità (ce ne sono tre sull’isola), i turisti sono visti con un po’ di diffidenza, se non proprio con ostilità: vengono qui, si accampano gratuitamente, lasciano rifiuti vari, non aiutano la gente del posto oppure arrivano e immediatamente ripartono, stretti da tempi incombenti dettati da agenzie di viaggio estere che propongono visite lampo senza approfondire alcunché di questo mistico e sacro luogo andino. Come dargli torto.
Questo turismo, ci spiega il professor Esteban, archeologo e antropologo, ha lacerato le comunità, le ha divise; due hanno sposato la tipologia sopra delineata. Il turismo dei grandi numeri e del non rispetto del luogo. La nostra guida sta portando avanti con ProgettoMondo Mlal un faticoso percorso di accettazione all’interno della sua comunità di un modo diverso di fare turismo, rispettoso dei costumi e delle abitudini, in cui il visitatore si prenda il tempo necessario per scoprire e conoscere, in cui ci si veste adeguatamente data la sacralità del luogo e si offre parte del proprio soggiorno per dare una mano agli abitanti, indaffarati nelle attività fondamentali come la pesca e l’agricoltura.
Esteban ci ammalia con le parole, le sue storie, e in lui troviamo sincera essenzialità, amore per la comunità e tutta la bellezza dell’Isla del Sol.
La stanza è sempre fredda, riemergono ricordi e visioni vissute da poco, ma che sembrano molto indietro nella linea del tempo. Ci attendiamo una sorpresa, magari il dono di altri giorni nella terra del Presidente Evo perché c’è ancora troppo da vedere e da scoprire. Ma non è così, anche se quello che diamo alla Bolivia, più che un adios, è un arrivederci.

Alberto Rossi, giovane viaggiatore piacentino che, insieme a Federico Maccagni, Emanuele Mazzocchi, Cecilia Tirelli e Giulia Antozzi, è arrivato in Bolivia con la storica volontaria di ProgettoMondo Mlal, Danila Pancotti nell’ambito del progetto Kamlalaf patrocinato dal Comune di Piacenza per promuovere percorsi formativi che portino i giovani a confrontarsi con sé e gli altri.

Leggi gli articoli usciti sulla stampa locale:

lunedì 13 agosto 2012

In Perù un concorso giornalistico sulla migrazione

Un concorso nato per sviluppare una coscienza giornalistica sulle tematiche relative alla migrazione. E per fare emergere, attraverso gli operatori della carta stampata, un fenomeno ricorrente e poco conosciuto nella regione andina di Junín: la migrazione internazionale.
Si chiama “Juní, esportando sforzo e affetto” il primo concorso giornalistico che si è appena concluso a Huancayo, città dell’Altipiano centrale del Perù, culminato il 6 agosto con la premiazione degli articoli vincitori.
Dopo l’inaugurazione della campagna “Migrazione informata, migrazione sicura”, lanciata da ProgettoMondo Mlal con la collaborazione dei partner locali, l’Ong Forum Solidaridad Perù, nell’ambito delle attività del Progamma Perú Migrante promosso nel paese andino dalla nostra organizzazione, ha voluto organizzare anche questo concorso che, a livello generale, si inserisce in quadro più ampio di sensibilizzazione e informazione verso tematiche e problematiche migratorie.
Il concorso ha suscitato forte interesse nell’ambito comunicativo locale, coinvolgendo diversi giornalisti impegnati nella comunicazione sociale e non.
Il tema proposto era appunto quello della migrazione nella regione Junín, con un approccio basato sui diritti umani e sull’interculturalità.
Dai lavori dei partecipanti è emersa una parte nascosta della migrazione, o meglio, poco conosciuta, ma fortemente insita nelle decisioni di chi emigra. È il lato umano della migrazione, fatto di scelte dolorose, che implicano l’abbandono dei familiari, dei propri affetti, dei luoghi conosciuti, per immergersi in realtà nuove, spesso discriminatorie, fatte di incertezze, di paure, alla ricerca di un nuovo progetto di vita. E non solo i sentimenti contrastanti di chi parte, ma anche di chi resta, delle famiglie, che spesso non sono preparate ad affrontare la separazione di un proprio caro.
Questi aspetti, molto spesso non considerati quando si affronta la tematica migratoria, vengono riassunti dall’autore dell’articolo vincitore del concorso, il giornalista freelance Carlos Enrique Bolaños Huamán: “Viene data poca importanza alle emozioni e ai sentimenti che si creano nell’emigrante e nella sua famiglia, quando chi emigra deve lasciare non solo la propria città, ma anche le proprie usanze, ricordi, abitudini, per affrontare una realtà diversa e a volte ostile”.

Carlo Giordano
Casco bianco ProgettoMondo Mlal Perù

martedì 7 agosto 2012

Dopo un viaggio tra cultura e bellezze boliviane, i giovani piacentini rientrano in Italia

Dopo 17 giorni trascorsi a rimirare paesaggi e curiosità andine, i giovani piacentini accompagnanti dalla nostra volontaria Danila Pancotti rientrano ora in Italia.
Il gruppo, formato da Federico Maccagni, Emanuele Mazzocchi, Alberto Rossi, Cecilia Tirelli e Giulia Antozzi, si è formato nell’ambito del progetto Kamlalaf, patrocinato dal Comune di Piacenza per promuovere percorsi formativi che portino i giovani a confrontarsi con sé e gli altri. Proprio in quest’ottica, ProgettoMondo Mlal, tramite un programma studiato a tavolino e coordinato dal suo storico cooperante Aurelio Danna e dal casco bianco Vanni De Michele, ha offerto ai giovani in viaggio una visuale unica del Paese latinoamericano, facendoli entrare in contatto con le realtà e i partner locali che ruotano attorno ai programmi di cooperazione allo sviluppo che l’organizzazione porta avanti ormai da decine di anni in Bolivia.
Dalle comunità indigene inglobate nella rete di Tusoco Viajes (tour operator e braccio commerciale di Red Tusoco, a sua volta partner del progetto Bienvenidos!), in contatto con territori e culture tipiche e ancora intatte, i ragazzi piacentini si sono trasfetriti direttamente all’interno della nuova struttura penitenziaria riservata ai minori, Qalauma, per trascorre una giornata con i coetanei boliviani che per svariati motivi devono fare i conti con la giustizia, e condividerne le attività.
Ma le giornate sono trascorse anche affrontando il tema della sovranità alimentare, tramite la visita al panificio del progetto Vita Campesina, appena concluso, e calati nella realtà dei camelidi andini, per vedere da vicino l’organizzazione e il sistema di protezione e di trattamento della vigogna messo in atto dalle comunità locali e in particolare da quella di Cololo, partner del progetto Qutapiqiña.
Nel presentare e spiegare il lavoro svolto da ProgettoMondo Mlal non si è perso di vista l’aspetto più ad ampio raggio del viaggio, mostrando al gruppo le bellezze naturali e la cultura viva del Paese. Le visite sono state organizzate per far entrare in contatto con i diversi ecosistemi del territorio boliviano e con la storia e la visione della cultura andina. I ragazzi hanno quindi potuto visitare e conoscere la puna andina fino ai 5300m s.l.m., il tropico nel Parque Nacional Carrasco nel dipartimento di Cochabamba (300m s.l.m.), l’immenso Salar di Uyuni nei dipartimenti di Potosi e Oruro e il Lago Titicaca, conosciuto come il Lago Sagrado, il più alto lago al mondo con i suoi 3800m s.l.m. nel dipartimento di La Paz.
Durante le visite sono venuti a conoscenza, direttamente dalle popolazioni locali, della storia, dei miti e delle leggende della cultura Aymara, Quechua, Inca e del mistero che avvolge le chullpas di Alcaya nel municipio di Salinas Garci-Mendoza, entrando maggiormente in contatto con una realtà ben lontana da quella appresa immaginata sui libri di scuola.
Il giovani piacentini hanno sempre partecipato attivamente alle varie fasi del viaggio, mostrando un alto interesse e un sano senso critico durante le attività, e agevolando di fatto il raggiungimento degli obiettivi del viaggio.
È, quindi un piacere e un dovere, ringraziare vivamente tutti i ragazzi e l’accompagnatrice Danila Pancotti per la collaborazione e la disponibilità dimostrata, oltre il comune di Piacenza e l’organizzazione del progetto Kamlalaf per l’opportunità di interscambio offerta, auspicando che ciò possa essere monito per future e continue collaborazioni!

Vanni De Michele
ProgettoMondo Mlal
Casco Bianco - Bolivia

mercoledì 1 agosto 2012

Centri didattici per uno sviluppo sostenibile


Da un lato i bambini e i giovani protagonisti dell’educazione allo sviluppo sostenibile. Dall’altro, l’arte sociale come veicolo di una nuova consapevolezza sul 7° Obiettivo del Millennio, quello che lega ambiente, economia sostenibile  e lotta alla povertà estrema. Sono questi i cardini del progetto “We are the planet”, cofinanziato dall’Unione europea, guidato dalla Provincia di Teramo e al quale partecipano ProgettoMondo Mlal, l’associazione di artisti “Solstizio”, la Diputacion provincial di Avila (Spagna), la Municipalità di Strovolos (Cipro) e quella di Nova Gorica (Slovenia).
La prima fase del progetto ha visto la nascita di un Centro didattico per il 7° Obiettivo del Millennio in ciascuno dei quattro territori coinvolti. Si tratta di centri permanenti che svolgeranno attività sia di formazione (rivolta a insegnanti, educatori, animatori e direttamente agli stessi bambini e giovani), sia di informazione e documentazione. A Teramo il centro è ospitato nell’università locale, a Nova Gorica in una struttura dedicata all’educazione non formale degli adulti, ad Avila è invece nel laboratorio di educazione ambientale  “Naturavila” e a Strovolos si trova in uno spazio pubblico ricavato in una grotta all’interno di un parco urbano.
La seconda fase avrà inizio a settembre 2012 e sarà caratterizzata in un primo momento dalla formazione di insegnanti ed educatori, e subito dopo da interventi didattici e laboratori artistici con gli alunni delle scuole e con i giovani coinvolti nei centri di animazione extrascolastici. Durante i laboratori artistici, i giovani  produrranno oggetti che verranno in parte esposti nei futuri “Musei della sostenibilità”, in parte venduti per finanziare microprogetti di sviluppo sostenibile in Burkina Fasu e in Benin.
Chiuderà il progetto, nel 2014, la realizzazione di quattro installazioni di  arte urbana e sociale e la creazione di una piattaforma web – l’ “Architettura dell’Intelligenza” - che connetta stabilmente tutte le persone e le organizzazioni impegnate sui temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale.
ProgettoMondo Mlal ha svolto un ruolo determinante nell’ideazione e presentazione del progetto e sta lavorando adesso sulla parte didattica e sulla costruzione di  rapporti di amicizia e cooperazione  tra bambini e giovani europei e africani.