mercoledì 24 novembre 2010

Haiti, effetto polveriera. Tra colera, protesta e disperazione

Nicolas Derenne, nostro coordinatore dei Programmi ad Haiti, con il collega e capoprogetto Julien Blachier ci danno un aggiornamento della situazione che sta vivendo in queste ore il Paese. Tre ormai le componenti che, mescolate insieme, rischiano di fare di Haiti una pericolosissima polveriera: l’emergenza post terremoto, la diffusione del colera e ora anche i disordini, le proteste e l’aumento di violenza e delinquenza.

Ad Haiti, la tensione per il presente e l’ansia per il futuro sono al culmine.
Come un treno che ha imboccato una discesa senza freni, Haiti si appresta a precipitare in un vero ed enorme disastro sanitario, in un contesto che è a 360 gradi fuori controllo e non pare ci sia niente e nessuno che possa fermare l'epidemia di colera.
1.344 morti, più di 23.000 pazienti ricoverati e circa 57.000 casi di infezioni: questi i dati, già controversi, come reso pubblico dal governo di Haiti 4 giorni fa. Tutte le organizzazioni concordano sul fatto che i dati siano sottostimati, anche perché i due terzi del Paese non è raggiungibile in auto, e dunque è inverosimile raccogliere area per area le cause di ciascun decesso di questi ultimi tempi e il loro numero esatto.
Inoltre, molte delle persone infette non hanno denunciato la malattia, e vivono recluse nelle proprie abitazioni: la malattia è infatti vista come una disgrazia e averla diventa tabù. La paura del giudizio degli altri è concreta e paralizzante.
La situazione, oltre che estremamente delicata di per sé, si fa inoltre ogni giorno più tesa dal momento che la Minustah (emanazione delle Nazioni Unite ad Haiti per la stabilizzazione del Paese) viene considerata ora dagli haitiani la responsabile dell’arrivo, e dunque della presenza e anche del contagio della malattia, del contingente nepalese. E per assimilazione, diventano bersaglio di una popolazione drammaticamente tesa, tutti i “forestieri bianchi”, siano essi cooperanti, giornalisti e altre delegazioni di passaggio.
Il dipartimento di Artibonite (a nord della capitale Port-au-Prince), dove è stata accertata la malattia, risulta ancora il più colpito, con quasi la metà di tutti i decessi (701) e 13.000 ricoveri in ospedale.
Soprattutto, la malattia si sta diffondendo anche a Port-au-Prince, incrementata dalla presenza di innumerevoli campi di emergenza, sorti dopo il terremoto del 12 gennaio, nei quali le condizioni igieniche sono pessime. Qui il bilancio delle vittime è salito a 77, un record che aumenta notevolmente di giorno in giorno.
Oggi la domanda è ancora più complessa: come fermare dunque questo flagello quando il governo ha la testa rivolta alle elezioni di domenica 28 novembre? Con anche gli incidenti in aumento e la tensione popolare che sale?
La radio ha da poco diffuso la notizia che, nel nord-ovest di Haiti, un seggio elettorale è stato saccheggiato dalla gente arrabbiata per la composizione dei seggi elettorali che, secondo loro, favorirebbe la parte di Jude Célestin, candidato sostenuto dal presidente uscente. In diverse regioni del Paese altri uffici del Consiglio elettorale provvisorio sono stati attaccati dai dimostranti, come ad esempio a Miragoane, città costiera nel sud del paese, dove sono state erette barricate per protestare contro la designazione "fraudolenta" di supervisori elettorali.
Anche noi dell’equipe italiana di ProgettoMondo Mlal stiamo riducendo al minimo, come tutti i nostri colleghi haitiani, i nostri spostamenti attraverso il Paese. E da giorni sono state distribuite armi nel Paese, già li sentiamo sparare, e nessuno sa se la situazione si aggraverà ulteriormente nei prossimi giorni. Due giorni fa, i nostri colleghi sono stati fermati lungo la strada da una banda armata e derubati di tutti gli oggetti di valore che avevano con sé.
Ora anche noi, fino a oggi più ottimisti, sentiamo tutto il peso della situazione e cresce la paura della malattia. E con la nuova tensione anche politica di quest’ultima settimana si complicano ulteriormente la vita e il lavoro di tutti nel Paese.
Un primo elemento di risposta a tutto ciò è legato alle elezioni di domenica. Possiamo solo sperare.

ProgettoMondo Mlal, presente ad Haiti da più di 10 anni, attualmente lavora alla realizzazione di 3 Programmi di sviluppo: 1 di emergenza post terremoto a Léogane (Scuole per la Rinascita), a 34 chilometri ad ovest della capitale, 1 in partenza nel Plateau Central dove adesso si sta rapidamente diffondendo il colera (Piatto di sicurezza) e uno a sudest, sul confine con la Dominicana (Viva Haiti). Vi sono impegnati al momento 2 operatori di ProgettoMondo Mlal e un giovane stagista e altri 2 sono in partenza dall’Italia.

Servizio civile: rientrati i caschi bianchi 2010, selezionati 18 nuovi ragazzi

Sono rientrati in Italia tutti molto più adulti e consapevoli. Ai primi di novembre sono tornati nelle rispettive città, famiglie e abitudini, soddisfatti e appagati, o invece dispiaciuti per avere concluso l’esperienza, o, anche, magari un briciolo delusi per ciò che l’opportunità non ha portato loro. Certo, a seconda delle aspettative di partenza, degli obiettivi personali e delle speranze professionali, quello che proprio non si può dire è che questo anno di servizio civile in Brasile, Nicaragua, Bolivia e Marocco, per Sarah Reggianini, Marianna Tamburini, Ester Bianchini, Martino Bonato, Leonardo Buffa e Mariagrazia De Palmas, sia stato un anno come tanti.
Chi li ha accompagnati nella fase di selezione, formazione e partenza se li ricorda bene: speranzosi e insicuri, entusiasti e impauriti. Rincontrandoli oggi, a 12 mesi di distanza, l’atteggiamento diverso, più spavaldo, tradisce tutto un nuovo bagaglio che torna ora con loro in dote, fatto di sicurezza, sensibilità, padronanza e nuovo più forte entusiasmo nel proprio futuro.
Inizialmente, per qualche mese, avevano investito soprattutto nell’inserimento nel nuovo Paese, nell’apprendere i diversi codici che, situazione, contesto e ambito di impegno, consigliavano di adottare. Hanno a lungo preso le misure rispetto a retoriche e leggende che da sempre danno fascino al mondo della cooperazione. Poi, direttamente sul campo, si sono conquistati, giorno dopo giorno, tra errori e successi, la fiducia e l’amicizia di persone, professionalità, storie e comunità con cui erano chiamati a confrontarsi.
Oggi, a conti fatti, alcuni di loro hanno lavorato in contesti magari più severi dal punto di vista climatico, geografico e culturale, come è stato sicuramente per Martino e Leonardo sugli altipiani andini o per Mariagrazia, donna e sola nel cuore del Marocco; altri si sono trovati a fare i conti con partner impegnativi o compiti molto pratici che forse non si sarebbero aspettati di dovere svolgere come Sarah a Rio de Janeiro); altri ancora si sono ritrovati loro malgrado a partecipare a dinamiche socialmente o psicologicamente complesse e delicate come nei casi di Ester nelle carceri boliviane e Mariagrazia nella provincia più emarginata del Marocco, che necessariamente hanno visto seriamente messi alla prova i propri equilibri e incrinato qualche sicurezza.
I 6 Caschi bianco partiti lo scorso novembre con ProgettoMondo Mlal si sono ritrovati la settimana scorsa nella sede di ProgettoMondo Mlal in occasione del loro congedo formale. Hanno raccontato le loro esperienze e confessato le nuove aspirazioni. Tutte nate, o comunque cresciute, in questo anno di Servizio civile. Conferma –se mai ce ne fosse ancora bisogno- che è stato un anno importante e un tassello prezioso per la propria crescita.
E molto probabilmente saranno loro stessi ad augurare buon viaggio ai 18 nuovi Caschi Bianco che ProgettoMondo Mlal ha selezionato nelle scorse settimane per 9 distinti Programmi in Brasile, Argentina, Guatemala, Nicaragua, Bolivia, Mozambico e Marocco.
Al bando nazionale del Servizio Civile, la Federazione degli Organismi di ispirazione cristiana (Focsiv), a cui aderisce anche ProgettoMondo Mlal, ha visto approvati tutti i Progetti di Servizio all’estero proposti. Così l’anno prossimo partiranno 300 ragazzi.
Tra questi specificatamente avevano fatto richiesta di partire con ProgettoMondo Mlal 102 tra ragazzi (28) e ragazze (74) tra i 18 e i 28 anni, provenienti da un po’ tutta Italia, con predominanza dal sud.
A tutti sono state somministrate le prove di selezione (prova di gruppo e colloquio personale). Alla fine 18 sono risultati idonei e selezionati, mentre altri 33, idonei ma non selezionati, potranno essere ripescati da altre Ong per altre destinazioni eventualmente ancora vacanti. Dei 100 che avevano risposto al nostro appello, 25 non risultavano idonei ai profili richiesti. Mentre in 26 hanno rinunciato all’ultimo momento, e per 2 posti non è stato possibile procedere con l’abbinamento in mancanza dei profili necessari. Dunque per questi si procederà al ripescaggio negli elenchi generali Focsiv.
Tutti partiranno per le rispettive destinazioni solo i primi di febbraio. Fino ad allora prenderanno maggiore confidenza con l’associazione di riferimento, i temi, luoghi, contenuti e problematiche a cui andranno incontro nel prossimo anno.
Seguiranno quindi un corso di formazione promosso a Padova dalla Focsiv e poi, successivamente ciascuno, a seconda di Organizzazione e Paese di destinazione, completerà la propria formazione nelle rispettive sedi.
A condividere questa nuova straordinaria esperienza per ProgettoMondo Mlal saranno 10 ragazze e 8 ragazzi. ecco i loro nomi:

A Recife in Brasile: Vitello Federica, 25 anni, Roma – Casa Melotto; Venuto Clara, 26, Siracusa – Casa Melotto; Pontoglio Marta, 24, prov Bergamo – Casa Melotto;
A Cordoba in Argentina: Giacomini Arianna, 24 anni Roma – Habitando; Venturin francesco, 25 anni – Castelfranco Veneto – Habitando;
In Guatemala: Buonerba Edoardo, 24 Nettuno Roma – progetto Montecristo Ferrero Marco, 27 anni, prov Torino – progetto Edad de Oro Monte Cristo;
In Nicaragua: Aranda faieta Mitia Javier, 25 anni, Milano – progetto Futuro Giovane e De Giovanni Mariacristina, 24 anni prov Sondrio – progetto Futuro Giovane;
In Bolivia: Franz Maddalena, 24 anni, Udine – progetto Vita Campesina, Vicario Tommaso, 26 anni, Roma – Vita Campesina, Cinti Diego, 26 anni prov Ascoli Piceno – progetto Qalauma, Durzu Simona, 23 anni, prov Cagliari – progetto Qualauma.
In Mozambico Laruffa Sara, 27 anni, Reggio Calabria – Vita Dentro, Calderini Laura, 27 anni, Milano – Vita Dentro.
In Marocco Bolognesi Filippo, 27 anni, Monza – progetto Scuola e sviluppo, Barindelli Arianna, 26 anni, Lecco – Scuola sviluppo, Ferrara Antonino, 24 anni, Treviso – Scuola e sviluppo

A tutti loro un gran benvenuto in ProgettoMondo Mlal

martedì 23 novembre 2010

Africa e cinema: realtà dalla mille sorprese

C’è chi è appassionato di cinema e chi è arrivato da pochi anni dall’Africa. Chi è a caccia di sfumature e differenze e chi, nella vita, proprio non si vuole perdere nemmeno una delle occasioni che gli vengono offerte. Frequentano licei e istituti tecnici di Verona, hanno 18 anni e soprattutto una grande tenacia, quella che li ha portati ogni giorno nelle sale della città per assistere alle proiezioni dei 29 film in concorso all’ultima edizione del Festival del cinema africano che si è appena concluso.
Cinque in tutto i giovani studenti di Enaip, Messedaglia e Maffei che, per la prima volta nei trent’anni del Festival, hanno avuto l’onore e – è proprio il caso di dirlo, anche l’onere egregiamente sostenuto – di formare la giuria pensata per assegnare il premio Genrations scuole. E tutti, nonostante la fitta scaletta di impegni da far collimare con prove e lezioni scolastiche, sarebbero pronti a ripetere all’istante un’esperienza che all’unanimità è considerata positiva, unica e davvero stimolante.
E per una serie di diversi motivi. Se per Michael, studente dell’Enaip - che ormai già da quattro anni si dedica alla realizzazione di cortometraggi con gli amici (più di 30 quelli finora realizzati) e che ha già avuto modo di partecipare a laboratori del regista Diego Biello, anche a fianco dell’attore Angelo Infanti - far parte della giuria ha significato coltivare una passione già forte per il mondo del cinema e allo stesso tempo “imparare aspetti del tutto sconosciuti della cultura africana”, Matteo del Messedaglia dichiara senza esitazioni: “Ho conosciuto un mondo che non sapevo esistesse. Molto diverso da quello che viene di solito riportato dai media”.
Una sorpresa persino per Faith, arrivata da poco meno di 3 anni dalla Nigeria, e già “attrice” all’interno dello spettacolo teatrale “La panchina” realizzato dal Cartello di associazioni “Nella mia città nessuno straniero” l’anno scorso dopo il laboratorio con il regista veronese Alessandro Anderloni all’Enaip. “Con la visione dei film ho realizzato davvero che quando si parla di Africa ci si riferisce a un continente composto da tanti diversi Paesi, ognuno con le sue tradizioni e culture e che non vanno confuse le une con le altre. Mi ha fortemente sorpresa anche la tecnologia elaborata nel film che abbiamo decretato vincitore, “Pumzi”, per il riciclo dell’acqua in un futuro lontano da post terza guerra mondiale”. Per Faith poi, come per il resto dei ragazzi, anche il fatto di lavorare insieme, confrontarsi senza scontri per arrivare a decretare il vincitore ha rappresentato un'esperienza importante.
“Si è trattato di un percorso impegnativo – continua Ioanna del Messedaglia – ma che ci ha permesso di visionare film che di solito non vengono distribuiti nelle sale europee. Utili per cogliere le differenze, anche stilistiche, e abbattere una serie di pregiudizi. Il Festival è stato snobbato da molti dei miei compagni, ma ci tengo ha sottolineare che si tratta invece di un’esperienza che consiglierei a tutti, che apre ulteriormente la mente, che porta a confrontarsi con una realtà per alcuni scontata e per altri del tutto sconosciuta, in ogni caso per noi troppo spesso lontana e sui cui siamo chiamati a riflettere”.
D’accordo anche Gloria iscritta al Maffei, appassionata di cinema e già giurata l’anno scorso in un altro importante festival cittadino, “Schermi d’amore”. “Ho sempre pensato all’Africa come a una realtà fatta di povertà ma anche di colori e rumori –spiega -. E così mi aspettavo fossero anche i film prodotti: un miscuglio di suoni e tonalità diverse. Ma ho scoperto che non si tratta solo di questo e che le differenze con la produzione cinematografica occidentale, benché non manchino, non sono poi così sostanziali. Con tutta sincerità posso dire che partecipando al festival ho aperto gli occhi su un mondo che, da tutti i punti di vista, ho scoperto che conoscevo molto poco o quasi per niente”.
Un percorso fondamentale, quindi, quello intrapreso in occasione del Festival, per avere un’idea meno vaga e più approfondita dell’Africa, per accostarsi alla sua produzione cinematografica e scoprire che, in fondo, le tematiche affrontate sono universali e attuali più che mai. Come quella ben sviscerata nel film premiato dalla giovane giuria, “Pumzi”, in cui la fantascienza è al servizio dell'acqua.
Questa la motivazione ufficiale scritta dai ragazzi e riferita alla sala nel giorno delle premiazioni, documentato anche nel filmato che segue:
“Dopo aver vissuto queste due settimane di cinema africano, è stato difficile dare un giudizio unanime. La scelta di Pumzi ci è sembrata la più adatta per svariati aspetti: per l’originalità nel trattare un tema, quale il problema dell’acqua, di cui ci sembra di saper già tutto, ma che in realtà è lontanissimo dalla nostra quotidianità; il film racconta di un mondo in cui anche una singola goccia di sudore è essenziale, in cui la sopravvivenza dipende dal contributo di ogni singolo individuo ma non è frutto di una scelta libera. La protagonista arriva a sacrificare sé stessa in nome dei suoi sogni, inibiti dal sistema, e in nome di quello che intuisce sia il bene di tutti. Semplice ma incisivo soprattutto perché è un genere tipicamente hollywoodiano riproposto in modo originale da una regista africana (Wanuri Kahiu)”.

lunedì 22 novembre 2010

Macramè, intrecci di cultura e di culture ad Alba

Film, incontri e momenti di animazione per parlare di immigrazione, accoglienza e diversità. Dal 25 al 27 novembre Alba propone a scuole, insegnanti e all’intera cittadinanza un ricco programma di eventi per adulti e bambini.
“Macramè: intrecci di cultura e di culture” il titolo dell’evento, realizzato con la collaborazione di enti e associazioni di volontariato della città di Alba, tra cui l’associazione culturale “Verso Sud” che si è fatta portavoce sul territorio del progetto “Territori di solidarietà” promosso dall’Ong “Progetto Mondo MLAL” e finanziato dalla Comunità Europea.
“Territori di Solidarietà” si pone l’obiettivo generale di aumentare l’interesse e l’appoggio dell’opinione pubblica rispetto a iniziative di sviluppo e lotta contro la povertà del Sud del Mondo. Filo conduttore del progetto è stato il tema del diritto al cibo, sviluppato tramite molteplici iniziative che hanno coinvolto la cittadinanza albese a vari livelli: rassegne di film e documentari, corsi di cucina, corsi di formazione per volontari di associazioni, operatori sociali e insegnanti, presentazione di libri e incontro con scrittori. Un risultato importante del progetto è quello di aver dato impulso alla collaborazione cha da anni collega mondo dell’associazionismo, cooperazione sociale e realtà istituzionali.
Il consolidamento del lavoro di rete ha permesso all’Associazione “Verso Sud” di organizzare Macramé, l’evento conclusivo del progetto “Territori di solidarietà”, in collaborazione con il Servizio Stranieri e l’Ufficio della Pace del Comune di Alba, coinvolgendo nella progettazione e realizzazione i gruppi di volontariato e le realtà del terzo settore.
Molte quindi le iniziative in programma per sviluppare le tematiche dell'immigrazione, dell’accoglienza e dell’educazione alla diversità e alla cittadinanza attiva, per accrescere la comprensione e la tolleranza attraverso la promozione di nuovi stili di vita più aperti al dialogo interculturale.
Tra le attività da non perdere le due proiezioni del film “Tajabone”, storie di immigrati e dei loro figli, con la presenza in sala del regista Salvatore Mereu; il laboratorio di writing per adolescenti; il ludobus per i più piccoli; il corso di formazione per docenti della Scuola Secondaria di I grado dal titolo “Media e immigrazione” e l’incontro con il giornalista e scrittore Tahar Lamri. Non mancheranno poi una mostra fotografica su progetti di sviluppo nel Corno d'Africa e aperitivi interetnici equo e solidali in musica.
Scarica qui il programma in dettaglio

Dal 25 novembre al 4 dicembre anche il nostro partner Humana Lettonia ha in programma una serie di eventi nell'ambito del progetto "Territori di Solidarietà". Titolo della manifestazione: "Plein air of green ideas". www.humana-latvia.org

venerdì 19 novembre 2010

20 novembre, giornata mondiale dei diritti dei bambini

In occasione della Giornata nazionale per i diritti dell'infanzia fissata al 20 novembre, il Segretariato del Coordinamento PIDIDA (il coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che riunisce a livello nazionale e regionale più di 50 realtà del Terzo Settore, tra cui ProgettoMondo Mlal, che a diverso titolo operano per la promozione e la tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia e nel mondo) è stato invitato dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza a partecipare alle celebrazioni del 19 novembre a Montecitorio.
Titolo della giornata "Le politiche locali a favore dell’infanzia e dell’adolescenza: i diritti dei minori nella prospettiva del federalismo". Il contributo del Segretariato PIDIDA si basa su due documenti già condivisi internamente: il documento di impegno sottoposto ai candidati alla Presidenza delle Giunte regionali in occasione delle elezioni regionali del marzo scorso e la nota inviata poche settimane fa alla stessa Commissione parlamentare per l'infanzia relativamente allo schema del prossimo Piano nazionale di azione ed interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.

“Alla luce dell’attuale cornice costituzionale, dell’iter di adozione, non ancora concluso, del nuovo Piano Nazionale Infanzia, della normativa di attuazione del Federalismo fiscale, nonché della manovra finanziaria in discussione proprio in queste ore – precisa nel suo intervento il Segretrio - il Coordinamento PIDIDA richiama in questa sede le raccomandazioni rivolte all’Italia dal Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, organo deputato a monitorare lo stato di attuazione della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza da parte degli Stati che l’hanno ratificata recependola nel proprio ordinamento”.

giovedì 18 novembre 2010

Battute finali per Generations

Arriva alle battute finali Generations, la Trentesima edizione del Festival di Cinema Africano di Verona. Tanti gli appuntamenti nei cinema per quest’ultima giornata di concorso. Tra le varie le pellicole in programma segnaliamo due proiezioni della sezione Eventi Speciali, il film Premio Verona (Ndoto za Elibidi) e la pellicola Omaggio a S. Kouyaté (London River).
A partire dalle 22.30 ultimo appuntamento del Festival afro party con dj Mix, presso il bar His Excellency Bar (zona Golosine, via Murari Bra 35 G, Verona; ingresso libero).
Le serate di sabato e domenica saranno invece dedicate alla festa di chiusura della rassegna (ricordiamo nel pomeriggio le ultime due proiezioni della Sezione Viaggiatori e Migranti: Goor e Tajabone), alla premiazione e visione dei migliori film delle varie Sezioni in concorso.
Sabato, la serata di chiusura (che inizierà alle 21 al cinema Stimate) vedrà la partecipazione di Alioune Biyane, musicista senegalese, e dopo l’esibizione, l’edizione 2010 si concluderà con le premiazioni delle pellicole in concorso e la proiezione del film Premio del pubblico.
L’ultima giornata del 30esimo Festival di Cinema Africano, domenica prossima, inizierà alle 17,30 con la proiezione dei migliori cortometraggi (Africa short) e documentari (Africa doc), e proseguirà con la visione (alle 21) del lungometraggio vincitore della Sezione PanoramAfrica.

martedì 16 novembre 2010

Cooperazione locale, sviluppo internazionale

La cooperazione sociale non teme troppo la crisi e, anzi, si candida a fornire un possibile modello per affrontarla anche in tema di cooperazione internazionale allo sviluppo.
Il movimento della cooperazione risulta in forte crescita. Nata in Italia, Spagna e Francia la cooperazione sociale oggi costituisce la metà dell’intero impegno in Europa. Ma Cina e Paesi dell’Est non stanno certo a guardare: forti di un maggior dinamismo e tensione al cambiamento, il movimento cooperativo più “giovane” si prepara anzi a mettere in rete il mondo.
La ricetta pare semplice: più leggerezza uguale maggiore flessibilità. Più flessibilità uguale più dinamismo, e quindi accesso semplificato a un ventaglio più ricco di scelte e opportunità di lavoro. Che, a fronte di una congiuntura come quella di questi mesi, non è poca cosa.
Questo almeno è quanto ha sostenuto Bruno Roelants, segretario generale del Cicopa e membro del Cecop - ospite a Verona mercoledì mattina di ProgettoMondo Mlal per un incontro di approfondimento sul tema della cooperazione sociale e cooperazione internazionale allo sviluppo.
All’incontro erano presenti i rappresentanti delle cooperative socie di ProgettoMondo Mlal (Consorzio Trait d’Union della Valle d’Aosta, la cooperativa piemontese ORSo e Coopsse di Genova), vicepresidente e direttore della Ong veronese e appunto il segretario generale del Cicopa.
Partendo da una base comune, che è poi quella dei grandi valori comuni, entrambe le realtà si ritrovano oggi a scommettere sullo sviluppo del territorio locale. E per territorio s’intende qualcosa di molto concreto: quello spazio fisico che conosciamo palmo palmo, per difetti e potenzialità.
“Salvare un’impresa in perdita è più semplice ed economico di avviarne una nuova“, ha spiegato Roelants. E soprattutto, dietro un’impresa in percolo di vita, c’è molta più gente (in termini di risorse umane, di interessi coinvolti, di potenzialità minacciate), interessate a partecipare al progetto di rilancio.
Ecco dunque un ottimo motivo di partenza per sostenere una comunità (o un sistema di cooperative) nello sviluppo locale. Creando poi sistemi non troppo grandi ma “meso”, come ha puntualizzato il segretario del Cicopa, infatti un sano modello di sviluppo locale si esporta e si scambia in tutto il mondo. “Una ricetta che funziona lì dove ci sono movimenti di cooperative già organizzati, ma anche dove un Paese, come ad esempio il Brasile, può favorire scambi triangolari sud-sud, per esempio con il Mozambico”.
Roelants è poi convinto che le opportunità di lavoro e di ridistribuzione delle ricchezze portino con sé vantaggi che vanno in circolo, che creano cooperazione sì ma anche sviluppo. “Neanche l’Unione Europea ha capito da subito le potenzialità di un simile strumento nella cooperazione internazionale. Come se la tutela dei diritti delle donne, ad esempio, non fosse anche una questione di pari opportunità nel lavoro e nella crescita economica”.
Da qui la proposta concreta di sperimentare nuove partnership anche con ProgettoMondo Mlal, presente e buon conoscitore di tanti territori del Su del mondo.
Tra le prime idee, quella di un laboratorio Marocco su un tema quanto mai attuale come quello della migrazione. Su come mettere in cantiere un progetto di sviluppo “integrato” si è già cominciato a parlare mercoledì scorso a Verona: rientro nel paese di origine, iniziative di welfare misto pubblico-privato e microimprese giovanili, potrebbero essere i primi punti su cui costruire un nuovo modello di sviluppo locale/globale.