Essere generosi, con ProgettoMondo Mlal e con parenti e amici, da oggi è sempre più facile, grazie al nuovo Equo Shop on-line della nostra organizzazione.
Prodotti artigianali, capi di abbigliamento e originali biglietti natalizi illustrati possono infatti essere acquistati con un semplice click, per finire direttamente sotto l’albero di Natale, insieme al nuovo calendario 2015 e… a tanta solidarietà!
Le idee regalo sono davvero molte, tra scialli boliviani in alpaca e colorate sciarpe marocchine, magliette e felpe griffate o in cotone biologico, simpatici presepi, e collane e bracciali di tutte le parti del mondo.
Grazie alle donazioni e agli acquisti solidali dei gadget proposti dalla Campagna “Io non mangio da solo”, ProgettoMondo Mlal potrà assicurare una cura e un’alimentazione corretta a 60.000 bambini malnutriti del Burkina Faso e insegnare a 60mila mamme come guarire e prevenire la malnutrizione materno-infantile.
Ma c’è di più. Ogni pacchetto regalo, o singola donazione, potrà infatti essere indirizzato a uno dei quattro Progetti, dalle cause no-spot, che ha urgentemente bisogno di raccogliere fondi.
Che cosa aspetti ancora? Visita il nostro Equo Shop su http://equoshop.pancakeapps.com/ e rendi così più autentico e generoso il tuo Natale!
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lunedì 22 dicembre 2014
martedì 11 novembre 2014
La ruta del Che
Il viaggio di Alberto e Dimitri è ormai giunto a metà percorso per una tappa importante di cui anche noi vogliamo condividere il racconto: è il passaggio per la ruta del Che, la strada da percorrere per raggiungere il luogo in cui nel '67 fu ucciso Ernesto Guevara.
Il loro viaggio continua e con esso anche l'impegno solidale e la raccolta fondi per sostenere i progetti che hanno visitato e visiteranno. Vi invitiamo quindi a fare un giro sul loro blog per seguire la loro coraggiosa impresa e magari a contribuire con una donazione.
Buona lettura!
Fidel Castro
Un viaggio nel viaggio. Sucre - La Higuera (tragitto più lineare per raggiungere il luogo dove "han matado al Che") sono 600 km, 300 dei quali di sterrato duro, senza cartelli stradali, senza distanze chilometriche, attraverso zone disabitate.
Ci abbiamo messo 15 ore di auto, 5 in più del previsto. Lungo i finestrini scorrono vallate, vallate e vallate con paesaggi da far west e temperature torride. Il pensiero, inconfessabile per entrambi, era: "se ci si ferma la macchina (sul cui stato di manutenzione non potevamo certo garantire) ci ritrovano morti di sete tra una settimana”. Dunque il massimo delle energie era investito nel tifo per la nostra auto, momento per momento, ma ci siamo sforzati anche di goderci questi paesaggi sconfinati dove l'uomo non è ancora "arrivato" del tutto.
Al bivio decisivo, prima di girare per La Higuera, abbiamo proseguito per Pucara perché, in questi casi, tocca fare i conti (e farli con precisione) con i litri di benzina.
A Pucara doveva esserci il rifornimento ma, arrivati in Paese, ci hanno informato che le scorte erano terminate da giorni: ciò significava rimanere lì, per giorni, in attesa dei rifornimenti.
Per fortuna un signore ci ha suggerito di provare con il gommista che probabilmente aveva qualche litro di riserva e per fortuna il gommista ce l'ha venduto.
Torniamo al bivio e prendiamo per La Higuera. Si capisce che si sta cercando di rendere “commerciale” anche il posto della morte del Che: la strada è stata infatti ribattezzata “Ruta del Che”. Ma molti non ce la fanno. Arrivare qui è semplicemente massacrante.
La Higuera è composta da poche case, immerse nel silenzio del frinire delle cicale sotto il sole, in un caldo asfissiante. Così doveva essere quel 9 ottobre del 1967, quando un colpo di pistola ordinato dalla Cia metteva fine alla vita di Ernesto Guevara, detto "El Che", e faceva nascere un mito.
L'angolo della scuola elementare in cui sarebbe avvenuta l'esecuzione appare macchiato di scuro e all’interno dell’edificio c'è fresco. Oggi, anche per la penuria di bambini ormai migrati in città, è diventato un "museo" dove con pochi cartelloni si racconta la sua storia e che raccoglie molte fototessere di quei pochi che vengono fino qui per testimoniare il loro attaccamento al mito del Comandante.
Nessuno ha deposto fiori perché la vegetazione circostante è formata da arbusti e i fiori acquistati in città non reggerebbero il viaggio.
Alberto strappa il frontespizio della sua copia del "Diario del Che in Bolivia" e lo usiamo per scriverci un messaggio con i nomi nostri e di chi ha chiesto di far arrivare fin qui un segno.
Quando è morto, il Che aveva 39 anni. La nostra età. Ci impressiona confrontare le nostre vite alla sua. Ci impressiona anche pensare a un argentino che lascia onori e seguaci per morire insieme a un gruppo di compagni di Paesi diversi qui, in mezzo alle montagne boliviane, cercando di riscattare un continente senza sostegno né solidarietà… Questa la grandezza del Che e del suo manipolo.
Rimaniamo a La Higuera solo 30 minuti, perché il ritorno sarà lunghissimo. Nei 150 km di sterrato e poi negli altri 150 di asfalto diamo passaggi a diversi boliviani che, come da usanza locale, sono sul bordo della strada con il pollice alzato: una mamma con due bambini e la nonna, un campesino di 69 anni, un 25enne.
Nessuno di loro conosce la figura del Che. Nemmeno il 69enne che al tempo c'era, e che da 69 anni guarda alla luna per piantare patate, nemmeno il 25enne che, deposta la vanga, ha trovato impiego in una ditta che costruisce strade.
Alberto Vaona e Dimitri Avesani
Cicloblogger
Pedalande 2014
Leggi il loro blog
Il loro viaggio continua e con esso anche l'impegno solidale e la raccolta fondi per sostenere i progetti che hanno visitato e visiteranno. Vi invitiamo quindi a fare un giro sul loro blog per seguire la loro coraggiosa impresa e magari a contribuire con una donazione.
Buona lettura!
“Nessuno possiede una risposta onesta, né un’azione coerente che garantisca una reale speranza per i quasi 300 milioni di esseri umani - in gran parte sconsolatamente poveri - che costituiscono la popolazione dell’America Latina; i quali nel giro di 25 anni saranno 600 milioni e hanno diritto a una vita materiale, alla cultura e alla civiltà.
Il silenzio sarebbe, dunque, il comportamento più dignitoso di fronte al gesto del Che e di coloro che caddero con lui per difendere le sue idee con coraggio: perché l’impresa che questo pugno di uomini realizzò, guidato dal nobile ideale di liberare un continente, resterà come la prova più grande di quello che la volontà, l’eroismo e la grandezza umana possono conseguire.
Un esempio che illuminerà le coscienze e condurrà la lotta dei popoli dell’America Latina, perché il grido eroico del Che arriverà alle orecchie attente dei poveri e degli sfruttati per i quali diede la sua vita e molte braccia si alzeranno per impugnare le armi e ottenere la definitiva liberazione.”
Fidel Castro
(Prefazione a "Diario del Che in Bolivia")
Un viaggio nel viaggio. Sucre - La Higuera (tragitto più lineare per raggiungere il luogo dove "han matado al Che") sono 600 km, 300 dei quali di sterrato duro, senza cartelli stradali, senza distanze chilometriche, attraverso zone disabitate.Ci abbiamo messo 15 ore di auto, 5 in più del previsto. Lungo i finestrini scorrono vallate, vallate e vallate con paesaggi da far west e temperature torride. Il pensiero, inconfessabile per entrambi, era: "se ci si ferma la macchina (sul cui stato di manutenzione non potevamo certo garantire) ci ritrovano morti di sete tra una settimana”. Dunque il massimo delle energie era investito nel tifo per la nostra auto, momento per momento, ma ci siamo sforzati anche di goderci questi paesaggi sconfinati dove l'uomo non è ancora "arrivato" del tutto.
A Pucara doveva esserci il rifornimento ma, arrivati in Paese, ci hanno informato che le scorte erano terminate da giorni: ciò significava rimanere lì, per giorni, in attesa dei rifornimenti.
Per fortuna un signore ci ha suggerito di provare con il gommista che probabilmente aveva qualche litro di riserva e per fortuna il gommista ce l'ha venduto.
Torniamo al bivio e prendiamo per La Higuera. Si capisce che si sta cercando di rendere “commerciale” anche il posto della morte del Che: la strada è stata infatti ribattezzata “Ruta del Che”. Ma molti non ce la fanno. Arrivare qui è semplicemente massacrante.
La Higuera è composta da poche case, immerse nel silenzio del frinire delle cicale sotto il sole, in un caldo asfissiante. Così doveva essere quel 9 ottobre del 1967, quando un colpo di pistola ordinato dalla Cia metteva fine alla vita di Ernesto Guevara, detto "El Che", e faceva nascere un mito.
L'angolo della scuola elementare in cui sarebbe avvenuta l'esecuzione appare macchiato di scuro e all’interno dell’edificio c'è fresco. Oggi, anche per la penuria di bambini ormai migrati in città, è diventato un "museo" dove con pochi cartelloni si racconta la sua storia e che raccoglie molte fototessere di quei pochi che vengono fino qui per testimoniare il loro attaccamento al mito del Comandante.
Nessuno ha deposto fiori perché la vegetazione circostante è formata da arbusti e i fiori acquistati in città non reggerebbero il viaggio.
Alberto strappa il frontespizio della sua copia del "Diario del Che in Bolivia" e lo usiamo per scriverci un messaggio con i nomi nostri e di chi ha chiesto di far arrivare fin qui un segno.
Quando è morto, il Che aveva 39 anni. La nostra età. Ci impressiona confrontare le nostre vite alla sua. Ci impressiona anche pensare a un argentino che lascia onori e seguaci per morire insieme a un gruppo di compagni di Paesi diversi qui, in mezzo alle montagne boliviane, cercando di riscattare un continente senza sostegno né solidarietà… Questa la grandezza del Che e del suo manipolo.
Rimaniamo a La Higuera solo 30 minuti, perché il ritorno sarà lunghissimo. Nei 150 km di sterrato e poi negli altri 150 di asfalto diamo passaggi a diversi boliviani che, come da usanza locale, sono sul bordo della strada con il pollice alzato: una mamma con due bambini e la nonna, un campesino di 69 anni, un 25enne.
Nessuno di loro conosce la figura del Che. Nemmeno il 69enne che al tempo c'era, e che da 69 anni guarda alla luna per piantare patate, nemmeno il 25enne che, deposta la vanga, ha trovato impiego in una ditta che costruisce strade.
Alberto Vaona e Dimitri Avesani
Cicloblogger
Pedalande 2014
Leggi il loro blog
lunedì 24 marzo 2014
Donare oggi è ancora più vantaggioso
Con il mese di marzo comincia la corsa al recupero di scontrini e ricevute utili per detrarre o dedurre dalla dichiarazione dei redditi tutto ciò che è possibile. E da quest’anno per i sostenitori di Progetto Mondo c’è una buona notizia: le donazioni del 2013 saranno detraibili fino al 24%, rispetto al 19% dell’anno precedente, e la percentuale aumenterà al 26% a decorrere dall’anno 2014.
La legge 6 luglio 2012 n. 96, infatti, ha sancito che la detraibilità delle erogazioni liberali a favore di Onlus e di iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con Dpcm, venga equiparata a quella per le erogazioni liberali ai partiti.
Questo significa una grande opportunità per i donatori che, oltre a beneficiare di questi vantaggi fiscali, vedranno premiata la loro generosità e sensibilità nell’avere scelto di investire per il settore del no profit. Ed è un risultato positivo anche per le Onlus stesse che, da anni, chiedono un occhio di riguardo per tutti quei cittadini che ogni anno rinnovano il proprio segnale di solidarietà verso chi ne ha più bisogno, anche in un momento di crisi economica come questa che sta davvero colpendo tutta la società.
Il limite massimo annuo su cui calcolare la detrazione resta fissato a 2.065 euro, e viene confermato che, per usufruire di questo vantaggio fiscale, il versamento dell’erogazione deve essere effettuato tramite banca, ufficio postale o altri sistemi di pagamento tracciabili (carte di debito, di credito, prepagate, eccetera). Va ricordato quindi a tutti i donatori di conservare le copie dei propri versamenti che verranno richieste dagli Enti preposti in allegato alla dichiarazione dei redditi. E nella compilazione della dichiarazione non dimenticate la possibilità di destinare il 5 per mille a ProgettoMondo, inserendo nell’apposito spazio dedicato alle Onlus il codice fiscale 80154990586.
È un gesto che non costa nulla, ma che può fare la differenza per il resto del mondo!
Porta sempre con te il codice fiscale di ProgettoMondo!
La legge 6 luglio 2012 n. 96, infatti, ha sancito che la detraibilità delle erogazioni liberali a favore di Onlus e di iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con Dpcm, venga equiparata a quella per le erogazioni liberali ai partiti.
Questo significa una grande opportunità per i donatori che, oltre a beneficiare di questi vantaggi fiscali, vedranno premiata la loro generosità e sensibilità nell’avere scelto di investire per il settore del no profit. Ed è un risultato positivo anche per le Onlus stesse che, da anni, chiedono un occhio di riguardo per tutti quei cittadini che ogni anno rinnovano il proprio segnale di solidarietà verso chi ne ha più bisogno, anche in un momento di crisi economica come questa che sta davvero colpendo tutta la società.
Il limite massimo annuo su cui calcolare la detrazione resta fissato a 2.065 euro, e viene confermato che, per usufruire di questo vantaggio fiscale, il versamento dell’erogazione deve essere effettuato tramite banca, ufficio postale o altri sistemi di pagamento tracciabili (carte di debito, di credito, prepagate, eccetera). Va ricordato quindi a tutti i donatori di conservare le copie dei propri versamenti che verranno richieste dagli Enti preposti in allegato alla dichiarazione dei redditi. E nella compilazione della dichiarazione non dimenticate la possibilità di destinare il 5 per mille a ProgettoMondo, inserendo nell’apposito spazio dedicato alle Onlus il codice fiscale 80154990586.
È un gesto che non costa nulla, ma che può fare la differenza per il resto del mondo!
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