“Dopo la chiusura del G8 all’Aquila, il giudizio complessivo sul vertice rimane sospeso in attesa di vedere come le dichiarazioni di impegno vengano tradotte in politiche concrete”. Parole di Sergio Marelli, direttore Generale di Volontari nel mondo FOCSIV, in occasione dell’incontro degli sherpa (i rappresentanti personali dei capi di Stato e di governo incaricati di preparare le posizioni dei propri Paesi ai vertici) a Washington per la preparazione al Summit del G20 di Pittsburgh dal 24 a 26 settembre prossimi.
Tra i temi in agenda, la crescita dell’economia mondiale, quindi la riflessione su come far ripartire la domanda evitando però che si ricreino le condizioni che hanno causato la crisi, anzi ponendo le basi per un sistema monetario stabile e stimolando la domanda interna cinese. Inoltre, quello degli sherpa è il primo appuntamento dopo il G8 per chiudere anche la partita sul clima partendo proprio dalle dichiarazioni adottate all’Aquila. Per questo motivo, “nell’ambito della campagna FOCSIV Crea un clima di giustizia, riconoscendo la positività dell’impegno assunto dai G8 con la dichiarazione finale sul clima, ricordiamo al nostro Governo che limitare a 2° C il riscaldamento globale significa oggi stanziare risorse sufficienti per l’adattamento dei Paesi in via di sviluppo”, sottolinea Marelli.
Al riguardo, il Direttore Generale della FOCSIV ricorda come le conseguenze dei cambiamenti climatici condannino almeno ottocentomilioni di persone ad una povertà estrema causata dall’aumento del livello del mare, dalla siccità, dall’incidenza delle malattie tropicali e da altri fenomeni naturali o, in alternativa, a migrare per poter continuare a vivere. “È alla luce di ciò che si rende necessario arrivare ai 50 miliardi di dollari all’anno per l’adattamento, ovvero per riparare i danni che i cambiamenti climatici fanno e faranno in particolare nei paesi più poveri” dice Marelli che conclude ricordando come “il G20, prima tappa di verifica degli impegni presi all’Aquila, a cominciare dal clima, sarà anche il primo banco di prova per confermare le parole con i fatti”.
venerdì 31 luglio 2009
giovedì 30 luglio 2009
Honduras: stato di fermo per 500 persone. Anche la moglie di Zelaya
La giornalista di una radio locale - arrestata e poi rilasciata, in quanto membro della delegazione di diritti umani del Comitato federativo autonomo diritti umani (Coffadeh) in cui si trovava anche Ellen Verryt dell'ong Solidarietà Mondiale – ha riferito che in tutto ci sono almeno 500 persone in stato di fermo. Tra queste anche la moglie del Presidente Zelaya, Xiomara Castro, e tre deputati del Partito di Unificazione Democratica: Silvia Ayala, César Ham e Marvin Ponce.
La polizia al confine ha il comando delle operazioni e cammina armata insieme ai militari, con giubbotti antiproiettile, bombe lacrimogene e non solo. Nella zona si è anche notata la presenza di alcuni franchi tiratori.
Una signora, proprietaria di una piccola trattoria, che vive in una comunità vicina alla frontiera, si è preoccupata di dare cibo e acqua ai manifestanti, che da alcuni giorni sono sotto il cocente sole o la pioggia torrenziale dell’inverno tropicale. Ma poco dopo i militari le hanno ordinato di chiudere la piccola trattoria.
Una delegazione per i diritti umani, venuta a conoscenza della presenza di alcuni feriti, ha chiesto all’ufficiale a capo di uno dei posti di blocco - un tenente colonnello di cognome Amaya – di concederle il passaggio. Anche per permetterle di consegnare viveri e vestiti a chi ormai da 5 giorni si trova sotto le intemperie. L’ufficiale non ha concesso il passaggio, nonostante le insistenze anche di alcuni deputati.
Secondo le parole della giornalista, la strategia adottata è di implementare il "Piano BJ", il Piano di Billy Joya, militare torturatore durante gli anni 80, che consiste in guerra psicologica, cerchio mediatico e contrattazione di sicari.
L’ultima importante notizia trasmessa dall’unica TV che riporta i fatti nella loro completezza, Cholusat Sur, riferisce che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato la revoca di quattro visti diplomatici di funzionari del governo presieduto da Roberto Micheletti, come parte come delle misure di pressione di Washington per spingere il ritorno al potere del deposto presidente Manuel Zelaya.
Ian Kelly, portavoce del Dipartimento di Stato, informa che sono sotto revisione anche tutti i visti dei funzionari del governo sorto un mese fa, dopo il colpo di Stato contro Zelaya.
Anche l’Unione Europea si appresterebbe ad assumere la stessa decisione degli USA: il ministro degli Esteri spagnolo ieri ha dichiarato che proporrà di sospendere il visto ai golpisti.
Intanto Tegucigalpa ogni giorno è teatro di manifestazioni pacifiche, organizzate dal fronte a favore del rientro di Zelaya. E la polizia manifesta la sua intolleranza contro chi protesta senza violenza e vorrebbe soltanto un governo degno e democratico.
PINO DE SETA, cooperante ProggettoMondo Mlal in Honduras
mercoledì 29 luglio 2009
Giovani studenti al rientro dal Nicaragua: qualcosa è cambiato
I nove giovani studenti torinesi in viaggio con ProgettoMondo Mlal sono rientrati lunedì dal Nicaragua. Erano partiti il 10 luglio pieni di aspettative e curiosità, e ritornano un po' a malincuore, con nuovi spunti di riflessione nella testa e una maggiore consapevolezza della realtà in cui vivono. Francesco e Stefano ci raccontano le loro ultime impressioni.
Scrive Francesco:
“Tornerò sicuramente diverso dopo questa esperienza, e consapevole del fatto che non ho mai fatto assolutamente nulla per meritarmi una vita così adagiata e distante dalla povertà.
Il nostro viaggio è giunto al termine, e non ci resta che tornare alla solita vita quotidiana di città. Ora vivremo le nostre giornate in modo diverso, o per lo meno consapevoli del fatto che la nostra vita è piena di cose futili di cui potremmo fare a meno. In questo viaggio ho conosciuto culture totalmente differenti dalla nostra così egocentrica e consumista. In Nicaragua si vive in piccole comunità di baracche fatte di legno e lamiere, in cui la solidarietà interfamiliare è necessaria per andare avanti. In Italia invece si conosce a mala pena il nome del proprio vicino di casa.
Una cosa che particolarmente mi ha colpito sono i ragazzi. La loro è un’adolescenza cortissima poiché devono subito essere pronti a diventare uomini lavorando nel campo o andando a vendere per strada, in modo da aiutare economicamente la famiglia.
Per loro la scuola è l’unico strumento possibile per risollevare se stessi e la propria famiglia dalla povertà: la scuola è un’opportunità, un investimento per il futuro, e non qualcosa di vissuto come un obbligo, come succede da noi. ProgettoMondo Mlal con i suoi vari progetti rappresenta un'ulteriore opportunità che viene offerta ai giovani. Ne è un esempio il progetto Edad de oro, attraverso il quale ragazzi di strada con un futuro fatto di violenza, delinquenza e droga, possono riscattarsi cominciando una nuova vita.
Per Stefano con lunedì si è giunti alla “fine di un fantastico viaggio, nonché preziosissima esperienza”. E racconta: “Molte sono le cose che ho potuto imparare da questa avventura, conoscendo un paese a me assolutamente estraneo. Sono venuto a contatto con una cultura, un clima e uno stile di vita completamente differenti e, soprattutto, a differenza di quanto è accaduto in viaggi passati, questa volta si è trattato di un contatto diretto con le persone, la loro cultura e le loro usanze.
Per me è stato davvero straordinario vedere come un paese economicamente così povero, sia in realtà ricco di persone straordinarie, che hanno vissuto vite incredibili e che possono vantare un carico di esperienze invidiabili. Molte sono state le persone coinvolte nello sviluppo e nella crescita di questo paese, che lavorano nei vari progetti e impegnano la loro vita per il benessere altrui. Tra tutti spicca Maria, ragazza che lavora nel progetto Edad de oro a Leon, la cui personalità ed esperienze di vita mi hanno fatto sentire inutile e insignificante: sento che lei e le altre numerose persone che abbiamo conosciuto in questi 20 giorni, saranno per me una grande fonte di ispirazione.
Un breve video sul progetto Edad De Oro, più volte citato dai ragazzi:
Scrive Francesco:
“Tornerò sicuramente diverso dopo questa esperienza, e consapevole del fatto che non ho mai fatto assolutamente nulla per meritarmi una vita così adagiata e distante dalla povertà.
Una cosa che particolarmente mi ha colpito sono i ragazzi. La loro è un’adolescenza cortissima poiché devono subito essere pronti a diventare uomini lavorando nel campo o andando a vendere per strada, in modo da aiutare economicamente la famiglia.
Per Stefano con lunedì si è giunti alla “fine di un fantastico viaggio, nonché preziosissima esperienza”. E racconta: “Molte sono le cose che ho potuto imparare da questa avventura, conoscendo un paese a me assolutamente estraneo. Sono venuto a contatto con una cultura, un clima e uno stile di vita completamente differenti e, soprattutto, a differenza di quanto è accaduto in viaggi passati, questa volta si è trattato di un contatto diretto con le persone, la loro cultura e le loro usanze.
Un breve video sul progetto Edad De Oro, più volte citato dai ragazzi:
lunedì 27 luglio 2009
Honduras: un fine settimana di morti e violenza
Il golpe in Honduras continua a togliere vite. Il fine settimana passato è stato funestato da ben tre morti, segno di una realtà in profonda crisi.
Prima è toccato a Pedro Muñoz, ragazzo di 23 anni, che è stato trovato morto la mattina di sabato 25 luglio in una località vicina alla frontiera con il Nicaragua, dove si era recato insieme ad alcuni amici per ricevere il presidente Zelaya.
A un certo punto un veicolo della polizia lo aveva prelevato e da quel momento non si erano più avute sue notizie, fino al giorno dopo, con il rinvenimento del corpo, coperto di colpi prodotti da oggetti o dovuti a torture.
Ai funerali del ragazzo, domenica 26, stavano partecipando due poliziotti in incognito, gli amici si sono accorti della loro presenza e li hanno aggrediti. Soltanto l’intervento di alcune donne ha evitato il linciaggio. Le donne non sono però riuscite a evitare che il gruppo di ragazzi incendiasse l’auto dei poliziotti.
Nel frattempo domenica altri due ragazzi morivano all’uscita della partita di calcio Olimpia-Motagua, un classico del campionato honduregno. I sostenitori dell’Olimpia si sono scatenati contro la polizia, e restano ancora da accertare i motivi. Un poliziotto, chiaramente ripreso dalla telecamere delle Tv locali, ha iniziato a sparare ad altezza uomo dirigendosi verso i tifosi. Soltanto l’intervento di un altro agente, che ha tolto la pistola dalle mani del collega, ha evitato la strage. Le pallottole del poliziotto sono comunque riuscite a registrare in poco tempo un bilancio tragico: due i morti, un giovane architetto di 26 anni e un ragazzo di 17.
E non finisce qui. La polizia all’improvviso ha caricato il gruppo di tifosi - anche ragazzi e ragazze per terra, assolutamente indifesi - e ha iniziato a picchiarli con manganelli e bastoni. In ospedale si calcola siano state trasportate circa 150 persone.
Per quanto riguarda la giustificazione dei fatti, secondo la polizia e alcuni deputati intervistati da una TV locale, la responsabilità sarebbe da addossare ad alcuni nicaraguensi, infiltrati al fine di destabilizzare il governo attuale, a sostegno del presidente deposto Zelaya.
Continua intanto il coprifuoco. Dalle 18 alle 6 del mattino nei dipartimenti confinanti con il Nicaragua e dalle 23 alle 5 nel resto del paese.
Tutto ciò mentre Micheletti continua a mentire sul colpo di stato, e vari ministri, ogni giorno, e per due o tre volte al giorno, si presentano in TV dicendo che in Honduras si vive in democrazia, pace e tranquillità.
PINO DE SETA, cooperante di ProgettoMondo Mlal in Honduras
Prima è toccato a Pedro Muñoz, ragazzo di 23 anni, che è stato trovato morto la mattina di sabato 25 luglio in una località vicina alla frontiera con il Nicaragua, dove si era recato insieme ad alcuni amici per ricevere il presidente Zelaya.
Ai funerali del ragazzo, domenica 26, stavano partecipando due poliziotti in incognito, gli amici si sono accorti della loro presenza e li hanno aggrediti. Soltanto l’intervento di alcune donne ha evitato il linciaggio. Le donne non sono però riuscite a evitare che il gruppo di ragazzi incendiasse l’auto dei poliziotti.
Nel frattempo domenica altri due ragazzi morivano all’uscita della partita di calcio Olimpia-Motagua, un classico del campionato honduregno. I sostenitori dell’Olimpia si sono scatenati contro la polizia, e restano ancora da accertare i motivi. Un poliziotto, chiaramente ripreso dalla telecamere delle Tv locali, ha iniziato a sparare ad altezza uomo dirigendosi verso i tifosi. Soltanto l’intervento di un altro agente, che ha tolto la pistola dalle mani del collega, ha evitato la strage. Le pallottole del poliziotto sono comunque riuscite a registrare in poco tempo un bilancio tragico: due i morti, un giovane architetto di 26 anni e un ragazzo di 17.
E non finisce qui. La polizia all’improvviso ha caricato il gruppo di tifosi - anche ragazzi e ragazze per terra, assolutamente indifesi - e ha iniziato a picchiarli con manganelli e bastoni. In ospedale si calcola siano state trasportate circa 150 persone.
Per quanto riguarda la giustificazione dei fatti, secondo la polizia e alcuni deputati intervistati da una TV locale, la responsabilità sarebbe da addossare ad alcuni nicaraguensi, infiltrati al fine di destabilizzare il governo attuale, a sostegno del presidente deposto Zelaya.
Continua intanto il coprifuoco. Dalle 18 alle 6 del mattino nei dipartimenti confinanti con il Nicaragua e dalle 23 alle 5 nel resto del paese.
Tutto ciò mentre Micheletti continua a mentire sul colpo di stato, e vari ministri, ogni giorno, e per due o tre volte al giorno, si presentano in TV dicendo che in Honduras si vive in democrazia, pace e tranquillità.
PINO DE SETA, cooperante di ProgettoMondo Mlal in Honduras
sabato 25 luglio 2009
Zelaya sul confine, tenta il rientro in Honduras
Il presidente Zelaya ha toccato finalmente il suolo honduregno, dopo 26 giorni dal colpo di Stato che prosegue il suo governo illegittimo, pur senza il riconoscimento della comunità internazionale.
Ieri, 24 luglio, mentre il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya si dirigeva al posto di frontiera tra il Nicaragua e l'Honduras a Las Manos, migliaia di honduregni pronti a riceverlo sono stati bloccati brutalmente. Al primo posto di controllo, a scarsi chilometri della capitale, le persone sono state obbligate ad abbandonare autobus e automobili. Nonostante questo, in migliaia hanno camminato per vari chilometri – anche senza mangiare - per potere avanzare verso la frontiera.
Alle 11.35 il governo in carica ha decretato, a sorpresa, il coprifuoco nei dipartimenti che confinano con il Nicaragua a partire da mezzogiorno, con sospensione delle garanzie costituzionali e la chiara intenzione di reprimere le manifestazioni e il ricevimento di Zelaya da parte dei suoi sostenitori.
Nelle prime ore del pomeriggio i militari hanno cominciato a sparare e lanciare gas lacrimogeni in vari punti, e si sono confermate due persone ferite con impatti di pallottola, uno all'orecchio e l'altro al braccio: entrambe sono state trasferite all'ospedale di Danlí.
Zelaya, una volta raggiunta la frontiera, ha chiesto ai militari honduregni di poter parlare con il Capo dello Stato Maggiore dell'esercito che lo ha deposto, il Generale Romeo Vázquez. “Mi comunichi con l'alto comando", ha detto al colonnello di fronte alle truppe distaccate nella frontiera che a sua volta ha dichiarato a Zelaya: “Noi non abbiamo niente contro di lei.”
Poco dopo, decine di seguaci sono arrivati dalla montagna che divide le due nazioni.
Alle 16. 50 viene confermato che poliziotti e militari hanno fermato decine di giovani, contadini, uomini e donne. Le persone fermate temono per la loro vita poiché non sanno dove verranno condotte, e i poliziotti si rifiutano di offrire qualsiasi tipo di informazione su dove le porteranno.
PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras
Ieri, 24 luglio, mentre il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya si dirigeva al posto di frontiera tra il Nicaragua e l'Honduras a Las Manos, migliaia di honduregni pronti a riceverlo sono stati bloccati brutalmente. Al primo posto di controllo, a scarsi chilometri della capitale, le persone sono state obbligate ad abbandonare autobus e automobili. Nonostante questo, in migliaia hanno camminato per vari chilometri – anche senza mangiare - per potere avanzare verso la frontiera.
Alle 11.35 il governo in carica ha decretato, a sorpresa, il coprifuoco nei dipartimenti che confinano con il Nicaragua a partire da mezzogiorno, con sospensione delle garanzie costituzionali e la chiara intenzione di reprimere le manifestazioni e il ricevimento di Zelaya da parte dei suoi sostenitori.
Nelle prime ore del pomeriggio i militari hanno cominciato a sparare e lanciare gas lacrimogeni in vari punti, e si sono confermate due persone ferite con impatti di pallottola, uno all'orecchio e l'altro al braccio: entrambe sono state trasferite all'ospedale di Danlí.
Zelaya, una volta raggiunta la frontiera, ha chiesto ai militari honduregni di poter parlare con il Capo dello Stato Maggiore dell'esercito che lo ha deposto, il Generale Romeo Vázquez. “Mi comunichi con l'alto comando", ha detto al colonnello di fronte alle truppe distaccate nella frontiera che a sua volta ha dichiarato a Zelaya: “Noi non abbiamo niente contro di lei.”
Poco dopo, decine di seguaci sono arrivati dalla montagna che divide le due nazioni.
Alle 16. 50 viene confermato che poliziotti e militari hanno fermato decine di giovani, contadini, uomini e donne. Le persone fermate temono per la loro vita poiché non sanno dove verranno condotte, e i poliziotti si rifiutano di offrire qualsiasi tipo di informazione su dove le porteranno.
PINO DE SETA, cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras
venerdì 24 luglio 2009
In viaggio a Rio de Janeiro
Un viaggio alternativo, quello dei giovani piacentini partiti per il Brasile insieme alla nostra ex cooperante e referente del gruppo ProgettoMondo Mlal Piacenza, Danila Pancotti. Un viaggio di cui il Comune di Piacenza si è reso copromotore insieme a ProgettoMondo Mlal. Da Rio de Janeiro, dove il gruppo è in visita ai progetti della nostra associazione, uno dei ragazzi, Filippo Mancini, ci ha inviato la sua prima testimonianza.Scrive Filippo: "Riassumere gli aspetti e le impressioni del Brasile è pressochè impossibile. Qui tutto è differente, anche se una cosa si capisce subito: il perché i brasiliani in Italia sono tutti vittime della cosiddetta “saudade”.
Il nostro viaggio, alternativo rispetto a quello di altri, ci sta facendo prendere contatto con tutti gli aspetti del lavoro che ProgettoMondo Mlal svolge a Rio de Janeiro: la città carioca che non dorme mai e che, se ti prende, non ti lascia più.
Parlare del contesto è necessario. Rio de Janeiro, la seconda città del Brasile, è un qualcosa a sè, che non si può giudicare senza vedere. Non è tutto come Ipanema o Copacabana, c'è ben altro. Ci sono favelas che si estendono per chilometri, ci sono zone dove la notte non passa nessuno, dove la polizia è violenta come o peggio di molti criminali. Le favelas controllate dal narcotraffico sono le peggiori. Gente armata presidia gli ingressi, facce scure e sempre tese. Già il fatto di dover di essere accompagnati per entrarvi è qualcosa di cruento. Poi ci sono i racconti.Racconti di morti per gli scontri con la polizia, storie di corruzione, di sfere di influenza e di privazioni.
Ma ci sono anche le lotte al degrado, all´HIV e a tutte le forme di brutalità che l´uomo possa produrre. C'è tanta voglia di fare e tanti giovani - la speranza del mondo - che vogliono questo cambiamento più di qualunque altra cosa.
L'aspetto piú istituzionale del nostro viaggio ci ha portati a vedere tante realtà, ognuna con la sua storia e il suo dolore, le sue lotte e le sue conquiste. Come quella del progetto "Per una regione di nuovi cittadini" (Derechos Direitos), programma con cui ProgettoMondo Mlal e l'associazione Fase hanno portato molti ragazzi delle favelas alla consapevolezza, al bisogno di essere qualcosa di vero: non piú solo abitanti di una favela, ma anche liberi cittadini con diritti che prima non avevano mai avuto.
Poi c'è Trama, partner che lavora insieme a ProgettoMondo Mlal nel programma “La strada delle bambine” per combattere lo sfruttamento della prostituzione, soprattutto minorile, e la tratta degli esseri umani, e ripristinare diritti molto spesso negati.
Con Trama lavora anche l'ong Ibiss, in particolare a Villa Cruzeiro, nota favela a nord della città, dove è nata una struttura di accoglienza per bambini.
Connessi a questi progetti ne abbiamo visti anche altri, che coinvolgono sempre giovani e bambini, stanchi di vivere in realtà problematiche senza muovere un dito.
Il gruppo sta vivendo questo Paese in modo intenso, dalle cose più semplici e strane - come i pagamenti obbligatori dell´autobus o l'aglio sopra ogni cibo - alle cose piú difficili o complesse, come andare in favelas e in posti carichi di tensione: stiamo affrontando tutto in modo incredibile e affiatato, e ad accompagnare le nostre giornate ci sono l’allegria e la felicitá che contraddistinguono ogni buon brasilano.
Per cui saluti a tutti da chi vi scrive, Filippo, e dal resto della truppa: Sara, Luca, Elena e naturalmente Danila".
(Nella foto in alto, insieme a Filippo Mancini e Danila Pancotti, Sara Alberici, Luca Edoardo Moncaleano ed Elena Zagnoni).
giovedì 23 luglio 2009
Racconti: Studenti torinesi in viaggio in Nicaragua
Continuano i racconti di viaggio dei giovani studenti torinesi alla scoperta del Nicaragua insieme a ProgettoMondo Mlal. Questa volta tocca a Martina e a Marco raccontare, senza filtri, come prosegue il campo di solidarietà che li vede protagonisti di questa preziosa esperienza.
Inizia Martina: “Sono davvero troppe le impressioni raccolte in questo viaggio, e non saprei da che parte cominciare se non dalle sensazioni e i sentimenti vissuti. Siamo qui da una settimana e, giunta ormai al “Giro di Boa”, posso dire di non voler più tornare indietro.
Perché devo tornare tra il grigiore insulso di palazzi alti 10 piani quando qui si può avere un sorriso per ogni persona che si incontra per strada? Un sorriso non vale niente a Torino.
Qui invece per ogni persona sei importante. Ogni uomo o donna che sia è importante per la comunità che lo circonda, una comunità composta da persone, anziani, adulti, ragazzi e, soprattutto, bambini. I bambini... loro sono straordinari. L’esperienza conclusa alla Casona del progetto “Edad de Oro” è stata qualcosa di davvero meraviglioso. Siamo riusciti ad aggirare facilmente il problema della lingua, da alcuni parlucchiata da altri inventata di sana pianta. I bambini se ne fregano, ti guardano come se fossi un alieno perché sei bianco, ma dopo un primo momento di paura sono pronti a chiederti da dove vieni, a cercare di scoprire lentamente un mondo che hanno visto solo in televisione, un mondo che spesso gli viene imposto come il mondo dei Gringos, un mondo non alla loro portata.
Ma poi si rendono conto che siamo come loro. Certo, con qualche anno in più, ma siamo fatti della stessa pasta. I bambini ti danno tutto senza che gli venga chiesto nulla e tu ti trovi automaticamente pronto a dargli tutto l’affetto di cui hanno bisogno, affetto che non hanno forse mai potuto provare sulla loro pelle a causa delle situazioni familiari devastate. Per loro un abbraccio sembra valere una vita. È stata un’esperienza forte ma da cui non tornerei mai indietro,soprattutto quando i bambini con cui abbiamo collaborato ci hanno guardato chiedendoci quando ci saremmo potuti rivedere ed è stato tristissimo dovergli dire un “Mai”, parola che sono troppo abituati a sentire. Quest’esperienza mi ha dato molto, forse più di quello che mi aspettavo in partenza. Come non mi capitava da tanto tempo, sono felice”.
Marco dall'esperienza si aspetta ancora molte belle sorprese! “Questo viaggio in Nicaragua si sta rivelando una vera scoperta.
Quando sono partito non avevo la minima idea di cosa avrei visto e di cosa avrei trovato! Una volta arrivato ho potuto conoscere una realtà totalmente diversa da quella a cui ero abituato e nei primi giorni è stato difficile riuscire a integrarsi nell’atmosfera. Ma poi è tutto venuto da sé, grazie alle numerose attività di interscambio fatte nei vari progetti di ProgettoMondo Mlal.
All’interno di questi progetti abbiamo conosciuto molti giovani simpatici e contenti della nostra presenza! Ho trovato molto interessanti le attività proposte da questi progetti, come “Futuro giovane” che prevede microcrediti per i giovani per aiutarli a lanciare un'attività, oppure “Salinas Cresce” che, oltre a essere un centro ricreativo per i giovani, ha anche una panetteria che da poco si è messa in moto e si sta sviluppando sempre di più.
L’altro progetto interessante che abbiamo visitato è quello di “Edad de oro” che consiste in un centro dove i giovani si radunano per attività di doposcuola e di gioco e dove ci hanno accolti con l'invito a sfidarci a calcio: Italia contro Nicaragua. I ragazzini di questo centro sono tutti molto attivi e vivaci con tanta voglia di fare e di intrattenerci con i loro giochi”.
Inizia Martina: “Sono davvero troppe le impressioni raccolte in questo viaggio, e non saprei da che parte cominciare se non dalle sensazioni e i sentimenti vissuti. Siamo qui da una settimana e, giunta ormai al “Giro di Boa”, posso dire di non voler più tornare indietro.
Perché devo tornare tra il grigiore insulso di palazzi alti 10 piani quando qui si può avere un sorriso per ogni persona che si incontra per strada? Un sorriso non vale niente a Torino.
Ma poi si rendono conto che siamo come loro. Certo, con qualche anno in più, ma siamo fatti della stessa pasta. I bambini ti danno tutto senza che gli venga chiesto nulla e tu ti trovi automaticamente pronto a dargli tutto l’affetto di cui hanno bisogno, affetto che non hanno forse mai potuto provare sulla loro pelle a causa delle situazioni familiari devastate. Per loro un abbraccio sembra valere una vita. È stata un’esperienza forte ma da cui non tornerei mai indietro,soprattutto quando i bambini con cui abbiamo collaborato ci hanno guardato chiedendoci quando ci saremmo potuti rivedere ed è stato tristissimo dovergli dire un “Mai”, parola che sono troppo abituati a sentire. Quest’esperienza mi ha dato molto, forse più di quello che mi aspettavo in partenza. Come non mi capitava da tanto tempo, sono felice”.
Marco dall'esperienza si aspetta ancora molte belle sorprese! “Questo viaggio in Nicaragua si sta rivelando una vera scoperta.
L’altro progetto interessante che abbiamo visitato è quello di “Edad de oro” che consiste in un centro dove i giovani si radunano per attività di doposcuola e di gioco e dove ci hanno accolti con l'invito a sfidarci a calcio: Italia contro Nicaragua. I ragazzini di questo centro sono tutti molto attivi e vivaci con tanta voglia di fare e di intrattenerci con i loro giochi”.
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