lunedì 18 marzo 2013

Papa Francesco visto da Sud

Nuove voci si aggiungono alle molte che hanno dato in questi giorni la loro opinione sul nuovo eletto Papa Francesco. In questo caso si tratta di voci che arrivano da rappresentanti illustri e autorevoli della Chiesa latinoamericana, e in particolare di quella parte militante e impegnata da sempre nella difesa dei deboli, degli emarginati e dei loro diritti.
Eduardo Rojas Zepeda, ex segretario esecutivo della Vicaria della Pastorale Sociale di Santiago del Cile, attualmente consulente per i diritti umani della Conferenza Episcopale Latinoamericana, e Monsignor Alfonso Baeza Donoso, ex Vicario della Pastorale Sociale e presidente onorario di Caritas Santiago, sono persone che Progettomondo Mlal conosce molto da vicino, essendo stati per molti anni interlocutori per numerosi progetti realizzati insieme.
Hanno diretto insieme, sin dai difficili anni di Pinochet, e poi per molto tempo dopo il ritorno alla democrazia, una delle istituzioni simbolo della resistenza alla barbarie della dittatura cilena e della difesa strenua dei diritti umani di tanti cittadini perseguitati, la Vicaria della Solidarietà appunto, trasformata poi in Vicaria della Pastorale Sociale.
A Eduardo e padre Alfonso è andato perciò naturale il nostro pensiero all’elezione del Cardinal Bergoglio a Papa. Data la loro esperienza e storia personale, avere anche la loro opinione era per noi interessante.
“Siamo rimasti tutti molto ben impressionati dai suoi primi gesti e dichiarazioni, davvero di speranza”, dice Eduardo.
Anche se né padre Alfonso né Eduardo ci hanno mai lavorato insieme, hanno entrambi buone referenze di Papa Francesco. Al tempo della Vicaria della Solidarietà non mancarono –è vero- le accuse di complicità e connivenza di vari vescovi e preti con la dittatura argentina, ma nessuna contro il Cardinal Bergoglio.
<![endif]-->Come ha sottolineato anche il premio Nobel per la pace Aldolfo Perez – Esquivel, in generale durante la dittatura la Chiesa argentina ha commesso un peccato di omissione, e questa è sicuramente una colpa che pesa sull’istituzione e che molti nel Paese non hanno perdonato.
“Ma è vero anche in Argentina – spiega ancora Eduardo – non c’è mai nemmeno stata una struttura come la Vicaria della Solidarietà, o un’iniziativa per difendere i diritti dei perseguitati coordinata dalla Conferenza Episcopale, e nemmeno un Cardinale come Raul Silva Enriquez” (fondatore della Vicaria della Solidarietà e nemico dichiarato di Pinochet).
Ma queste azioni non nascono dal niente: in Cile la Chiesa cilena ha promosso la riforma agraria, e già dagli anni ’50 aveva prodotto documenti firmati da tutti i vescovi sulle tematiche della giustizia sociale, cosa che non era avvenuta in Argentina, dove, mancando l’esperienza di una collaborazione sul piano politico e sociale, non è mai stata nemmeno data l’occasione per una rapida e costruttiva reazione alla tragedia della dittatura. C’è stato invero lo spazio per azioni individuali, come quelle attribuite al Cardinal Bergoglio, per salvare persone singole, aiutandole a nascondersi o a uscire dal Paese, ma non interventi a forte impatto politico.
Le ombre di un passato così tragico, e non ancora risolto, non possono ovviamente essere ignorate. Ogni latinoamericano che abbia svolto un ruolo pubblico durante quegli anni ne porta infatti traccia su di sé e deve, in qualche modo, renderne conto.
Ciò nonostante - ci dicono i nostri autorevoli amici cileni - l’elezione di Papa Francesco è comunque un evento che dà speranza anche ai migliori protagonisti della Chiesa e della società latinoamericana, che seppure non dimenticano il passato sono consapevoli di avere a che fare con un cambiamento di portata storica. Ecco perché tutti in Sudamerica si augurano che, ben alimentate dai primi passi compiuti dal nuovo Papa, queste aspettative non vengano deluse.

Francesco Pulejo
ex cooperante ProgettoMondo Mlal Cile

venerdì 15 marzo 2013

Primo Francesco, primo latinoamericano, primo gesuita: segni dei tempi anche per la Chiesa cattolica


Lima, 14 marzo 2013 - di Mario Mancini, ProgettoMondo Mlal. Primo Francesco, primo latinoamericano, primo gesuita. E per di più con un solo polmone, l’altro asportato in gioventù per un problema respiratorio, figlio di genitori italiani astigiani EMIGRANTI (immaginate un giorno un Papa Perez italiano figlio di ecuadoregni, ma anche se fosse solo un Rodriguez sindaco di Busto Arsizio) in Argentina, e tifoso della squadra del San Lorenzo de Almagro, i “cuervos” , tra i 5 club “grandi” dell’Argentina, e quindi considerato “santo” dalla culla.
In questi primi giorni di elezione, pullulano sul web biografie e tutte coincidono su molti aspetti: grande austerità, semplicità e rifiuto di qualsiasi forma di lusso, vicinanza con gli ultimi, profonda esperienza pastorale; ma anche conservatore con i progressisti – freddezza per la Teologia della liberazione, radicale opposizione alle coppie gay-, e progressista con i conservatori – ultima omelia contro l’ipocrisia dei sacerdoti che non battezzano i figli avuto fuori dal matrimonio, come “gli ipocriti di oggi, quelli che clericalizzano la Chiesa, quelli che allontanano il popolo di Dio dalla salvezza”.  
E un grande punto interrogativo mai pienamente risolto: il suo comportamento durante la dittatura militare (1976-1983), quando era provinciale della Compagnia di Gesú (1973-1979).
Sul quotidiano argentino, progressista “Pagina 12” ci sono alcuni articoli interessanti, soprattutto uno di Horacio Verbitsky che lo definisce un “ersatz”, che in tedesco vuol dire qualcosa di qualità inferiore, un succedaneo. Questo giornalista di investigazione ha scritto vari libri sui rapporti tra Chiesa Cattolica e dittatura militare, tra cui L' isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, in cui cita il caso di due gesuiti rapiti e torturati dai militari e poi rilasciati che, secondo le accuse, furono “consegnati” da Bergoglio: un’accusa da lui sempre respinta avendo sostenuto, al contrario, di essersi impegnato addirittura con Videla e Massera per la loro liberazione.
Un altro articolo, sempre apparso su Pagina12, riporta i commenti dei principali esponenti di organismi di diritti umani e dell’associazione “Hijos” (Hijos por la Identidad y la Justicia contra el Olvido y el Silencio), costituita dai cosiddetti “appropriati” durante la dittatura, cioè dai bambini figli di detenute torturate e scomparse che venivano assegnati a famiglie di militari - crudele e criminale adozione (consiglio a questo proposito l’ottimo film “La historia oficial” del 1985), che ritengono Bergoglio, se non propriamente un collaboratore, uno che non ha mai sufficientemente condannato i “genocidi”. Certo, si tratta di un punto forte, ma nemmeno Verbitzky considera Bergoglio un collaborazionista.
Bergoglio in questi anni è stato pure un forte fustigatore del kirchnerismo - soprattutto per l’idea antagonista della politica che ha caratterizzato i governi di Nestor e Cristina, seppure convidesse l’anima sociale delle loro politiche, ma ha sempre avuto una grande autorità morale data dalla sua sincera e quotidiana vicinanza con i più poveri.
Ciò nonostante Francesco è un segnale davvero forte in questo momento. In un’Italia sconvolta dallo Tsunami del M5s - che non è che una rivolta morale contro la cattiva politica e gli abusi dei potenti ai danni dei semplici cittadini- dove, nella più acuta crisi economica dell’ultimo secolo, i pregiudicati sono stati i precari della storia, l’elezione di un Papa austero (la sobrietà è di moda) rappresenta una rivoluzione.
Una rivoluzione nella forma e nel contenuto. Sicuramente sincero, perché cosí è sempre stato il suo comportamento nei panni di un “normale” arcivescovo di Buenos Aires (tra le diocesi più popolose del mondo), vive in un piccolo appartamento, non ha autisti né segretarie, usa bus o metropolitana, predica nelle “villas” di Buenos Aires, restio a usare paramenti cardinalizi o manifestazioni esteriori di potere, non frequenta ristoranti, si cucina da solo.
Una persona “normale”, come è del resto composta la stragrande maggioranza dell’umanità.
E in questa Chiesa, un Conclave cardinalizio che nomina un argentino, gesuita, umile e anticuriale, che accettando la sfida decide di chiamarsi FRANCESCO -gigante della Chiesa- dovrà attendersi riforme o passi radicali verso una Chiesa “povera di spirito”, che apre le porte della “Salvezza” come ha detto l’Arc. Bergoglio, che proprio come Francesco ha dato un’indulgenza generale alla prima apparizione, per dire “vi, e ci, sono rimessi tutti i peccati”.
Ricordiamo poi che il Cardinale Bergoglio era stato il secondo più votato nel Conclave del 2005, rappresentando, e facendo convergere quei voti di un altro gigante –Martini- che nelle prime votazioni aveva rappresentato il gruppo “non conservatore”. Quindi, un voto ritardato, una vittoria della minoranza del 2005, un’elezione rotativa tra i due gruppi...non si sa: sicuramente un voto distante dalla Curia di Roma, di profonda rottura con i segretismi, gli scandali, le contraddizioni di un potere secolare che rappresenta forse l’ombra più cupa della Chiesa attuale.
Molti pontefici dal momento dell’assunzione al trono di Pietro ricevono un sussulto, una liberazione dai fardelli della vita precedente, ricevono un coraggio inusitato a loro stessi per farsi artefici di profondi cambiamenti. Questo ci si attende da un pre-destinato (anche se tutti i “papi” lo sono ecclesiologicamente), da un Francesco.
Un Papa pastore come tanti, pellegrino come tutti i cattolici, vuole essere il simbolo di questa rivoluzione, sperando che non sia solo nella forma, sebbene importantissima (croce di ferro invece che d’oro, auto normale), ma anche nel contenuto. E chissà se un giorno ce lo ritroveremo, sui passi del cardinale Melville, nel geniale Habemus Papam di Moretti, in metropolitana sulla Linea A, o addirittura in curva Sud di un’improbabile Roma-San Lorenzo.
Bergoglio ha accettato la sfida e l’ha aperta senza lasciare nessun dubbio su come vuole la sua Chiesa: povera, quaresimale, pasquale e missionaria.

giovedì 14 marzo 2013

I volontari Focsiv salutano con gioia il papa che arriva dalla "fine del mondo"

Ricominciare dalla fine del mondo - parafrasando le parole del Santo Padre - per intraprendere insieme una nuova strada, questo è l’invito che vogliamo accogliere oggi”, con queste parole Gianfranco Cattai, Presidente della FOCSIV, ha accolto l’elezione del nuovo Pontefice Jorge Mario Bergoglio.
“Un’occasione importante per una rinnovata testimonianza della Chiesa, una nuova consapevolezza nel vivere la nostra missione nel mondo; Papa Francesco ci aiuterà a vedere il mondo dalle periferie, dal Sud, dalla parte dei poveri e a coglierne le incongruenze; nello spirito della Caritas in Veritate – aggiunge Cattai – Papa Francesco ci aiuterà a vivere la fede come scelta di fratellanza e solidarietà, come i nostri volontari che da oltre 40 anni cercano di testimoniare combattendo contro ogni forma di povertà e di esclusione e per l’affermazione della dignità di tutto l'uomo e di tutti gli uomini”.
“Non possiamo che applaudire, infine, la scelta del nome, il Santo Padre – conclude Cattai – ha un nome scomodo, un nome che è una provocazione e una chiara dichiarazione d’intenti, un nome che richiama l’amore di Francesco per la Chiesa e contiene in se già l’intero progetto di un Pontificato al fianco dei poveri e dei più deboli. Già dalle prime parole e dalle richiesta di benedizione, il nuovo Papa ha messo il Popolo di Dio al centro della Chiesa richiamandoci ad un cammino di amore e fiducia tra noi. Noi non potremmo sentirci più vicini al nostro Pastore".

martedì 12 marzo 2013

In Italia una delegazione di bambini lavoratori


Mediamente hanno un’età tra i 9 ai 18 anni, sono tutti impegnati in una qualche attività economica da quando ne avevano 7, vantano una ricca esperienza di protagonismo nell’associazionismo, nelle loro scuole, strade, comunità e posto di lavoro, e arrivano in Italia in rappresentanza dei Movimenti di Bambini e Adolescenti Lavoratori autorganizzati, ormai diffusi in tutto il mondo, ma soprattutto in America Latina.
Sono un esempio di piccoli lavoratori già consapevoli dei propri diritti, e impegnati in primissima persona nella costruzione di nuove politiche per l’occupazione nelle rispettive sedi nazionali e nella difesa dei diritti di base come istruzione, salute, partecipazione, alimentazione e lavoro, appunto. E questa, di per sé, in un clima generale tanto difficile per l’occupazione giovanile, già costituisce un’esperienza interessante da fare conoscere ai coetanei del nostro Paese.
Proprio per fare conoscere questa particolare esperienza di protagonismo minorile anche in Italia, ProgettoMondo Mlal, Organismo di cooperazione internazionale con sede a Verona, che da anni promuove programmi di cooperazione allo sviluppo con queste realtà, ospita in questi giorni una piccola delegazione dei Movimenti dei bambini lavoratori del Perù che sono partner di uno dei sui Programmi di cooperazione, “Il Mestiere di Crescere, in via di realizzazione in 3 Paesi della regione andina (Bolivia, Perù e Colombia). E a ottobre prossimo si replica con l'arrivo di una delegazione ancora più numerosa.
La presenza di 2 adolescenti e un educatore –  accolti in questi giorni in una serie di città italiane - consente dunque di approfondire il tema del lavoro minorile, così delicato e importante, eppure tanto negletto alle nostre latitudini.
Perché, nonostante mass media e organismi internazionali parlino e scrivano del fenomeno lavoro minorile solo nella sua accezione negativa, che è naturalmente quella del lavoro “sfruttato” e/o “schiavo”, ben 186 milioni di bambini, tra i 5 e i 14 anni, svolgono quotidianamente in tutto il mondo un lavoro più o meno retribuito, più o meno dignitoso, più o meno riconosciuto. che diventa davvero un modello da studiare da vicino e se possibile importare nelle nostre realtà “sviluppate” dove magari il fenomeno è soltanto più sommerso.
In questo senso la condanna tout court del lavoro minorile chiude di fatto gli occhi su un fenomeno ben più complesso, e che è comunque vecchio come il mondo. Ed è appunto su questa ineludibile realtà che negli anni è andato crescendo il nostro impegno a fianco delle organizzazioni internazionali che sostengono rivendicazioni e crescita dei bambini e degli adolescenti lavoratori. La nostra esperienza ci insegna infatti che questi movimenti di bambini organizzati costituiscono, all’interno delle singole comunità e nei confronti delle loro istituzioni locali, un’opportunità di protagonismo e di attivismo a difesa dei diritti dell’infanzia.
Il programma di cooperazione “Il mestiere di crescere”, promosso da ProgettoMondo Mlal nei 3 Paesi latinoamericani, grazie a un cofinanziamento dell’Unione europea, intende assicurare maggiore tutela e possibilità di istruzione ai minori che si trovano a svolgere un lavoro dignitoso, in condizioni proporzionate all’età, complementari alla partecipazione scolastica con una remunerazione equa: tutto ciò a fronte di una realtà in cui sono più ampiamente diffuse forme di lavoro del tutto sommerse e senza regole.
Fanno parte della delegazione peruviana in visita in Italia Junior Alexis Sànchez (15 anni), delegato nazionale del Movimento Nazionale Mnnatsop e Soledad Consuelo Mendoza Chàvez (15 anni) delegata nazionale del Movimento Manthoc, accompagnati dall’educatore, ed ex bambino lavoratore, Josè Vidal Chavéz Cruzado (25 anni).
L'attivismo dei piccoli latinoamericani sarà nuovamente protagonista il prossimo ottobre, quando una delegazione ancora più numerosa di bambini e adolescenti lavoratori tornerà a Verona per un appuntamento sui diritti dei bambini.

Le tappe della delegazione:

A Verona, dove si fermeranno fino al 13 marzo, oltre ad essere ospiti in Provincia dell’assessore al Lavoro Fausto Sacchetto, i bambini lavoratori incontreranno gli studenti degli Istituti Superiori Pindemonte e Fracastoro e i piccoli alunni della Scuola Primaria di Dossobuono, si confronteranno con i dirigenti del sindacato Spi Cgil e porteranno la propria testimonianza ai ragazzi dell’Agesci Veneto e della Ac ChievoVerona.
Giovedì i ragazzi peruviani si trasferiranno invece a Roma per incontrare Azione Cattolica Ragazzi, Unicef e Caritas, mentre da venerdì a sabato ad accoglierli saranno alcuni alunni delle scuole medie di Besana e di Casatenovo e delle elementari di Villa Raverio in Brianza, oltre alle autorità di Casatenovo e ad alcuni gruppi di catechesi e di Azione Cattolica.
Il 17 marzo la delegazione partirà per Treviso da cui, dopo l’incontro con un gruppo parrocchiale, raggiungerà Piacenza per un confronto con i coetanei di scuole medie e superiori.
Dal 21 al 23 marzo la meta sarà quindi Bolzano. Qui, oltre ai piccoli della scuola elementare di Bronzolo e della scuola media Laives, i giovani lavoratori incontreranno la cittadinanza di Bronzolo per concedersi infine una gita sulla neve prima del ritorno a Verona e, il 24 marzo, la partenza in volo per tornare a casa, in Perù.

venerdì 8 marzo 2013

Una ricetta buona come il pane, per "cucinare" un 8 marzo diverso


ProgettoMondo Mlal con i suoi oltre 300 progetti realizzati in America Latina e Africa è da sempre al fianco delle donne in difesa dei loro diritti e per riaffermare il loro protagonismo nella vita della comunità. Che sia nella cura dei figli, nella gestione dell’economia famigliare, nella solidarietà con l’uomo o nello spirito costruttivo che da sempre lega e sviluppa ogni comunità.
Tra quelli in via di realizzazione nel 2013, ben 10 programmi di ProgettoMondo Mlal contano sul ruolo centrale delle donne proprio come opportunità e strumento di cooperazione allo sviluppo: Mamma! in Burkina Faso, a sostegno di gruppi di madri impegnate nella lotta alla malnutrizione dei bambini; La Forza delle Donne in Marocco che offre spazi di visibilità e di formazione alle associazioni femminili impegnate nella difesa dei diritti umani; Donne Migranti in Perù, che crea servizi di informazione nelle comunità femminili anche vittime dei processi migratori; Qalauma in Bolivia che garantisce i diritti delle adolescenti detenute; Bolivia Campesina che promuove nuove opportunità economiche, produttive e sociali per le cooperative di contadine; Edad de Oro in Guatemala che nel recupero della cultura Maya contribuisce al lo sviluppo delle comunità scolastiche; Futuro Giovane, che scommette sulle imprenditrici del Nicaragua per la diffusione di una pianificazione e gestione dei progetti di microcredito; Piatto di Sicurezza nella Haiti post-terremoto che sostiene la crescita delle comunità contadine in nome della sovranità alimentare del Paese, con le studentesse di medicina della Scuola di formazione della dottoressa Chiara Castellani in Congo, e nella crescita professionale delle giovani detenute di Vita Dentro in Mozambico.
Ed è in onore di queste miglia di donne che ProgettoMondo Mlal celebrerà l’8 marzo 2013. Quest’anno, in cambio di una piccola donazione di 10 euro si parteciperà in prima persona alla realizzazione di un progetto di cooperazione internazionale allo sviluppo in Guatemala, Haiti, Nicaragua, Perù, Bolivia, Mozambico e Marocco, e si potrà donare alla propria compagna, madre, figlia, amica, sorella, un bellissimo volume illustrato di 90 ricette di cucina realizzate con il pane e donate da altrettante donne italiane, food blogger per professione, diletto, vocazione.
Scegliendo tra 10 progetti che valorizzano il ruolo e lo sviluppo delle donne, in settori come agricoltura, artigianato, salute, giustizia e istruzione, affiancando l’impegno contro ogni tipo di discriminazione di genere e di etnia, sarà possibile contribuire al processo di cambiamento del ruolo della donna in America Latina e Africa.

Potrete trovare una copia di "Buono come il pane" nei seguenti esercizi:
Libreria Grosso Ghelfi e Barbato – Verona; Libreria Pagina 12 – Verona; Libreria Ninive – Verona; Libreria Editrice salesiana – Verona; Libreria Minerva – Verona; panificio Bullio – Garda-Lazise-Bardolino; Molino Bertolini – Caprino Veronese; panificio Dal Piaz –Salorno; Magic Bimbi – Ferrara; La linea d’arte – Ferrara; Libreria Ibs – Ferrara e Bergamo; Libreria Articolo 21 – Bergamo; Pane e Caffè – Ferrara; Kitchen – Milano; Libreria del Corso – Milano; Libreria San Paolo - Ancona

Per ricevere il libro a casa o avere informazioni: telefonare allo 045 8102105 o scrivere sostegno@mlal.org

giovedì 28 febbraio 2013

Dopo un anno di servizio civile... il rientro a casa!

Rieccoli, dopo un anno trascorso tra l'America Latina e l'Africa, tornare a casa con un bagaglio pieno zeppo di nuove esperienze e indimenticabili incontri.
I giovani caschi bianco che hanno svolto un anno di servizio all'estero con ProgettoMondo Mlal hanno appena rimesso piede su suolo italiano.
Qualcuno di loro ha già nostalgia di quanto ha lasciato alle spalle, altri fanno i bilanci su quanto portato a casa e in generale, per tutti loro, si è trattato di un'opportunità che lascia una traccia formativa indelebile nella costruzione del proprio futuro.
Ecco di seguito alcune delle loro testimonianze dirette:

Rosilde Brizio, Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Bolivia, progetto Il Mestiere di Crescere - Se il verbo partire io l’ho sempre associato a parole positive come speranza, aspettativa o sogno, il verbo tornare, invece, l’ho sempre collegato a un sentimento di felicità dolce-amara.
Tornare è riabbracciare, è risentire gli stessi sapori e odori, è rivedere le stesse facce, è ripercorrere le stesse strade ma è anche consapevolezza di essersi lasciati qualcosa indietro. Così mi sento io, appena tornata da un anno di servizio civile internazionale svolto a La Paz, in Bolivia.
Un anno decisamente importante per me (tanto da farmi un tatuaggio!), dove ho avuto la possibilità di collaborare con due progetti: uno con i bimbi lavoratori e uno con degli adolescenti in conflitto con la legge. Certo, come ogni relazione di lavoro, i primi tempi sono stati di “assestamento”, ma ben presto i rapporti sono diventati così sereni che dire addio, quindici giorni fa, è stato davvero drammatico! Ma la Bolivia non è stata solo lavoro. Tanti sono stati i nuovi amici e le persone splendide incontrate, i paesaggi e i luoghi da cartolina visitati, le differenze culturali e le curiosità scoperte, per non parlare del nuovo bagaglio umano acquisito o dell’esperienza preziosissima vissuta. Sono tornata a casa mia, dai miei affetti e nella terra che mi ha vista nascere e crescere, perciò sì, tornare per me è gioia….ma con un po’ di nostalgia.

Damiano Cosaro, Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Nicaragua, progetto Futuro Giovane
Tornato in Italia dopo un anno di Servizio Civile trascorso in Nicaragua grazie a ProgettoMondo Mlal, guardo indietro e rifletto su cosa sia stata per me questa esperienza.
Un’esperienza vissuta tra alti e bassi, tra insicurezze e voglia di mettermi alla prova, tra incomprensioni e piccole soddisfazioni, scoperte e avventure.
Un’esperienza non sempre facile, ma che penso come a una delle più significative della mia vita.
Durante quest’anno mi sono spesso trovato a misurarmi con i miei limiti, a riflettere su me stesso e sul rapporto con gli altri, imparando a non dare nulla per scontato o dovuto.
E’ stata un’opportunità per arricchire la mia persona grazie al confronto e allo scambio con un Paese e una cultura lontani da quelli di mia appartenenza; un’occasione per dare il mio piccolissimo contributo per un mondo più giusto, lavorando per i giovani e con i giovani di Chinandega.

Luca Di Chiara, Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Bolivia, progetto Bienvenidos! - Ebbene sì, la tanto temuta conclusione di questa esperienza è purtroppo arrivata, dopo 10 mesi che mi hanno visto impegnato in una terra straniera e lontana, in Bolivia, come Casco Bianco sul Progetto Bienvenidos, si rientra in patria con enorme nostalgia ed emozioni contrastanti. Quello che più conta è che ritorno con la consapevolezza di avere fatto un'esperienza indimenticabile che rimarrà indelebile nella mia pelle, una di quelle che ti cambia la vita davvero e sicuramente in positivo. Posso affermare senza presunzione di essere cresciuto, di essere “cambiato” nel senso di aver vissuto emozioni e sensazioni che fanno imparare tanto, non solo su un paese e su un popolo tanto differente da “noi” e dal nostro, ma anche e soprattutto un'esperienza che ti mette a confronto con te stesso e ti fa scoprire lati del carattere che non immaginavo di possedere. Nel mio caso ho seguito le attività di un Progetto di turismo solidale e comunitario che mi ha permesso di acquisire esperienza e conoscenze su un settore per me di grande interesse della cooperazione internazionale, ma soprattutto mi ha permesso di visitare luoghi magici e spettacolari ed entrare in contatto con diverse e differenti persone, conoscere le loro culture, i loro problemi, le loro speranze, realizzando che, nonostante ci separino moltissime cose, non siamo poi così “lontani”. Quello che di più bello porterò con me è proprio la gente che ho conosciuto e imparato ad amare e a considerare parte della mia vita, nonostante le iniziali difficoltà, diffidenze e incomprensioni; al di là dei paesaggi la gente...come recita lo spot dell'agenzia di viaggi Tusoco Viajes, nostro partner esecutore del progetto. Tempo di ringraziamenti, a chi mi è stato vicino in questo lungo cammino, seppur lontano, a chi ho imparato a conoscere e ad amare, ai miei responsabili, Anna e Aurelio che ci hanno dato tantissimo fin dall'inizio facendoci sentire parte di una vera e propria famiglia e senza i quali molte cose sarebbe andate diversamente, ai mie compagni di viaggio caschi bianchi tra La Paz e la mia amata Cochabamba, all'equipe locale del progetto, con la quale non avrei mai pensato di legarmi tanto, e a tutte le persone che lavorano per ProgettoMondo Mlal in Italia e a all'estero, per costruire con impegno e senso di responsabilità, un più giusto ed equo rapporto tra i popoli promuovendo la giustizia sociale, nella consapevolezza che essa è fondamentale premessa per la pace e per il rispetto dei diritti umani, ponendo sempre in primo piano la dignità della persona umana. A tutti voi un grazie speciale!

Stefano Scrocco, Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Bolivia, progetto Bolivia Campesina
Cochabamba, ci ho messo circa un mese a far pronunciare correttamente questo nome a mia mamma prima della mia partenza e adesso che torno e tutti mi chiedono dove sono stato e io rispondo loro a Cochabamba, in Bolivia. "Dove? In Colombia?" No! in Bolivia! e lì inizia con piacere la lunga descrizione di un Paese unico, un Paese che mi ha fatto crescere dentro, emozionare fuori... Un Paese che se guardi le foto ti chiedi se davvero tu puoi aver visitato quelle meraviglie naturali che vanno dalla più intensa foresta amazzonica passando per le stupende valli miti fino alle più aspre catene montuose oltre i 6000 metri di altezza... Un Paese unico cosi variegato paeggisticamente che culturalmente.... La gente in Bolivia è diversa... ma è proprio questa diversità che ci arricchisce. In questo anno passato in Sud America tra difficoltà e grandi, piccole soddisfazioni ho imparato a capire gli altri, ma soprattutto ho voluto mettermi nelle condizioni che gli altri potessero capire anche me... I boliviani mi hanno fatto arrabbiare, ridere, scherzare, amare, lamentare, sognare... un mix di sentimenti di cui davvero non mi rendo ancora conto!
L'unica cosa certa è che la Bolivia mi mancherà (non la Colombia!) e ha segnato profondamente il mio percorso di vita, spero davvero un giorno di ritornarci, rivedere tutte le persone che sono lì, compresi Anna e Aurelio che da molti anni sono impegnati laggiù per voler un mondo più giusto.
Mi manca molto la panetteria dove lavoravo, Victoriano, Jorge, Jimena, Francisco e tutti gli altri mi hanno permesso di fare un'esperienza unica. Grazie davvero a tutti coloro che mi hanno permesso di fare un anno di Servizio civile in Bolivia! Grazie di cuore.

Giulia Valania, Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù, progetto Il Mestiere di crescere - Passato il primo periodo di emozioni forti, a quasi un mese dalla fine del servizio civile, comincio oggi a rielaborare tutto ciò che questo anno ha significato per me: è stato un anno che sicuramente ha contribuito alla mia crescita, che mi ha permesso di entrare in una realtà a me prima sconosciuta -quella dei Movimenti dei bambini lavoratori- e che mi ha aperto le porte di questo mondo così grande e articolato dei NAT’s.
Riporto a casa molto: ricordi di visi, sorrisi, aneddoti di riunioni e incontri, profumi e aromi che non conoscevo, paesaggi che lasciano senza parole, persone speciali che mi hanno dato tanto; ma anche il caos di Lima, le combis (piccoli bus taxi), i cerros (le colline di sabbia su cui crescono gli insediamenti umani), e le periferie della città, le lunghe attese, i tempi che si dilatano. Da parte mia, spero di aver contribuito con energia e positività al Progetto “Il mestiere di crescere”.
Perché se cooperazione significa collaborazione, il servizio civile per me è stato questo: uno scambio continuo. 
  

Haiti: L'impresa comunitaria che produce la cassava

Giovedì 28 febbraio, nel nordest di Haiti, a ridosso della poverissima frontiera con la Dominicana, la gente di Gens de Nantes festeggia l’inaugurazione della prima impresa comunitaria: una cassaverie, ovvero l’attività con cui dalla pianta di manioca si produce, passaggio dopo passaggio, una sottile focaccia dolce, tradizionale spuntino quotidiano.
Gestita da cinque persone, formate grazie al progetto Piatto di Sicurezza cofinanziato dall’Unione europea con il contributo del Comune di Milano, la cassaverie costituisce un interessante esempio di impresa comunitaria, perché proprio della comunità di Gens de Nantes e perché primo modello di produzione e commercializzazione che punta a imporre la sua cassawa fino al mercato della vicina Ouanaminthe.
Se l’esperimento avrà successo, oltre alla grande soddisfazione di tante famiglie coinvolte, metterà in circolo altre iniziative collegate che contribuiranno a valorizzare produzione e sovranità alimentare di questa area del Paese particolarmente fragile economicamente e socialmente.
Il processo che trasforma la manioca (o cassava) in un dolce appetitoso è lungo e inaspettato: questa arriva alla cassaverie ancora sotto forma di radici dell’omonima pianta! Quindi, in gruppo, comincia il lavoro di pulizia, macinatura, spremitura, condimento, e cottura.
La farina ricavata dalla manioca (tapioca), mescolata a sesamo, cocco, arachidi, zucchero di canna, viene infine stesa su una piastra rovente, sotto cui continua a bruciare l’immancabile carbonella haitiana. Con acrobazie degne della migliore dimostrazione gastronomica, la cassava viene dorata, quindi raffreddata e tagliata a quadretti.
In queste ore è grande festa ed è stato distribuito l’invito ufficiale alla popolazione. Nei giorni scorsi abbiamo avuto la fortuna di vedere in anteprima la cassaverie di Gens de Nantes al lavoro. Per noi di ProgettoMondo Mlal e un’equipe di cineoperatori venuta a documentare il lavoro in questa comunità, è stato molto coinvolgente. Come nei più formali vari della più lussuosa nave da crociera, erano accorse decine e decine di persone. Soltanto per assistere a noi che a nostra volta assistevamo alla produzione della prima cassava “commerciale” di Gens de Nantes.
I vestiti erano quelli della festa e Ronald, labbra strette e sguardo assorto,ha guidato tutte le operazioni con una sapienza e un impegno affascinanti. Nelle sue mani la radice di una gracile manioca è diventata un croccante assaggio di Haiti.