La sera del 13 luglio la CNN ha trasmesso una conferenza stampa del deposto presidente Manel Zelaya, durante la quale ha dichiarato che, costi quel che costi, lui rientrerà in Honduras nelle prossime ore. Zelaya ha poi intimato al governo golpista di rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite e dell’OSA, Organizzazione degli Stati Americani, che hanno condannato il colpo di stato.
Nel frattempo in Honduras le scuole pubbliche continuano a essere chiuse e anche le principali Università hanno sospeso l’attività didattica.
A preoccupare l'opinione pubblica, oltre alla nuova promessa di Zelaya, è poi la riunione speciale annunciata dall'Unione Europea per domani 16 luglio a Bruxelles, in cui - si dice - sarà all'ordine del giorno la decisione se sospendere o meno il sostegno finanziario all’Honduras. Questo significherebbe sospendere gli interventi degli Organismi internazionali presenti nel paese, tra i quali anche ProgettoMondo Mlal con due progetti e un terzo in via di approvazione proprio all'Unione Europea.
Per quanto riguarda la nostra Ong, diventa a rischio la continuazione dell'intervento “Giovani per lo sviluppo” avviato nel 2007 nei Comuni di Nacaome e Gascoaran del Dipartimento del Valle, nel sud del Paese. (Pino de Seta, cooperante di ProgettoMondo Mlal)
mercoledì 15 luglio 2009
martedì 14 luglio 2009
lunedì 13 luglio 2009
Honduras: la comunità internazionale deve fare di più
È interessante ascoltare l’intervista fatta a Billy Joya da Edgardo Melgar, giornalista di una potente corporazione televisiva, Televicentro, che non ha fatto altro che sostenere a spada tratta il golpe, nonché mentire e nascondere tutto ciò che faceva scomodo all’attuale governo. Se si ha voglia di conoscere il volto attuale di questo assassino e torturatore, il quale giustifica il colpo di stato del generale Augusto Pinochet in Cile e paragona la situazione di quella nazione con l’Honduras attuale, è sufficiente entrare nel sito del nuovo governo honduregno: www.laverdadenhonduras.com. Da qui si passa al blog e, una volta dentro, si cerca l’intervista del 28 giugno a Billy Joya, una “perla” di giornalismo moderno.
Nonostante le volgarità giornalistiche e del governo di Micheletti, in questi giorni continuano le proteste e le manifestazioni a sostegno del rientro di Zelaya. Migliaia di persone si riuniscono a Tegucigalpa per dire no al colpo di stato, voluto dalla oligarchia politica-economica e militare dell’Honduras.
E mentre si manifesta pacificamente per le strade del paese, per trovare una soluzione a questa gravissima crisi istituzionale, a San José di Costa Rica si riuniscono le delegazioni dei due governi: quella che sostiene Micheletti e quella che sostiene Zelaya, con la mediazione del Presidente del Costa Rica e premio Nobel per la pace 1987 Oscar Arias.
Le posizioni di entrambe le delegazioni sono molto distanti. Micheletti è convinto che Zelaya non può e non deve rientrare in Honduras, in quanto l’attuale governo, essendo stato eletto dal congresso, è in una posizione giuridica inattaccabile.
Zelaya, invece, continua deciso nella sua battaglia per rientrare nel paese, e sostiene che bisogna ristabilire l’istituzionalità nel paese, perché ciò che hanno fatto Micheletti e i suoi seguaci, con l'aiuto dei militari, non è altro che un colpo di stato premeditato.
Lo scontro continua, mentre la comunità internazionale, in un primo momento decisa nel sostenere Zelaya, si è assopita in un torpore poco comprensibile, da cui speriamo si risvegli al più presto".
PINO DE SETA, cooperante di ProgettoMondo Mlal in Honduras
giovedì 9 luglio 2009
Dal Marocco "Il futuro sospeso", videoreportage sulla migrazione
Il lavoro affronta il dibattuto e attuale tema della migrazione in profondità, per arrivare alla conclusione dichiarata nel breve spot di presentazione del video: “Il futuro non si ferma”.
È il concetto di responsabilità a porsi al centro dei programmi di cooperazione sulla migrazione di ProgettoMondo Mlal. Un concetto che prende senza dubbio le distanze dalla chiusura adottata in questo momento dall'Italia per respingere chi, con un eccesso di superficialità, viene ridotto alla sola condizione di clandestino.
Nei lavori con i giovani marocchini – avviati dal dicembre del 2005 - è emerso immediatamente come il “progetto migratorio” si formi già con l’adolescenza e nella pre-adolescenza. Nelle interviste i giovani dichiarano frasi come “prima o poi, comunque, ci riuscirò”, che lasciano intendere quanto siano determinati nelle loro scelte. Soltanto una ragazza annuncia di aver scelto di restare. Mentre tutte le sue coetanee sono pronte persino a sposare uno sconosciuto – e conoscendo bene fino in fondo tutti i rischi del cosiddetto “matrimonio bianco” - pur di continuare gli studi o provare a cambiare la propria vita.
Scioccanti poi le parole di alcuni padri che, pur piangendo i loro figli morti in mare, riescono ancora a dire che “valeva senz’altro la pena provarci”.
La stessa regista del video, Annamaria Gallone della Kenzi Productions, ha confessato che, nonostante la sua ampia conoscenza della tematica affrontata, prima di questa esperienza non avrebbe mai immaginato l'esistenza di un effettivo “destino della migrazione” che, con “rabbia, dolore e rassegnazione, pone le persone di fronte a un’assoluta mancanza di alternative”.
Se fermare il futuro non è possibile, sostenere e indirizzare le scelte, forse lo è.
ProgettoMondo Mlal e i suoi partner locali lavorano per e con questi giovani (che oggi costituiscono il 50% della popolazione del Marocco) di cui, tra l’altro, almeno un quinto con possibilità quasi nulle di trovare un occupazione nel proprio Paese.
Fermarli è difficile, ingiusto, impossibile. Il diritto di provare a cambiare il proprio destino è in tutti noi. “Il futuro deve essere alla portata di tutti. Perché – conclude Piazza - è impensabile concedere un futuro solo a un pezzo di mondo”.
lunedì 6 luglio 2009
Honduras: togliere il passaporto italiano a Micheletti?
“Un pensiero mi è venuto in questi giorni orribili, un pensiero ossessivo. Perché non togliere il passaporto italiano al Sig. Micheletti, che si è appropriato della presidenza per smania di potere personale e con il sostegno dell’oligarchia imprenditoriale e militare?” Pino De Seta, cooperante di ProgettoMondo Mlal in Honduras, non accetta quanto sta accadendo nel Paese e scrive: “Vorrei solo ricordare che Micheletti, pochi mesi fa, presentandosi alle elezioni primarie per il suo partito (Partito Liberale) era stato sonoramente sconfitto dagli altri due aspiranti candidati alla presidenza, piazzandosi al terzo posto con un misero 19%. Il popolo, la gente, che secondo lui adesso lo sostiene, non gli ha neanche riconosciuto l’autorità morale per presentarsi alle prossime elezioni”.
Domenica 5 luglio 2009 era il giorno tanto atteso per il rientro del presidente deposto Manuel Zelaya, dopo una prima ipotesi di rientrare il giovedì precedente. Continua il nostro cooperante: “Decine di migliaia di honduregni - secondo un canale televisivo erano almeno 50 mila - si sono riversate per le strade marciando verso l’aeroporto in attesa del loro presidente, sperando di potere riavere la tranquillità e la pace dopo una settimana di menzogne enunciate dal governo golpista che ha messo in atto un coprifuoco durante cui sono stati soppressi i più elementari diritti civili. Un golpe sostenuto anche dalla gerarchia della chiesa cattolica nella persona del Cardinale Oscar Andrés Rodriguez che, dopo 4 giorni di silenzio, si è distinto per uno spot a favore del nuovo governo.
Mentre le TV nazionali - a eccezione del Canale 36, TELE SUR e la CNN - rimanevano mute (per imposizione del governo, o per sostegno ad esso) dinanzi alla moltitudine di cittadini che chiedevano il rientro di Zelaya, il governo golpista ordinava il divieto di atterraggio dell’aereo del Presidente esiliato, adducendo la giustificazione che la sua presenza avrebbe scatenato scontri e guerriglie. Questo mentre nei giorni precedenti, contraddicendosi, il Presidente Micheletti nominato dal congresso, gridava ad alta voce che lo avrebbero arrestato se avesse messo piede in Honduras, in quanto accusato di diversi reati.
La marcia si stava svolgendo in maniera pacifica. La polizia ha permesso ai cittadini di avvicinarsi al recinto dell’aeroporto ma, a un certo punto, i militari da dentro l’aeroporto hanno iniziato a sparare contro i manifestanti, lasciando per terra almeno due morti e circa 20 feriti.
Il popolo del presidente ha atteso invano. L’aereo che trasportava il presidente Zelaya - accompagnato dal presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite Manuel D’Escoto - non è potuto atterrare, in quanto i militari hanno messo di traverso diversi automezzi, costringendo l’aereo a rientrare in El Salvador.
Zelaya intervistato dalla CNN mentre volava nei cieli dell’Honduras, ha dichiarato che lui rientrerà nel suo paese, sia quel che sia, per ristabilire la democrazia, la pace e far uscire l'Honduras dall’era delle caverne Honduras. Era nella quale è stata gettata dall’attuale governo del Sig.Micheletti”.
Domenica 5 luglio 2009 era il giorno tanto atteso per il rientro del presidente deposto Manuel Zelaya, dopo una prima ipotesi di rientrare il giovedì precedente. Continua il nostro cooperante: “Decine di migliaia di honduregni - secondo un canale televisivo erano almeno 50 mila - si sono riversate per le strade marciando verso l’aeroporto in attesa del loro presidente, sperando di potere riavere la tranquillità e la pace dopo una settimana di menzogne enunciate dal governo golpista che ha messo in atto un coprifuoco durante cui sono stati soppressi i più elementari diritti civili. Un golpe sostenuto anche dalla gerarchia della chiesa cattolica nella persona del Cardinale Oscar Andrés Rodriguez che, dopo 4 giorni di silenzio, si è distinto per uno spot a favore del nuovo governo.
Mentre le TV nazionali - a eccezione del Canale 36, TELE SUR e la CNN - rimanevano mute (per imposizione del governo, o per sostegno ad esso) dinanzi alla moltitudine di cittadini che chiedevano il rientro di Zelaya, il governo golpista ordinava il divieto di atterraggio dell’aereo del Presidente esiliato, adducendo la giustificazione che la sua presenza avrebbe scatenato scontri e guerriglie. Questo mentre nei giorni precedenti, contraddicendosi, il Presidente Micheletti nominato dal congresso, gridava ad alta voce che lo avrebbero arrestato se avesse messo piede in Honduras, in quanto accusato di diversi reati.
La marcia si stava svolgendo in maniera pacifica. La polizia ha permesso ai cittadini di avvicinarsi al recinto dell’aeroporto ma, a un certo punto, i militari da dentro l’aeroporto hanno iniziato a sparare contro i manifestanti, lasciando per terra almeno due morti e circa 20 feriti.
Il popolo del presidente ha atteso invano. L’aereo che trasportava il presidente Zelaya - accompagnato dal presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite Manuel D’Escoto - non è potuto atterrare, in quanto i militari hanno messo di traverso diversi automezzi, costringendo l’aereo a rientrare in El Salvador.
Zelaya intervistato dalla CNN mentre volava nei cieli dell’Honduras, ha dichiarato che lui rientrerà nel suo paese, sia quel che sia, per ristabilire la democrazia, la pace e far uscire l'Honduras dall’era delle caverne Honduras. Era nella quale è stata gettata dall’attuale governo del Sig.Micheletti”.
giovedì 2 luglio 2009
11 caschi bianchi cercansi per America Latina e Africa
Un anno da vivere all’estero con un impegno importante: offrire il proprio servizio civile nella solidarietà internazionale. In Nicaragua con i bambini e adolescenti della Casona, in Perù a fianco del Movimento dei Bambini lavoratori, in Bolivia nel nuovo carcere minorile di El Alto o tra i campesinos delle ande di Cochabamba, in Brasile tra le ragazze di strada, a Rio de Janeiro, o con gli studenti di Casa Melotto a Recife. E, ancora, nell’Africa maghrebina a sostegno del diritto all’istruzione dei bimbi delle comunità berbere del Marocco o nell’area subsahriana al fianco degli infermieri dei Centri di salute in Burkina Faso.Sono in tutto 11 i posti disponibili per partire con ProgettoMondo Mlal che, come le altre associazioni di volontariato internazionale che aderiscono alla Focsiv, in questi giorni sta lanciando un appello a tutti i ragazzi e le ragazze di cittadinanza italiana, tra i 18 e i 28 anni non compiuti, che non abbiano ancora svolto il periodo di servizio civile in Italia o all’estero.
Le candidature (i cui moduli sono scaricabili direttamente da http://www.focsiv.org/informarvi/scv/candida_est.php) devono pervenire (tassativamente in originale) entro le ore 14 del 27 luglio. Non farà fede il timbro postale, né l’invio dei moduli via mail o via fax.
Maggiori informazioni sul nostro sito: www.progettomondomlal.org
mercoledì 1 luglio 2009
Honduras: la situazione sta per esplodere
La situazione in Honduras rischia di esplodere. Domani è atteso il rientro del Presidente Zelaya, destituito con un colpo di stato domenica scorsa e trasferito in Costa Rica.
Zelaya rientrerà con il Presidente d’Argentina Cristina Hernandez de Kirchner, il Presidente di Bolivia Evo Morales e il segretario dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) Miguel Insulza, che si sono offerti di accompagnarlo.
Il problema non è il rientro in se stesso, ma piuttosto che ieri un tribunale penale ha emesso l'ordine di arresto nei riguardi di Zelaya, accusandolo d’abuso d’autorità e tradimento alla patria. La gente da queste parti si chiede perché, se il presidente Zelaya è accusato di crimini così gravi, non lo abbiano arrestato prima, quando era a casa sua a Tegucigalpa. Perché è stato prelevato da militari incappucciati e trasferito in Costa Rica? Ma il fatto è che si tratta di un processo per incastrare un presidente che voleva effettuare dei cambiamenti, anche se parziali, a una società rimasta ancorata a meccanismi politici degli anni '70 e '80. Tristi anni quelli per l’Honduras.
PINO DE SETA, Cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras
Zelaya rientrerà con il Presidente d’Argentina Cristina Hernandez de Kirchner, il Presidente di Bolivia Evo Morales e il segretario dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) Miguel Insulza, che si sono offerti di accompagnarlo.
Il problema non è il rientro in se stesso, ma piuttosto che ieri un tribunale penale ha emesso l'ordine di arresto nei riguardi di Zelaya, accusandolo d’abuso d’autorità e tradimento alla patria. La gente da queste parti si chiede perché, se il presidente Zelaya è accusato di crimini così gravi, non lo abbiano arrestato prima, quando era a casa sua a Tegucigalpa. Perché è stato prelevato da militari incappucciati e trasferito in Costa Rica? Ma il fatto è che si tratta di un processo per incastrare un presidente che voleva effettuare dei cambiamenti, anche se parziali, a una società rimasta ancorata a meccanismi politici degli anni '70 e '80. Tristi anni quelli per l’Honduras.
PINO DE SETA, Cooperante ProgettoMondo Mlal in Honduras
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