Quattro mesi in missione in Burkina Faso, per il coordinamento dei programmi di ProgettoMondo Mlal nel Paese africano. La nostra organizzazione cerca una nuova risorsa umana da inviare a Bobo Dioulasso (con spostamenti nelle zone di intervento dei progetti), a partire dal primo gennaio del 2014.
Nell’ambito delle attività progettuali in Burkina, la risorsa si occuperà di assistere il coordinamento nell’elaborazione e revisione di documenti istituzionali e progettuali; preparare gli stati d’avanzamento dei progetti e gestire il flusso dei relativi dati; supportare il flusso di comunicazione tra la sede in Italia e la sede in Burkina, compresa la redazione di supporti e materiali e la loro archiviazione; supportare la comunicazione tra la sede in Italia e i partner di progetto nell’ambito delle iniziative EAS; assicurare il segretariato delle riunioni con l’équipe o con i partner di progetto; effettuare le traduzioni non ufficiali e all’occasione giocare il ruolo di interprete; effettuare le ricerche di documentazione secondo i bisogni. I requisiti richiesti sono un’ottima padronanza degli strumenti informatici e dei sistemi operativi utilizzati, un’ottima padronanza del francese e buona dell’inglese. Le esperienze pregresse nel settore della cooperazione, nella gestione di progetti e in contesti simili sia in ambito geografico che tematico costituiranno titolo preferenziale. Per partecipare alla selezione, inviare il proprio curriculum vitae aggiornato e lettera di motivazione (con autorizzazione al trattamento dei dati personali in base al D.Lgs 196/2003) indicando almeno una referenza con e_mail e telefono a selezione@mlal.org entro il 15 dicembre 2013. Indicare nell’oggetto della candidatura “Stagista in Burkina Faso”.
Siamo state in Brasile a settembre di quest’anno, a Salvador de Bahia, la capitale dello stato di Bahia. Viaggiamo spesso in maniera indipendente, ma per un’esperienza dall’altra parte del mondo, questa volta ci siamo affidate a una proposta di turismo responsabile e siamo state ospiti per 17 giorni nella Casa Encantada di ProgettoMondo Mlal, gestita da Maria e Loris.
Prima di partire abbiamo scelto di trascorrere l’intero periodo che avevamo a disposizione a Salvador e dintorni senza spostarci nelle altre città piu o meno famose del Brasile in modo da poter conoscere questa città e questa cultura in maniera approfondita e non soltanto affidandoci alle classiche visite fugaci nei luoghi più turistici.
Il Brasile è un paese dalle mille sfumature di colori, suoni, profumi e sapori ma anche un mondo colmo di tradizioni e culture differenti e paesaggi diversi. È un luogo dove abbiamo deciso di entrare in punta di piedi e nel modo piu genuino possibile. Per fare ciò ci siamo affidati alla professionalità e alla gentilezza di Loris e Maria che ci hanno ospitate alla Casa Encantada. Padroni di casa che vivono a Salvador ormai da più di 10 anni, brasiliani di adozione che si occupano di seguire da vicino i vari progetti che abbiamo visitato nel corso della nostra permanenza.
Per la nostra vacanza a Salvador, le guide Loris e Maria ci hanno proposto diverse uscite accompagnate per conoscere la città e dintorni e per visitare i progetti per cui lavorano. Con loro abbiamo trascorso la prima settimana, per il resto del tempo siamo rimaste indipendenti ma sempre potendo contare sulle informazioni soprattutto di Maria, efficiente e precisa su come raggiungere qualsiasi punto della città e soprattutto non dimenticheremo facilmente le sue buonissime colazioni a base di frutta, torte, marmellate e ovviamente cafezinho! Grazie a Maria abbiamo sempre iniziato le giornate bahiane con gusto. Le proposte di escursioni conprendevano la visita alla città di Salvador dove Loris è stato la nostra guida, dal centro storico al Mercato Modelo, il mercato centrale molto turistico, dai barettini caratteristici dove abbiamo pranzato ovviamente cucina bahiana, all’escursione alla bellissima isola di Itaparica passando per i banchi della Feria di Sao Joaquim, un luogo questo che è rimasto nella nostra memoria per la sua atmosfera di mercato di quartiere dove tra gli spazi stretti tra un banco di carni e uno di havaianas si possono incontrare innumerevoli tipi di frutta ma anche carne e oggetti vari, strumenti musicali fatti a mano e ... la signora bahiana che passa tra la gente con un termos caldo e sorridendo a tutti vende bicchierini di cafezihno!
Con Loris abbiamo avuto anche il nostro primo incontro con il famoso Pelorinho (dove siamo poi tornate in maniera indipendente con gli autobus di città). Di sera abbiamo trovato un’atmosfera di musica e percussioni che è tipica di Salvador, ma è di giorno che ci si rende conto da quanti colori si è circondati..non fosse altro che per le facciate color pastello e i milioni di nastrini legati all’esterno e all’interno della chiesa del Bonfim.
Ma il pelorinho non è solo colori e musica, la collina di Salvador è prima di tutto il ricordo della schiavitù, la parola Pelorihno indica infatti la colonna dove venivano pubblicamente puniti gli schiavi nel periodo della tratta di uomini dall'Africa.
Con Loris abbiamo conosciuto il Pelorinho sotto vari punti di vista: quello turistico con la visita nelle botteghe più interessanti, quello artistico/culturale con la visita alle numerose chiese portoghesi del centro e da un punto di vista musicale, con il concerto di Jeronimo, uno dei personaggiu più importanti dell'ambiente musicale della città e protagonista in una location imperdibile: la ripida scalinata di una delle chiese del centro che fa da platea al colorito gruppo di musicisti disposti in fondo alla scalinata! inutile dire che il divertimento è assicurato!
Per chi ama Jorge Amado, in cima al Pelorinho c'è la Fundacao Jorge Amado, un museo a lui dedicato, e di fianco alla grande casa azzurra che ospita il museo c'è il numero 68 di rua Pelorinho, la palazzina dove è ambientato il romanzo “Sudore” dello stessso Amado.
Dopo il primo incontro con la città, abbiamo avuto il piacere di partecipare e conoscere da vicino le attività che caratterizzano i progetti a cui Maria e Loris si dedicano da anni. In tre giorni abbiamo conosciuto 3 realtà, il progetto musicale, il progetto scolastico e il progetto agricolo.
Nomino è in percussionista bahiano con esperienze di lavoro anche in Europa ma qualche anno fa gli è stata data la possibilità di diventare educatore e adesso insieme a Loris si dedica al progetto di laboratorio di percussioni nel quartiere Uruguay.
Abbiamo conosciuto Nomino e i suoi ragazzi, un bel gruppo che ha deciso di abbandonare il disagio della strada e con l'aiuto e il supporto dell'educatore e di Casa Encantada sta cercando di trovare nella musica una alternativa di vita. Ballerini cantanti e percussionisti che accolgono gli ospiti in una semplice stanza dove puoi farti trascinare dalla loro musica.
La struttura Casa do Sol è invece una scuola gestita da volontari che si occupano di bambini e ragazzi dai 3 ai 12 anni i quali vivono quotidianamente situazioni di disagio sociale sia in casa che in strada in quanto abitano in quartieri dove le uniche attività possibili sono legate alla droga e alla malavita. Alla Casa do Sol vengono date altre possibilità di crescita e convivenza sociale.
Un altro progetto che ci ha fatto molto piacere visitare è legato alla storia di una comunità rurale e la riforma agraria in Brasile. Le famiglie del Movimento Sem Terra e il suo portavoce ci hanno accolto nel loro mondo, mostrandoci come la natura e il contatto con essa è ancora molto importante nella vita dell'uomo e per la vita dell'uomo. Al'interno della comunità ci sono anche esempi esemplari di come un viaggiatore che passa da Casa Encantada possa dare il proprio contributo alla crescita e allo sviluppo dei progetti che visita: un esempio su tutti è la pompa dell'acqua che la comunità ha ricevuto da un'azienda italiana. Un aiuto che ha cambiato in meglio la quotidianità delle famiglie. La comunità che abbiamo conosciuto si trova a pochi chilometri da Santo Amaro (che abbiamo visitato con Loris), la città di Caetano Veloso e Maria Bethania. Per chi ama gli animali e in particolare le tartarughe marine, a qualche decina di km da Salvador c'è un centro chiamato Tamar che si occupa del recupero e della cura delle principali razze di tartarughe marine. L'interesse di Loris per tutto ciò che è natura ci ha portate a visitare il Progetto Tamar. La visita si è rivelata un piacevole studio su come vengono protette queste bellissime specie animali in America Latina e in particolare in Brasile ed è stato interessante poterle vedere da vicino.
La nostra esperienza a Casa Encantada è stata decisamente positiva, è stato come andare a trovare una coppia di amici che vive lì da tempo e questo ci ha permesso di vedere Salvador sotto vari punti di vista, non soltanto quello classico del turista alla ricerca di souvenir. Esperienza da consigliare a qualsiasi tipo di viaggiatore, a chiunque abbia intenzione di fare un viaggio all’insegna del contatto vero con il Brasile e la cultura Bahiana, nel rispetto del luogo e della popolazione che ospita e lasciandosi guidare da chi Salvador la conosce ormai molto bene e si dedica con passione al proprio lavoro.
Dal Burkina Faso a Verona per metterci in guardia sulle possibili conseguenze che sul nostro ambiente può avere una cattiva gestione delle risorse comuni da parte dell’uomo. Suleimane Koumare e Olivier Some, dell’Associazione Siraba di Bobo Dioulasso, sono infatti protagonisti della piece “Un monde possible”, che porta in scena la relazione tra uomo e ambiente.
Lo spettacolo, a ingresso gratuito, verrà rappresentato a Verona, al circolo Cañara giovedì 5 dicembre alle 20,30, e al Binario 0 (ex sala d’aspetto della stazione FFSS) di Villafranca venerdì 6 dicembre alle 20,45.
L’avvio è da commedia e racconta la creazione del mondo ma poi, quando con la creazione dell’uomo, il tono si fa meno comico per arrivare a un finale che consegna agli spettatori la responsabilità di evitare la tragedia di un mondo futuro, ostile e invivibile, a causa della nostra indifferenza riguardo ai temi dell’ambiente.
Una messa in scena apparentemente semplice e diretta, dunque, ma che raggiunge lo spettatore con musiche e immagini ideate in uno dei Paesi più vivaci e interessanti del panorama culturale africano, portandolo a riflettere sulla necessità di cambiare il proprio atteggiamento, sia a livello personale che sociale, verso l’ambiente e le risorse naturali del pianeta.
Lo spettacolo viene promosso da ProgettoMondo Mlal che in Burkina Faso sta realizzando diversi progetti di cooperazione legati alla risorsa acqua, alla lotta contro alla malnutrizione di mamme e bambini, e al recupero dei bambini di strada. Nello specifico lo spettacolo rientra nelle attività del progetto europeo “A possible world” che, grazie al coinvolgimento di scuole e associazioni, ha come obiettivo la sensibilizzazione e la mobilitazione soprattutto dei giovani in piccole azioni di cittadinanza attiva per salvaguardare e migliorare l’ambiente. Le iniziative del progetto si svolgono contemporaneamente anche a Osijek (Croazia), Stoccarda (Germania) e Czestokowa (Polonia).
Per info: apossibleworld@mlal.org
Come vengono comunicati dai media italiani i temi legati alla cooperazione internazionale? Che impatto ha la comunicazione (o la mancanza di essa) sull’immaginario collettivo, sulla diffusione di stereotipi e sulle conseguenti scelte politico-istituzionali nel settore? Che immagine del loro lavoro fanno emergere le ONG e gli enti impegnati nella cooperazione? Partendo da queste domande saranno presentati e discussi i risultati di due ricerche realizzate dall'Università di Torino, e parallelamente in Francia e Spagna, nel quadro del progetto europeo “Comunicare in rete per lo sviluppo”. Dopo la proiezione del video “La cooperazione internazionale secondo me…” a cura di Davide Demichelis, il Prof. Cristopher Cepernich (Osservatorio sulla comunicazione politica, Università di Torino) presenterà i risultati delle due ricerche. Commenteranno Jean Leonard Touadi (consigliere del Vice Ministro agli Affari Esteri Lapo Pistelli); Mimmo Càndito (giornalista e inviato de La Stampa) e Mario Lubektin (Direttore Generale IPS-Internet Press Service), con la conduzione di Alessandra Comazzi (Stampa Subalpina). A seguire, saranno presentati tre casi studio e discussi in una tavola rotonda dai media locali e dagli operatori di cooperazione del territorio. La tavola rotonda, condotta da Silvia Pochettino (giornalista e responsabile comunicazione COP), vedrà la partecipazione di Milena Boccadoro del Tg3 Piemonte, Franco Chittolina del settimanale La Guida, Chiara Genisio dell’Agenzia giornali diocesani, Filippo Spagnuolo del Consorzio Ong Piemontesi, Diego Sarno ass. alla Politica internazionale del Comune di Nichelino – CoCoPa, Dario Castelletti di Radio Flash- Circuito popolare network. Promosso dal COP Consorzio Ong Piemontesi (www.ongpiemonte.it) in partenariato con l’Università degli Studi di Torino, l’Associazione Stampa Subalpina, la Regione Piemonte (Settore Affari Internazionali) e il CoCoPa - Coordinamento Comuni per la Pace della Provincia di Torino, il seminario “La cooperazione internazionale fa notizia?” si inserisce nell’ambito del progetto europeo "Comunicare in rete per lo sviluppo”, iniziativa triennale il cui obiettivo è implementare e migliorare la comunicazione tra i media e gli operatori della cooperazione, in collaborazione con la Federazione delle Ong Catalane (www.fcongd.org) e RESACOOP – Réseau Rhône-Alpes d’appui à la coopération internationale (www.resacoop.org).
Organizzato
dal Ministero della Giustizia boliviano, con la partecipazione dell’ong
ProgettomondoMlal e dell’organizzazione CDC (Capacitación Y Derechos
Ciudadanos), si è svolto a La Paz giovedì 14 novembre un incontro-dialogo sul tema della giustizia penale giovanile riparativa.
Insieme al vice ministro della Giustizia e dei Diritti Fondamentali
Érika Chávez, hanno preso parte all'evento anche due esperti italiani,
già ospiti il mercoledì precedente al Seminario sulla Giustizia
Riparativa a Santa Cruz. Si tratta del mediatore penale Carlo Riccardi e del criminologo e docente di criminologia Adolfo Ceretti,
autore di vari testi sul concetto di giustizia riparativa, entrambi
sostenitori di questo modo innovativo di intendere la giustizia penale.
L’obiettivo di questo incontro, come sottolineato nell’introduzione del viceministro Chávez, era quello di
proporre la condivisione dell’esperienza di un modello alternativo di
giustizia minorile che preveda mezzi alternativi alla semplice
proporzionalità della pena consistente il più delle volte nella
privazione della libertà. L’importanza del tema trattato si fa particolarmente potente in un Paese come la Bolivia, la cui pena massima per i giovani che hanno superato i 16 anni può arrivare ai 30 anni di carcere
e in cui, secondo i dati a disposizione e presentati nel “Plan de
acción inmediata para adolescentes y jóvenes en situación de privación
de libertad”, i giovani privati di libertà nel 2012 erano 2.034 per la
maggior parte ancora in attesa di giudizio definitivo, e, ancora,
perlopiù per reati derivati da un malessere socio-economico, come il
furto e la rapina.
All’inizio del suo intervento Adolfo Ceretti ha proposto una breve
ricostruzione storica sul problema della giustizia minorile in Italia,
evidenziando come la nuova legge per la giustizia penale italiana del
1988 sia all’avanguardia in quanto “non accantona le istanze di
sicurezza e giustizia senza perciò mortificare la dignità del giovane
che compie delitto”. È una legge, questa, che pone l’accento sulla
dimensione socio-valoriale della pena, tentando il più possibile di
accantonare l’approccio punitivo nei confronti del giovane che ha
commesso reato: una visione progettuale con interventi di ampio respiro
educativo viene proposta già dalla fase processuale, con l’obiettivo di
stimolare la responsabilizzazione del giovane evitando così meccanismi
di repressione, deterrenza, neutralizzazione, frequenti in un sistema di
giustizia fondato sulla pena intesa come punizione e castigo. "Gli
articoli 28 e 29", commenta Ceretti, "si definiscono come il cuore
della norma penale per i giovani in Italia, e prevedono la possibilità
della sospensione del processo anche per reati particolarmente gravi e
l’affidamento del giovane a un'equipe specializzata". Con il sostegno di
quest'ultima, il giovane aderisce a un progetto rieducativo della
durata massima di 3 anni, con la relativa possibilità dell’estinzione
del reato. In gran parte grazie a questo sistema, nonostante le più di
3.0000 denunce penali nei confronti di giovani tra i 14 e i 18 anni in
Italia, sono meno di 500 i ragazzi attualmente privati della libertà. Una giustizia mite, “capace di riporre la spada e la bilancia e di mettere al centro la persona”,
è questa la strada individuata da Ceretti nel concetto di giustizia
riparativa. E “la persona” non è solamente colui che ha commesso il
reato, infatti la questione che l’esperto criminologo ha voluto porre al
centro del suo intervento è quella dell’importanza che dovrebbe arrivare ad assumere la vittima all’interno del percorso di giustizia.
La giustizia tradizionale, infatti, tende all’emarginazione della
persona offesa dal processo, quando invece dovrebbe essere fondamentale
la presenza attiva di quest’ultima. Quello a cui si vuole puntare è un
processo di mediazione tra vittima e offensore, nel quale i due soggetti
possano partecipare attivamente, coadiuvati da una figura preparata e
formata al mestiere di mediatore di conflitti, alla ricerca e
all’individuazione della possibile soluzione delle difficoltà derivanti
dal reato commesso. Gli obiettivi che si pone questo tipo di giustizia sono molteplici e notevoli: la riparazione dell’infrazione nella sua dimensione “globale”, e quindi non soltanto materiale ma anche psicologica e sociale; la presa di coscienza da parte dell’autore del delitto della sua responsabilità, con un conseguente rinforzo dei valori morali del reo; la possibilità della partecipazione attiva da parte della società civile all’interno del percorso di giustizia; il contenimento dell’allarme sociale instaurato dal crimine commesso.
Tutto questo passa principalmente attraverso il riconoscimento della
vittima come persona attiva nel processo penale e la conseguente
possibilità di una riconciliazione e di quella che viene chiamata “riparazione simbolica”.
Se il processo riparativo giunge a buon fine, infatti, chi compie il
delitto può avere la possibilità di compiere un gesto positivo accordato
con la vittima, gesto che, per quanto simbolico, possa dimostrare un
cambiamento nella relazione critica tra vittima e oppressore.
Sia alcuni esempi concreti portati da Adolfo Ceretti che, poi,
tutto l’intervento di Carlo Riccardi, hanno mostrato bene come
l’applicazione di una giustizia riparativa abbia la possibilità di agire
anzitutto sul benessere delle parti in causa, riducendo e arrivando ad
annullare lo shock psichico-sociale causato dal perpetrarsi di un’azione
delittuosa: l’obiettivo non dovrebbe essere più, insomma, una eventuale
vendetta o una mera azione punitiva nei confronti del reo, bensì un
incontro riparativo che agisca positivamente sui singoli soggetti
chiamati in causa e, non ultimo, sulla stabilità delle società civile.
Questo stimolante incontro avvenuto a La Paz, durante il quale c’è
stata la possibilità di condividere, tra addetti del settore, esperienze
concrete riguardanti la giustizia giovanile, testimonia la volontà di seguire un percorso differente rispetto a un modo meramente punitivo di concepire la giustizia penale. Si pone inoltre un altro tassello in questa direzione in Bolivia, dove, grazie a ProgettoMondo Mlal dal 2011 esiste una struttura, il Centro diRiabilitazione Qalauma, in cui, oltre a proporre percorsi progettualiartistico-culturali-lavorativi ai giovani privati di libertà, si sta tentando di sperimentare l’efficacia di una giustizia dall’approccio riparativo. Se la strada può sembrare, ed essere, ancora lunga, ad oggi i passi in questa direzione non stanno mancando.
“L’Evangelii Gaudium di Papa Francesco è un documento che illumina ulteriormente il cammino di tutti gli uomini di buona volontà dal quale, sia come singoli che come Federazione, ci sentiamo profondamente interpellati” dice il Presidente FOCSIV Gianfranco Cattai all’indomani della presentazione dell’Esortazione apostolica, sottolineando particolare apprezzamento per il no del Papa a “un’economia dell’esclusione e dell’iniquità, perché questa economia uccide” e i riferimenti ad una “Chiesa povera per i poveri che annunci e testimoni l’umanità e l’amore di Dio”. I sette punti principali raccolti nei cinque capitoli dell’Esortazione, che costituiscono le colonne fondanti della visione di Papa Francesco per la nuova evangelizzazione, puntano l’attenzione su alcuni aspetti della vita cristiana che incontrano l’esperienza quarantennale della Federazione e del volontariato internazionale come: l’inclusione sociale dei poveri, la pace e il dialogo sociale, le motivazioni spirituali per l’impegno missionario. L’idea di una “riforma in chiave missionaria della Chiesa” che coinvolge la Chiesa intesa come totalità del popolo di Dio che evangelizza è un evidente richiamo alla responsabilità di ogni cristiano nell’impegno per l’evangelizzazione. “Per questo come volontari nel mondo sentiamo particolarmente vicino a noi il richiamo di Bergoglio – aggiunge Cattai -. Da sempre il nostro impegno è inteso innanzitutto come missione a essere testimoni di impegno cristiano nelle periferie del mondo”. Proprio nei prossimi giorni, in occasione della Giornata mondiale del volontariato indetta dalle Nazioni Unite il 5 dicembre, FOCSIV consegnerà ad un giovane volontario, il 34enne Rosario Volpi in Madagascar da sei anni con l’onlus Educatori senza frontiere, il tradizionale riconoscimento di “Volontario internazionale dell’anno” in virtù della forza della sua testimonianza cristiana portata quotidianamente con gioia tra i ragazzi di Fianarantsoa.
FOCSIV e CIDSE, l’associazione internazionale di 17 organizzazioni allo sviluppo di origine cattolica, continuano a chiedere giustizia climatica alla chiusura della Conferenza Onu sul Clima di Varsavia (COP19). Tutti i paesi devono lavorare insieme in uno spirito di solidarietà per indirizzare il mondo sulla giusta strada: che è quella verso società decarbonizzate che garantiscano giustizia climatica per tutti. Purtroppo a Varsavia gli Stati non hanno optato per un’ambiziosa strada verso un accordo globale nel 2015. E’ necessario fare molto di più in vista prossimo vertice COP21 a Parigi. Parlando alla fine della Conferenza, Bernd Nilles, segretario generale della CIDSE, ha deplorato la mancanza di decisioni ambiziose. “Varsavia doveva essere il COP finanza che doveva muovere i primi passi verso lo stanziamento di 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 per sostenere gli sforzi di adattamento e mitigazione dell’impatto ambientale delle politiche dei paesi in via di sviluppo. Invece non sono stati compiuti abbastanza progressi verso il raggiungimento di tale obiettivo” ha detto Nilles. “Alcuni impegni sono stati presi per salvare il fondo di adattamento, altri in materia di combustibili fossili come ad esempio quello del governo del Regno Unito di cessare l’utilizzo di denaro pubblico per finanziare le centrali a carbone all'estero; ma in generale non c'è chiarezza sui soldi a disposizione da qui al 2020 per proteggere le persone più vulnerabili che già soffrono impatti climatici violenti”, ha concluso il Segretario Generale CIDSE. Varsavia è stato anche un momento cruciale per i paesi per concordare una road-map per raggiungere un accordo soddisfacente a Parigi nel 2015, inclusi i primi passi chiave per la progettazione di impegni post-2020 e di indicatori adeguati a garantire che l'accordo sia equo per tutti i paesi. La tabella di marcia che esce da Varsavia, purtroppo, non fornisce elementi per costruire solide basi per questo accordo globale. E’ stata solo concordata la struttura di un meccanismo per affrontare i danni climatici, ma deve essere riempita di contenuti, ed è stata ritardata la data perché le parti si impegnino concretamente da un punto di vista finanziario. Con risultati del COP di Varsavia così magri, FOCSIV e CIDSE rivolgono ora la loro attenzione ai prossimi passi (COP20 in Perù e COP21 a Parigi) ricordando all'Unione Europea il suo compito storico. C’è infatti bisogno di ambiziosi impegni dell’UE per il 2030 volti a fissare almeno intorno al 55 % la riduzione delle emissioni, e a stabilire forti obiettivi vincolanti per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili.
ProgettoMondo Mlal è un'Organizzazione non governativa (Ong) di volontariato nazionale e internazionale. Costituita nel 1966, con sede a Verona, promuove e sostiene l'impegno dei volontari in America Latina e in Africa stimolando e rafforzando il volontariato sul territorio.