venerdì 6 settembre 2013

E l'ultimo giorno è già... nostalgia!!

Già sento la nostalgia di questo Paese e della gente che ci ha fatti innamorare giorno dopo giorno. In particolare oggi che la giornata sta per concludersi, che abbiamo fatto i conti con le valigie che non ne vogliono saperne di chiudersi, sia quelle materiali che quelle riempite con tutto ciò che abbiamo appreso in queste due settimane ricche di esperienze importanti.
Credo di non essere riuscita ancora a realizzare bene di essere in Guatemala, e invece devo già tornare alla mia quotidianità.
Come ultima giornata, quella di oggi è stata straordinaria: la mattina abbiamo preso parte alla “giornata della salute” in uno degli ambulatori che fanno parte del Progetto e, come per tutti i posti che abbiamo visitato, ciò che mi ha colpito di più è stata la spontaneità dei bambini, che, superato l’imbarazzo iniziale, si sono aperti con noi e si sono dimostrati molto affettuosi e allegri.
Dopo aver arrancato per due ore circa con il mio spagnolo tentando di spiegare ai bambini in che modo assumere i medicinali che venivano loro prescritti, siamo tornati al Centro Montecristo e il pomeriggio lo abbiamo dedicato ai saluti con i ragazzi: abbiamo cantato, suonato, ballato e recitato, e ci siamo scambiati due lenzuola con le firme, in uno le nostre e nell’altro quelle de los chicos, concludendo con una piccola merenda tutti insieme e molte foto ricordo!
Tra poco ceneremo insieme agli insegnanti con un piatto locale e festeggeremo fino a tardi (ma non troppo)!
E anche questa ultima serata sarà indimenticabile come tutte le altre!

Yara Sa Silva Souza

Un Paese ancora a colori

Le prime cose che ho notato, osservando persone e luoghi, sono stati i colori.
I mille verdi dei paesaggi, dei campi di mais, fagioli, aloe; i colori dei tantissimi fiori presenti, dal vivacissimo arancione al bianco candido, passando per qualsiasi colore che possa venire in mente.
I colori delle persone, soprattutto i colori dei vestiti tradizionali indossati dalle donne nella maggior parte del Paese, colori che rappresentano le loro etnie, le loro radici.
La maggior parte delle donne guatemalteche indossa infatti i vestiti tipici, formati da gonna e casacca. Ogni etnia ha i suoi colori e le sue fantasie, cosicché tutti possano riconoscersi nell'origine e nella provenienza.
L'attaccamento alle proprie origini, alle proprie radici, e uno spiccato senso di appartenenza a una terra con un passato, un presente e un futuro, costituiscono uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito.
In mezzo a quei colori, poi, non possono passare in secondo piano gli sguardi di uomini, donne e bambini, anche molto diversi tra loro.
Nella maggior parte dei loro occhi si legge ancora la paura per quanto che hanno passato, e per quello che ancora oggi devono vedere e sentire sulla loro pelle. In molti di loro si nota l'incertezza e la diffidenza per ciò che, persone che arrivano dall’esterno, possono pensare di loro e che possono fare.
In tanti, però, si vede anche l’orgoglio e la voglia di avere un futuro, e di avere un futuro migliore. Come si intuisce che hanno fiducia in ciò che possono realizzare.
Il Guatemala è un paese stupendo che non si può dimenticare.

Carlotta Zeppa

Un giorno vorrei restituire ciò che ho avuto

Dire che è stata un'esperienza fantastica non spiegherebbe tutto quello che ho provato e imparato in così pochi giorni. E seppure 15 giorni non sono sufficienti a cambiare ciò che si è, in questa esperienza in Guatemala sono riuscita a capire quanto, nella mia vita quotidiana, possa essere viziata e abituata ad avere quello che desidero.
Ho imparato che non sempre si può contare su altri che ti aiutano o fanno per te, che io sono molto fortunata ad avere chi provvede per me. Per questo, nel mio piccolo, ho intenzione di cambiare certe mie abitudini e imparare dai miei sbagli.
Le persone incontrate in Guatemala, sapevano farmi sentire a casa solo con un sorriso o con piccoli gesti, per questo le terrò per sempre nel mio cuore. Non scorderò quello che ho visto, sentito e imparato, perché spero in un futuro di tornare, magari per dare un vero contributo, magari per imparare meglio lo spagnolo e la loro cultura, e per visitare ancora quello che c'è da scoprire di questo Paese.
15 giorni non bastano per cambiare, ma sono bastati per innamorarmi.

Chiara Bassi

martedì 3 settembre 2013

Morales: "Nelle prigioni boliviane lo Stato è assente"

Lunedí 2 settembre il presidente della Stato Plurinazionale della Bolivia, Evo Morales, inaugurando l’evento “Riforma del Sistema Penitenziario” a Santa Cruz della Sierra (teatro degli ultimi gravi  incidente avvenuti in carcere, ndr) ha dichiarato che nelle prigioni lo Stato è assente (“sin Dios y leyes”), i prigionieri comandano in tutte le carceri del Paese e che il problema di fondo in un sistema dove l’84% della popolazione carceraria é in attesa di giudizio è il ritardo della giustizia. “Si possono costruire carceri, ma saranno sempre piene”.
Per ultimo Morales ha criticato la presenza di minori nelle carceri.
L’evento ha registrato la partecipazione delle massime autorità del Paese (Presidente della Repubblica, del Senato, Ministro degli Interni, Governatore della regione di Santa Cruz, e rappresentanti dei 3 livelli statali (nazionale, regionale e municipale) e del settore.
Anche ProgettoMondo Mlal era invitato al forum. Nei 3 tavoli tematici (ritardo di giustizia, normativa penitenziaria, infrastruttura e servizi) sono emerse diverse proposte tecniche ed è stata inoltre confermata l'apertura imminente del Centro per adolescenti e giovani CENVICRUZ dove ProgettoMondo Mlal é stato chiamato a collaborare per il trasferimento di buone pratiche in riabilitazione e rinserimento sociale.
Come nota a margine, maggiornanza e opposizione hanno chiesto di non politicizzare il tema e di unificare criteri e sforzi per trovare delle soluzioni condivise.

Roberto Simoncelli,
coordinatore ProgettoMondo Mlal Centro Qalauma, El Alto, Bolivia
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lunedì 2 settembre 2013

A possible World. Due appuntamenti per i giovani protagonisti della sostenibilità del pianeta

Il 6 al Vrban di Verona
e il 7 alla Notte bianca di Villafranca


I ragazzi di 4 Paesi d’Europa si mettono in gioco per un nuovo Mondo possibile. Si fanno cioè essi stessi protagonisti e provano a rispondere con le proprie testimonianze ed esperienze alla sfida posta dal Settimo Obiettivo del Millennio: la sostenibilità del pianeta è alla nostra portata?
La prima occasione utile per i giovani veronesi che vogliano partecipare, o semplicemente informarsi, sarà l'ottava edizione del Vrban Festival, in programma ai Bastioni dal 5 all'8 settembre.
Venerdì 6 (dalle 20 in poi), tra tanta musica e grazie a un’affascinante installazione multimediale, le associazioni ProgettoMondo Mlal ed Hermete offrono l’opportunità di misurarsi nei test e dire la propria sul tema della sostenibilità, vedere i video o dialogare a distanza con una decina di giovani volontari in collegamento via internet.
Si replica il giorno dopo, sabato 7, a Villafranca nell’ambito della Notte Bianca. A partire dalle 18, i giovani potranno trovare l’installazione multimediale di ProgettoMondo Mlal ed Hermete in Corso Vittorio Emanuele, e così connettersi con il resto del mondo per partecipare in prima persona alla sfida ambientalista.
Per avere una risposta –seppure parziale- alla domanda del secolo bisognerà attendere la fine del Progetto “A Possible world”, promosso dall’ong veronese ProgettoMondo Mlal insieme alle Ong Kate (Germania), Czart (Polonia), Breza (Croazia), in partenariato con l’associazione africana AN KA HERE SO (Burkina Faso), e grazie all’appoggio e finanziamento dell’Unione Europea. Nel frattempo però c’è moltissimo da lavorare. La prima condizione sine qua non per la riuscita del progetto è infatti che alla sfida aderiscano e scelgano di partecipare molti altri ragazzi (dai 15 ai 24 anni).
Le modalità sono tante e a misura di ciascuno: si può semplicemente partecipare al dibattito su Facebook (a possible world –Italy) con idee, consigli e materiali di approfondimento e postandoli a propria volta ad amici e conoscenti; ma si può anche diventare protagonisti del progetto e, in prima persona, contribuire alla denuncia, discussione e anche alla progettazione di nuove proposte; si può intervenire nei tanti eventi pubblici in programma in altrettante piazze d’Europa misurandosi con provocazioni e approfondimenti proposti dalla apposite installazioni multimediali ideate dal Progetto e da giovani di Haiti e Burkina Faso; si può e si deve registrare la propria voce perché risuoni alta e chiara in molte altre piazze di ragazzi dichiarando un proprio impegno concreto; si può crescere grazie alle esperienze di volontario cittadino co-progettate da ragazzi ed educatori per una città sostenibile e amica dell’ambiente, e si possono coinvolgere i propri amici nella pianificazione di iniziative civiche (flash mobs, piccoli eventi..) per diventare attivisti per il 7° Obiettivo del Millennio!
Si può infine fare parte del gruppo di 12 ragazzi che andranno a conoscere la realtà del Burkina Faso e saranno ponte ideale tra Europa e continente africano in nome di un Possible World per tutti.
Pionieri del primo evento europeo di A Possible world sono stati, nelle settimane scorse, i ragazzi tedeschi di Stoccarda che partecipando all’annuale Festa della Cultura, hanno testato le proposte multimediali e affidato le loro opinioni ora pubblicate sul web. Il prossimo appuntamento è già per il 2 agosto di nuovo a Stoccarda e successivamente in Croazia e in Polonia.
Oltre agli eventi di questo fine settimana, sono previsti altri eventi a Verona in ottobre (al Palazzetto dello Sport) e in novembre in Fiera (alla manifestazione Job&Orienta).
Sfondo e strumento del progetto è l’omonimo video pubblicato su youtube in 5 lingue che con immagini spettacolari racconta i tanti habitat del nostro pianeta.
Riscoprendo in un’unica veloce carrellata i deserti, le pianure incontaminate, le cime immacolate, le campagne rigogliose, i mari, i laghi e i fiumi, e anche le città, i villaggi, gli animali, le piante e i fiori che ancora rendono unico e sempre diverso il nostro pianeta sarà forse un po’ più difficile, anche per i più giovani, continuare a delegare al mondo degli adulti la custodia del nostro pianeta e, forse, verrà spontaneamente più facile provare a rispondere alla domanda di partenza con un primo concreto contributo: “Questo è il mio mondo possibile, My Possible world!”.

Qui sotto lo spot del video

Dall'Italia alle Ande, e ritorno

Dal profondo dell’Amazzonia alle vette innevate delle Ande, dalle bellezze incontaminate del Parco nazionale di Amborò al traffico caotico di mezzi, persone e merci di La Paz, dai riti tradizionali animisti delle comunità Alcaya alla pubblicità dell’Inkacola, dalle artigiane del telaio ai giovani detenuti di Qalauma, dai rituali propiziatori alle barricate di protesta, dalle piantagioni di coca alle miniere d’argento, dalle baracche della favelas ai centri commerciali della globalizzazione: 17 giorni di viaggio attraverso la Bolivia alla scoperta dell’altrove. Questa, infatti, secondo l’insegnante di storia e filosofia, il professor Romeo Ferrari del Liceo Maffei di Verona, la lezione ideale per dare concretezza al tema della mondialità e la migliore occasione per avvicinare i ragazzi a un tipo di relazione culturale, sociale economica che non sia già mediata da mass media o snaturata dal sistema capitalistico. Non è il primo viaggio di questo tipo né sarà l’ultimo. Ma senz’altro, il 10 agosto scorso, il gruppo di studenti veronesi, piacentini e milanesi, accompagnato dal prof Ferrari e dalla storica volontaria di ProgettoMondo Mlal, Danila Pancotti, è rientrato in Italia con un bagaglio ricco e con almeno una spanna di maturità in più.
Guidato dalla Pancotti, il gruppo di studenti ha avuto la fortuna di calarsi nella realtà sociale e culturale più autentica del Paese, dove la nostra organizzazione ha diversi progetti di sviluppo in corso.
E se tra loro c’è anche chi, da questa esperienza, pensa ora di costruirci la propria tesi di laurea, come il veronese Federico Oricchio, la maggior parte ha fatto semplicemente manbassa di ogni piccola occasione per “testare” le nozioni apprese fin qui sui libri (come ad esempio Francesco Molinarolo) o semplicemente per provarsi nell’affascinante veste di “neocittadino del mondo” (come Francesco Manfrin).
“E’ stato molto interessante osservare come la popolazione cooperi nell’ospitalità e nel lavoro agricolo. Anche gente diversissima tra loro (la Bolivia conta 22 etnie diverse!) convive apparentemente pacifica tra tradizione e modernità”, spiega Molinarolo che non nasconde il piacere dell’avere assistito alla riproposizione dei riti propiziatori mescolati con i più banali simboli del capitalismo (come i modellini di automobili o case gettati nel falò animista). “Una sincretismo – dice ancora lo studente- che ritrovi anche nella gestione politica, tra l’insofferenza anti Usa e la riproposizione invece di un certo mito globalizzato”.
Francesco Manfrin si è invece interessato molto al tema della giustizia “restaurativa” che, grazie a un Progetto attivo di ProgettoMondo Mlal a La Paz, ha toccato con mano durante la visita al Centro minorile di Qalauma, dove – come ha riassunto lui stesso- per la prima volta nella storia del Paese i detenuti minorenni possono vivere un periodo di formazione accanto a quello della rieducazione. Li abbiamo conosciuti uno a uno e non ho pensato per un attimo che fossero dei criminali o a quale sia stata la loro colpa… Erano solo dei nostri coetanei con grande voglia di fare, imparare e conoscere! Ed è stato bello sapere che a differenza di quanto accade in altri Paesi, non sono lì a marcire. Anzi. Quando usciranno avranno davvero uno strumento in più per reinserirsi nella società”.
Il viaggio in Bolivia è stato poi occasione per sfatare vecchi miti e pregiudizi: “Oggi ho una nuova visione del concetto di “povertà” – spiega ad esempio Federico Oricchio-. Conoscendo i dati e le statistiche dello sviluppo della Bolivia, ti aspetteresti di incontrare ovunque gente morta di fame. Ma ho scoperto che la povertà non è semplicemente non avere denaro in più. I parametri e i bisogni sono altri e di diversa natura. Avere un campo da coltivare ti rende infatti più ricco di un salario in denaro con cui non puoi comunque sfamare 8 figli! Ho visto famiglie che anche noi definiremmo “povere”, vivere felici e in salute”.
Commenta la veronese Marta Ruffo: “L’esperienza in Bolivia durata tre settimane che ProgettoMondo Mlal ha reso per noi possibile, ha fatto emergere da un lato la lontananza culturale tra noi, gruppo di giovani viaggiatori italiani e gli abitanti del territorio visitato, dall’altro la vicinanza umana tra persone culturalmente così distanti. Aspetto peculiare del turismo comunitario che manca totalmente nel turismo di massa è il rapporto vivo e diretto tra chi ospita e chi è ospitato. Questo rapporto che abbiamo vissuto in prima persona in tutte le comunità visitate è fondamentale per toccare realmente una certa cultura che si conosce davvero soprattutto attraverso il contatto tra persone, le quali ne rappresentano le portatrici viventi”.
Complessivamente il viaggio e la vita di gruppo ha funzionato bene. La fatica, la semplicità delle sistemazioni, i tempi lunghi e i mezzi scomodi degli spostamenti sono stati in fondo – come si dice- buona palestra di vita. Per alcuni di loro si trattava del primo viaggio extra famiglia, la prima esperienza un po’ ruvida, il primo esperimento con qualche privazione (acqua a parsimonia, bagagli e oggetti personali ridotti al minimo, promiscuità e casualità nella gestione del quotidiano).
Per altri, come la piacentina Elena Zagononi, si tratta invece di una seconda esperienza con ProgettoMondo Mlal, dopo un viaggio nel 2009 in Brasile. “Da un punto di vista prettamente turistico, la Bolivia possiede spettacoli della natura unici”, dice. “La peculiarità del nostro viaggio è rappresentata dal soggiorno presso le varie comunità contadine e indigene che hanno partecipato al progetto “Bienvenidos!”, mirato a favorire lo sviluppo del tessuto sociale ed economico del luogo attraverso proposte di turismo solidale comunitario. Abbiamo tutti potuto apprezzare l’ottimo lavoro effettuato da ProgettoMondo Mlal, in collaborazione con il partner nazionale Red Tusoco: la calorosa accoglienza che queste comunità ci hanno riservato, nell’area subtropicale come lungo la cordillera andina, ci ha completamente conquistati. Grazie ad un confronto reciproco tra culture differenti, abbiamo cercato di essere davvero turisti “responsabili”, arricchendoci dell’esperienza del popolo boliviano, abitante un territorio aspro e difficile, ma generoso e coinvolgente come l’allegria dei suoi i colori”.
Insomma, decisamente tutti i giovani viaggiatori sono rientrati più grandi e forti. Hanno riempito quaderni di appunti, registrato testimonianze, fotografato, filmato, e riportato a casa piccoli pezzetti di Bolivia. Su tutti, la mitica foglia di coca, naturalmente, l'âge oblige!

leggi anche

l'articolo del 21 agosto su Libertà.it 

l'articolo del 29 agosto su L'Arena di Verona

Terzo posto al racconto di Josè, piccolo saggio di Qalauma

“Ripensando un po’ alla mia vita, mi incuriosiva il tema della scelta e di come, ciascuno di noi, prende le proprie decisioni. Così, quando ci è stato proposto di partecipare a un concorso di racconti, ho pensato di scrivere qualcosa proprio su questo tema”.
Ne è nato il racconto breve “El sabio” (Il Saggio) con cui, Jose Marcos Sanjines Berdeja, giovane detenuto nel Centro di Qalauma di La Paz in Bolivia, dove ProgettoMondo Mlal promuove l’iniziativa cofinanziata dall’Unione Europea, “Liberarte”, si è aggiudicato il terzo posto su 800 coetanei partecipanti.
Josè non avrebbe mai pensato di vincere. “No, non ci ho pensato neppure per un secondo", dice. "Scrivo racconti da quando sono in quarta classe, mi piace, mi fa stare bene e anche mi fa crescere”, ha spiegato.
“Il riconoscimento ottenuto mi ha fatto molto piacere – ammette Josè- e mi spinge a continuare a scrivere. Perché questo piccolo successo significa che, quello dello scrivere, finora, non è stato tempo perso”.
E agli altri adolescenti , fuori e dentro il carcere, Josè manda a dire: “Impegnatevi in ciò che più vi piace. Se vi proporrete un obiettivo, qualunque esso sia, lo raggiungerete con l’impegno. Niente a questo mondo è impossibile e tutto, prima o poi, si risolve”.
Parole di Josè, piccolo saggio di Qalauma.

“EL SABIO” (IL SAGGIO)

C’erano una volta due fratelli, Marco e Luis. un giorno Marco disse a suo fratello Luis che conosceva un saggio che sapeva tutto. Luis non gli credette e gli chiese dove avrebbe potuto trovare questo saggio; Marco glielo disse e Luis decise di andarlo a conoscere.
Durante il tragitto raccolse una pietra e arrivato a cospetto del saggio Luis gli chiese:
- Che cosa ho nelle mie mani?
– Una pietra- rispose il saggio.
Luis rimane sorpreso e il giorno seguente tornò con una pianta:
-Saggio cosa ho nelle mie mani? – e lui rispose “una pianta”. Luis allora disse:
- E’ vero che tu sai tutto.
Il giorno dopo ancora, Luis catturò una farfalla e si disse: se il saggio mi dice che è viva , la uccido, se mi dice che è morta, la lascio vivere”.
E così tornò dal saggio:
-Saggio, cosa ho tra le mie mani?- E lui rispose “una farfalla".
Luis chiese ancora: - Ma è viva o morta?-
Guardandolo il saggio rispose: - La decisione spetta a te!-.

Questo e gli altri racconti sono stati raccolti in un volume “Letras de union, racconti di giovani infrattori di Chile e Bolivia, Ediciones Cinosargo (www.cinosargo.com)

Scarica qui il pdf del libro