lunedì 11 febbraio 2013

Focsiv sulle dimissioni del Papa: Un gesto di coraggio e responsabilità

Il presidente della FOCSIV, Gianfranco Cattai, commenta così la notizia dell’annuncio delle dimissioni del Santo Padre: “Siamo conviti che la scelta del Papa sia un gesto di coraggio e di responsabilità più che un atto di abbandono”. Continua Cattai: “Solo un uomo coraggioso può aprire una strada inedita all’interno della storia millenaria della Chiesa. Riconoscendo con grande umiltà in venir meno delle proprie forze ha scelto di mettersi da parte per permettere ad altri di svolgere il delicato compito di essere successori di Pietro. Una scelta fatta per il bene della Chiesa, nella libertà e nell’umiltà. Un esempio per tanti in questo nostro mondo. Con la nostra preghiera, insieme a tutti i nostri volontari, lo sosteniamo nelle sue fatiche e preghiamo perché il suo successore, in continuità con Papa Benedetto, sia luce di speranza in un mondo disorientato e privo di orizzonti.”

venerdì 8 febbraio 2013

Decima edizione di Terra Futura a maggio. Per un modello diverso di sviluppo

TERRA FUTURA, mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità
Firenze, Fortezza da Basso, dal 17 al 19 maggio 2013
“UNA NUOVA GOVERNANCE PER UNA NUOVA DEMOCRAZIA EUROPEA”
A dieci anni dalla prima edizione, oggi più che mai, per un modello diverso di sviluppo.


È necessario rifondare la governance di un’Europa a rischio di implosione, per ridarle credibilità e legittimazione. Dal sistema istituzionale a quello economico-sociale, dal welfare alla sostenibilità ambientale, alla finanza: servono nuove risposte e maggiore democrazia.
Attorno a questa urgenza si svilupperà la decima edizione di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, dal 17 al 19 maggio 2013 a Firenze, alla Fortezza da Basso, promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente.
Nata all’indomani della prima edizione del Forum Sociale Europeo - ospitato proprio alla Fortezza da Basso di Firenze nel 2002 -, Terra Futura ne ha raccolto il testimone, facendo proprie e portando avanti denunce, riflessioni, obiettivi e istanze per un altro mondo possibile. Da allora sono trascorsi dieci anni: anni di dibattito culturale, di scambio e diffusione di percorsi e buone prassi, nella costruzione continua di alleanze tra i diversi attori della sostenibilità. Best practice che – finora da più parti liquidate come nicchie o ritenute inconcepibili quali basi di un diverso sistema - sarebbe finalmente l’ora di prendere in seria considerazione. «Oggi molte di queste proposte, tanto sul piano teorico quanto pratico, si rivelano percorsi obbligati, più che alternative possibili». Così si legge nel Position Paper, il documento condiviso che riassume la visione politica dei partner di Terra Futura, in cui si chiede con forza “un’altra Europa”: più sociale, più democratica, capace di comprendere le dinamiche generate dalla globalizzazione e di essere all’altezza dei problemi e delle nuove sfide.
«Le soluzioni non verranno dall’alto, come in questi anni si è reso evidente» afferma Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica, «ma sarebbe miope non vedere che le regole del gioco e le condizioni quadro in Europa e negli stati nazionali rivestono una grande importanza nel delimitare i nostri margini di azione. L’Europa deve sempre di più diventare uno spazio animato e riconquistato dalle nostre azioni e dalle nostre relazioni, in una solidarietà di intenti e nella condivisione di un unico destino: sono questi, infatti, i soli veri antidoti alla divisione, alla competizione, al risorgere di barriere e di conflitti. E sta qui la sola protezione possibile ai diritti fondamentali che, se non sono di tutti, non sono di nessuno. Dal mondo politico ci aspettiamo che torni ad ascoltare e a rappresentare i bisogni e le richieste dei cittadini, frenando la spaventosa crisi di democrazia e rappresentanza che sta dilagando da anni a tutti i livelli».
Terra Futura vuole anche in questa decima edizione alimentare il dibattito su un modello diverso di sviluppo e avanzare proposte concrete. Le buone pratiche di vita, di governo e di impresa, numerose delle quali nate dal basso, saranno infatti ancora al centro della mostra alla Fortezza da Basso. Prodotti, progetti e percorsi protagonisti anche dell’ampia rassegna espositiva, organizzata secondo diverse sezioni tematiche per offrire ai visitatori un panorama completo di tutte le novità nel campo della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ricco e articolato anche il programma culturale, che si distingue come sempre per l’attualità dei temi trattati e gli ospiti di rilievo che interverranno a seminari, convegni e dibattiti.


giovedì 7 febbraio 2013

Bienvenidos! chiude i battenti, ricordando i Codici di condotta del buon turismo

Radunate nel palazzo del Ministero della Cultura nella capitale La Paz, le imprese di turismo solidale comunitario si sono ritrovate per raccontare a un numeroso pubblico le mete e i risultati concreti raggiunti dal progetto Bienvenidos.
Finanziato dall’Unione Europea e durato tre anni, il programma promosso da ProgettoMondo Mlal per lo sviluppo di un turismo solidale e comunitario di di 33 comunità contadine e indigene del paese andino, ha infatti appena chiuso i battenti.
Rappresentanti della delegazione dell’Unione Europea in Bolivia, del Ministero della Cultura, della Rete boliviana di turismo comunitario, della CIOEC Nazionale e di ProgettoMondo Mlal hanno partecipato vivamente all’evento di chiusura, con entusiasmo e parole di apprezzamento per la qualità dei risultati raggiunti. Presenti anche 4 sindaci che hanno ribadito la volontà di destinare risorse dei propri municipi per fomentare il turismo comunitario come parte dell’economia locale e strumento per la generazione di reddito.
Il clima di festa l’hanno creato due gruppi culturali provenienti, il primo, dal popolo indigeno Tacana dell’amazzonia e il secondo dal popolo indigeno aymara (altopiano) che hanno voluto condividere il loro bagaglio culturale coinvolgendo la platea con danze e strumenti musicali tipici.
I gruppi appartenenti a sei dipartamenti su nove, oltre a raccontare del progetto, hanno voluto lanciare ai partecipanti l’invito a conoscere gli sperduti luoghi da cui provengono, ricchi di cultura autentica e viva, di paesaggi sconfinati e ancora poco toccati dal turismo di massa.
Inoltre hanno presentato i Codici di condotta a cui turisti, imprese e comunitá devono attenersi affinché il turismo proposto dalle comunitá mantenga l’autenticitá.
Il salone infatti era addobbato con i cartelli dei Codici per ricordare che il turismo comunitario getta le sue basi nella preservazione della cultura e dell’ambiente.
Al termine, oltre al brindisi, a tutti è stata distribuita una borsa di tela abbellita con strisce colorate a tinte naturali, fatte a mano da sapienti donne artigiane- tessili dell’altopiano, e con la scritta appunto “Bienvenidos!”.

Anna Alliod,
ProgettoMondo Mlal Bolivia

lunedì 4 febbraio 2013

Haiti: Vita di famiglia

Senza andare troppo lontano, ho percorso 10 metri e sono andata a trovare Vuasen, ovvero il vicino più prossimo. Casa sua dista non più di un metro dalla nostra e mi sono fatta raccontare la sua giornata, il suo lavoro e qualcosa della sua famiglia.
Dopo avergli chiesto il nome almeno 10 volte e non averlo mai capito ho deciso di chiamarlo Vuasen, a lui non dispiace anzi è contento in quanto si sente il vicino eletto.
Vuasen ha una moglie e 2 figlie, possiede una piccola parcella giusto dietro casa e gestisce un minuscolo bar ristorante senza troppa fortuna. Lui è esperto in sementi infatti ha collaborato con il progetto Nuove Energie nella ricerca delle sementi più appropriate per la piantine forestali che costituiscono il bosco energetico.
La vita è regolata dal sole, l’alzata è alle 5.30 e il riposo inizia non oltre le 20.30, giusto un paio d’ore dopo la calata del sole. La giornata passa spesso tranquilla, la moglie si dedica alla cucina e al lavaggio dei panni, le bimbe, di 2 e 4 anni, giocano in cortile, spesso sole, in compagnia di galline, pulcini, caprette e maialini. Verso sera partono con le loro tanichette d’acqua e vanno alla fontana a far scorta.
Nel periodo primavera estate Vuasen si dedica alla sua parcella in cui pianta fagioli e mais, prodotti base dell’alimentazione locale, mentre d’inverno, in cui il terreno è a riposo, sbarca il lunario facendo lavoretti saltuari, recuperando sementi e vendendo qualche bibita. Mantiene pulito il nostro giardino (parola grossa) e ci taglia la siepe.
Da quando ha saputo che lavoriamo con MPP alla promozione e alla diffusione di pannelli solari per istallazione domestiche non ci dà un attimo di respiro e ogni giorno ci chiede se può averne uno… in regalo!
Il suo desiderio è quello di comprarsi un frigo per poter vendere le bibite fresche, gli ho detto che per un sistema come quello che vuole lui ci vogliono parecchi soldi ma lui sembra non sentire ragione e continua a chiederci il pannello. “Vuasen, per far andare un frigo non ci vuole solo il pannello ma anche un inverter e tante batterie”. Ieri mi ha chiesto una bibita fresca, ma alla mia risposta “non ce l’ho” è rimasto sorpreso, ho provato a rispiegargli che avere un pannello non vuol dire avere un frigio funzionante, forse l’ha capito, staremo a vedere. Di fatto anche il nostro frigo funziona solo per qualche ora al giorno.

Luisa Zamperini
ProgettoMondo Mlal Haiti

giovedì 31 gennaio 2013

Mozambico: una tragedia che si ripete

Una quarantina di morti e oltre 150mila sfollati. Sono questi i numeri, spietati, determinati dalle ultime inondazioni in Mozambico. La provincia più colpita è quella di Gaza, a pochi chilometri dalla capitale Maputo.
L'emergenza delle alluvioni nel Paese si ripete bene o male ogni anno. E ancora siamo solo nel periodo delle piogge, mentre  tra febbraio e marzo comincia anche la stagione dei cicloni.
Il problema non sono solo le piogge torrenziali in Mozambico  ma anche quelle in Sud Africa e Zimbabwe.
Il  livello dei fiumi Limpopo e Zambesi infatti si innalzano, e solo quando arrivano a livelli ormai ingestibili i nostri vicini aprono le dighe e tutta l'acqua si riversa con forza in Mozambico allagando tutte le aree intorno a questi fiumi.
È incredibile ma ogni anno si ripete la stessa storia, in maniera più o meno grave. Non c’è comunicazione tra i Paesi, non c’è un coordinamento, ognuno apre e chiude le dighe senza avvisare il Paese limitrofo o facendolo solo all’ultimo momento.
Al problema della mancanza di comunicazione si aggiunge un problema tecnico, ossia la mancanza di manutenzione dei letti dei fiumi e il fatto che molte case sono costruite proprio dove sono più  probabili le esondazioni.
Ad oggi siamo sull'ordine dei 150 mila sfollati nella provincia di Gaza. La città di Choqwe (Gaza)  è completamente allagata, una città fantasma, idem le zone rurali del parco del Limpopo.
Anche nella provincia di Manica 12.729 persone sono state colpite da inondazioni durante le ultime due settimane  e 22 luoghi di culto sono crollati.
Da domenica scorsa ha ricominciato a piovere anche in Zambesia e Nampula (altre provincia del Moz) con forti disagi per la popolazione. In alcune città, come Quelimane, le precipitazioni sono arrivate a 176 mm in un solo giorno. Aumenta il numero delle vittime e con esso anche quello della gente rimasta senza casa, senza niente.
Per sostenere le famiglie colpite dalle inondazioni, l'Istituto Nazionale di gestione dei disastri ha creato due centri di accoglienza, uno nella città di Quelimane e un altro nella città di Licuare, Nicoadala, quartiere in cui sono già alloggiate oltre 120 famiglie.
Sono state inoltre predisposte due navi  per l’evacuazione evacuazione di persone che sono ancora in zone a rischio.
Sempre in conseguenza delle inondazioni, sono state distrutte 14.500 ettari di diverse colture tra cui piantagioni di miglio, mandioca e riso, prodotti alla base dell’alimentazione mozambicana.
Solo in Zambezia sono più di 11000 gli alunni rimasti senza scuola e quindi senza possibilità di studiare.
Unicef, il wfp, altre ong internazionali e nazionali stanno coordinando i campi assicurando cibo, medicine, mosquito net, disinfettanti per l'acqua e condom ma, nonostante questo, sarà molto difficile evitare l’epidemie di colera, tifo e altre infezioni.
Il MISAU (Ministero della Salute) ha inviato 3 epidemiologi e gli attivisti de saude girano i campi facendo sensibilizzazione.
A Maputo città la situazione è decisamente più tranquilla. Si sono aperti dei veri e propri crateri nelle strade ma nulla di più, stessa cosa non si può dire per la periferia che ha sofferto perdita di vite umane e gravi danni in molti bairros.

Giada  Gelli,
ProgettoMondo Mlal Mozambico

venerdì 18 gennaio 2013

Gli studenti di Rovereto imparano a non mangiare da soli

Sono state oltre 40 le classi delle scuole primarie e secondarie di Rovereto e periferia che, insieme a gruppi giovanili parrocchiali, hanno visitato la mostra sul cibo “Io non mangio da solo”, in occasione del Natale dei popoli.
Il percorso didattico e interattivo proposto dalla nostra organizzazione per stimolare l’approfondimento sui temi del diritto al cibo, della sicurezza e della sovranità alimentare nei Paesi del Sud del mondo e su una corretta e più equa alimentazione in tutto il globo, è stato allestito all’Urban Center dal 3 al 23 dicembre.
Una proposta didattica che si basa sull’esperienza attuata in 10 progetti di cooperazione e auto sviluppo, realizzati da ProgettoMondo Mlal in America latina e in Africa.
Nel mondo circa un miliardo di persone non mangia a sufficienza e un altro miliardo di persone rivela invece problemi di salute legati al troppo mangiare. Nel Sud del mondo anche i piccoli agricoltori spesso soffrono la fame perché sono costretti ad abbandonare le loro terre, perché non possono competere con le leggi del mercato globalizzato. Inoltre perdono la possibilità di riprodursi le sementi per la dipendenza dalle multinazionali produttrici delle sementi geneticamente modificate, fertilizzanti e anticrittogamici.
La mostra riassume in pochi pannelli e con semplicità di linguaggio la complessità del tema del cibo e individua le connessioni tra Nord e Sud del Mondo, tra ricchi e poveri, tra chi produce e chi consuma, tra sviluppo e sottosviluppo. Essa aiuta quindi grandi e piccoli a riflettere sulle vere cause della fame del mondo, sugli interessi che ruotano attorno a quello che mangiamo, e a orientare in modo più consapevole i nostri consumi alimentari.
Nel corso delle visite all’Urban Center, noi accompagnatori abbiamo adattato gli stimoli, l’animazione, l’interazione a seconda delle diverse età dei visitatori, seguendo i suggerimenti degli esperti curatori della mostra.
La nostra impressione e anche quella degli insegnanti accompagnatori è che la maggior parte dei ragazzi abbiano potuto scoprire le vere cause della fame e acquisito nuove conoscenze sulla produzione, sulla provenienza, i viaggi e le filiere del nostro cibo.
Raccontare ai giovani l'importanza delle culture alimentari non è sempre facile: non sono molti quelli che a casa o a scuola trattano il tema del consumo equilibrato del cibo secondo la piramide alimentare. L'argomento, pur essendo complesso, è stato affrontato portando esempi concreti che hanno colpito l'interesse dei ragazzi, stimolando la loro curiosità e la voglia di mettersi in gioco e che forse li porterà, un domani, a essere un po' più consapevoli.
Queste tematiche troppo spesso vengono percepite in maniera distaccata e superficiale. Si pensa sempre che le problematiche legate alla malnutrizione o alla denutrizione siano degli aspetti lontani da noi e che colpiscano solamente i territori dei paesi in via di sviluppo.
Uno degli scopi della mostra, oltre a far conoscere le numerose proposte di Progetto Mondo Mlal, è invece proprio quello di riuscire a trasmettere l’importanza di una corretta alimentazione e far riflettere il visitatore sulle scelte quotidiane che noi tutti possiamo intraprendere, poiché ogni nostra decisione ha delle ricadute fondamentali sull’intera collettività.

Federica Manfrini e Michele Toss,
animatori ProgettoMondo Mlal

martedì 15 gennaio 2013

Haiti: Impluvium per mangiare più frutta e verdura

(Mirco Bellagamba da Papaye) - Nel pieno della stagione secca haitiana, sono già 40 giorni che nella zona di Hince, altipiano centrale dell'isola caraibica, non cade una goccia di pioggia. Stando alle previsioni la siccità durerà ancora 3 mesi, tanto che anche i ruscelli si stanno prosciugando.
Il Progetto Piatto di Sicurezza è quindi pronto alla realizzazione di due impluvium: due sistemi per la raccolta di acque piovane che permetteranno di immagazzinare nelle cisterne di 100 m3 ciascuna, l’acqua necessaria per irrigare.
Le scorte di acqua raccolta nella stagione delle piogge permetterà così di coltivare ortaggi per più mesi , da dicembre a agosto, dando la possibilità ai contadini di realizzare fino a due cicli produttivi. Una stagione più lunga vuol dire aumentare considerevolmente la produzione di pomodoro, peperoni, cavoli, insalata, cipolle, porri e peperoncino.
Inoltre l’acqua immagazzinata ci aiuterà a migliorare le produzioni di yucca,patata dolce, e della frutta ( manghi,arance, pompelmi, avocadi, papaye e banana), produzioni fortemente colpite dai lunghi periodi secchi.
Intanto, 3 anni dopo il terremoto ad Haiti, la situazione degli alloggi nel paese resta devastante, con centinaia di migliaia di persone che si trovano ancora in rifugi precari. Secondo le testimonianze raccolte da Amnesty International, le condizioni di vita nelle tendopoli stanno peggiorando: si registra una forte difficoltà di accedere all`acqua, ai servizi igienici e ai sistemi di raccolta dei rifiuti, circostanze che hanno contribuito alla diffusione di malattie infettive, come il colera.
Come se non bastasse essere esposti all`insicurezza, alle malattie e agli uragani, molte persone che vivono nelle tendopoli sono costantemente a rischio di essere sgomberate con la forza.
Dopo il terremoto, infatti, oltre 60.000 persone hanno subito sgomberi forzati dalle tendopoli.
Sempre secondo Amnesty, le iniziative del governo di Haiti sembrano più interessate a impedire alle vittime del terremoto di vivere in luoghi pubblici piuttosto che a fornire loro alloggi sicuri.
La partenza degli attori umanitari dall'isola e la diminuzione dei finanziamenti hanno infine peggiorato le condizioni di vita nelle tendopoli. Solo una piccola parte dei fondi promessi dai donatori è stata assegnata a progetti edilizi. Per conto nostro, un primo traguardo lo abbiamo raggiunto, con la costruzione, nell'epicentro del terremoto a Léogane, della scuola comunitaria Les Abeilles d’Aspam, prevista dal programma di ricostruzione “Scuole per la rinascita”.