Il ProgettoMondo Mlal Brianza organizza anche quest’anno a Villa Greppi, provincia di Lecco, una marcia omologata Fiasp non competitiva (5 o 10 Km) dedicata alla Solidarietà, attraverso il Parco agricolo della Valletta,.
Lo scorso anno i partecipanti alla manifestazione, dal ricco programma anche fuori dal circuito della camminata (esibizioni sportive, stand gastronomici, lotteria a premi), avevano contribuito alla realizzazione del Progetto Donna Felicità in Burkina Faso, garantendo dunque anche un sostegno economico alle piccole imprenditrici africane coinvolte in un programma di microcredito promosso da ProgettoMondo Mlal.
Quest’anno, la quarta edizione della Marcia dal titolo “Non è colpa di Pandora” sarà invece dedicata a un’iniziativa locale. Le donazioni raccolte andranno alla comunità alloggio di Monsignor Luigi Talamoni per l’accoglienza di madri e bambini in difficoltà nella Cascina Cantalupo di Monza.
L’appuntamento è per domenica 27 maggio a Villa Greppi con partenza dalle 8.30 alle 9.30. Per iscrizioni e informazioni: nonecolpadipandora@gmail.com
mercoledì 16 maggio 2012
martedì 15 maggio 2012
Remida day 2012. Il 19 maggio a Genova
Sabato 19 maggio 2012, nei Cortili di Palazzo Ducale e dintorni, avrà luogo il terzo Remida day, una giornata speciale dedicata a reinterpretare luoghi della città e a rinnovare sguardi curiosi verso i materiali di scarto. La Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, in collaborazione con Coopsse onlus e con la partecipazione di ProgettoMondo Mlal Genova, ospiterà installazioni, laboratori, spettacoli musicali, scuole e realtà artigianali, tutti in qualche modo collegati al messaggio del Centro Remida Genova, il centro per il riuso creativo dei materiali di scarto. Sarà presente una grande installazione a cura di Emanuela Musso, “Tra- me e gli altri”, una serie di teli materici, confezionati con stoffe e filati di scarto, che arrederà i porticati dei Cortili.
Uno di questi manufatti, “Il Tappeto volante”, rappresenterà il risultato dei lavori realizzati da 250 bambini delle Scuole Materne ed Elementari di Genova, durante i laboratori creativi inseriti nell’evento “La Storia in Piazza”.
Tre i Laboratori proposti al mattino (dalle 10 alle 12) e al pomeriggio (dalle 14.30 alle 16.30) per bambini e famiglie a cura della Sezione Didattica di Palazzo Ducale, di ARCI Genova-Settore Infanzia e di Coopsse onlus.
Nel Cortile Minore, ci sarà uno spazio dedicato all’esposizione/Mercatino di designer che utilizzano stoffe e filati per le loro creazioni e un corner speciale sarà riservato alle “Creazioni al fresco”, il marchio che connota le borse realizzate con gli ombrelli rotti e gli striscioni pubblicitari di scarto dalle donne detenute nella Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, in collaborazione con AMIU Genova.
Alle 16.45 Paola Sansone leggerà le sue poesie tratte da “Raccolta Differenziata”, 1° classificato Premio Letterario di Poesia Ibiskos 2010.
Alle 17, “ Non buttare via gli artisti, ricicla i musicisti!”, mescolanza rock itinerante con il gruppo musicale “ Inverter”.
Infine, uno spazio all’interno dell’atrio di Palazzo Ducale sarà dedicato proprio al Centro Remida Genova: in un ambito connotato da arredo e colori particolari, un campionario dei materiali di scarto raccolti dagli operatori di Remida sarà a disposizione dei visitatori, invitati ed accompagnati nella scoperta delle qualità di prodotti non perfetti e di oggetti senza valore, per accedere all’idea di nuove possibilità di comunicazione e creatività.
Uno di questi manufatti, “Il Tappeto volante”, rappresenterà il risultato dei lavori realizzati da 250 bambini delle Scuole Materne ed Elementari di Genova, durante i laboratori creativi inseriti nell’evento “La Storia in Piazza”.
Tre i Laboratori proposti al mattino (dalle 10 alle 12) e al pomeriggio (dalle 14.30 alle 16.30) per bambini e famiglie a cura della Sezione Didattica di Palazzo Ducale, di ARCI Genova-Settore Infanzia e di Coopsse onlus.
Nel Cortile Minore, ci sarà uno spazio dedicato all’esposizione/Mercatino di designer che utilizzano stoffe e filati per le loro creazioni e un corner speciale sarà riservato alle “Creazioni al fresco”, il marchio che connota le borse realizzate con gli ombrelli rotti e gli striscioni pubblicitari di scarto dalle donne detenute nella Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, in collaborazione con AMIU Genova.
Alle 16.45 Paola Sansone leggerà le sue poesie tratte da “Raccolta Differenziata”, 1° classificato Premio Letterario di Poesia Ibiskos 2010.
Alle 17, “ Non buttare via gli artisti, ricicla i musicisti!”, mescolanza rock itinerante con il gruppo musicale “ Inverter”.
Infine, uno spazio all’interno dell’atrio di Palazzo Ducale sarà dedicato proprio al Centro Remida Genova: in un ambito connotato da arredo e colori particolari, un campionario dei materiali di scarto raccolti dagli operatori di Remida sarà a disposizione dei visitatori, invitati ed accompagnati nella scoperta delle qualità di prodotti non perfetti e di oggetti senza valore, per accedere all’idea di nuove possibilità di comunicazione e creatività.
lunedì 14 maggio 2012
16 maggio ad Aosta... Piccoli sogni che si avverano
Regione Autonoma Valle d'Aosta, Conzorzio Trait d'Union, Coop sociale Les Relieurs, ProgettoMondo Mlal
promuovono
PICCOLI SOGNI CHE SI AVVERANO
il racconto dell’esperienza Vida Campesina in Bolivia 2009-2011
16 maggio 2012 ore 20.30
Salone regionale Aosta
ore 20.30 Partecipano
Regione Autonoma Valle d'Aosta Augusto Rollandin, Presidente
Conzorzio Trait d'Union Roberto Presciani, Presidente
ProgettoMondo Mlal Ivana Borsotto, Vicepresidente
ore 21.00 COSTRUIRE SOVRANITA' ALIMENTARE GIORNO PER GIORNO
Aurelio Danna coordinatore ProgettoMondo Mlal Bolivia
ore 21.30 UN’ESPERIENZA DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Anna Alliod capoprogetto Vida Campesina ProgettoMondo Mlal
in collegamento skype dalla Bolivia
ore 21.45 proiezione videodocumentario
"Piccoli sogni si avverano”
regia di Annamaria Gallone
Kenzi Production
durata: 20’ 46” – anno 2011
Il Progetto Vida Campesina - Bolivia
ProgettoMondo Mlal ha lavorato per più di tre anni in 3 distinte regioni della Bolivia per dare più forza all’agricoltura e ai prodotti locali, per valorizzare la biodiversità e combattere la malnutrizione, così da costruire una nuova sicurezza alimentare che guardi anche alla sovranità del Paese.
Perché i cereali, oggi in buona parte importati, tornino a essere opportunità di crescita fisica ed economica per le comunità locali.
Perché ogni prodotto, dal raccolto fino alla sua commercializzazione, possa avere un ciclo di lavorazione e di trasformazione corretto e giusto, nel Paese. Le pesche saranno sì innanzitutto frutta fresca, ma anche marmellate, dolci e bevanda sulle tavole locali; le lane di lama e alpaca continueranno a offrire riparo alla popolazione ma tramanderanno culture e saperi locali nei prodotti del telaio; le farine di grano e altri cereali resteranno la base della dieta boliviana ma vedranno accresciuto il proprio valore in una maggiore varietà di prodotti, più ricchi e nutrienti, grazie a una lavorazione attenta e rispettosa; il latte delle mucche, infine, sarà anche yogurt e burro, formaggi freschi e stagionati, aggiungendo nuovi sapori e creando buone abitudini.
Il Programma Vita Campesina ha promosso e accompagnato lo sviluppo di 4 settori produttivi, ma anche investito sul futuro delle tante Organizzazioni economiche coinvolte.
Grazie a un sostegno tecnico, la rete è oggi più forte e consapevole, più integrata e tecnicamente più competente.
E soprattutto, come dicono molti degli intervistati nel video documentario finale, “Piccoli sogni che si avverano”, la maggior parte di loro ha davvero visto coronato un sogno. Che non è mai un sogno fine a se stesso. E’ la crescita di un’idea, la concretizzazione di un progetto di sviluppo, il successo di una sfida.
E il nuovo marchio sociale, orgogliosamente ottenuto da tutti questi prodotti, resterà incollato a ricordarlo.
ProgettoMondo Mlal, Ong di cooperazione allo Sviluppo con 45 anni di impegno nel Sud del Mondo in difesa dei diritti umani, a partire dal 2011 ha scelto di dedicare i propri Programmi prioritariamente allo sviluppo psicofisico, culturale e sociale di bambini, adolescenti e giovani, appartenenti a fasce sociali vulnerabili, in America Latina e in Africa. Perché, complici nuove opportunità e adeguate forme di sostegno, possano farsi artefici della propria crescita e dello sviluppo delle loro comunità.
Comune denominatore dei più di 330 progetti, realizzati o ancora in itinere in 22 Paesi, grazie all’invio di circa 880 cooperanti nell’arco di 45 anni, è l'offerta di formazione del personale locale e la costruzione di una rete di relazioni che ne garantisca la sostenibilità.
In Italia, ProgettoMondo Mlal promuove l'incontro e lo scambio fra culture differenti. Con attività di informazione, educazione alla pace e allo sviluppo, organizzate in percorsi formativi, incontri, seminari, campagne di solidarietà e campi scuola, per coinvolgere la società civile in generale, le comunità, le
associazioni e il mondo della scuola.
Il Consorzio Trait d'Union nasce nel 1993, con l'obiettivo di stimolare la collaborazione tra le cooperative sociali valdostane, che, ai sensi della legge 381/91, assumono come finalità costitutive statuarie la centralità della promozione umana e dell'integrazione sociale dei cittadini che vivono in
condizioni di svantaggio e di emarginazione.
Trait d’Union dall’anno 2000 è sede locale di ProgettoMondo Mlal e ha ottenuto dall’Amministrazione regionale dei contributi economici per la realizzazione di alcuni progetti in Bolivia.
Tra questi, oltre alla realizzazione di un mulino e di un panificio, va evidenziata l’iniziativa, nel 2006, di un campus rivolto a 12 giovani valdostani di età compresa fra i 18 e i 29 anni.
Inoltre organizza incontri con volontari di ProgettoMondo Mlal e ospiti dell’America latina.
info: traitdunion@libero.it - www.traitdunion.org
promuovono
PICCOLI SOGNI CHE SI AVVERANO
il racconto dell’esperienza Vida Campesina in Bolivia 2009-2011
16 maggio 2012 ore 20.30
Salone regionale Aosta
ore 20.30 Partecipano
Regione Autonoma Valle d'Aosta Augusto Rollandin, Presidente
Conzorzio Trait d'Union Roberto Presciani, Presidente
ProgettoMondo Mlal Ivana Borsotto, Vicepresidente
ore 21.00 COSTRUIRE SOVRANITA' ALIMENTARE GIORNO PER GIORNO
Aurelio Danna coordinatore ProgettoMondo Mlal Bolivia
ore 21.30 UN’ESPERIENZA DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Anna Alliod capoprogetto Vida Campesina ProgettoMondo Mlal
in collegamento skype dalla Bolivia
ore 21.45 proiezione videodocumentario
"Piccoli sogni si avverano”
regia di Annamaria Gallone
Kenzi Production
durata: 20’ 46” – anno 2011
Il Progetto Vida Campesina - Bolivia
ProgettoMondo Mlal ha lavorato per più di tre anni in 3 distinte regioni della Bolivia per dare più forza all’agricoltura e ai prodotti locali, per valorizzare la biodiversità e combattere la malnutrizione, così da costruire una nuova sicurezza alimentare che guardi anche alla sovranità del Paese.
Perché i cereali, oggi in buona parte importati, tornino a essere opportunità di crescita fisica ed economica per le comunità locali.
Perché ogni prodotto, dal raccolto fino alla sua commercializzazione, possa avere un ciclo di lavorazione e di trasformazione corretto e giusto, nel Paese. Le pesche saranno sì innanzitutto frutta fresca, ma anche marmellate, dolci e bevanda sulle tavole locali; le lane di lama e alpaca continueranno a offrire riparo alla popolazione ma tramanderanno culture e saperi locali nei prodotti del telaio; le farine di grano e altri cereali resteranno la base della dieta boliviana ma vedranno accresciuto il proprio valore in una maggiore varietà di prodotti, più ricchi e nutrienti, grazie a una lavorazione attenta e rispettosa; il latte delle mucche, infine, sarà anche yogurt e burro, formaggi freschi e stagionati, aggiungendo nuovi sapori e creando buone abitudini.
Il Programma Vita Campesina ha promosso e accompagnato lo sviluppo di 4 settori produttivi, ma anche investito sul futuro delle tante Organizzazioni economiche coinvolte.
Grazie a un sostegno tecnico, la rete è oggi più forte e consapevole, più integrata e tecnicamente più competente.
E soprattutto, come dicono molti degli intervistati nel video documentario finale, “Piccoli sogni che si avverano”, la maggior parte di loro ha davvero visto coronato un sogno. Che non è mai un sogno fine a se stesso. E’ la crescita di un’idea, la concretizzazione di un progetto di sviluppo, il successo di una sfida.
E il nuovo marchio sociale, orgogliosamente ottenuto da tutti questi prodotti, resterà incollato a ricordarlo.
ProgettoMondo Mlal, Ong di cooperazione allo Sviluppo con 45 anni di impegno nel Sud del Mondo in difesa dei diritti umani, a partire dal 2011 ha scelto di dedicare i propri Programmi prioritariamente allo sviluppo psicofisico, culturale e sociale di bambini, adolescenti e giovani, appartenenti a fasce sociali vulnerabili, in America Latina e in Africa. Perché, complici nuove opportunità e adeguate forme di sostegno, possano farsi artefici della propria crescita e dello sviluppo delle loro comunità.
Comune denominatore dei più di 330 progetti, realizzati o ancora in itinere in 22 Paesi, grazie all’invio di circa 880 cooperanti nell’arco di 45 anni, è l'offerta di formazione del personale locale e la costruzione di una rete di relazioni che ne garantisca la sostenibilità.
In Italia, ProgettoMondo Mlal promuove l'incontro e lo scambio fra culture differenti. Con attività di informazione, educazione alla pace e allo sviluppo, organizzate in percorsi formativi, incontri, seminari, campagne di solidarietà e campi scuola, per coinvolgere la società civile in generale, le comunità, le
associazioni e il mondo della scuola.
Il Consorzio Trait d'Union nasce nel 1993, con l'obiettivo di stimolare la collaborazione tra le cooperative sociali valdostane, che, ai sensi della legge 381/91, assumono come finalità costitutive statuarie la centralità della promozione umana e dell'integrazione sociale dei cittadini che vivono in
condizioni di svantaggio e di emarginazione.
Trait d’Union dall’anno 2000 è sede locale di ProgettoMondo Mlal e ha ottenuto dall’Amministrazione regionale dei contributi economici per la realizzazione di alcuni progetti in Bolivia.
Tra questi, oltre alla realizzazione di un mulino e di un panificio, va evidenziata l’iniziativa, nel 2006, di un campus rivolto a 12 giovani valdostani di età compresa fra i 18 e i 29 anni.
Inoltre organizza incontri con volontari di ProgettoMondo Mlal e ospiti dell’America latina.
info: traitdunion@libero.it - www.traitdunion.org
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venerdì 11 maggio 2012
Solidarietà a ritmo di samba! Aperitivo con musiche e danze brasiliane per i ragazzi dell’America Latina
Dopo il grande successo dell'anno scorso, tornano a Piacenza i ritmi Bahiani grazie a uno scambio culturale sostenuto da ProgettoMondo Mlal.
Il prossimo giovedì 17 maggio, infatti, l'associazione ospiterà per il secondo anno consecutivo a Piacenza il percussionista Nomio e la ballerina Jossi del gruppo musicale “Axè Lata”, per un'esibizione musicale unica e volta a raccogliere fondi per l’organizzazione dei bambini lavoratori del progetto “Il mestiere di crescere”. Tale progetto, promosso da ProgettoMondo Mlal in collaborazione con diverse associazioni latinoamericane ed europee, ha come obiettivo la partecipazione sociale dei Bambini/e e Adolescenti Lavoratori organizzati (NATs) di Bolivia, Colombia e Perù ed il loro coinvolgimento diretto nella formulazione di piani locali per la promozione dei diritti dell’infanzia.
Il gruppo musicale "Axè Lata" coinvolge i bambini del quartiere Portao di Salvador de Bahia e li toglie dalla strada attraverso attività educative realizzate con il potere della musica: i ragazzi, sotto la guida dei loro insegnanti, costruiscono percussioni riutilizzando i bidoni di latta lasciati abbandonati nei mercati e, suonando in giro per le strade della città, imparano che cosa significa essere cittadini consapevoli dei propri diritti.
ProgettoMondo Mlal da oltre quarant'anni sostiene i progetti di cooperazione e sviluppo nati sui territori dell'America Latina ma anche scambi culturali come questo, avvalendosi dei propri volontari sparsi per il mondo. Tra questi, fondamentale è la presenza a Salvador de Bahia di Loris e Maria, e della loro casa albergo per turismo responsabile "Casa Encantada". Una sosta a Salvador de Bahia presso Casa Encantada, infatti, permette la visita ad alcuni progetti sociali come "Axè Lata", un'opportunità che hanno avuto anche alcuni giovani piacentini partecipanti all'edizione dei viaggi Kamlalaf 2010 e che li ha stretti in un legame di forte amicizia con i giovani percussionisti brasiliani.
Per la seconda volta, dunque, Progetto Mondo Mlal Gruppo Piacenza realizza uno scambio culturale italo-brasiliano e porta nella nostra città i ritmi e i colori della vita a Bahia.
Nomio e Jossi accompagnati da Loris saranno ospiti a Piacenza nelle giornate del 17 e 18 maggio e terranno diversi laboratori di percussioni e danze brasiliane: a Piacenza nella scuola media “Anna Frank” e presso il centri educativo “Calamita” della coop. soc. Oltre, a Carpaneto presso il centro educativo “Spazio Aperto” e a Lugagnano presso il centro di aggregazione “Don Bosco” entrambi della coop. soc. Arco.
Giovedì 17 maggio gli ospiti brasiliani saranno protagonisti di una serata in musica con aperitivo dalle ore 20 presso la coop. agricola e sociale La Magnana via Bubba).
Ingresso ad offerta libera. Il ricavato sarà devoluto al progetto “Il mestiere di crescere”.
L'evento è realizzato in collaborazione con le associazioni del Tavolo per la Pace di Piacenza.
Per maggiori informazioni, contattare il numero 3494038965
ProgettoMondo Mlal Piacenza
Il prossimo giovedì 17 maggio, infatti, l'associazione ospiterà per il secondo anno consecutivo a Piacenza il percussionista Nomio e la ballerina Jossi del gruppo musicale “Axè Lata”, per un'esibizione musicale unica e volta a raccogliere fondi per l’organizzazione dei bambini lavoratori del progetto “Il mestiere di crescere”. Tale progetto, promosso da ProgettoMondo Mlal in collaborazione con diverse associazioni latinoamericane ed europee, ha come obiettivo la partecipazione sociale dei Bambini/e e Adolescenti Lavoratori organizzati (NATs) di Bolivia, Colombia e Perù ed il loro coinvolgimento diretto nella formulazione di piani locali per la promozione dei diritti dell’infanzia.
Il gruppo musicale "Axè Lata" coinvolge i bambini del quartiere Portao di Salvador de Bahia e li toglie dalla strada attraverso attività educative realizzate con il potere della musica: i ragazzi, sotto la guida dei loro insegnanti, costruiscono percussioni riutilizzando i bidoni di latta lasciati abbandonati nei mercati e, suonando in giro per le strade della città, imparano che cosa significa essere cittadini consapevoli dei propri diritti.
ProgettoMondo Mlal da oltre quarant'anni sostiene i progetti di cooperazione e sviluppo nati sui territori dell'America Latina ma anche scambi culturali come questo, avvalendosi dei propri volontari sparsi per il mondo. Tra questi, fondamentale è la presenza a Salvador de Bahia di Loris e Maria, e della loro casa albergo per turismo responsabile "Casa Encantada". Una sosta a Salvador de Bahia presso Casa Encantada, infatti, permette la visita ad alcuni progetti sociali come "Axè Lata", un'opportunità che hanno avuto anche alcuni giovani piacentini partecipanti all'edizione dei viaggi Kamlalaf 2010 e che li ha stretti in un legame di forte amicizia con i giovani percussionisti brasiliani.
Per la seconda volta, dunque, Progetto Mondo Mlal Gruppo Piacenza realizza uno scambio culturale italo-brasiliano e porta nella nostra città i ritmi e i colori della vita a Bahia.
Nomio e Jossi accompagnati da Loris saranno ospiti a Piacenza nelle giornate del 17 e 18 maggio e terranno diversi laboratori di percussioni e danze brasiliane: a Piacenza nella scuola media “Anna Frank” e presso il centri educativo “Calamita” della coop. soc. Oltre, a Carpaneto presso il centro educativo “Spazio Aperto” e a Lugagnano presso il centro di aggregazione “Don Bosco” entrambi della coop. soc. Arco.
Giovedì 17 maggio gli ospiti brasiliani saranno protagonisti di una serata in musica con aperitivo dalle ore 20 presso la coop. agricola e sociale La Magnana via Bubba).
Ingresso ad offerta libera. Il ricavato sarà devoluto al progetto “Il mestiere di crescere”.
L'evento è realizzato in collaborazione con le associazioni del Tavolo per la Pace di Piacenza.
Per maggiori informazioni, contattare il numero 3494038965
ProgettoMondo Mlal Piacenza
giovedì 10 maggio 2012
Amina e la Forza delle donne
Tradizioni, contraddizioni e ostacoli da abbattere nella cultura marocchina. E il caso di Amina Filali, la giovane 16enne che si è tolta la vita lo scorso 10 marzo a Chourfa, nel nord del Marocco, dopo il matrimonio forzato con l’uomo che l’aveva violentata un anno prima. Punti di partenza per una riflessione aperta e non sempre facile di alcune partecipanti al percorso di formazione sui Diritti Umani che ProgettoMondo Mlal, nell’ambito del progetto “La Forza delle Donne”, sta tenendo a Beni Mellal e Khouribga.
Secondo l’articolo 475 del Codice Penale marocchino, “Chiunque, senza violenze, minacce o frodi, rapisce o violenta, o tenta di rapire o di deviare un minore di diciotto anni, è punito con la detenzione da uno a cinque anni e con una ammenda da 200 a 500 dirham. Quando una minorenne nubile, rapita o violentata, ha sposato il suo rapitore, costui non può essere perseguito, se non dietro denuncia delle persone aventi diritto di richiedere l’annullamento del matrimonio, e non può essere condannato se non dopo l’avvenuto annullamento del matrimonio”.
Costretta a vivere in un contesto e in una condizione che non riconoscevano il dramma da lei subito (quando non la identificavano addirittura come la colpevole, per aver assunto atteggiamenti che avevano indotto il futuro marito Mustapha ad abusare di lei), Amina ha scelto di mettere fine tragicamente alla sua vita.
Si possono incontrare casi come questo nella società marocchina che, pur avendo gli strumenti legali per reagire a situazioni simili nel rispetto dei Diritti dell’individuo (ad esempio l’articolo 486 del Codice Penale, che definisce lo stupro e le modalità con cui deve essere punito), si piega spesso a convenzioni e tabù che umiliano le vittime di violenze sessuali. La minaccia dello scandalo e della conseguente perdita dell’onore diventa quindi più forte della rivendicazione della giustizia.
La reazione che è seguita alla morte di Amina a livello di media e società civile, però, è stata un segnale importante per tutto il Paese. Nelle settimane successive, infatti, i giornali si sono animati di articoli sulla vicenda e tutte le reti nazionali hanno dato ampio spazio alla notizia, da cui sono scaturiti numerosi dibattiti. Sui social network si sono susseguite iniziative personali e di gruppi per protestare contro la seconda parte dell’articolo 475 e contro le contraddizioni di un Paese che, pur avendo adottato il 17 giugno scorso una nuova Costituzione in cui si stabilisce l’uguaglianza tra i sessi, si scontra ancora con credenze vessatorie nei confronti delle donne.
Anche la mobilitazione della società civile marocchina è stata pronta e significativa. Numerose associazioni, quali la Fédération de la Ligue démocratique pour les droits de la femme, l’Association démocratique des femmes du Maroc, la coalizione del “Printemps de la dignité”, la rete Avaaz, hanno organizzato manifestazioni e sit-in nei maggiori centri urbani (il raduno più importante si è svolto a Rabat, di fronte al Parlamento), proposto petizioni per l’abrogazione dell’articolo 475 e pubblicato comunicati per condannare quanto accaduto.
Il dramma di Amina, però, non è rimasto solo una questione interna marocchina: anche l’ONU e l’Unicef e alcune ONG internazionali, come Global Rights, hanno voluto sottolineare la necessità di riformare la giustizia e le istituzioni per assicurare i diritti di donne e bambini, attraverso comunicati diffusi pochi giorni dopo la morte della ragazza.
L’intervento della società civile marocchina e internazionale lascia intendere che la sensibilità rispetto all’argomento è profonda e che si intende fare pressione sul governo perché istituzioni e legge non lascino spazio ad alcuna ambiguità.
D’altra parte, diversi esponenti politici, sia del Governo che dell’Opposizione, si sono espressi con termini molto duri rispetto alla vicenda di Amina Filali. Mustapha al Khalfi, Ministro della Comunicazione e Portavoce del governo, e Bassima Hakkaoui, Ministro della Solidarietà, della Donna e della Famiglia e unica donna membro dell’attuale governo, hanno condannato quanto accaduto e riconosciuto pubblicamente la necessità di modificare il testo dell’articolo 475 in tempi brevi.
Ciononostante, la visione tradizionalista della figura e del ruolo della donna e del matrimonio, che si riflette inevitabilmente su gravi questioni come la violenza sessuale, appare lontana dal poter essere archiviata. Lo dimostra il fatto che il 16 marzo il Ministro della Giustizia marocchino Mustapha Ramid ha ritenuto necessario difendere la scelta del procuratore di applicare l’articolo 475 del Codice Penale al caso di Amina, sostenendo che la giovane si era dichiarata consenziente sia per il matrimonio che rispetto ai rapporti avuti in precedenza (salvo ritornare sui suoi passi, dopo l’insistente protesta delle ONG marocchine e internazionali seguita alle dichiarazioni del Ministro).
Per comprendere la posizione della popolazione locale, quindi, abbiamo intervistato alcune partecipanti al percorso di formazione sui Diritti Umani nell’ambito del progetto “La Forza delle Donne”.
Questo percorso in 4 sedute, che si svolge anche in altre due città del nord (Khemisset e Meknès), è rivolto ai quadri e ai membri delle associazioni locali e, partendo da un approccio generico ai Diritti Umani e ai relativi strumenti giuridici, avvicina progressivamente il tema dei Diritti di Genere e della situazione della donna in Marocco, cercando di creare una maggiore coscienza e di stimolare delle riflessioni tra i partecipanti. Le Convenzioni, i Protocolli e gli altri strumenti relativi ai Diritti della Donna e la situazione della Donna in Marocco rispetto a questi strumenti sono stati proprio i temi trattati durante gli atelier di aprile a Beni Mellal e Khouribga.
Da qui l’idea di porre qualche domanda sul caso di Amina Filali alle partecipanti, essendo un argomento che si inserisce totalmente nelle attività proposte dal percorso.
Il quadro che ne è uscito conferma l’ambiguità della realtà marocchina in cui, accanto alla coscienza delle problematiche da affrontare e alla volontà di arrivare al pieno rispetto dei Diritti Umani dimostrate da un’ampia fetta della società, restano ancora da abbattere gli ostacoli dati dalla cultura tradizionalista, soprattutto in alcune zone.
Nelle associazioni di Khouribga, infatti, il caso di Amina è stato discusso solo in maniera informale tra i membri delle associazioni, senza essere inserito nell’ordine del giorno, e non sono state promosse iniziative a riguardo. Questo nonostante le stesse partecipanti abbiano ammesso che questo tema tocca anche la loro regione. In passato, infatti, è capitato che alcune donne, costrette a sposarsi col loro violentatore, si siano rivolte alle associazioni, per avere un supporto psicologico o che abbiano raccontato la loro storia, pur essendo entrate in contatto con i membri delle associazioni per altri motivi. Ma queste donne hanno sempre parlato della loro situazione in modo confidenziale, senza voler procedere contro il marito, per timore di quello che la famiglia e la comunità avrebbe potuto dire e della reazione del marito.
Alcune associazioni di Beni Mellal, invece, hanno partecipato a una manifestazione che si è tenuta poco dopo la morte di Amina Filali davanti al tribunale della città, per chiedere la modifica dell’articolo 475 e in sostegno di un’altra ragazza di 15 anni, Oumayma, di Zaouiat Cheikh (un villaggio a 65 km da Beni Mellal), il cui caso ha cominciato a far discutere nella provincia proprio nello stesso periodo di Amina. Un insegnante della sua scuola, infatti, ha abusato di lei per tre anni e, intimorita dalle minacce dell’uomo, la giovane ha taciuto fino a quando non è riuscita a confidarsi con un’amica. Molti altri casi come questo non vengono a galla proprio a causa delle paure che affliggono le vittime di abusi, non solo per i traumi subiti dai loro violentatori, ma anche rispetto alla reazione che potrebbe avere la comunità.
È da sottolineare anche il fatto che, in caso di denuncia, per queste donne è difficile riuscire ad avere accesso a servizi fondamentali, quali l’accoglienza in centri dedicati alle vittime di abuso, la garanzia di essere seguite da avvocati specialisti o la possibilità di seguire un percorso di inserimento lavorativo che fornisca loro l’indipendenza economica. Il mondo associativo, infatti, molto spesso non ha i mezzi per dare sostegno a chi ricorre al suo aiuto. Non a caso il 60% delle domande di divorzio che vengono presentate tramite le organizzazioni da donne vittime di maltrattamenti viene in seguito ritirato, proprio per la mancanza di capacità di tutela da parte delle associazioni e delle istituzioni.
Il caso di Amina Filali, quindi, è sicuramente servito come detonatore, per attirare l’attenzione della società civile, del governo e della società intera su questo tema, ma sono ancora molti gli sforzi da compiere per rompere il silenzio che spesso costringe queste giovani ragazze a nascondere i loro drammi. Come ha osservato una delle partecipanti alla formazione di Beni Mellal, è importante riuscire a create un network di associazioni, a livello sia regionale che nazionale, che possa dare un reale supporto alle donne che subiscono questo genere di violenze e che riesca ad avere peso in un dialogo tra tutti le parti per un cambiamento sociale. Altro passo fondamentale che bisogna riuscire a compiere è far in modo che le donne abbiano fiducia nella comunità e nei mezzi a loro disposizione, facendo loro capire che denunciare questi abusi e trovare giustizia è necessario non solo per loro stesse, ma per l’intera società marocchina.
Giulia Pezzato
Casco Bianco
ProgettoMondo Mlal Marocco
Secondo l’articolo 475 del Codice Penale marocchino, “Chiunque, senza violenze, minacce o frodi, rapisce o violenta, o tenta di rapire o di deviare un minore di diciotto anni, è punito con la detenzione da uno a cinque anni e con una ammenda da 200 a 500 dirham. Quando una minorenne nubile, rapita o violentata, ha sposato il suo rapitore, costui non può essere perseguito, se non dietro denuncia delle persone aventi diritto di richiedere l’annullamento del matrimonio, e non può essere condannato se non dopo l’avvenuto annullamento del matrimonio”.
Costretta a vivere in un contesto e in una condizione che non riconoscevano il dramma da lei subito (quando non la identificavano addirittura come la colpevole, per aver assunto atteggiamenti che avevano indotto il futuro marito Mustapha ad abusare di lei), Amina ha scelto di mettere fine tragicamente alla sua vita.
Si possono incontrare casi come questo nella società marocchina che, pur avendo gli strumenti legali per reagire a situazioni simili nel rispetto dei Diritti dell’individuo (ad esempio l’articolo 486 del Codice Penale, che definisce lo stupro e le modalità con cui deve essere punito), si piega spesso a convenzioni e tabù che umiliano le vittime di violenze sessuali. La minaccia dello scandalo e della conseguente perdita dell’onore diventa quindi più forte della rivendicazione della giustizia.
La reazione che è seguita alla morte di Amina a livello di media e società civile, però, è stata un segnale importante per tutto il Paese. Nelle settimane successive, infatti, i giornali si sono animati di articoli sulla vicenda e tutte le reti nazionali hanno dato ampio spazio alla notizia, da cui sono scaturiti numerosi dibattiti. Sui social network si sono susseguite iniziative personali e di gruppi per protestare contro la seconda parte dell’articolo 475 e contro le contraddizioni di un Paese che, pur avendo adottato il 17 giugno scorso una nuova Costituzione in cui si stabilisce l’uguaglianza tra i sessi, si scontra ancora con credenze vessatorie nei confronti delle donne.
Anche la mobilitazione della società civile marocchina è stata pronta e significativa. Numerose associazioni, quali la Fédération de la Ligue démocratique pour les droits de la femme, l’Association démocratique des femmes du Maroc, la coalizione del “Printemps de la dignité”, la rete Avaaz, hanno organizzato manifestazioni e sit-in nei maggiori centri urbani (il raduno più importante si è svolto a Rabat, di fronte al Parlamento), proposto petizioni per l’abrogazione dell’articolo 475 e pubblicato comunicati per condannare quanto accaduto.
Il dramma di Amina, però, non è rimasto solo una questione interna marocchina: anche l’ONU e l’Unicef e alcune ONG internazionali, come Global Rights, hanno voluto sottolineare la necessità di riformare la giustizia e le istituzioni per assicurare i diritti di donne e bambini, attraverso comunicati diffusi pochi giorni dopo la morte della ragazza.
L’intervento della società civile marocchina e internazionale lascia intendere che la sensibilità rispetto all’argomento è profonda e che si intende fare pressione sul governo perché istituzioni e legge non lascino spazio ad alcuna ambiguità.
D’altra parte, diversi esponenti politici, sia del Governo che dell’Opposizione, si sono espressi con termini molto duri rispetto alla vicenda di Amina Filali. Mustapha al Khalfi, Ministro della Comunicazione e Portavoce del governo, e Bassima Hakkaoui, Ministro della Solidarietà, della Donna e della Famiglia e unica donna membro dell’attuale governo, hanno condannato quanto accaduto e riconosciuto pubblicamente la necessità di modificare il testo dell’articolo 475 in tempi brevi.
Ciononostante, la visione tradizionalista della figura e del ruolo della donna e del matrimonio, che si riflette inevitabilmente su gravi questioni come la violenza sessuale, appare lontana dal poter essere archiviata. Lo dimostra il fatto che il 16 marzo il Ministro della Giustizia marocchino Mustapha Ramid ha ritenuto necessario difendere la scelta del procuratore di applicare l’articolo 475 del Codice Penale al caso di Amina, sostenendo che la giovane si era dichiarata consenziente sia per il matrimonio che rispetto ai rapporti avuti in precedenza (salvo ritornare sui suoi passi, dopo l’insistente protesta delle ONG marocchine e internazionali seguita alle dichiarazioni del Ministro).
Per comprendere la posizione della popolazione locale, quindi, abbiamo intervistato alcune partecipanti al percorso di formazione sui Diritti Umani nell’ambito del progetto “La Forza delle Donne”.
Questo percorso in 4 sedute, che si svolge anche in altre due città del nord (Khemisset e Meknès), è rivolto ai quadri e ai membri delle associazioni locali e, partendo da un approccio generico ai Diritti Umani e ai relativi strumenti giuridici, avvicina progressivamente il tema dei Diritti di Genere e della situazione della donna in Marocco, cercando di creare una maggiore coscienza e di stimolare delle riflessioni tra i partecipanti. Le Convenzioni, i Protocolli e gli altri strumenti relativi ai Diritti della Donna e la situazione della Donna in Marocco rispetto a questi strumenti sono stati proprio i temi trattati durante gli atelier di aprile a Beni Mellal e Khouribga.
Da qui l’idea di porre qualche domanda sul caso di Amina Filali alle partecipanti, essendo un argomento che si inserisce totalmente nelle attività proposte dal percorso.
Il quadro che ne è uscito conferma l’ambiguità della realtà marocchina in cui, accanto alla coscienza delle problematiche da affrontare e alla volontà di arrivare al pieno rispetto dei Diritti Umani dimostrate da un’ampia fetta della società, restano ancora da abbattere gli ostacoli dati dalla cultura tradizionalista, soprattutto in alcune zone.
Nelle associazioni di Khouribga, infatti, il caso di Amina è stato discusso solo in maniera informale tra i membri delle associazioni, senza essere inserito nell’ordine del giorno, e non sono state promosse iniziative a riguardo. Questo nonostante le stesse partecipanti abbiano ammesso che questo tema tocca anche la loro regione. In passato, infatti, è capitato che alcune donne, costrette a sposarsi col loro violentatore, si siano rivolte alle associazioni, per avere un supporto psicologico o che abbiano raccontato la loro storia, pur essendo entrate in contatto con i membri delle associazioni per altri motivi. Ma queste donne hanno sempre parlato della loro situazione in modo confidenziale, senza voler procedere contro il marito, per timore di quello che la famiglia e la comunità avrebbe potuto dire e della reazione del marito.
Alcune associazioni di Beni Mellal, invece, hanno partecipato a una manifestazione che si è tenuta poco dopo la morte di Amina Filali davanti al tribunale della città, per chiedere la modifica dell’articolo 475 e in sostegno di un’altra ragazza di 15 anni, Oumayma, di Zaouiat Cheikh (un villaggio a 65 km da Beni Mellal), il cui caso ha cominciato a far discutere nella provincia proprio nello stesso periodo di Amina. Un insegnante della sua scuola, infatti, ha abusato di lei per tre anni e, intimorita dalle minacce dell’uomo, la giovane ha taciuto fino a quando non è riuscita a confidarsi con un’amica. Molti altri casi come questo non vengono a galla proprio a causa delle paure che affliggono le vittime di abusi, non solo per i traumi subiti dai loro violentatori, ma anche rispetto alla reazione che potrebbe avere la comunità.
È da sottolineare anche il fatto che, in caso di denuncia, per queste donne è difficile riuscire ad avere accesso a servizi fondamentali, quali l’accoglienza in centri dedicati alle vittime di abuso, la garanzia di essere seguite da avvocati specialisti o la possibilità di seguire un percorso di inserimento lavorativo che fornisca loro l’indipendenza economica. Il mondo associativo, infatti, molto spesso non ha i mezzi per dare sostegno a chi ricorre al suo aiuto. Non a caso il 60% delle domande di divorzio che vengono presentate tramite le organizzazioni da donne vittime di maltrattamenti viene in seguito ritirato, proprio per la mancanza di capacità di tutela da parte delle associazioni e delle istituzioni.
Il caso di Amina Filali, quindi, è sicuramente servito come detonatore, per attirare l’attenzione della società civile, del governo e della società intera su questo tema, ma sono ancora molti gli sforzi da compiere per rompere il silenzio che spesso costringe queste giovani ragazze a nascondere i loro drammi. Come ha osservato una delle partecipanti alla formazione di Beni Mellal, è importante riuscire a create un network di associazioni, a livello sia regionale che nazionale, che possa dare un reale supporto alle donne che subiscono questo genere di violenze e che riesca ad avere peso in un dialogo tra tutti le parti per un cambiamento sociale. Altro passo fondamentale che bisogna riuscire a compiere è far in modo che le donne abbiano fiducia nella comunità e nei mezzi a loro disposizione, facendo loro capire che denunciare questi abusi e trovare giustizia è necessario non solo per loro stesse, ma per l’intera società marocchina.
Giulia Pezzato
Casco Bianco
ProgettoMondo Mlal Marocco
mercoledì 9 maggio 2012
...Lardo ai Giovani! Uno spettacolo a Bassano per i giovani reclusi in Bolivia
Cosa può esserci di meglio, per tenersi in forma, di un giro in bici (“on do rod”) con i Seven Gnoms che, partendo da Bassano, vi porteranno in giro per l’Italia attraverso i vizi e le virtù della nostra gente?
I nostri Seven, cabarettisti e musicisti, attraverso alcuni quadretti, con tanto di cori a cappella e di canzoni scritte per l’occasione, vi racconteranno storie di risparmiatori, navigatori, viaggiatori e maghi, fra cui il famoso mago Clister Peretta (che non legge la mano, ma ... parti più profonde e meno nobili del corpo).
Il giro sconfinerà in Francia all’epoca della Rivoluzione, raccontando la vera storia della ghigliottina bilama: “ la prima lama solleva il coppino, la seconda elimina la te-sta alla radice!”.
E per finire c’è anche una sorprendente parodia del balletto su cosa può succe-dere quando si pesta una… Ma basta, non vogliamo togliere la sorpresa, perché vi divertirete con un famoso tormentone estivo.
Insomma musica, cabaret, storia, comicità, balletto: lardo ai giovani, con i pezzetti dei Seven Gnoms!
Uno spettacolo che andrà in scena sabato 2 giugno alle 20.45 al Castello degli Ezzelini a Bassano del Grappa (Vicenza) con il patrocinio dell'assessorato alla cultura del Comune di Bassano del Grappa, per sostenere il programma "Qalauma" realizzato in Bolivia da ProgettoMondo Mlal.
L'ingresso è libero gratuito... a offerta libera.
L’obiettivo del progetto "Qalauma, giovani trasgressori", è quello di contribuire al recupero sociale di adolescenti e giovani problematici, sia ragazzi che ragazze, attualmente reclusi nei 4 centri peni-tenziari di La Paz. Si offre loro la possibilità di accrescere alcune competenze profes-sionali e di migliorare le relazioni famigliari e sociali.
Le attività sono rivolte al recupero di 150 giovani adolescenti (120 ragazzi e 40 ra-gazze) che hanno infranto la legge, tra i 16 e i 21 anni: è un’iniziativa “pilota” che in futuro si prevede possa essere replicata per coinvolgere una fetta maggiore della popolazione minorile in carcere. (La legge penitenziaria boliviana n. 2298 proibisce che i minori di età convivano in carcere insieme agli adulti, ma non esiste nessuna struttura che preveda per loro uno spazio specifico. In Bolivia esistono 570 minori di 21 anni che stanno scontando una pena in carceri per adulti).
Il progetto vuole offrire un’opportunità di recupero ai giovani in carcere per reati fondamentalmente originati dalla povertà: le famiglie da cui provengono vivono ai margini della società, non sono in grado di dare la dovuta cura ai figli, che pertanto "si rifugiano" nella vita di strada, con il ricorso continuo a furti ed altri reati per soprav-vivere.
Livelli di intervento realizzati, in corso e previsti: *Completamento del Centro Qa-lauma, ideato e costruito per il reinserimento; *Realizzazione di programmi di forma-zione professionale in carpenteria, panificazione, agricoltura biologica, allevamento e artigianato; *Promozione della stessa proposta di reinserimento lavorativo anche presso altri istituti penitenziari; *Promozione di un Tavolo istituzionale per la riforma del-la politica pubblica penitenziaria, con particolare attenzione al settore penale mino-rile(partecipano UNICEF, DNI, Pastorale penitenziaria, Ministero della giustizia e Mini-stero dell'Interno); *Preparazione e realizzazione di una campagna di informazione sensibilizzazione sociale attraverso radio e Tv.
I nostri Seven, cabarettisti e musicisti, attraverso alcuni quadretti, con tanto di cori a cappella e di canzoni scritte per l’occasione, vi racconteranno storie di risparmiatori, navigatori, viaggiatori e maghi, fra cui il famoso mago Clister Peretta (che non legge la mano, ma ... parti più profonde e meno nobili del corpo).
Il giro sconfinerà in Francia all’epoca della Rivoluzione, raccontando la vera storia della ghigliottina bilama: “ la prima lama solleva il coppino, la seconda elimina la te-sta alla radice!”.
E per finire c’è anche una sorprendente parodia del balletto su cosa può succe-dere quando si pesta una… Ma basta, non vogliamo togliere la sorpresa, perché vi divertirete con un famoso tormentone estivo.
Insomma musica, cabaret, storia, comicità, balletto: lardo ai giovani, con i pezzetti dei Seven Gnoms!
Uno spettacolo che andrà in scena sabato 2 giugno alle 20.45 al Castello degli Ezzelini a Bassano del Grappa (Vicenza) con il patrocinio dell'assessorato alla cultura del Comune di Bassano del Grappa, per sostenere il programma "Qalauma" realizzato in Bolivia da ProgettoMondo Mlal.
L'ingresso è libero gratuito... a offerta libera.
L’obiettivo del progetto "Qalauma, giovani trasgressori", è quello di contribuire al recupero sociale di adolescenti e giovani problematici, sia ragazzi che ragazze, attualmente reclusi nei 4 centri peni-tenziari di La Paz. Si offre loro la possibilità di accrescere alcune competenze profes-sionali e di migliorare le relazioni famigliari e sociali.
Le attività sono rivolte al recupero di 150 giovani adolescenti (120 ragazzi e 40 ra-gazze) che hanno infranto la legge, tra i 16 e i 21 anni: è un’iniziativa “pilota” che in futuro si prevede possa essere replicata per coinvolgere una fetta maggiore della popolazione minorile in carcere. (La legge penitenziaria boliviana n. 2298 proibisce che i minori di età convivano in carcere insieme agli adulti, ma non esiste nessuna struttura che preveda per loro uno spazio specifico. In Bolivia esistono 570 minori di 21 anni che stanno scontando una pena in carceri per adulti).
Il progetto vuole offrire un’opportunità di recupero ai giovani in carcere per reati fondamentalmente originati dalla povertà: le famiglie da cui provengono vivono ai margini della società, non sono in grado di dare la dovuta cura ai figli, che pertanto "si rifugiano" nella vita di strada, con il ricorso continuo a furti ed altri reati per soprav-vivere.
Livelli di intervento realizzati, in corso e previsti: *Completamento del Centro Qa-lauma, ideato e costruito per il reinserimento; *Realizzazione di programmi di forma-zione professionale in carpenteria, panificazione, agricoltura biologica, allevamento e artigianato; *Promozione della stessa proposta di reinserimento lavorativo anche presso altri istituti penitenziari; *Promozione di un Tavolo istituzionale per la riforma del-la politica pubblica penitenziaria, con particolare attenzione al settore penale mino-rile(partecipano UNICEF, DNI, Pastorale penitenziaria, Ministero della giustizia e Mini-stero dell'Interno); *Preparazione e realizzazione di una campagna di informazione sensibilizzazione sociale attraverso radio e Tv.
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lunedì 7 maggio 2012
La solidarietà cresce in Italia. E' la scommessa di ProgettoMondo
Dal Sud del pianeta, ProgettoMondo Mlal si volge ora al territorio italiano per raccogliere la crescente domanda di servizi, formazione, opportunità di interscambio, apertura di nuovi orizzonti e creazione di giovani spazi di crescita, e sceglie di investire sui suoi testimoni naturali, ovvero sugli ex volontari che, dopo anni di esperienza di campo, nelle aree più fragili di America Latina e Africa, sono oggi tornati nelle rispettive città e regioni di origine, e hanno ripreso attivamente il proprio impegno nella società civile. Con la convinzione che possano essere i nostri territori la pietra angolare su cui ricostruire, in una situazione di impasse politica e sociale, il valore e l’impegno della solidarietà che, oggi più che mai, pare soccombere ovunque alla paura più profonda o a un qualunquistico “si salvi chi può”.
Ed è in questo quadro che, l’Assemblea dei Soci dell’Organizzazione non governativa ProgettoMondo Mlal, riunita a Verona sabato e domenica scorsi nel Centro Monsignor Carraro, ha rinnovato le sue cariche per i prossimi 4 anni, riconfermando appunto al proprio vertice proprio un amministratore locale, l’ex sindaco di San Martino Buon Albergo, Mario Lonardi, e allargando a 9 rappresentanti di altrettante regioni di Italia il proprio Comitato di Gestione: Ivana Borsotto per il Piemonte, Maria Luisa Milani per Bologna, Etta Rapallo per la Liguria, Fulvio Baldovin per Vicenza, Emilia Ceolan (Trentino-Alto Adige), Elisa Debernardi (Valle d’Aosta), Attilio Orecchio (Mantova), Danila Pancotti (Piacenza), Cristina Sanvito (Brianza).
Il tema del rinnovato rapporto con i territori e l’urgenza di stringere nuove partnership tra organismi di volontariato internazionale, così da affrontare insieme le nuove politiche europee in termini di cooperazione internazionale e la relativa drastica diminuzione di finanziamenti che, dopo aver interessato il governo italiano, ormai condiziona pesantemente anche l’Unione europea, è stato il cuore della relazione ai soci del presidente di ProgettoMondo Mlal, Mario Lonardi.
La mattinata di domenica ha ospitato una Tavola Rotonda su l’“Europa della cooperazione” a cui partecipavano come relatori il presidente dell’Associazione Ong italiane e della Focsiv, Gianfranco Cattai, il presidente della Ong Piemontese Cisv, Piera Gioda e il suo coordinatore ufficio Progetti Federico Perotti.
Nel pomeriggio, infine, è stata lanciata la campagna d’autunno di ProgettoMondo Mlal “Io non mangio da solo”: un programma di iniziative di informazione, approfondimento, laboratori didattici, mostre e piccoli eventi pubblici, sul tema del diritto al cibo, della sovranità alimentare nei Paesi in via di Sviluppo e su una corretta e più equa alimentazione in tutto il mondo. Su questo tema, ProgettoMondo Mlal, ha al momento in via di realizzazione ben 6 programmi di cooperazione in altrettanti Paesi di America Latina e Africa.
Ed è in questo quadro che, l’Assemblea dei Soci dell’Organizzazione non governativa ProgettoMondo Mlal, riunita a Verona sabato e domenica scorsi nel Centro Monsignor Carraro, ha rinnovato le sue cariche per i prossimi 4 anni, riconfermando appunto al proprio vertice proprio un amministratore locale, l’ex sindaco di San Martino Buon Albergo, Mario Lonardi, e allargando a 9 rappresentanti di altrettante regioni di Italia il proprio Comitato di Gestione: Ivana Borsotto per il Piemonte, Maria Luisa Milani per Bologna, Etta Rapallo per la Liguria, Fulvio Baldovin per Vicenza, Emilia Ceolan (Trentino-Alto Adige), Elisa Debernardi (Valle d’Aosta), Attilio Orecchio (Mantova), Danila Pancotti (Piacenza), Cristina Sanvito (Brianza).
Il tema del rinnovato rapporto con i territori e l’urgenza di stringere nuove partnership tra organismi di volontariato internazionale, così da affrontare insieme le nuove politiche europee in termini di cooperazione internazionale e la relativa drastica diminuzione di finanziamenti che, dopo aver interessato il governo italiano, ormai condiziona pesantemente anche l’Unione europea, è stato il cuore della relazione ai soci del presidente di ProgettoMondo Mlal, Mario Lonardi.
La mattinata di domenica ha ospitato una Tavola Rotonda su l’“Europa della cooperazione” a cui partecipavano come relatori il presidente dell’Associazione Ong italiane e della Focsiv, Gianfranco Cattai, il presidente della Ong Piemontese Cisv, Piera Gioda e il suo coordinatore ufficio Progetti Federico Perotti.
Nel pomeriggio, infine, è stata lanciata la campagna d’autunno di ProgettoMondo Mlal “Io non mangio da solo”: un programma di iniziative di informazione, approfondimento, laboratori didattici, mostre e piccoli eventi pubblici, sul tema del diritto al cibo, della sovranità alimentare nei Paesi in via di Sviluppo e su una corretta e più equa alimentazione in tutto il mondo. Su questo tema, ProgettoMondo Mlal, ha al momento in via di realizzazione ben 6 programmi di cooperazione in altrettanti Paesi di America Latina e Africa.
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