lunedì 31 ottobre 2011

Nuove leggi abitative e case per Cordoba. I primi frutti di Habitando

A pochi mesi dalla sua conclusione, prevista per il prossimo febbraio, il progetto Habitando inizia a raccogliere quanto seminato nel corso di tre anni di intense attività.
Lo scorso 3 ottobre, a Buenos Aires, la rete “Habitar Argentina”, formata da ong, organizzazioni di base, università, politici e a cui partecipa il programma di ProgettoMondo Mlal nato per lo sviluppo locale partecipativo nelle province di Cordoba e Santa Fe, ha presentato a cittadini e governo due nuove proposte di legge sulla “produzione sociale dell’habitat” e sulla “pianificazione territoriale”.
Frutto di una lunga e intesa elaborazione alla quale ha partecipato l’equipe del programma di ProgettoMondo Mlal, le due proposte hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di accesso a un habitat adeguato per migliaia di famiglie argentine.
La prima legge punta a favorire l’attuazione di piani di edilizia integrali dove le famiglie stesse siano le protagoniste insieme ai municipi, le microimprese locali e le ong, e vedano valorizzate le proprie capacità di organizzarsi e conoscenze di autocostruzione.
La seconda legge vuole invece offrire a municipi e governi provinciali e nazionali, nuovi strumenti per la promozione di uno sviluppo urbano integrale, che tenga conto delle necessità della popolazione, che rispetti l’ambiente e che sia libero dalle logiche di mercato favorendo il maggior numero di persone possibile nella costruizione di una città basata sul concetto di inclusione.
I due progetti di legge sono stati presentati in un atto pubblico a cui hanno presenziato non solo senatori e uomini politici, ma anche ong, organizzazioni di base e la popolazione in generale, e che si è svolto all’interno di un quartiere povero, una “villa” (ossia favela) di Buenos Aires, con l’obiettivo di dimostrare come questo nuovo progetto nasca dalla volontà di un cambiamento dal basso, che punta a migliorare.
Un’altro evento importante ha visto come protagoniste le cinque famiglie coinvolte nel piano di edilizia popolare nel paese di Unquillo, che Habitando ha sviluppato con il municipio.
Dopo cinque mesi di intenso lavoro finalmente le cinque mamme e i loro figli hanno potuto vedere realizzate le nuove case che sono state loro consegnate ufficialmente con un atto notarile avvenuto sul terreno.
Manca solo l’ultima rifinitura da parte dell’agenzia dell’energia elettrica di Cordoba (che avverrá nei prossimi giorni) e le famiglie potranno trasferirsi a vivere nel nuovo quartiere iniziando una nuova esperienza in una casa che hanno contribuito a costruire e della quale, cosa importantissima, sono proprietarie.

Nicola Bellin,
capoprogetto Habitando,
ProgettoMondo Mlal Argentina

venerdì 28 ottobre 2011

Il 30 ottobre al PalaOlimpia per il diritto al cibo

Nel Sud del Mondo il diritto al cibo è spesso una chimera. Per molte mamme garantire ai propri figli un pasto sano ed equilibrato al giorno non è scontato e in molti paesi dell’Africa e dell’America Latina il livello di denutrizione e malnutrizione, soprattutto nei bambini sotto i 5 anni, è allarmante. Lo sa bene ProgettoMondo Mlal che con i suoi 45 anni di esperienza nel campo della cooperazione internazionale è da sempre impegnato sul tema dell’alimentazione, perché un piatto sano e nutriente sia alla portata di tutti.

Domenica 30 ottobre alle 18 la nostra organizzazione sarà presente al PalaOlimpia di Verona, in occasione della partita Marmi Lanza Verona – Acqua Paradiso Monza Brianza, per sostenere e promuovere un’alimentazione adeguata e sostenibile, diritto ma ancor prima necessità di ciascun essere umano.

Insieme possiamo fare molto per loro e basta veramente poco. Vi aspettiamo all’ingresso del palazzetto con il nostro artigianato dal Sud del Mondo, oggetti unici e originali con i quali ci aiuterete a sostenere i nostri progetti dedicati alla sicurezza alimentare per i bambini e le loro famiglie delle comunità andine della Bolivia, degli altipiani del Guatemala, delle scuole di Leoganè, ad Haiti e infine dei detenuti e detenute mozambicane. Attraverso la costruzione e l’avvio di orti comunitari e di mense scolastiche assicureremo ogni giorno ai più piccoli un pasto nutriente e, allo stesso tempo, accompagneremo le mamme nel riconoscere i prodotti migliori e nel preparare i cibi più idonei per una crescita sana dei loro figli.

Per saperne di più, telefonate allo 0458102105, o scrivete all’Ufficio Solidarietà: sostegno@mlal.org.

martedì 25 ottobre 2011

In Argentina il trionfo peronista

Non ha deluso le aspettative e i pronostici. Già nella tarda serata di domenica, 23 ottobre, i risultati erano chiari e la vittoria di Cristina Fernandez de Kirchner si aggirava attorno al 54%, con quasi 40 punti di distacco dal secondo candidato Hermes Binner. La maggioranza è stata schiacciante in tutto il paese, dove dal 2003 la famiglia Kirchner governa e ha iniziato una politica che, a detta del presidente, continuerà ad avere come priorità l’inclusione sociale.
Quella di domenica è stata una perfetta giornata peronista. Un giorno di trionfo, come lo definiscono gli argentini. A festeggiare nella Plaza de Mayo gremita di bandiere, musica e soddisfazione c’erano anche moltissimi movimenti e organizzazioni sociali, gli stessi che, prima con Nestor poi con Cristina Kirchner, hanno avuto spazio di partecipazione e organizzazione.
Anche i giovani sono parte del progetto nazionale e popolare come ci dice Aldana, che partecipa a un gruppo di giovani militanti nelle villas della città di Buenos Aires: “Nestor Kirchner ha aperto uno spazio di costruzione e di cambiamento in cui il paese è protagonista e c’è posto per tutti. Lui, per noi giovani militanti, è stato come un padre, come un leader che ha risvegliato la politica nelle giovani generazioni”.
La “mitizzazione” dell’ex marito Nestor Kirchner, morto l’anno scorso, ha trasformato Cristina nella nuova Evita che ha saputo affrontare la sfida della perdita del marito con coraggio, proseguendo il suo progetto politico.
Il significato di questa cascata di voti è frutto del processo storico del paese, che ha riscoperto la democrazia da meno di vent’anni, e che grazie a questo progetto politico ha potuto rialzarsi, e trovare spazio di partecipazione, di crescita e di giustizia verso i colpevoli del periodo della dittatura. “Questa donna è della nostra generazione peronista e viene dalle nostre lotte. Rappresenta il cammino fatto dalle organizzazioni di base e come tale ci fortifica”, dice Cristina una referente di un movimento nazionale delle villas.
L’Argentina, dopo la crisi del 2001 che ha piegato il paese, ha ritrovato orgoglio nazionale e ottimismo grazie a un momento economico favorevole, simile a quello di molti altri paesi latino-americani, con un’economia che cresce in media oltre il 7%, la disoccupazione in diminuzione e i salari e i consumi in crescita. In questo panorama favorevole, la politica iniziata della sinistra peronista dei Kirchner è protezionista e statalista, nonché populista e assistenzialista, come sottolineano alcune organizzazioni sociali che cercano di scavare a fondo le ragioni politiche del trionfo. Un esempio sono le molte politiche universali, sottoforma di sussidi a pioggia, adottate dal governo per ridurre la malnutrizione e favorire l’educazione.
Oggi l’Argentina vive uno dei momenti più stabili della sua storia dal ritorno della democrazia nel 1983 e il presidente più votato della storia argentina continua alla testa del progetto politico nazionale e popolare, che è supportato anche da molti degli “stati-fratelli latino-americani”, che già ieri hanno chiamato la Fernandez per complimentarsi per i risultati.
Le critiche al governo di alcuni settori della popolazione fanno leva sulla fragilità del boom economico dipendente dalle esportazioni, principalmente di soia, e su come la famiglia Kirchner in questi 8 anni abbia aumentato di 10 volte il proprio patrimonio, soprattutto nella provincia patagonica di Santa Cruz.
L’opposizione, quasi assente e divisa, ammette la sconfitta e promette di impegnarsi in un’opposizione propositiva e attenta, rilevando che i problemi da risolvere sono ancora molti come ha affermato Binner nel suo discorso di domenica: “Ci sono 10 milioni di poveri nel paese, il 40% dei lavoratori è in nero e mancano 2 milioni e mezzo di case”.
Il mandato ora è tutto nelle mani e nella responsabilità del presidente, che ha ottenuto anche la maggioranza assoluta nelle due camere del parlamento e che si appresta a guidare il paese per altri 4 anni, con un ampio appoggio a questo modello. Quello seguito all’annuncio della vittoria delle elezioni è stato un appello all’unità nazionale e latino-americana, e alla collaborazione tra le forze politiche per far crescere ancora di più il paese in uguaglianza e giustizia.

Francesco Venturin,
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina

lunedì 24 ottobre 2011

Oltre 100 i giovani candidati per il Sud del mondo

Marocco e Bolivia i paesi più gettonati tra chi è pronto a partire con la nostra organizzazione per un anno di servizio civile all’estero.
Oltre 100 le candidature arrivate nella cassetta della posta di ProgettoMondo Mlal entro le 14 di venerdì, tutte pronte a essere valutate a partire dalla seconda settimana di novembre ed entro la fine dell'anno, per garantire la partenza dei giovani caschi bianco tra febbraio e marzo del prossimo anno.
I paesi di destinazione sono in tutto 5, divisi tra Africa e America Latina.
E se per il primo continente i candidati sono in tutto 51 (2 per il Mozambico e 49 per il Marocco), altri 55 ragazzi hanno come meta l’America Latina: 11 il Nicaragua e altrettanti il Perù, e 33 la Bolivia.
Ruoli e mansioni sono i più diversi. Dal darsi da fare in un ristornate mozambicano insieme agli ex detenuti che fanno parte del personale di sala, al mettere il naso in una piccola cooperativa di produttori di grano in Bolivia. Oppure scoprire la realtà del turismo solidale o partecipare ad attività di ricerca e formazione per donne e bambini marocchini.
Le figure ricercate da ProgettoMondo Mlal che da oltre 40 anni si occupa di cooperazione allo sviluppo nel Sud del mondo quest’anno sono infatti più varie che mai e delle oltre 100 che si sono canditate, l’organizzazione ne selezionerà 14.
Per il Marocco gli operatori ricercati sono 4: due nella città di Beni Mellal, dove l’obiettivo è promuovere una migrazione responsabile con il programma di cooperazione allo sviluppo “Bambini in viaggio”, e due a Rabat, da inserire a supporto del progetto nato per tutelare i diritti di genere, “La forza delle donne”.
Sempre in Africa, ma questa volta a sud del continente in Mozambico, altri due volontari saranno destinati al progetto “Vita dentro” dove la nostra organizzazione è impegnata per migliorare le condizioni di vita dei reclusi della provincia di Nampula.
Il viaggio sarà invece più lungo per i giovani tra i 18 e i 29 anni che aspirano a raggiungere uno dei tre paesi latinoamericani che più di altri hanno bisogno dell’energia di nuovi volontari.
In quattro saranno destinati alla Bolivia: due a La Paz, per promuovere i diritti all’infanzia e quelli dei bambini lavoratori con “Il mestiere di crescere” e, d’altro canto, sostenere lo sviluppo di un turismo solidale e comunitario con “Bienvenidos”. E sempre per quest’ultimo progetto, altre due giovani leve partiranno invece con destinazione Cochabamba.
Dalla parte dei bambini, con “Il mestiere di crescere”, anche in Perù, e più precisamente a Lima, dove saranno ancora una volta due le persone selezionate, come pure in Nicaragua, dove la mission sarà di promuovere lo sviluppo umano, sociale, ed economico dei giovani di Chinandega nel progetto “Futuro Giovane”.

Per ulteriori informazione scrivere a serviziocivile@mlal.org, o chiamare la sede di ProgettoMondo Mlal allo 045.8102105 e chiedere di Nadia Simeoni.

Guatemala tra primo e secondo turno

Siamo a metà del fiume. È passato più di un mese dal primo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala e mancano ormai pochi giorni al secondo turno che, il 6 novembre, decreterà chi sarà Presidente per i prossimi 4 anni.
La situazione si prevede difficile. Come già era stato evidenziato, nessuno dei candidati spiccava rispetto agli altri. A seguito poi della decisione da parte della Corte Costituzionale guatemalteca di escludere dalla competizione elettorale Sandra Torres de Colom, moglie dell’attuale Presidente Colom Caballeros, gli equilibri si sono decisamente rotti con una marcata tendenza a destra.
Il voto dello scorso 11 settembre ha rappresentato proprio questa tendenza: Otto Pérez Molina, ex comandante ai tempi della violenza nonché uno dei generali ad aver firmato gli accordi di pace del 1996, ha ottenuto il 36% circa dei voti con il suo Partito Patriota, il cui slogan è “Mano dura”. Mano dura contro i problemi del Paese, notoriamente la violenza. Il suo sfidante al secondo turno sarà Manuel Baldizon, sicuramente favorito dall’assenza politica della signora Torres, il quale con il 23,2% ha saputo mettere in campo una nuova forza politica, Lider, accattivante, giovane, in certi sensi tradizionalista (rifacendosi alla nozione molto cara di famiglia) ma anche parecchio progressista, in quanto rappresentante di una classe imprenditoriale che si è fatta da sola. Anche per lui però non mancano ombre: è sposato con la sorella di un rinomato sicario dello stato ai tempi della violenza, il che potrebbe averlo aiutato a costruire la sua impresa nella Regione del Petén, statua compresa.
Preoccupante in definitiva, perché già si prevede che entrambi rappresenteranno interessi particolari e non quelli della maggioranza indigena del Guatemala, quel 60% circa che non ha rappresentanza. Si fanno promotori di una nuova politica di violenza legittimata, come soluzione a problemi che hanno radici forti nei poteri economici e istituzionali dello Stato. Un problema, quello della violenza, che molte volte non colpisce indiscriminatamente ma che rende protagonisti molti giovani che non hanno possibilità di studio né di lavoro decenti, che di fronte al bivio tra una vita di duro lavoro e di routine preferiscono il rischio e l’attività illegale. Questo è quello che offre loro lo Stato e la soluzione la cercano nella nuova violenza, come un oblio di ciò che è passato.
Una nuova violenza che si fa però protettrice degli interessi privati, che vede schierati 180.000 componenti di milizie private irregolari – quasi tutti fuoriusciti puliti dall’esercito ai tempi della smilitarizzazione – contro i 20.000 circa della polizia nazionale. E gli stessi interessi privati si fanno protettori della politica: perché uno da un lato avrà la benedizione – e il finanziamento – dei militari e dei narcotrafficanti a loro legati, l’altro perché ha gli interessi delle grandi famiglie del Paese e propone la reintroduzione della pena di morte.
Pérez Molina per il momento è il favorito ma bisogna dire che non ha molto innovato il proprio discorso politico rispetto al primo turno di elezione. Baldizon ha cercato nuove vie politiche, avvicinandosi molto ai giovani. Ma in questo Paese le promesse politiche si sentono una volta ogni 4 anni. Vedremo il 6 novembre quale sarà il prossimo futuro del Guatemala.
Un ultimo dato di interesse per queste elezioni è il quarto risultato ottenuto: le schede bianche o nulle intorno al 7%. Questo dato è da un lato il risultato dell’appello della ex candidata ex moglie Sandra Torres a votare nullo per protesta, dall’altro lato può essere visto come segnale di una parte della popolazione che non ha visto in nessuno dei partiti di destra e nel fronte di estrema sinistra della Mechù un'effettiva rappresentanza elettorale. E questo è qualcosa su cui gli stessi guatemaltechi dovrebbero cominciare a ragionare, cominciando proprio da esercizi di politica partecipativa.
Esercizi che già fanno parte della filosofia del Centro Monte Cristo. Quest’ultimo infatti ha organizzato diversi incontri nel mese precedente l’11 settembre per guidare genitori, maestri della rete di scuole legate a Monte Cristo e abitanti delle comunità vicine attraverso sguardi e punti di vista diversi, a un voto ragionato e all’esercizio della propria sovranità democratica. Non si è voluto dare una verità assoluta, ma sono stati invitati relatori diversi, tra cui Roberto Madriz del Fronte Nazionale di Lotta e Frank La Rué delle Nazioni Unite, per accompagnare gli elettori attuali e futuri nonché per non mancare al ruolo di promozione della cittadinanza attiva che si porta avanti con i ragazzi nel curriculum di studi normale e nei confronti delle comunità circostanti, nella cui realtà è ubicato il lavoro del centro.

Edoardo Buonerba
casco bianco ProgettoMondo Mlal Guatemala

venerdì 21 ottobre 2011

Viva Haiti. Petra Bonometti si presenta

Petra Bonometti è la nuova cooperante di ProgettoMondo Mlal, responsabile del progetto Viva Haiti, per appoggiare i giovani di Fonds-Verrettes nella ricostruzione del territorio, in una zona montagnosa e quasi integralmente deforestata, e perciò estremamente vulnerabile alle piogge torrenziali. In qualche riga e un breve botta e risposta si presenta.

Mi chiamo Petra Bonometti, ho 30 anni e sono del lago di Garda, in provincia di Brescia. Dopo la laurea in Economia e Commercio e il lavoro in azienda e in facoltà, un periodo di volontariato in una casa d’accoglienza per donne maltrattate ha determinato la mia svolta verso il settore sociale.
La laurea in Scienze dell’Educazione e il lavoro nelle cooperative del bresciano, come educatrice sociale nell’ambito della protezione dei minori e del disagio adolescenziale, mi hanno offerto l’opportunità di stare a contatto con la realtà dell’immigrazione e del disagio sociale nel contesto locale. Tutto ciò ha aumentato la mia la curiosità per l'Altro, l’Altrove e l’AltroMondo, e la mia inquietudine per i problemi sociali del nostro tempo. Così, nel 2008, ho lasciato casa e lavoro per trasferirmi in Spagna, dove ho iniziato a collaborare con varie organizzazioni non governative. Poi, attraverso un Master in Gestione della Cooperazione allo Sviluppo all’Università di Granada, nel 2010 sono partita per il Perù con una borsa di studio finanziata dall’Agenzia di cooperazione andalusa. Huancavelica, la regione più povera del paese, a 3.700 metri tra le Ande Centrali del Perù, è stata la mia dimora durante quest’ultimo anno e mezzo. Terminata la pratica sul campo, sono stata assunta dall’ong spagnola con cui avevo svolto l’apprendistato, dapprima come rappresentante regionale e poi come coordinatrice nazionale dell’area progetti. Adesso ProgettoMondo Mlal. E Haiti.


Cosa ti ha spinto ad aderire a ProgettoMondo Mlal?

Sono approdata a ProgettoMondo Mlal attraverso la collaborazione professionale con uno dei suoi cooperanti storici più significativi, e rappresentante Mlal in Perù. Grazie a Mario Mancini (e poi alla vice-presidente, Ivana, incontrata a Lima durante una sua missione), ho infatti potuto conoscere ProgettoMondo Mlal, la sua organizzazione, la sua filosofia e metodo di lavoro. Così, quando si é aperta la possibilità di lavorare ad Haiti, non é stato difficile prendere una decisione. La mia precedente esperienza nella cooperazione internazionale, mi ha fatto maturare alcune concezioni e riflessioni che ho sentito di condividere profondamente con ProgettoMondo Mlal.
Cosa ti aspetti da questa esperienza professionale?
Credo che attraverso questa collaborazione con ProgettoMondo Mlal ad Haiti avrò l’opportunità di imparare molto, sia rispetto alla realtà che mi attende, così indubbiamente diversa dalle Ande peruviane, sia rispetto al tipo di ruolo (dalla supervisione alla co-gestione diretta), sia rispetto al lavoro d’equipe con i miei colleghi in Haiti e d’oltre-oceano. Spero che riusciremo a instaurare una cooperazione proficua capace di avvicinare Haiti e l’Italia, e di dar coerenza all’implementazione in terreno, la gestione dalla sede e l’azione di comunicazione e sensibilizzazione verso i nostri connazionali non del settore.
Come ti proponi di contribuire al nostro ProgettoMondo Mlal?
In molti hanno tentato di spaventarmi prima della partenza: ma forse, per un difetto di umiltà, nell’ambito di ciò di cui ho paura (l’imprevedibilità degli eventi risiede fuori dal nostro raggio d’azione, quindi è inutile temere ciò su cui non possiamo influire) più che Haiti in sé (e, d’altro canto, Haiti suona incantevole come un miraggio), mi intimorisce il compito e la responsabilità cui vado incontro, che comunque affronterò, offrendo ciò che ho appreso nelle mie esperienze professionali precedenti nella cooperazione (internazionale e non).
Ma soprattutto credo che siano la determinazione e la professionalità, unite ad empatia, umiltà, ironia (e auto-ironia), curiosità umana, e a una visione integrale e ampia dello sviluppo, gli ingredienti importanti per affrontare una realtà sempre mutevole, spesso contraddittoria e mai certa. In fondo, mi sono sempre sentita meravigliata da luoghi meno comuni e più feroci.

Argentina: uscire dalla crisi recuperando le imprese

Ci sono momenti che segnano profondamente la storia di un paese e la sua gente. In Argentina, uno dei periodi di maggiore difficoltà degli ultimi anni, è stata la profonda crisi del 2001, che tutti ricordano come un momento di collasso delle istituzioni e del sistema vigente, in cui si è dovuto fare i conti con una crisi finanziaria, economica e statale senza precedenti.
Le imprese recuperate che più si sono manifestate proprio a seguito della crisi, sono un esempio di organizzazione in un quadro di economia sociale.
Sviluppatesi inizialmente negli anni ’90 in seguito a politiche economiche neoliberiste sfrenate, queste realtà sono il frutto imposto da un’epoca di cambiamenti economici, politici e sociali. Partite da Buenos Aires e Neuquén, per poi svilupparsi in tutto il territorio argentino, le imprese recuperate rappresentano un movimento unico nel suo genere e di resistenza al mercato, che si fonda sulla solidarietà, sull’organizzazione e sul lavoro, come risposta spontanea alla disoccupazione e alla precarietà.
A Cordoba siamo stati la prima fabbrica recuperata”, dice Margarita che lavora nella casa editrice Comercio y Justicia da 40 anni. “Abbiamo dovuto cercare avvocati di Buenos Aires, esperti in questo campo che ci potessero aiutare”.
Questa fabbrica recuperata è un'impresa storica della città, presente con il suo giornale da circa 70 anni, nonostante la chiusura nell’anno della crisi.
È stato un momento molto difficile, abbiamo organizzato manifestazioni, siamo andati a bussare a molte porte, prima di renderci conto che la soluzioni stava in noi” interviene Zulema, ricordando le sofferenze passate in quel periodo e dopo 20 anni di lavoro. “I datori di lavoro brasiliani se n’erano andati senza pagarci gli ultimi mesi di lavoro, la fabbrica era vuota e chiusa e noi per strada senza un lavoro. Ci siamo organizzati, abbiamo fatto ricorso al tribunale che ci ha concesso di riprendere le attività pagando l’affitto del locale”.
Il passaggio dal lavoro dipendente alla cooperativa è stato impegnativo e sofferto, i sacrifici sono stati molti, ma partecipazione, organizzazione e solidarietà hanno permesso a questa storica fabbrica, che stampa un proprio giornale e anche molti della regione, di riprendersi, di continuare a lavorare e di ampliare il suo mercato.
Oggi la cooperativa - dove lavorano circa 80 persone tra giornalisti, operai delle macchine di stampa, distributori dei giornali, amministratori e contabili - si regge su uno statuto che pone tutti i lavoratori a pari livello e su un consiglio direttivo eletto dalla partecipazione democratica di tutti i lavoratori. Gli stipendi poggiano sulla stessa base e prevedono dei premi per i carichi di responsabilità e per le ore di straordinario o di orario notturno.
Continua Zulema: “Oggi prendo ancora lo stipendio di 5000 pesos che prendevo 8 anni fa. Il che è un fatto raro con l’inflazione che abbiamo in Argentina. Il lavoro mi piace e sono orgogliosa dei progressi e dei miglioramenti che abbiamo realizzato”.
Sono passati otto anni da quando i lavoratori se ne sono appropriati, e Comercio y Justicia continua a esistere e a rappresentare una proposta viva, possibile e reale di organizzazione del lavoro, divenuto bene comune e della società in generale.

Francesco Venturin,
casco bianco ProgettoMondo Mlal Argentina